Archivio per maggio 2011

Depurati e resta in forma con la dieta del… cavolo!

Un ortaggio indispensabile perché contiene tanti antiossidanti, facilita la digestione, stimola la diuresi e aiuta a dimagrire.

“Il cavolo? Prendetelo crudo prima del pasto e fate altrettanto dopo, vi sembrerà non avere ingerito nulla e potrete bere quanto volete”. Non è il consiglio dell’ultima dieta dei vip di Hollywood, ma il suggerimento del celebre uomo politico romano Catone, a cui già nel 200 a.C. erano note le innumerevoli qualità del cavolfiore. Consumare il cavolo durante un banchetto avrebbe scongiurato problemi di digestione e rischi di sbornie. Catone non aveva torto: il cavolo è composto per il 90% di acqua, che facilita la diuresi e di conseguenza depura l’organismo. Un vero toccasana in vista della primavera per aiutare il fisico a smaltire le tossine e a ritrovare la linea per esser pronti alla prova bikini.

Cavoli e olio d’oliva, un mix davvero salutare | Oggi ci sono le conferme di ricerche scientifiche: consumare crocifere (questo il nome scientifico della famiglia che comprende cavolo, cavolfiore, broccoli, broccoletti, verze) è indispensabile per rimanere in salute e prevenire i tumori. Un terzo degli infarti, secondo uno studio della School of Public Health di Harvard, potrebbe essere evitato se si mangiasse più frutta e verdura, specialmente agrumi e verdure a foglie verdi, cavoli, broccoli, ricchi di potassio e fibre. Il miglior condimento da abbinare ad un piatto di broccoli? L’olio d’oliva. Mangiarne 2 cucchiai, circa 23 grammi, d’olio d’oliva al giorno contribuisce a ridurre il rischio di danni coronarici. Gli acidi grassi dell’olio d’oliva sono facilmente smaltibili, non si depositano nei vasi sanguigni e quindi riducono il rischio di malattie cardiovascolari come l’arteriosclerosi e la formazione di occlusioni nei vasi. Il modo migliore per cuocere le verdure preservandone il contenuto in antiossidanti dipende molto dal tipo di vegetale, ma la cottura più sicura è quella al microonde mentre la più dispersiva è la bollitura.

Tre buoni motivi per portarlo in tavola tutti i giorni | Secondo la leggenda sotto i cavoli si trovano i bambini, ma a scavare bene c’è una vera miniera di antiossidanti e fibre preziose. Cavolfiore, broccoli, broccoletti, verze, cavolini di Bruxelles sono tutte brassicacee, della famiglia delle crocifere. Si possono trovare tutto l’anno, ma il periodo in cui potete essere certi di trovarle fresche è tra ottobre e maggio. Non esitate a consumarle anche surgelate perché le caratteristiche nutrizionali rimangono inalterate.

Ma perché sono così importanti nella dieta? I motivi sono essenzialmente tre.

  • Contengono antiossidanti, come vitamina A e C , oltre che flavonoidi e glutanione, sostanze che aiutano a combattere l’invecchiamento.

  • Gli antiossidanti contenuti nel cavolo, attenuano i segni dell’età, ma proteggono anche dai tumori.

  • La grande quantità di fibre aiutano il lavoro dell’intestino e scongiurano i tumori legati all’apparato digestivo. L’unica controindicazione è per chi soffre di colon irritabile, perché eccedere con i cavoli & Co. può causare gonfiore all’addome e diarrea.


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Dalla A alla K, dove sono le 8 vitamine essenziali per Lei?

Vitamine “rosa”. Dalla pelle alla vista, passando per i muscoli, ecco le otto vitamine (e gli alimenti in cui trovarle) che fanno bene alla salute femminile, indipendentemente dall’età.

Vitamina A – Il beta-carotene, che viene convertito in vitamina A, aiuta a mantenere sani le ossa e i tessuti. La vitamina A stimola il sistema immunitario e protegge la vista. Gli alimenti ricchi di A sono latte, tuorlo d’uovo, vegetali a foglia verde, carote, cocomero, melone, arancio e guava.

Vitamina B6 – Questa vitamina è anche conosciuta come piridossina. La vitamina B6 ha un ruolo importante nel rafforzare il sistema immunitario e aiuta a regolare gli ormoni. È utile al metabolismo e al funzionamento del cervello. Gli alimenti ricchi di B16 sono pollo, carne, avena, cereali e frutti come avocado e banana.

Vitamina B9 – È più comunemente conosciuta come folato o acido folico. Fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso centrale, è anche la sostanza nutriente chiave del nostro Dna. Il folato è particolarmente importante per le donne perché aiuta lo sviluppo corretto del feto. La carenza di folati può portare a difetti del nascituro, ma anche alterazioni del Dna. Gli alimenti ricchi di B9 sono: ortaggi a foglia verde, agrumi, legumi, uova, fegato.

Vitamina B12 – La B12 è chiamata cianocobalamina. È la vitamina della memoria e “alimenta” il corretto funzionamento dei nervi. È importante per la divisione cellulare, la sintesi delle proteine, il metabolismo e in definitiva per l’estrazione dell’energia dagli alimenti. Gli alimenti ricchi di B12: latticini, uova, pesce e carne.

Vitamina C – La “super-vitamina” ha note proprietà di rinforzo per il sistema immunitario. È presente in molte attività cellulari. Aiuta la produzione di globuli rossi e nel trasporto del ferro da parte dell’emoglobina. La vitamina C aumenta la concentrazione incrementando i livelli di noradrenalina nel cervello. Gli alimenti ricchi di C sono: pompelmo, kiwi, arance e fragole, patate, broccoli.

Vitamina D – La vitamina delle ossa sane. Con l’età le ossa perdono densità provocando l’osteoporosi. La vitamina D previene questo rischio aiutando la formazione di ossa e denti sani. Durante le mestruazione, la D allevia i sintomi. Studi affermano che può anche prevenire il cancro al colon e l’artrite reumatoide. Gli alimenti ricchi di D sono: latte, uova, pesce. Anche il sole ne aiuta la sintesi.

Vitamina E – È un antiossidante importante per le donne. Aiuta nella crescita e nella salute dei capelli e della pelle e per la riparazione dei tessuti. Protegge dall’invecchiamento del corpo. La vitamina E inoltre offre unghie sane, protegge gli occhi e il fegato. Gli alimenti ricchi di E sono: quasi tutta la frutta e verdura.

Vitamina K – La vitamina K è importante perché aiuta nella coagulazione, inoltre aiuta le ossa a mantenersi forti. Previene le malattie cardiache. Gli alimenti ricchi di K sono: verdure a foglia verde, broccoli, olio di soia e olio di pesce.

Estratto mela previene tumori e polipi intestino

I polifenoli estratti dalla mela Annurca hanno un grande potere di chemioprevenzione nel modello animale di carcinogenesi colorettale: è quanto emerge da un recente studio pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Reseatch coordinato dal Luigi Ricciardiello della Gastroenterologia del Policlinico S. Orsola – Malpighi di Bologna, diretta da Franco Bazzoli, che vede la collaborazione del Centro di Ricerca Biomedica Applicata, il Baylor University Medical Center e l’University of Texas MD Anderson.

Il meccanismo d’azione dell’estratto della mela Annurca – spiega la ricerca – è legato al potente effetto antiossidante e, soprattutto, alla prevenzione di un fenomeno epigenetico chiamato ipometilazione del Dna. La concentrazione di estratto di mela usata è pari a 5 mele annurca consumate da un adulto al giorno. Nello studio, gli animali sono stati suddivisi in base a due regimi dietetici: un gruppo con dieta bilanciata ed un gruppo con dieta “occidentale” quest’ultima con alto contenuto di lipidi, basso contenuto di fibre, calcio e vitamina D. Gli animali sono quindi stati suddivisi in base al liquido da bere giornalmente: animali che bevevano acqua ed animali che bevevano l’estratto di mela Annurca sciolto nell’acqua. L’estratto di mela ha ridotto significativamente il numero e le dimensioni dei polipi intestinali in entrambi i gruppi. Il più basso numero di polipi è stato identificato negli animali che ricevevano l’estratto di mela in combinazione con una dieta bilanciata, mentre il più alto, fino ad arrivare al cancro, in quelli che bevevano acqua ed erano stati sottoposti a dieta occidentale.

Ottenute cellule epatiche da placenta

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cagliari è riuscito a ottenere epatociti a partire da cellule isolate dalla placenta. Si tratta di un importante passo avanti verso l’individuazione di una o più strategie, sicure e riproducibili, alternative al trapianto del fegato, ad oggi unica terapia possibile per la cura delle patologie epatiche. L’assoluto rilievo della ricerca è confermata dalla recente pubblicazione dello studio sulla rivista Hepatology, una delle più autorevoli in questo campo.  Purtroppo non è facile ottenere cellule epatiche: allo stato attuale, l’unica fonte sicura sono gli stessi fegati che sono così preziosi per chi è in attesa di un trapianto d’organo, per cui ne è preclusa la loro utilizzazione a scopo “sperimentale”. L’idea di utilizzare cellule della placenta, e in particolare della membrana amniotica, nasce dal fatto che questo tessuto, essendo anch’esso di origine embrionale, è costituito da cellule con notevole plasticità, ovvero in grado di differenziarsi in cellule di diverso tipo. Non ci sono poi in questo caso le problematiche di natura etica cui va incontro lo studio delle cellule embrionali. Il progetto è nato dalla collaborazione con il Gruppo di Ricerca del professor Stephen Strom della University of Pittsburgh, Usa dove il dottor Fabio Marongiu – autore dello studio – ha svolto due anni di ricerca grazie al programma Master and Back sponsorizzato dalla Regione Sardegna. Ora il dottor Marongiu prosegue i suoi studi nell’equipe e nei laboratori del professor Ezio Laconi, e attualmente svolge la sua attività grazie ad un assegno di ricerca. Gli studi proseguono per identificare le condizioni migliori per il differenziamento delle cellule placentari in epatociti.

Dalla proteina Z-DNA nuove possibili terapie contro il cancro e l’artrite

Si chiama ”Z-DNA-binding” ed è una proteina in grado di mantenere a livelli normali la presenza di Adam12, un particolare gene coinvolto nello sviluppo di diverse patologie tra cui diversi tipi di cancro, artrite e ipertrofia cardiaca. La scoperta è di un gruppo di ricercatori statunitensi dell’University of Missouri che, coordinati da Alpana Ray, hanno appurato che normalmente i livelli di Adam12 sono molti alti nella placenta, mentre negli adulti sono bassi, e che quando in quest’ultimi il gene è iper-espresso può significare l’insorgenza di diverse patologie. Riuscire a silenziare il gene se iper-espresso, attivando la proteina repressore Z-DNA-binding – inattiva nella placenta -, potrebbe essere la chiave per terapie future in grado di inibire il funzionamento di Adam12. 

La scoperta è stata pubblicata su Pnas.

 

 
 

L’insulina potrà essere somministrata 3 volte a settimana

Un gruppo di ricercatori del Mayo Clinic College of Medicine di Rochester (Usa) ha creato un tipo di insulina, chiamata ‘degludec‘, che ha una durata d’azione più lunga ed è molto più efficace nei pazienti con il diabete di tipo 2. Attualmente un paziente con questa forma di diabete su 3 è costretto a iniettarsi l’insulina almeno una volta al giorno.

“Dosi somministate tre volte alla settimana – hanno detto gli scienziati nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet – potrebbero migliorare l’aderenza e causare meno disagi allo stile di vita del paziente”. Il trial ha coinvolto 245 persone affette da diabete di tipo 2: due terzi dei soggetti hanno usato ‘degludec’ una volta al giorno o tre volte alla settimana, il resto ha fatto un’iniezione di insulina glargine, un farmaco ampiamente utilizzato. Ebbene, i risultati hanno mostrato un controllo analogo nei livelli di zucchero nel sangue in tutti e tre i gruppi. Ma i pazienti a cui è stato iniettato il ‘degludec’ hanno avuto meno attacchi di ipoglicemia nel sangue, una condizione che può causare confusione, svenimenti o addirittura morte.

 La casa farmaceutica che produce il farmaci, la Novo Nordisk, spera di commercializzare ‘degludec’ nel 2013.

Parkinson: ibuprofene diminuisce il rischio del 40%

L’ibuprofene, uno dei più comuni farmaci antinfiammatori, potrebbe allontanare il rischio di Parkinson. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Neurology, secondo cui se preso regolarmente questo principio attivo abbassa la probabilità di sviluppare la patologia del 40 per cento. La ricerca dell’Harvard School of Public Health è stata condotta su 135mila tra uomini e donne, cui il farmaco era prescritto per condizioni croniche come l’artrite. Due o più dosi alla settimana di ibuprofene hanno allontanato il rischio di Parkinson per più di un terzo dei soggetti. Il sospetto che qualche antinfiammatorio potesse essere efficace contro questo morbo era già venuto alla comunità scientifica, ma questo è il primo studio che individua un candidato, che però presenta qualche effetto collaterale preoccupante. “Al momento non c’è cura per il Parkinson, quindi la possibilità di usare un farmaco ben conosciuto come questo è intrigante – ha spiegato Alberto Ascherio, uno degli autori – ma come tutti i Fans anche questo ha effetti collaterali, sia a livello gastrico sia per il cuore, quindi servono più ricerche per capire se i benefici superano i rischi”.


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