I costi del diabete in Italia

7th Italian Barometer Diabetes Forum

Le complicanze del diabete sono numerose e gravose, tant’è che spesso risulta necessario il ricovero in ospedale. Basti pensare che una persona con diabete su quattro in Italia viene ricoverata almeno una volta nel corso dell’anno, a causa proprio di queste complicanze. Infatti, rispetto alle persone che non soffrono della malattia, coloro che hanno il diabete hanno un rischio doppio di essere ospedalizzate e la loro permanenza in ospedale è mediamente del 20% più lunga.

Il diabete è responsabile ogni anno di 12 mila ricoveri in più ogni 100 mila persone. Tutto questo comporta non solo un problema per chi ha la malattia, ma rappresenta un notevole peso che grava sulle casse dello Stato: i ricoveri in ospedale per diabete costano ben 6 miliardi di euro, 100 euro ad ogni cittadino, dai neonati ai centenari.

Dati allarmanti, contenuti nel Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014”, che analizza il peso della malattia nel nostro Paese, redatto sotto l’egida dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) e presentato alla settima edizione dell’Italian Barometer Diabetes Forum 10-11 luglio 2014), a Villa Mondragone (Monte Porzio Catone), organizzata da IBDO e da Università di Roma “Tor Vergata”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Europea,  Parlamento Europeo, Ministero della Salute, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

Il Forum 2014 vede la partecipazione e il confronto dei diversi protagonisti del sistema sanitario italiano e internazionale, dal Ministero della Salute, all’Agenzia Italiana del Farmaco, all’agenzia europea dei medicinali, EMA, alle Società scientifiche. L’obiettivo principale è quello di identificare strategie per affrontare il diabete, che siano frutto della collaborazione tra addetti ai lavori e Istituzioni a livello sempre più globale, e non solo dal punto di vista clinico, ma soprattutto sociale, economico e politico. Azioni immediate per la lotta al diabete risultano quanto mai necessarie soprattutto se si analizza il problema in termini di costi.” – dice Simona Frontoni, Presidente Comitato Scientifico Barometer Forum.

Dal citato Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014” emerge che i costi del diabete incidono per il 10% sulla spesa sanitaria nazionale: ogni anno ben oltre 11,2 miliardi spesi a causa della malattia. A gravare particolarmente sono proprio le ospedalizzazioni, che pesano per oltre il 58%, circa 6 miliardi di euro, sulla spesa totale per il diabete, mentre i costi per i trattamenti incidono solo per il 7%. Oltre 50 milioni di euro all’anno, inoltre, sono i costi imputabili all’ospedalizzazione in seguito all’ipoglicemia grave, un repentino ed eccessivo abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che può accadere in una persona dopo l’assunzione di alcuni farmaci per la cura del diabete.

Per affrontare e vincere la sfida posta dal diabete alla società è necessario conoscerne a fondo tutti gli aspetti, valutarli misurandone ampiezza e portata, monitorarne il trend. L’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è un think-tank permanente che si pone questi obiettivi. Il Forum che organizziamo annualmente è utile a identificare le strategie per affrontare la malattia, che siano frutto della collaborazione tra tutte le parti interessate, in Italia e all’estero. All’edizione 2014, che inaugura virtualmente il semestre di presidenza italiana del Consiglio d’Europa, partecipano 200 esperti di diversa estrazione e diversa provenienza geografica: da Juan Riese Jordà, coordinatore della Joint Action europea contro le malattie croniche, CHRODIS, ad Andrew Boulton, presidente della European Association for the Study of Diabetes, EASD,” ricorda Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

Tra gli obiettivi che il progetto si pone c’è quello di applicare i metodi della medicina di precisione per capire l’evoluzione della malattia e trovare le terapie personalizzate. “È come se decidessimo di diventare sarti per confezionare abiti su misura per ognuno di noi. La medicina personalizzata è una medicina che non cura le malattie in modo astratto e impersonale, ma che cura quel malato e anche quel sano, affinché possibilmente non si ammali. Si parte da un presupposto fondamentale: la differenza delle persone, del loro patrimonio genetico e della risposta che ogni gruppo di cellule dà ad una eventuale alterazione genetica. Un puzzle complesso che tiene conto, dunque, della genetica e di una miriade di altri fattori che vanno dallo stile di vita all’ambiente nel quale si vive, dalla storia personale a quella familiare, e che non trascura persino le componenti emotive e psicologiche”, dice Giuseppe Novelli, Rettore Università di Roma Tor Vergata.

L’Italian Barometer Diabetes Forum 2014 è parte integrante del progetto Changing Diabetes®.

Un progetto su scala internazionale, sostenuto da Novo Nordisk, che risponde alle richieste di cambiamento espresse in tutto il mondo dalle persone con diabete: un cambiamento nel modo in cui il diabete viene trattato e curato e di come viene percepito dalle istituzioni e dall’opinione pubblica”, conclude Costas Piliounis, Vice President Novo Nordisk Italia e Grecia.

 

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

E’ nata WAIDID, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici

WAIDID

Nel panorama internazionale non esisteva ancora una società scientifica specializzata in malattie infettive e immunologiche con il coinvolgimento di diversi specialisti d’organo che si occupano di bambini, adulti ed anziani.

WAIDID (World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders), con sede a Milano, nasce con l’intento, quindi, di promuovere iniziative che valorizzino la ricerca scientifica sulle malattie infettive e i disturbi immunologici a livello nazionale ed internazionale e sensibilizzare l’opinione pubblica su tali malattie che risultano molto diffuse negli adulti e nei bambini.

Sono felice ed orgogliosa di annunciare la nascita di WAIDID.  E’ la realizzazione di un progetto in cui ho fortemente creduto in questi anni e sono onorata di aver potuto presentare pubblicamente la nuova Associazione in occasione del Respiratory Experts Forum di Shanghai (5-6 luglio, 2014). Il nostro obiettivo infatti è proprio quello di promuovere la ricerca scientifica e l’informazione nell’ambito di malattie trasversali a diverse discipline e a tutte le età quali le malattie infettive e immunologiche attraverso lo sviluppo di iniziative educative e la formazione professionale continua a favore di medici, fisioterapisti, biologi, biotecnologi e di tutti coloro che sono coinvolti nella cura di queste patologie” - afferma la Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAIDID e Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Policlinico di Milano.

Presto sarà on line il sito dell’associazione, www.waidid.org dove operatori sanitari, media e opinione pubblica, avranno la possibilità di documentarsi e ricevere informazioni utili in merito alle patologie infettive e i disturbi del sistema immunitario, con consulenze dedicate da parte di specialisti di settore (quali ad esempio pneumologi, reumatologi, gastroenterologi o nefrologi) o di specifiche età della vita (quali neonatologi, pediatri, internisti o geriatri), gli eventi internazionali di rilievo e le principali novità scientifiche sull’argomento. Nel 2016, inoltre, si terrà a Milano (casa madre dell’associazione) il primo congresso di WAIDID che vedrà riuniti i migliori esperti mondiali in questo campo.

Il debutto nel panorama scientifico internazionale di WAIDID è avvenuto in occasione del Respiratory Experts Forum di Shanghai (5-6 luglio, 2014), che ha visto riuniti i maggiori esperti infettivologi internazionali per discutere le novità nel campo delle infezioni respiratorie ricorrenti e della loro prevenzione.

Nei Paesi industrializzati, le infezioni respiratorie ricorrenti (IRR) coinvolgono più del 25% dei bambini di età inferiore ad 1 anno e il 18% dei bambini tra 1 e 4 anni e, sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di infezioni delle vie aeree superiori apparentemente banali, a causa della loro frequenza elevata creano problemi medici, sociali ed economici non trascurabili. Per questo la prevenzione è fondamentale ed è possibile grazie all’uso di strumenti che, secondo studi recenti, si sono rivelati efficaci come i vaccini e alcuni immunostimolanti che contribuiscono a ridurre l’incidenza delle IRR” - precisa Susanna Esposito.

Studi epidemiologici condotti nelle diverse parti del mondo e nei contesti socioeconomici più vari hanno chiaramente dimostrato che, dalla fine del primo anno di vita fino all’inizio dell’età scolare, il bambino sano va incontro ad almeno 5-6 episodi di infezione respiratoria per anno, con punte che possono arrivare anche ad 8-9 in alcuni soggetti. Le ragioni principali di ciò sono essenzialmente tre: l’immaturità del sistema immunitario, la mancanza di precedente esperienza immunologica e la diminuzione delle difese immunitarie dovuta ai precedenti episodi infettivi virali. I fattori di rischio che contribuiscono ad aumentare l’incidenza delle IRR in età pediatrica sono: la frequenza scolastica, asilo nido o scuola materna, la presenza di un alto numero di familiari conviventi, specie se di tenera età, il fumo passivo e le carenti condizioni igieniche.

Gli strumenti principali per prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie ricorrenti sono: l’utilizzo dei vaccini, in particolare quello influenzale e quello pneumococcico coniugato e l’utilizzo degli immunostimolanti da utilizzare nel periodo di massimo rischio di insorgenza delle IRR, vale a dire immediatamente prima e durante il periodo invernale.

 

GAS Communication

Cheratosi attinica

Picato.Cheratosi attinica

La cheratosi attinica è una lesione neoplastica epiteliale cutanea che si sviluppa spontaneamente come conseguenza di un’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (UV): la sua insorgenza è quindi correlata, più che all’avanzare dell’età, all’effetto cumulativo dell’esposizione ai raggi solari o ad altre fonti UV come i lettini abbronzanti. Le lesioni possono evolvere in carcinoma squamocellulare invasivo. Per questo motivo esse vanno diagnosticate e trattate precocemente.

Etimologia

Il termine cheratosi attinica, coniato nel 1958 da Pinkus, significa “condizione” (-osis) di eccessiva produzione di “tessuto corneo” (-kerat) provocata dalla “luce solare ultravioletta” (-aktis).

Storia

La cheratosi attinica, descritta la prima volta nel 1896 da Dubreuilh, è stata ampiamente studiata in seguito dal punto di vista clinico, istologico e dermatoscopico. Nel 1926 Freudenthal parla di “cheratoma senile”. Pinkus nel 1958 conia il termine cheratosi attinica che oggi è il più utilizzato sebbene spesso la si chiami con diversi sinonimi, quali cheratosi solare, macchie solari, cheratosi da luce solare o cheratosi senile.

Caratteristiche

La cheratosi attinica si manifesta con lesioni che possono assumere forme diverse: macchie piatte, placche ruvide e squamose, placche squamose spesse. Il colore varia dal roseo-rosso-giallastro-bruno. Le dimensioni vanno da 2 a 6 mm, ma in certi casi possono raggiungere i 4 cm di diametro. In generale le lesioni non sono accompagnate da altri sintomi, ma talvolta possono causare prurito, bruciore, sensibilità alla palpazione o dare la sensazione di avere una scheggia nella pelle; raramente possono sanguinare (traumi) o dare dolore. Non è possibile stabilire quale cheratosi attinica potrà evolvere a carcinoma squamocellulare invasivo: di conseguenza esse vanno tutte diagnosticate e trattate tempestivamente.

Epidemiologia

Le stime di prevalenza e incidenza della cheratosi attinica possono variare molto sia per le caratteristiche della popolazione presa in esame dai diversi studi epidemiologici, sia per le differenze nei criteri diagnostici e clinici utilizzati per definire questa patologia.

Quello che è certo è che la cheratosi attinica colpisce milioni di persone e la sua incidenza è in aumento a causa della maggiore esposizione ai raggi solari UV e dell’invecchiamento della popolazione.

Studi epidemiologici condotti in Australia riportano una prevalenza del 67,7% negli uomini e del 48,9% nelle donne sopra i 40 anni di età. Altri studi condotti su popolazioni dell’emisfero Nord rilevano valori tra l’11% e il 25%. Quanto al nostro Paese, lo “Studio italiano sulla prevalenza della cheratosi attinica” (Prevalence of Actinic Keratoses Italian Study) riporta un valore pari all’1,4% tra le persone oltre i 45 anni e del 3% nelle persone di oltre 74 anni. Chi è affetto da cheratosi attinica ha una probabilità sette volte maggiore di sviluppare un tumore della pelle nei 12 mesi successivi rispetto al resto della popolazione. I pazienti over 65 hanno un rischio 6 volte aumentato di sviluppare un tumore della pelle rispetto a chi non ha la cheratosi attinica. È fondamentale trattare la cheratosi attinica come lesioni che possono evolvere in tumori cutanei invasivi non melanoma: in tal senso la cheratosi attinica può essere considerata un indicatore prezioso dell’aumento di rischio generale del carcinoma cutaneo.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio chiamati in causa nello sviluppo della cheratosi attinica sono l’esposizione al sole intensa e reiterata e la suscettibilità (predisposizione) ai danni solari. Uno studio multicentrico tedesco ha individuato 10 variabili correlate al rischio cheratosi attinica:

  • esposizione (frequente e duratura nell’arco della vita);
  • storia personale (pregresse scottature solari, tumori maligni cutanei);
  • storia familiare (tumori cutanei maligni);
  • professione (muratori, contadini, pescatori…);
  • stile di vita (velisti, golfisti, vacanze ai tropici e in barca…);
  • fattori genetici e fenotipici, protezione, scottature (pregresse prima dei 20 anni);
  • sesso (più colpito quello maschile) e tipo di pelle (soggetti con pelle chiara predisposta a scottature).

Profilo di rischio

La cheratosi attinica si riscontra in particolare negli individui adulti di genere maschile con pelle chiara, lentiggini, capelli rossi-castano chiari, esposti nel corso della loro vita ai raggi solari in maniera continuativa o ripetuta per ragioni di lavoro o attività ludiche. La patologia, sebbene in misura minore, può colpire anche soggetti di pelle scura. Le aree corporee interessate sono quelle più esposte: cuoio capelluto, viso, collo, mani, avambracci, piedi.

Sesso

La cheratosi attinica è più frequente tra gli uomini. Uno studio condotto in Australia su persone con cheratosi attinica ha evidenziato che la prevalenza della patologia negli individui di età compresa tra i 16 ed i 49 anni era del 27% per gli uomini e del 13% per le donne. La differente incidenza tra i due sessi decresce con l’età, tanto che nella fascia d’età tra i 50 e gli 86 anni la presenza di cheratosi attinica si riscontra nel 66% dei maschi e nel 56% della popolazione femminile.

Istopatologia

Le radiazioni solari UVB inducono alterazioni specifiche del DNA cellulare. Determinante è la mutazione del gene soppressore tumorale p53 che in condizioni normali svolge un compito molto importante: promuovere l’apoptosi, cioè la morte delle cellule gravemente danneggiate. La mutazione del gene p53 causata dalle radiazioni UVB dà luogo ad una proliferazione e ad una crescita inarrestabile dei cheratinociti danneggiati. Conseguenza diretta è la perdita della normale struttura degli strati cellulari che compongono l’epidermide, i cui strati profondi vengono “colonizzati” da cellule ipertrofiche, iperproliferative e spesso discheratosiche con anomalie del normale processo di cheratinizzazione.

Diagnosi

La diagnosi di cheratosi attinica è clinica e passa per la storia personale del paziente, l’ispezione visiva della lesione, la palpazione della lesione e la valutazione istologica.

  • Diagnosi strumentale: sebbene la diagnosi clinica effettuata dal dermatologo risulti affidabile almeno attorno all’81%, si può ricorrere nei casi dubbi alla dermatoscopia (dermoscopia o epiluminescenza), tecnica non invasiva che utilizza un piccolo strumento chiamato dermatoscopio ottico che ha una sensibilità diagnostica pari al 98,7% e permette diagnosi molto precoci; oppure alla biopsia che consente una diagnosi definitiva.
  • Diagnosi differenziale: è fondamentale distinguere le lesioni della cheratosi attinica dai tumori cutanei invasivi non melanoma quali il carcinoma basocellulare (BCC) e il carcinoma squamocellulare (SCC). Il primo, riferito dai pazienti come una “ferita che non guarisce” si presenta come una lesione appena rilevata, lucente, rosso-marrone-bluastra, origina dallo strato inferiore dell’epidermide, a volte cresce in modo silente per anni senza dare problemi. Questo tumore non metastatizza, ma può coinvolgere le strutture circostanti e sottostanti, quindi è d’obbligo il trattamento. Nel caso del carcinoma squamocellulare, SCC, la lesione è più rilevata e crostosa. Si tratta di un tumore che nel 2-5% dei casi può dare metastasi. Si stima che ogni anno una percentuale compresa tra lo 0,025% e il 20% delle lesioni da cheratosi attinica progredisca in SCC, il 60-80% di tutti gli SCC deriva invece da lesioni da cheratosi attinica.

Progressione a neoplasia invasiva

È opinione comune che la cheratosi attinica corrisponda alla fase iniziale di un processo multi-step di progressione tumorale che può portare allo sviluppo del carcinoma a cellule squamose invasivo. La cheratosi attinica e il SCC invasivo sono legate da un continuum di alterazioni istologiche accomunate dalla conversione genetica indotta dalle radiazioni UVB.

Nonostante la presenza di prove e di analogie tra la cheratosi attinica e il SCC invasivo, non è possibile determinare clinicamente o istopatologicamente quali lesioni da cheratosi attinica subiranno questa progressione. Tuttavia, dal punto di vista clinico alcune manifestazioni quali eritemi frequenti, ispessimento, ulcerazione, irregolarità del bordo, indurimento, infiammazione della base o variazione delle dimensioni possono indicare tale progressione.

Una volta divenuta SCC invasivo, la lesione può sanguinare, ulcerarsi, infettarsi, distruggere le strutture anatomiche o estendersi agli organi interni (metastasi). Nei soggetti immunocompromessi il rischio di progressione da cheratosi attinica alla forma invasiva di SCC è 100 volte maggiore.

Il Campo di Cancerizzazione

Le cheratosi attiniche possono svilupparsi come lesione singola o, più frequentemente, come lesioni multiple su cute foto-danneggiata, con diffuse alterazioni neoplastiche dei cheratinociti nell’ambito di un contesto noto come ‘campo di cancerizzazione’. Questo concetto fu sviluppato per la prima volta da Slaughter nel 1953 per spiegare lo sviluppo di neoplasie primitive multiple in un’area di cellule geneticamente alterate ed un elevato tasso di recidive locali dopo terapia. Il campo di cancerizzazione è stato descritto in diversi organi quali la regione testa/collo, i polmoni, la vulva, l’esofago, la cervice uterina, le mammelle, il colon, la vescica e la cute.Il termine è utilizzato per indicare vaste aree di lesioni precancerose dove cellule geneticamente alterate ma istologicamente senza atipie, precedono lo sviluppo di una neoplasia e si affiancano a cellule maligne già presenti. All’interno di un campo di cancerizzazione non è possibile prevedere quale CA progredirà nella forma invasiva né in quali tempi. Il trattamento dei tumori epiteliali, quindi, non deve essere limitato alle singole lesioni ma deve essere esteso a tutto il campo nel quale si sono sviluppate, affinché tutta l’area sia adeguatamente trattata,per prevenire l’invasione della membrana basale, le metastasi e la mortalità.

I trattamenti della cheratosi attinica

In Italia si stima che almeno 400.000 persone, l’1,4% della popolazione sopra i 45 anni, presentino lesioni da cheratosi attinica. Di questi, solo il 44% ha avuto una diagnosi e per almeno un quarto dei pazienti diagnosticati i medici non ritengono necessario un trattamento, che risulta essere invece di estrema importanza vista la potenziale progressione delle lesioni in carcinoma a cellule squamose (SCC) invasivo.

Obiettivo primario dei trattamenti della cheratosi attinica è ridurre il numero di lesioni e prevenire così il rischio di progressione in carcinoma a cellule squamose (SCC) invasivo, oltre che ottenere sollievo dai sintomi quali prurito e sensibilità.

I trattamenti utilizzati per la cheratosi attinica possono essere:

• mirati alla lesione, indirizzati cioè verso una o poche lesioni visibili clinicamente;

• mirati al “campo di cancerizzazione”, i cosiddetti Field Directed Treatments, usati per trattare allo stesso tempo le lesioni clinicamente evidenti e la cute fotodanneggiata circostante.

Le terapie sono di tre tipi:

• trattamenti fisici (crioterapia, laser terapia, diatermocoagulazione, escissione chirurgica, curettage);

• terapia fotodinamica o PDT (rivolta sia al “campo” che alle singole lesioni) effettuata tramite un agente fotosensibilizzante, il 5-metilaminolevulinato (MAL) oppure l’acido aminolevulinico cloridrato (ALA) e successiva esposizione a luce rossa;

• trattamenti topici (peeling chimico diclofenac sodico 3% gel applicato due volte al giorno per almeno 60-90 giorni, imiquimod 5% crema applicato 3 volte a settimana per 4-8 settimane).

I trattamenti fisici e la terapia fotodinamica richiedono l’accesso ambulatoriale e in alcuni casi l’anestesia locale.

Gli attuali trattamenti mirati alla lesione, come la crioterapia ed il curettage, possono essere accompagnati da dolore, permanenza di cicatrici e da ipopigmentazione, il che non li rende adatti per tutti i pazienti.

Il limite principale di questi trattamenti è che non trattano il “campo di cancerizzazione”, area di potenziale rischio di addizionali cheratosi attiniche che possono emergere in tempi successivi. I trattamenti mirati al campo includono trattamenti procedurali (come dermo-abrasione e peeling chimico), non ben studiati e poco utilizzati per la cheratosi attinica e i trattamenti topici farmacologici.

Gli attuali trattamenti topici farmacologici si sono dimostrati efficaci nel curare la lesione e la pelle circostante. Ma presentano lo svantaggio di richiedere un’applicazione costante da parte del paziente per un periodo di tempo prolungato, da 4 a 12 settimane. La durata della terapia e la frequente presenza di risposte cutanee locali (Local Skin Responses – LSRs) soprattutto quando sopraggiungono mentre lo schema di trattamento non è completato, mettono a rischio l’aderenza al trattamento da parte dei pazienti.

Accade spesso che molti pazienti ai quali vengono prescritti trattamenti topici non riescano a iniziare il trattamento (non aderenza primaria), saltino delle dosi o abbandonino la terapia (non aderenza secondaria). Alcuni studi clinici dimostrano che solo un quarto dei pazienti segue con regolarità i trattamenti topici indicati dal medico. È stato infine dimostrato che il mancato completamento di un ciclo di trattamento può comportare una riduzione dell’efficacia terapeutica.

Ingenolo mebutato gel

Il gel a base di ingenolo mebutato per uso topico rappresenta una nuova opzione farmacologica mirata al campo ed è indicato per il trattamento della cheratosi attinica non-ipercheratosica e non-ipertrofica negli adulti.

L’ingenolo mebutato si differenzia da tutte le terapie attualmente disponibili mirate al campo in quanto ha una posologia molto più concentrata che prevede un’unica applicazione quotidiana sull’area interessata per tre giorni consecutivi (nel caso di cheratosi attinica sul viso e sul cuoio capelluto) o per due giorni consecutivi (nel caso della cheratosi attinica su tronco ed estremità.

Questa nuova opzione terapeutica è ricavata dalla linfa della Euphorbia peplus (euforbia minore), pianta utilizzata da tempo per le malattie della pelle e per i tumori non-melanoma.

Il gel è disponibile in due concentrazioni con due regimi di dosaggio a seconda del punto di applicazione:

• nelle cheratosi attiniche (CA) del viso e del cuoio capelluto si utilizza il gel da 150 mcg/g (0,015%) applicato una volta al giorno per 3 giorni consecutivi;

• nelle lesioni CA di tronco e arti si utilizza il gel 500 mcg/g (0,05%) applicato una volta al giorno per 2 giorni consecutivi.

Il prodotto, fornito in tubetti monodose contenenti ciascuno 0,47 g (con diverse concentrazioni di principio attivo a seconda se indicato per il viso o corpo) di gel incolore confezionati in pacchetti da tre o da due, va conservato in frigorifero a 2°-8° C.

Efficacia e tollerabilità

Gli studi preclinici hanno dimostrato che l’efficacia dell’ingenolo mebutato è basata su un duplice meccanismo d’azione: ad alta concentrazione induce rapida distruzione cellulare locale degli strati più esterni dell’epidermide (rigonfiamento dei mitocondri e perdita dell’integrità della membrana cellulare), a bassa concentrazione attiva una risposta infiammatoria che richiama neutrofili e cellule immunocompetenti, processo mediato dalla proteina chinasi (PKC), enzima coinvolto nella modulazione delle risposte immunitarie.

Gli studi in vitro e in vivo dimostrano che il gel, utilizzato come trattamento di “campo”, è in grado di rimuovere le lesioni non clinicamente evidenti prevenendo l’ulteriore sviluppo di lesioni CA più grandi e più gravi.

I risultati di 4 studi clinici di fase III randomizzati, in doppio cieco, veicolo-controllati (2 studi clinici su adulti con lesioni CA viso/cuoio capelluto, 2 studi clinici su adulti con lesioni CA tronco/estremità hanno dimostrato l’efficacia del gel: al 57° giorno dalla somministrazione la completa guarigione varia dal 40% al 64% negli studi clinici viso/cuoio capelluto, dal 34% al 50% negli studi clinici tronco/estremità; il numero di lesioni si è ridotto dell’83% per viso/cuoio capelluto e del 75% per busto/arti; a 12 mesi ha mantenuto il risultato iniziale il 46,1% dei pazienti viso/cuoio capelluto e il 44% di quelli tronco/estremità con un numero di lesioni ridotto dell’87,2% sul viso e cuoio capelluto e del 86,8% su tronco e estremità. Nessun paziente in terapia ha sviluppato SCC nell’area di trattamento con l’ingenolo mebutato.

Negli studi clinici gli effetti collaterali più frequenti che si sono manifestati in oltre il 2% dei pazienti trattati con il gel comprendono reazioni cutanee locali, dolore nel punto di applicazione, prurito, irritazione, infezione, edema periorbitale e mal di testa.

Le reazioni cutanee locali

Le reazioni cutanee locali (Local Skin Reactions – LSR) sono un effetto atteso e previsto nel trattamento della cheratosi attinica con agenti topici.

Le più comuni LSR sono:

• eritema;

• sfaldamento/desquamazione;

• formazione di croste;

• gonfiore;

• formazione di vescicole/pustole;

• erosione/ulcerazione.

In genere si manifestano entro il primo giorno d’inizio trattamento, hanno un picco d’intensità fino alla prima settimana dal completamento della terapia e scompaiono già entro due settimane per le aree trattate di viso e cuoio capelluto ed entro quattro settimane per le aree trattate di busto e arti.

Questi effetti collaterali, prevedibili per gli agenti topici impiegati nel trattamento della cheratosi attinica, negli studi clinici condotti sul gel a base di ingenolo mebutato hanno comportato un tasso molto contenuto di abbandono della terapia (98% di aderenza alla terapia):

  • per la cura del viso o del cuoio capelluto un totale di 3 pazienti (1,1%) nel gruppo del gel ha abbandonato prima lo studio;
  • negli studi che coinvolgono le lesioni al tronco ed estremità, hanno abbandonato la terapia prima del tempo 6 pazienti (2,7%) nel gruppo del gel.

Perchè non bisogna lavare il pollo prima di cucinarlo?

Non lavare pollo crudo

Don’t wash raw chicken” – “Non lavare pollo crudo”- è lo slogan della Food Safety Week 2014, una campagna condotta dalla Food Standards Agency, ente britannico per la sicurezza alimentare.

Vogliamo proteggere te e la tua famiglia da intossicazione alimentare nella tua casa, soprattutto quando si maneggia il pollo. Così, per la Settimana per la sicurezza alimentare, quest’anno vogliamo dire: ‘Non lavare il pollo crudo’. Questo a causa della presenza di un germe alimentare chiamato ‘campylobacter’, la causa più comune di intossicazione da cibo nel Regno Unito. Esso può essere fatale”, si legge in apertura della pagina web della Food Standards Agency.

Secondo l’ente, quando sciacquiamo il pollo in acqua fredda nel lavandino, prima di cucinarlo, il rischio è che alcuni batteri, tra cui appunto il campylobacter, possano diffondersi attraverso gli schizzi di acqua, senza che ce ne accorgiamo (dato che si tratta di organismi microscopici), su utensili, alimenti e stoviglie circostanti, nonché sui nostri abiti; mentre una cottura completa è l’unica ‘arma’ per eliminare ogni batterio presente.

Le intossicazioni alimentari da campylobacter, che in alcuni paesi europei sono notificate più frequentemente di quelle da Escherichia coli, Listeria e Salmonella, causano una serie di sintomi, tra cui dolore addominale e diarrea, febbre e talvolta vomito, per la durata da due a cinque giorni, riferiscono gli esperti, ma possono trascorrere anche 10 giorni prima di sentirsi meglio.

Inoltre, la contaminazione può determinare anche sintomi più gravi, tra cui la sindrome di Guillain-Barré, una condizione del sistema nervoso che può essere letale. Molte persone guariscono senza necessità di trattamenti nell’arco di 2-5 giorni. Tra le terapie, invece, trattamenti per combattere la disidratazione e nei casi più severi la terapia antibiotica.

QuotidianoSanità

Effetto delle statine sulla funzione erettile

disfunzione erettile

Nuovi dati dimostrano che le statine, meglio conosciute come farmaci ipocolesterolemizzanti, migliorano significativamente la funzione erettile.  I risultati provengono da una meta-analisi in cui sono stati inclusi 11 studi randomizzati che hanno esaminato l’effetto della terapia a base di statine sulla disfunzione erettile, valutandolo con il questionario auto-somministrato, ampiamente convalidato, International Inventory of Erectile Function (IIEF).  I risultati della ricerca sono stati presentati al convegno dell’ACC tenutosi a marzo a Washington DC (USA).

I ricercatori della Rutgers Robert Wood Johnson Medical School di New Brunswick, New Jersey (Stati Uniti), hanno osservato un punteggio dell’IIEF aumentato di 3,2 (IC al 95% 1,6-4,9, P=0,0001) con le statine rispetto ai controlli.  L’analisi degli studi randomizzati ha mostrato un effetto statisticamente significativo (3,4, IC al 95% 1,7-5,0, P=0,0001), che è rimasto statisticamente significativo dopo varie analisi di sensibilità.

Lo studio ha mostrato inoltre un maggiore beneficio con la diminuzione della lipofilicità.  Gli autori sostengono che il miglioramento del punteggio dell’IIEF osservato con le statine supera quello ottenuto con il cambiamento dello stile di vita o con l’integrazione di testosterone ed è circa da un terzo a metà dell’entità del miglioramento che si è osservato in precedenza con gli inibitori della fosfodiesterasi di uso comune.

I ricercatori sottolineano inoltre che sebbene le statine non siano raccomandate come trattamento primario della disfunzione erettile in pazienti con livelli di colesterolo normali, il beneficio appena scoperto per la funzione erettile potrebbe motivare gli uomini che hanno bisogno di statine per diminuire il colesterolo ad assumerle.

FONTE | http://www.univadis.it/

 

Campagna AIFA su uso consapevole farmaci per bambini

Sperimentazione farmaci nei bambini

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale è dalla parte dei bambini e delle loro famiglie e per questo si schiera con quanti vogliono curare in modo consapevole, serio ed appropriato attraverso l’uso di medicine adatte e specifiche. I pediatri, anche quelli ambulatoriali, sono pronti, con la dovuta preparazione, a partecipare a studi e ricerche mirate sull’uso dei farmaci nei bambini”. E’ quanto dichiara in una nota il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

La recente iniziativa dell’AIFA – aggiunge Di Mauroci trova assolutamente d’accordo: non possiamo che essere favorevoli a curare con più accuratezza i bambini. È vero: spesso, nel 50% dei casi, ai piccoli vengono somministrati farmaci non testati esplicitamente nell’infanzia e alcune volte al di fuori dalle indicazioni ufficiali. Ma questo avviene non perché i pediatri sbaglino, ma semplicemente perché non esistono studi specifici di efficacia o di tolleranza eseguiti in età pediatrica: diventa allora più semplice usare dosi inferiori rispetto agli adulti, senza considerare che un bambino non è un adulto in miniatura ma una persona che ha un metabolismo diverso dall’adulto e con un assorbimento del farmaco differenziato. Allora ben vengano studi seri, accreditati ed eseguiti in modo corretto sui bambini”.

La parola sperimentazione – sottolinea il Dott. Leo Venturelli, pediatra di famiglia di Bergamo e Responsabile dell’educazione alla salute e dell’informazione della SIPPSindubbiamente crea apprensione nei genitori, ma bisogna considerare che non verrebbe eseguita su nuovi farmaci, ma su quelli impropriamente usati in età pediatrica: in pratica, si cercherebbe di trovare un “profilo” pediatrico alle medicine, evitando anche un altro serio problema, le reazioni avverse che spesso intervengono durante la cura”.

GAS Communication

Mestruazioni abbondanti: sempre meglio valutare il rischio anemia

Mestruazioni abbondanti ed anemia

Un recente studio finlandese ha monitorato delle donne che avevano avuto gravi emorragie uterine post-operatorie, confermando come l’integrazione di ferro possa aumentare la qualità di vita delle donne anemiche. La ricerca ha richiamato l’attenzione sugli screening per l’anemia e sulla necessità di integratori di ferro in donne affette da menorragia, l’eccessiva perdita di sangue durante le mestruazioni che abbassa drasticamente il livello di ferro nell’organismo con conseguenze sulle prestazioni fisiche, sulle capacità cognitive e sull’umore delle donne.

Lo studio, guidato dalla dottoressa Pirkko Peuranpää del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Hyvinkää Hospital, è stato pubblicato su Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica.

I ricercatori finlandesi hanno monitorato 236 donne sottoposte a trattamento per sanguinamento pesante a causa di operazioni come isterectomia o trattamento intrauterino contraccettivo. Quasi il 27% di queste donne era classificabile come “anemico” (con grave carenza di ferro nel 60% dei casi) mentre il resto è stato definito “non anemico”.

Dopo un anno dopo di trattamento a base di ferro, in entrambi i gruppi i livelli di emoglobina, la proteina trasportatrice di ferro nel sangue, sono aumentati. Le donne anemiche in ogni caso hanno avuto livelli di emoglobina molto più bassi delle altre.

Ci sono voluti 5 anni di supplementazione ferrica perché i depositi tornassero normali. L’integrazione di ferro tuttavia ha aumentato le prestazioni fisiche e diminuito ansia e depressione già dopo un anno. I nostri risultati suggeriscono che i medici dovrebbero fare uno screening per l’anemia nelle donne menorragiche, raccomandando la supplementazione di ferro come parte del trattamento”. – ha raccontato la dottoressa Peuranpää, ginecologa che ha guidato lo studio.

FAROMED

 


Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito
Inviaci un articolo! Contattami via e-mail!
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Unisciti agli altri 1.198 follower

Feed! Convalida il mio RSS feed

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 347,453 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web

Le mie foto su Istagram

... pachamama ... ... Iberia fly ... ... si vola !!! ... ricordo: Macchu Picchu ... ... 06.08.2014 - Buon compleanno Jacopo !!! ... "fiori di cera" ... ... buon giorno e buona colazione amici di FB ... ... for jacopo e sofia ... ... lago Titicaca (Perù) ... mi farò un bagno anche per voi ... ... Lima ... prossima station ... stó arrivando ... aspettami !!! ... ho necessità di relax ... e voi ??? ... è il mio consiglio ... che non potete disattendere !!! ... buon pomeriggio my friends !!! ... vola alto ... dai sfogo alla fantasia ... sognare lubrifica la mente ... ... buon pomeriggio !!!

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.198 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: