Le infezioni batteriche ospedaliere


Le infezioni batteriche ospedaliere

Le infezioni correlate all’assistenza, prevalentemente contratte in ambiente ospedaliero, rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria e di salute pubblica. L’incidenza di tali infezioni varia molto in rapporto alle condizioni del paziente, dimensioni dell’ospedale, tipo di reparto, e durata della degenza ma è altresì strettamente dipendente dalle misure di controllo attuate. Esse possono avere gravità variabile ed incidere negativamente sia sulla durata della degenza sia sulla prognosi dei pazienti. La gestione terapeutica è spesso molto difficile in quanto una larga parte dei microrganismi coinvolti presenta profili complessi di resistenza agli antimicrobici.

Negli Stati Uniti ogni anno 2 milioni di persone contraggono un’infezione correlata all’assistenza, resistente agli antibiotici, con costi che superano i 20 miliardi di dollari con almeno 50.000 decessi correlati, mentre in Europa il numero di pazienti coinvolti supera i 4 milioni per anno con oltre 25.000 decessi.

In Italia non esiste un Sistema di sorveglianza nazionale stabilmente attivo, di conseguenza l’epidemiologia è basata su stime basate da dati estrapolati dai vari studi condotti negli anni in ambito di singolo ospedale, di macroarea o di regione.

Studi di prevalenza condotti nell’ultimo decennio dimostrano che in Italia in media il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera: circa 450.000-700.000 casi di infezione con 4.500-7.500 decessi l’anno (dati ECDC, European Center for Disease prevention and Control).

Studi del CCM, il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, hanno stimato che almeno il 30% di queste infezioni potrebbe essere evitato attuando un adeguato controllo e una adeguata prevenzione.

I microrganismi colpevoli delle infezioni batteriche ospedaliere sono principalmente Staphylococcus aureus, Stafilococchi coagulasi negativi, bacilli Gram negativi non fermentanti (in primis Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter baumannii) ed Enterobacteriaceae. Molti di tali microrganismi presentano resistenze plurime, coinvolgenti più classi di farmaci, ed in continua evoluzione: esaustivo è il caso di Staphylococcus spp Meticillino-resistente che nell’ultimo decennio è stato capace di sviluppare ridotta sensibilità anche ai glicopeptidi, per almeno 20 anni considerati i farmaci di riferimento.

E come sempre accade, le resistenze si sviluppano prima nei ceppi nosocomiali ma nel tempo sono in grado di travalicare i confini dell’ospedale ed estendersi anche in comunità, come accaduto in tempi recenti sia per Staphylococcus spp, sia per Enterobacteriaceae (ECDC – Surveillance report 2011-2012).

Le infezioni nosocomiali più frequenti sono:

· infezioni delle vie urinarie (27%);

· infezioni delle basse vie respiratorie (24%);

· infezioni della ferita chirurgica (17%);

· batteriemie (10,5%), direttamente causa di decesso nell’1% dei casi (circa 1.300-2.100 decessi);

· infezioni gastrointestinali, cutanee e dei tessuti molli (19,3% complessivo).

 

Le diverse infezioni sono scatenate da determinati batteri o gruppi di batteri

· Infezioni delle vie urinarie: generalmente batteri Gram negativi, in particolare Enterobacteriaceae e cocchi gram positivi, in particolar Enterococcus spp.

· Infezioni del tratto respiratorio: Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa ed Enterobacteriaceae.

· Infezioni intra-addominali: spesso polimicrobiche, vedono coinvolti sia batteri Gram positivi (Enterococcus spp in primis), sia Gram negativi (Enterobactericeae e non fermentanti), sia anaerobi, sia lieviti.

· Infezioni della cute e dei tessuti molli: generalmente Gram positivi, principalmente Staphylococcus aureus e Stafilococchi coagulasi negativi.

Le classi di antibiotici (AB) più utilizzati negli ospedali (dati IMS 2014 su AB iniettabili) sono i beta lattamici delle penicilline (30%), delle cefalosporine (30%) e dei carbapenemi (10%), con ruoli non indifferenti anche per chinoloni e glicopeptidi.

In Italia le resistenze batteriche rappresentano un vero e proprio medical need emergente, con percentuali più alte della media degli altri Paesi europei:

· il 35% degli Stafilococchi è meticillino-resistente (figura 1);

· il 30% degli Pseudomonas è resistente ai carbapenemi (figura 2);

· il 50% delle Klebsielle è resistente alle cefalosporine di terza generazione (figura 3).

Le infezioni batteriche ospedaliere - fig. 1Le infezioni batteriche ospedaliere - fig. 2Le infezioni batteriche ospedaliere - fig. 3

Esistono diverse modalità di controllo delle infezioni che possono essere messe in atto a diversi livelli

Cittadini:

· utilizzare antibiotici solo se prescritti dal medico;

· effettuare la terapia completa e non interromperla come spesso accade;

· evitare la somministrazione di più antibiotici in periodi ravvicinati;

· evitare l’abuso di antibiotici fuori dall’ospedale.

Operatori sanitari:

· prescrivere antibiotici solo quando è veramente necessario;

· scegliere l’antibiotico sulla base della molecola più appropriata alla dose e alla durata idonea al singolo paziente (appropriatezza prescrittiva).

Istituzioni e aziende:

· migliorare la prevenzione delle infezioni;

· promuovere campagne a favore dell’utilizzo appropriato di antibiotici (Antimicrobial Stewardship);

· affidare il controllo delle prescrizioni a specialisti qualificati;

· non attuare restrizioni basate solo su criteri di costo, soprattutto quando si trattano pazienti critici in ospedale;

· adottare misure per promuovere innovazione e ricerca;

· regolamentare la cooperazione e la condivisione di informazioni tra tutti i soggetti interessati.

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