Archivio per luglio 2012

BOOP, quando gli antibiotici non servono per curare i polmoni

Niente è come sembra. A volte sintomi riconducibili alla polmonite – tosse persistente, febbre, spossatezza – potrebbero nascondere un’altra patologia, meno insidiosa ma più difficile da diagnosticare e dal nome apparentemente inquietante: bronchiolite obliterante con polmonite organizzata (BOOP) o anche polmonite criptogenica organizzata (COP).
Ciò che viene spesso scambiato per polmonite anche sulla base di esami obiettivi è in realtà il frutto di una risposta riparativa del polmone a un agente aggredente come un virus, fumi tossici o anche un farmaco. Data questa premessa, la patologia non può essere curata con gli antibiotici, ma può evolvere positivamente in maniera autonoma dopo alcune recidive e un andamento altalenante.
Alcune persone sono più soggette di altre all’insorgenza di questa strana polmonite-non polmonite, in particolare chi è reduce da malattie tumorali o chi assume determinati farmaci, ad esempio le statine per il controllo del colesterolo.
Come avviene la diagnosi? Attraverso una TAC e una broncoscopia, grazie alla tecnica del broncolavaggio, un esame che consente l’analisi di cellule presenti nel polmone. La broncoscopia, per fortuna, è un esame non invasivo che viene effettuato in sede ambulatoriale con una leggera sedazione e della durata di pochi minuti.
Una volta stabilita l’esistenza della patologia, la terapia è a base di cortisone, che consente un miglioramento immediato dei sintomi e che va proseguita per alcuni mesi. La percentuale di pazienti che presenta recidive dopo la sospensione del cortisone è molto bassa. In questi casi, il trattamento viene ripreso, controllando in maniera assidua che il cortisone non produca gli effetti collaterali ben noti, ovvero innalzamento dei livelli di glicemia, osteoporosi, aumento di peso. In alcuni casi, va anche esclusa la compresenza di altre malattie, ad esempio di natura reumatologica, di cui la BOOP potrebbe costituire solo un segnale.

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Dagli USA le lenti a contatto che rilevano il glucosio nel sangue

Per molti diabetici l’unico modo per testare i livelli di zucchero nel sangue è tramite estrazione con siringhe o altri sistemi invasivi. Dall’University of Akron negli Usa arriva una soluzione alternativa: lenti a contatto capaci di individuare i livelli di glucosio nel sangue tramite l’analisi della sua concentrazione. Come si legge in una nota dell’università, queste lenti cambiano colore se vi è un’eccessiva quantità di glucosio, avvisando i diabetici e chi sta loro intorno che è il momento di porre rimedio. “Funziona come una sorta di cartina tornasole per il pH” ha spiegato Jun Hu, chimico a capo del progetto. “Inoltre, forniremo ai possessori delle lenti un’App per smartphone che legge il colore delle lenti, in modo che un diabetico possa avere sotto controllo i suoi livelli di glucosio sanguineo anche quando è solo e non può guardarsi allo specchio”, ha aggiunto.

Dapoxetina contro l’eiaculazione precoce

La dapoxetina è il primo ed unico farmaco orale indicato per il trattamento dell’eiaculazione precoce. “L’eiaculazione precoce è la disfunzione sessuale più comune nella popolazione maschile, può manifestarsi a qualunque età dopo la pubertà ed è una condizione medica che può dare origine ad un forte disagio nell’uomo e ripercussioni negative sulla vita di coppia” , ha commentato il Dott. Lorenzo Melani, Direttore dello Sviluppo della Ricerca Clinica del Gruppo Menarini.
“Le statistiche indicano che questo disturbo ha un’incidenza nella popolazione maschile adulta tra il 20 e il 30% del totale, malgrado solo una bassa percentuale di uomini scelga di rivolgersi al proprio medico di fiducia per affrontare il problema e valutare possibili opzioni terapeutiche. Questa condizione clinica è infatti talmente diffusa che non ha ragione d’essere alcun senso di imbarazzo nell’affrontarla apertamente con il proprio medico al fine di individuare una valida soluzione e ristabilire una nuova sicurezza di sé e maggiore serenità sessuale nella vita di coppia.
L’’efficacia di dapoxetina e la consapevolezza che l’eiaculazione precoce può avere conseguenze psicologiche anche importanti per l’uomo e comunque turbare il campo affettivo della coppia, ci hanno spinto ad entrare in questa nuova area terapeutica.
Prima della dapoxetina esistevano solamente alcuni trattamenti topici che avevano risultati non sempre soddisfacenti. Con dapoxetina, invece, una sola assunzione orale, al bisogno, può consentire, con un tempo d’azione rapido, un miglioramento del controllo volontario nell’amplesso. Il farmaco agisce infatti rapidamente, a seguito di un veloce assorbimento da parte dell’organismo, e viene eliminato nell’arco delle 24 ore”.
Attualmente il farmaco è approvato nel trattamento dell’eiaculazione precoce in 43 paesi, incluso sette mercati europei (Germania, Spagna, Italia, Portogallo, Finlandia, Svezia e Austria), in Asia e America Latina. Inoltre, lo scorso gennaio la Commissione Europea tramite il CHMP (Committee for Medicinal Products for Human Use) ha confermato il suo parere positivo sul prodotto raccomandandone l’approvazione anche nei rimanenti paesi dell’Unione Europea.
Arrivare al piacere sessuale al momento giusto, senza affrettare troppo i tempi e dando maggiore soddisfazione alla propria partner. Questo potrebbe essere possibile anche per gli uomini italiani che soffrono di eiaculazione precoce, grazie a una nuova pillola color argento a base di dapoxetina e ora disponibile anche in Italia.
La compressa va assunta da una a tre ore prima del rapporto sessuale e non immediatamente prima di esso come accade per il Viagra. Come per la pillola blu, serve la prescrizione medica per poter acquistare la pasticca argentata in farmacia, che è indicata per combattere l’eiaculazione precoce negli uomini tra i 18 e i 64 anni.
Il nuovo farmaco per un sesso più “lento” fa parte degli inibitori della serotonina, il neurotrasmettitore del piacere liberato nell’organismo nella fase dell’eccitazione, e agisce rallentandone la ricaptazione nell’organismo. In pratica, un uomo arriva troppo presto all’orgasmo perché ha un ritmo troppo rapido di riassorbimento della serotonina, mentre la compressa argentata rallenta questi tempi nel corpo di lui: il medicinale non va preso, tuttavia, più di una volta nell’arco di 24 ore. Finora la dapoxetina è stata studiata per curare la depressione, facendo parte della classe farmaceutica dei “Ssri” (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): tuttavia in questa patologia psicologica la dapoxetina è stata poco usata, visto che viene eliminata troppo velocemente, in sei-sette ore, dall’organismo.
Questo farmaco ha dimostrato, comunque, di essere ben tollerato dal corpo. Il lancio sul mercato della nuova pillola color argento era stato annunciato nelle scorse settimane a Milano dalla Società italiana di andrologia (Sia), dalla Società italiana di urologia (Siu) e dalla Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams).
In Italia l’eiaculazione precoce è un problema che colpisce un connazionale su 5 (20% della popolazione maschile) nell’età compresa tra i 18 e i 64 anni. La compressa argentata costa 36,94 euro per tre pillole da 30 mg, mentre la confezione con tre pillole da 60 mg costa 46,79 euro. In 24 ore se ne può prendere una al massimo e sempre dietro ricetta medica.

NEL SESSO TROPPO VELOCE UN ITALIANO SU CINQUE | Un incontro sessuale troppo veloce da parte maschile è un fenomeno sempre più frequente nella società italiana e può causare problemi psicologici e nella relazione quotidiana con la propria partner.
Può essere utile affrontare questa difficoltà con specialisti quali psicologi, sessuologi e andrologi. Proprio dal XXV° Congresso della Società Italiana di Andrologia (SIA) (Catania 10-13 Giugno 2009)arrivano le ultime stime ufficiali sull’eiaculazione precoce, la disfunzione sessuale maschile più frequente, che riguarderebbe il 20% dei nostri connazionali, cioè un maschio italiano su cinque. La troppa fretta nell’amore, sempre nociva, colpisce prevalentemente nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 50 anni, proprio nel periodo in cui la vita sessuale è normalmente più intensa. Nell’80% dei casi l’eiaculazione si verifica dopo 30-60 secondi dall’inizio del rapporto, mentre il restante 20% degli uomini eiacula in due minuti al massimo. Sette persone su dieci mantengono la loro eiaculazione precoce per tutta la vita, mentre nel 30% dei casi il meccanismo eiaculatorio peggiora con l’avanzare degli anni. Il presidente della Sia, Vincenzo Gentile, afferma che per comprendere il disagio vissuto dal maschio di fronte ad un problema legato all’eiaculazione, è necessario considerare che si tratta del modo in cui ogni uomo si esprime sessualmente. Per Gentile questo è un disturbo particolarmente complesso, da affrontare con l’aiuto dell’andrologo, l’unico specialista in grado di valutare l’opportunità di associare tra loro varie terapie, eventualmente avvalendosi anche della collaborazione di uno psico-sessuologo e coinvolgendo il partner sessuale. Un ‘indagine condotta in Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti evidenzia come solo il 9% di chi soffre di eiaculazione precoce ammetta il problema e cerchi una soluzione con un medico specialista. La disinformazione, i tabù culturali e i blocchi psicologici fanno sì che questa patologia resti per lo più sommersa.
Secondo Bruno Giammusso, presidente del congresso SIA, le pesanti ripercussioni psicologiche dell’eiaculazione precoce sulla persona e sulla coppia sono dimostrate dalla frequente associazione di questo problema con altre disfunzioni sessuali, come il calo della libido e la disfunzione erettile. Giammusso conferma come sia essenziale il ruolo della donna nel suggerire al proprio uomo di recarsi da uno specialista: il 75% dei pazienti che si rivolgono all’andrologo per la precocità eiaculatoria lo fa su consiglio della propria lei. Sono comunque in aumento i signori che si rivolgono al numero verde della SIA 800363677: in due mesi la campagna informativa “Amare senza pensieri” ha raccolto 32500 telefonate con richieste d’informazioni sulla sfera sessuale e 20mila consulti telefonici con un andrologo.
Al congresso catanese sono stati annunciati due studi epidemiologi volti a indagare il disagio sessuale maschile e a definire le linee guida di un approccio terapeutico efficace. Il dott. Bruno Giammusso, presidente del Congresso Sia e responsabile dell’Unità operativa di andrologia dell’Università di Catania, dichiara che gli uomini contattati non sono ancora in una situazione patologica, ma potrebbero giungervi se non adeguatamente assistiti: i sintomi che manifestano sono calo del desiderio, insensibilità ad alcuni meccanismi dell’eccitazione e difficoltà a “riprendersi” tra un rapporto e l’altro.

Solo tre ore per accumulare il grasso in eccesso

Non è una sensazione di gonfiore quella che avvertite la sera dopo aver consumato un pranzo luculliano, è grasso nuovo di zecca. Una ricerca della Oxford University realizzata da un team guidato da Fredrik Karpe ha evidenziato il fatto che il grasso contenuto nei cibi che mangiamo finisce sulla pancia e in altri punti strategici nel giro di tre ore.
Il meccanismo di assorbimento dei grassi era già noto, ma questa ricerca svela una tempistica del tutto inattesa. Nel corso della sperimentazione, un gruppo di volontari ha ingurgitato del grasso precedentemente trattato dai ricercatori in modo tale da renderlo facilmente riconoscibile una volta all’interno dell’organismo. Gli studiosi hanno così scoperto che è sufficiente un’ora affinché ciò che si mangia venga “sezionato” nello stomaco ed entri nel flusso sanguigno sotto forma di minuscole goccioline, che si spandono in tutto il corpo per essere utilizzate o conservate. “Il processo è molto veloce – spiega il dott. Karpe -. Le cellule nel tessuto adiposo intorno alla vita catturano le goccioline di grasso e le incorporano per la conservazione“.
Tuttavia, non tutto il grasso fa la stessa fine. Mentre quello assorbito durante la prima colazione tende a trasformarsi in tessuto adiposo solo in piccole quantità, quello assunto durante la cena va in quella direzione per il 50 per cento, a causa dei cambiamenti ormonali naturali che si verificano durante la giornata. Si tratta in ogni caso di una riserva temporanea, utilizzata dal corpo per nutrire i muscoli. Naturalmente quando mangiamo troppo e non ci muoviamo in maniera proporzionale, il deposito si trasforma in definitivo e il peso comincerà a salire inesorabilmente.

I bambini mangiano di più se vengono serviti

Un nuovo studio ha scoperto che i bambini in età prescolare mangiano molto più cibo se vengono serviti piuttosto che quando mangiano da soli. Però, secondo i ricercatori, i bambini non vanno lasciati soli durante i pasti. I risultati “dimostrano la necessità per gli adulti di imparare che sedersi e mangiare con i bambini aiuta questi ultimi a riconoscere la fame e pienezza“, ha dichiarato Samantha Ramsay, docente di Alimenti e Nutrizione alla Idaho University, che ha condotto lo studio. Secondo lo studio, pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition, ci sarebbero una serie di benefici che derivano da questo comportamento alimentare del bambino, compresi lo sviluppo di abilità sociali, il corretto utilizzo di una forchetta o di un cucchiaio, i primi sintomi di indipendenza e l’apprendimento generico. Inoltre si presume che i bambini non mangino troppo, a differenza di quando invece vengono serviti o quando il pasto è abbondante. “L’idea era che permettere ai bambini di auto-selezionare le porzioni di cibo, invece di essere serviti, consentisse loro di comportarsi come avessero un’età maggiore. I bambini consumano infatti potenzialmente il cibo di cui hanno davvero bisogno”, ha detto Jennifer Savage Williams, direttore del Center for Childhood Obesity Research alla Penn State University, e prima autrice dello studio che è stato effettuato su 63 bambini tra i 3 e i 5 anni, cui sono stati serviti piatti di pasta e formaggio dai 100 ai 400 grammi.

Tumore al seno, a breve sarà possibile la prevenzione con l’esame del sangue

Tumore al seno, a breve sarà possibile la prevenzione con l’esame del sangue. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra i cui risultati sono apparsi sulla rivista Cancer Research, ha messo in evidenza una possibile relazione tra i globuli bianchi e il rischio di contrarre il cancro al seno e, in particolare, sul meccanismo della metilazione, una sorta di interruttore che attiva e disattiva i geni in base all’esposizione a particolari fattori di rischio, quali le radiazioni, l’inquinamento, il fumo, alcol e determinati ormoni.
In questo studio che ha preso in esame 1380 donne, di cui 640 hanno sviluppato un cancro al seno, sono stati evidenziati alti livelli di metilazione sul gene Atm, già noto per la sua relazione alla presenza di altri tipi di tumore.
Il test è stato eseguito con notevole anticipo sulla comparsa del cancro nelle persone esaminate, 3 anni e in alcuni casi anche 11 anni prima della sua comparsa. L’attendibilità del test è risultata essere significativa in particolare nelle donne sotto i 60 anni di età.

Un notevole passo avanti che potrebbe portare alla formulazione di un esame del sangue specifico in grado di individuare il tumore al seno assai precocemente, ben prima rispetto a tutti gli altri esami di vario tipo utilizzati attualmente. Un esame del genere consentirebbe, quindi, di trattare i soggetti affetti da tumore alla mammella con molto anticipo, cosa che consentirebbe una ancor maggiore percentuale di guarigioni.
In sostanza, si potrebbero salvare molte vite umane, ben più di quanto avviene attualmente. Nel frattempo, è sempre necessario adottare tutte quelle forme di prevenzione note per ridurre notevolmente il rischio.

Innanzi tutto abolire completamente il fumo, ovviamente anche quello passivo, che poi è uno dei fattori di rischio principali, non solo per il cancro, ma per un sacco di altre gravi patologie. Poi, è necessari condurre uno stile di vita che preveda una alimentazione sana ed equilibrata, facendo particolare attenzione a limitare al massimo i grassi saturi di origine animale, da anni ormai indicati come responsabili di un nutrito drappello di malattie e tra queste anche i tumori.
Un recente studio pubblicato sul British Journal of Cancer ha evidenziato che le persone che consumano molta frutta e verdura, ma per la precisione, i vegetariani hanno il 45% in meno di probabilità di sviluppare una leucemia e il 12% in meno di sviluppare un cancro in generale. Di contro, chi consuma molta carne ha il 25% di probabilità in più di contrarre un cancro al colon e anche al seno. In effetti, tutte le diete che si basano principalmente su proteine animali, sono diete a rischio per quanto riguarda i tumori.

Inoltre, una dieta povera di proteine animali e ricca di vegetali, quindi frutta e verdura, riduce di ben il 97% il rischio cardiovascolare.
La maggior parte dei flavonoidi, una gruppo di sostanze dalle tante ottime proprietà, sono contenuti nella frutta e verdura di colore giallo, arancione e rosso, quindi i pomodori, i peperoni, le carote, le albicocche, le melanzane, le fragole, mirtilli, vino rosso, melone e tanti altri ancora. Avere una tavola ben fornita di questi prodotti della terra equivale ad avere una sorta di assicurazione sulla vita, una vera barriera che contrasta e previene un gran numero di malattie. Purtroppo, invece, si da sempre più spazio ai soliti alimenti precotti, agli snack, ai fritti, ai panini salame e formaggio o altro salume qualunque, tutti alimenti che non hanno una buona reputazione, diciamo così.
Questo non vuol dire che vanno eliminati completamente, ma certamente limitati in maniera significativa. Un panino ogni tanto, non potrà fare un gran danno, ma se il panino diventa un’abitudine, allora è tutto un altro discorso. Vale sempre il detto che si è ciò che si mangia, quindi è bene regolarsi di conseguenza.

Doping nelle palestre, è allarme

Doping e palestre, un binomio già noto ma sempre più pericoloso. Un rapporto della Commissione Vigilanza e Controllo del Doping del Ministero della Salute ha reso noti i dati relativi al 2011, dai quali emerge l’abitudine di consumare sostanze illecite da parte di un frequentatore di palestre su dieci, una percentuale nettamente superiore a quella degli sportivi amatoriali, che “solo” nel 3 per cento dei casi assumono sostanze proibite, anche se in molti casi esagerano con sostanze lecite ma comunque nocive in quantità eccessive.
Ma chi è il consumatore di doping? Stando ai dati della Commissione, che ha esaminato più di 1500 atleti nel corso di quasi 400 eventi dilettantistici o giovanili, la maggior parte di essi si dedica al ciclismo, che si accaparra il triste primato fra le varie discipline sportive con il 40 per cento dei casi. Le sostanze più usate sono diuretici e sostanze mascheranti.
Commenta Massimo Casciello, direttore della Commissione: “il fenomeno non ha età, abbiamo trovato persone di 65 anni che prendono steroidi”. E proprio gli steroidi sono i maggiori imputati fra chi frequenta la palestra, dove vi è come detto un’incidenza pari al 10 per cento.
“La somministrazione di farmaci in chi è sano è sempre pericolosa – spiega Luciano Caprino, farmacologo dell’università Sapienza di Roma -. Nel caso degli antinfiammatori, per esempio, gli atleti li prendono quando dovrebbero in teoria stare fermi per un dolore”.
Il ministro della Salute Renato Balduzzi lancia un allarme sul doping in ambito amatoriale: “mentre in campo agonistico l’assunzione di sostanze dopanti costituisce un reato e avviene all’interno di un circuito, anche se ‘drogato’, sanitario, lo sportivo amatoriale è due volte in difficoltà. Bisogna dare maggiore attenzione all’amatoriale, dove siamo in presenza di un aumento del consumo, e il paradosso è che mentre si pratica attività sportiva per guadagnare salute, la salute si perde”.


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