Archivio per aprile 2011

I rumori cittadini fanno aumentare il rischio di ictus

L’esposizione al rumore da traffico stradale può aumentare il rischio di ictus, soprattutto nei soggetti con più di 65 anni. Lo dice uno studio danese dell’Istituto di epidemiologia dei tumori di Copenaghen pubblicato sull’European Heart Journal. Lo studio condotto su oltre 50.000 persone è il primo a studiare i legami fra rumore del traffico stradale e il rischio di ictus e ha scoperto che per ogni 10 decibel di rumore in più il rischio di ictus aumenta dal 14% al 27%. Inoltre, gli anziani hanno una soglia limite di circa 60 dB, sopra il quale il rischio sembra aumentare ancora di più. ”Circa l’8% per cento di tutti i casi di ictus – afferma uno dei ricercatori, Mette Sorense – e il 19% dei casi nei soggetti di etàsuperiore ai 65 anni potrebbe essere attribuito al rumore del traffico stradale”. 

Per approfondimenti

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Il meccanismo chiave della dipendenza da nicotina

La presenza di una variazione in una sub-unità dei recettori nicotinici rende i portatori molto più esposti allo sviluppo di una dipendenza da nicotina.

 

Una via cerebrale che regola la vulnerabilità alla capacità della nicotina di indurre lo sviluppo di dipendenza dalla sostanza è stato identificato da ricercatori dello Scripps Research Institute diretti da Paul Kenny, che ne parlano in un articolo pubblicato su Nature. La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi tipi di terapie contro il fumo. La nicotina agisce sul cervello stimolando i recettori nicotinici dell’acetilcolina (nAChRs), costituiti da differenti tipi di sub-unità, una delle quali, l’alfa-5, è stata oggetto di quest’ultimo studio. Nello studio i ricercatori hanno rilevato che i modelli animali portatori di una mutazione che inibisce questa sub-unità del recettore consumavano molta più nicotina del normale e che questo effetto poteva essere invertito ripristinandone l’espressione. In particolare, i dati raccolti indicano che la nicotina attiva i recettori contenenti la su-bunità presenti nell’abenula e nel nucleo interpeduncolare, strutture cerebrali che fanno parte del sistema limbico, innescando una risposta che smorza la tendenza a consumare maggiori quantitativi della sostanza.

“Non ci aspettavamo che l’abenula e le strutture verso cui questa ha delle proiezioni avessero un ruolo profondo nel controllo del desiderio di nicotina”, ha detto Christie Fowler, primo autore dello studio. “L’abenuala viene attivata dalla nicotina quando il consumo della sostanza ha raggiunto un livello che può esercitare effetti negativi. Ma se il cammino metabolico non funziona perfettamente, semplicemente se ne assume di più. I nostri dati possono spiegare il fatto che persone con una variazione genetica nella sub-unità alfa-5 del recettore della nicotina sono più a rischio di dipendenza.”

Sulla base di queste scoperte, i ricercatori della Scripps hanno varato un nuovo programma di ricerca in collaborazione con l’Università della Pennsylvania per sviluppare farmaci che agendo sulla sub-unità in questione permettano di smorzare gli effetti di dipendenza indotti dalla nicotina.

Dall’uva un aiuto per dimagrire

Resveratrolo, un tesoro nascosto nell’uva | Anche se non è ancora la stagione giusta per trovare l’uva la ricerca sugli effetti benefici del frutto della vite non si ferma. Alle già note proprietà del resveratrolo, un composto anti-ossidante presente nella buccia dell’uva, dobbiamo aggiungere anche la capacità di far dimagrire. Ad affermarlo sono i ricercatori della University of Texas Science Center di San Antonio (Stati Uniti) in una ricerca pubblicata dalla rivista Journal of Biological Chemistry.

Benefici anche per il diabete di tipo 2 … | Negli ultimi anni la ricerca sul resveratrolo presente nella buccia dell’uva (specialmente l’uva rossa) si è intensificata notevolmente. Oltre a possedere potenti capacità anti-ossidanti fondamentali nel rallentare l’invecchiamento, recenti studi hanno evidenziato i suoi benefici effetti nel contrastare l’insorgenza del diabete di tipo 2.

…e per il buon funzionamento del metabolismo | A partire da quest’ultimo risultato i ricercatori statunitensi hanno indagato in che modo il resveratrolo influenzi il metabolismo. Dalle analisi, per ora condotte in modelli di laboratorio, si è scoperto che esso è in grado di regolare la produzione di adiponectina, un ormone che controlla il consumo dei lipidi e che è stato dimostrato essere carente nelle persone che dovrebbero dimagrire.

In futuro nuovi farmaci derivati dall’uva? | Dunque il resveratrolo aiuterebbe il nostro corpo a liberarci dal grasso in eccesso modulando l’attività dell’adiponectina. Non solo, lo studio ha inoltre confermato nuovamente le proprietà anti-invecchiamento e anti-diabetiche di questa preziosa molecola anti-ossidante. Come dichiara Feng Liu, uno degli autori dello studio, “Questi risultati dovrebbero essere di grande interesse per tutti coloro che sono obesi o soffrono di diabete e dovrebbero anche fornire informazioni importanti per lo sviluppo di nuovi farmaci”.


Celiachia e morbo di Crohn hanno 4 geni in comune

 La celiachia e il morbo di Crohn, malattie che causano un’infiammazione dell’apparato gastrointestinale, hanno in comune quattro geni che segnalano il rischio aumentato di svilupparle. Lo dimostra uno studio pubblicato dalla rivista Plos Genetics realizzato da un team internazionale di ricercatori coordinati dall’Università olandese di Groeningen da cui emerge la spiegazione del perchè i pazienti celiaci abbiano maggiori probabilità di contrarre anche l’altra malattia. Per arrivare a questa conclusione gli studiosi hanno combinato i risultati delle ricerche sulle varianti del Dna che aumentano il rischio delle singole malattie, individuando due geni che prima non erano associati a nessuna delle due, e altri due noti perchène provocano una sola. Ad oggi si pensava che mentre la celiachia fosse dovuta a un’errata risposta immunitaria al glutine, il morbo di Crohn dipendesse da fattori scatenati dalla flora batterica dell’apparato digerente. La condivisione genetica stabilita ha portato gli autori ad affermare: “Oltre a farci capire meglio il ‘funzionamento’ delle due patologie, la scoperta potrebbe aiutarci a trovare nuove terapie valide per entrambe le malattie”.  

 

Per approfondimenti

Farmaci a domicilio tramite posta: si accende il dibattito

 

Continua a far discutere l’accordo siglato fra Farmindustria e Poste Italiane, per introdurre il servizio di recapito a domicilio di farmaci prescritti in ospedale per particolari patologie.

Federfarma Servizi esprime le proprie perplessità in merito alla collaborazione, diffondendo una nota in cui rivela quanto siano allarmate, da questo nuovo servizio, le aziende della distribuzione intermedia del farmaco.  Nel comunicato si può anche leggere che tale accordo invece di investire, come precedentemente annunciato, sulla valorizzazione dei ruoli e delle potenzialità di ogni singolo comparto, investe all’esterno della filiera.

Federfarma chiede quali garanzie riusciranno a dare le Poste in termini di efficienza e tempestività considerato che non si parla più di missive ma di medicinali, bisognosi di ben altri standard qualitativi di servizio.

Forti preoccupazioni sono state espresse anche da Assofarm, la Federazione delle Farmacie Pubbliche Italiane, che denuncia i potenziali rischi che potrebbero derivare da un trasporto poco tempestivo dei farmaci o della conservazione in luoghi non idonei a tale uso.

Innanzitutto, argomenta Assofarm, potrebbe verificarsi l’alterazione qualitativa del medicinale o l’interruzione della terapia a causa di ritardi nella consegna e, in secondo luogo, al momento ci sono perplessità circa l’effettivo beneficio per le casse della sanità, infine, attraverso questo accordo viene meno il riconoscimento del ruolo fondamentale delle farmacie davanti alla salute del cittadino.

Un altro tema spinoso, sottolineato dalla Federazione, è quello del rispetto della privacy del cittadino, che Poste Italiane dovrebbe impegnarsi a garantire.

P.S. Oggi è il 25 Aprile

Alimentazione infantile: bambini sani, adulti più in salute

I primi anni di sviluppo di un bambino esercitano un impatto profondo sullo stesso, che si protrae fino all’età adulta.

 

Gli scienziati hanno appena iniziato a scoprire quanto può essere significativo nel tempo l’impatto dei primi anni di sviluppo per il benessere in età adulta. Un progetto europeo sta raccogliendo dati che saranno utili per l’inquadramento della politica negli anni a venire. All’inizio dell’anno, scienziati di 16 paesi hanno unito le forze per iniziare a studiare il legame che intercorre tra l’alimentazione nell’infanzia e l’insorgenza di malattie in età adulta, quali il diabete o le allergie. L’iniziativa ambiziosa è la prima del genere di così ampio respiro in Europa. Guida l’iniziativa la professoressa Cristina Campoy Folgoso, la quale ci tiene a sottolineare che la programmazione dell’alimentazione nei primi anni di vita è un tema recente nel campo della salute e della scienza. «Studi diversi dimostrano che gli alimenti possono avere conseguenze a lungo termine per la crescita dei bambini, la salute durante la gravidanza, il periodo di allattamento e l’infanzia. Inoltre, l’alimentazione può influire sull’insorgenza delle malattie in età adulta», ha dichiarato. Finanziato dalla Commissione europea, il progetto EARNEST, ossia Early Nutrition Programming Project (Progetto per la programmazione dell’alimentazione nell’infanzia), si propone di contribuire alla formulazione di politiche, campagne di informazione, documenti, guide e raccomandazioni sugli elementi nutrizionali degli alimenti per bambini e per il miglioramento degli alimenti in polvere per neonati. Collabora inoltre nell’elaborazione di piani volti a prevenire ed evitare gli effetti dell’alimentazione sul metabolismo. A tal fine, i ricercatori del reparto di pediatria dell’Università di Granada hanno avviato una collaborazione con altre 38 università e imprese di 16 paesi europei. I loro sforzi congiunti aiuteranno i ricercatori ad avere una comprensione maggiore degli effetti dell’alimentazione nell’infanzia sull’insorgenza di problemi cardiovascolari, diabete, obesità, allergie, debolezza delle ossa, funzionalità del motoneurone e aspetti comportamentali dei bambini. l progetto effettuerà sperimentazioni cliniche assegnate casualmente e interventi di tipo alimentare durante la gravidanza e l’infanzia, condurrà inoltre studi pilota, test sugli animali, sulle cellule e sul genomita. L’équipe esaminerà inoltre studi sociali ed economici correlati alla nutrizione nelle prime fasi della vita e alla sua rilevanza nell’insorgenza successiva di malattie. I ricercatori sperano di trovare il meccanismo genetico di patologie quali il diabete e l’obesità. è comunemente noto che la cinetica della crescita nei bambini allattati al seno differisce da quella dei piccoli alimentati con latte artificiale, che tendono ad aumentare più facilmente di peso e di altezza. «L’obesità sta diventando un’epidemia globale e inizia in parte durante lo sviluppo infantile», ha spiegato la professoressa Campoy Folgoso. Considerando le conseguenze, uno degli scopi del progetto è studiare se l’allattamento al seno possa prevenire il rischio di obesità negli anni successivi. 

I paesi che partecipano al progetto sono Bielorussia, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

Auguri di Buona Pasqua a Tutti !!!

Origano: l’ingrediente Mediterraneo che migliora l’umore

Una dieta equilibrata, che includa un apporto adeguato di micronutrienti, acidi grassi essenziali, aminoacidi e antiossidanti, è indispensabile per la salute fisica e mentale. I neurotrasmettitori monoamine (serotonina, dopamina, noradrenalina) coinvolti nella modulazione dell’umore, ansia, cognizione, regolazione del sonno e appetito derivano da aminoacidi introdotti con la dieta. Uno studio ha specificamente valutato la capacità dell’estratto di foglie di origano di aumentare la concentrazione di monoamine e il suo conseguente effetto sull’umore. I risultati hanno dimostrato che l’origano, ingrediente tipico della Dieta Mediterranea, è in grado di inibire il reuptake e la degradazione di neurotrasmettitori monoamine in modo dose-dipendente, con un incremento del livello di serotonina extracellulare a livello cerebrale (dimostrato nei ratti). Inoltre, la somministrazione di estratto di origano in altri modelli animali ha determinato una risposta comportamentale che corrisponde agli effetti benefici osservati nell’uomo in seguito a somministrazione di sostanze che aumentano le monoamine. Le conclusioni dello studio evidenziano che l’estratto di foglie di origano è “brain-active”, possiede moderata attività inibitoria sul triplo reuptake delle monoamine, con effetti positivi sul comportamento in modelli animali. La pianta aromatica, tra i principali costituenti della Dieta Mediterranea, può pertanto essere efficace nel migliorare il benessere mentale dell’uomo.


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