Archivio per luglio 2011

Peperoncino: dimagrante naturale

Dimagrire senza sacrifici è il sogno di chiunque. Pur se in realtà una corretta alimentazione ed esercizio fisico sono fondamentali per perdere peso, assumere regolarmente del peperoncino rosso può aiutare a placare i morsi della fame e a bruciare meglio le calorie. Ad affermarlo è uno studio apparso sulla rivista Physiology and Behavior opera dei ricercatori dell’University of West Lafayette (Stati Uniti). 


Un dono della natura che arriva dall’america | Il peperoncino è un alimento utilizzato sin dall’antichità. In Europa fece la sua comparsa solamente dopo i viaggi in America di Cristoforo Colombo. La sua principale caratteristica è sicuramente quella di essere piccante. La molecola responsabile dell’effetto è la capseicina, un alcaloide che reagendo con alcuni recettori presenti sulla lingua è in grado di provocare la tipica sensazione di bruciore. Da un punto di vista curativo il peperoncino è considerato un’ottimo antiossidante e antidolorifico. Non solo, ulteriori studi sembrerebbero aver dimostrato la capacità della pianta di abbassare il livello di insulina nel sangue.

Il peperoncino aiuta a bruciare calorie | Nell’ultima indagine dei ricercatori americani è emerso invece che il consumo di peperoncino porta ad una diminuzione del senso di appetito e ad una maggior quantità di energia consumata. Al risultato si è arrivati valutando il consumo calorico di 25 persone (13 delle quali consumatori abituali di peperoncino) dopo l’assunzione di una quantità moderata di peperoncino. Dalle analisi è emerso che il vegetale è stato in grado di incrementare la temperatura interna del corpo e favorire il consumo della calorie introdotte con i pasti. Come dichiara Richard Mattes, uno degli autori dello studio, “Abbiamo scoperto che mangiare peperoncino rosso può aiutare a diminuire la sensazione di fame e bruciare più calorie dopo un pasto. Questo effetto vale soprattutto per gli individui che non consumano la spezia con una certa regolarità”. Dunque non ci resta che provare!

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Sale e ipertensione arteriosa: all’origine della correlazione

In seguito al consumo di sale, le persone predisposte mantengono più facimente la temperatura corporea, a discapito del controllo della pressione.

Una nuova ricerca della Case Western Reserve University School of Medicine e della Kent State University ha permesso di compiere un notevole passo in avanti nella comprensione dei meccanismi che determinano la correlazione tra consumo di sale e pressione arteriosa.  Secondo i risultati dello studio, il cui resoconto è apparso sulla rivista Hypertension Research, il sale indurrebbe un aumento dei valori pressori perché renderebbe più difficoltoso per il sistema cardiovascolare regolare sia la pressione sanguigna sia la temperatura. Da decenni, la ricerca medica sa cercando di chiarire in che modo i valori di pressione siano legati all’introito di sale. Alcuni individui, descritti come altamente sensibili, mostrano un incremento della pressione arteriosa, contrariamente alle persone in cui tale reazione fisiologica non si verifica. Tenuto conto che l’apparato cardiovascolare è responsabile del mantenimento della pressione normale e aiuta anche a controllare la temperatura corporea trasferendo il calore dai muscoli e dagli organi interni alla superficie della pelle, un gruppo di ricercatori guidati Robert P. Blankfield, professore di medicina di famiglia della Case Western Reserve University School of Medicine, e da Ellen L. Glickman, docente di scienze motorie della Kent State University, ha verificato se questo  duplice ruolo potesse spiegare l’ipertensione sensibile al sale.

Si è così proceduto a esaminare la reazione di un gruppo di 22 soggetti di sesso maschile in salute non affetti da ipertensione all’assunzione di acqua e sale. A tutti è stata rilevata a intervalli regolari una serie di parametri, quali pressione sanguigna, temperatura rettale indice cardiaco (il volume di sangue pompato dal cuore in un minuto).
Si è così riscontrato come l’ingestione di sale e acqua diminuisca la temperatura corporea più dell’ingestione di sola acqua. In particolare, nei soggetti resistenti al sale la temperatura diminuiva in misura maggiore che in quelli sensibili.
“Sembra che i soggetti sensibili al sale mantengano l’omeostasi termica in modo più efficace rispetto a quelli resistenti, ma sperimentano un incremento di pressione nel processo”, ha spiegato Blankfield. “Per converso, gli individui resistenti, mantengono un corretto valore di pressione arteriosa con l’introito di acqua e sale ma sperimentano una più intensa riduzione di temperatura nel processo”.
Matthew D. Muller, ricercatore del Penn State College of Medicine e primo autore della ricerca ha spiegato: “Se i nostri risultati fossero generalizzabili, sarebbe possibile rendere conto del ruolo del sale nello sviluppo dell’ipertensione negli individui sensibili, in cui l’effetto persiste per breve tempo dopo l’assunzione. Questo innalzamento temporaneo dei valori pressori, non importa se brevi o prolungati, potrebbero dare il via a una complessa catena di processi all’interno delle arterie grandi e piccole che caratterizzano i soggetti con ipertensione essenziale”.

Possibili danni all’orecchio dai cotton fioc

Uno studio dimostra in maniera scientifica la correlazione fra un uso scorretto dei cotton fioc e l’incidenza di perforazioni del timpano. Si tratta di un lavoro presentato a un convegno di otorinolaringoiatri che si è tenuto a Chicago, negli Stati Uniti.


Un team di ricercatori dell’Henry Ford Hospital di Detroit coordinati da Ilaaf Darrat ha analizzato più di 1500 pazienti reduci da una diagnosi di perforazione del timpano e curati presso la propria struttura ospedaliera dal 2001 al 2010. Più del 50 per cento ha dichiarato di utilizzare i cotton fioc per la pulizia delle orecchie, evidenziando il rischio di una perforazione dovuta a un uso non corretto del prodotto. Una perforazione del timpano provoca inevitabilmente vertigini, problemi uditivi e paralisi facciali.

Darrat spiega: “se un paziente avverte sintomi come calo dell’udito, ronzii, perdita di liquido dalle orecchie o anormalità dei movimenti facciali deve immediatamente contattare un medico per verificare un possibile danno al timpano”.

La perforazione del timpano può essere trattata per via chirurgica oppure tenuta in osservazione finché il timpano non guarisce in maniera spontanea, cosa che avviene normalmente nel giro di due mesi: “in passato tra gli otorinolaringoiatri c’è stato un certo dibattito sulla reale necessità di intervenire chirurgicamente in questi casi. Questo nostro studio dimostra che almeno nel 97% dei casi la lesione guarisce spontaneamente nel giro di 2 mesi senza intervento. Diverso il discorso quando c’è un deficit neurologico facciale”, conclude Darrat.

Terapia ormonale previene aneurismi cerebrali

La pillola anticoncezionale e i trattamenti ormonali sostitutivi in menopausa potrebbero proteggere le donne dall’aneurisma cerebrale. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dal Journal of NeuroInterventional Surgery, che suggerisce un ruolo degli estrogeni nell’allontanare il rischio di questo evento vascolare. L’analisi ha coinvolto 60 donne che sono state vittime di un aneurisma, confrontando le loro abitudini riguardo alla pillola e alla terapia con quelle di altre 4.682 donne sane. Il risultato è stato che le prime avevano un molto minore uso della contraccezione orale o della terapia, ed erano inoltre andate incontro alla menopausa prima delle altre. “Questo studio non solo identifica dei fattori protettivi – hanno scritto gli autori – ma indica una possibile via terapeutica, soprattutto per le donne piu a rischio”. Secondo gli esperti, il ruolo degli estrogeni è quello di mantenere elastici i vasi sanguigni favorendo la divisione delle cellule endoteliali delle pareti.

Kiwi, frutto della salute

È il frutto esotico per eccellenza, dalle molteplici qualità benefiche. Sempre più ricerche ne scoprono le caratteristiche e consigliano di mangiarne almeno uno al dì. Il kiwi è un frutto originario della Cina ma ormai reperibile sui banchi dei nostri supermercati per tutto l’anno. L’Italia ne è infatti diventata il primo produttore mondiale. Il frutto sembra essere un vero toccasana per la salute. La sua polpa soda, dolce e acidula contiene infatti più vitamina C di limoni, arance e peperoni. È poi ricco di potassio, vitamina E, rame e ferro, notevole in esso è anche la presenza di minerali e fibre. Un mix che conferisce al kiwi proprietà antisettiche e antianemiche.


L’ultimo studio in ordine di tempo è della Teikyo University di Tokyo, i cui ricercatori hanno pubblicato su Biological and Pharmaceutical Bulletin il resoconto di una ricerca che si concentra sui livelli di antiossidanti presenti nel frutto. Ne è emerso che il contenuto globale di polifenoli è superiore a quello di ogni altro frutto e che la varietà migliore è la Gold, più ricca di antiossidanti di quella verde, più comune. Secondo uno studio condotto dell’Università di Oslo, invece, assumere un kiwi al giorno sarebbe equivalente a prendere un’aspirina giornaliera nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, ma senza i danni collaterali all’apparato gastrointestinale che questa provoca. Questo perché il kiwi contrasterebbe l’accumulo di depositi e placche nelle arterie. Inoltre il frutto verde ha dimostrato la capacità di ridurre i livelli di trigliceridi nel sangue del 15%. Un altro studio ha invece dimostrato che mangiare kiwi giova alla salute dei nostri occhi. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Opthamology, mangiando 3 kiwi al giorno si ridurrebbe il rischio di degenerazione maculare, in quanto nel frutto ci sono due sostanze benefiche: la luteina, che filtra i raggi dannosi e previene la degenerazione maculare, il glaucoma e la cataratta, e la zeaxantina che potenzia le virtù della luteina, mantenendo l’occhio giovane.

Anche l’aspetto estetico migliora grazie ai kiwi, grazie proprio alle sue vitamine antiossidanti il frutto contrasta i segni del tempo neutralizzando i radicali liberi che uccidono le cellule. Rende la pelle elastica e giovane riducendo le rughe. Il kiwi poi dovrebbe essere assunto regolarmente anche durante la gravidanza. È infatti una fonte di folato che è un elemento essenziale per la prevenzione dei disturbi dello sviluppo del tubo neurale del feto. E non è finita qui, l’assunzione dei kiwi fornisce anche un aiuto per gli uomini con problemi di impotenza. I suoi livelli di amino arginina sono infatti efficaci nell’aiutare chi ha di questi problemi. Insomma mille qualità racchiuse in un piccolo frutto, da considerare un vero alleato per la salute di tutto l’organismo.

Osteopatia: che cos’è e quando è utile

Nata negli Stati Uniti intorno al 1870 l’osteopatia si avvale di una serie di tecniche di manipolazione molto precise. Con lo scopo di ristabilire l’equilibrio e, quindi, la funzionlità del nostro intero organismo agendo su aree di debolezza, squilibri o eccessive tensioni.

È stato il medico americano Andrew T. Still (1828/1917), disilluso dalla scarsa efficacia della medicina dell’epoca, a creare l’osteopatia.


Si tratta di un sistema di tecniche esclusivamente manuali (manipolazioni di articolazioni, organi, tessuti) basato sulle conoscenze mediche tradizionali, come anatomia e fisiologia, ma che non prevede l’uso di farmaci né il ricorso alla chirurgia.

Still vedeva il corpo umano come un’unità le cui diverse parti, collegate tra loro da tessuto connettivo, lavorano in sinergia per dare beneficio a tutto l’organismo. E le manipolazioni da lui ideate mirano proprio a riattivarne le capacità di autoguarigione.

Dagli Stati uniti all’Europa

Con il passare degli anni, l’osteopatia ha preso strade diverse: oggi negli Stati Uniti i dottori in osteopatia sono figure mediche pienamente riconosciute che possono prescrivere farmaci ed eseguire interventi chirurgici, mentre la scuola europea è rimasta più vicina alla tradizione, pur ottenendo riconoscimenti in diversi Paesi.

In Italia la Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri ha riconosciuto, nel 2002, l’osteopatia come atto medico, includendola tra le professioni sanitarie, anche se manca ancora – come per la maggior parte delle medicine non convenzionali – un riconoscimento normativo.

L’osteopatia italiana è rappresentata dal Consiglio superiore di osteopatia, che raccoglie le principali associazioni di professionisti presenti sul territorio nazionale.

Nell’osteopatia esistono poi diversi filoni, come la terapia cranio sacrale che alcuni terapisti considerano una specialità a sé, o l’osteopatia viscerale che agisce soprattutto, come dice il nome, sugli organi interni.

L’osteopatia invece non deve essere confusa con la chiropratica, che pur nascendo dallo stesso filone, si concentra sulla manipolazione vertebrale.

Il benessere attraverso l’equilibrio

Dopo più di un secolo, i principi di base dell’osteopatia restano quelli definiti da Still: l’obiettivo di un trattamento è quello di mettere in posizione corretta le varie parti del corpo, dal cranio alle articolazioni, ai visceri, per consentire all’organismo di riacquistare il proprio funzionamento fisiologico.

Le manipolazioni agiscono sui meccanismi disfunzionali che impediscono alle diverse parti del corpo di compiere le loro funzioni naturali. Ristabilendo la mobilità dei differenti sistemi e regolando aree di debolezza, squilibri o eccessive tensioni per ripristinare anche un normale flusso a livello circolatorio (venoso, arterioso, linfatico) e nervoso.

Per farlo si usano manipolazioni più o meno brusche, dai classici scrocchiamenti a tecniche molto dolci basate su pressioni, spinte o frizioni.

Per che cosa è utile

I trattamenti vengono utilizzati, in particolare, per la cura delle patologie dolorose dell’apparato muscoloscheletrico, come mal di schiena, lesioni da sforzo e problemi articolari.

Ma anche per altri disturbi di carattere posturale, viscerale e psicosomatico, quali emicranie, cefalee, disturbi digestivi, ansia, disturbi del sonno. Spesso in collaborazione con altre figure professionali.

Il campo d’azione dei trattamenti osteopatici esclude invece le urgenze, ma anche le malattie degenerative o di origine genetica, le malattie infettive e le fratture.

Efficacia riconosciuta

L’osteopatia non ha finora ottenuto conferme scientifiche definitive – anche per la difficoltà di organizzare studi scientifici con una disciplina così personalizzata – ma alcune ricerche ne riconoscono l’efficacia per trattare disturbi come il mal di schiena, l’emicrania e alcune patologie dolorose.

Ed è comunque importante accertarsi che il terapeuta al quale ci si rivolge abbia una laurea in ambito medico-sanitario o in Scienze motorie, e abbia completato un corso – della durata di 5 o 6 anni a seconda delle scuole – presso uno degli istituti riconosciuti e un tirocinio clinico.

 

Le virtù sconosciute degli asparagi

Bianchi, viola o verdi, gli asparagi sono i re della tavola di primavera (ma anche in estate possono essere consumati quelli supergelati!) | C’è chi preferisce gli asparagi bianchi, chi opta per gli asparagi violetti, chi per gli asparagi verdi. Si tratta di una differenza cromatica che si riflette sul sapore ma non sulle qualità nutrizionali degli asparagi, che rimangono le stesse e sono tante. Questi ortaggi sono davvero poco calorici – circa 25 calorie per 100 grammi – mentre hanno molta fibra, vitamina C (in un etto ce ne sono 25 mg, il che equivale a circa un terzo del fabbisogno di una persona adulta), carotenoidi (i precursori della vitamina A, che ha un’azione antiossidante e protettiva della pelle e delle mucose e stimola l’azione del fegato),vitamina B e sali minerali, tra i quali calcio, fosforo e potassio: mangiando 100 grammi di asparagi si assume circa il 75% della quantità quoidiana necessaria di acido folico, sostanza molto importante per la moltiplicazione delle cellule dell’organismo e per la sintesi di nuove proteine.


Ottimi diuretici, aiutano contro la cellulite | Gli asparagi sono molto depurativi e diuretici, se non ci sono controindicazioni vale la pena di approfittarne per aiutare e eliminare il ristagno di liquidi nei tessuti e quindi ridurre la cellulite. Mangiane con parsimonia solo se tendi a soffrire di disturbi renali, di cistiti e di calcoli renali, perché contengono acido urico che può incrementare l’infezione già in atto.

Arma segreta contro la tristezza | Sei soggetto ad attacchi di malumore? Allora gli asparagi fanno al caso tuo: infatti, secondo alcuni studi questi ortaggi avrebbero una funzione antidepressiva, probabilmente legata alla loro azione disintossicante e diuretica.

Come consumarli

Per preservarne il sapore e la consistenza degli asparagi, ma soprattutto per non incidere sul totale delle calorie quotidiane, è importante il metodo di preparazione.

Crudi | Il modo migliore per consumare gli asparagi è a crudo, tagliandoli a fettine piccole e unendoli all’insalata (non è la stagione!).

Al vapore | Si tratta di una cottura molto valida dal punto di vista nutrizionale. Per prepararli, procedi in questo modo: taglia la parte finale legnosa del gambo, pioggia gli asparagi su un tagliere per evitare che si rompano, quindi sbuccia il gambo rimasto partendo dal centro verso la fine, in modo da togliere anche la parte più fibrosa. Sciacquati sotto acqua corrente, raccoglili a mazzetti e legali con  spago da cucina, quindi mettili in piedi in una pentola alta, in acqua bollente, lasciando che le punte, più tenere, restino fuori dall’acqua e cuociano solo con l’effetto del vapore: di solito sono pronti dopo 10-15 minuti, in base allo spessore.

Per condirli | Dato che assorbono molto il condimento, fai attenzione a non eccedere né con l’olio né tanto meno con il burro. Usa solo olio extravergine d’oliva e limone, oppure prepara gli asparagi, in un’insalata insolita, con qualche gamberetto lessato oppure con carne di pollo o straccetti di carne di manzo.

Verifica la freschezza | Quando acquisti gli asparagi, fai attenzione a queste caratteristiche, che ne testimoniano la freschezza: devono essere duri, quindi non piegarsi ma spezzarsi; non devono apparire legnosi (vuol dire che sono vecchi) e di colore spento; verifica soprattutto che quelli che si trovano al centro del mazzo sia ancora integri e non presentino un inizio di marcescenza.


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