Archivio per novembre 2011

Gotta, la malattia dei ricchi ora colpisce “democraticamente” tutti

Dal passato a oggi la gotta cambia forma: da essere considerata la malattia dei ricchi ora è molto più diffusa tra la popolazione e, da questa, sottovalutata. Tra i sovrani ne soffrivano Carlo Magno, Piero de’ Medici (chiamato con il soprannome “il gottoso”), il Re Sole, Luigi XIV e tra i Papi Giulio II, Clemente VIII, Innocenzo XI. La gotta non è un fantasma del passato, come molti credono, anzi è oggi seconda solo all’artrosi, come patologia articolare e colpisce l’1% della popolazione. Anche l’incidenza muta forma. Le donne sono più colpite rispetto al passato: in un rapporto di 1 donna su 7 maschi si è passati a 1 su 4.

La gotta è una malattia metabolica ed è caratterizzata da un elevato tasso di acido urico nel sangue (iperuricemia), che l’organismo non riesce a smaltire per via renale o, in minima parte, attraverso le secrezioni digestive, provocando così artriti acute. L’articolazione per prima attaccata è quella dell’alluce. La gotta è ereditaria o è scatenata da cattive abitudini alimentari?

Come spiega Carlomaurizio Montecucco, il responsabile della Divisione di reumatologia al Policlinico San Matteo di Pavia:

«L’immagine tipica del gottoso è l’uomo in sovrappeso, con una bottiglia di vino in mano. In passato ciò era vicino al vero: la gotta, infatti, è associata a una dieta ricca di carni, insaccati, formaggi, dolci, ovvero a un’alimentazione che nei secoli passati e fino al secondo dopoguerra era appannaggio dei ricchi. Però conta anche la predisposizione genetica: ecco perché i casi di gotta si concentravano soprattutto in alcune nobili famiglie».

La storia di questa malattia è stata tribolata. Fino al 1900 i medici additavano la causa a incontenibili appetiti sessuali: i Papi, colpiti da improvvisi dolori e infiammazioni alle articolazione, lasciavano perplessità nell’opinione comune. Allora si cercava di alleviare i sintomi con l’effetto lassativo della colchicina, una sostanza contenuta nella pianta e successivamente con i purganti. Il primo a intuire una della cause della malattia è stato il filosofo John Locke che, nel ’600, consigliava di ridurre il consumo di carne per sentirsi meglio. L’acido urico deriva dal metabolismo delle purine, composti azotati che si trovano in alcuni alimenti come le carni. Queste erano cibi da ricchi, “beni di lusso”, che il popolo non era in grado di permettersi salvandosi nel contempo da questa patologia.

La gotta colpisce l’8% della popolazione italiana over 65, tuttavia l’incidenza della malattia sulle donne rispetto agli uomini è aumentata coinvolgendo anche le ragazze più piccole.La colpa è dei diuretici assunti in grande quantità per perdere peso. Oggi la gotta  non  si manifesta più attaccando per prima l’articolazione dell’ alluce e per questo viene spesso confusa o tralasciata dagli stessi malati.

Esistono cure farmacologiche contro la gotta, che quasi mai vengono affiancate da una dieta che combatte l’iperuricemia. Questa è poco osservata dai pazienti perchè esclude una varietà di cibi: alici, acciughe, sardine, animelle, rognone, cervello, estratto di carne, selvaggina sono a più alto rischio perchè contengono un elevato contenuto di purine. Sconsigliate sono carni, pollame, pesce, crostacei, salumi e insaccati in genere, piselli, fagioli, lenticchie, asparagi, spinaci, cavolfiori, funghi. Si dovrebbe seguire una dieta ricca di carboidrati (amido), a base di frutta, pasta e cereali, in grado di favorire l’escrezione di acido urico.

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Adolescenti nottambuli più sedentari ed in sovrappeso

Non sono solo le poche ore di sonno, ma anche l’abitudine a fare le ore piccole e svegliarsi tardi la mattina ad aumentare il rischio di sovrappeso negli adolescenti. Ad aggiungere dettagli alla relazione tra sonno e forma fisica è uno studio pubblicato dalla rivista Sleep: a parità di ore di riposo, spiegano gli autori della ricerca, i ragazzi che vanno a dormire presto e si alzano dal letto di buon mattino mantengono la linea più facilmente. Viceversa, chi si corica tardi e si sveglia altrettanto tardi è 1,5 volte più propenso a diventare obeso.

Secondo i dati raccolti nel corso della ricerca – che ha coinvolto 2.200 ragazzi australiani di età compresa fra i 9 e i 16 anni – i “nottambuli” hanno una probabilità 2 volte più elevata di essere fisicamente inattivi e sono 2,9 volte più propensi a passare più tempo davanti alla tv, al computer o a giocare ai videogiochi per più ore rispetto a quanto raccomandato.

Carol Maher dell’University of South Australia (Adelaide, Australia), coautrice della ricerca, spiega che i giovani sono più propensi a svolgere attività fisica di mattina piuttosto che di sera, quando l’offerta televisiva e le distrazioni dai social network sono maggiori. E sarebbe proprio questo legame tra l’orario e le attività disponibili a spiegare perché i comportamenti più sedentari si concentrano alla fine della giornata.

Sbagliare è un fallimento o un’opportunità?

Bisogna saper imparare dagli errori! Lo consigliano anche gli autori del nuovo studio “How Your Brain Reacts To Mistakes Depends On Your Mindset” dove spiegano come cervelli diversi reagiscono agli errori in modo diverso, in base a come la pensiamo.

Gli autori hanno scoperto che le persone che pensano di poter imparare dai propri errori hanno cervelli che sono sintonizzati a prestare più attenzione agli errori. Di conseguenza dopo aver fatto l’ errore si riprendono con con successo. E’ come se i loro cervelli generassero il pensiero “se ho fatto un errore, dovrei fare più attenzione”.

Alla base di questo meccanismo di risposata all’errore ci sarebbe la differenza di mentalità tra quanti credono che l’intelligenza sia malleabile (quindi è possibile imparare dagli errori) e quanti pensano che l’intelligenza sia data ed immodificabile. Quest’ultimi si accorgono subito dell’errore e si sentono immediatamente stupidi, perdendo la possibilità di imparare dai loro errori.

Lo studio è pubblicato sul numero novembre 2011 di Psychological Science; un’ ottima lettura da consigliare alle maestre!

Difese immunitarie: come alzarle a tavola

Con i cambi di stagione siamo più a rischio di malanni stagionali per gli sbalzi di temperatura, l’indebolimento delle difese immunitarie è causato dagli strascichi della sindrome da rientro e dal rinnovato stress della solita routine. Possiamo prenderci cura del nostro sistema immunitario a tavola ogni giorno, alzando le nostre difese e prevenendo dunque cadute e ricadute nei primi malanni di stagione. Con cinque piccole variazioni della dieta, intensificando il consumo di alcuni alimenti, possiamo fare la differenza.

Cominciate con aglio e cipolla, con buona pace del vostro alito. La vita sociale forse non ne trarrà particolare giovamento ma la salute sì, sarà il caso di mediare. Questi alimenti hanno un importante potere antibatterico, riconosciuto da una lunghissima tradizione.

Anche il miele ha lo stesso potere, dunque usatelo di preferenza per dolcificare le vostre bevande e volendo anche i dolci, al posto dello zucchero bianco. Contiene inoltre anche ferro e zinco, che giovano al sistema immunitario. L’ideale sarebbe scegliere quello biologico, meglio se di produzione locale. Le varietà sono moltissime, troverete il vostro gusto.

A colazione non mancate mai di consumare degli agrumi, da scegliere tra spremute fresche oppure frutti da consumare insieme agli altri alimenti che normalmente consumate a colazione. L’ideale sono arance oppure pompelmi. Sono ricchi non solo di vitamina C ma anche di potassio, ferro, calcio e fosforo. Irrinunciabili. Anche i kiwi sono un’ottima alternativa, anche da consumare come spuntino pomeridiano.

Per condire il principe della tavola dev’essere l’olio extravergine di oliva. Sostituite le salse troppo ricche utilizzando solo semplice olio, usatelo sempre a crudo per rifinire i piatti che cucinate. I grassi non vanno mai eliminati del tutto dalla propria dieta perché sono preziosi per l’assimilazione di altri elementi cruciali per il benessere. L’importante è sceglierli bene e l’olio d’oliva è indubbiamente la migliore scelta.

Infine non fatevi mancare l’uva, ricca di antiossidanti e acido folico, capace di rinforzare le difese immunitarie. Aggiungetela a colazione ai cereali e al latte oppure consumatela come dessert dopo un pasto o come spuntino pomeridiano.

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Sotto il segno dei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson, il cui identikit sfugge ancora alle migliaia di scienziati che in tutto il mondo sono sulle tracce di una terapia, farmacologia o genetica, si celebra oggi in tutta Italia la Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson promossa da Limpe (Lega Italiana per la lotta contro la Malattia di Parkinson, le Sindromi Extrapiramidali e le Demenze) e da Dismov-Si (Associazione Italiana Disordini del Movimento e Malattia di Parkinson).

Il messaggio della Giornata è sintetizzato dallo spot radio-televisivo cui ha prestato la propria voce Andrea Bocelli: “La malattia di Parkinson non deve cambiare l’armonia della tua vita, affrontala subito!”.

Acne: presto un vaccino “anti brufoli” per curare la pelle

I brufoli e l’acne giovanile, per le prossime generazioni e in un futuro non molto lontano, potranno solo essere un ricordo. È infatti allo studio dell’azienda Sanofi Pasteur, la più grande al mondo che si occupa di vaccini, un vaccino che sarà in grado di sconfiggere quelle piccole infiammazioni cutanee, che rappresentano un vero e proprio incubo adolescenziale.

In questo senso, la Sanofi Pasteur, ha stipulato una collaborazione con l’Università di San Diego per elaborare un metodo di cura in grado di contrastare l’azione del batterio responsabile dell’acne, ovvero il Propionibacterium Acnes che fa parte della microflora batterica naturalmente presente sulla pelle dell’uomo.

L’approccio terapeutico messo in campo sarà quindi di tipo immunologico, come si legge sul New Scientist e non eliminerà il P. Acnes ma lo neutralizzerà, rendendolo innocuo. Al momento l’acne rappresenta un disturbo che colpisce circa l’85% dei teenagers e nell’8% dei casi può persistere anche oltre i 30 anni e purtroppo le attuali cure mediche non risolvono il problema del tutto. Infatti, il dottor Chun-Ming Huang, a capo della ricerca, spiega che i trattamenti in corso sono ancora carenti, mentre questa scoperta, che si basa sullo sviluppo di una sostanza che agirebbe come anticorpo anti acne, si preannuncia l’unica in grado di sconfiggere completamente il problema.

Per farlo il team del dotto Huang, ha scoperto che all’interno del DNA del batterio responsabile, P. Acnes, si trova il gene di una proteina detta CAMP, che agirebbe nelle ghiandole sebacee distruggendo le cellule. L’obiettivo degli studiosi è quello di individuare i batteri che producono la CAMP e neutralizzarli, senza distruggere gli altri, che si trovano sulla pelle. Così dopo aver accertato l’efficacia e la sicurezza della terapia sarà possibile iniettare gli anticorpi anti CAMP direttamente nella pelle attraverso micro aghi.

Individuato il gene “colpevole” della Sla

Nuove speranze per i malati di sclerosi laterale amiotrofica: è stato scoperto, dopo oltre 10 anni di ricerca, il gene responsabile della sclerosi laterale amiotrofica. A comunicare i risultati dello studio ritenuto “rivoluzionario” in campo medico è l’ospedale Molinette di Torino, che ha collaborato con l’università Cattolica di Roma e di Cagliari, con il Laboratorio di genetica molecolare dell’ospedale Oirm Sant’Anna e con la struttura scientifica statunitenze National Institutes of Health.

Il morbo di Lou Gehrig, anche così chiamata la Sla, che fu riscontrata per la prima volta nell’omonimo giocatore di baseball, è una malattia progressiva e degenerativa che colpisce i neuroni del moto intaccando i muscoli.

Lo studio è stato condotto su 670 casi sia familiari sia sporadici di Sla: 268 americani, tedeschi e italiani, e 402 finlandesi. Ciò che accomuna il 38% dei casi familiari e il 20% dei casi sporadici  è l’alterazione del gene c9orf72.

I ricercatori dell’Ospedale Molinette spiegano che l’alterazione identificata “consiste in un’espansione esanucleotidica (GGGGCC) a livello del primo introne del gene. La frequenza di pazienti Sla portatori di questa mutazione è circa doppia di quella del gene SOD1, il primo gene identificato della Sla nel 1993″.

Da dieci anni con le tecniche della genetica tradizionale si cercava la mutazione del gene all’altezza del cromosoma 9, senza mai riuscire a identificare e isolare in laboratorio il gene “colpevole” della sclerosi laterale amiotrofica. Il nuovo studio è un passo avanti per individuare terapie oculate ed efficaci in grado di guarire i pazienti affetti dal morbo di Lou Gehrig. La patologia colpisce  1-3 casi ogni 100.000 individui all’anno e si presenta nella maggior parte nella forma sporadica: i casi di Sla familiari sono circa il 5% del totale.

Addio allo sport dopo il matrimonio!

Al massimo della forma durante il fidanzamento, forse anche per tenersi stretto il partner e futuro compagno di vita, pantofolaie e mangione dopo le nozze. Le coppie sposate su una cosa vanno da subito d’accordo: il livello di attività fisica, dopo la luna di miele, crolla. Lo dice un’indagine della Loughborough University (Gran Bretagna), secondo cui marito e moglie difficilmente riescono a superare i 150 minuti di attività fisica raccomandati a settimana rispetto, ad esempio, ai single e persino ai divorziati.

I ricercatori hanno equipaggiato 100 persone con un accelerometri, dispositivi portatili che si indossano e misurano 24 ore su 24 movimenti e chilometri percorsi. Alla fine del monitoraggio, solo il 27% degli uomini arruolati è risultato in linea con quanto suggeriscono i medici, mentre le signore sono state un po’ più virtuose: il 37% del campione “rosa” fa sport a sufficienza. Inoltre le coppie sposate hanno il doppio delle possibilità di diventare obese rispetto al normale.

Il confronto con le persone non sposate è impietoso. Lo studio ha rivelato, infatti, che mentre il 73% degli uomini sposati è pigro (le donne sono il 63%), tra i non sposati lo è solo il 24% e il 33% nel caso delle donne. “Una delle spiegazioni è che le persone sposate sono più in là con gli anni, hanno più responsabilità nei confronti dei figli e vivono anche altre situazioni che possono limitare il loro livello di attività fisica – spiega Len Almond, medico che ha contribuito a scrivere le linee guida per la salute raccomandate nel Regno Unito -. Basterebbe approfittare del fine settimana – conclude – per portare la famiglia fuori e sfruttare i vantaggi dell’aria aperta”.

Ed in Italia che succede? Commentate !!!


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