Archivio per marzo 2013

Un idrogel che ripara il cuore dopo infarto

coronarie

Un idrogel per riparare i danni conseguenti agli attacchi di cuore. A metterlo a punto i bioingegneri della University of California a San Diego (Usa), che hanno dimostrato in uno studio sui maiali come l’innovativo materiale possa aiutare la formazione di nuovi tessuti e vasi sanguigni, in modo da riportare il cuore a una condizione di salute. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Science Translational Medicine e aprono la strada a studi clinici che potrebbero partire già nel corso di quest’anno in Europa.

L’idrogel viene iniettato attraverso un catetere senza incisioni chirurgiche o anestesia generale: una procedura poco invasiva, dunque, che consente al nuovo materiale di formare una sorta di ‘impalcatura’ nelle aree danneggiate del cuore, favorendo la crescita di nuove cellule e quindi la riparazione. Poiché il gel è stato messo a punto utilizzando tessuto cardiaco prelevato dai suini, sono state evitate reazioni avverse da parte del sistema immunitario. Ulteriori prove effettuate con campioni di sangue umano hanno mostrato che il gel non ha nemmeno effetti sulla capacità di coagulazione del sangue, cosa che sottolinea la biocompatibilità del trattamento per l’uso nell’uomo.

TeamSalute___________________________________________________

AUGURI

Andare a letto leggeri per dormire bene

Cibo e sonno

Mai come in questo caso il suggerimento sembra appropriato, stando ai risultati di uno studio condotto dalla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania sulle abitudini di vita degli americani, con particolare attenzione alla dieta seguita e alla qualità del sonno.
Il segreto per un buon riposo sta innanzitutto nella varietà del regime alimentare che seguiamo. Chi tralascia di consumare il giusto apporto di proteine, vitamine e di altri nutrienti fondamentali e privilegiando una categoria di alimenti, rischia di trovarsi con maggior probabilità in una condizione di disagio rispetto a chi si attiene invece a una dieta salutare.
I ricercatori americani hanno suddiviso il campione a seconda delle ore dormite, 4-5 ore a notte, 5-6 ore, 7-8 ore e infine 9 o più ore. Il campione è stato poi sottoposto a un’intervista sul tipo di dieta seguita. Prendendo come riferimento il gruppo “standard”, ovvero quello delle persone che dormivano 7-8 ore a notte, i ricercatori hanno verificato tutte le differenze a livello alimentare rispetto a questa categoria di soggetti.
Quest’ultima infatti è composta da persone che mostrano di seguire una dieta equilibrata e varia, alternando continuamente i vari tipi di nutrienti e riducendo al minimo il consumo di alcool. Un altro aspetto di questo segmento di popolazione è il fatto di bere più acqua rispetto alla media.
Fra le persone che dormono di meno, invece, la dieta seguita si caratterizza per una maggiore povertà e varietà di nutrienti. L’aspetto interessante è il legame inversamente proporzionale fra consumo di cibo e quantità e qualità del sonno. Chi mangia meno fa parte infatti della categoria di soggetti che dormono anche più di 8 ore a notte, il che conferma la teoria secondo cui chi ha problemi di stanchezza è anche più propenso a mangiare di più e a mangiare in particolare dolci, quasi a compensare mentalmente il beneficio mancante che deriverebbe al contrario da un buon sonno ristoratore.
Fra le caratteristiche principali evidenziate dallo studio il fatto, ad esempio, di bere poca acqua e consumare meno licopene (antiossidante fondamentale) per chi dorme meno, oltre a consumare poca vitamina C e selenio, un’altra sostanza importantissima per il contrasto ai radicali liberi.
Fra chi dorme molto la carenza principale riguarda la colina, un coenzima che sottintende al corretto funzionamento del metabolismo contenuto nelle uova, ma anche uno scarso apporto di carboidrati, di teobromina e acido laurico, un grasso saturo presente nell’olio di oliva e nei latticini, che svolge un ruolo prezioso contro le infezioni.

italiasalute

Un “braccialetto” per il reflusso gastro-esofageo

braccialetto per reflusso gastrico

Creato un dispositivo, simile a un braccialetto, dotato di sfere magnetiche in grado di tenere sotto controllo il reflusso gastroesofageo. Il sistema è stato realizzato da un team di ricercatori statunitensi coordinato da Daniel Smith della Mayo Clinic in Florida.

Il dispositivo circonda e chiude la valvola a livello della giunzione tra l’esofago e lo stomaco nel momento in cui una persona mangia o beve.

I test preliminari hanno dimostrato che il meccanismo è efficiente e allenta i sintomi del disturbo in novantadue pazienti ogni cento che soffrono di reflusso acido cronico. I risultati dello studio hanno dimostrato che il braccialetto riesce a eliminare il ricorso ai farmaci antiacidi nell’ottantasette per cento dei pazienti sottoposti al trattamento. Il 94 per cento dei pazienti si è detto soddisfatto del dispositivo.

Si tratta del primo trattamento nuovo, sicuro ed efficace per controllare la malattia del reflusso gastroesofageo in oltre vent’anni – ha spiegato Smith – il dispositivo è semplice e funzionale e offre l’opportunità di aiutare un numero molto elevato di pazienti. Una alternativa non da poco se si pensa che gli unici trattamenti previsti oggi sono gli agenti acido-soppressori, causa di svariati effetti collaterali, e l’intervento chirurgico“.

L’installazione del dispositivo non è molto invasiva e richiede due ore di intervento e una notte di pernottamento in ospedale. Lo studio è stato descritto sul New England Journal of Medicine.

AGIsalute

Colla chirurgica dalle cozze

Cozze

Le cozze, Mytilus edulis, secernono un sostanza adesiva resistente che le consente di rimanere agganciate sulle rocce spazzate via dalle onde. Nel corso della Conferenza annuale dell’associazione americana Advancement of Science (AAAS) è stato annunciato che una versione sintetica di questa colla può avere importanti applicazioni mediche in chirurgia [14-18 Febbraio 2013].

Le cozze comuni, possono resistere in virtù di questo potente e durevole adesivo ad una pressione dell’acqua molto forte e, secondo Herbert Waite, professore di biologia molecolare presso l’Università della California, “un paio di questi molluschi è in grado di sostenere il peso di un uomo“. Tale sostanza è in grado di attaccarsi, con la stessa tenacia, su quasi tutte le superfici inorganici e organiche, secche o bagnate. Phillip Messersmith, docente di ingegneria biomedica presso la Northwestern University, vicino a Chicago ha specificato che

è un processo notevole che consiste nella secrezione di proteine uniche con un’alta concentrazione di un amminoacido chiamato DOPA formando un adesivo liquido che indurisce rapidamente ed è resistente all’acqua“.

E’ stata dunque creata una versione sintetica per diverse applicazioni, tra cui la riparazione delle lesioni nella membrana fetale, (causa di aborti, nascite premature o complicazioni), riparare le ossa o i denti fratturati.

sanitànews

Calorie sul menù?

Calorie sul menù

Mostrare sul menu di un ristorante il numero di calorie contenute in ogni piatto può influenzare le scelte dei clienti. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dall’International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity, secondo cui a essere più influenzati sono proprio i soggetti che normalmente non penserebbero a questo aspetto.

Lo studio dell’Università di Oklahoma State ha coinvolto i clienti di un ristorante che hanno ricevuto tre tipi di menu: uno normale, uno con indicate le calorie di ogni piatto e una in cui il conteggio era raffigurato dalle luci di un semaforo, con il rosso per piatti sopra le 800 calorie. Il primo gruppo ha ordinato in media menu da 817 calorie, il secondo da 765 e il terzo da 696 calorie.

Anche se la differenza sembra minima – spiegano gli autori – se perpetuata nel tempo potrebbe implicare una perdita di peso significativa, peraltro proprio nelle persone che più ne avrebbero bisogno“.

sanitànews

Il “cerotto” che salva la vita?

cerotto elettronico

E’ stato messo a punto un tatuaggio-cerotto che registrando movimenti dei muscoli e battito del cuore per esempio, può fornire in tempo reale la situazione del nostro corpo.

E’ un invenzione che ha vinto il Grand Prix NetExplo 2013 [14-15 February 2013, UNESCO Headquarters, Paris, France] come invenzione dell’anno ed è stato sviluppato da Nanshu Lu, scienziata cinese dell’Università di Austin, in Texas, già inserita dal Mit di Boston nella lista internazionale dei 35 innovatori under 35.

Più che un cerotto sembra un tatuaggio, che secondo alcuni una volta ulteriormente sviluppato, potrà essere addirittura un elemento salvavita. Un adesivo, che si applica sulla pelle e che può, tra le altre cose, anche monitorare il battito cardiaco, l’attività celebrale e la temperatura. Può riconoscere i movimenti dei muscoli e declinarli in impulsi elettronici. Questi dati per esempio, potrebbero, in caso di necessità dopo un’operazione, arrivare direttamente direttamente al proprio medico.

sanitànews

Poco selenio per gli Europei

Selenio

Gli Europei assumono meno selenio (Se) di quanto ne occorrerebbe per garantire l’azione benefica antiossidante delle seleno-proteine.

Ne sono convinti alcuni ricercatori del Belgio (Biochimie Cellulaire, Nutritionnelle & Toxicologique, Institut des Sciences de la Vie & UCLouvain) che hanno testato in vitro la digestione gastrointestinale e l’assorbimento intestinale per determinare le frazioni bioaccessibili e biodisponibili di Se in 3 campioni di 3 tipi diversi d’integratori alimentari arricchiti con Se.

Si è visto così che, in generale, la biodisponibilità di Se era inferiore alle aspettative in tutte e 3 i campioni. In particolare gli integratori con maggiore disponibilità erano (max 14 % del Se contenuto in origine) quelli a base di selenati (sali di Se). Probabilmente, dunque, la quota biodisponibile del Selenio dipende anche dalla specie di derivazione.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23397356 Biol Trace Elem Res. 2013 Feb 9. [Epub ahead of print]

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Giornata Mondiale contro la Tubercolosi


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