Scompenso cardiaco: i pazienti vogliono combatterlo con maggiore consapevolezza

scompenso cardiaco

Con 80.000 nuovi casi ogni anno, lo scompenso cardiaco è una malattia cronica sempre più diffusa in Italia, eppure è conosciuta ancora poco e male, soprattutto nelle sue implicazioni sulla vita quotidiana di chi ne soffre e sull’aspettativa di vita.

Il 13 ottobre scorso, a Roma, un convegno internazionale, promosso da AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci con la sponsorizzazione di Novartis, per contribuire a richiamare l’attenzione sulla patologia, per assicurare al paziente ben informato uno stile di vita il più possibile vicino alla normalità.

L’incontro, il primo nel suo genere, dal titolo programmatico Lo Scompenso Cardiaco dalla fase intraospedaliera al quotidiano: è indispensabile che il paziente ne sappia di più, ha messo al centro dell’attenzione i pazienti, che hanno potuto confrontarsi con medici specialisti, con altri operatori della salute e con esperti che possono aiutarli a conoscere meglio la dieta da seguire, l’attività fisica e ricreativa migliore e tutto quello che serve per gestire in maniera più consapevole la patologia ed affrontarla in modo proattivo, per una migliore qualità di vita.

Possiamo e dobbiamo cambiare prospettiva – dichiara Oberdan Vitali, Presidente AISC – lo scompenso cardiaco è una malattia seria, è vero, ma la convivenza è oggi più che mai possibile, con l’aiuto dei medici e delle terapie che abbiamo a disposizione, ma soprattutto tornando a essere protagonisti della nostra vita e adottando, con fiducia, comportamenti consapevoli e corretti”.

A coordinare i lavori del convegno, che si è tenuto presso la Scuola Superiore di Polizia, il cardiologo Salvatore Di Somma, professore di Medicina Interna alla Sapienza di Roma, Direttore Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea:

lo scompenso cardiaco è sottovalutato, constatiamo purtroppo ogni giorno un aumento dei casi nella pratica della medicina d’urgenza, e si fa poco per sviluppare una cultura della prevenzione e della ‘gestione’ quotidiana della malattia – spiega Di Somma – tali pazienti sono costretti a tornare al Pronto Soccorso per nuovi episodi di scompenso cardiaco acuto anche 3-4 volte l’anno. È necessaria un’inversione di rotta, anche perché oggi assistiamo, dopo molti anni, a un’evoluzione dei trattamenti per lo scompenso sia nella fase acuta che cronica, con novità terapeutiche che promettono di incidere positivamente sulla sopravvivenza dei pazienti. A maggior ragione è importante aiutare questi ultimi a comprendere meglio la malattia e a diventare più attivi, collaborando con i medici per stare meglio e prevenire il rischio di riacutizzazioni e ricoveri».

Lo scompenso cardiaco è una delle più importanti cause di morbilità e mortalità nei Paesi industrializzati, con numeri in costante aumento:

lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale tra gli over 65 – ha sottolineato il professor Piergiuseppe Agostoni, Direttore Unità Operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa, Centro Cardiologico Monzinose consideriamo la sola popolazione italiana, a soffrire di scompenso cardiaco sono circa 600.000 persone e si stima che la sua frequenza raddoppi a ogni decade di età. Inoltre stiamo assistendo ad un progressivo aumento di incidenza e prevalenza: ciò è il risultato in parte del progressivo invecchiamento della popolazione, ma anche dell’aumento delle possibilità di sopravvivenza, grazie alle cure migliori che sappiamo offrire oggi, dei pazienti con infarto miocardico, che è la causa più frequente di scompenso cardiaco. Tra le principali cause di scompenso cardiaco ci sono anche la cardiopatia ischemica derivante da una malattia coronarica sottostante, l’ipertensione arteriosa, le patologie delle valvole cardiache, il diabete mellito”.

Con il contributo dei clinici ed esperti italiani e internazionali presenti, il convegno romano ha focalizzato l’attenzione su aspetti che hanno un impatto diretto sulla vita del paziente scompensato e sull’attività del caregiver, un familiare nella stragrande maggioranza dei casi, che si prende cura di lui: tra questi la comunicazione e il rapporto con medico e infermieri, la dieta più indicata da adottare, l’attività fisica, le novità della telemedicina per facilitare l’assistenza a distanza. Fino al ruolo positivo della musica: il professor Francesco Burrai, Professore a contratto di Assistenza Olistica all’Università di Bologna, ha presentato infatti un innovativo studio sull’effetto della musica negli scompensati cardiaci.

Si tratta di uno studio dal punto di vista scientifico molto rigoroso, di tipo longitudinale, con metodologia ‘randomized controlled trial’ – ha spiegato Burraiche durerà tre anni e studierà gli effetti dell’ascolto di una playlist di musica registrata, strutturata da precise e motivate scelte musicali in accordo con un avanzato framework psico-neuro-endocrino-immunologico. Questa playlist verrà ascoltata a casa per almeno 30 minuti al giorno da pazienti con una diagnosi di scompenso cardiaco: sarà il primo studio a livello mondiale su questo tipo di popolazione. Diversi studi in campo cardiovascolare hanno già evidenziato effetti statisticamente e clinicamente significativi della musica su diversi outcomes come la qualità di vita, il dolore, l’ansia, la depressione, le frequenze cardiache e la pressione arteriosa. Se i risultati di questo studio saranno significativi, si potrà pensare di proporre questo protocollo di intervento musicale in associazione e in sinergia all’assistenza standard di questi pazienti”.

L’AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci si prende cura del paziente, sviluppa la conoscenza della malattia e delle sue cure, stimola il contatto tra i pazienti stessi affinché possano costituire un network di confronto, di testimonianza di esperienze positive e di stimolo ad una vita normale e ad un corretto stile di vita, non trascurando la terapia e le cure mediche.

Oggi AISC rafforza la propria capacità di informare e coinvolgere gli interlocutori attraverso un sito web. Articolato in ampie sezioni elaborate dal Comitato Scientifico della stessa Associazione, il website offre una visione d’insieme dello scompenso cardiaco, delle sue cause e del modo di ‘gestirlo’. Oltre alle informazioni sulla patologia della malattia, alle regole da seguire, ai consigli per curare e prendersi cura, di particolare interesse i dettagli utili che illustrano, in modo chiaro e comprensibile a tutti, come riconoscere i sintomi dello scompenso, le misure da adottare per mantenerlo sotto controllo e prevenire progressivi aggravamenti o fenomeni di scompenso acuto.

 

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Merck Serono S.p.A. lancia in Italia la nuova versione del sistema easypod

easypod

Merck Serono S.p.A., affiliata italiana di Merck, ha presentato il 13 ottobre scorso, una versione aggiornata del sistema easypod™, la sua più recente innovazione nella gestione del trattamento del Deficit di Ormone della Crescita (Growth Hormone Deficiency – GHD).

easypod™, ora disponibile anche in Italia, è l’unico dispositivo elettronico completamente automatizzato per la somministrazione di ormone della crescita umano ricombinante[1] che mostra sullo schermo i dati sull’aderenza1, consentendo ai medici che hanno in cura pazienti con GHD di avere un quadro più esaustivo per prendere  decisioni riguardo al trattamento.

Il nuovo sistema easypod™, costituito dall’autoiniettore easypod™, dal trasmettitore easypod™ connect e dal software web-based easypod™ connect, è stato ulteriormente sviluppato al fine di raccogliere informazioni che siano di supporto ai medici nell’affrontare i problemi di scarsa compliance del paziente e dei bassi tassi di aderenza che sono spesso associati alla terapia con ormone della crescita. In una recente indagine IPSOS, condotta per Merck Serono, il 79% dei medici specialisti intervistati ha riconosciuto nella mancata aderenza alla terapia la causa principale di fallimento del trattamento2. La scarsa aderenza può inoltre aumentare inutilmente i costi sanitari, poiché la valutazione dei  risultati del trattamento sulla base del farmaco prescritto, piuttosto che del farmaco somministrato, può portare ad un aumento del dosaggio se non ci sono miglioramenti visibili3.

Il nuovo sistema easypod™ è stato progettato sia per rendere più semplice per i pazienti l’iniezione e sia per facilitare il monitoraggio dell’aderenza da parte degli  operatori sanitari.

Antonio Messina, Presidente e Amministratore Delegato di Merck Serono S.p.A., ha affermato:

In Merck Serono siamo costantemente impegnati a sviluppare nuove possibilità nel trattamento del deficit di ormone della crescita. Il nostro lavoro sui dispositivi e le tecnologie di somministrazione ci aiuta a raggiungere i nostri  obiettivi, che consistono nel migliorare l’aderenza, supportare il medico nelle sue decisioni riguardo al trattamento e ottenere migliori risultati per i pazienti affetti da disturbi legati all’ormone della crescita”.

La versione aggiornata di easypod™ presenta una serie di vantaggi aggiuntivi per i pazienti, che vanno dalle modifiche del design ai miglioramenti tecnici dell’alloggiamento dell’ago. L’utilizzo della tecnologia wireless per il trasferimento in remoto dei dati da parte dei pazienti,  consente agli operatori sanitari  un monitoraggio in tempo reale dell’aderenza alla terapia attraverso il software easypod™ connect.

Conoscere l’aderenza alla terapia è di vitale importanza per gli operatori sanitari quando prendono decisioni sulle terapie a lungo termine, come il trattamento con GH.

easypod™ è in grado di facilitare la condivisione di informazioni in modo da supportare l’interazione tra medico e paziente4. Uno studio del 2011 ha dimostrato che quattro pazienti su cinque che assumono l’ormone della crescita umano ricombinante Merck Serono (r-hGH) usando easypod™, non hanno saltato più di due iniezioni al mese per un periodo di tre mesi5. Con questa nuova versione di easypod™, Merck Serono conferma il suo impegno nel supportare i medici a migliorare ancora di più l’aderenza ai trattamenti.

BIBLIOGRAFIA

  1. easypod™: a new electronic injection device for growth hormone, Dahlgren, 2008
  2. IPSOS data for Merck Serono, 2010 (Survey of 177 endocrinologists in seven territories: US, UK, Spain, France, Canada, Korea and Mexico)
  3. Observations of Nonadherence to Recombinant Human Growth Hormone Therapy in Clinical Practice, Fritz Haverkamp, MD, Dipl-Psych; LottaJohansson, Herve Dumas, Shirley Langham, Maithe Tauber, and Francesco Chiarelli, 2008
  4. Adherence Remains a Challenge for Patients Receiving Growth Hormone Therapy, Svante Norgren, MD, PhD Department of Pediatric Medicine, Karolinska University Hospital, Stockholm, Sweden, 2009
  5. Source: Bozzola M et al, BMC Endoc Disord, 2011 (Survey results of 824 children and their parents in a multicentre, multinational, observational 3-month survey in which children received r-hGH as part of their normal care).

 

 

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[1] easypod™ deve essere utilizzato esclusivamente con l’ormone della crescita ricombinante Merck Serono

Cure palliative in neurologia: necessario un cambiamento!

CURE PALLIATIVE IN NEUROLOGIA

E’ necessario rivoluzionare l’approccio alle cure palliative nei pazienti neurologici, per migliorare la loro qualità di vita e quella dei familiari”.

E’ quanto dichiara Leandro Provinciali, Presidente Eletto della Società Italiana di Neurologia nel corso del 45° Congresso Annuale della SIN.

I soggetti con malattie del sistema nervoso rappresentano meno del 10% dei pazienti ammessi a programmi formali di cure palliative, mentre la quasi totalità è rappresentata dai pazienti affetti da cancro. Ad oggi, le motivazioni di accesso a queste cure sono correlate all’ospedalizzazioni di confort o all’avvio all’hospice e le condizioni più frequenti riguardano demenza, SLA, ictus, sclerosi multipla, disordini del movimento. L’approccio corrente ai problemi emergenti nel corso dell’evoluzione delle malattie neurologiche ad esordio acuto o di natura degenerativa, è caratteristico dell’assistenza prestata dai neurologi ma tale condizione richiederebbe una formalizzazione del percorso assistenziale con una organizzazione ben struttura per dare un’adeguata risposta ai pazienti più fragili.

Le cure palliative rappresentano una cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia non sia responsiva a un trattamento delle cause – afferma Leandro ProvincialiIl controllo del dolore, di altri sintomi, di problemi psicologici, sociali e spirituali è centrale. L’obiettivo della cura palliativa è il raggiungimento della migliore qualità di vita per i pazienti e i loro familiari. Ciò è possibile solo se questa fase assistenziale viene garantita sin dalla diagnosi della malattia neurologica e prosegue, in maniera crescente, man mano che il decorso della patologia si aggrava. Inoltre, è fondamentale che i pazienti vengano seguiti da un team di professionisti che comprenda varie figure quali neurologo, infermiere, assistente sociale, assistente spirituale, terapista del dolore, volontari; una formazione specifica del neurologo rivolta alle cure palliative troverebbe ampia applicazione nella pratica clinica”.

 

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Tumore del polmone: le nuove terapie migliorano sopravvivenza e qualità di vita

La Maddalena - Palermo

Il tumore del polmone è la neoplasia più comune in tutto il mondo, con 1,35 milioni di nuovi casi diagnosticati ogni anno e resta la principale causa di decesso per cancro, responsabile di 1.180.000 morti all’anno. Si stima che nel mondo ogni giorno più di 3.000 persone muoiano di tumore del polmone. In Italia le nuove diagnosi stimate ogni anno sono circa 38.000 con una prevalenza di 300 casi per 100.000 abitanti, il 20% di tutti i decessi per cancro nel nostro Paese sono attribuibili a questa neoplasia. La Regione Sicilia si allinea ai dati nazionali con 2.000 nuovi casi ogni anno e circa 4.000 persone che convivono con una diagnosi di tumore del polmone.

La forma più comune di tumore del polmone è quella non a piccole cellule (NSCLC) che rappresenta oltre l’85% circa dei casi.

Importanti passi avanti sono stati fatti grazie all’utilizzo delle terapie target che i pazienti possono assumere per via orale e alle più recenti strategie terapeutiche che vedono l’integrazione di chemioterapici, biologici e farmaci antiangiogenici nel trattamento delle forme tumorali avanzate, tematiche sulle quali hanno fatto il punto gli esperti intervenuti a Palermo in un meeting scientifico (14 ottobre 2014).

La diagnosi tempestiva e la caratterizzazione molecolare hanno sempre più un ruolo chiave per definire il migliore approccio terapeutico del tumore del polmone.

La tempestività è fondamentale sia per diagnosticare il tumore quando è in fase iniziale e trattarlo con la chirurgia sia quando il tumore viene scoperto in fase avanzata per iniziare quanto prima un trattamento che consenta di evitare il peggioramento repentino dei sintomi – afferma Vittorio Gebbia, Responsabile Oncologia Medica, Casa di Cura di Alta Specialità “La Maddalena” di Palermo – naturalmente la caratterizzazione molecolare fa parte di questo percorso perché permette di individuare i sottogruppi di pazienti con mutazioni e di conseguenza utilizzare nel migliore dei modi i farmaci biologici ad oggi disponibili. Altrettanto importante nella realtà siciliana, più che la creazione di una Rete oncologica dedicata, sensibilizzare e informare i medici di famiglia sull’esistenza di Centri di riferimento, almeno 7-8 nelle città di Catania, Messina e Palermo, ai quali far afferire subito il paziente con sospetto tumore del polmone”.

I più importanti risultati nella terapia del carcinoma polmonare sono stati ottenuti grazie ai farmaci biologici che si legano a diversi bersagli molecolari come ad esempio la proteina VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) impedendo in questo modo la proliferazione incontrollata dei vasi sanguigni che nutrono il tumore stesso, riuscendo a bloccarne il suo sviluppo o il recettore del fattore di crescita epidermico, EGFR, uno dei principali responsabili della crescita e invasione tumorale.

Nel corso dell’ultimo Congresso Americano di Oncologia (ASCO), infatti, è stato presentato lo studio JO25567 che ha evidenziato come la combinazione di un farmaco antiangiogenetico e di un inibitore dell’EGFR permetta di raggiungere una PFS (sopravvivenza libera da progressione) di 16 mesi in pazienti EGFR mutati, pazienti in cui l’aspettativa di vita, con la sola chemioterapia, mediamente è di 4/5 mesi.

L’anatomo-patologo si occupa della diagnosi di carcinoma del polmone, cui segue, con metodiche di secondo livello di biologia molecolare, la valutazione del profilo molecolare delle neoplasie ai fini di evidenziare la presenza o meno di mutazioni per candidare i pazienti a terapie mirate. L’evoluzione dello scenario terapeutico consolida, quindi, l’importanza di un approccio multidisciplinare che favorisca il confronto tra gli specialisti coinvolti nel percorso diagnostico-terapeutico. Ma in Sicilia come sull’intero territorio nazionale sono ancora poche le realtà ove sono state attivate le Lung Unit, le Unità nelle quali team di specialisti cooperano in una logica multidisciplinare strutturata.

Sarebbe opportuno esportare il modello delle Breast Unit, utilizzato per il tumore del seno, al tumore del polmone – osserva Elena Roz, Responsabile Anatomia Patologica e Patologia Molecolare Oncologica, Casa di Cura di Alta Specialità “La Maddalena” di Palermo – per ottimizzare le strategie diagnostico-terapeutiche è assolutamente necessario che i diversi professionisti che seguono il paziente, dal radiologo allo pneumologo, dall’oncologo al chirurgo, si interfaccino in maniera continua e strutturata così da rassicurare l’assistito e incanalarlo verso i migliori e più efficaci trattamenti”.

La diagnosi diventa un momento cardine nel percorso del paziente che ne può modificare la prognosi.

Lo pneumologo interventista è la figura cardine nell’intero percorso di diagnosi e cura, e di fatto è il primo specialista al quale viene inviato il paziente con problemi respiratori, è quello che avvia tutte le indagini diagnostiche, a cominciare dalla biopsia – dice Roberto Marchese, Responsabile Pneumologia Interventistica, Casa di Cura di Alta Specialità “La Maddalena” di Palermo – lo pneumologo interventista è lo specialista di supporto all’oncologo e all’anatomo-patologo con i quali deve avere una stretta collaborazione e un colloquio costante”.

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Immigrazione e patologie neurologiche

Focus on Migrants and Neurology

Come gestire al meglio le patologie neurologiche che giungono all’attenzione della sanità italiana a causa del fenomeno migratorio?

Quali sono le difficoltà incontrate da un neurologo nel diagnosticare patologie spesso ancora poco conosciute, in quanto presenti solo in determinate aree del mondo?

Il Focus on Migrants and Neurology, che si è tenuto a conclusione dei lavori del 45° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia, ha visto la partecipazione di neurologi provenienti da alcuni Paesi del Mediterraneo con l’obiettivo di offrire spunti di riflessione sull’ospedalizzazione e sulla miglior gestione di alcune patologie neurologiche.

Il workshop, organizzato dal Prof. Antonio Federico, ex Presidente SIN, Direttore della Clinica Neurologica dell’Università degli Studi di Siena e Presidente del Forum Mediterraneo Neurologia, è stato introdotto da uno studio del Prof. Alessandro Padovani, dell’Università degli Studi di Brescia, su un’analisi longitudinale dei ricoveri negli immigrati in quell’area e sui problemi che ne derivano. A seguire gli interventi della Prof.ssa Kruja, Rettore dell’Università di Tirana, del Prof. El Alaoui Faris, Presidente della Società Italiana di Neurologia del Marocco, e del Prof. Gouider, Presidente della Società Panafricana di Neurologia, che hanno potuto illustrare i diversi aspetti clinici e i vari approcci terapeutici di alcune malattie neurologiche, genetiche e neurodegenerative maggiormente diffuse in Albania, Marocco e Tunisia con particolare riguardo alla loro epidemiologia e al possibile effetto della migrazione.

Con questo incontro – dichiara il Prof. Antonio Federico, Presidente del Forum Mediterraneo Neurologiala SIN conferma il suo impegno nel promuovere la conoscenza di patologie neurologiche, tipiche dell’area mediterranea, per consentire standard adeguati di assistenza e gestione clinica del paziente. L’istituzione di un Forum ad hoc è il punto di partenza necessario per armonizzare la formazione medica nell’area del Mediterraneo, possibile solo attraverso una collaborazione a 360° tra i Paesi interessati”.

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Fondazione Cesare Serono accende i riflettori sulle malattie tiroidee con la campagna “Tiroide in prima fila”

 

conoscere la tua tiroide

Oltre il 50% delle persone che soffrono di disturbi alla tiroide sembra non essere consapevole della propria condizione patologica e non riceve una diagnosi corretta e tempestiva. Nel nostro Paese le patologie tiroidee colpiscono 6 milioni di persone, di cui la maggior parte donne1.

Con queste premesse, la Fondazione Cesare Serono (FCS) annuncia la campagna di sensibilizzazione “Tiroide in prima fila” per favorire una maggior attenzione alle patologie tiroidee.

La campagna, dal 16 ottobre al 5 novembre prossimi, parte dal web per approdare alle sale cinematografiche. Questa la risposta della Fondazione Cesare Serono alla richiesta delle associazioni di pazienti di rendere disponibili, in rete, riferimenti seri e affidabili per tutti coloro che cercano di conoscere meglio le patologie della tiroide.

E’ stata innanzitutto lanciata la nuova sezione divulgativa del sito di FCS specificamente dedicata alla tiroide, nella quale gli utenti potranno compilare un questionario autovalutativo: il questionario rappresenta lo strumento cardine della campagna di sensibilizzazione poiché consentirà di verificare e stimolare la consapevolezza dello stato di salute della propria tiroide e, eventualmente, valutare l’opportunità di una visita approfondita.

In occasione della campagna, inoltre, FCS attiverà per la nuova sezione “Tiroide” il servizio “L’Esperto risponde”, già esistente per le altre sezioni del sito web, mediante il quale sarà possibile richiedere gratuitamente il parere di un esperto.

All’interno della sezione Tiroide gli utenti potranno trovare informazioni di base sull’anatomia e la fisiologia della tiroide, sulle malattie, oltre che notizie e aggiornamenti sulle più recenti ricerche a livello mondiale.

“Tiroide in prima fila” proseguirà nelle sale cinematografiche italiane (circuito UCI) e sul web con uno spot di trenta secondi dedicato al riconoscimento dei sintomi e all’importanza della diagnosi precoce nell’ipo- e ipertiroidismo.

Una persona correttamente informata e attenta ai sintomi che si dovessero manifestare aumenta in maniera esponenziale la possibilità di mantenere la condizione di buona salute o di guarire in caso di malattia. E’ con questo spirito – afferma Gianfranco Conti, Direttore della Fondazioneche abbiamo lanciato la campagna “Tiroide in prima fila”, che si prefigge il raggiungimento di due obiettivi essenziali. Il primo è quello di mettere a disposizione dei suoi utenti informazioni sempre più dettagliate e facilmente fruibili sulle malattie tiroidee e il secondo di stimolare tramite il questionario un’autovalutazione, che, se del caso, aiuti a scoprire se c’è la necessità di analisi più approfondite, che, ovviamente, solo un medico può gestire. Una diagnosi precoce è sempre la migliore soluzione”.

“Tiroide in prima fila” ha ricevuto il patrocinio dalle principali Società Scientifiche di riferimento (AIT – Associazione Italiana della Tiroide, AME – Associazione Medici Endocrinologi, SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e dal CAPE – Comitato Associazione di Pazienti Endocrini.

 

BIBLIOGRAFIA

1. Rielaborazione dati la repubblica-salute /istat /airc

 

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MSD e Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) alleati nella ricerca sul melanoma

 

XX Congresso Nazionale IMI

In Italia, come in tutto il mondo, l’incidenza del melanoma è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni. Contro questo tumore maligno della pelle, un vero e proprio big killer dal crescente impatto socio-sanitario, MSD e l’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) hanno realizzato una partnership volta a promuovere l’attività di giovani laureati impegnati nella ricerca oncodermatologica. L’iniziativa è stata annunciata durante il XX Congresso Nazionale dell’IMI svoltosi a Treviso dal 5 al 7 ottobre scorso.

La collaborazione tra MSD e IMI si realizzerà attraverso l’erogazione di nove Borse di Studio messe a disposizione da MSD per ricerche condotte da laureati in Medicina e Chirurgia, Biologia o Psicologia su tematiche relative allo studio del melanoma. Per ciascuna Borsa di durata annuale sarà erogato un importo di 25.000 euro.

Obiettivo principale delle attività di ricerca sostenute da queste Borse di Studio sarà individuare i marcatori di malattia, i fattori predittivi della risposta ai trattamenti e i fattori prognostici e su queste basi identificare i sottogruppi di pazienti che possano rispondere efficacemente ai trattamenti ha affermato Paola Queirolo, Presidente IMI e Dirigente Oncologia Medica 2 IRCCS, San Martino di Genova – una delle grandi novità dell’oncologia negli ultimi anni sono le terapia del melanoma che riescono finalmente a dare vantaggi di sopravvivenza. Il sostegno al lavoro di giovani ricercatori italiani potrà contribuire a migliorare ancora le prospettive per le persone con melanoma”.

L’erogazione liberale di Borse di Studio da parte di MSDha aggiunto Paola Queirolo – è pienamente coerente con la mission principale dell’Intergruppo Melanoma Italiano poiché ci aiuta a portare avanti attività di ricerca libere da sponsorizzazioni e vincoli e rappresenta quindi un esempio virtuoso di partnership pubblico-privato a sostegno della ricerca clinica in Italia, nel rispetto dei più elevati standard di eticità, trasparenza e autonomia. MSD, promuovendo e sostenendo la ricerca italiana indipendente, interpreta in senso moderno il ruolo di una grande Company del settore farmaceutico”.

In tutto il mondo, nel 2012, sono stati diagnosticati 232.130 casi di melanoma. In Italia, tra il 2003 e il 2005, il melanoma cutaneo ha rappresentato il 2,1% di tutti i tumori diagnosticati tra gli uomini e il 2,6% di quelli diagnosticati nelle donne. In aumento, in particolare, i casi di melanoma tra giovani adulti: il melanoma rappresenta il tumore la cui incidenza cresce di più, circa il 4-5% all’anno; inoltre, sotto i 50 anni è il primo tumore tra gli uomini e il terzo tra le donne. Negli ultimi cinque anni I decessi attribuiti a melanoma cutaneo nel nostro Paese sono stati 4.000 nella popolazione maschile e oltre 3.000 in quella femminile. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni è pari all’81% ma è fortemente influenzato dallo stato di avanzamento del tumore al momento della diagnosi tanto da crollare a meno del 20% in caso di melanoma metastatico.

L’erogazione di Borse di Studio che andranno a sostenere la ricerca su questo tumore e lo sviluppo di nuove molecole è un fatto di grande valore: siamo all’inizio di un cammino ed è molto importante che vengano sostenuti gli sforzi e l’impegno di giovani ricercatori italiani”, ha affermato Carlo Riccardo Rossi, Presidente Congresso Nazionale IMI e Professore Ordinario di Chirurgia Generale Università degli Studi di Padova.

La collaborazione di MSD con l’Intergruppo Melanoma Italiano nasce da una finalità condivisa: promuovere la ricerca nell’ambito di una patologia ad elevata rilevanza sociale, il melanoma, incentivando i giovani ricercatori italiani.

L’iniziativa è parte integrante delle progettualità di Corporate Social Responsibility sostenute da Merck & Co., casa madre dell’omonimo gruppo farmaceutico, per il tramite della sua controllata italiana, MSD che è fortemente impegnata a sostenere la ricerca clinica realizzata sul territorio nazionale.

La collaborazione con IMI è coerente sia con questa visione che con l’impegno di Merck & Co di essere presente, anche in Italia, non solo con le proprie molecole innovative – ha affermato Pierluigi Antonelli – ma anche con accordi e partnership con le apicalità scientifiche del nostro Paese, soprattutto in aree terapeutiche di grande rilevanza sociale, quale l’oncologia”.

La vocazione alla ricerca e all’innovazione è parte del DNA di Merck & Co. Fin dal lontano 1851 l’Azienda avviò lo sviluppo di molecole innovative e nel corso del ventesimo secolo i laboratori Merck & Co. giunsero alla sintesi di alcuni importanti farmaci primi nella classe come, ad esempio, la streptomicina per la cura della tubercolosi, il cortisone che rivoluzionò l’approccio terapeutico alla patologie infiammatorie, le statine per la cura dell’ipercolesterolemia e i bifosfonati nell’ambito delle patologie osteoarticolari. Una tradizione che si è sempre rinnovata nel corso dei decenni, fino a giungere ai giorni nostri con gli anticorpi anti-PD-1, immunoterapia sperimentale utilizzata nel trattamento del melanoma metastatico.

MSD Italia – ha proseguito Pierluigi Antonelli crede fermamente che i soggetti imprenditoriali, secondo un principio di sussidiarietà orizzontale, abbiano il dovere di prendersi cura dei beni comuni, come la salute, la società, l’ambiente e, appunto, la ricerca, in ciò esercitando appieno la loro responsabilità e cittadinanza d’impresa. Non possiamo dimenticare che il melanoma avanzato, con tassi di sopravvivenza a cinque anni inferiori al 20%, rimane una necessità terapeutica insoddisfatta. Il nostro impegno è quindi costantemente orientato, anche attraverso questo tipo di erogazioni liberali, a che la ricerca possa tradursi in soluzioni terapeutiche efficaci per tutti coloro che combattono la propria battaglia contro questa patologia”.

Oggi Merck & Co. investe quasi 8 miliardi di dollari in Ricerca & Sviluppo (circa il 18% del suo fatturato) e vanta una solida pipeline di 20 molecole nelle ultime fasi di sviluppo e in molteplici aree terapeutiche, non solo in oncologia, ma anche cardiovascolare, diabete, malattie infettive, oncologia, immunologia, salute della donna e vaccini.

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