Incontinenza urinaria: vergogna e imbarazzo per migliaia di donne

Vescica Iperattiva

È un vero e proprio “esercito invisibile”: oltre 3 milioni di italiani colpiti da Vescica Iperattiva, che vivono ogni giorno i disagi di un disturbo che stravolge la loro vita, compromette la sfera lavorativa, sociale e affettiva. Vergogna, imbarazzo, rabbia, frustrazione, insicurezza e per le donne, maggiormente colpite da incontinenza urinaria, senso di perdita della femminilità: sono i sentimenti che scandiscono la quotidianità di queste persone. Sentimenti “sommersi” perché uno degli aspetti che contraddistinguono questa condizione è la riluttanza a parlarne e a rivolgersi al medico, nell’errata convinzione che si tratti di un problema inevitabile e che non ci siano terapie efficaci per affrontarlo.

A rompere il silenzio su questo vero e proprio tabù contribuisce adesso un’indagine condotta per conto di Astellas dall’Istituto ISPO Ricerche del professor Renato Mannheimer che ha esplorato l’impatto sulle donne dell’incontinenza urinaria da Vescica Iperattiva su due fronti: da un lato, attraverso un ‘Bulletin Board’, un gruppo di discussione online al quale hanno partecipato alcune donne con incontinenza urinaria; dall’altro, un’analisi ‘netnografica’ sulle web community che si addensano spontaneamente sul tema dell’incontinenza urinaria, che ha coinvolto diversi ‘luoghi virtuali’ e i relativi utenti.

La Sindrome da Vescica Iperattiva è tra le condizioni a maggior impatto per la qualità di vita dei pazienti sia per quanto concerne la quotidianità che per il vissuto psicologico in generale; i pazienti vivono con l’angoscia costante di dover correre in bagno in qualunque momento, di dover sempre cercare una toilette, di indossare vestiti neri per paura delle macchie, di emanare un odore sgradevole, di portare i pannoloni. Tutto questo viene vissuto con ansia, vergogna e imbarazzo, perdita dell’autostima, gravi sensi di colpa che in molti casi portano all’isolamento sociale e alla negazione della vita affettiva e sessuale”commenta Stefano Salvatore, Responsabile Unità Funzionale di Uroginecologia, Ospedale San Raffaele, Milano.

L’indagine ISPO conferma che l’incontinenza urinaria è ancora oggi un tabù: lo scenario è dominato da scarsa informazione, vergogna e pregiudizi; solitudine, rassegnazione e autogestione del disturbo sono la norma. Si fatica a considerare l’incontinenza urinaria una malattia che, di conseguenza, deve essere affrontata parlandone con il medico e trattata farmacologicamente. Le donne hanno bisogno di sapere “cos’è” questa malattia, vorrebbero parlarne con qualcuno, sono disorientate, l’imbarazzo le frena e allora si rivolgono al web, ma le informazioni che circolano in internet e tra le web community sono inaffidabili, poco credibili e non aiutano a trovare percorsi di cura.

Il nodo principale sta nel portare consapevolmente queste donne ad abbandonare il proprio atteggiamento di rassegnazione per adottarne uno di piena e attiva ricerca di informazione prima, e di possibili percorsi di cura poi passando ovviamente attraverso la decostruzione dei pregiudizi più diffusi e la riduzione del gap informativo esistente. Prima ancora di diffondere informazioni corrette sui farmaci esistenti, è necessario “fare cultura” e partire dall’abc diffondendo l’idea dell’incontinenza urinaria come un disturbo largamente diffuso, trattabile medicalmente e perciò stesso curabile” afferma Paola Tuè, Direttore del Dipartimento studi qualitativi, ISPO Ricerche.

L’informazione più importante è che oggi l’incontinenza urinaria da Vescica Iperattiva si può curare attraverso appropriate terapie farmacologiche: le opzioni oggi disponibili sono efficaci e permettono di contrastare o ridurre enormemente la sintomatologia.

I farmaci oggi disponibili sono i tradizionali antimuscarinici che agiscono sui recettori muscarinici presenti sul muscolo detrusore vescicale e nell’uretra, riducendo i sintomi di urgenza, frequenza e incontinenza, e l’innovativo mirabegron, il primo di una nuova classe di farmaci, agonisti dei recettori beta-3-adrenergici presenti sulla vescica, che si lega ad essi e con un meccanismo innovativo induce il rilassamento dei muscoli vescicali. La tendenza che si sta affermando è quella di impiegare mirabegron in prima linea” spiega Andrea Tubaro, Professore associato di Urologia alla Facoltà di Medicina e Psicologia, Università Sapienza di Roma e Responsabile U.O.C. di Urologia, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Roma.

Purtroppo le difficoltà di accesso a questi farmaci, non rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, sono uno degli aspetti che contribuiscono a peggiorare l’aderenza alla terapia, la sintomatologia, la quotidianità e il vissuto di queste donne che vivono l’incontinenza urinaria come una sorta di prigione fatta di silenzi, sofferenza e disagio.

L’incontinenza urinaria è ancora oggi un disturbo molto imbarazzante; le donne nella maggior parte dei casi non ne parlano spontaneamente, pur essendo assai frequente nella fascia d’età perimenopausale. La donna cela la sua malattia per salvaguardare la sua privacy, quasi a volersi tutelare, in parte a causa dell’educazione, in parte per un fatto culturale che considera la perdita di urine come qualcosa di ineluttabile, legato all’invecchiamento e che bisogna in qualche modo patire, senza sapere che ci sono invece trattamenti che potrebbero risolvere il problema” – osserva Michele Meschia, Direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale “G. Fornaroli”, Magenta.

 

PRO Format Comunicazione

Antibiotici nei bambini: in Italia se ne fa un uso scorretto

70mo congresso nazionale di pediatria

Oggi in Italia, gli antibiotici sono i farmaci più utilizzati in età pediatrica, soprattutto per il trattamento delle infezioni respiratorie e, secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio Arno nel 2011, gli antibiotici vengono utilizzati dal 42% dei bambini di età inferiore ad 1 anno, dal 66% di quelli di 1 anno, dal 65% tra i 2 e i 5 anni, dal 41% tra i 6 e gli 11 anni e dal 33% degli adolescenti tra i 12 e i 13 anni. E non è tutto. L’Italia risulta tra i Paesi europei con i livelli più elevati di antibiotico-resistenza. Negli ultimi 5 anni la resistenza agli antibiotici è aumentata: se nel 2003 si attestava intorno al 21%, oggi ha superato il 35%.

L’antibiotico, definito anche “l’antibiotico della paura” ha da sempre un effetto rassicurante: rassicura i genitori che vogliono un rimedio sicuro e veloce ed è una falsa sicurezza anche per i pediatri, che subiscono le pressioni.

Eppure, oggi, si sta assistendo ad un’importante inversione di rotta da parte dei pediatri italiani: gli antibiotici si devono assumere in modo appropriato a seconda del singolo caso e soltanto quando siano realmente necessari, cioè per combattere infezioni batteriche e non quelle virali, come spesso sono influenze e raffreddori. Questa è l’attuale raccomandazione delle società scientifiche di pediatria nazionali ed internazionali.

Se ne è discusso a Palermo in occasione del 70° Congresso Italiano di Pediatria dove i massimi esperti italiani e internazionali sono stati riuniti per fare il punto sulle nuove scoperte e terapie in ambito pediatrico.

Gli antibiotici sono farmaci preziosi – sottolinea la Prof.ssa Paola Marchisio, Dirigente Medico presso l’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano  - ma vanno usati correttamente e con equilibrio. E’ fondamentale che prima di prescrivere un antibiotico ci sia una diagnosi certa di infezione verosimilmente batterica da parte del pediatra, altrimenti si corre il rischio, come sta accadendo nel nostro Paese, che alcuni di questi farmaci spesso così abusati, perdano di efficacia. L’uso, ma soprattutto l’abuso degli antibiotici a cui abbiamo assistito in questi ultimi trent’anni nel nostro Paese, ha fatto sì che ormai il “bagaglio antibiotici” sia finito e che non possiamo contare su nuove molecole per almeno i prossimi 5 anni”.

Usare, quindi, gli antibiotici in modo responsabile significa tutelare la salute di tutti poiché il loro cattivo utilizzo rischia di rendere più “forti” i batteri e di aumentare la diffusione delle infezioni diminuendo le nostre armi per combatterle.

Le più recenti linee guida approvate dalla Consensus Confererence del 2013 su “l’Impiego giudizioso della terapia antibiotica nelle infezioni delle vie aeree in età pediatrica” indicano che l’uso dell’antibiotico è necessario, per esempio, nei casi di otite media acuta, rinosinusite,  polmonite e meningite.

Raccomandiamo sempre ai genitori – precisa la Prof.ssa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – che in caso di prescrizione medica di antibiotico, questo vada assunto in modo corretto. Il fai da te va sempre evitato: questi farmaci devono essere somministrati ai dosaggi raccomandati dal pediatra, con il numero di dosi indicate nell’arco della giornata e per tutto il tempo utile ad ottenere la completa eliminazione dei batteri che hanno causato la malattia, di solito per non meno di 7-10 giorni. Ed infine non bisogna mai utilizzare una confezione di antibiotico già aperta e utilizzata in precedenza”.

 

GAS Communication

App “UV Detector” di ZEISS: la protezione quotidiana degli occhi a portata di smartphone

UV Detector

Attraverso smartphone e tablet è possibile interagire con gli amici, controllare la posta elettronica, prenotare un viaggio o semplicemente controllare le previsioni meteo.

Conoscere in tempo reale se ci sarà il sole, se la giornata volgerà al bello o se la temperatura sarà costante ci permette di non trovarci impreparati e di scegliere l’abbigliamento più adatto. In questo periodo dell’anno l’arrivo delle belle giornate porta con sé notevoli vantaggi ma, anche, la necessità di proteggere i nostri occhi dai raggi solari.

Gli italiani sembrano ben informati sull’argomento ma poi agiscono diversamente da come dovrebbero.
Secondo una recente indagine1 9 italiani su 10 sono a conoscenza dei danni che provocano le radiazioni solari ma non fanno niente per evitare le conseguenze nocive di una scorretta esposizione al sole: il 40% del totale intervistati e il 60% di coloro che svolgono attività o sport all’aperto non usa, per esempio, crema protettiva e, come risulta da un’ulteriore indagine2, solo il 57,4% utilizza occhiali da sole. Si riscontra in generale una maggiore consapevolezza dei rischi del sole, tuttavia ancora 1/3 degli intervistati sottovaluta i pericoli durante l’esposizione non volontaria come in città, all’aria aperta, quando è nuvoloso e quando si pratica sport.

Per questo ZEISS, azienda leader nel settore dell’ottica e optoelettronica e da sempre attenta alle esigenze e al benessere visivo degli ametropi, ha deciso di mettere a disposizione di tutti gli utilizzatori di smartphone e tablet UV Detector, una nuova App che permette di rilevare l’indice di radiazione UV dell’ambiente circostante. Dopo l’app Stress Visivo, che permette di verificare il grado di stress visivo digitale, ZEISS lancia un nuovo strumento che dimostra l’interesse dell’azienda nei confronti della protezione visiva, sottolineando quanto questa sia importante in ogni condizione di luce.

In pochi semplici passaggi l’App fornisce indicazioni sull’indice UV, collegandosi direttamente ad una stazione meteo, fornisce suggerimenti sulla protezione necessaria per salvaguardare gli occhi dalle radiazioni solari e indicazioni su come ottenere la migliore performance visiva alle condizioni di luce circostanti.

All’interno della sezione UV Meter è possibile calcolare l’indice UV della posizione attuale in cui l’utilizzatore si trova ma anche il valore della radiazione
UV di una precisa località italiana. Una volta effettuato il calcolo l’app associa il
valore ad una scala cromatica in cui le tonalità che si avvicinano al rosso indicano una più ampia esposizione alle radiazioni solari. Vengono riportate anche le informazioni relative alla protezione necessaria associata al quel determinato valore UV (es. indossare occhiali da sole e cappelli con visiera, utilizzare creme protettive, ecc.) ed è possibile scoprire quale è la lente consigliata per una migliore visione in base alle condizioni di luce e alle radiazioni registrate.

UV Detector presenta anche una sezione dedicata alle Scale UV attraverso la quale fornisce informazioni sull’indice UV: si parte dal verde che indica un livello basso, per arrivare al rosso che indica un livello estremamente alto. Ad ogni indice, che comprende una serie di valori, sono associate informazioni relative all’intensità dei raggi solari, ai rischi per la pelle e per la vista, e alle fasce orarie in cui questi valori si possono riscontrare.

Per suggerire la migliore protezione, la sezione Gamma Lenti permette di valutare le caratteristiche delle diverse tipologie di lenti ZEISS (fotocromatiche Photofusion, vista-sole, polarizzanti SkyPol, ad alte prestazioni Skylet) attraverso spiegazioni testuali ma anche, e soprattutto, immagini. Le sezioni News e Website consentono di scoprire tutte le novità che ZEISS propone e leggere utili consigli su come prendersi cura del proprio benessere visivo.

1 Ricerca Gfk Eursiko “2001-2011: Italiani al sole
2 Indagine statistica Multiclient: «Occhiali da vista, da sole e lenti a contatto – consumer» – ed. 2012

Ufficio stampa Ketchum

Le allergie nei bambini: preveniamole con i probiotici

70mo congresso nazionale di pediatria

Da qualche decennio si assiste ad un preoccupante incremento della prevalenza di malattie allergiche: il 20% della popolazione europea è affetto da una forma allergica e, a livello mondiale, le patologie croniche più comuni nei bambini sono appunto le allergie. Per combatterle oggi abbiamo un’arma in più. Recentemente, infatti, è stata dimostrata la correlazione tra lo sviluppo di allergie ed altre patologie in età pediatrica e la composizione della microflora intestinale, il cosiddetto microbiota. Caratterizzato da un insieme di almeno 4 milioni di tipi di batteri diversi, il microbiota, che ha il grande potere di influenzare funzioni essenziali dell’organismo, tra cui quelle del sistema immunitario, protegge il bambino dalle aggressioni di microrganismi patogeni, prevenendo così la comparsa di molte infezioni. Qualora, però, la sua composizione venga alterata da fattori esterni, quali un’alimentazione scorretta o l’uso incongruo di farmaci, tra cui antibiotici, il bambino si trova esposto non solo a patologie dell’apparato gastrointestinale ma anche ad allergie e infezioni respiratorie.

Con l’obiettivo, quindi, di valutare strategie alternative di controllo della salute dei bambini, anche nel nostro Paese la comunità scientifica ha preso in considerazione le proprietà curative e preventive dei batteri probiotici (microrganismi non patogeni): evidenze scientifiche hanno dimostrato che intervenire con i probiotici, fin dai primi anni di vita sul microbiota, potrebbe segnare una svolta nella prevenzione e nel trattamento di molte patologie.

I probiotici hanno effetti benefici in tutte le fasi della vita, comprese le primissime -  sottolinea la Prof.ssa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – quindi intervenire precocemente sulla microflora intestinale attraverso i probiotici già a partire dall’infanzia, se non addirittura in fase prenatale, contribuisce a proteggere il bambino dallo sviluppo dei disturbi allergici stagionali e di numerose altre patologie. Il microbiota dei bambini è “vergine”, non presenta, infatti, al contrario dell’adulto, una storia precedente, pertanto l’assunzione di batteri favorevoli interviene sul sistema immunitario svolgendo un’azione importante di prevenzione”.

In questi ultimi anni la diffusione dei probiotici, contenenti Lactobacillus o Bifidobacterium per lo più in associazione con altri batteri, è aumentata notevolmente, tanto che l’OMS e la FAO nel 2011 hanno elaborato delle linee guida per chiarire i requisiti necessari di questi prodotti con l’obiettivo di garantire una maggiore sicurezza alimentare.

Sebbene le proprietà dei probiotici cambino a seconda del ceppo batterico, della patologia trattata, dell’età e delle condizioni di salute del piccolo paziente, gli effetti benefici dei probiotici sull’organismo richiedono, in generale, un’assunzione costante e prolungata nel tempo.

Tra gli alimenti a base di probiotici, i prodotti di fermentazione del latte e lo yogurt sono considerati quelli che maggiormente sono in grado di sopravvivere ai diversi processi della preparazione e di restare inalterati per la durata della conservazione del prodotto, senza modificarne la qualità.

 

GAS Communication

Mangiare carne cruda provoca il cancro del colon (e non solo)?

carne alla brace

Le carni rosse sono da tempo sul banco degli imputati come possibile fattore di rischio di tumore e da tempo si ritiene che sia il metodo di cottura, in particolare quella alla brace, il vero responsabile della loro cancerogenità. Ma la spiegazione potrebbe essere molto più complessa.

Il 21% di tutti i tumori umani – ha ricordato il professor zur Hausen, nel corso della sua lettura magistrale in occasione del conferimento del premio ‘Science of Oncology’ al congresso dell’ASCO, tenutosi a Chicago dal 30 maggio al 3 giugno scorso – sono correlabili a qualche forma di malattia infettiva; in particolare, l’1% circa di questi è attribuibile ad una parassitosi (es. Schistosomiasi, Clonorchis, Opisthorchis, ecc), il 35% circa ad una malattia batterica (es. Helicobacter pylori) e ben i 2/3 ad un’infezione virale (i virus dell’epatite B e C sono causa dell’epatocarcinoma, l’HPV è causa di carcinoma della cervice e dei tumori testa-collo; altri esempi di tumori correlabili ad infezioni virali sono ad esempio l’HIV 1 e 2, il virus di Epstein Barr, l’Herpes virus 8. E la scoperta di queste relazioni causali, ha avuto come importante ricaduta la messa a punto di vaccini preventivi per l’epatite B e per l’HPV, che proteggono rispettivamente da epatocarcinoma e cancro della cervice”.

Ma questa potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Una serie di indizi epidemiologici starebbero infatti ad ipotizzare un’eziologia infettiva per molti altri tumori umani, non ancora correlati ad un’infezione particolare.

Questi misteriosi virus trasmessi dalla carne di manzo poco cotta, non sono chiamati in causa solo per il cancro del colon; recenti segnalazioni, li correlano anche alla comparsa del tumore della mammella e del polmone (nei non fumatori). A suggerire una correlazione tra consumo di carni rosse e tumore della mammella è anche uno studio appena pubblicato su British Medical Journal, che ha analizzato i dati delle oltre 88 mila donne tra i 26 e i 45 anni, partecipanti al Nurses’ Health Study II.

QuotidianoSanità

Linfonodi ingrossati nei bambini: i pediatri SITIP presentano le nuove linee guida

70mo congresso nazionale di pediatria

Il tessuto linfatico è rappresentato nel bambino in modo più rilevante che nell’adulto. Fisiologicamente, infatti, il tessuto linfoide aumenta progressivamente dalla nascita fino a raggiungere un picco intorno agli 8-11 anni con successiva involuzione dalla pubertà in poi.

Le linfoadenopatie, cioè le alterazioni dei linfonodi per dimensione, numero e consistenza, nella maggior parte dei casi hanno origine infettiva e si risolvono spontaneamente nel giro di 4-6 settimane. L’origine può essere batterica quando è causata per esempio da Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes o malattie da graffio dei gatti o dei cani, o virale quando è causata da Citomegalovirus, Herpes simplex ed Epatite B.

Le nuove linee guida per la gestione delle linfoadenopatie che abbiamo presentato durante il Congresso di Palermo – sottolinea la Prof.ssa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – rappresentano uno strumento utile nella diagnosi e nel trattamento a domicilio e in ospedale del bambino con linfoadenopatia della testa e del collo ed hanno lo scopo di selezionare, alla luce delle migliori prove scientifiche disponibili, gli interventi più efficaci e sicuri per la gestione e le cure di queste patologie”.

Per un’anamnesi efficace delle linfoadenopatie è importante prendere in considerazione alcuni fattori: la dimensione del linfonodo, l’età del bambino e i segni e i sintomi di accompagnamento.

Dal punto di vista pratico, in età pediatrica un linfonodo può essere considerato anormale se ha un diametro superiore a 1cm nella zona cervicale o ascellare e 1,5cm nella zona inguinale. Linfonodi cervicali di dimensioni oltre 3cm andrebbero sempre considerati potenzialmente maligni.

L’età del bambino è un altro fattore di fondamentale importanza: se malattie come la leucemia linfoblastica acuta o il linfoma non Hodgkin esordiscono più frequentemente nel bambino di età inferiore ai 6 anni, carcinoma del rinofaringe o tiroide e linfoma di Hodgkin esordiscono prevalentemente oltre i 6 anni di età; le infezioni batteriche e le infezioni da micobatteri non tubercolari sono, invece, più frequenti nei bambini di età compresa tra 1 e 4 anni.

E’ importante ricercare, inoltre, la presenza di segni e sintomi di accompagnamento: la comparsa di febbre, rinite, tosse, rash o congiuntivite suggeriscono un’origine virale; graffi di animali domestici possono suggerire, invece, bartonellosi o infezione stafilococcica.

Altri fattori da analizzare quando si sospetta una linfoadenopatia sono, poi, una storia recente di infezione delle vie aeree, otalgia, punture di insetto, rash, contatto con animali, viaggi in aree a rischio, contatto tubercolare o ingestione di alimenti contaminati come carne cruda, latte o formaggio non pastorizzato.

 

In generaleaggiunge il Prof. Maurizio de Martino, Professore di Pediatria, Università di Firenze febbre persistente, aspetto settico e decadimento delle condizioni generali possono indicare un’infezione batterica severa. Quando si sospetta una linfoadenopatia acuta i dati della letteratura sono concordi nel consigliare un atteggiamento di vigile attesa: nella maggior parte di questi casi, soprattutto se coesistono febbre o rinite, si tratta per lo più di infezioni virali delle alte vie respiratorie. Nei casi di faringotonsillite acuta può essere presa in considerazione l’esecuzione del tampone faringeo per Streptococco”.

Se si è in presenza, invece, di linfoadenopatie acute correlate ad infezioni batteriche acute, alcuni autori suggeriscono di eseguire un ciclo di 10-14 giorni di terapia antibiotica e, qualora questa non si rivelasse efficace, come spesso accade nelle linfoadenopatie in forma subacuta e cronica, gli esperti suggeriscono di eseguire più approfondite indagini ematologiche ed ecografiche.

Nei casi più gravi, alcuni sintomi come febbre, astenia, una perdita di peso superiore al 10% ed esantema possono essere un campanello d’allarme per patologie croniche quali tubercolosi, immunodeficienze e neoplasie.

Sebbene la maggior parte delle linfoadenopatie della testa e del collo in età pediatrica sia legata a patologie infettive, oltre il 25% dei tumori maligni in età pediatrica si verifica a carico della testa e del collo e i linfonodi cervicali sono quelli più frequentemente interessati.

In accordo con le linee guida NICE (NICE Referral guidelines for suspected cancer 2005), i pediatri di SITIP, evidenziano come le caratteristiche che devono indurre a sospettare una patologia neoplastica siano le seguenti:

  • Linfonodi di dimensioni maggiori di 2cm
  • Aumento delle dimensioni linfonodali oltre le 2 settimane
  • Mancata riduzione delle dimensioni linfonodali dopo 4-6 settimane
  • Mancata regressione completa dopo 8-12 settimane
  • Alterazioni alla radiografia del torace
  • Presenza di segni e sintomi sistemici quali febbre, perdita di peso, sudorazione notturna.

 

GAS Communication

La prima volta … con AVIS

AVIS 14 giugno 2014

AVISAssociazione Volontari italiani del sangue ha presentato la sua nuova campagna di comunicazione in occasione della giornata mondiale del donatore di sangue (14 giugno 2014). La campagna ha come slogan “la prima volta” ed è stata rivolta ai potenziali nuovi donatori, ma anche a coloro che dopo la prima volta continuano a ripetere in maniera anonima, volontaria, associata, consapevole e periodica questo piccolo grande gesto di solidarietà.

Vogliamo trasmettere un messaggio che sia chiaro per tutti e che si possa adattare ai mille volti della nostra Associazione – ha commentato il Presidente nazionale, Vincenzo Saturnima un’attenzione particolare la dedicheremo ai più giovani, perché AVIS vuole rinnovarsi profondamente a tutti i livelli. Siamo nati nel 1927 e da allora moltissime sono state le sfide che abbiamo affrontato. I numeri, infatti, parlano chiaro: 1.338.000 soci iscritti, 2.105.000 unità di sangue e plasma raccolti nel 2013, 3.415 sedi presenti sul territorio e centinaia di gruppi giovani attivi con iniziative di promozione della cultura del dono e della solidarietà”.

La responsabile della comunicazione Claudia Firenze ha aggiunto:

abbiamo pensato ad una campagna che veicoli il nostro messaggio – positivo e giocato sull’emozione – su numerosi media: certamente quelli più innovativi, social e web 2.0, ma senza tralasciare i mezzi più tradizionali, come i manifesti o le locandine. Abbiamo delle comunità reali ancora prima che virtuali, dove i valori di sempre vengono declinati in nuove formule e modalità al passo con i tempi. Proprio per questo abbiamo deciso di lanciare la nuova campagna con un evento in contemporanea in moltissime città italiane. Il 14 giugno dalle 12.00 i nostri volontari, soprattutto giovani, si ritroveranno nelle principali stazioni italiane e altri luoghi molto frequentati per un grande iniziativa che saprà sorprendere non solo i passanti, ma anche i giornalisti che vorranno partecipare. Ci è sembrato giusto incontrare le persone, per presentare la campagna ed invitarle a donare con la passione, l’energia ed il sorriso sulle labbra che da sempre ci contraddistinguono”.

A dare un grande contributo alla promozione e diffusione di questa originale operazione ci sono tre supporter d’eccezione: Telecom Italia, Radio 105 e Corriere Sociale (media partner).

 

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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