Archivio per agosto 2012

Colesterolo alto? … ecco la dieta migliore !!!

 

Per ridurre il colesterolo alto non sono d’aiuto solo i medicinali, ma anche un cambiamento nello stile di vita, dieta inclusa. Secondo gli esperti della Mayo Clinic di Scottsdale (Stati Uniti) anche chi per anni ha seguito un regime alimentare poco salutare può contrastare il colesterolo alto apportando pochi e semplici cambiamenti nella propria alimentazione.

I principi di una dieta anti-colesterolo sono gli stessi dell’alimentazione necessaria per mantenere un cuore sano.

In particolare è necessario:

  1. scegliere cibi contenenti grassi più salutari. L’obiettivo può essere raggiunto preferendo i tagli di carne più magri, latticini a basso contenuto di grassi e prodotti ricchi di grassi monoinsatuti, come l’olio di oliva, l’olio di arachidi e l’olio di colza. La carne rossa e i latticini contengono, infatti, elevate quantità di grassi saturi che promuovono il colesterolo alto. Non solo, al loro interno abbonda anche il cosiddetto colesterolo “cattivo”. La regola generale è non superare con i grassi saturi il 10% delle calorie introdotte quotidianamente.
  2. eliminare i grassi idrogenati, cioè quel tipo di grassi presenti nei cibi fritti e in molti prodotti da forno commerciali, come i biscotti, i crackers e le merendine confezionate. Anche piccole quantità di questi grassi possono essere dannose, perché si sommano a quelle presenti in altri alimenti e portano ad avere il colesterolo alto. Piuttosto che fidarsi di scritte come “senza grassi idrogenati” è meglio leggere bene l’etichetta del prodotto. Un indizio della presenza di questi nemici della salute è il fatto che il prodotto contenga olio parzialmente idrogenato.
  3. limitare il consumo di cibi ricchi di colesterolo, come il fegato e le altre frattaglie, il tuorlo d’uovo, il latte intero e i suoi derivati. Meglio, ancora una volta, le carni magre e il latte scremato.
  4. preferire i cereali integrali: contengono più di un nutriente salutare per il cuore. Largo, quindi, a pane, pasta, farina e riso integrali.
    abbondare con frutta e verdura. Essendo ricche di fibre, aiutano a ridurre il colesterolo alto. Per riuscire nell’intento è possibile mangiare la frutta di stagione come spuntino, preparare zuppe e verdure saltate in padella. Chi preferisce la frutta secca o disidratata non deve mangiarne più di una manciata al giorno, perché tende ad essere più calorica di quella fresca.
  5. mangiare cibi ricchi di omega 3, che aiutano a ridurre il colesterolo “cattivo”. Ne sono ricchi il pesce grasso (come il salmone, lo sgombro e le aringhe), le noci e le mandorle.

Una dieta pensata secondo questi principi aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo, ma gli esperti ricordano che ci sono anche altre regole fondamentali per evitare il colesterolo alto: perdere peso, praticare attività fisica, non fumare e bere alcolici solo con moderazione.

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L’odore determina chi viene punto da zanzare

Venite punti più spesso dalle zanzare rispetto agli altri? La ragione è nell’odore che emettete. Le zanzare hanno infatti un fortissimo senso dell’olfatto, che viene utilizzato per individuare i bersagli da pungere, e alcuni individui hanno un odore del corpo più “appetibile” rispetto agli altri. “Le zanzare vengono attirate dal nonanal, una sostanza emessa dall’essere umano, ma anche dagli uccelli, altre tipiche prede delle comuni zanzare”, ha spiegato Zainulabeuddin Syed, biologo della University of Notre Dame’s Eck Institute for Global Health negli USA che studia i recettori olfattivi di questi fastidiosi insetti.

“Buona parte del cervello delle zanzare è dedicata ai centri olfattivi. Le femmine hanno un sistema di riconoscimento del nonanal molto sviluppato situato sulle loro antenne”, ha spiegato Syed al sito ScienceBlog. “Abbiamo anche scoperto che alcune sostanze derivate dalle piante, come il DEET, comunemente usato nelle creme repellenti, sono molto efficaci per scacciare le zanzare. Tuttavia – ha continuato – prima si riteneva che il DEET agisse solo mascherando l’odore del corpo umano alle zanzare: il nostro laboratorio ha invece scoperto che le zanzare riconoscono l’odore del DEET in quanto tale e lo rifuggono attivamente. Questa scoperta ci potrà aiutare nell’elaborare strategie più efficaci per allontanare le zanzare, in particolare nelle zone dove sono diffusi virus trasmissibili tramite morso, come il West Nile Virus“.

Sindrome delle gambe senza riposo

La sindrome delle gambe senza riposo (SGSR), traduzione italiana dell’inglese restless legs syndrome, è un disturbo sensitivo-motorio caratterizzato da un intenso, irresistibile bisogno di muovere gli arti inferiori, più spesso le gambe, che compare nelle situazioni di riposo. Si stima che nei Paesi occidentali ne siano affetti dal 7 al 12% dei pazienti, con una prevalenza doppia nelle femmine rispetto agli individui di sesso maschile.

I pazienti descrivono una sensazione di “fastidio”, “irrequietezza”, “dolore” o addirittura “tormento” agli arti inferiori. Possono associarsi in modo variabile altri disturbi sensitivi quali parestesie, dolori o crampi. Raramente, la sintomatologia descritta può interessare prevalentemente o elettivamente gli arti superiori. In maniera caratteristica i sintomi sono slatentizzati o aggravati dalle situazioni di riposo. Tipicamente, essi insorgono nel momento in cui il paziente si corica per prepararsi al sonno; nei casi più gravi, tuttavia, possono presentarsi anche in situazioni di riposo relativo, quali la lettura o la visione della TV sul divano, a tavola durante i pasti, durante un viaggio come passeggero in auto, in treno o in aereo. Il movimento allevia in maniera transitoria la sintomatologia; in risposta ai sintomi, i pazienti compiono movimenti di stiramento degli arti, di pedalamento, tamburellamento, fino a doversi alzare e camminare. Tuttavia appena il paziente si rilassa nuovamente, il disturbo si ripresenta. I sintomi tendono a concentrarsi in alcuni momenti della giornata, essendo solitamente prevalenti nelle ore serali e notturne. Inoltre, possono presentare momenti di esacerbazione e di remissione in alcuni periodi dell’anno e tra un anno e l’altro. La SGRS è causa di molti casi di insonnia secondaria, non permettendo al paziente di conciliare il sonno, e costituisce una fonte di disagio psichico oltre che somatico. Dormire male provoca effetti deleteri sull’efficienza psichica e fisica di un soggetto, con importanti conseguenze sulla qualità di vita dei pazienti e del loro nucleo familiare e con rischi potenzialmente catastrofici anche per la collettività (la maggior parte degli incidenti dovuti a “errore umano” sono da imputare a sonnolenza o ridotta attenzione, quasi sempre dovute a un sonno di cattiva qualità o insufficiente). Inoltre, alcuni pazienti possono avere limitazioni importanti sulla vita lavorativa e sociale, a volte non potendo tollerare di rimanere seduti per il tempo di una riunione, di una cena, di un film o di uno spettacolo teatrale o di un viaggio aereo intercontinentale. Si può facilmente intuire, pertanto, come questo disturbo possa essere invalidante nella vita quotidiana dei soggetti che lo sperimentano. La diagnosi di sindrome delle gambe senza riposo è essenzialmente anamnestica e si fonda su criteri definiti dalla American Academy of Sleep Medicine. L’esame obiettivo neurologico e i dati elettromiografici risultano completamente nella norma. L’esame polisonnografico notturno – non necessario per la diagnosi – può documentare la coesistenza di movimenti periodici degli arti inferiori durante il sonno, che configurano un disturbo denominato mioclono notturno (nella letteratura anglosassone periodic leg movements, PLM), che si associa all’80-90% dei casi di SGSR. Esso consiste in bruschi movimenti involontari di estensione dell’alluce, dorsiflessione della caviglia e, a volte, flessione del ginocchio e dell’anca, che si ripetono periodicamente a intervalli definiti tra 5 e 90 secondi, durante il sonno, e che possono associarsi a microrisvegli. A volte questi movimenti vengono avvertiti dal paziente o, più spesso, riferiti dal compagno di letto. La SGSR viene classificata in una forma idiopatica, responsabile della netta maggioranza dei casi, e in forme secondarie. La maggioranza di queste ultime si associa a deficit di ferro; è stata dimostrata una correlazione inversa tra i livelli plasmatici di ferritina e l’entità dei sintomi lamentati dai pazienti. Altre forme secondarie si associano a insufficienza renale cronica (particolarmente se in trattamento emodialitico), gravidanza, artrite reumatoide, alcune patologie neurologiche, alla sindrome da apnee ostruttive nel sonno o all’utilizzo di alcuni farmaci, in particolare gli antidopaminergici quali i neurolettici. Le forme idiopatiche possono essere sporadiche o familiari. La probabilità di un paziente affetto da una SGSR idiopatica di avere un familiare di primo grado affetto dalla stessa patologia è nell’ordine del 40-50%. I dati in letteratura sembrano corroborare l’ipotesi che la SGSR sia dovuta a una disfunzione del sistema dopaminergico, che coinvolge una via differente da quella nigro-striatale. Il ferro interviene come cofattore dell’enzima tirosina-idrossilasi nella via metabolica di sintesi della dopamina. La SGSR idiopatica tende a esordire in età giovane-adulta e ad avere un andamento cronico progressivo; in genere il paziente deve convivere con i sintomi. La gravità di questi ultimi può essere molto variabile da soggetto a soggetto (da forme lievi con minimo disagio a forme altamente invalidanti) e può presentare fasi di esacerbazione e remissione nel corso della storia naturale e in alcuni periodi dell’anno.

Il primo approccio terapeutico alla SGSR è rappresentato dalla rimozione dei fattori potenzialmente aggravanti (alcol, caffè, fumo di tabacco,…) e da una corretta igiene del sonno. Nelle forme secondarie occorre innanzi tutto rimuovere il fattore causale. La supplementazione marziale è indicata nelle forme associate ad anemia anche di lieve entità.
Successivamente, la terapia farmacologica sintomatica è in grado in molti casi di attenuare o addirittura di indurre una completa remissione della sintomatologia. Tutti i farmaci che potenzino l’attività del sistema dopaminergico centrale sono efficaci nel trattamento della SGSR. Attualmente gli unici farmaci con indicazione ministeriale in Italia per la sindrome delle gambe senza riposo sono pramipexolo e ropinirolo, dopamino-agonisti di nuova generazione selettivi sui recettori D3. Essi presentano i vantaggi di un’emivita sufficientemente lunga, una buona efficacia anche a basse dosi e un elevato indice terapeutico. Tuttavia, l’utilizzo a lungo termine di tali farmaci – in termini di efficacia e sicurezza – necessita di essere ancora corroborato da ulteriori studi scientifici. Una problematica da tenere in considerazione nel trattamento cronico con farmaci dopaminergici è il fenomeno dell’augmentation, cioè il peggioramento della sintomatologia indotto da un provvedimento terapeutico per la sindrome stessa. Alternative terapeutiche a questi farmaci sono rappresentate dalle benzodiazepine, dagli oppioidi o da alcuni antiepilettici. Benché sempre considerata una condizione benigna, alcuni lavori recenti hanno dimostrato un’associazione tra SGSR e mioclono notturno e un aumentato rischio cardiovascolare, probabilmente tramite un meccanismo di iperattivazione del sistema nervoso simpatico correlato alla cattiva qualità del sonno notturno indotta dalla SGSR e dal mioclono notturno. Al momento, non ci sono evidenze a supporto di un possibile ruolo della terapia sintomatica della SGSR nel ridurre il rischio cardiovascolare, anche se è ragionevole ipotizzarne un’efficacia. La SGSR, spesso sottostimata nell’attività ambulatoriale quotidiana, merita da parte del clinico un’attenzione particolare e una presa in carico del paziente da parte di un centro di medicina del sonno, essendo in molti casi una condizione altamente invalidante per i pazienti. I progressi compiuti negli ultimi anni nella caratterizzazione, nella comprensione e nel trattamento di questo disturbo aprono prospettive interessanti per migliorare lo stato di salute e la qualità di vita dei pazienti affetti.

Fonti Bibliografiche

  • AASM. International classification of sleep disorders, 2nd ed.: Diagnostic and coding manual. American Academy of Sleep Medicine 2005

  • Ghorayeb I, Tison F. Epidemiology of restless legs syndrome. Rev Neurol (Paris) 2009; 165: 641-49

  • Kurlan R, Richard IH, Deeley C. Medication tolerance and augmentation in restless legs syndrome: the need for drug class rotation. J Gen Intern Med 2006; 21: C1-4

  • Pennestri MH, Montplaisir J, Colombo R, et al. Nocturnal blood pressure changes in patients with restless legs syndrome. Neurology 2007; 68: 1213-18

  • Silber MH, Ehrenberg BL, Allen RP, et al. An algorithm for the management of restless legs syndrome. Mayo Clin Proc 2004; 79: 916-22

  • Trenkwalder C, Hogl B, Winkelmann J. Recent advances in the diagnosis, genetics and treatment of restless legs syndrome. J Neurol 2009; 256: 539-53

Alluce valgo

 

La chiamiamo comunemente “cipolla” ma il termine medico è “alluce valgo”. I motivi per cui dovremmo prenderci cura delle nostre estremità sono tanti e, invece, spesso maltrattiamo i nostri piedi, occupandoci di loro solo per motivi estetici, soprattutto in estate.

Cos’è esattamente l’alluce valgo? E’ una deformazione dell’alluce, che risulta deviato verso l’esterno del piede, sovrapponendosi alle altre dita. Si presenta in seguito a una concomitante deviazione interna del primo metatarso che causa un rigonfiamento laterale.

Nella forma iniziale si infiamma il primo metatarso e si evidenzia il tipico rigonfiamento sul lato del piede (la “cipolla”) che può gonfiarsi e arrossarsi. In questa fase il paziente avverte dolore soprattutto quando indossa le scarpe. Nelle forme avanzate, la deviazione dell’alluce diventa sempre più evidente e ne risentono anche le altre dita del piede. Dal calcagno e dalle teste del 1° e 5° metatarso il carico si trasferisce sul 2°, 3° e 4° provocando dolore, le meta tarsalgie, e altre deformità come le “dita a martello”.

Se ne ha sofferto qualcuno in famiglia è molto probabile che possiate svilupparla anche voi, con ripercussioni anche sul piano psicologico. E’ quello che sostiene uno studio australiano della Trobe University di Melbourne (Australia), che consiglia di intervenire subito, perché l’alluce valgo non solo si aggrava con l’avanzare degli anni ma crea disturbi posturali sempre più gravi, soprattutto quello delle donne, perché cambia il modo di distribuire il peso sulla parte anteriore del piede con ripercussioni sulla schiena, le anche e le ginocchia.

Per la diagnosi dell’alluce valgo ci si deve rivolgere ad un ortopedico che farà un esame obiettivo del piede e prescriverà una radiografia in posizione eretta con carico, quindi, sul piede.

Le cause dell’alluce valgo possono essere circoscritte a tre problemi differenti:

una predisposizione genetica | Se un vostro parente ha sofferto di questo problema, avete alte probabilità che possa colpire anche voi.

la conformazione del piede | Chi ha un “piede egizio” (con l’alluce più lungo delle altre dita) o il primo metatarso più lungo o più corto del secondo, è maggiormente a rischio.

le abitudini di vita | I tacchi alti fanno alzare il calcagno, facendo sì che il peso del corpo sia distribuito in modo scorretto e non uniforme sulla punta. Ancora peggio sono le scarpe a punta triangolare. Il motivo? L’alluce è costretto ad assumere una posizione deviata.

Se c’è una predisposizione genetica è impossibile prevenire l’insorgere del disturbo ma si possono limitare i fattori di rischio: basta indossare calzature basse a pianta larga. Strizzare il piede dentro scarpe alte e strette è una tortura per l’alluce che con il passare del tempo può deformarsi fino a piegarsi verso le altre dita del piede. Solo raramente si possono portare scarpe a punta o con tacchi molto alti (10 cm o più). Specie prima dei 15 anni: a questa età la struttura ossea non è ancora sviluppata e rischia di crescere assumendo una forma non fisiologica.

Quanto incidono i tacchi sull’alluce valgo? Consideriamo che quando il piede poggia nudo il carico è diviso per il 55% sul tallone e per il 45% sulle dieta dei piedi. Nel caso di u tacco da 2 cm il carico si equilibra al 50% tra dita e tallone. Con un tacco di 9 cm il carico grava per l’80% sull’avampiede e per il 20% sul tallone. Rischiano molto le fashion victim del tacco alto che oltre alla possibilità di incorrere nell’alluce valgo aumentano le probabilità di sviluppare osteoartrite e problemi alle anche. Nella scelta delle scarpe non deve valere solo l’estetica perché una scarpa, oltre che bella, non deve mai ostacolare il movimento fisiologico del piede, ossia deve adattarsi al terreno in fase di appoggio e irrigidirsi nelle fase della spinta, quando il corpo si proietta in avanti.

Ecco quel cosa tenere a mente quando si acquista un paio di scarpe:

la suola, deve essere flessibile, in modo da consentire alle dita di flettersi bene durante la spinta in avanti.

il tacco, non deve essere troppo alto ma nemmeno troppo basso perché le calzature piatte, come nel caso delle ballerine, mettono troppo in tensione i muscoli posteriori del polpaccio. Ortopedici, podologi e specialisti in genere del benessere del piede lo ripetono da sempre: la calzatura sbagliata può fare molti danni al nostro corpo. Quelli causati dalle “ballerine” sono un aggravio eccessivo sulle ginocchia, sulle anche e sulla schiena. Non sembra, ma passeggiare a lungo con scarpe prive di tacco impone ai piedi sollecitazioni forti, microtraumi continui che si ripercuotono un po’ ovunque. Non solo. Scarpe come queste favoriscono fastidi come unghie dei piedi spezzate o incarnite e problemi più seri come l’ alluce valgo. Qual è allora il tacco ideale? Quello di 1 o 2 cm per l’uomo e di 4 per la donna.

la punta, non deve essere troppo stretta, soprattutto nelle scarpe delle donne. Una eccessiva costrizione a livello delle dita, infatti, ne riduce la funzione e aumenta la pressione sotto la pianta del piede e a lungo andare può provocare dolori alla base delle dita dovuti alla compressione e allo schiacciamento dei metatarsi (metatarsalgie).

Esistono diverse tecniche per operare l’alluce valgo. La scelta varia da caso a caso, paziente per paziente: sta al chirurgo stabile quale è più adatta per un singolo caso. Gli interventi più usati sono, comunque, tre e possono essere eseguiti a “cielo aperto” o con chirurgia mini invasiva. Per il paziente sarebbe meglio questa seconda possibilità, perché il trauma post operatorio è inferiore. Ma non sempre è possibile intervenire in questa maniera. I risultati che si ottengono sono comunque gli stessi.

Sulle parti molli | Si corregge la deviazione, intervenendo su capsule, legamenti e tendini. Si torna a posto in 3 settimane durante le quali è consigliabile camminare ed esercitare il dito.

Osteotomia | Con questa tecnica si interrompe la continuità dell’osso e viene ristabilita la giusta posizione. Il recupero è di 4 settimane. Si può utilizzare parzialmente il piede ma si devono indossare scarpe adatte.

Sostituzione protesica | E’ una tecnica molto selettiva e di solito si fa solo ce ci sono altre patologia associate (artrosi o alluce rigido). Il recupero è di circa 3 settimane.

Stereotaxis, il robot anti-aritmie cardiache

 

Un sofisticato sistema robotizzato che consente un ulteriore passo avanti nel trattamento delle aritmie e in tutte quelle terapie che si basano sulla elettrostimolazione del cuore. Si chiama Stereotaxis, ed utilizza due giganteschi magneti che, spostandosi nella sala operatoria, permettono di guidare all’interno del corpo del paziente un catetere con una punta metallica: il medico ne controlla i movimenti con un joystick da una sofisticata sala controllo. Operativo in Humanitas è tra i pochi macchinari del suo genere in funzione non solo in Italia ma in Europa (in Italia per il momento ce ne sono cinque [a Milano, al San Raffaele e al Sacco; a Torino all’ospedale Mauriziano; all’Humanitas di Rozzano; all’ospedale Maria Cecilia di Cotignola], finora hanno permesso di curare con successo circa 2000 pazienti attraverso un intervento rimborsabile dal Servizio Sanitario).

Una delle novità assolute è il sistema di ricostruzione tridimensionale dell’area dell’intervento, che consente al medico di orientarsi e spostarsi nel corpo del paziente con una precisione mai raggiunta prima. La Stereotaxis di Humanitas è infatti equipaggiata con un sistema che consente di effettuare immagini radiografiche digitali tridimensionali dell’area in cui sta operando; un angio-CTscan, un particolare sistema TAC che effettua una scansione del torace del paziente direttamente all’inizio della procedura; e, infine, il CARTO MERGE, un navigatore satellitare che fornisce la posizione esatta del catetere rispetto alla ‘mappa’ tridimensionale del corpo del paziente (guarda VIDEO).

“Combinando il momento diagnostico con quello terapeutico – spiega il dott. Maurizio Gasparini, responsabile dell’Unità di Operativa di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione di Humanitas, uno dei maggiori esperti europei nell’impianto di defibrillatori bi ventricolari, elettrofisiologia ed impianti di pace-maker, autore anche di linee guida internazionali – questo sistema consente di curare con la massima precisione ed efficacia le aritmie, e fra queste in particolare una delle più diffuse, la fibrillazione atriale. Grazie alla precisione e alla flessibilità dei movimenti e all’accuratezza del sistema di navigazione non esisteranno più punti del corpo non raggiungibili, e questo ci consentirà di affrontare casi sempre più complessi”.

In tutto il mondo i casi di fibrillazione atriale sono oltre 7 milioni, con 700 mila nuovi pazienti all’anno. Soltanto in Italia riguarda circa 500 mila persone, in particolare al di sopra dei 70 anni. Si tratta di un segnale elettrico anomalo che altera il normale ritmo cardiaco, creando una sorta di ‘confusione elettrica’ che porta il cuore a battere in modo veloce, disordinato e poco efficiente. Una delle terapie più efficaci per questo problema è la cosiddetta ‘ablazione’, che consiste nel provocare appositamente, mediante un’energia a radiofrequenza , minuscole lesioni nella parete dell’atrio sinistro del cuore, dove si genera la maggior parte degli impulsi che provocano la fibrillazione atriale. In questo modo si isolano le cellule responsabili dell’anomalia, bloccando la trasmissione dell’impulso scorretto. La complessità di questo intervento sta proprio nell’individuare ed isolare elettricamente il gruppo di cellule coinvolte nella malattia.

“La Stereotaxis – continua Gasparini – gestisce in modo informatizzato l’inserimento e il posizionamento del catetere. La sua testa metallica, dalla quale viene emessa l’energia a radiofrequenza che produce le lesioni mirate, viene risucchiata dal campo magnetico e condotta dolcemente anche lungo i percorsi più tortuosi. Il movimento del catetere è controllato dal computer, che ne impedisce un avanzamento eccessivo una volta in contatto con la parete dell’atrio. Inoltre il sistema di ‘mappatura’ del corpo del paziente, basato su una serie di rilevamenti compiuti all’inizio dell’intervento, consente una considerevole riduzione dell’utilizzo dei raggi X. Ci aspettiamo anche una significativa riduzione della durata dei trattamenti (normalmente 4-5 ore), in particolare nei casi in cui occorre ritornare nei punti dove si è già intervenuti, per perfezionare la lesione o effettuare una stimolazione. Il sistema di ‘navigazione satellitare’ del nuovo dispositivo consente infatti di registrare le coordinate delle singole aree di intervento: con un semplice comando possiamo così ordinare ai magneti di riportare il catetere esattamente in quel punto”. Oltre al suo impiego prevalente nel settore dell’elettrofisiologia ed elettrostimolazione del cuore, questo dispositivo potrà trovare importanti applicazioni anche nelle cura delle occlusioni coronariche e in neuroradiologia o nei casi più complicati di re sincronizzazione cardiaca.

Quando il pensiero diventa parola

 

Anche dallo stato vegetativo possono arrivare delle comunicazioni. Lo rivela uno studio pubblicato da ricercatori della Maastricht University nei Paesi Bassi sulla rivista Current Biology. Gli scienziati hanno messo a punto uno “speller” artificiale, un macchinario in grado di decodificare i messaggi che il cervello trasmette anche quando si trova in situazioni apparentemente irrecuperabili.
La tecnologia si basa sulla risonanza magnetica funzionale per valutare lo stato di coscienza di soggetti che si trovino in uno stato vegetativo. Di norma, la risonanza magnetica funzionale viene utilizzata a scopo di ricerca, per il monitoraggio dell’attività cerebrale attraverso la misurazione del flusso sanguigno.
I ricercatori olandesi hanno pensato di utilizzarla per aiutare i pazienti in stato vegetativo a rispondere ad alcune domande che prevedono un semplice sì o no.
Per farlo hanno chiesto ad alcuni volontari di selezionare delle lettere su uno schermo, da associare a una determinata attività mentale. Il procedimento ha individuato 27 diversi schemi cerebrali corrispondenti a ogni lettera dell’alfabeto, che possono così essere decodificati in tempo reale.
Bettina Sorger, prima autrice dello studio, spiega: “la scoperta potrebbe fare la differenza per coloro che sono paralizzati e incapaci di usare mezzi di comunicazione alternativa”.

In aumento i casi di shock allergici nei bambini

 

Più di 17 milioni di persone in Europa soffrono di allergie alimentari, e circa 3,5 milioni hanno meno di 25 anni. Ma il dato più allarmante riguarda il fatto che sono principalmente i bambini a rischiare di più. Secondo i dati resi pubblici dall’Eaaci (l’Accademia europea di allergia e immunologia clinica) le reazioni allergiche, le anafilassi che potrebbero essere letali per i più piccoli sono aumentate di sette volte negli ultimi 10 anni. Il rischio di uno shock anafilattico è più alto a scuola, dove si manifestano per la prima volta un terzo delle allergie: il contatto con cibi nuovi e potenzialmente pericolosi e l’incapacità degli insegnanti di far fronte a situazioni di questo genere rendono potenzialmente fatali gli episodi di anafilassi nei bambini. Per sensibilizzare su tale argomento, l’Eaaci ha lanciato una campagna contro le allergie alimentari con l’obiettivo di promuovere la conoscenza di tale problema, educando le persone a riconoscere i sintomi e le cause che li provocano, insegnando, inoltre, gli interventi di primo soccorso come l’utilizzo della penna adrenalinica salvavita.

Cezmi Akdis, presidente Eaaci spiega che: “Il primo elemento di questa campagna è il lancio degli ‘Standard minimi internazionali per i bambini allergici a scuola’, che stabiliscono i requisiti di base per la sicurezza. Crediamo di riuscire a formulare gli standard, e la loro versione del documento rivolta ai pazienti, entro i prossimi mesi”. Per seguire la campagna online, basta collegarsi al sito http://www.stopanaphylaxis.com, dove è disponibile anche materiale informativo da scaricare. Evocativa e significativa l’immagine simbolo dell’iniziativa che apre il portale: un bambino che sta per morsicare un pezzo di cibo e accanto lo slogan che recita “Dietro i più dolci momenti della sua vita potrebbe esserci un pericolo imminente”.

Un’atra priorità è quella di coinvolgere le autorità europee per apportare dei miglioramenti sulle etichette alimentari: le diciture riportate su alcune confezioni, del tipo ‘Può contenere arachidi’ o ‘Può contenere latte’, sono oggi utilizzate dai produttori non seguendo gli stessi criteri, si celano così diversi livelli di contaminazione e diversi livelli di rischio. Nell’Europa continentale la forma di allergia alimentare più diffusa fra i bambini sono quella da uovo, da latte di mucca e da noccioline, mentre negli adulti riguardano frutta fresca, noccioline e verdura. In Gran Bretagna, noci, nocciole e arachidi rappresentano la minaccia principale, causando il 50% di tutte le reazioni allergiche più importanti. In Scandinavia e nell’Europa del nord prevale l’allergia a crostacei e merluzzo. La campagna si propone anche un’ulteriore intento: evidenziare la differenza tra intolleranze e allergie alimentari: le intolleranze alimentari non coinvolgono direttamente il sistema immunitario, non possono essere misurate tramite il test per le allergie; mentre l’intolleranza al lattosio è un’ipersensibilizzazione non allergica e le reazioni agli additivi alimentari sono per lo più non allergiche, i sintomi della ipersensibilizzazione non allergica sono più lievi e in rari casi provocano reazioni letali.


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