La geomedicina e lo sviluppo del diabete

geomedicina e diabete

Studiare le basi genetiche, ma soprattutto i determinanti geografici e sociali, le abitudini di vita, e in particolare le loro interazioni, all’origine delle importanti differenze che esistono tra comune e comune, pur in una regione dalle piccole dimensioni come la Basilicata, per quanto riguarda la prevalenza – ossia la percentuale sulla popolazione residente – del diabete di tipo 2.

Questi gli obiettivi di un ambizioso progetto di ricerca sviluppato dalla Regione Basilicata, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e l’Università di Ginevra, con il supporto scientifico dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO), presentato in occasione della “2nd Geomedicine Diabetes Conference”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Europea, Parlamento Europeo, Ministero della Salute, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

Fortemente determinato a sostenere l’iniziativa è il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella.

Ci sono – spiega Marcello Pittella - due temi prioritari nell’agenda politica del governo regionale di Basilicata: la tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute umana. La geomedicina è quindi uno strumento per noi essenziale per capire quali influenze possono avere sulle popolazioni locali eventuali modificazioni dell’ambiente fisico, anche alla luce delle attività poste in essere in ambito estrattivo e imprenditoriale. Il progetto pilota volto ad indagare le influenze genetiche, geografiche e sociali alla base dello sviluppo del diabete rappresenta – secondo il presidente Pittella – sicuramente un primo, importante passo che la Regione intende compiere in questa direzione, nella consapevolezza che solo una informazione corretta, basata su dati scientifici, può aiutare chi governa a fare le scelte migliori a difesa del bene comune”.

Nell’ambito dell’osservatorio istituito dall’IBDO in Basilicata, il Basilicata Barometer Diabetes Observatory, è stata analizzata la prevalenza del diabete tipo 2 in diverse aree della Regione, una prima volta nel 2009 e successivamente nel 2013”, spiega Antonio Nicolucci, Responsabile del dipartimento di farmacologia clinica ed epidemiologia della Fondazione Mario Negri Sud e Presidente del Data Analysis Board della IBDO Foundation.

La prima cosa che abbiamo notato era che nell’arco di 70 km esistevano situazioni diametralmente opposte: ad esempio, il comune di Oliveto Lucano, con una prevalenza di diabete nel 2009 pari al 3,5%, molto al di sotto della media nazionale, e il comune di Scanzano Jonico, con il 7,8%, ossia più del doppio. Oppure i comuni di Aliano, 4%, e Trivigno, 7,5%. Abbiamo quindi visto che a distanza di 4 anni, queste differenze si mantengono, in un quadro di complessivo aumento o peggioramento della diffusione della malattia, con queste percentuali, salite rispettivamente intorno al 5% e all’8%”, aggiunge Nicolucci.

Le aree che avevano una prevalenza più bassa nel 2009 continuano a mantenersi su livelli bassi, quelle che erano più alte su livelli più alti, ma tutte crescono e la forbice tra zone più o meno ‘virtuose’ si sta allargando. A questo punto abbiamo deciso di approfondire attraverso indagini genetiche, questionari sugli stili di vita e analisi degli ambiti sociali e familiari, la scolarità, i livelli economici, giacché è noto esistere un rapporto diretto tra bassa scolarità o censo e diabete ed obesità”, interviene Francesco Dotta, Segretario generale della IBDO Foundation e Direttore della UOC di Diabetologia del Policlinico Le Scotte, Università di Siena.

Il nuovo progetto di ricerca geno-geografica del diabete suggerisce un modello che fonde insieme i tradizionali dati clinici, di laboratorio ed epidemiologici con lo studio funzionale del genoma delle popolazioni da una parte, e con l’analisi dei determinanti geografici, socio-economici e culturali della salute dall’altra. E’ un progetto innovativo, che intende ricercare le cause complesse del diabete in un’area pilota, la Regione Basilicata, che con il 7 per cento della popolazione colpito è una delle regioni Italiane in cui più si sta diffondendo la malattia.”, spiega Bernardino Fantini, professore di Storia della medicina e della sanità presso l’Università di Ginevra.

La Basilicata è sempre stata in prima linea nel contrasto alla diffusione del diabete e dell’insorgenza delle complicanze che derivano da tale malattia. Per prima ha istituito un osservatorio regionale per avviare e sostenere la realizzazione di progetti conoscitivi allo scopo di affrontare l’assistenza e la pianificazione di interventi sul territorio; tra le prime ha recepito il Piano nazionale per la malattia diabetica; da tempo ha consolidato la struttura di prevenzione e assistenza del sistema sanitario regionale per fronteggiare un fenomeno che ha raggiunto, in Basilicata e in Italia, numeri importanti”, commenta Flavia Franconi, Assessore alla salute, Vicepresidente della Regione Basilicata e professore di farmacologia all’Università di Sassari.

 

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

La riforma del Titolo V della Costituzione e la Direttiva UE sull’assistenza transfrontaliera

La riforma del Titolo V della Costituzione

Cosa è la riforma del Titolo V della Costituzione?

La riforma del Titolo V è uno dei contenuti del ddl di riforma costituzionale n. 1.429, presentato lo scorso 8 aprile dal Governo presieduto da Matteo Renzi, che prevede il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni, la soppressione del CNEL e, appunto, la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione.

Cosa prevede il ddl, in generale, rispetto al Titolo V?

La riforma costituzionale prevede il superamento dell’attuale frammentazione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni. Rispetto all’attuale assetto, alcune materie vengono tolte alla competenza regionale e avocate dallo Stato, come ad esempio il “coordinamento della finanza pubblica” e il commercio con l’estero, il sistema nazionale della protezione civile; l’ordinamento scolastico, l’università e la ricerca scientifica; il lavoro; il governo del territorio; la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia; le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto.

Alle Regioni spetta invece la potestà̀ legislativa in ogni materia e funzione non espressamente riservata alla legislazione esclusiva dello Stato, come ad esempio la pianificazione e la dotazione infrastrutturale del territorio regionale e la mobilità al suo interno, l’organizzazione, in ambito regionale, dei servizi alle imprese, dei servizi sociali e sanitari e, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, dei servizi scolastici.

Cos’è previsto, in particolare, per quanto riguarda le competenze di Stato e Regione in materia di Sanità?

Il testo costituzionale vigente all’articolo 117, lettera m, tra le competenze dello Stato non cita espressamente la salute ma indica che lo Stato ha legislazione esclusiva nella “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Rispondendo all’esigenza di uno specifico riferimento alla salute pubblica, il ddl 1429 prevede, nel testo presentato l’8 aprile, la competenza esclusiva dello Stato anche riguardo le “norme generali per la tutela della salute, la sicurezza alimentare e la tutela e sicurezza del lavoro”. Dopo la presentazione di 20 emendamenti nel corso dell’esame del ddl da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato, la formulazione del Governo è stata ulteriormente modificata: le competenze dello Stato si concretizzano in più ampie “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”.

Qual è l’iter del ddl?

Il ddl n. 1429 è stato presentato dal Governo l’8 aprile 2014. Dopo l’esame della commissione Affari Costituzionali e i relativi emendamenti, presentati il 24 aprile, in questi giorni la discussione è passata alla Camera e al Senato. Come tutti i provvedimenti di riforma costituzionale, anche questo ddl, secondo l’art. 138 della nostra Costituzione, dovrà essere adottato da ciascuna Camera con due successive deliberazioni, a una distanza almeno di 3 mesi, e approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Una volta approvato, in caso venga fatta domanda da un quinto dei membri di una Camera o da cinquecentomila elettori o da cinque Consigli regionali, si può richiedere un referendum confermativo. Non si procede al referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

La Direttiva 2011/24/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011 riguarda l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera. A quali obiettivi risponde?

La Direttiva 2011/24/UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera è stata emanata il 9 marzo 2011 con l’obiettivo di fare chiarezza sul diritto dei pazienti ad accedere a un trattamento medico sicuro e di qualità in tutti i paesi UE, e a essere rimborsati dal proprio Paese di provenienza. La Direttiva trova fondamento nel Trattato sul Funzionamento dell’UE (Lisbona, 2007), che sancisce il diritto a un livello elevato di protezione della salute umana e proclama la libera circolazione delle persone e dei servizi.

Quali sono i punti qualificanti della Direttiva?

Secondo l’articolo 4 della Direttiva 2011/24/UE, per ogni Stato membro della Comunità Europea, “il principio di non discriminazione in base alla nazionalità si applica ai pazienti di altri Stati membri”. Secondo tale normativa, ogni Stato membro deve designare uno o più punti di contatto nazionali per l’assistenza sanitaria transfrontaliera. Lo Stato membro di cura (ovvero quello nel cui territorio viene effettivamente prestata l’assistenza sanitaria transfrontaliera) organizza e fornisce l’assistenza sanitaria, assicurandosi che siano rispettate le norme di qualità e di sicurezza al momento della prestazione dell’assistenza. Garantisce anche il rispetto della tutela dei dati personali e della parità di trattamento dei pazienti di altri Stati membri. In seguito alla prestazione di assistenza, è lo Stato membro di affiliazione (quello, cioè, nel quale il paziente è persona assicurata) a farsi carico del rimborso del paziente, a condizione che il trattamento ricevuto rientri nelle cure rimborsabili previste dalla legislazione nazionale.

Com’è stata recepita la Direttiva in Italia?

Con il dl n. 38 del 4 marzo 2014, l’Italia recepisce le direttive dell’Unione Europea. In particolare dal 5 aprile, data nella quale il dl è entrato in vigore, è stato attivato il punto di contatto nazionale sull’assistenza transfrontaliera, che permette al paziente di ottenere informazioni sui diritti che riguardano l’accesso all’assistenza sanitaria in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di affiliazione, sulle cure rimborsabili, sulle procedure per la richiesta di autorizzazione preventiva e di rimborso dei costi sostenuti e su quelle per eventuali ricorsi.

Il 3 luglio scorso i Ministeri della Salute e delle Finanze e le Regioni hanno firmato il Patto per la Salute 2014-2016. Cosa prevede il Patto riguardo l’assistenza sanitaria transfrontaliera?

Nel Patto per la Salute 2014-2016 è stato fissato al 31 ottobre prossimo il termine per l’adozione delle Linee Guida sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. La priorità assoluta sono i criteri di autorizzazione e rimborso e le relative procedure amministrative, “garantendo successivamente – si legge nel Patto – ulteriori indicazioni e aggiornamenti anche in base alle problematiche rilevate dalla casistica trattata”. Le Regioni si devono impegnare a istituire contact point dove fornire informazioni in varie lingue sui loro servizi sanitari. Questi strumenti dovranno riversare informazioni anche al punto di contatto nazionale, istituito dal Ministero della Salute. Infine il Patto prevede la costituzione un gruppo di lavoro Ministero-Regioni-Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), per l’avvio di un’analisi delle norme sulle cure all’estero, così da offrire ai cittadini “le massime garanzie di tutela” ma anche per “individuare e contenere fenomeni di ricorso inappropriato alle cure”.

La SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) a difesa della gioventù contro la cattiva informazione

giornate pediatriche siracusane 2014

Chi è senza colpa lanci la prima pietra: peccato che il rischio di lapidazione lo corra il minore, vittima di una cattiva informazione che ferisce soprattutto la crescita psicofisica di bambini e ragazzi. A dichiarare la propria colpevolezza sono stati pediatri e giornalisti in un inedito confronto che si è tenuto a Siracusa durante il convegno «Le nuove giornate pediatriche siracusane», organizzate da Carlo Gilistro dal 3 al 5 luglio scorso.

Il «mea culpa» è arrivato direttamente dai massimi rappresentanti delle due istituzioni, Enzo Iacopino per l’Ordine dei giornalisti e Giuseppe Di Mauro per la Società di pediatria preventiva e sociale, per la prima volta faccia a faccia per costruire un’alleanza nell’interesse dei più piccoli.

I bambini cominciano a nutrirsi di tv dall’età di un anno, sono carte assorbenti dove il sistema neuronale viene modellato passivamente, creando effetti che possono essere devastanti” – ha introdotto i lavori Gilistro, presidente del congresso.

E Iacopino non ha esitato ad assumersi la responsabilità della violazione quasi quotidiana delle basilari norme deontologiche, citando esempi di articoli pubblicati nei giorni scorsi:

Dobbiamo renderci conto che l’informazione è alimento per la crescita della coscienza delle persone – ha dichiarato – e può avere nei giovani effetti pesanti, ma ricordiamoci anche la fondamentale funzione del giornalismo a difesa degli stessi pazienti, come quando ha denunciato gli scandali di cliniche che approfittavano delle patologie per arricchirsi sulla pelle dei malati”.

Dal canto loro, sono stati gli stessi pediatri a chiedere aiuto alla stampa per trasmettere le giuste informazioni.

Noi pediatri abbiamo l’obbligo di apprendere le tecniche migliori per comunicare nel miglior modo possibile con il bambino e con la sua famiglia, perché la comunicazione è lo strumento per instaurare un buon rapporto medico-paziente, è la premessa per creare quel rapporto di fiducia reciproca indispensabile per la compliance del paziente stesso nei confronti delle cure” – ha aggiunto Di Mauro.

Insomma, «un incontro fondamentale per la pediatria, la neuropsichiatria e per il giornalismo italiano, fondamentali settori della società che hanno lavorato congiuntamente, hanno messo il bambino al centro delle proprie attenzioni attraverso l’arte e la musica ed hanno analizzato quanto la notizia possa influire sulla crescita psicologica delle giovani generazioni».

Il percorso ora è avviato, si tratta di proseguire sulla strada intrapresa con incontri futuri, «e Siracusa con le Nuove giornate pediatriche e le Feste Archimedee si candida a diventare un appuntamento annuale di verifica» ha concluso Carlo Gilistro.

 

GAS Communication

ADCETRIS (brentuximab vedotin) ottiene la rimborsabilità in Classe H

ADCetris

Con determinazione pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 Giugno u.s. AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha accordato ad ADCETRIS (brentuximab vedotin), un innovativo anticorpo monoclonale anti CD30 coniugato con una tossina, la rimborsabilità in Classe H, che comprende i farmaci di esclusivo uso ospedaliero a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

La rimborsabilità è stata ottenuta sulla base dell’efficacia e della sicurezza dimostrate da brentuximab vedotin nei pazienti affetti da Linfoma di Hodgkin (HL) recidivante e refrattario (R/R) e da linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico (sALCL) recidivante e refrattario (R/R).

Come Azienda impegnata nello sviluppo di farmaci innovativi e di valore che rispondono ai bisogni insoddisfatti dei pazienti e alle esigenze della classe medica; siamo felici della decisione presa da AIFA che permette ai pazienti che soffrono di HL recidivante e refrattario (R/R) e di sALCL R/R ed eligibili al trattamento con brentuximab vedotin di beneficiare di questo farmaco efficace” – dichiara il Dott. Gioacchino D’Alò, Oncology Business Unit Director di Takeda Italia.

Per i pazienti che soffrono di Linfoma di Hodgkin recidivante e refrattario non è stata identificata una terapia standard e le opzioni terapeutiche disponibili, dopo il trapianto di cellule staminali, sono scarse. Per questi pazienti brentuximab vedotin rappresenta il più rilevante avanzamento terapeutico in Europa negli ultimi 30 anni. E’ quindi importante che questi pazienti abbiano accesso a questo farmaco nel nostro Paese.

Il Linfoma di Hodgkin e il linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico

Il Linfoma di Hodgkin e il linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico, tumori del sangue che originano nel sistema linfatico, sono considerati rari poiché il numero di pazienti che ne soffre è basso. Nel mondo, infatti, ogni anno si verificano 67.000 casi di Linfoma di Hodgkin, il 59% tra le donne e il 41% tra gli uomini. La maggior parte dei pazienti sono colpiti in età lavorativa: al 62,3% dei pazienti europei è stato diagnosticato prima dei 50 anni. In Europa ogni anno si verificano 1.500 nuovi casi di linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico. Il 30% dei pazienti presenterà una forma recidivante e refrattaria dopo il trattamento. I pazienti con una nuova diagnosi di Linfoma di Hodgkin hanno una buona prognosi dopo la terapia di prima linea, con una sopravvivenza libera da progressione a 5 anni pari a 75-80%. Inoltre l’approccio standard per i pazienti con Linfoma di Hodgkin recidivante, chemioterapia seguita dal trapianto autologo di cellule staminali, consente una sopravvivenza libera da malattia a lungo termine al 40-50% dei pazienti. Tuttavia i pazienti con Linfoma di Hodgkin recidivante e refrattario, o quelli non candidabili al trapianto, rimangono una sfida clinica – poiché i trattamenti hanno efficacia limitata e la sopravvivenza mediana globale non supera i 2-3 anni. Poche sono, infatti, le opzioni terapeutiche efficaci per questi pazienti: negli ultimi 30 anni non ci sono state novità nel panorama terapeutico.

Brentuximab vedotin è un anticorpo coniugato anti CD30, altamente innovativo ed efficace per il trattamento del Linfoma di Hodgkin recidivante e refrattario e del linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico recidivante e refrattario. Brentuximab vedotin rilascia un agente antineoplastico, che provoca la morte delle cellule tumorali che esprimono CD30. Infatti, una volta che l’anticorpo coniugato al farmaco si lega ai CD30 presenti sulla superficie cellulare, viene internalizzato all’interno della cellula, dove la tossina, la monometilauristatina E (MMAE), si libera in seguito a scissione proteolitica. Il legame di MMAE alla tubulina interferisce con la rete micro tubulare cellulare, inducendo l’arresto del ciclo cellulare e la morte delle cellule tumorali. Il meccanismo di azione di Brentuximab vedotin mirato ai CD30 fornisce il razionale biologico per il suo uso nei pazienti con Linfoma di Hodgkin classico e linfoma anaplastico a grandi cellule sistemico recidivante e refrattario. I dati provenienti dagli studi clinici di efficacia e sicurezza ne sono la conferma.

FONTE | Ketchum

“Tutta la vita che c’è”

Tutta la vita che c'è. Messina

In Sicilia vivono quasi 30.000 donne che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario; tra loro sono molte quelle che combattono con la forma avanzata e che oggi, grazie ai progressi delle terapie, convivono sempre più a lungo con la malattia, con una migliore qualità di vita.

A loro è dedicata “Tutta la vita che c’è”, una campagna nazionale itinerante d’informazione, realizzata con il contributo di Novartis e promossa dalle Associazioni pazienti Salute Donna onlus e A.N.D.O.S., Associazione Nazionale Donne Operate al Seno, che ha l’obiettivo di dare finalmente voce e ascolto alle esigenze e alle speranze di migliaia di donne “invisibili” con tumore al seno avanzato.

Martedì 8 luglio, a partire dalle ore 16.00, a Messina, presso l’Auditorium dell’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Papardo-Piemonte, Contrada Papardo, si è tenuto un incontro nel quale le pazienti si sono confrontate con gli specialisti messinesi su tutti gli aspetti della vita quotidiana coinvolti dalla malattia, parlando apertamente della loro condizione e condividendo le loro esperienze. Nell’ambito dell’incontro, che ha visto la partecipazione del dottor Michele Vullo, neo Direttore Generale dell’AOOR Papardo-Piemonte, si è potuto aggiungere una foglia all’“Albero della vita” che correderà ogni tappa della campagna, scrivendo un pensiero per manifestare supporto alle donne che lottano.

Il Centro Oncologico di Eccellenza del Papardo è nato circa due anni fa in convenzione con l’Università degli Studi di Messina con l’obiettivo di rispondere alle esigenze di assistenza oncologica del territorio. La campagna “Tutta la vita che c’è” si sposa perfettamente con la mission principale del Centro Oncologico che, con il “Progetto Donna”, si fa carico in modo particolare di tutte le patologie oncologiche che colpiscono la popolazione femminile”. ha affermato Vincenzo Adamo, Professore ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Messina e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Medica dell’AAOR Papardo-Piemonte.

“Tutta la vita che c’è” è anche il titolo del Manifesto della campagna, che le due Associazioni hanno messo a punto per richiamare l’attenzione delle Istituzioni, dei media e dell’opinione pubblica sui diritti e sulle esigenze di queste pazienti.

Le statistiche ci dicono che il numero delle donne che convivono a lungo con un tumore al seno in fase avanzata è destinato per fortuna a crescere nei prossimi anni. Le prospettive per le donne colpite da questa patologia stanno cambiando, ma è necessario che le pazienti vedano seriamente riconosciuti i loro bisogni e i loro diritti. Vorremmo che i media e l’opinione pubblica cominciassero a parlare di tumore al seno avanzato senza paura e che le donne affrontassero la propria condizione senza timore di subire emarginazione lavorativa o sociale”, ha affermato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus.

Messaggi e obiettivi della campagna si ricollegano al progetto Her(e) and Now, un’iniziativa di awareness paneuropea promossa da Novartis Oncology per mettere in evidenza l’impatto socio-economico di questa patologia e migliorare in tutto il Continente i livelli di assistenza e supporto per queste pazienti.

Le prospettive per le donne colpite da questa patologia sono migliorate grazie a una più approfondita conoscenza dei meccanismi molecolari alla base delle diverse forme di tumore della mammella e all’avvento di terapie mirate che agiscono contro specifici bersagli molecolari.

Ma l’impatto della patologia, ad oggi, resta pesante, anche per le ricadute di tipo psicologico. Secondo i dati italiani di una ricerca europea condotta dall’Istituto di Ricerca Insight Research Group, nell’ambito della campagna Her(e) and Now, circa i due terzi (63%) delle donne spesso ritiene che nessuno capisca cosa stiano attraversando, il 58% delle pazienti lamenta un certo grado di sofferenza psicologica, con episodi di depressione, ansia e stress, e quasi una donna su due (47%) ritiene che la propria condizione venga percepita negativamente da parte della società. Molto rilevante anche una ricerca condotta su 80 pazienti dall’Istituto di Ricerca GFK Eurisko dal quale emerge che le donne intervistate ritengono importante essere trattate come persone e non come pazienti nel 94% dei casi e nel 97% ritengono rilevante sentirsi integrate nella società.

Le esigenze delle donne con carcinoma mammario avanzato sono diverse rispetto a quelle delle pazienti con malattia in fase iniziale a causa dei sintomi della malattia, generalmente più gravi nei casi avanzati, delle cure e dei loro effetti collaterali, degli esami da eseguire periodicamente:

le priorità riguardano un’assistenza adeguata, la riabilitazione, la garanzia di essere curate con le migliori terapie, il sostegno psicologico e le terapie di supporto, lo snellimento burocratico per l’accesso ai controlli e così via. Nei centri di riferimento la donna riesce a trovare risposte ma l’offerta d’informazione e di aiuto è ancora troppo disomogenea sul territorio nazionale”, ha affermato Annamaria Mancuso.

Il 64% delle donne intervistate ritiene importante avere accesso alle informazioni e poter interagire con il personale sanitario al di fuori delle visite ambulatoriali. La mancanza d’informazione e la carenza di programmi specifici a supporto delle donne, che si trovano in questa fase di malattia, lascia le pazienti sole e senza punti di riferimento e interlocutori: secondo la ricerca paneuropea, la maggioranza delle pazienti italiane vorrebbe ricevere maggiore supporto da Associazioni focalizzate sul tumore al seno avanzato. La campagna Tutta la vita che c’è” nasce proprio per rispondere a questa esigenza e offre alle donne con tumore al seno avanzato ulteriori opportunità di incontro con gli specialisti e le Associazioni pazienti a cui poter rivolgere domande sulla loro condizione.

L’incontro di Messina si è svolto sulla scia dei progetti promossi dagli specialisti oncologi del Papardo a supporto della qualità di vita delle donne.

Già a partire dal suo secondo anno di attività il Centro Oncologico si è concentrato, oltre che sull’assistenza e la cura, anche sulla qualità di vita dei pazienti oncologici con una particolare attenzione alle donne”, ha aggiunto Adamo.

Fiore all’occhiello dell’Oncologia Medica del Papardo è l’attenzione alla qualità di vita attraverso progetti come “La forza ed il sorriso”, finalizzato all’estetica e cosmesi per le donne in corso di trattamenti oncologici, il “Laboratorio sperimentale di psiconcologia regionale”, nel quale la UOC di Oncologia Medica è il riferimento per l’area metropolitana di Messina, e il Progetto “Supporto e Qualità di vita al paziente oncologico” in collaborazione con ASSO onlus, Per Te donna e Associazione Italiana GIST.

 

PRO Format Comunicazione

I costi del diabete in Italia

7th Italian Barometer Diabetes Forum

Le complicanze del diabete sono numerose e gravose, tant’è che spesso risulta necessario il ricovero in ospedale. Basti pensare che una persona con diabete su quattro in Italia viene ricoverata almeno una volta nel corso dell’anno, a causa proprio di queste complicanze. Infatti, rispetto alle persone che non soffrono della malattia, coloro che hanno il diabete hanno un rischio doppio di essere ospedalizzate e la loro permanenza in ospedale è mediamente del 20% più lunga.

Il diabete è responsabile ogni anno di 12 mila ricoveri in più ogni 100 mila persone. Tutto questo comporta non solo un problema per chi ha la malattia, ma rappresenta un notevole peso che grava sulle casse dello Stato: i ricoveri in ospedale per diabete costano ben 6 miliardi di euro, 100 euro ad ogni cittadino, dai neonati ai centenari.

Dati allarmanti, contenuti nel Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014”, che analizza il peso della malattia nel nostro Paese, redatto sotto l’egida dell’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation (IBDO) e presentato alla settima edizione dell’Italian Barometer Diabetes Forum 10-11 luglio 2014), a Villa Mondragone (Monte Porzio Catone), organizzata da IBDO e da Università di Roma “Tor Vergata”, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Commissione Europea,  Parlamento Europeo, Ministero della Salute, con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

Il Forum 2014 vede la partecipazione e il confronto dei diversi protagonisti del sistema sanitario italiano e internazionale, dal Ministero della Salute, all’Agenzia Italiana del Farmaco, all’agenzia europea dei medicinali, EMA, alle Società scientifiche. L’obiettivo principale è quello di identificare strategie per affrontare il diabete, che siano frutto della collaborazione tra addetti ai lavori e Istituzioni a livello sempre più globale, e non solo dal punto di vista clinico, ma soprattutto sociale, economico e politico. Azioni immediate per la lotta al diabete risultano quanto mai necessarie soprattutto se si analizza il problema in termini di costi.” – dice Simona Frontoni, Presidente Comitato Scientifico Barometer Forum.

Dal citato Rapporto “Facts and figures about diabetes in Italy 2014” emerge che i costi del diabete incidono per il 10% sulla spesa sanitaria nazionale: ogni anno ben oltre 11,2 miliardi spesi a causa della malattia. A gravare particolarmente sono proprio le ospedalizzazioni, che pesano per oltre il 58%, circa 6 miliardi di euro, sulla spesa totale per il diabete, mentre i costi per i trattamenti incidono solo per il 7%. Oltre 50 milioni di euro all’anno, inoltre, sono i costi imputabili all’ospedalizzazione in seguito all’ipoglicemia grave, un repentino ed eccessivo abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che può accadere in una persona dopo l’assunzione di alcuni farmaci per la cura del diabete.

Per affrontare e vincere la sfida posta dal diabete alla società è necessario conoscerne a fondo tutti gli aspetti, valutarli misurandone ampiezza e portata, monitorarne il trend. L’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, è un think-tank permanente che si pone questi obiettivi. Il Forum che organizziamo annualmente è utile a identificare le strategie per affrontare la malattia, che siano frutto della collaborazione tra tutte le parti interessate, in Italia e all’estero. All’edizione 2014, che inaugura virtualmente il semestre di presidenza italiana del Consiglio d’Europa, partecipano 200 esperti di diversa estrazione e diversa provenienza geografica: da Juan Riese Jordà, coordinatore della Joint Action europea contro le malattie croniche, CHRODIS, ad Andrew Boulton, presidente della European Association for the Study of Diabetes, EASD,” ricorda Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

Tra gli obiettivi che il progetto si pone c’è quello di applicare i metodi della medicina di precisione per capire l’evoluzione della malattia e trovare le terapie personalizzate. “È come se decidessimo di diventare sarti per confezionare abiti su misura per ognuno di noi. La medicina personalizzata è una medicina che non cura le malattie in modo astratto e impersonale, ma che cura quel malato e anche quel sano, affinché possibilmente non si ammali. Si parte da un presupposto fondamentale: la differenza delle persone, del loro patrimonio genetico e della risposta che ogni gruppo di cellule dà ad una eventuale alterazione genetica. Un puzzle complesso che tiene conto, dunque, della genetica e di una miriade di altri fattori che vanno dallo stile di vita all’ambiente nel quale si vive, dalla storia personale a quella familiare, e che non trascura persino le componenti emotive e psicologiche”, dice Giuseppe Novelli, Rettore Università di Roma Tor Vergata.

L’Italian Barometer Diabetes Forum 2014 è parte integrante del progetto Changing Diabetes®.

Un progetto su scala internazionale, sostenuto da Novo Nordisk, che risponde alle richieste di cambiamento espresse in tutto il mondo dalle persone con diabete: un cambiamento nel modo in cui il diabete viene trattato e curato e di come viene percepito dalle istituzioni e dall’opinione pubblica”, conclude Costas Piliounis, Vice President Novo Nordisk Italia e Grecia.

 

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

E’ nata WAIDID, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici

WAIDID

Nel panorama internazionale non esisteva ancora una società scientifica specializzata in malattie infettive e immunologiche con il coinvolgimento di diversi specialisti d’organo che si occupano di bambini, adulti ed anziani.

WAIDID (World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders), con sede a Milano, nasce con l’intento, quindi, di promuovere iniziative che valorizzino la ricerca scientifica sulle malattie infettive e i disturbi immunologici a livello nazionale ed internazionale e sensibilizzare l’opinione pubblica su tali malattie che risultano molto diffuse negli adulti e nei bambini.

Sono felice ed orgogliosa di annunciare la nascita di WAIDID.  E’ la realizzazione di un progetto in cui ho fortemente creduto in questi anni e sono onorata di aver potuto presentare pubblicamente la nuova Associazione in occasione del Respiratory Experts Forum di Shanghai (5-6 luglio, 2014). Il nostro obiettivo infatti è proprio quello di promuovere la ricerca scientifica e l’informazione nell’ambito di malattie trasversali a diverse discipline e a tutte le età quali le malattie infettive e immunologiche attraverso lo sviluppo di iniziative educative e la formazione professionale continua a favore di medici, fisioterapisti, biologi, biotecnologi e di tutti coloro che sono coinvolti nella cura di queste patologie” - afferma la Prof.ssa Susanna Esposito, Presidente WAIDID e Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Policlinico di Milano.

Presto sarà on line il sito dell’associazione, www.waidid.org dove operatori sanitari, media e opinione pubblica, avranno la possibilità di documentarsi e ricevere informazioni utili in merito alle patologie infettive e i disturbi del sistema immunitario, con consulenze dedicate da parte di specialisti di settore (quali ad esempio pneumologi, reumatologi, gastroenterologi o nefrologi) o di specifiche età della vita (quali neonatologi, pediatri, internisti o geriatri), gli eventi internazionali di rilievo e le principali novità scientifiche sull’argomento. Nel 2016, inoltre, si terrà a Milano (casa madre dell’associazione) il primo congresso di WAIDID che vedrà riuniti i migliori esperti mondiali in questo campo.

Il debutto nel panorama scientifico internazionale di WAIDID è avvenuto in occasione del Respiratory Experts Forum di Shanghai (5-6 luglio, 2014), che ha visto riuniti i maggiori esperti infettivologi internazionali per discutere le novità nel campo delle infezioni respiratorie ricorrenti e della loro prevenzione.

Nei Paesi industrializzati, le infezioni respiratorie ricorrenti (IRR) coinvolgono più del 25% dei bambini di età inferiore ad 1 anno e il 18% dei bambini tra 1 e 4 anni e, sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di infezioni delle vie aeree superiori apparentemente banali, a causa della loro frequenza elevata creano problemi medici, sociali ed economici non trascurabili. Per questo la prevenzione è fondamentale ed è possibile grazie all’uso di strumenti che, secondo studi recenti, si sono rivelati efficaci come i vaccini e alcuni immunostimolanti che contribuiscono a ridurre l’incidenza delle IRR” - precisa Susanna Esposito.

Studi epidemiologici condotti nelle diverse parti del mondo e nei contesti socioeconomici più vari hanno chiaramente dimostrato che, dalla fine del primo anno di vita fino all’inizio dell’età scolare, il bambino sano va incontro ad almeno 5-6 episodi di infezione respiratoria per anno, con punte che possono arrivare anche ad 8-9 in alcuni soggetti. Le ragioni principali di ciò sono essenzialmente tre: l’immaturità del sistema immunitario, la mancanza di precedente esperienza immunologica e la diminuzione delle difese immunitarie dovuta ai precedenti episodi infettivi virali. I fattori di rischio che contribuiscono ad aumentare l’incidenza delle IRR in età pediatrica sono: la frequenza scolastica, asilo nido o scuola materna, la presenza di un alto numero di familiari conviventi, specie se di tenera età, il fumo passivo e le carenti condizioni igieniche.

Gli strumenti principali per prevenire la diffusione delle infezioni respiratorie ricorrenti sono: l’utilizzo dei vaccini, in particolare quello influenzale e quello pneumococcico coniugato e l’utilizzo degli immunostimolanti da utilizzare nel periodo di massimo rischio di insorgenza delle IRR, vale a dire immediatamente prima e durante il periodo invernale.

 

GAS Communication


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