La riforma del Titolo V della Costituzione e la Direttiva UE sull’assistenza transfrontaliera


La riforma del Titolo V della Costituzione

Cosa è la riforma del Titolo V della Costituzione?

La riforma del Titolo V è uno dei contenuti del ddl di riforma costituzionale n. 1.429, presentato lo scorso 8 aprile dal Governo presieduto da Matteo Renzi, che prevede il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni, la soppressione del CNEL e, appunto, la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione.

Cosa prevede il ddl, in generale, rispetto al Titolo V?

La riforma costituzionale prevede il superamento dell’attuale frammentazione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni. Rispetto all’attuale assetto, alcune materie vengono tolte alla competenza regionale e avocate dallo Stato, come ad esempio il “coordinamento della finanza pubblica” e il commercio con l’estero, il sistema nazionale della protezione civile; l’ordinamento scolastico, l’università e la ricerca scientifica; il lavoro; il governo del territorio; la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia; le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto.

Alle Regioni spetta invece la potestà̀ legislativa in ogni materia e funzione non espressamente riservata alla legislazione esclusiva dello Stato, come ad esempio la pianificazione e la dotazione infrastrutturale del territorio regionale e la mobilità al suo interno, l’organizzazione, in ambito regionale, dei servizi alle imprese, dei servizi sociali e sanitari e, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, dei servizi scolastici.

Cos’è previsto, in particolare, per quanto riguarda le competenze di Stato e Regione in materia di Sanità?

Il testo costituzionale vigente all’articolo 117, lettera m, tra le competenze dello Stato non cita espressamente la salute ma indica che lo Stato ha legislazione esclusiva nella “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. Rispondendo all’esigenza di uno specifico riferimento alla salute pubblica, il ddl 1429 prevede, nel testo presentato l’8 aprile, la competenza esclusiva dello Stato anche riguardo le “norme generali per la tutela della salute, la sicurezza alimentare e la tutela e sicurezza del lavoro”. Dopo la presentazione di 20 emendamenti nel corso dell’esame del ddl da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato, la formulazione del Governo è stata ulteriormente modificata: le competenze dello Stato si concretizzano in più ampie “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”.

Qual è l’iter del ddl?

Il ddl n. 1429 è stato presentato dal Governo l’8 aprile 2014. Dopo l’esame della commissione Affari Costituzionali e i relativi emendamenti, presentati il 24 aprile, in questi giorni la discussione è passata alla Camera e al Senato. Come tutti i provvedimenti di riforma costituzionale, anche questo ddl, secondo l’art. 138 della nostra Costituzione, dovrà essere adottato da ciascuna Camera con due successive deliberazioni, a una distanza almeno di 3 mesi, e approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Una volta approvato, in caso venga fatta domanda da un quinto dei membri di una Camera o da cinquecentomila elettori o da cinque Consigli regionali, si può richiedere un referendum confermativo. Non si procede al referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

La Direttiva 2011/24/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2011 riguarda l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera. A quali obiettivi risponde?

La Direttiva 2011/24/UE sull’assistenza sanitaria transfrontaliera è stata emanata il 9 marzo 2011 con l’obiettivo di fare chiarezza sul diritto dei pazienti ad accedere a un trattamento medico sicuro e di qualità in tutti i paesi UE, e a essere rimborsati dal proprio Paese di provenienza. La Direttiva trova fondamento nel Trattato sul Funzionamento dell’UE (Lisbona, 2007), che sancisce il diritto a un livello elevato di protezione della salute umana e proclama la libera circolazione delle persone e dei servizi.

Quali sono i punti qualificanti della Direttiva?

Secondo l’articolo 4 della Direttiva 2011/24/UE, per ogni Stato membro della Comunità Europea, “il principio di non discriminazione in base alla nazionalità si applica ai pazienti di altri Stati membri”. Secondo tale normativa, ogni Stato membro deve designare uno o più punti di contatto nazionali per l’assistenza sanitaria transfrontaliera. Lo Stato membro di cura (ovvero quello nel cui territorio viene effettivamente prestata l’assistenza sanitaria transfrontaliera) organizza e fornisce l’assistenza sanitaria, assicurandosi che siano rispettate le norme di qualità e di sicurezza al momento della prestazione dell’assistenza. Garantisce anche il rispetto della tutela dei dati personali e della parità di trattamento dei pazienti di altri Stati membri. In seguito alla prestazione di assistenza, è lo Stato membro di affiliazione (quello, cioè, nel quale il paziente è persona assicurata) a farsi carico del rimborso del paziente, a condizione che il trattamento ricevuto rientri nelle cure rimborsabili previste dalla legislazione nazionale.

Com’è stata recepita la Direttiva in Italia?

Con il dl n. 38 del 4 marzo 2014, l’Italia recepisce le direttive dell’Unione Europea. In particolare dal 5 aprile, data nella quale il dl è entrato in vigore, è stato attivato il punto di contatto nazionale sull’assistenza transfrontaliera, che permette al paziente di ottenere informazioni sui diritti che riguardano l’accesso all’assistenza sanitaria in uno Stato membro diverso dallo Stato membro di affiliazione, sulle cure rimborsabili, sulle procedure per la richiesta di autorizzazione preventiva e di rimborso dei costi sostenuti e su quelle per eventuali ricorsi.

Il 3 luglio scorso i Ministeri della Salute e delle Finanze e le Regioni hanno firmato il Patto per la Salute 2014-2016. Cosa prevede il Patto riguardo l’assistenza sanitaria transfrontaliera?

Nel Patto per la Salute 2014-2016 è stato fissato al 31 ottobre prossimo il termine per l’adozione delle Linee Guida sull’assistenza sanitaria transfrontaliera. La priorità assoluta sono i criteri di autorizzazione e rimborso e le relative procedure amministrative, “garantendo successivamente – si legge nel Patto – ulteriori indicazioni e aggiornamenti anche in base alle problematiche rilevate dalla casistica trattata”. Le Regioni si devono impegnare a istituire contact point dove fornire informazioni in varie lingue sui loro servizi sanitari. Questi strumenti dovranno riversare informazioni anche al punto di contatto nazionale, istituito dal Ministero della Salute. Infine il Patto prevede la costituzione un gruppo di lavoro Ministero-Regioni-Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali), per l’avvio di un’analisi delle norme sulle cure all’estero, così da offrire ai cittadini “le massime garanzie di tutela” ma anche per “individuare e contenere fenomeni di ricorso inappropriato alle cure”.

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