Archivio per maggio 2014

Onde elettromagnetiche e bambini

fimpaggiorna 2014.caserta

Nell’ambito di SIPPS & FIMPAGGIORNA, corso di Formazione per Pediatri, tenuto a Caserta il 3 aprile scorso, nella sessione dedicata all’ambiente si è parlato di “onde elettromagnetiche e salute dei bambini“.

L’Italia – afferma Maria Grazia Sapia, pediatra, esperta di ambiente e bambino – si colloca al primo posto in Europa per numero di telefonini posseduti e l’età media dei possessori diminuisce sempre di più. L’uso si sta trasformando in abuso. Si tratta di piccole ricetrasmittenti che vengono normalmente tenute vicino alla testa durante le comunicazioni. Gli effetti nocivi per la salute sono sempre più evidenti, alcuni legati agli effetti termici: l’interazione di un campo elettromagnetico con un sistema biologico provoca aumento, localizzato per quanto riguarda i telefonini, della temperatura attivando il sistema naturale del nostro organismo. Quando le esposizioni sono molto intense e prolungate possono superare il meccanismo di termoregolazione portando a morte le cellule con necrosi dei tessuti. Inoltre è ormai accertato che insieme alle altre dipendenze che affliggono la nostra società e specialmente i giovani quali droga, alcool e fumo, un posto predominante lo ha conquistato la dipendenza da telefonino, con danni gravissimi sullo sviluppo psichico e sociale. Dobbiamo creare – continua la dottoressa Sapiadelle linee guida per limitare il più possibile l’uso dei telefonini ai bambini, evitandone totalmente l’uso prima dei 10 anni e limitandone, con le dovute precauzioni, l’uso dopo tale età. Il pediatra ha l’obbligo di aggiornarsi su questo argomento per essere più incisivo negli interventi di educazione e informazione, peculiari della sua professione, verso i genitori e i ragazzi stessi“.

A quell’età – precisa il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della SIPPSi bambini dovrebbero trascorrere gran parte del proprio tempo all’aria aperta, facendo sport o divertendosi con i propri amici. Ad oggi non conosciamo tutte le conseguenze legate all’uso dei cellulari, ma da un utilizzo eccessivo potrebbero scaturire una perdita di concentrazione e di memoria, oltre ad una minore capacità di apprendimento ed un aumento dell’aggressività e di disturbi del sonno. Inoltre ritengo che i bambini non debbano usare il telefono cellulare o, se proprio i genitori non possono fare a meno di dare ai propri figli quest’oggetto, mi auguro che venga utilizzato per pochissimo tempo, evitando di passarci ore ed ore, scambiandosi sms, chattando o navigando: sono numerosi i ragazzi che, pur stando uno vicino all’altro, non si parlano ma continuano a tenere lo sguardo fisso sul telefonino. Se non mettiamo un freno a questo vero e proprio invasione dei cellulari tra i nostri piccoli, le nuove generazioni andranno sempre più verso un vero e proprio isolamento”.

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I risultati della ricerca scientifica sulla Sclerosi Multipla in occasione della Giornata Mondiale

Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla 2014

In occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla (SM), che si è celebrata il 28 maggio scorso, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha sottolineato gli importanti progressi terapeutici raggiunti negli ultimi anni dalla ricerca scientifica, che hanno permesso trattamenti personalizzati per i pazienti affetti da SM.

La Sclerosi multipla, malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale, colpisce circa 2,5 milioni di persone al mondo, di cui 600.000 in Europa e circa 70.000 in Italia, insorge abitualmente tra i 20 e 40 anni con una frequenza due volte superiore nelle donne. Si tratta di una malattia cronica spesso progressiva che determina lesioni a carico del sistema nervoso centrale; sebbene le cause esatte siano ancora sconosciute, gli esperti concordano sul fatto che sia una patologia di carattere autoimmune i cui fattori di rischio sono legati a fattori genetici, ambientali e al sesso.

Grazie alle scoperte della neurologia sperimentale che indaga sui meccanismi molecolari che sottendono le malattie – ha affermato Giancarlo Comi, Past President SIN e Direttore Dipartimento Neurologico e Istituto di Neurologia Sperimentale Università Vita-Salute, Ospedale San Raffaele di Milanooggi è possibile personalizzare l’intervento terapeutico in pazienti con sclerosi multipla, massimizzando i benefici e minimizzando i rischi; inoltre, questo approccio favorisce un risparmio di risorse economiche, perché evita l’impiego improduttivo di farmaci spesso molto costosi.”

I sintomi più comuni della sclerosi multipla sono perdita di equilibrio, cattiva coordinazione, tremori, disturbi del linguaggio, vista sfocata; si può arrivare alla paralisi e alla cecità. Con le ricadute si ha un peggioramento improvviso di uno o più sintomi o la comparsa di sintomi nuovi. Non esiste ancora una cura definitiva per questa terribile patologia cronica, ma oggi sono disponibili terapie che permettono di rallentare la progressione della malattia e limitare la gravità e la durata delle ricadute nonché l’impatto dei sintomi, migliorando significativamente la qualità di vita dei pazienti.

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I disturbi della tiroide nelle donne

Tiroide

Più di 300 milioni di persone nel mondo soffrono di disturbi della tiroide,1 benché più della metà di esse non sembri essere consapevole della propria condizione.2 La ghiandola tiroidea è un piccolo organo a forma di farfalla situato di fronte alla trachea, che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione di molte funzioni dell’organismo,3 incluse quelle connesse con la fertilità.4

La ghiandola tiroidea regola il metabolismo dell’intero corpo: essa produce, immagazzina e rilascia nel sangue gli ormoni tiroidei, essenziali per il corretto funzionamento di tutti i tessuti e organi del corpo. Questi ormoni permettono all’organismo di impiegare le proprie riserve energetiche in maniera efficiente, regolandone la temperatura e consentendo ai muscoli di lavorare in maniera appropriata.5 Quando insorgono problemi alla tiroide, gli effetti sono importanti.

Perché le donne sono diverse

I disturbi della tiroide sono otto volte più frequenti nelle donne che negli uomini.6 Il motivo per cui le donne sono più a rischio degli uomini non è ancora completamente chiaro; sembra però che esse non solo siano più soggette a soffrire di disturbi della tiroide, ma siano anche più propense a manifestare questi disturbi in un’età più precoce.7

In alcuni momenti della propria vita, la donna sembra essere più predisposta a questo tipo di disturbi:

  • Durante la crescita (pubertà e prima mestruazione)
  • Durante la gravidanza5
  • Nei primi sei mesi dopo il parto5
  • Durante la menopausa5
  • In caso di depressione8

Poiché le donne sono i soggetti più a rischio, è fondamentale che esse sappiano riconoscere i segnali e i sintomi tipici di una tiroide mal funzionante in modo da poter ricorrere rapidamente al supporto necessario.

Una diagnosi precoce e una cura tempestiva possono infatti evitare una serie di conseguenze potenzialmente gravi o addirittura pericolose per la vita della donna, come per esempio le malattie cardiache.2

La cura delle patologie tiroidee è molto efficace e la maggior parte delle donne colpite vive una vita normale grazie a una terapia farmacologica.5

Le patologie tiroidee

L’ipotiroidismo, o tiroide ipo-attiva, è una patologia tiroidea molto diffusa.9 Si manifesta quando la ghiandola tiroidea non produce abbastanza ormoni tiroidei: la produzione di una quantità insufficiente di questi ormoni rallenta il metabolismo del corpo, lasciando i pazienti spesso stanchi e depressi.10

I pazienti affetti da ipotiroidismo potrebbero presentare, tra gli altri sintomi, aumento di peso (pur mangiando in maniera moderata e facendo esercizio fisico),10 valori della pressione sanguigna e livelli di colesterolo più elevati della norma, cicli mestruali anomali e/o problemi di fertilità.5 Esistono diversi gradi di ipotiroidismo, che vanno da lieve a molto grave.11 Le donne colpite da ipotiroidismo lieve possono non presentare molti sintomi; se trascurata, tuttavia, la malattia può progredire.11 L’ipotiroidismo grave può portare a infertilità4, malattia di Alzheimer12, malattie cardiache13 e, in alcuni casi, coma.10

La cura dell’ipotiroidismo consiste nel sostituire gli ormoni tiroidei naturalmente prodotti dalla ghiandola tiroidea con dei farmaci. La levotiroxina (ormone tiroideo prodotto sinteticamente) è il trattamento elettivo per pazienti ipotiroidei14, i quali dovranno ricorrere al trattamento farmacologico per il resto della propria vita al fine di tenere efficacemente sotto controllo i sintomi.5

Una concentrazione troppo elevata di ormoni tiroidei nel sangue accelera il metabolismo.15 È questo il caso dell’ipertiroidismo, i cui sintomi sono, tra gli altri: perdita di peso, sensazioni di nervosismo e irritabilità, aumento della sudorazione, debolezza, disturbi del sonno, cicli mestruali più leggeri e meno frequenti e battito cardiaco accelerato.15 Anche l’ipertiroidismo si può manifestare in diversi gradi, da leggero a grave, e la condizione lieve, se non curata, può progredire.16 Al fine di distruggere le cellule tiroidee in eccesso, il trattamento può includere il ricorso a farmaci antitiroidei, alla chirurgia e/o allo iodio radioattivo.15 È possibile che, in seguito alla chirurgia o allo iodio radioattivo, nel momento in cui la tiroide non c’è più o non produce più una quantità sufficiente di ormoni, i pazienti sviluppino l’ipotiroidismo. In questo caso verrà loro proposta una terapia ormonale sostitutiva molto efficace.

Pubertà e mestruazioni

I disturbi tiroidei nelle ragazze giovani e giovanissime17 possono interferire con la comparsa del primo ciclo mestruale. In alcune ragazze affette da ipertiroidismo il ciclo può comparire molto prima della norma, in alcuni casi ancor prima dei nove anni di età.17 Se una ragazza è invece colpita da un disturbo ipotiroideo in età adolescenziale, è possibile che il periodo della pubertà subisca dei ritardi e addirittura che la crescita in altezza si arresti.18 L’ipotiroidismo che insorge dopo la pubertà può determinare invece mestruazioni frequenti e abbondanti che hanno come conseguenza l’anemia (livelli bassi anomali di globuli rossi sani).19 Invece l’ipertiroidismo che insorge dopo la pubertà si manifesta spesso con cicli poco frequenti o con un’interruzione totale del flusso.17 La disfunzione della tiroide può inficiare le prestazioni delle giovani a scuola e negli esami.

Gravidanza

Le donne che soffrono di una patologia tiroidea dovrebbero curarsi prima di intraprendere una gravidanza e, durante il periodo della gravidanza, farsi controllare frequentemente (ogni 4-6 settimane): è di fondamentale importanza che i livelli ormonali rimangano entro i limiti della normalità.

Ipotiroidismo e gravidanza

Circa il 5% delle donne incinte vengono colpite da ipotiroidismo.20 La condizione può facilmente essere confusa con gli effetti collaterali di una normale gravidanza, come l’aumento di peso, il gonfiore e il senso di stanchezza. È importante che le donne incinte tengano sotto controllo la funzionalità della tiroide, poiché la patologia potrebbe comportare serie complicanze.

L’ipotiroidismo aumenta il rischio di aborto spontaneo e di nascita prematura, esponendo così il bambino al rischio di manifestare, in seguito, problemi di apprendimento e sviluppo. Può inoltre causare la separazione della placenta dalle pareti interne dell’utero prima che il bambino sia nato (distacco della placenta), una situazione grave che può mettere in pericolo sia la vita della madre sia quella del bambino.6,21

La cura è uguale a quella per le donne non incinte; la levotiroxina può essere prescritta alle madri prima del parto e durante l’allattamento. Durante la gravidanza, la dose necessaria di levotiroxina aumenta del 25-50%.4

Ipertiroidismo e gravidanza

L’ipertiroidismo si manifesta raramente in gravidanza, tuttavia se trascurato può comportare conseguenze gravi tanto per la madre quanto per il bambino.22 Tra le altre complicanze si possono annoverare l’aborto spontaneo, una crescita ridotta del bambino nell’utero, un travaglio e un parto prematuri, valori della pressione sanguigna elevati,22 difetti fisici nel bambino e la cosiddetta “tempesta tiroidea”, in cui un evento traumatico o una grave infezione possono causare un pericoloso aumento dei livelli di ormoni tiroidei.6 La malattia di Graves è la causa dell’85% dei casi di ipertiroidismo in gravidanza: si tratta di una malattia del sistema immunitario, per cui lo stesso sistema di difesa dell’organismo (gli anticorpi) attaccano la ghiandola tiroidea provocandone un aumento di volume e causando l’eccessiva produzione di ormoni tiroidei.22

L’ipertiroidismo in gravidanza è anch’esso difficile da diagnosticare perché molti sintomi sono gli stessi di quelli tipici della gravidanza. Per esempio la sensazione di calore, l’eccessiva sudorazione, il vomito o la tachicardia.22 Le donne incinte che hanno una frequenza cardiaca superiore ai 100 battiti al minuto e che tendono a perdere peso dovrebbero consultare tempestivamente il proprio medico per escludere la patologia.

La cura per le donne incinte colpite da ipertiroidismo consiste normalmente nella somministrazione di farmaci antitiroidei ai livelli minimi (senza l’aggiunta di levotiroxina). In presenza di allergia ai farmaci o quando i dosaggi necessari fossero così alti da rischiare di danneggiare la ghiandola tiroidea del bambino,22 in alcuni casi si ricorre all’asportazione chirurgica della tiroide della madre. Dopo il parto, è opportuno controllare la tiroide del bambino, il cui funzionamento potrebbe esser stato intaccato dai farmaci antitiroidei o dagli anticorpi della madre.23

Disturbi tiroidei dopo la gravidanza

Fino al 7% delle donne sviluppa disturbi della tiroide nell’anno successivo alla nascita del bambino.22 Le donne più a rischio sono quelle che soffrono anche di patologie del sistema immunitario, come il diabete di tipo 1.24 I disturbi alla tiroide che seguono il parto possono essere difficili da riconoscere: ansia, insonnia, difficoltà di concentrazione, irritabilità, variazioni di peso o spossatezza sono tutti sintomi che possono essere confusi con le esperienze tipiche del vivere con un nuovo bambino.24 Anche la psicosi post parto può essere collegata a disturbi alla tiroide.

Menopausa

I problemi alla tiroide dovrebbero altresì essere tenuti sotto controllo nelle donne in menopausa, giacché la patologia diventa più frequente con l’invecchiamento. Infatti la prima manifestazione dell’ipotiroidismo avviene, nella maggior parte dei casi nel periodo della menopausa.5 I sintomi delle malattie della tiroide possono essere facilmente confusi con la menopausa, dalla quale devono però essere tenuti ben distinti ai fini di un corretto trattamento.

Ascoltare il proprio corpo

Il corpo di ciascuno di noi cambia con l’invecchiamento, ma nessuna donna dovrebbe accettare che depressione, spossatezza o dolore facciano parte della propria vita quotidiana. La riconducibilità di tali sintomi a un disturbo tiroideo può essere facilmente verificata attraverso semplici analisi del sangue e il disturbo può essere curato di conseguenza, in maniera efficace, mediante una terapia farmacologica. Una migliore conoscenza dei segnali e dei sintomi tipici delle patologie tiroidee aiuterebbe i milioni di donne inconsapevoli del proprio disturbo ad alleviare le conseguenze dei propri squilibri ormonali.

BIBLIOGRAFIA

  1. Khan A, Muzaffar M, Khan A et al. Thyroid Disorders, Etiology and Prevalence. J Med Sci. 2002;2:89-94.
  2. Canaris GJ, Manowitz NR, Mayor G et al. The Colorado thyroid disease prevalence study. Arch Intern Med. 2000;160:526-34.
  3. American Thyroid Association. Thyroid Function Tests. 2005  Accessed February 2009.
  4. Poppe K, Velkeniers B, Glinoer D. The role of thyroid autoimmunity in fertility and pregnancy. Nat Clin Pract Endocrinol Metab. 2008;4:394-405.
  5. American Thyroid Association. ATA Hypothyroidism Booklet. Falls Church, VA 2003.
  6. ACOG Education Pamphlet AP128 – Thyroid Disease. American College of Obstetricians and Gynecologists. Washington, DC. 2002.
  7. Helfand M, Redfern CC. Clinical guideline, part 2. Screening for thyroid disease: an update. American College of Physicians. Ann Intern Med. 1998;129:144-58.
  8. Whybrow PC. Sex differences in thyroid axis function: Relevance to affective disorder and its treatment. Depression. 1995;3:33-42.
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  10. American Thyroid Association. Hypothyroidism. 2005 Accessed February 2009.
  11. Roberts CG, Ladenson PW. Hypothyroidism. Lancet. 2004;363:793-803.
  12. Tan ZS, Beiser A, Vasan RS, et al. Thyroid function and the risk of Alzheimer disease: the Framingham Study. Arch Intern Med. 2008;168:1514-20.
  13. Rodondi N, Aujesky D, Vittinghoff E et al. Subclinical hypothyroidism and the risk of coronary heart disease: a meta-analysis. Am J Med. 2006;119:541-51.
  14. Baskin HJ, Cobin RH, Duick DS et al. American Association of Clinical Endocrinologists. AACE medical guidelines for clinical practice for the evaluation and treatment of hyperthyroidism and hypothyroidism. Endocr Pract. 2002; 8:457-69.
  15. American Thyroid Association. Hyperthyroidism. 2005 Accessed February 2009.
  16. Fatourechi V. Subclinical thyroid disease. Mayo Clin Proc. 2001;76:413-6;
  17. Doufas AG, Mastorakos G. The hypothalamic-pituitary-thyroid axis and the female reproductive system. Ann N Y Acad Sci. 2000;900:65-76.
  18. Lee PA. The effects of manipulation of puberty on growth. Horm Res. 2003;60:60-7.
  19. Dangal G. Menstrual Disorders in Adolescents. Internet Journal of Gynecology and Obstetrics. 2005;4. Accessed February 2009.
  20. Fast Facts For Your Health. Thyroid Disease and Women. National Women’s Health Resource Center. Red Bank, NJ. 2006.
  21. Mayo Clinic. Accessed February 2009.
  22. De Groot LJ, Stagnaro-Green A, Vigersky R. Patient guide to the management of maternal hyperthyroidism before, during and after pregnancy. The Hormone Foundation. 2007.
  23. Marx H, Amin P, Lazarus JH. Hyperthyroidism and pregnancy. BMJ. 2008;336: 663-7.
  24. Lazarus JH, Premawardhana LD. Screening for thyroid disease in pregnancy. J Clin Pathol. 2005;58:449-52.

Combattere il cancro “Insieme”

ONCOstories

L’Azienda Ospedaliera Sant’Antonio Abate di Gallarate al fianco dei pazienti con tumore, per sostenerli durante il loro percorso di cura: insieme a C.A.O.S., il Centro Ascolto Operate al Seno onlus, ha promosso e ospitato la seconda tappa di ONCOstories, un ciclo nazionale di incontri tra esperti, pazienti con tumore e familiari, dedicato alla qualità di vita durante la chemioterapia.

Annunciata, inoltre, la prossima inaugurazione, presso l’A.O. di Gallarate, dell’Unità di supporto dedicata ai pazienti oncologici, per ascoltarli ed aiutarli ad affrontare tutte le difficoltà legate agli effetti collaterali delle terapie.

Attualmente circa 400.000 persone in Lombardia convivono con una diagnosi di tumore, di queste circa i due terzi soffrono di effetti collaterali, in particolare nausea e vomito, associati ai farmaci chemioterapici. Secondo una ricerca promossa da Salute Donna onlus e SIPO, Società Italiana di Psico-Oncologia, la chemioterapia condiziona la normale gestione delle attività domestiche nel 61,6% dei casi, l’attività lavorativa nel 63,9% e la vita sessuale nel 63,7%.

Con queste due iniziative – afferma Salvatore Artale, Direttore della Divisione di Oncologia dell’A.O. Sant’Antonio Abate di Gallarate la nostra Divisione di Oncologia vuole offrire un supporto reale sia dal punto di vista del miglioramento della comunicazione tra medico e paziente, che dal punto di vista dei servizi a disposizione dei pazienti in terapia e dei loro familiari. Uno dei principali obiettivi è offrire ai pazienti strumenti adeguati per aiutarli a gestire gli effetti collaterali della chemioterapia, che impattano gravemente sulla quotidianità, sulla qualità di vita e che possono addirittura compromettere la continuità del trattamento”.

Nausea e vomito sono ancora tra gli effetti collaterali più temuti dai pazienti. Oggi, grazie a specifiche terapie di supporto, il loro devastante impatto può essere correttamente gestito dall’oncologo, come suggerito da tutte le Linee Guida nazionali e internazionali.

Obiettivo del progetto ONCOstories, promosso da Salute Donna onlus e SIPO, e realizzato grazie al supporto non condizionato di MSD Oncology, è quello di promuovere il valore curativo del dialogo tra medici e pazienti durante la malattia oncologica. Gli incontri di ONCOstories vengono introdotti dalla proiezione di Insieme, un cortometraggio liberamente ispirato a una storia vera che, con la forza del linguaggio cinematografico, racconta frammenti di vita quotidiana di una giovane donna che affronta la battaglia contro il cancro.

Nel corso degli incontri le immagini di Insieme sono il punto di partenza per affrontare i principali aspetti legati al percorso di cura, come la gestione della terapia, il benessere psicologico e sessuale, la comunicazione medico-paziente.

Ricevere una diagnosi di tumore è devastante, il racconto della propria storia è uno strumento di cura – sostiene Giovanni Rosti, Direttore di Oncologia nel Dipartimento oncologico dell’Ospedale regionale Ca’ Foncello di Trevisoil linguaggio cinematografico ha un valore educativo, fa bene a tutti perché offre un’idea molto umana della persona più che del malato, ci eleva, per così dire, a un livello superiore, più vero e visibile”.

Insieme, applaudito alla 70a edizione del Festival del Cinema di Venezia e al Festival Internazionale del Cortometraggio di Roma e attualmente in proiezione in numerose rassegne cinematografiche nazionali, sottolinea l’importanza di parlare della malattia per affrontare i passaggi più difficili del percorso di cura.

Il progetto ONCOstories vuole contribuire ad abbattere il muro dei silenzi che spesso si instaura tra medico e paziente – afferma Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus – reticenze reciproche dall’una e dall’altra parte a volte impediscono di affrontare aspetti importanti della malattia, come i problemi legati agli effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici, che possono avere un impatto drammatico sulla qualità di vita delle persone affette da tumore.

Un supporto determinante viene offerto oggi dalle Associazioni.

La nostra mission è ascoltare quello che il paziente ha da dire e da raccontare che rappresenta un prezioso alleato terapeutico della medicina – dichiara Adele Patrini, Presidente C.A.O.S., Centro Ascolto Operate al Seno onlusil nostro punto di forza è proprio la voce del malato attraverso la quale si porta fuori il dramma, la paura, si alleggeriscono i sensi di colpa e si allenta la tensione. Supporto psicologico e percorsi di umanizzazione integrati col medico aiutano ad affrontare la malattia”.

Ma quali sono le ragioni profonde che ostacolano il dialogo tra medici e pazienti?

Medico e paziente, a volte, parlano due lingue diverse: il primo tende ad esprimersi con un linguaggio che può risultare molto tecnico, il secondo ha bisogno, invece, di comunicare emozioni e sentimenti – sottolinea Luigi Valera, Psiconcologo-psicoterapeuta, Consigliere Lombardia e Nazionale SIPO – i due si parlano ma possono rischiare di non capirsi innescando così il pericoloso circolo vizioso legato a ciò che il paziente non dice e che il medico non chiede”.

L’Unità di supporto dedicata, che sarà presto inaugurata all’interno della Divisione di Oncologia dell’A.O. Sant’Antonio Abate di Gallarate, avrà come attività qualificanti un infermiere case manager, che avrà il ruolo di mediatore tra medico e paziente anche al di fuori della struttura ospedaliera, un servizio di supporto psicologico e un diario che aiuterà il paziente nella gestione quotidiana della terapia. Il servizio permetterà di seguire i pazienti in maniera più accurata e avrà anche il vantaggio di ridurre gli accessi al Pronto Soccorso per nausea e vomito.

PRO Format Comunicazione

La proteina che permette l’incontro fra ovocita e spermatozoo

Juno

Il recettore delle cellule uovo dei mammiferi che permette allo spermatozoo di riconoscerle, agganciarle e fecondarle è stato identificato da un gruppo di biologi del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, in Gran Bretagna, che illustrano la ricerca in un articolo a prima firma Enrica Bianchi, pubblicato su “Science”.

Si tratta di un recettore per i folati finora noto con la sigla Folr4, che si trova nella membrana delle cellule uovo di molti mammiferi, esseri umani compresi. A causa della sua funzione, i ricercatori hanno proposto di ribattezzarla Juno, dalla dea Giunone (nel 2005, alcuni ricercatori giapponesi avevano isolato la proteina della membrana dello spermatozoo e l’avevano battezzata Izumo1, dal nome di un santuario dedicato alla divinità shintoista protettrice del matrimonio).

Nel corso degli esperimenti i ricercatori hanno mostrato che bloccando Juno con un anticorpo monoclonale, Izumo1 non riesce a fecondare l’ovocita e che i topi femmina ingegnerizzati geneticamente per non esprimere la proteina sono sterili.

La scoperta potrà aiutare lo sviluppo di nuovi contraccettivi e di nuove terapie per l’infertilità.

Le Scienze

EUROMELANOMA DAY 2014

euromelanoma day 2014

In considerazione del successo ottenuto lo scorso anno, anche questa edizione si svolgerà con l’iniziativa “l’esperto risponde”: lunedì 26 maggio dalle ore 9 alle ore 18, si potrà chiamare da tutta Italia il numero verde 800591309 al quale uno specialista del centro dermatologico più vicino fornirà le informazioni necessarie per una corretta prevenzione e una diagnosi precoce del melanoma e degli altri tumori della pelle non melanoma.

Proteggere i più piccoli risulta quanto mai importante – afferma Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico A. Gemelli di Roma – perché chi si è ustionato al sole da bambino ha un maggior rischio di sviluppare un tumore della pelle da adulto; inoltre, lo studio scientifico appena pubblicato esorta ad una maggiore protezione dai raggi solari per i bambini nati durante il periodo primaverile; questi bambini, infatti, vengono esposti al sole precocemente e più a lungo rispetto a quelli nati nei mesi invernali”.

I tumori della pelle purtroppo possono interessare tutti pur in assenza di un fattore di rischio come l’esposizione al sole per lunghi periodi, i capelli rossi o la carnagione molto chiara, l’utilizzo di lampade solari o la presenza di più di 50 nevi. Risulta, quindi, fondamentale controllare costantemente la propria pelle e rivolgersi ad un dermatologo qualora si osservi la comparsa di nuovi nei o il cambiamento di quelli già presenti.

Il melanoma è un tumore maligno, quello più aggressivo tra tutti i tumori della pelle in termini di mortalità, e colpisce principalmente la popolazione caucasica  tra i 40 e i 60 anni: in Italia ogni anno si registrano circa 14 nuovi casi di melanoma ogni 100.000 uomini,  oltre 13 casi ogni 100.000 donne (Fonte: Rapporto AIRTUM 2009 (Registro Italiano Tumori).

Il tasso di sopravvivenza a 5 anni è pari all’81% (Fonte: Rapporto AIRTUM 2011) ed è fortemente influenzato dallo stadio di avanzamento del melanoma; per questa ragione è fondamentale la diagnosi precoce che prevede, per le persone a rischio, una visita di controllo dal dermatologo almeno una volta l’anno e ogni qualvolta si noti nel nevo un cambiamento di colore, forma, dimensione oppure ne compaia uno nuovo.

E possibile prevenire i tumori della pelle attraverso il rispetto di poche regole: l’utilizzo regolare di schermi solari ad alta protezione (30-50 SBF), l’applicazione della crema ogni 2 ore, la protezione di pelle e occhi con cappelli, magliette e occhiali da sole; mai esporsi al sole durante le ore più calde (11.00-14.00). Bisogna, inoltre, evitare lampade e lettini solari.

GAS Communication

Merck annuncia un investimento di 50 milioni di Euro nel sito di produzione di Bari

MERCK

Merck ha annunciato un piano di investimenti pari a circa 50 milioni di Euro nel proprio sito di produzione di Bari, al fine di rispondere alla crescente domanda di farmaci biotecnologici.

La notizia è stata data da Karl-Ludwig Kley, Presidente dell’Executive Board di Merck, nel corso di una conferenza stampa tenutasi proprio presso lo stabilimento di Bari, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Matteo Renzi, e del Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi.

All’interno del network globale di produzione biotech di Merck Serono, lo stabilimento di Bari si occupa delle attività di “fill & finish” insieme agli stabilimenti di Darmstadt (Germania) e Aubonne (Svizzera). La produzione di medicinali all’interno di questo network globale sta incontrando una crescente domanda a lungo termine, in particolare per quanto riguarda i farmaci per il trattamento dell’infertilità. Le nuove infrastrutture di produzione del sito di Bari saranno completate entro il 2017 e consentiranno il riempimento in ambiente sterile ed il confezionamento di farmaci liquidi in siringhe, flaconi e fiale.

Tra le azioni mirate a preparare Merck per il futuro, ci sono anche investimenti atti a rinnovare ed espandere le nostre infrastrutture di produzione, per poter rispondere all’aumento della domanda dei nostri farmaci”, ha dichiarato Karl-Ludwig Kley, facendo riferimento al programma di trasformazione e crescita denominato “Fit for 2018”.

Nel corso della sua visita odierna allo stabilimento di Bari, Kley ha spiegato i motivi che hanno portato a questo investimento:

L’investimento fa parte dei piani di crescita di Merck e, in particolare, nel caso di Bari, della divisione Merck Serono. In questo stabilimento abbiamo condizioni eccellenti, grazie al personale altamente specializzato e ad ottime infrastrutture. Anche i pazienti potranno beneficiare di un tale investimento dal momento che saremo in grado di assicurare la fornitura di farmaci finalizzati a migliorare la qualità della vita delle persone in tutto il mondo.”

Merck genera più della metà delle vendite della sua divisione Merck Serono da prodotti biotecnologici. In particolare, l’Azienda è leader mondiale nel trattamento dell’infertilità. In tutto il mondo circa 2 milioni di bambini, su un totale di 5 milioni nati grazie ai trattamenti per l’infertilità, sono stati concepiti con l’aiuto dei farmaci Merck Serono.


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