Archivio per marzo 2011

Dai spazio alle intuizioni: “illuminano” il cervello

 

Le intuizioni sono “doni” del cervello che spesso vengono ignorati; se ascoltate possono migliorare la qualità della nostra vita.

Quando il cervello partorisce un’intuizione | Non si sa da dove vengano le intuizioni, né le si può forzare. Entrano all’improvviso nei nostri pensieri e nel nostro tempo, portandoci un’immagine, una frase, l’idea di una nuova possibilità che ci aspetta e spesso svaniscono con la stessa rapidità, senza che a volte riusciamo più neanche a ricordarle. Le intuizioni sono quei fenomeni per i quali la mente accede di colpo a una visione diversa di un aspetto della nostra realtà. Tutti le abbiamo, anche se c’è chi vi è più predisposto di altri, ma non tutti siamo pronti a dar loro l’importanza che meritano. Anzi, la vita frenetica nella quale siamo calati ci spinge spesso a ignorarle o a trattarle come elementi di disturbo rispetto a quello che ci siamo prefissati di fare. Non dare mai ascolto alle intuizioni può appesantire il lavoro del nostro cervello e porta spesso all’infelicità.

Le intuizioni: i campanelli d’allarme del nostro cervello | Lo si vede bene durante i periodi di crisi: spesso la persona riconosce che, molto prima di cadervi, aveva intuito che avrebbe potuto agire diversamente. Oppure ricorda che tempo prima, mentre stava facendo una scelta “in piena consapevolezza”, aveva avuto per un attimo l’intuizione che non fosse quello giusta, (per esempio quando si sta per cambiare casa o lavoro o si sceglie un nuovo indirizzo di studi, oppure ci si sta sposare). E sono proprio le intuizioni di un nuovo possibile modo di essere a orientarci quando troviamo finalmente la via d’uscita della crisi. Esse cioè, pur nella loro apparente evanescenza, contengono in molti casi un elemento di trasformazione che viene dalle profondità autentiche del soggetto, oppure un semplice suggerimento che tuttavia può rivelarsi prezioso. Perciò una mente che non dà loro spazio e che, al contrario, cerca di zittirle, perde una funzione fondamentale che dà respiro all’attività psichica e la rende capace di rinnovarsi: perde una “finestra” che guarda sull’inconscio, sui suoi bisogni e, chissà, forse a volte sul destino stesso della persona.

Intuizioni: la loro importanza per il cervello | Ciò non significa ovviamente che tutte le intuizioni siano portatrici di verità, ma che ogni tanto, soprattutto quando una di esse si presenta più di una volta, è meglio fermarsi a riflettere su ciò che essa ci sta proponendo. Perché se da un lato molte scelte quotidiane non possono prescindere dalla razionalità e dal buon senso, dall’altro ci sono momenti di vita in cui è necessario agire d’intuito. E l’intuito, se anche non mette al riparo dall’errore, quando non sbaglia trova una risposta molto più appagante di quella che si raggiunge attraverso la logica e la programmazione.

Quando arriva l’intuizione non giudicarla in fretta: aiuta il cervello a trovare la soluzione migliore

Trattienila. Quando arriva dal tuo cervello un’intuizione “forte”, che ti disorienta e che senti importante, non rimandarla a un dopo in cui non la ricorderai, ma fai il possibile per “fermala” subito. Puoi scriverla su un foglio, sul pc o sul cellulare, così da poterla osservare con calma più tardi.

Aspetta. Una volta fermata, non giudicarla subito come utile o inutile, come una grande verità o un sonoro abbaglio. Lascia che “sedimenti” per un po’, a seconda della situazione (da qualche ora a qualche giorno). Poi ritorna su di lei e riflettici, senza interferenze A meno che si ripresenti da sola. Nel qual caso è molto probabile che contenga qualcosa da prendere in seria considerazione.

Discerni. L’idea o l’immagine che l’intuizione propone può essere irrealistica o impraticabile, ma ciò non esclude che possa contenere aspetti simbolici che, se compresi, sono illuminanti. Ad esempio l’intuizione di se stessi felici in un viaggio solitario in terre sconosciute può rivelare la necessità di conoscersi di più e di ridurre la vita sociale. Perciò prova a comprenderla nella sua essenza.

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Tumore all’utero, mamme ignorano il vaccino contro il papilloma virus

 

Nonostante le costanti campagne di informazione, il grande sforzo comunicativo, teso ad unire scuole, famiglie, ambulatori e presidi medici, oltre metà delle mamme italiane è completamente ignara della possibilità di vaccinare la propria figlia contro l’HPV, il temibile virus del papilloma umano.

Il responsabile di numerosi casi di cancro e soprattutto del frequente tumore al collo dell’utero, può essere reso assai più innocuo, grazie ad un semplice ed immediato vaccino, rivolto alle adolescenti tra i 10 ed i 12 anni, prima dell’inizio della propria vita sessuale.

Secondo il report dell’Istituto Superiore di Sanità, a vaccinarsi contro l’HPV sono poco più della metà delle ragazzine nate nel 1997, per le quali è stata prevista dal Ministero della Salute una campagna di vaccinazione gratuita, mentre per tutte le restanti fasce d’età limitrofe la vaccinazione contro il papilloma virus, rimane per lo più sconosciuta.

A frenare la progressiva immunizzazione della giovane popolazione femminile in Italia, sono nella stragrande maggioranza dei casi proprio le mamme che non dimostrano eccessiva fiducia nella sicurezza e garanzia di efficacia del vaccino, sono scarsamente informate su rischi legati alle infezioni genitali femminili e manifestano spesso imbarazzo nel dover trattare l’argomento con le proprie figlie.

Ad acuire tale fenomeno di scarsa partecipazione alla campagna di prevenzione, ci pensano le informazioni sommarie e spesso contrastanti sui rischi e pericoli legati alla somministrazione del vaccino ed il costo, particolarmente impegnativo, azzerato solo per la campagna di vaccinazione del 2008, rivolta alle adolescenti nate nel 1997.

Infine, lo ricorda Enrico Garaci, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, il vaccino non sostituisce lo screening periodico mediante pap test, che tutte le donne sono tenute annualmente ad effettuare per prevenire e curare in tempo lesioni ed infezioni dovute all’azione del papilloma virus.

“Alle donne dai 25 anni di età viene raccomandato di sottoporsi allo screening in grado di evidenziare lesioni precancerose causate da vari tipi di virus papilloma (HPV) ma solo il 40% delle donne italiane lo effettua nell’ambito dei programmi pubblici. Anche in questo caso, dunque, non bisogna allentare le campagne informative e di sensibilizzazione”.

E’ importante, quindi, proseguire negli sforzi di informazione e diffusione delle conoscenze di base relative al papilloma virus e relative alle malattie che riguardano l’apparato riproduttivo femminile.


La molecola che aiuta a ricordare di più

Si chiama Igf II e iniettata direttamente nel cervello aumenta la memoria, almeno nei topi. Lo studio su Nature.

 C’è una molecola dietro la capacità di fissare per sempre nella memoria qualcosa che si è appena appreso: il fattore di crescita insulino-simile (o IGF II). Iniettato nel cervello dei ratti (in particolare nell’ippocampo), l’Igf II sembra potenziare notevolmente le capacità mnemoniche degli animali. A patto, però, che sia somministrato durante una precisa e stretta finestra temporale: immediatamente dopo la fase di apprendimento (consolidamento della memoria), e subito dopo aver richiamato un ricordo vecchio al massimo un paio di settimane (riconsolidamento).

 

Lo afferma, su Nature, uno studio firmato dall’italiana Cristina Alberini, Ph.D presso la Mount Sinai School of Medicine di New York, e finanziato dal National Institute of Mental Health (Nimh). Che l’Igf-II giocasse un ruolo chiave nella memorizzazione, Alberini e colleghi lo sospettavano da tempo. Avevano già scoperto, infatti, che è particolarmente concentrato proprio nell’ippocampo, dove sembra servire alla rigenerazione e alla riparazione dei tessuti. Per capire come lavora la molecola, i ricercatori hanno usato un noto test: quello del ricordo della paura. Hanno seguito il viavai di alcuni ratti all’interno di un percorso dopo che gli animali avevano associato una certa area a una lieve scossa elettrica. Più un ratto evitava accuratamente quella zona, più vivo doveva essere i ricordo del dolore. Gli studiosi si sono allora resi conto che questo tipo di apprendimento aumenta l’espressione naturale di IGF-II nell’ippocampo. Partendo da questa osservazione, Alberini ha pensato di iniettare il fattore di crescita direttamente in quest’area durante le fasi di consolidamento e di riconsolidamento del ricordo. Risultato? Notevole: la memoria dei ratti è aumentata improvvisamente e l’effetto è durato per alcune settimane. Un esame del cervello degli animali ha anche rivelato che Igf-II ha rafforzato le connessioni tra i neuroni (le sinapsi) e agevolato i meccanismi di base della memoria di lungo termine. 

E’ in questo modo che Igf-II rafforza la memoria e ritarda il suo naturale declino“, ha sottolineato la neuroscienziata.

Le possibilità da esplorare? ” Potremmo cercare di capire se il fattore di crescita sia in grado di potenziare anche altri tipi di memoria e, magari, essere usato per rimpiazzare un ricordo traumatico“, continua Alberini. Se così fosse, le ricerca potrebbe fornire indizi per nuovi trattamenti degli stati ansiosi e dei disordini post-traumatici“. 


“La salute è informazione, non scienza”

La nostra salute dipende da quanto siamo informati. Lo sostiene Thomas Goetz in una memorabile TED Conference ripresa dall’irriverente blog di Politica sanitaria DottProf.

Goetz è l’executive editor di Wired. Dopo dieci anni di vita da giornalista è tornato a scuola per prendere il Master in Public Health alla UC di Berkeley. Chi ha letto il suo libro “The decision tree”, uscito l’anno scorso, ha detto che Goetz prevede il futuro dell’assistenza sanitaria meglio di chiunque altro sul pianeta.

Nella sua TED Conference, Goetz sostiene che la salute delle persone dipende da quanto e da come sono informate; in un passaggio chiave della sua “lezione”, ti convince che l’informazione ha senso solo se riesce a indurre un cambiamento positivo. Fa l’esempio di una cosa che funziona, quei display che sulla strada ti dicono a quanto stai andando in automobile: stai per entrare in un centro abitato e il segnale luminoso ti dice che vai a 70 km/h. Al di sotto, un cartello ti dice: 50. È quasi sicuro che freni o comunque rallenti. Ecco il loop positivo che dall’informazione ti porta verso una scelta e la decisione di cambiare. Successivamente, Goetz mostra gli stampati delle nostre analisi di laboratorio o della visita cardiologica: qualcuno ci capisce qualcosa? Con tutti i soldi che girano intorno alla Sanità, possibile non si possa fare di meglio? Il “paziente” vuole sapere cosa ha, qual è la gravità o il livello di rischio e cosa può fare per star meglio o per vivere più sereno. Punto. Perché tutte quelle cifre incomprensibili?

Per non parlare dei farmaci. Ci vorrebbe davvero poco a preparare delle schede sintetiche sui medicinali, dei Drugs Facts. A che serve, quali controindicazioni, come prenderlo. Punto (un altro). La conferenza dura 16 minuti. Da non perdere.

Chirurgia estetica delle parti intime

 

“Ora mi sento libera, semplicemente normale”. Così ha commentato in un articolo del New York Times una 39enne istruttrice di Yoga di Boston, rigorosamente anonima, il suo stato d’animo dopo un intervento di chirurgia estetica che aveva come obiettivo non un lifting che attenuasse le rughe del viso, il rassodamento del seno o dei glutei, oppure una liposuzione alle cosce, bensì il ringiovanimento della parte del corpo di una donna più ”privata” e intima, la vagina.

Come molte donne della sua età, era insoddisfatta del proprio corpo e pensava che un piccolo ritocco chiesto al chirurgo estetico potesse aiutare ma, con una decisione dettata da una solida autocoscienza, la donna, abituata a regalare la capacità di star bene con sé stessi nell’intimo con le sue sedute meditazione, ha deciso per una volta di pensare al proprio corpo dedicandosi al suo ”intimo”, inteso però come area genitale.

Si tratta del nuovo trend della chirurgia estetica, scoppiata negli Usa e che ora sta dilagando e pare abbia contagiato anche le donne italiane. Tra le richieste più gettonate ci sono il rassodamento dei muscoli vaginali rilassati dopo il parto o con l’invecchiamento, detto vaginopalstica, la correzione e riduzione delle labbra quando esse hanno una forma troppo irregolare, sgradevole o dimensioni troppo grandi, detta labioplastica, la liposuzione dell’area del pube e perfino la riparazione dell’imene. Insomma, praticata da una decina di anni, la chirurgia estetica intima fra le donne non è più un tabù e spesso viene utilizzata per risolvere una situazione di disagio psicologico. Finora tali interventi erano riservati alla cura di problemi medici come l’incontinenza, le malformazioni congenite o le lesioni legate al parto, ma ora prevale l’aspetto estetico. In meno di due ore e a un costo tra 2000 e 5000 euro, il chirurgo promette una vagina nuova di zecca. E c’è anche chi, per circa 2000 euro, chiede che le venga ridata la verginità e il medico ricostruisce l’imene. Gli interventi tendono, oltre che al ringiovanimento vaginale, con un conseguente miglioramento del ”look” genitale, anche ad accrescere la soddisfazione sessuale. Anche i chirurghi che non praticano o non pubblicizzano interventi di questo tipo ammettono di ricevere ogni mese numerose richieste tese ad ottenere questi risultati.

Il dottor V. Leroy Young, presidente della task force dedicata all’argomento, nata nel 2004, nell’ambito dell’American Society of Aesthetic Plastic Surgeons, sottolinea come l’entusiasmo attorno a questa area della chirurgia estetica sia molto forte, e in costante aumento. Negli Usa sono comparse addirittura campagne pubblicitarie per incentivare gli interventi di chirurgia vaginale, che risulta essere la terza procedura chirurgica in ordine di crescita. Oltre che ragioni di tipo puramente estetico o legate all’attività sessuale, gli interventi hanno anche motivazioni anatomiche, in quanto in molte donne le dimensioni delle grandi labbra possono provocare dei problemi nell’indossare pantaloni stretti o nel praticare attività sportive come ciclismo o equitazione. Non ultime sono le motivazioni legate al marketing della moda intima, che esige perizoma, bikini, tanga ed altri capi sempre più ridotti e che mettono l’area genitale più in vista che in passato, con relativa necessità di curare con più attenzione anche l’estetica dell’area intima. Una piccola minoranza degli interventi, in particolare quelli di ricostruzione dell’imene, è praticata per motivazioni etniche o religiose per le quali certe donne esigono la verginità, anche se affidata al bisturi. Gary J. Alter, un chirurgo plastico e urologo con studi a Beverly Hills e Manhattan sottolinea l’attenzione delle donne al look, ad esempio per quanto riguarda la rasatura dell’area pubica, un segnale della crescente attenzione all’estetica anche di ciò che di solito è nascosto. Bernard H. Stern, ginecologo di Fort Lauderdale, in Florida, si è ormai da dieci anni concentrato esclusivamente sulla chirurgia estetica genitale e le richieste si sono quadruplicate: 4-5 interventi al giorno per pazienti provenienti sia dagli Stati Uniti che dall’estero. Un business che lui stesso definisce altamente redditizio, con tutta la soddisfazione dei pazienti.

Secondo la rivista americana Self, che ha condotto un’indagine proprio sull’argomento, 1 persona su 10 ha risposto che “considera la chirurgia delle parti intime come qualcosa che aiuta a sentirsi meglio e più sexy”. La paziente tipo è in genere una donna intorno ai 40 anni, professionista, che accusa un disagio dovuto alle conseguenze di gravidanze pregresse, o a oscillazioni di peso, e che vuole migliorare una parte anatomica che, pur essendo nascosta, rimane il centro della femminilità.
E il boom di questi interventi sembra toccare proprio ogni parte del mondo. In Australia, uno studio recentemente realizzato da Medicare ha rivelato che negli ultimi 10 anni il numero di richieste di operazioni per il ringiovanimento vaginale è triplicato. In Inghilterra, come riporta l’Harley Medical Group, il numero di donne che si sono rivolte al chirurgo per rimodellare le proprie parti intime sono aumentate in media del 30% dal 2006 a oggi. Ma nel 2009 le operazioni fatte tramite il sistema sanitario nazionale inglese sono cresciute addirittura del 70% rispetto all’anno precedente. Anche la Spagna si è adeguata a questo trend: secondo la Sociedad Espanola de Cirugia Plastica Reparadora y Estetica, nonostante la crisi che ha colpito anche il settore della chirurgia estetica, penalizzandolo con una contrazione del 30%, la chirurgia ‘intima’ continua a registrare un vero e proprio boom ed è aumentata, solo nell’ultimo anno, del 20%.

 

Tecnica innovativa per gli interventi al cuore

 

Per la prima volta in Italia è stata eseguita presso la Cardiochirurgia dell’Ospedale Molinette di Torino la riparazione di una valvola mitralica con metodica mininvasiva transapicale e a cuore battente. Con questo primo innovativo intervento è partita così la sperimentazione sull’uomo a livello italiano di posizionamento di corde tendinee transapicali.

Il 24 gennaio scorso l’équipe del professor Mauro Rinaldi (Direttore della Cardiochirurgia dell’Ospedale Molinette), coadiuvata dalle équipe cardiologiche del professor Fiorenzo Gaita e del dottor Sebastiano Marra, ha effettuato questo intervento su un paziente di 52 anni di Torino, affetto da prolasso della valvola mitralica con insufficienza severa. Sono state inserite tre neocorde in goretex dall’apice del ventricolo sinistro.

Una tecnica innovativa e rivoluzionaria assolutamente mininvasiva. Non si effettua, infatti, l’apertura dello sterno come in precedenza, ma una microtoracotomia sinistra. La novità assoluta è che l’intero intervento è eseguito a cuore battente senza circolazione extracorporea. Si tratta insomma di una riparazione fisiologica della mitrale. Il paziente è ritornato nel reparto di degenza subito dopo l’intervento ed è in ottime condizioni generali. Si prevede una degenza di 4 giorni, anziché 8 come nel caso dell’intervento tradizionale.

La suddetta operazione chirurgica si potrà effettuare in gran parte dei casi di prolasso della mitrale, che è la prima causa di insufficienza mitralica nella popolazione. Essendo in via sperimentale, questo innovativo intervento non ha ancora ricevuto il marchio CE, ma se tutto andrà bene e se si raggiungerà con successo la quota di 30 pazienti operati, lo si potrà ottenere già entro la fine dell’anno. In questo modo questa nuova tecnica potrà diventare di ordinaria amministrazione per tutti i pazienti affetti da insufficienza mitralica da prolasso. Una vera e propria svolta.

 

Energy drink sono molto pericolosi!

 

Gli energy drink sono pericolosi per la salute, e andrebbero controllati con più attenzione dalle Autorità. Lo afferma un editoriale pubblicato dal Journal of the American Medical Association (Jama), che ha evidenziato i rischi derivanti dall’abuso di queste bevande.  “Le azioni in alcuni paesi contro la fabbricazione di bevande in cui energy drink e alcolici sono già mixati è stato un primo passo importante, ma bisogna continuare l’azione – scrive Amelia Arria, dell’Università del Maryland – gli individui possono infatti ancora mixare le bevande da soli, inoltre non esiste nessuna regolazione della quantità di caffeina che questi drink possono contenere”. Secondo l’editoriale sono tre i pericoli principali per la salute derivanti dagli energy drink: innanzitutto l’associazione tra bevande caffeiniche e alcol porta a una maggiore assunzione di quest’ultimo, con un aumento quindi degli effetti come le aggressioni sessuali o la guida in stato di ebbrezza. Inoltre in persone predisposte la caffeina può scatenare reazioni pericolose, dalle allergie alla tachicardia. Infine gli energy drink sono stati associati all’uso di droghe e alla dipendenza dall’alcol. “Ci sono diversi provvedimenti che bisognerebbe prendere – concludono gli autori – ad esempio i produttori dovrebbero scrivere chiaramente sulle etichette il contenuto in caffeina, insieme a frasi che ricordino il rischio nell’associazione con l’alcol”.


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