Arriva iGRO, il software che predice la risposta all’ormone della crescita e ottimizza la terapia


iGRO

L’ormone della crescita è una delle sostanze più importanti prodotte dall’ipofisi. Quale ruolo svolge esattamente? Quali sono le condizioni cliniche di carenza di questo ormone? E quali sono le conseguenze del deficit di GH in età pediatrica?

L’ormone della crescita (GH) è una sostanza prodotta dall’ipofisi insieme ad altri ormoni e ha un ruolo determinante nella crescita dell’individuo dal momento della nascita fino alla stabilizzazione della statura dell’adulto. In età pediatrica, inoltre, è coinvolto nel metabolismo del muscolo, del grasso corporeo, dell’osso e degli zuccheri, attività che mantiene anche in età adulta.

La carenza di questo ormone si associa a specifiche condizioni cliniche, a partire da quelle congenite presenti alla nascita, caratterizzate da malformazioni dell’ipofisi; oppure quelle acquisite dopo la nascita quali tumori o irradiazione della regione ipofisaria. Nella maggioranza dei soggetti, la causa del deficit rimane sconosciuta e la carenza viene definita come “idiopatica”.

Le conseguenze di un deficit di GH in età pediatrica, non trattato, sono in primo luogo la bassa statura insieme a disfunzioni metaboliche legate all’aumento del grasso, alla riduzione della forza muscolare e della mineralizzazione ossea. Queste conseguenze sono ancora più gravi se al deficit di GH si associa deficit di altri ormoni ipofisari.

Il deficit dell’ormone della crescita (GHD – Growth Hormone Deficiency) da circa 30 anni viene trattato con l’ormone della crescita sintetico: come funziona e come viene somministrato?

A partire dal 1985, i bambini e gli adolescenti con deficit di ormone della crescita vengono trattati con il GH di sintesi, ottenuto con tecniche di DNA ricombinante, che offre una maggiore sicurezza rispetto a quello estratto dall’ipofisi e utilizzato prima dell’avvento delle nuove tecnologie.

L’ormone viene somministrato per via sottocutanea con dei devices elettronici o penne, munite o meno di ago, che erogano la quantità di farmaco necessaria, mediante l’impostazione di una dose, che viene decisa in base al peso, all’età e alle caratteristiche del bambino o dell’adolescente. La somministrazione viene eseguita quotidianamente nelle ore serali, per rispettare il ritmo fisiologico della secrezione di questo ormone, che è prevalentemente notturna. Una volta arrivato al fegato il GH induce in quest’organo la produzione di un altro ormone, IGF-1 (Insulin Growth Factor -1) che, insieme al GH, stimola il metabolismo osseo inducendo l’allungamento dell’osso e delle cartilagini di crescita.

 

Uno degli aspetti critici della terapia del GHD è la variabilità della risposta terapeutica da un paziente all’altro: quali fattori possono influenzare la risposta al farmaco? Con quali ricadute sull’efficacia?

Dal momento che il deficit di GH è associato a cause originate da condizioni diverse, la risposta alla terapia può essere influenzata da alcuni fattori quali: precocità della diagnosi e tipo di diagnosi, condizioni neonatali (sesso, peso alla nascita, lunghezza alla nascita), altezza dei genitori e target genetico, livelli di GH riscontrati durante gli accertamenti, caratteristiche del soggetto (età, sesso, altezza e peso alla diagnosi, etc.) modalità terapeutica (dose, frequenza, durata, aderenza alla terapia). È evidente che le ricadute sull’efficacia possono essere estremamente importanti in termini di guadagno di altezza, effetti sul metabolismo e sul costo/efficienza del farmaco.

In che modo i devices attualmente disponibili aiutano a dosare meglio il farmaco e a evitare spreco di prodotto?

Le tipologie di devices elettronici disponibili oggi, insieme alle varie tipologie di formulazioni del farmaco, permettono di dosare in maniera estremamente precisa in base all’età, al peso e alle caratteristiche del paziente e della famiglia, la quantità di GH da somministrare, minimizzando gli sprechi, aumentando l’efficacia e migliorando il risultato finale in termini di guadagno in statura.

Per valutare la risposta alla terapia con GH è adesso disponibile iGRO, un modello predittivo che permette di valutare o aggiustare la dose in funzione del livello atteso di risposta alla terapia: come funziona e quali vantaggi comporta per i medici, i pazienti e il Servizio Sanitario Nazionale?

iGRO – Individualized Growth Response Optimization è un software basato su un approccio derivato da evidenze validate e pubblicate su un Registro Internazionale al quale affluiscono i dati di migliaia di bambini trattati con ormone della crescita.

iGRO, ideato e messo a punto da Pfizer, è stato sviluppato grazie ad algoritmi matematici che predicono il 40-60% della variabilità della risposta alla terapia, allo scopo di prevedere la risposta individuale tenendo conto della tipologia del bambino o bambina e permettendo di affiancare e guidare le decisioni terapeutiche dell’endocrinologo pediatra.

Il software è stato presentato in una delle sessioni dei lavori del “Corso Nazionale di aggiornamento SIEDP/ISPED” (12-14 novembre 2014, Genova); iGRO, di semplice uso, sarà installato sui personal computer degli endocrinologi pediatri della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, e dovrebbe aiutare ad identificare in anticipo sia i pazienti che rispondono molto bene alla terapia, sia quelli che non presentano una risposta soddisfacente, come anche soggetti che non hanno una adeguata aderenza alla terapia, offrendo così allo specialista la possibilità di adeguare la dose terapeutica.

 

Quale contributo può offrire iGRO al medico nella personalizzazione della terapia? Crede che l’utilizzo di iGRO possa contribuire ad aumentare l’efficacia e l’efficienza della terapia?

Il software iGRO permetterà, dopo il primo anno di terapia, di predire la risposta alla terapia negli anni successivi, nonché di predire all’inizio della pubertà sia il totale guadagno puberale possibile sia l’altezza definitiva, sempre personalizzando la terapia. Grazie a questo modello predittivo possiamo pensate di riuscire a ottimizzare l’uso della terapia con GH, con due risultati: da un lato una migliore risposta clinica, dall’altro un migliore rapporto costo/efficienza con conseguente risparmio. I dati a oggi disponibili evidenziano che sui pazienti trattati iGRO ha permesso di risparmiare il 7% di farmaco. Resta comunque fondamentale l’appropriatezza della diagnosi per ottenere il migliore risultato al costo più basso.

Che impatto hanno le malattie endocrine sulla popolazione pediatrica? Quali sono in questo momento gli obiettivi e le iniziative promosse dalla Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), di cui è presidente?

L’endocrinologia/diabetologia pediatrica è una disciplina pediatrica che comprende una moltitudine di condizioni che vanno dalle endocrinopatie congenite, alle malattie endocrine rare, al diabete nelle sue varie forme, fino alle complicanze endocrine delle malattie croniche, compresi i tumori e le sindromi malformative, l’anoressia nervosa e altre ancora. Rientra in quest’area specialistica anche la gestione di un vero e proprio problema di sanità pubblica, quale l’obesità del bambino e dell’adolescente e l’inquadramento e cura di frequenti disturbi dell’accrescimento e della maturazione puberale.

Grazie al miglioramento delle risorse diagnostiche, che facilitano l’”emergere” del problema, e all’efficacia delle terapie, cresce il numero di pazienti affetti da tali malattie che vengono seguiti presso Centri di Endocrinologia e Diabetologia pediatrica. Si tratta spesso di forme croniche, nella maggioranza dei casi irreversibili, che richiedono terapie e follow-up per molti anni. In Italia attualmente si stima che oltre 2 milioni di bambini e adolescenti si rivolgano ai Centri di Endocrinologia e Diabetologia pediatrica dove la maggior parte di loro viene seguita regolarmente. Tale stima si basa sulla frequenza documentata di malattie quali il diabete, l’obesità/sovrappeso (oltre il 10% fino al 20-30% della popolazione pediatrica italiana), disturbi dell’accrescimento (oltre il 2% della popolazione pediatrica italiana), la sindrome adrenogenitale, l’ipotiroidismo congenito ed acquisito, i pazienti sopravvissuti a tumori maligni e le malattie rare. Per quanto attiene a queste ultime, dati recenti evidenziano che 1/3 delle malattie rare è seguito presso i Centri di Endocrinologia e Diabetologia pediatrica.

L’obiettivo primario della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica è quello di salvaguardare la specificità di questa disciplina e favorirne la crescita. In quest’ottica sono stati definiti i “Piani Strategici SIEDP”, da attuare durante il mio mandato presidenziale 2013-2015, che riguardano anzitutto la prevenzione del deficit di iodio in età pediatrica, un progetto di salute pubblica condiviso con l’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di combattere questo difetto in età pediatrica, anche alla luce del fatto che il nostro Paese è ancora classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come Paese “carente”. Questo progetto ha ottenuto una medaglia del Presidente della Repubblica per il valore sociale dell’iniziativa.

Un altro obiettivo, condiviso con altre Società scientifiche e con l’Istituto Superiore di Sanità e in fase di approvazione definitiva, riguarda l’armonizzazione dei percorsi e dei criteri delle commissioni regionali deputate all’autorizzazione della terapia con ormone della crescita, per favorire l’appropriatezza terapeutica e la riduzione delle diseguaglianze di trattamento tra le varie Regioni. Infine siamo impegnati a promuovere l’educazione e l’informazione riguardo ai segni precoci del diabete mellito tipo 1 per evitare che i bambini arrivino in chetoacidosi diabetica correndo anche dei rischi gravi per la vita.

Intervista a Mohamad Maghnie (Direttore Unità Operativa di Endocrinologia Pediatrica, Dipartimento di Pediatria IRCCS Ospedale Gaslini di Genova).

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