Archivio per gennaio 2013

Proprietà del timo

Timo

Utilizzato già dall’alba dei tempi per combattere i germi più pericolosi, il timo è una pianta dai sicuri effetto benefici, spasmolitico, espettorante antisettico, fluidificante delle secrezioni bronchiali, tonico, coleretico, carminativo ed antibatterico, è un ottimo stimolante del sistema immunitario. Inoltre il timolo, una sostanza aromatica presente nel suo olio essenziale, aiuta la produzione di succhi gastrici limitando così le infezioni intestinali e urinarie, l’insorgenza di parassiti come ascaridi, ossiuri e tenia, e le difficoltà digestive dovute a meteorismo ed aerofagia.Utilizzato anche in cosmetica, l’olio di timo è consigliato a tutte quelle persone con pelle grassa perché svolge una cospicua azione antisettica necessaria nei casi di foruncolosi. Infine viene utilizzato nella preparazione di composti specifici contro le micosi e l’ipersodurazioni dei piedi.

Per chi invece ama i classici metodi della nonna ecco una ricetta capace di rigenerarvi e donarvi la giusta carica:

Fate bollire 150g di timo, 50g di lavanda, 50g di alloro e 30g di menta in 3 litri di acqua. Fate riposare il tutto per 10 minuti e passate al setaccio, quindi versate il composto nell’ acqua del bagno e immergetevi abbandonandovi al più completo relax.

Yourself

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Un gel ‘fotosensibile’ ripara la cartilagine danneggiata

Gel ripara cartilagine

Con un gel che si inspessisce quando viene colpito dalla luce è possibile riparare le cartilagini danneggiate fornendo una base su cui crescono le cellule.

Lo ha dimostrato uno studio della Johns Hopkins University pubblicato su ‘Science Translational Medicine’. La cartilagine danneggiata non si ripara da sola perché’ non ha l’afflusso di sangue necessario, spiegano gli autori, e le procedure tradizionali prevedono di microfratturare l’osso vicino alle lesioni per far arrivare al danno le cellule staminali, una procedura però che lascia spesso cicatrici. Il gel realizzato nello studio viene usato per richiudere i buchi formati con le microfratture e viene illuminato, in modo tale da formare una ‘impalcatura’:

Una volta che si è formato il tessuto – spiegano gli autori – il gel si dissolve da solo. Nei test sui pazienti questa tecnica ha avuto l’84 per cento di successo, mentre quella tradizionale supera di poco il 60“.

AGIsalute

Legame pesticidi-Parkinson

Pesticidi e Parkinson

Nuove prove di un legame tra i pesticidi e il morbo di Parkinson. Per molti anni i neurologi americani della Ucla, University of California a Los Angeles, hanno sospettato l’esistenza di un legame fra i pesticidi e questa malattia, tanto che il paraquat, il maneb e lo ziram – sostanze chimiche utilizzate in California – sono stati legati alla malattia, non solo tra i contadini, ma anche in persone che semplicemente vivevano o lavoravano in prossimità dei campi ‘trattati’. Ora i ricercatori hanno scoperto un legame tra il Parkinson e un altro pesticida, il benomyl, i cui effetti tossicologici perdurano ancora a 10 anni dal divieto della sostanza chimica da parte della US Environmental Protection Agency. Lo studio, firmato dal team di Jeff Bronstein, è pubblicato su Pnas. L’esposizione al benomyl, spiegano i neurologi, attiva una cascata di eventi cellulari che possono portare al Parkinson. Il pesticida impedisce a un enzima (aldeide deidrogenasi) di controllare una tossina presente naturalmente nel cervello. Se resta incontrollata, la tossina (dopal) si accumula, danneggiando i neuroni e aumentando il rischio individuale di sviluppare il Parkinson. I ricercatori credono che le loro conclusioni evidenzino l’importanza di sviluppare nuovi farmaci per proteggere l’attività dell’enzima chiave. Questi medicinali, spiegano, potrebbero aiutare a rallentare la progressione della malattia, se un individuo è stato esposto ai pesticidi.

sanitànews

L’aridità di chi “calcola” sempre tutto

Calcoli

Fanno solo ciò che è utile e aboliscono dalla loro esistenza tutte le azioni che non combaciano con la loro idea di efficienza, di pragmatismo, di funzionalità. Vivono così alcuni di noi, “i funzionali”, i calcolatori, i super pragmatici: persone animate da un irreprensibile senso pratico e da un sovrabbondante senso del dovere, ma che trascurano nella sfera individuale, familiare e sociale alcuni aspetti essenziali della natura umana: la poesia della vita, l’eros “non programmato”, l’incanto, il tempo perso, il gioco, le coccole e il romanticismo, l’arte, le azioni senza finalità. Li trascurano al punto che un giorno, pur avendo fatto tutto il “necessario” – secondo la loro visione – ottengono risultati opposti: depressione, coppia spenta, figli affettivamente lontani, sensazione di non senso. Se ti senti così ecco nozioni e consigli “davvero utili” per smettere di funzionare e tornare a vivere.

La vita non è solo un dovere | Il problema nasce da una clamorosa “svista sulla realtà” appresa direttamente dai genitori o instauratasi nel tempo con l’adesione a un modello socialmente accettato: quello della “persona che funziona”. Una svista che intende la vita come un insieme di doveri e di compiti da assolvere e che valuta come utile all’esistenza solo cose e azioni di concretezza immediata:  mandare avanti la casa, il lavoro e il guadagno, gli impegni sociali, dare ai figli un tetto, istruzione e sostentamento e così via. Cose fondamentali, certo, ma non sufficienti nel tempo a sé stessi, alla coppia e alla famiglia. Perché anche se il Funzionale “ci mette l’anima”, in realtà l’anima resta fuori, dalla vita e dal listino delle priorità.

Sei così se:

–   Non ti concedi mai momenti per te o per gli altri che non abbiano un’utilità

–   Utilizzi il tempo libero per fare le cose rimaste indietro o per “portarti avanti

–   Fare una cosa senza senso né scopo ti fa sentire in colpa o ti viene fretta

–   Leggi solo libri per imparare qualcosa (es. manuali) e per farti una cultura

–   Fai un’opera di beneficenza solo per sentirti buono e migliore

–   Regali solo qualcosa che “serve

–   Manifesti amore e affetto con il prenderti cura dei bisogni di base

Le cause

–   Senso del dovere abnorme per sentirti a posto con la coscienza

–   Terrore inconscio di affrontare i problemi dell’anima

–   Esigenza di fuggire l’intimità col partner e coi figli

–   Bisogno di dimostrare di essere all’altezza del ruolo

–   Tentativo di non sbagliare mai e di essere irreprensibile

Le conseguenze

–   Con se stessi: Perdita della dimensione profonda, poetica e creativa, forte limitazione della veduta di realtà

–   In coppia: Perdita di eros, romanticismo, allegria, autoironia e humor

–   Con i figli: Scarsa profondità di rapporto, poco tempo per dialogo e coccole

–   Con gli amici: Mancanza di spontaneità, di sorprese e di improvvisazione

–   Nel lavoro: Unico a beneficiarne: efficienza, professionalità e affidabilità

Cogli al volo i sintomi | Funzionare senza vivere conduce a stanchezza cronica, cali improvvisi di umore, malinconie frequenti, cefalea, sintomi ossei, muscolari e articolari. Fermati e rifletti: sono tutti segnali che le tue azioni non sono agganciate all’anima.

Uno spicchio di non senso | Scegli un ambito della tua vita, anche piccolo, in cui sperimentarti in modo nuovo: cioè senza darti scopi e senza essere utile a niente e nessuno. Parti da cose semplici: una pausa nella giornata, una breve passeggiata senza meta, una coccola “fuori tempo massimo”.

Fai la scala delle priorità | Scrivi una lista delle tue priorità attuali basandoti esclusivamente sul tempo che dedichi a ognuna di esse. Sii leale e dettagliato. Poi osservala. Ti stupirai a osservare che vengono prima lo stenderei panni e le cene di lavoro al tempo per te stesso e per ciò a cui tieni.

Chiedi agli altri come sei | Chiedi ai tuoi familiari e amici del modo in cui trasmetti loro il tuo affetto. Gli arriva tutto quello che pensi di dare? Che tipo di persona vedono? Con sorpresa vedrai che molto di ciò che dai e fai “non passa”, e che quindi devi trovare un modo più sfumato e sottile di vivere e di relazionarti.

Riza.it

Per vivere 10 anni di più, attenti all’alimentazione !

Longevità ed Alimentazione

Come si sono evolute le condizioni di salute della popolazione mondiale nel corso degli ultimi decenni? Un gruppo di quasi 500 ricercatori si è occupato di analizzare le condizioni di salute di individui provenienti da diversi Paesi del mondo, in modo da comprendere quali siano stati i maggiori cambiamenti avvenuti in anni recenti.

La rivista inglese The Lancet si è occupata della pubblicazione di un importante studio in proposito, uno dei più estesi studi compiuti al mondo per quanto concerne la salute. Esso potrà risultare utile nella programmazione delle politiche sanitarie del futuro. Da esso è emerso come dal 1970 al 2010 la popolazione mondiale abbia guadagnato 10 anni di vita.

Mentre, da una parte, le malattie legate alla miseria colpiscono molto meno di un tempo, secondo quanto rilevato da parte degli esperti, sono in aumento le patologie del benessere, causate soprattutto da una cattiva alimentazione, povera di frutta e verdura. Si tratta di un grave problema che colpisce non soltanto i Paesi benestanti, ma anche i Paesi in via di sviluppo, dove i fast food sono ormai approdati, apparendo illusoriamente come una soluzione economica per nutrirsi.

La conseguenza diretta delle pessime abitudini alimentari della parte del mondo che può permettersi un quotidiano accesso al cibo è evidenziata dalla prima causa di morte mondiale: l’infarto, seguito quasi immediatamente dall’ictus. Cancro, lombalgia, malaria, depressione e tubercolosi sono le altre maggiori cause di morte nei 187 Paesi presi in considerazione dallo studio.

Tra i disturbi più comuni troviamo inoltre la depressione, il morbo i Alzheimer e il morbo di Parkinson, che hanno rispettivamente triplicato e raddoppiato la mortalità nel corso degli ultimi decenni, con particolare riferimento alle fasce più anziane. Ciò permette di comprendere come non sia tanto importante sperare di oltrepassare i 100 anni, ma condurre uno stile di vita che permetta di giungere all’età anziana in una condizione di maggior benessere. Sarebbe necessario dunque iniziare fin da giovani a proteggere la propria salute, prima di tutto attraverso un’alimentazione che preveda un elevato consumo di frutta e verdura.

WellMe.it

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27.gennaio

HealthSpot: visite mediche a distanza

HealthSpot

Una stazione di telemedicina dentro la quale farsi visitare da un medico distante anche migliaia di chilometri: non è fantascienza ma una delle novità presentate all’International Ces 2013, fiera dell’elettronica di consumo di Las Vegas (8-11 gennaio 2013).

Si chiama HealthSpot ed è un chiosco grande otto metri per cinque, al cui interno sono installate molte apparecchiature mediche attivabili e manovrabili a distanza da un professionista.

Una volta che un paziente entra al suo interno e contatta il medico, quest’ultimo può visitarlo a distanza.

Per farlo ha a disposizione uno stetoscopio, per misurare i battiti cardiaci, un misuratore di pressione, un termometro e vari altri dispositivi che gli consentiranno di eseguire la diagnosi e di prescrive la terapia più adatta.

Queste cabine potranno trovare spazio negli ambienti più disparati, dalle scuole ai supermercati, fino ai Paesi in cui le strutture sanitarie e il personale medico non sono adeguati.

I primi modelli verranno sperimentati negli Stati Uniti a partire da marzo, per maggiori informazioni potete visitare il sito internet dedicato.

Yourself

Conosciamo le radicolopatie spinali

dolore cervicale2

Le radicolopatie spinali sono disturbi causati dalla compressione o dall’irritazione di un nervo nella colonna vertebrale. Le forme più comuni colpiscono la zona lombare (radicolopatie lombari) e il collo (radicolopatie cervicali). Entrambe possono essere scatenate da ernie, escrescenze ossee o legamenti ispessiti che, schiacciando il nervo, interferiscono con il suo funzionamento. Per questo è più facile che ne soffra chi svolge lavori pesanti o pratica sport di contatto, fattori che aumentano il carico cui è sottoposta la colonna.

Alla base della radicolopatia possono, però, esserci anche altre cause, come la scoliosi, il diabete (che riduce il flusso del sangue ai nervi) o un’infiammazione, ad esempio di origine traumatica. Sono, invece, meno frequenti le radicolopatie in cui la compressione è dovuta alla presenza di un tessuto infetto o da una massa tumorale. I sintomi del disturbo non dipendono, però, dalla sua causa: a fare la vera differenza è il nervo che viene coinvolto.

Infatti le fibre nervose che fuoriescono da diversi punti della colonna vertebrale controllano differenti parti del corpo. Per questo motivo una radicolopatia cervicale si manifesta con disturbi al collo e alle braccia, mentre le forme lombari sono associate a sintomi ai glutei e alle gambe.

In tutte queste zone lo schiacciamento può provocare dolore, intorpidimento e formicolio. Nel caso delle radicolopatie lombari i sintomi possono essere quelli di una vera e propria sciatica, con estensione del dolore lungo tutta la gamba. Altri problemi, meno frequenti, sono la sensibilità al tocco della zona interessata e la debolezza muscolare.

Infine, una forma meno frequente di radicolopatia interessa i nervi della zona toracica e può, quindi, causare dolori alla parte centrale della schiena che si estendono al petto e che possono essere confusi con quelli causati dal fuoco di Sant’Antonio.

Nella maggior parte dei casi i sintomi di questi disturbi possono essere tenuti sotto controllo assumendo antinfiammatori, sottoponendosi a un’adeguata fisio- o chiroterapia ed evitando attività che sovraccaricano la zona della colonna vertebrale interessata dal problema. Le situazioni che rispondono bene a questo tipo di cure migliorano in un periodo variabile tra le 6 settimane e i 3 mesi.

Alcuni pazienti hanno, però bisogno di assumere steroidi attraverso iniezioni epidurali (eseguite da personale specializzato) per poter alleviare i sintomi causati dall’infiammazione e dall’irritazione del nervo. Se, però, nemmeno questa soluzione è sufficiente a sconfiggere dolore e intorpidimento, la compressione deve essere rimossa chirurgicamente.

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