Archivio per ottobre 2012

Ormone della crescita

A volte per varie ragioni si può incorrere in un deficit dell’ormone della crescita e ritrovarsi a dover avere a che fare con delle disfunzioni che dovrebbero essere oggetto di attenzione medica. In ogni caso bisogna badare ad evitare di incorrere in dei possibili effetti collaterali derivanti dall’uso della sostanza in questione. Il tutto va infatti portato avanti sotto stretto controllo medico.

DEFICIT | Le disfunzioni legate al deficit dell’ormone della crescita possono essere causate da un deficit congenito o acquisito a causa di un trauma o di una specifica condizione medica. In ogni caso queste disfunzioni sono rilevanti, perché si caratterizzano come disturbi, le cui manifestazioni sintomatologiche possono essere piuttosto evidenti. In genere gli individui che non hanno l’adeguata quantità di ormone della crescita presentano una bassa statura e un incremento dell’altezza ridotto o del tutto assente.

Gli adolescenti hanno un ritardo o un’assenza del corretto sviluppo legato al periodo della pubertà. In generale il processo di crescita è lento prima del raggiungimento del quinto anno di età. Inoltre il deficit dell’ormone della crescita provoca anche mal di testa, una sete eccessiva con conseguente aumento del volume delle urine. L’ormone della crescita è sempre più usato dai non professionisti, ma è da ricordare che l’attenzione è d’obbligo per non incorrere in spiacevoli conseguenze.

Effetti collaterali della sua somministrazione | La somministrazione dell’ormone della crescita può determinare degli effetti collaterali. L’ormone in questione è utile per risolvere i problemi di nanismo, di mancata pubertà, per l’aumento della sintesi del testosterone, per il miglioramento della struttura ossea e quindi contro l’osteoporosi, per la quale bisognerebbe pensare ad una giusta prevenzione fin da giovani. Inoltre l’ormone della crescita per il miglioramento della struttura muscolare e della colite ulcerosa, l’ormone della crescita comunque può determinare l’atrofia delle cellule dell’ipofisi che hanno il compito di produrre la sostanza.

Inoltre occorre tenere presente che una quantità eccessiva di ormone della crescita può causare l’aumento dell’insulino-resistenza e una maggiore esposizione al rischio di incorrere nel tumore al colon – retto, anche se in realtà, per quanto riguarda quest’ultimo caso, non sono state riscontrate correlazioni molto significative. L’ormone della crescita ha una grande importanza per la salute, ma bisogna stare attenti.

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Anemia falciforme

E’ una malattia genetica del sangue, una delle forme di anemia ereditaria più gravi, l’anemia falciforme, spesso poco conosciuta, è diffusa, soprattutto, nei Paesi del bacino mediterraneo e, in particolare, in alcune regioni africane. Il nome ne descrive, ricreandone l’immagine immediata, la caratteristica principale: la presenza di globuli rossi che assumono una forma anomala, simile a quella della falce.

Cause e caratteristiche | L’anemia falciforme, infatti, deve la sua definizione proprio alla comparsa nel circolo sanguigno di globuli rossi dalla forma anomala, a felce.

Questi globuli rossi deformati non riescono a scorrere, come dovrebbero, all’interno dei vasi sanguigni, facilitando la formazione di ingorghi e occlusioni pericolose.

I responsabili sono da ricercare nel corredo genetico. La causa è genetica. Si tratta dell’alterazione del gene che regola e dirige la produzione dell’emogloblina, la proteina contenuta nei globuli rossi deputata al trasporto dell’ossigeno. L’emoglobina è composta da quattro sub-unità, due denominate alfa e due denominate beta.

L’alterazione all’origine dell’anemia falciforme interessa le sub-unità beta, colpevoli della produzione di una forma anomala di emoglobina, l’emoglobina S. Queste molecole, diverse dal normale, hanno una “brutta” propensione verso combinazioni e aggregazioni strane. E’ in questo modo che conferiscono al globulo rosso la forma a falce, tratto distintivo di questa malattia.

Sintomi e diagnosi | Non esiste una sintomatologia precisa e uguale per tutte le persone che soffrono di anemia falciforme. Esistono però alcuni possibili sintomi, più frequenti, come l’affaticamento, il pallore, il malessere generalizzato, i dolori alle mani e ai piedi, i dolori improvvisi, soprattutto in corrispondenza delle occlusioni ai vasi sanguigni.

Per diagnosticare questa forma di anemia, oltre all’esame clinico condotto dallo specialista, sono utili una serie di analisi del sangue, come l’emocromo e l’elettroforesi delle emoglobine.

Cure possibili e trasmissione | Si tratta di una malattia grave, dai profili preoccupanti, che è, purtroppo, da annoverare, tra quelle patologie croniche orfane di una vera e propria cura, di una terapia davvero risolutiva.

Le “armi” a disposizione per contrastare i sintomi, i fastidi e i rischi di complicanze dell’anemica falciforme sono i farmaci antidolorifici, le trasfusioni, l’alimentazione e lo stile di vita corretto, e un particolare tipo di farmaco, l’idrossiurea.

La trasmissione genetica dell’AF è di tipo autosomico recessivo. Il rischio concreto, quantificabile con un 25% di probabilità, che un bimbo abbia la malattia, esiste solo se entrambi i genitori sono portatori sani dell’anemia falciforme.

Vegetariano o vegano? Le differenze

Vegetariano o vegano? Questo è il dilemma o, più spesso, il cruccio che manda in confusione i meno esperti del tema. Sono due scelte alimentari differenti, simili, ma con alcune caratteristiche ben distinte. La dieta vegetariana prevede un ventaglio di opzioni, di alimenti a tavola più ampio, mentre il “menu” dettato dalla scelta vegana è decisamente più ristretto ed esclusivamente di origine vegetale.

Vegetariani e vegani, un pensiero comune

Due scelte di vita e, soprattutto, di alimentazione, ben distinte, ma non completamente diverse, che sono in costante aumento in Italia. La loro “strada”, in particolare, si incrocia all’inizio.

Infatti, la base di partenza, sia per i vegetariani sia per i vegani, è comune. La carne e le parti degli animali sono bandite. All’origine della decisione di seguire una dieta vegetariana o vegana possono esserci: una scelta morale di non rendersi responsabili dell’uccisione o macello di altri esseri viventi; una scelta salutista, perché un’alimentazione priva di carne animale è considerata più vantaggiosa per la salute dell’organismo (utile contro colesterolo, diabete e malattie cardiovascolari); una scelta religiosa.

Vegetariano, no alla carne, sì ai derivati

I vegetariani seguono un’alimentazione priva di carne o pesce, di parti di un animale, sia esso terrestre o marittimo.

La dieta vegetariana, però, non esclude completamente l’assunzione di cibi derivati dagli animali. Infatti, può contemplare alimenti di origine animale, come il latte e i latticini, le uova e il miele, oltre ai veri protagonisti della dieta vegetariana, la frutta, la verdura e i legumi (fonti primarie di proteine).

Vegano, no a tutti i cibi di origine animale

I vegani, comunemente noti anche come vegetaliani, invece, escludono ogni possibilità di ingerire prodotti e alimenti di origine animale. Non solo il no è categorico per la carne e il pesce, ma vale anche per tutti i derivati animali.

L’alimentazione vegana non contempla nessun cibo di origine animale. Il motivo? Per i vegani definiti “assoluti” si tratta di una questione morale, cioè non imporre nessun tipo di possibile sofferenza o privazione agli animali, al loro ciclo di vita e di riproduzione normale. Per quelli “salutisti”, come suggerisce il termine stesso, il discrimine è la salute: la mancata assunzione di proteine animali è considerata una “buona mossa” per garantire all’organismo un maggior livello di benessere, per prevenire l’insorgenza di molte malattie, come quelle metaboliche e cardiovascolari.

Nella dieta vegana la fanno da padrone le verdure, la frutta e i legumi, che si aggiudicano anche il ruolo di fonti primarie di proteine.

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Statine, colesterolo ed effetti collaterali

Le statine sono dei farmaci utilizzati per ridurre il colesterolo e in linea di massima sono abbastanza ben tollerati, anche se gli effetti collaterali possono essere numerosi. Esiste una forma di allergia a questo prodotto che può provocare mialgie (ovvero dolore alla muscolatura), ma anche l’aumento dei livelli di transaminasi.

Purtroppo l’ipercolesterolemia è un problema molto diffuso e deve essere curato perché è la causa di numerose malattie, come il diabete, i problemi cardiaci, gli ictus.

Come si fa a mantenere basso il colesterolo? Seguendo una dieta ben equilibrata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi e facendo tanto sport.

Quando queste due tecniche non portano i risultati sperati, il medico può scegliere una terapia farmacologica a base di statine, che inibiscono la produzione di colesterolo. Attenzione però agli effetti collaterali.

Quali sono? I principali sono la debolezza e i dolori muscolari, causati dalla perdita di coenzima Q10. Un altro fastidio disturbo sono le vertigini, probabilmente causate dall’abbassamento della pressione sanguigna.

Come muoversi? Ovviamente la prima cosa da fare è comunicare al proprio medico il malessere. Se sono degli effetti collaterali minimi, il dottore dovrà valutare quali sono i rischi di interruzione del farmaco altrimenti sarà costretto a trovare un’altra terapia. Per mantenere controllato il colesterolo, infatti, esistono altri prodotti farmaceutici e numerosi integratori, anche omeopatici, abbastanza efficaci.

Afasia

L’afasia è un disturbo del linguaggio che è rappresentato dall’incapacità di formulare le parole, di comprenderle o di entrambi i casi. Il tutto si verifica anche se non c’è alcuna compromissione degli organi che consentono di ricevere o di emettere i suoni. Si può dire che nel soggetto afasico è venuta meno la capacità di tradurre il pensiero in simboli verbali e viceversa. Il linguaggio ha infatti la fondamentale funzione di trasmettere messaggi attraverso la capacità del cervello umano di decifrare il significato dei simboli, mediante l’intervento dei centri cerebrali corticali. Ad essere implicata nell’afasia è in particolare l’area di Broca, regione cerebrale deputata al linguaggio.

CAUSE | Per esaminare le cause dell’afasia, dobbiamo tenere presente che il linguaggio, pur coinvolgendo alcune aree cerebrali in particolari, in realtà impegna il cervello in tutta la sua complessità. L’afasia comunque può essere provocata da lesioni in alcune regioni cerebrali specifiche. Di solito queste lesioni si trovano, per i destrimani, nell’emisfero sinistro. Nei mancini invece le lesioni possono essere o nell’emisfero sinistro o in quello destro del cervello.

Nello specifico le lesioni che provocano l’afasia possono interessare la corteccia temporo-parietale, che comprende anche il centro di Wernicke: qui vengono elaborate le sensazioni che provengono dall’udito. A seconda della regione cerebrale interessata, si distingue l’afasia di Wernicke dall’afasia di Broca.

Le lesioni possono essere provocate da eventi che interessano i circuiti vascolari cerebrali, come ischemie ed emorragie, dalle atrofie corticali, dai traumi cranici che causano lesioni del parenchima cerebrale e dai tumori.

SINTOMI | I sintomi dell’afasia cambiano in base alla gravità del disturbo. In alcuni casi si può assistere alla manifestazione di parole storpiate o anche inventate. In altri casi le parole vengono pronunciate ed elaborate con difficoltà. Ci sono poi quei soggetti che non riescono a unire insieme più parole.

L’afasia deve essere distinta dalla disartria: in quest’ultimo disturbo i pazienti presentano delle difficoltà che riguardano soltanto l’articolazione delle parole.

In genere viene colpita di meno la comprensione del linguaggio rispetto all’espressione, anche se il soggetto afasico non riesce ad eseguire ordini complessi, che chiamano in causa più azioni. Nei casi più gravi il paziente è capace di emettere solo suoni inarticolati o qualche sillaba o parola che viene ripetuta.

Nell’afasia transcorticale motoria non è compromessa la ripetizione e la comprensione del linguaggio, l’eloquio spontaneo è invece compromesso in maniera forte. L’afasia di conduzione si caratterizza per la compromissione elettiva della ripetizione, per un grado discreto della comprensione e per un eloquio costellato da parafrasie.

TERAPIA | Di solito i pazienti afasici vengono ricoverati in ospedale, soprattutto per curare le causa dell’afasia, come nel caso dell’afasia provocata da ictus. In ogni caso, dopo la dimissione dall’ospedale, occorre fare affidamento, per la terapia dell’afasia, a percorsi di logopedia e alla riabilitazione per l’afasia. Si tratta essenzialmente di una riabilitazione della comunicazione, che risulta più complicata per i casi più gravi.

Per i pazienti affetti da forme non fluenti di afasia può essere necessario ricorrere ad una riabilitazione comunicativa tramite immagini e figure. In altri casi, specialmente quando l’afasia è una conseguenza dell’ictus, possono essere utili terapie di tipo linguistico-cognitive e pragmatico-comunicative.

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PowerAFA è un programma per il trattamento dei pazienti affetti da AFASIA e da altri disturbi neuro-fisiologici. Realizzato in ambiente LabVIEW, è dotato di una interfaccia grafica user-friendly che garantisce solidità e nello stesso tempo semplicità d’uso.

L’applicativo è in parte basato sull’approccio delle schede della Mayo Clinic (www.mayoclinic.com) e del lavoro riportato nei due volumi di “Rieducazione linguaggio” di Robert L. Keith (edizione Omega – www.ediomega.com)

L’applicativo è in grado di gestire differenti pazienti, ognuno con il suo livello di “difficoltà”. Sono proposti numerosi esercizi, mirati a risolvere e a trattare diverse patologie e deficienze linguistiche, logico/matematiche e visive, che comunemente i pazienti afasici sperimentano nella vita di tutti i giorni.

Il programma è arricchito con suoni, musica di sottofondo e con un assistente animato, al fine di coinvolgere emotivamente il paziente e incoraggiarlo nello svolgimento degli esercizi. I progressi del paziente sono monitorati e memorizzati nel database del programma; in un qualsiasi momento è possibile visualizzare i risultati degli esercizi svolti e controllare quindi i progressi e i miglioramenti ottenuti dal paziente.

Sono proposti differenti esercizi, tra cui alcuni relativi al riconoscimento visivo delle immagini, classificazione “semantica” delle parole, individuazione di oggetti, riconoscimento di suoni, trascrizioni di lettere e parole, risoluzione di operazioni aritmetiche e altro ancora.

L‘applicativo può essere abbinato con un monitor sensibile al contatto (touch-screen), in grado cioè di rilevare le selezioni del paziente al contatto diretto della  mano con il monitor. In tal caso, il paziente può dare le sue risposte, in maniera semplice e intuitiva, cliccando direttamente sul monitor, senza adoperare il mouse. E’ prevista inoltre una funzione di WebCam Feedback in cui è possibile attivare il preview di una webcam per il controllo dei muscoli facciali e della lingua durante la pronuncia delle parole.

E’ presente una scheda per la ‘customizzazione’ degli esercizi che consente all’utente di inserire parole, immagini e suoni per personalizzare gli esercizi secondo le necessità del paziente.

Per maggiori informazioni vai al link

Congestione digestiva

Dopo un pasto abbondante è facile sentirsi appesantiti, ancora pieni di cibo: tutto questo è causato dalla presenza del cibo nello stomaco e dall’afflusso di sangue verso gli organi interni, che mettono il corpo in condizione digerire al meglio gli alimenti. Se durante questo processo si sottopone il fisico ad uno sforzo intenso o a un repentino cambiamento di temperatura, come nel caso del fare il bagno dopo mangiato, è facile che ci si esponga ad una congestione digestiva, ovvero ad uno squilibrio delle circolazione sanguigna che porta carenza di sangue nel cervello e un blocco dei processi digestivi.

Bisogna stare molto attenti a quali sono i sintomi della congestione digestiva. Principalmente si presenta con

  • pallore
  • nausea
  • vomito
  • vertigini
  • perdita di coscienza

associati ad una serie di altri sintomi che si presentano nel corso della digestione, a circa 3-4 ore dall’ultimo pasto, e che sono tendenzialmente

  • dolori addominali
  • nausea
  • flatulenze
  • bruciori di stomaco e senso di pesantezza
  • annebbiamento della vista
  • debolezza muscolare
  • mal di testa associato a vertigini

Se ci rendiamo conto di avere una congestione in corso, non è difficile prendere provvedimenti e decidere cosa fare e come comportarsi: sdraiarsi in posizione supina con le gambe sollevate, preferibilmente all’ombra, in modo da riportare le circolazione sanguigna verso il cervello; tenere lo stomaco coperto e al caldo, in modo da calmare i crampi e distendere la muscolatura addominale; reintegrare i liquidi dando al congestionato una bevanda calda e leggermente zuccherata, che aiuta a rialzare il livello dei sali minerali e a calmare gli spasmi.

Orticaria

L’orticaria è una dermatosi che può colpire ogni zona dello strato più superficiale della pelle. È una reazione allergica benigna di cui circa il 20-40% della popolazione mondiale soffre almeno una volta nella vita.

Il termine orticaria deriva da “ortica”, poiché le eruzioni cutanee che si formano sono simili a quelle che si presentano quando la pelle viene a contatto con la pianta di ortica.

CAUSE | I fattori che influiscono sull’insorgenza dell’orticaria sono molteplici:
– Allergie alimentari: alcuni alimenti non sono tollerati dall’organismo e producono una reazione allergica. Gli alimenti più a rischio sono le fragole, le uova, i crostacei, alcuni tipi di pesce, il latte, il cioccolato, le noci e le arachidi.
– Allergie a farmaci o cosmetici: alcuni prodotti farmaceutici o cosmetici possono essere causa di orticaria; anche i medicinali più comuni come l’aspirina, gli antibiotici e le penicilline possono generare orticaria.
– Allergie da pollini
– Allergie da contatto: l’orticaria può presentarsi in seguito a contatto con alcune sostanze o tessuti (lattice, peli di animali, lana, nylon).
– Punture di insetti
– Intolleranza a prodotti chimici: additivi, sostanze coloranti, conservanti e, più in generale, prodotti chimici sono sempre più utilizzati sia nei prodotti alimentari sia nei comuni oggetti che maneggiamo quotidianamente. Anche essi possono costituire un fattore di rischio per l’insorgenza di orticaria. Alcuni medici e professionisti attribuiscono addirittura l’aumento di casi di orticaria degli ultimi decenni proprio all’incremento dell’uso di queste sostanze nel quotidiano.
– Reazione al freddo o al caldo, al sole o all’umidità
– Sforzi fisici: questo tipo di orticaria è tipica degli sportivi.
– Fattori psicologici: anche lo stress, gli shock emotivi e l’ansia possono provocare reazioni allergiche quali l’orticaria.
– Microrganismi infettivi: virus, batteri e parassiti contribuiscono all’insorgenza dell’orticaria.
A contatto con uno di questi fattori, il derma rilascia sostanze vasoattive (serotonina, istamina, citochine…) in quantità eccessive, causando la reazione cutanea.

SINTOMI | L’orticaria si presenta inizialmente con un prurito acuto e fastidioso. Subito dopo compaiono pomfi gonfi e rossastri, di solito localizzati in una zona circoscritta della pelle, più raramente diffusi in tutto il corpo. Le papule più grandi sono più chiare al centro e tendono a scurirsi e a indurirsi verso i bordi. Di solito scompaiono dopo qualche giorno senza bisogno di cure specifiche.
Se l’orticaria si estende ai tessuti sottocutanei e alle mucose interne (ad esempio le mucose del cavo orale), la patologia prende il nome di angioedema; in alcuni casi questa malattia, chiamata anche edema di Quincke, può diventare più pericolosa perché può ostruire le vie respiratorie.
I sintomi dell’orticaria durano al massimo 24 ore, ma di solito scompaiono nell’arco di 3-4 ore.

FORME | In base all’evoluzione e alla durata, l’orticaria può essere acuta o cronica. È acuta quando la sua durata è solo temporanea (sparisce del tutto entro pochi giorni); quando invece l’orticaria perdura nel tempo (più di 6 settimane) e tende a tornare ciclicamente, allora essa diventa cronica.
A seconda dell’aspetto e della collocazione dei pomfi si parla di:
– Orticaria gigante o edema di Quinke: i pomfi tendono a tumefarsi e sono localizzati soprattutto sul viso e sugli organi genitali, spesso anche su lingua e laringe.
– Orticaria pigmentata (o pigmentosa): localizzata soprattutto su tronco e arti, colpisce soprattutto i bambini. Questo tipo di orticaria può essere accompagnata da mal di testa, diarrea, tachicardia.
– Orticaria accidentale: i pomfi compaiono esclusivamente nel punto di contatto fra la pelle e la sostanza che causa la reazione cutanea.

CURE | Prima di iniziare le cure occorre verificare le cause che hanno scatenato l’orticaria, in modo da procedere con la terapia più corretta. Una volta che il fattore scatenante dell’orticaria è stato riconosciuto attraverso appositi esami allergologici, è necessario evitare il contatto con la sostanza.
La terapia per curare l’orticaria prosegue con cure volte all’inibizione dei sintomi; a questo scopo può essere utile fare impacchi con acqua fredda per alleviare il prurito, evitare biancheria sintetica o troppo stretta, indossare abiti leggeri.
Talvolta, inoltre, il medico può prescrivere alcuni antistaminici per velocizzare la scomparsa dei pomfi, anche se l’orticaria tende di solito a scomparire totalmente da sola entro pochi giorni.


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