Archivio per marzo 2014

Le fragole contro il colesterolo

fragole e colesterolo

Anche le fragole possono aiutare a mantenere in salute cuore e arterie.

In uno studio pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry un gruppo di ricercatori italiani e spagnoli coordinato da Maurizio Battino, ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche, ha infatti dimostrato che il consumo regolare di quantità abbondanti di fragole riduce significativamente sia il livelli di colesterolo “cattivo” che quelli di trigliceridi, migliorando allo stesso tempo alcuni parametri associati a una diminuzione del rischio cardiovascolare.

I dati raccolti non hanno permesso di identificare le molecole responsabili di questo effetto benefico, ma secondo Battino “tutti gli indizi e gli studi epidemiologici puntano verso le antocianine, i pigmenti vegetali che forniscono loro il colore rosso”.

salute24

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale prende posizione sulla proposta di sospensione dell’obbligo vaccinale in Lombardia presentata dal Movimento 5 Stelle

sospensione dell'obbligo vaccinale

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale interviene in merito alla recente proposta del Movimento 5 Stelle sulla sospensione dell’obbligo vaccinale per l’età evolutiva in Lombardia: pur inserendosi in un percorso già avviato da parte di diverse Società scientifiche, la SIPPS ritiene che la proposta rappresenti un rischio potenzialmente grave per la salute dei nostri bambini e adolescenti.

Se da un lato è corretto sostenere una scelta consapevole e responsabile da parte delle famiglie in merito alla vaccinazioni, lasciando loro la facoltà di decidere se proteggere o no i propri figli da malattie potenzialmente gravissime – afferma il professor Gianni Bona, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università del Piemonte Orientale presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità di Novara e vicepresidente della SIPPSnon va mai tuttavia dimenticato che le vaccinazioni sono divenute ormai una procedura di sanità pubblica. Le vaccinazioni contribuiscono in modo determinante alla protezione dell’intera collettività: oltre a tutelare la salute dei singoli individui, infatti, esse impediscono la circolazione e la diffusione degli agenti infettivi”.

Questo fenomeno, denominato “immunità di gregge”, si innesca quando viene superato un livello soglia, specifico per ogni vaccino sulla base della tipologia e della contagiosità di ciascuna malattia, per cui risulta provvista di anticorpi una quota molto elevata della popolazione (solitamente intorno al 90%).

Proprio perché le vaccinazioni sono al tempo stesso un diritto per i cittadini che ne fruiscono, ma anche un dovere nei confronti della collettività – precisa la dottoressa Luciana Nicolosi, Responsabile Gruppo di Lavoro Vaccini e Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Socialela SIPPS, come altre Società Scientifiche, ritiene che il superamento dell’obbligo vaccinale sia ormai maturo, ma questo passaggio non può assolutamente prescindere da una comunicazione puntuale e capillare alla popolazione, unitamente ad un monitoraggio epidemiologico accurato dell’andamento delle infezioni prevenibili con i vaccini disponibili, come è avvenuto in Veneto, l’unica Regione che ha sancito la caduta dell’obbligo”.

Se oggi l’Italia presenta una bassissima incidenza per numerose delle malattie infettive prevenibili, è proprio grazie alle elevate coperture vaccinali raggiunte e al loro perdurare ad alti livelli nel tempo: una sospensione dell’obbligo vaccinale con una riduzione inevitabile delle coperture vaccinali porterebbe ad una ripresa delle infezioni non prevenute, come è accaduto in anni recenti in Paesi come l’ex Unione Sovietica per la difterite o l’Albania per la poliomielite.

Spesso – conclude il dottor Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente SIPPSsi dimentica che l’obiettivo della strategia vaccinale è proprio quello di creare le condizioni per cui le stesse vaccinazioni non siano più necessarie. Questo, però, sarà possibile soltanto quando si giungerà all’interruzione della diffusione degli agenti infettivi, come è accaduto per il vaiolo negli anni ‘70. La vera conquista sociale, dunque, non è la sospensione dell’obbligo vaccinale ma l’eradicazione dei patogeni più temibili per la società”.

GAS Communication

Alzheimer: esame del sangue ci dirà se l’avremo con tre anni di anticipo

Nuovo Test Demenza Alzheimer

Un esame del sangue ci dirà se entro i prossimi tre anni svilupperemo qualche forma di alterazione cognitiva o l’Alzheimer.

Non è fantascienza e neppure ricerca astratta; il test è stato già validato e presenta un’elevata accuratezza predittiva di sviluppare una forma di demenza, nell’arco di tre anni, da parte di una persona di 70 anni o più, al momento in buona salute.

Lo studio, finanziato con fondi dei National Institutes of Health e del Dipartimento della Difesa, condotto da un gruppo di ricercatori del Georgetown University Medical Center e appena pubblicato su Nature Medicine, ha un’immediata ricaduta pratica, che non è solo quella diagnostica, ma la possibilità di mettere in campo un intervento terapeutico in fase precocissima, quando ha cioè le maggiori possibilità di successo.

Il test consiste in un prelievo del sangue, sul quale vengono dosati 10 diversi fosfolipidi, in grado di svelare il rischio di queste malattie. E potrebbe essere disponibile al pubblico da qui a un paio di anni.

Il ‘test della demenza’ potrebbe essere dunque l’uovo di Colombo per assistere le aziende farmaceutiche nella ricerca di molecole disease modifying (modificanti la malattia), da somministrare in fase precoce o addirittura preclinica di malattia.

QuotidianoSanità

separa

ORA LEGALE 2014

Pagamenti prestazioni mediche: scatta obbligo del Pos oltre i 30 euro

Pagamenti medici

Scatta anche per i medici l’obbligo di accettare, per le loro prestazioni, pagamenti effettuati con carte di credito o bancomat per cifre superiori ai trenta euro.

Lo ha stabilito il Ministero dello Sviluppo Economico attraverso un decreto – da poco pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – che si rivolge a tutti i professionisti e alle imprese.

Il passaggio non sarà immediato per tutti ma è messo in conto un periodo di “assestamento”, confermato dall’ultimo decreto Milleproroghe: il provvedimento entra in vigore a partire da oggi, 28 marzo 2014 solo per i pagamenti effettuati in favore di soggetti e società che nel corso dell’anno precedente – rispetto a quello in cui avviene la transazione – hanno fatturato cifre superiori a duecentomila euro.  Per tutti gli altri professionisti la data entro cui mettersi in regola è il 30 giugno 2014.

Resta dunque l’obbligo per medici e strutture sanitarie di dotarsi entro quel giorno di un dispositivo Pos (Point of Sale) per permettere ai pazienti di pagare anche con moneta elettronica.

L’iter di questo provvedimento risale al 2012 ed ha avuto una gestazione tortuosa. Inizialmente la necessità di munirsi di Pos era prevista per il primo gennaio 2014. Poi la data di entrata in vigore è slittata, anche a causa delle difficoltà oggettive e di alcune resistenze da parte dalle varie categorie di professionisti. Fatto sta che ora il documento è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale e non dovrebbero esserci ulteriori ritardi.

Lo scopo che lo Stato si prefigge di raggiungere con questo provvedimento è di limitare l’uso del contante, tentando di tenere maggiormente sotto controllo i passaggi di denaro. Una maggior tracciabilità comporterebbe, secondo il Ministero, un minor rischio di “elusione della normativa fiscale e antiriciclaggio” e costi più ridotti “per gli esercenti, legati sia alla gestione del contante sia all’incremento di rischio di essere vittime di reati”.

La notizia non è però piaciuta al Cup (Comitato Unitario Permanente degli ordini e collegi professionali), che ha chiesto ufficialmente un rinvio dell’entrata in vigore della nuova normativa: “Questo provvedimento travisa completamente la realtà – ha affermato il presidente del Cup, Marina Elvira Calderoneperché accomuna professionisti e imprese commerciali, i quali hanno modalità di esercizio e gestione incassi assolutamente differenti. Le normative devono essere dunque diverse per ogni tipo di professionista”.

FONTE: sanitainformazione.it

Farmaci generici di fascia C: poco conosciuti ed utilizzati nel nostro paese

Farmaci generici di fascia C

L’ingresso dei farmaci generici nel mercato italiano procede a due velocità distinte: mentre aumenta la quota di mercato dei farmaci generici di fascia A, rimborsati dal Sistema Sanitario Nazionale, si registrano quote di mercato mediamente più basse per i generici di fascia C, a totale carico del paziente.

Nel 2013, infatti, a fronte di un incremento del mercato nei generici di fascia A del 14%, il mercato dei generici di fascia C è rimasto invariato, registrando un leggero aumento dello 0,9%1. Un vero e proprio controsenso se si pensa che un aumento dell’utilizzo dei farmaci equivalenti in fascia C comporterebbe un risparmio notevole per i pazienti.

Con l’obiettivo di analizzare questa situazione e capire quali sono i limiti alla diffusione dei generici in fascia C, DOC Generici ha organizzato un momento di confronto che ha coinvolto medici ed istituzioni.

Dall’incontro è emerso che l’elemento chiave che non permette una maggiore diffusione dei generici in fascia C, e un conseguente risparmio per i cittadini, è la mancanza di informazione.

Con l’introduzione della prescrizione condizionata per principio attivo nel 2012,” – dichiara il Dott. Gualtiero Pasquarelli, Amministratore Delegato DOC Generici – “la quota di mercato dei generici in fascia A ha avuto un incremento significativo. Al contrario, la norma non ha avuto alcun effetto sulla diffusione del generico tra i farmaci di fascia C. L’elemento chiave che spiega la minor diffusione dei generici in fascia C è la mancanza di una adeguata informazione al paziente sulla loro disponibilità e, soprattutto, sull’opportunità di risparmio che offrono”.

La diffusione dei farmaci generici,” – dichiara il Prof. Claudio Cricelli, Presidente di S.I.M.G. – Società Italiana Medicina Generale – “anche nella fascia a carico dei cittadini, rappresenta un’occasione di risparmio complessivo della spesa che grava sui cittadini stessi. Un’opportunità per ottimizzare i costi soprattutto in un periodo di crisi economica come questo”.

 

Sono pochissimi i casi di successo dei generici in fascia C, ed un’eccezione è rappresentata dal Sildenafil. Il successo è legato al fatto che il Sildenafil rientra in quella piccola classe di prodotti che hanno un richiamo mediatico: la notizia della sua introduzione a mercato è stata diffusamente ripresa dai media. E ancor di più i media hanno sottolineato la differenza di prezzo esistente tra il generico e il Viagra” – afferma Pasquarelli.

All’incontro ha partecipato anche l’Avvocato Claudio Marrapese, specializzato nel settore farmaceutico regolatorio, che si è soffermato sui vincoli di legge che impediscono di informare i pazienti sulle differenze di prezzo dei farmaci.

La legge attuale non permette l’informazione sui prezzi perché l’annovera nel contesto della pubblicità che, sui prodotti soggetti a prescrizione non è permessa. Bisognerebbe però distinguere l‘attività di pubblicità dei farmaci soggetti a ricetta medica, intesa come pratica di marketing vietata dal codice dei medicinali dalla mera informazione aziendale intesa a diffondere la pubblicazione dei prezzi dei medicinali soggetti a ricetta medica quale attività di trasparenza consentita dal codice dei medicinali” – dichiara Marrapese.

È importante quindi informare il consumatore su quello che è il differenziale di prezzo tra generico ed originatore. Molti consumatori sanno ‘genericamente’ che esistono i generici in classe C, ma non sono adeguatamente informati su quali generici sono disponibili e sulla differenza di prezzo esistente tra originatori e generici e quindi sulla possibilità di risparmio che il generico offre” – dichiara Pasquarelli.

FONTE: Ufficio stampa KetchumDOC Generici

Cancro alla mammella: Il bisfenolo A (BPA) potrebbe contribuire alla crescita del tumore

Bisfenolo A

Il bisfenolo A (sigla BPA), un composto chimico presente in alcuni oggetti di plastica, contribuirebbe alla crescita del tumore alla mammella.

Il tutto mediante l’aiuto di una molecola chiamata RNA HOTAIR. Ad affermarlo sono i ricercatori della University of Texas at Arlington, che hanno pubblicato i risultati dello studio su Journal of Steroid Biochemistry and Molecular Biology.

Lo studio è intitolato Bisphenol-A and diethylstilbestrol exposure induces the expression of breast cancer associated long noncoding RNA HOTAIR in vitro and in vivo.

Non possiamo dire subito che il BPA determini la crescita del tumore, ma la sostanza potrebbe contribuire a tale crescita, perché distrugge i geni che proteggono da essa”, ha spiegato Subhrangsu Mandal, Professore Associato di Chimica/Biochimica della University of Texas at Arlington.

QuotidianoSanità

I medici di famiglia potranno prescrivere la cannabis terapeutica

Cannabis per uso terapeutico

Via libera alla cannabis per uso terapeutico.

Il Governo infatti ha deciso di non impugnare la legge (clicca qui per leggere il testo completo) promulgata nello scorso gennaio dalla Regione Abruzzo nella quale è prevista l’erogazione su ricetta medica, che apre anche alla prescrizione dei medici di famiglia, dei farmaci galenici a base di cannabinoidi.

Altre leggi regionali erano state invece impugnate dal Governo Monti.

Il regolamento attuativo che dovrà stabilire le modalità di prescrizione della cannabis terapeutica in Abruzzo dovrà essere stilato dalla Giunta regionale entro il 4 aprile prossimo, entro cioè 90 giorni dalla promulgazione della legge abruzzese che è stata pubblicata sulla Gazzetta regionale nel gennaio scorso.

Come ha confermato il consigliere regionale promotore della legge, Maurizio Acerbo, “spetta all’Assessorato alla Sanità stabilire le modalità attuative di approvvigionamento delle sostanze galeniche a base di cannabinoidi e la somministrazione ai pazienti secondo ricetta medica“. “Questa è una vittoria del buon senso perché già il ministero aveva autorizzato l’uso terapeutico e l’Abruzzo diventa capofila perché lo ha disciplinato“, ha detto  Acerbo, promotore e primo firmatario della legge. “Perfino Giovanardi – ha proseguito – è favorevole all’uso medico dei cannabinoidi, ma queste buone intenzioni fino ad oggi non erano operative“.

Secco no, quindi, a “pregiudizi oscurantisti” dal segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, sottolineando che “con le leggi regionali stiamo cercando di colmare il vuoto normativo“. I farmaci a base di cannabinoidi, ha detto “si devono poter produrre in Italia e a basso costo per il Servizio Sanitario che ha il dovere di erogarli a chi ne ha bisogno su tutto il territorio nazionale“.

FONTE: http://www.dottnet.it

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