Foto d’autore e selfies, “scatti d’energia” contro il tumore ovarico

scatti d'energia

Un vero e proprio muro di silenzio circonda il tumore ovarico, il meno conosciuto e più insidioso dei tumori femminili che nel mondo colpisce circa 250.000 donne[1], con una mortalità a 5 anni del 50%[2]. In Italia circa 37.000 donne[3] convivono con questo tumore, ogni anno si diagnosticano circa 5.000 nuovi casi. Ma secondo un’indagine promossa da ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico, in Italia 6 donne su 10 non conoscono questa patologia, e il 70% non sa indicarne i sintomi e gli esami a cui sottoporsi[4]. A causa di sintomi non specifici e non riconosciuti, la diagnosi arriva quasi sempre in fase avanzata, quando le terapie hanno minori chances di successo.

Per promuovere l’informazione che potrebbe dare un’opportunità di vita in più a migliaia di donne, ACTO onlus, lancia Scatti d’energia – Insieme contro il tumore ovarico, una grande campagna nazionale itinerante d’informazione e sensibilizzazione realizzata con il sostegno di Roche, leader nella ricerca in Oncologia.

Milano ha ospitato il 10 settembre scorso, in Piazza Cordusio, la prima tappa della mostra open air con i dieci ritratti di personaggi famosi che hanno accettato di farsi fotografare dal fotografo delle star Dirk Vogel mostrando un messaggio di sensibilizzazione sul tumore ovarico: attori come Anna Bonaiuto, Jane Alexander, Lucrezia Lante della Rovere e Claudio Santamaria, cantautori come Emma Marrone e Francesco Renga, personaggi televisivi come Lorella Cuccarini, Paola Perego, Marina Ripa di Meana, archistar come Doriana e Massimiliano Fuksas e sportivi come Elisa Di Francisca, schermitrice medaglia d’oro nel fioretto alle Olimpiadi di Londra del 2012.

Ma alla campagna Scatti d’energia sono invitati a partecipare tutti i cittadini, che attraverso la pagina Facebook dell’iniziativa potranno caricare un selfie accompagnato da un messaggio e contribuire a sensibilizzare tutte le donne sull’importanza di conoscere i sintomi di questa patologia, non trascurarli e sottoporsi regolarmente a visita ginecologica.

Le donne non conoscono il tumore ovarico e quindi non ne parlano, i media se ne occupano ancora troppo poco e anche la maggior parte delle donne che sono guarite o convivono con la malattia preferisce non parlarne afferma Nicoletta Cerana, Presidente ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico – ma c’è chi come ACTO onlus ha deciso di lottare per rompere questo pesante muro di silenzio e impegnarsi in prima persona per sconfiggere la malattia: in questa chiave abbiamo realizzato Scatti d’energia, una campagna corale a cui partecipano personaggi celebri e cittadini comuni, perché il tumore ovarico non è solo un problema di chi ne è colpito ma un problema di tutte le donne attente alla propria salute”.

La sintomatologia del tumore ovarico è aspecifica e praticamente assente in fase iniziale, tanto che la neoplasia nell’80% dei casi dà segni di sé quando è in fase avanzata (stadio III o IV)[3]. Il principale fattore di rischio è la familiarità per tumore ovarico e la presenza della mutazione genica BRCA1 e BRCA2 che espone anche ad un più elevato rischio di tumore mammario. Fondamentale per le donne è riconoscere tempestivamente i segni di questo terribile tumore.

Il tumore ovarico è una malattia subdola, riconoscere i sintomi è importante ma in questa neoplasia la sintomatologia è quanto mai aspecifica: dolori addominali (crampi, fitte), gonfiore addominale, cambiamento delle abitudini dell’alvo sono disturbi che possono presentarsi in molte altre patologie. Tuttavia ogni volta che si presenta un sintomo che non è mai stato presente e che si ripete per settimane, una donna deve allertarsi e rivolgersi subito al ginecologo che deciderà gli accertamenti del caso, prima di tutto un’ecografia che può, ma non sempre, individuare la massa ovarica. Purtroppo non abbiamo al momento test o screening attendibili di altra natura” – ha spiegato Sandro Pignata, Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica Uro-Ginecologica all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS – Fondazione Pascale di Napoli.

Solo la diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza: se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95% mentre la percentuale scende al 25% per tumori diagnosticati in stadio molto avanzato[2].

La diagnosi tempestiva cambia la prognosi perché consente una chirurgia ottimale che a sua volta influenza positivamente il dopo intervento. Negli stadi avanzati, la guarigione può essere raggiunta da circa il 30% delle pazienti. Per l’altro 70%, l’obiettivo si sposta sulla cronicizzazione della malattia: attraverso l’impiego dei farmaci più efficaci, si cerca di far convivere la paziente con il tumore il più a lungo possibile, assicurandole al tempo stesso la migliore qualità di vita” – ha dichiarato Nicoletta Colombo, Direttore dell’Unità di Ginecologia Oncologica Medica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Membro del Consiglio Direttivo di ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico.

Grandi passi avanti sono stati fatti nel trattamento del tumore ovarico con l’arrivo delle terapie anti-angiogeniche, farmaci che bloccano la formazione di nuovi vasi sanguigni che il tumore costruisce attorno a sé per crescere e diffondersi. Le nuove opportunità terapeutiche rendono ancora più importante l’informazione che può accelerare il cammino delle donne verso la diagnosi e la cura.

Roche sostiene con entusiasmo questa campagna promossa da ACTO onlus, punto di riferimento in Italia per l’informazione e la sensibilizzazione sul tumore ovarico. L’impegno primario di un’azienda farmaceutica è quello di ricercare e rendere disponibile l’innovazione, in particolare per quelle patologie come il tumore ovarico per le quali per anni non si sono registrate novità di rilievo nello scenario terapeutico; ma l’arma fondamentale per sconfiggere il tumore ovarico rimane la corretta informazione che può aiutare le donne a riconoscere per tempo i sintomi di questa malattia”. – ha affermato Federico Pantellini, Medical Affairs Therapeutic Area Leader Oncology, Roche.

Con circa 6,5 miliardi di euro investiti, Roche, secondo la classifica stilata dall’Unione Europea “The 2013 EU Industrial R&D Investment Scoreboard” che va ad analizzare gli investimenti in R&D da parte delle aziende di ogni settore, è risultata la prima azienda farmaceutica e sesta a livello globale prima di aziende come Google, General Motors, Cisco System[5].

Dopo la tappa inaugurale di Milano, la mostra sarà ospitata a Napoli dal 22 al 28 ottobre 2014.

Nel 2015 sono previste altre tappe della campagna Scatti d’energia, la prima a Roma dove, oltre alla mostra fotografica itinerante, è prevista una cena di fundraising per poter dare la possibilità ad ACTO onlus di proseguire la sua lotta contro il tumore ovarico.

I ritratti dei personaggi famosi e i selfies dei cittadini, insieme a tutte le informazioni sulla campagna, saranno accessibili sul sito della campagna: www.scattidenergia.it

BIBLIOGRAFIA[1] WHO Globocan.

[2] AIOM, “Linee Guida Tumori dell’Ovaio”, 2013.

[3] AIOM-CCM-AIRTUM, “I numeri del cancro in Italia”, 2013.

[4] ACTO onlus/O.n.d.a.- Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, Indagine “Donna e Carcinoma Ovarico”, 2011.

[5] The 2013 EU Industrial R&D Investment Scoreboard.

PRO Format Comunicazione

La dieta per dimagrire e proteggere il cuore

LOW CARB DIET

Un punto a favore dei sostenitori delle diete ‘low-carb’, cioè a basso contenuto di carboidrati, viene da uno studio firmato da Lydia Bazzano della Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine di New Orleans (USA), presentato al congresso dei cardiologi europei (30/8 – 03/09/14) e pubblicato in contemporanea su Annals of Internal Medicine.

Dopo un anno di regime dietetico controllato, il gruppo di soggetti che seguiva la ‘low-carb’ aveva perso 5,3 Kg, mentre quelli che seguivano la dieta a basso contenuto di lipidi (‘low-fat’), a parità di calorie, avevano perso solo 1,8 Kg. I trigliceridi risultavano diminuiti in entrambi i gruppi, ma in misura maggiore nei partecipanti alla dieta low-carb (la differenza media era di – 14,1 mg/dl).

Buoni anche i risultati sul fronte del colesterolo HDL, che nel gruppo low-carb, risultava aumentato di 7 mg/dl; sul fronte del colesterolo LDL, non sono state registrate differenze significative.

Anche i valori di proteina C reattiva sono risultati maggiormente ridotti nel gruppo LOW CARB, mentre i valori di glicemia e di pressione non mostravano differenze significative.

Il dato forse più importante che emerge dallo studio è che lo score di rischio Framingham a dieci anni per le malattie coronariche risultava significativamente ridotto nel gruppo LOW CARB (- 1,4%).

QuotidianoSanità

Bere tè allunga la vita

Thè in tazza

Dovendo scegliere se bere un tè o un caffè – sostiene Nicolas Danchin, cardiologo dell’Hôpital européen Georges-Pompidou di Parigi - probabilmente è meglio orientarsi sul primo. Entrambi le bevande occupano un posto importante nella nostra vita e i loro effetti sull’apparato cardiovascolare sono stati ampiamente indagati, anche se le ricerche hanno prodotto risultati contrastanti. Per questo abbiamo deciso di studiare gli effetti del consumo di tè e caffè sulla mortalità cardiaca e non, in una vasta popolazione francese a basso rischio di malattie cardiovascolari”.

 

Il tè contiene anti-ossidanti – conclude Danchinche possono risultare benefici; certo, i consumatori di tè seguono inoltre anche uno stile di vita più salutare e anche questo ha il suo peso. Ma ritengo che sia comunque legittimo raccomandare di bere tè, anziché il caffè”.

QuotidianoSanità

Prorogato al 30 settembre il termine della prima edizione del Fertility 2.0 Award, il premio promosso da Merck Serono S.p.A.

Fertility 2.0 Award

E’ stato prorogato al 30 settembre 2014 il termine della prima edizione del Fertility 2.0 Award, un premio dal carattere fortemente innovativo promosso da Merck Serono S.p.A.

Il Fertility 2.0 Award intende riconoscere l’importanza di una corretta diffusione su Internet delle conoscenze sulla fertilità e sulla prevenzione dell’infertilità e, al contempo, premiare coloro i quali danno un contributo importante alla divulgazione di questi temi, attraverso la condivisione sul Web delle proprie esperienze.

Nella lotta all’infertilità – ha sottolineato Antonio Messina, Presidente ed Amministratore Delegato di Merck Serono S.p.A.è importante che le coppie sviluppino un approccio consapevole alla preservazione del loro potenziale riproduttivo e si pongano in maniera responsabile di fronte alla scelta del momento in cui cercare una gravidanza. In questo senso – conclude Messina – il ruolo dell’informazione è fondamentale e il contributo del web diventa sempre più importante”.

Il Fertility 2.0 Award si rivolge a due categorie: “Informazione giornalistica online”, diretta ai giornalisti, professionisti o pubblicisti, con articoli pubblicati su testate giornalistiche online registrate, e “Testimonianze e condivisione”, che si rivolge a tutti coloro che, pur non essendo professionisti dell’informazione, forniscono spunti di discussione e contributi di valore sul tema della fertilità, attraverso social network, blog, forum e siti internet.

A entrambe le categorie la Giuria del Fertility 2.0 Award assegnerà tre premi del valore di 2.000 euro ciascuno. Fra i giornalisti verranno premiati gli autori degli elaborati ritenuti più meritevoli che avranno affrontato il tema della fertilità e, in particolare, i seguenti argomenti:

· I corretti stili di vita per la fertilità

· Cause note e meno note dell’infertilità

· Il fattore “età della donna”

· Infertilità femminile e maschile

· L’importanza di una diagnosi tempestiva e di una corretta informazione

· La Procreazione Medicalmente Assistita

Per la categoria “Testimonianze e condivisione” saranno invece premiati: il miglior contributo pubblicato su un sito web o blog; il miglior post su un forum o sul social network Facebook; il miglior video (Youtube e Vimeo).

 

GAS Communication

Fibrillazione atriale “conoscerla” attraverso la magia della musica

giornata mondiale contro la fibrillazione atriale 2014

È la più comune anomalia del battito cardiaco. Una patologia subdola perché spesso asintomatica, responsabile di 1 ictus su 5. La fibrillazione atriale colpisce più di sei milioni di persone in Europa, e in Italia fa registrare 850mila diagnosi. Eppure la maggioranza degli italiani ne ignora i pericoli. Sensibilizzare correttamente la popolazione è quindi un imperativo.

Per riempire questo gap di conoscenza – in occasione della giornata mondiale contro la fibrillazione atriale, che tradizionalmente ha luogo nelle principali città del mondo ogni anno il secondo sabato di settembre grazie alla Global Atrial Fibrillation Alliance  – la Federazione italiana associazioni pazienti anticoagulati (Feder-AIPA) e il gruppo farmaceutico Daiichi Sankyo hanno organizzato in tre piazze italiane una giornata di incontri accompagnati dalla magia della musica.

L’appuntamento è il 13 settembre a Roma (Piazza San Silvestro), Bologna (piazza Luigi Galvani) e Lecce (Piazza Sant’Oronzo) dove sarà possibile, dalle 10.30 alle 18.30, effettuare gratuitamente, negli stand dedicati, la misurazione della pressione e lo screening della fibrillazione atriale, con il supporto di medici specializzati e volontari che distribuiranno anche una brochure informativa ad hoc.

Il primo supporto che richiedono alla nostra associazione le persone a cui è stata diagnosticata questo tipo di aritmia è proprio di tipo informativo – spiega Alessandro Granucci, Presidente Feder-Aipamoltissimi sono i pazienti che non conoscono questa patologia, le ricadute che essa ha nella loro vita quotidiana e le opzioni di trattamento disponibili nel nostro Paese e questa preoccupante carenza di informazione è stata confermata dalle più recenti ricerche statistiche. Per questa ragione abbiamo accettato volentieri l’invito di Daiichi Sankyo a dare il nostro contributo in questa giornata di sensibilizzazione”.

E sarà appunto la musica e il suo potere benefico sul cuore, il tema ispiratore di questa prima edizione italiana. È infatti ormai ampiamente riconosciuto che la musicoterapia può giocare un ruolo importante nella cura e nel trattamento di numerose malattie, come già intuirono i medici nell’antica Alessandria e dimostrarono poi i pioneristici studi effettuati col poligrafo all’ospedale Saint-Joseph di New York, che associarono tonalità e ritmi di determinate sinfonie del patrimonio classico al miglioramento dei pazienti affetti da differenti patologie cardiache. Quali sono le melodie e come esse dialogano con il nostro cuore, il pubblico potrà scoprirlo nelle tre piazze italiane, proprio mentre effettuerà lo screening per la pressione arteriosa e la fibrillazione atriale.

La terapia farmacologica è fondamentale  – ha sottolineato Antonino Reale, Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia –  ma informazione, prevenzione e una diagnosi tempestiva, spesso possono fare la differenza. Abbiamo deciso di proporre la celebrazione di questa giornata anche in Italia poiché oltre a  impegnarci nella ricerca e sviluppo di farmaci sicuri ed efficaci, prestiamo particolare attenzione a bisogni e necessità dei pazienti, i quali restano una nostra priorità, perciò facciamo in modo che il dialogo con associazioni pazienti come Feder-Aipa sia continuo. Speriamo dunque che questa giornata diventi nei prossimi anni un appuntamento fisso per un numero sempre maggiore di italiani”.

QuotidianoSanità

“Prevenzione delle Allergie Alimentari e respiratorie: uno strumento per la pratica quotidiana”

ISCHIA 2014

Acari e animali domestici, qualità dell’aria indoor e fumo passivo, allattamento e divezzamento, vitamina D, probiotici e prebiotici. Ma anche latti HA, eHF, alimenti funzionali, introduzione precoce in comunità e potenzialità di prevenzione nella popolazione pediatrica generale.

Sono questi gli argomenti dei quali si è discusso ad Ischia tra il 5 ed il 6 settembre scorso.

Nella prestigiosa cornice del Grand Hotel Excelsior, i pediatri della SIP, della SIPPS e della SIAIP si sono incontrati nell’ambito della quarta ed ultima riunione della Consensus, coordinata dal Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, Dott. Giuseppe Di Mauro, e dal Presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica, Dott. Roberto Bernardini.

Gli esperti, riuniti per la prima volta a Firenze lo scorso 18 febbraio, hanno presentato i documenti definitivi e le conclusioni condivise sugli argomenti della Consensus sulla “Prevenzione delle Allergie Alimentari e respiratorie: uno strumento per la pratica quotidiana”.

La presente Consensus – ha spiegato il Presidente della SIPPS, Dott. Di Mauroè uno strumento di facile consultazione ed impiego per il pediatra nella pratica clinica, alla luce di una recente e rigorosa analisi della letteratura internazionale. Oggi il pediatra si trova di fronte all’offerta di numerosi presidi, alimenti funzionali, pro-e prebiotici, vitamina D, proposti per la prevenzione delle allergopatie ma che non possono essere acriticamente adottati, considerando anche il loro impatto economico per il paziente e per la società”.

Il documento – ha aggiunto il Dott. Bernardini, Presidente SIAIP - distingue quali siano realmente i possibili interventi che possono essere adottati sulla base di studi di buona qualità pubblicati in letteratura per il lattante/bambino ad alto rischio di atopia da quelli per i quali i dati sono ancora insufficienti o decisamente non conclusivi per raccomandarne l’impiego. In altri casi il documento sottolinea “le linee grigie di intervento”.

La Consensus – ha dichiarato il Dott. Antonio Correra, delegato della Società Italiana di Pediatria – propone una serie di “passi ragionati” per il pediatra su cosa fare e cosa non fare alla luce dei dati della letteratura e del giudizio degli esperti del panel multidisciplinare. La SIP è estremamente soddisfatta del lavoro svolto in sinergia dalle società a lei affiliate, un vero e proprio progetto di qualità dedicato ai bambini”.

Iniziata oltre cinquant’anni fa, la “prima ondata” delle malattie allergiche ha interessato prevalentemente le affezioni respiratorie, con un picco intorno agli anni 2000, che ha interessato soprattutto i paesi occidentali. In Italia è aumentata anche la prevalenza della rinite allergica nella popolazione generale. Una ricerca multicentrica condotta nel Settentrione nell’ambito della European Community Respiratory Health Survey (ECRHS) ha riportato una prevalenza pari al 18,5%, rivelando un incremento di oltre il 50% rispetto ad alcuni decenni fa, con importanti ripercussioni di ordine socio-economico.

L’analisi dei dati epidemiologici in età pediatrica ha dimostrato che, non solo la rinite allergica, ma anche l’asma bronchiale, rappresentano patologie in notevole incremento.

Per quanto riguarda i dati italiani, mediamente la prevalenza di rinocongiuntivite allergica registrata negli ultimi 12 mesi dello studio ISAAC si attesta sul 6.6% nella fascia 6-7 anni e su circa il 17.4% nella fascia 13-14 anni. Nello stesso periodo, i dati di prevalenza dell’asma nei bambini italiani sono del 8.4% nei bambini di 6-7 anni e del 9.5% negli adolescenti di 13-14. Diversi documenti scientifici hanno riconosciuto che la rinite ha effetti negativi sulle attività del paziente nella vita di tutti i giorni a casa, a scuola e sul lavoro.

Negli stessi Paesi in cui si è registrata l’epidemia respiratoria, quali Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna, negli ultimi dieci anni è stata segnalata una “seconda ondata” di patologia allergica che, questa volta, ha riguardato particolarmente l’Allergia Alimentare (AA). Negli ultimi dieci anni sono stati effettuati numerosi studi che hanno valutato l’impatto dell’AA sulla qualità della vita dei pazienti. E’ dimostrato come tale patologia incida notevolmente sulla qualità della vita del bambino e della sua famiglia, oltre a determinare un’elevata ripercussione sui costi sanitari sia per il numero di visite ambulatoriali, che per gli accessi ripetuti nei reparti di emergenza.

Per tutte queste ragioni sono stati effettuati numerosi studi volti a valutare se sia realizzabile una prevenzione primaria delle malattie allergiche in bambini ad elevato rischio di svilupparle. La Consensus si è posta dunque l’obiettivo di definire le evidenze riguardanti il reale impatto di interventi preventivi a differenti livelli, ambientali, comportamentali e nutrizionali, sulla incidenza delle allergopatie respiratorie ed alimentari.

 

GAS Communication

In alta quota la pressione arteriosa sale

Altitudine ed Ipertensione

La ridotta disponibilità di ossigeno in alta quota causa un aumento della pressione arteriosa nelle 24 ore. A dimostrarlo, per la prima volta, è una ricerca dell’Istituto Auxologico Italiano e dell’Università di Milano-Bicocca e, condotta sul Monte Everest e pubblicata online sullo European Heart Journal.

I ricercatori hanno anche dimostrato che la “protezione” farmacologica regge solo fino a 3400 metri di altezza, ma non a quote più elevate.

Nel corso dello studio è stata monitorata la pressione arteriosa in condizioni dinamiche per 24 ore a diverse altitudini. La ricerca ha coinvolto un gruppo di volontari sani che normalmente vivono, lavorano e svolgono attività sportive a livello mare, con lo scopo di indagare gli effetti sulla pressione arteriosa e su numerosi altri aspetti della funzione cardiorespiratoria generati da una esposizione acuta e prolungata alla ridotta disponibilità di ossigeno in alta quota.

I risultati possono tuttavia essere di interesse anche per persone che, pur trovandosi a bassa quota, potrebbero per svariati motivi, trovarsi temporaneamente in ipossia, senza cioè un adeguato apporto di ossigeno. È quello che succede, ad esempio, a quanti soffrono di apnee notturne, episodi che riducono a intermittenza la concentrazione di ossigeno nel sangue facilitando la comparsa di ipertensione arteriosa e il rischio di attacchi ischemici o cardiaci.

QuotidianoSanità


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