Archivio per gennaio 2011

Uno studio associa il rischio di ictus nelle donne al consumo di carni rosse

In uno studio pubblicato sulla rivista Stroke condotto da Susanna C. Larsson del Karolinska Institutet di Stoccolma, emerge che mangiare carne rossa in grandi quantita’ aumenta il rischio di ictus per le donne. I ricercatori hanno rilevato che le donne che mangiavano almeno 102 grammi di carne rossa al giorno avevano il 42% di probabilita’ in piu’ di essere colpite da un ictus dovuto a un’ostruzione in un vaso sanguigno del cervello rispetto a quelle che ne consumavano meno di 25 grammi al giorno. A supporto dell’esito della sperimentazione, Larsson e colleghi hanno esaminato, iniziando dal 1997, i dati relativi a 34.670 donne con età compresa tra 39 e 73 anni non affette da malattie cardiovascolari e cancro: in 10 anni 1.680 delle donne, il 4%, hanno registrato un ictus. “Questi risultati – dichiarano i ricercatori – meritano conferma attraverso ulteriori ampi studi prospettici e studi sperimentali che approfondiscano i possibili meccanismi biologici”.

  

Per approfondimenti

 

 

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Kryptonite, adesivo biocompatibile per saldare lo sterno

 

Si chiama Kryptonite, come il minerale del pianeta di Superman, ed è una colla dagli effetti sorprendenti. I chirurghi la useranno per saldare lo sterno, dopo averlo aperto per un intervento al cuore. La guarigione dell’osso condiziona notevolmente la respirazione e i dolori post operatori, e in genere ha un decorso che dura settimane, ma può essere più rapida se invece di usare le convenzionali suture si utilizza questo nuovo adesivo biocompatibile.
La Kryptonite è un dispositivo già registrato anche in Europa. I primi risultati della sua sperimentazione, già nel 2009, su 20 pazienti erano stati incoraggianti.
Ora, i risultati di una seconda sperimentazione su oltre 500 pazienti negli ospedali di Canada e Stati Uniti sono stati presentati al Canadian Cardiovascular Congress 2010. I dati sembrano davvero confermare che il nuovo cemento osseo possa migliorare la qualità del recupero dei malati di cuore dopo un intervento chirurgico a torace aperto.
“Lo sterno guarisce in 24 ore invece che in settimane” sostiene Paul W.M. Fedak, cardiochirurgo al Foothills Medical Centre dell’Università di Calgary, in Canada, che ha già sperimentato la colla ultrapotente su diversi pazienti con ottimi risultati. “Ora ne stiamo reclutando più di 500 in tutto il mondo per un nuovo test, lo STICK Trial (STernal Innovative Closure with KryptoniteTM), tra un paio di anni dovremmo avere i risultati” ha dichiarato Fedak.
Con la nuova procedura, il dolore è ridotto perché il legami della Kryptonite si formano in modo rapido ed efficace e risaldano lo sterno. I chirurghi hanno dichiarato che l’osso si salda in poche ore, riducendo i tempi di recupero del 50% permettendo ai pazienti di tornare alle proprie attività molto più rapidamente.
Secondo quanto riportato nel corso del Congresso il nuovo adesivo è in grado di aumentare la resistenza meccanica della chiusura dello sterno da 5 a 10 volte rispetto alle normali suture. I pazienti, manifestando meno dolore, hanno una minore necessità di assumere farmaci antidolorifici, e inoltre la respirazione è meno faticosa nel post-operatorio. Si accelerano quindi i tempi di recupero e la salute generale dei pazienti ne trae giovamento. Si abbatte inoltre il numero di complicanze, come infezioni della ferita e separazione delle ossa.
I risultati della ricerca non hanno mostrato inoltre effetti indesiderati associati o complicanze dopo un anno di follow-up.
“Si stima che solo in Canada siano eseguiti ogni anno 29.000 interventi chirurgici che richiedono sternotomia, e nel mondo sono 1,4 milioni” ha affermato la dottoressa Beth Abramson, portavoce della Heart and Stroke Foundation “Questa procedura potenzialmente rivoluzionerà il recupero chirurgico in tutto il mondo, aumentando la funzionalità e migliorando notevolmente la qualità della vita, e in ultima analisi, consentendo di risparmiare soldi al sistema sanitario nazionale.” Il vantaggio della Kryptonite è anche la sua semplicità, si applica in cinque minuti senza bisogno di particolari attrezzature.

Paracetamolo, Usa lancia allarme: possibili danni per il fegato

 

Mentre l’influenza sta per raggiungere il picco stagionale la Food and Drug Administration mette in guardia sui possibili rischi legati all’assunzione di paracetamolo, farmaco comunemente usato nel trattamento dell’influenza.

In Italia il farmaco è comunemente conosciuto con i nomi commerciali come Tachipirina o Efferalgan e si tratta di un medicinale analgesico e antipiretico per il quale non è necessaria la prescrizione medica. In un recente rapporto FDA  mette in guardia i consumatori sulla tossicità del paracetamolo per il fegato, specie se si supera la dose di 325mg per compressa.

Come riferisce Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori), in Italia esistono confezioni da 125 fino a 1000mg e in più il farmaco non è soggetto a prescrizione medica.

Questo spesso induce i consumatori a considerare il medicinale “non pericoloso” nonostante nel foglio illustrativo sono indicati i tutti gli effetti collaterali derivati dall’abuso di paracetamolo: si va dai danni epatici a quelli renali e del sangue, nonché il percolo di scatenare reazioni allergiche.

Per questo l’Aduc ha sollecitato il Ministro della Salute, Ferruccio Fazio, a valutare le indicazioni provenienti dalla società statunitense che, oltre a limitare il dosaggio giornaliero del paracetamolo a un massimo di 4grammi, suggerisce di consultare sempre il farmacista o il medico di base prima di assuemre il farmaco, perché potrebbe essere presente in diversi medicinali.

Google Body Browser, per esplorare il corpo umano

 

Google Body Browser è un atlante anatomico 3D realizzato da Google e risulta tra i nuovi progetti in corso su Google Labs (sito in cui vengono proposti numerosi prodotti non ancora definitivi dell’azienda). Il principio di funzionamento è esattamente come quello di Google Earth, ma invece di esplorare il pianeta Terra nelle tre dimensioni, è possibile navigare all’interno del corpo umano, dalle superfici cutanee fin dentro le ossa, ripercorrendo l’apparato circolatorio e il sistema nervoso. Ciò che lo rende straordinario è la massima precisione in ogni piccolo dettaglio e una risoluzione ad altissima definizione.

Per avere accesso al Body Browser è necessario installare Google Chrome oppure un browser con supporto HTML 5 e WebGL, come Firefox 4 beta. Le immagini sono state fornite dall’azienda Zygote Media Group, specializzata in dati tridimensionali, utilizzati anche nell’industria cinematografica, nei videogiochi e nelle aziende sanitarie.

Al momento è esplorabile solo il corpo femminile, a breve sarà disponibile anche quello maschile, rendendo l’applicazione uno strumento utile a fini didattici e divulgativi.

Il fondatore di Google, Larry Page, ha sempre affermato che uno dei principali compiti del suo motore di ricerca è quello di dare informazioni dettagliate sulla salute. La seconda parola più cliccata online è “cuore“, ovviamente nelle varie lingue e l’80% dei navigatori cerca abitualmente informazioni sulla salute. Inoltre, il 29% dei ragazzi di età compresa tra i 19 e i 29 anni usano internet dal proprio telefonino anche per ottenere notizie riguardanti la salute.

Cellulite addio con gli estratti di zucca

 

Che cosa c’è di più benefico ed efficace che prendersi cura di sé e della propria forma fisica attraverso le risorse che offre la natura, stagione dopo stagione? In inverno, la diminuzione delle ore di luce coincide con la modificazione di alcuni ormoni capaci di influenzare l’equilibrio dell’organismo e non è un caso che la natura ci metta a disposizione frutti e ortaggi pieni di energia, come la zucca.

Il colore giallo-arancio, che evoca il sole, secondo la cromoterapia aiuta la digestione, rinforza i nervi e il sistema ghiandolare, attiva la circolazione sanguigna e quella linfatica. I cibi di color giallo e arancio sono una fonte privilegiata di betacarotene, un carotenoide con una potente azione antiossidante, precursore della vitamina A, importante nella funzione immunitaria, per la vista e per il mantenimento e la riparazione dei tessuti. La zucca costituisce un ottimo anti-cellulite, perché è un concentrato di virtù depurative e snellenti ed è ricca di sostanze protettive, vitamine e minerali. Altamente saziante e allo stesso tempo poco calorica (solo 15 calorie per etto), la zucca regolarizza l’intestino, drena e rigenera la pelle attraverso un’efficace azione antiage e di riequilibrio idrico a livello cellulare, che previene e attenua la formazione di cellulite.

La zucca: riattiva circolo e collagene | La zucca è un ottimo diuretico e regolatore intestinale e il consiglio è quello di gustarne il centrifugato. Se infatti l’intestino lavora in modo regolare (azione garantita dalle fibre di cui è ricca la zucca), il fisico trattiene meno liquidi e meno grassi. In caso di cellulite, favorire la depurazione e sgonfiare dai liquidi in eccesso è un’operazione fondamentale, che la zucca riesce a svolgere in modo ottimale grazie all’alta concentrazione d’acqua della polpa e alla buona percentuale di potassio che contiene. Il betacrotene di cui è ampiamente pigmentata ripara i tessuti e svolge un’azione antiossidante contro gli effetti nocivi dei radicali liberi, mentre la vitamina C riduce la fragilità capillare ed è necessaria alla produzione di collagene, la proteina che mantiene elastica la pelle.

I semi di zucca sono diuretici e contrastano la cellulite | Nei semi oleosi della zucca si trovano nutrienti importanti come gli acidi grassi essenziali, le cucurbitine, i fitosteroli, minerali e oligoelementi tra cui cloro, ferro, fluoro, iodio, potassio, calcio, rame magnesio, manganese, sodio, fosforo, zinco e vitamine (A, E e del gruppo B). Una volta essiccati, i semi si prestano a essere utilizzati come snack, aggiunti al muesli o alle insalate. Non dimenticare per tutto il mese, ogni giorno, di gustare a colazione un vasetto di yogurt bianco con un cucchiaio di semi di zucca e un cucchiaio di miele: è un potente rassodante.

Usa la scorza per il gommage | Se hai acquistato una zucca con la scorza bitorzoluta, non gettarla dopo aver asportato la polpa! Tagliane un pezzetto, lavala bene e usala per fare un gommage sulle zone del corpo più gonfie e asfittiche: ravviva la circolazione linfatica.

Sclerosi multipla: un problema non solo immunologico


Il principale effetto positivo di un farmaco da poco approvato dalla FDA, il fingolimod, non sarebbe legato alle sue  proprietà di immunomodulazione, ma un’azione diretta sul sistema nervoso centrale
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Nella sclerosi multipla è in azione un processo biologico finora sconosciuto. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori della Scripps Institution che stava approfondendo i meccanismi d’azione del fingolimod, il primo farmaco orale per il trattamento delle forme recidivanti di sclerosi multipla che nel settembre scorso è stato approvato dalla FDA statunitense. La scoperta è descritta in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences. 

Finora si riteneva che il farmaco agisse sul sistema immunitario mal funzionante del paziente in modo da prevenirne l’attacco ai tessuti cerebrali. Gli studi sul farmaco avevano infatti mostrato che, fra i suoi effetti, uno molto importante era la fosforilazione di un particolare tipo di recettori, detti S1PR, presenti sulla superficie di alcune specifiche cellule. La fosforilazione determina l’internalizzazione del recettore nella cellula e la sua distruzione. Un sottotipo di questi recettori, i S1P1, ha un ruolo critico nel rilascio dagli organi linfatici dei linfociti, che nei pazienti con sclerosi multipla possono danneggiare le cellule del sistema nervoso. L’ipotesi di base era dunque che fosse proprio la distruzione di questi recettori a determinare gli effetti positivi del farmaco. Dato però che la famiglia di recettori S1PR è ampiamente espressa nel cervello, il gruppo di ricerca diretto da Jerold Chun, lo scopritore di questo tipo di recettori, ha ipotizzato che il farmaco potesse avere una particolare attività a livello cerebrale. Per testare l’ipotesi, i ricercatori hanno alterato geneticamente alcuni topi in modo che la S1P1 fosse assente solo nel sistema nervoso centrale (SNC), e non delle cellule del sistema immunitario. “Se fossimo di fronte a un effetto puramente immunologico, e il SNC rappresentasse solo uno ‘spettatore’, allora non dovrebbe esserci alcuna conseguenza dalla rimozione di questi recettori dal SNC”, ha detto Chun.
Ma questo non è ciò che hanno riscontrato i ricercatori. Il silenziamento dei recettori S1PR nel cervello dei topi trattati affetti da encefalite autoimmune sperimentale, l’analogo murino della sclerosi multipla, porta a una forma meno severa della malattia, ma la somministrazione del farmaco – che continuava ad agire a livello delle cellule del sistema immunitario – su  questi stessi topi non sortiva alcun ulteriore effetto benefico. I risultati suggeriscono quindi che il principale effetto positivo del farmaco vada ricercato all’interno del sistema nervoso centrale. “Si tratta di un risultato sorprendente, soprattutto se si considera che le attuali terapie per la sclerosi multipla si focalizzano sul versante immunologico. Che si possa alterare il corso della malattia attraverso i segnali S1PR nel sistema nervoso centrale indica una nuova strada per trattare la sclerosi multipla”, ha concluso Chun. 
 

Sterilità, a rischio chi va in bicicletta più di 5 ore alla settimana

 

La rivista americana “Fertility and Sterility” ha pubblicato uno studio condotto da ricercatori della Boston University, nella quale si afferma che andare in bici più di 5 ore a settimana può causare problemi di fertilità.

Il campione preso in considerazione è stato di 2261 uomini, che tra il 1993 e il 2003 avevano richiesto ad una clinica specializzata, di poter effettuare la fecondazione assistita.

Nel momento della richiesta è stato fatto compilare ad ognuno di essi un questionario, nel quale erano presenti specifiche domande riguardanti le attività sportive praticate. Dall’analisi delle risposte è venuto fuori che i sedentari avevano il 25% di probabilità di avere una bassa conta di spermatozoi, mentre i ciclisti, anche non professionisti, che andavano in bici per almeno 5 ore a settimana avevano una probabilità maggiore, di circa il 31%.

Inoltre, il rischio di bassa motilità degli spermatozoi era di circa il 40% nei ciclisti, mentre per i sedentari la percentuale si abbassava di molto, attestandosi al 27%.

Le altre attività sportive presenti nel questionario sembrano non avere dirette conseguenze sulle cause di sterilità. Gli studiosi si sono mostrati molto cauti nel riportare il risultato della loro ricerca, osservando: “E’ comunque ancora presto per trarre conclusioni, soprattutto perché il gruppo studiato era fatto di uomini che si erano rivolti a una clinica per la fertilità, e quindi con una maggiore probabilità di avere problemi. Per avere conferme bisognerà ripetere la ricerca su un campione più ampio“.



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