Archivio per dicembre 2014

Formaggi: calcio e non solo

formaggi

In Italia esistono oltre 400 varietà di formaggi: la nostra tradizione casearia, infatti, è fra le più ricche al mondo.

Ed è sorprendente pensare come da un’unica materia prima, il latte, possa provenire una gamma di prodotti con sapori e caratteristiche tanto diversi. Dal punto di vista nutrizionale, tuttavia, quando si parla di formaggio si pensa subito ad un particolare nutriente: il calcio.

E in effetti, anche se il formaggio è una importantissima fonte di varie altre sostanze nutritive, quali proteine di elevata qualità, fosforo, magnesio, vitamine come la A, la B2 e la B12, il calcio rimane senza dubbio il suo nutriente più rappresentativo.

E questo vale non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche perché nel formaggio il calcio è presente in una forma facile da assorbire ed utilizzare. Due fattori, questi, ai quali se ne aggiunge anche un terzo, finora poco considerato: il formaggio, e prima ancora il latte, possono rappresentare una fonte di calcio particolarmente vantaggiosa anche dal punto di vista economico.

Proviamo, infatti, a confrontare un formaggio come il grana con alcuni alimenti vegetali spesso indicati come esempio di buone fonti di calcio quali gli spinaci e le mandorle. Per introdurre quei circa 580 mg di calcio presenti in una porzione da 50 grammi di grana padano o di parmigiano reggiano – il cui costo si aggira intorno ad 1 Euro* – dovremmo consumare più di 700 grammi di spinaci (costo medio 1,54 Euro) oppure più di 220 grammi di mandorle (costo medio 3 Euro). E in più c’è da ricordare che negli alimenti di origine vegetale sono spesso presenti sostanze, come gli ossalati e i fitati, che ostacolano l’assorbimento del calcio.

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I numeri di latte e formaggi

Latte e derivati costituiscono uno dei cinque gruppi di alimenti che dovrebbero essere presenti quotidianamente nella dieta: tre sono le porzioni giornaliere di latte o yogurt (da 125 grammi l’una) e tre le porzioni settimanali di formaggio (da 100 grammi ciascuna, se fresco, e 50 grammi, se stagionato) mediamente consigliate *.

Nell’ambito di questo gruppo sono da preferire il latte parzialmente scremato, i latticini ed i formaggi meno grassi.

* Linee guida per una sana alimentazione italiana INRAN MIPAF rev.2003 consultabili al sito www.inran.it

Fonte http://www.lattendibile.it/

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Che cosa sono le intolleranze alimentari?

Intolleranze Alimentari.diagnostica SPIRE

Sei stato attento, non hai sgarrato, hai dato alla tua alimentazione la giusta attenzione; eppure, qualcosa non funziona, visto che non perdi peso (anzi, stai ingrassando!) e soprattutto senti la pancia costantemente gonfia e tirata. Come può accadere? La spiegazione potrebbe essere questa: sei vittima di un’intolleranza alimentare.

Se non ne avete mai sentito parlare, le intolleranze alimentari sono reazioni “abnormi” che il nostro apparato digerente mette in campo quando determinati cibi lo sovraccaricano. La loro insorgenza dipende anzitutto dall’intestino, dove avvengono i processi di assorbimento delle sostanze utili e di eliminazione di quelle di scarto. Se durante questo processo avvertiamo gonfiore, pesantezza, sonnolenza, mal di testa o segnali ancor più importanti (come ad esempio la nausea), significa che il tubo digerente fa fatica ad assimilare i cibi ingeriti, ovvero li mal tollera (da qui il nome intolleranze). Il nostro apparato intestinale ci sta in qualche modo “avvertendo” che siamo in una situazione di sovraccarico e di intossicazione: urge quindi la necessità

Le intolleranze alimentari sono suddivisibili in quattro grandi categorie:

Intolleranze chimiche, dovute alla presenza di particolari sostanze presenti naturalmente negli alimenti o aggiunte artificialmente (come gli additivi).

Intolleranze enzimatiche, dovute alla mancanza o alla diminuzione di un determinato enzima necessario a metabolizzare un gruppo di alimenti.

Intolleranze autoimmuni, dovute ad una reazione tanto avversa ad un alimento da provocare un’alterazione e un’infiammazione della mucosa intestinale.

Intolleranze da sovraccarico, dovute ad uno stile alimentare sregolato o al fatto di introdurre sempre gli stessi alimenti che rallentano la digestione e il metabolismo. Quest’ultima è la più diffusa ma anche la più semplice da “gestire”.

I segnali da non sottovalutare, i cibi “a rischio”

Le avvisaglie più frequenti della presenza di intolleranza sono: sovrappeso, obesità, difficoltà digestive, acidità di stomaco, colon irritabile, colite, meteorismo, gonfiori addominali. Secondariamente possiamo riscontrare cefalea, emicrania, acne, eczemi, afte, gengiviti e infiammazioni della mucosa del cavo orale, orticaria e impurità della pelle. Possono essere legati alle intolleranze alimentari persino reumatismi, dolori articolari cronici, grande affaticabilità, repentini sbalzi d’umore. Gli alimenti implicati sono solitamente quelli che contengono lieviti, glutine e lattosio.

L’importanza dei test sulle intolleranze

La strada maestra per identificare la presenza di un’ intolleranza alimentare è prestare la giusta attenzione al nostro corpo e ai segnali che abbiamo elencato poco sopra. Detto questo, alcuni test funzionali sono strumenti molto validi per identificare di quale intolleranza stiamo soffrendo. Esistono diversi tipi di test, per esempio i test cutanei, i test sul sangue e i test alimentari (ovvero la preparazione di diete “ad hoc” accompagnata allo studio delle reazioni del paziente). Per effettuare un test per le intolleranze, ci si può rivolgere al medico o direttamente a molti dietologi, nutrizionisti, naturopati che sono oggi in grado di individuare (anche attraverso strumentazioni specifiche) l’origine e la natura del problema.

Esistono anche alcune specie di test “fai da te” reperibili in farmacia, che però spesso sono specifici solo per alcuni tipi di intolleranze e che non spiegano poi come affrontare il problema. Al giorno d’oggi, è possibile trovare test sulle intolleranze anche in rete: per esempio alcuni siti sono arrivati a proporre offerte nel campo della salute, comprendenti consulenze presso nutrizionisti. C’è chi ha sollevato qualche dubbio sull’affidabilità di questo tipo di servizi, ma c’è anche chi non ci vede nulla di male, dato che si tratta di visite presso specialisti iscritti regolarmente all’albo. Sempre sul web, circolano anche un ampio numero di “test” (consistenti in semplici domande relative alle abitudini alimentari e alla presenza di alcuni sintomi) che ovviamente non possono essere sufficienti per valutare l’esistenza o meno di un’intolleranza, ma al massimo “consigliare” se effettuare un test vero e proprio.

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Come risolvere il problema

Una volta individuato il “tipo” di sovraccarico, si dovrà ricorrere ad un’alimentazione desensibilizzante affiancata a trattamenti naturali depurativi, per un periodo minimo di 4-6 settimane. Agendo in questo modo faciliteremo il lavoro dell’intestino e potremo poi, con gradualità, reintrodurre gli alimenti incriminati mantenendoli però sotto la nostra soglia di tolleranza. Questo metodo viene chiamato “dieta di esclusione”, la quale permette all’organismo di disintossicarsi dall’alimento non più tollerato. Importante è comunque rivolgersi ad uno specialista anche una volta individuato il problema, dato che questo tipo di dieta deve essere comunque equilibrata e non deve mancare delle sostanze nutritive fondamentali.

 

Riza.it

Il Premio Galeno Italia 2014 per il farmaco più innovativo al vaccino contro il meningococco B della Novartis

Premio Galeno Italia 2014

Il primo vaccino ad ampia protezione contro il meningococco di gruppo B (rDNA, componente, adsorbito) messo a punto nei laboratori senesi di Novartis Vaccines, è stato insignito del prestigioso Premio Galeno Italia 2014 per l’Innovazione del Farmaco. Si tratta del più alto tributo in ambito biomedico e farmacologico conferito nel nostro Paese.

Vincere il Premio Galeno Italia rappresenta un grande privilegio e un importante riconoscimento per il lavoro ventennale di ricerca che ha portato allo sviluppo del vaccino e per il ruolo chiave del polo toscano di Novartis nella lotta mondiale contro la malattia meningococcica. Grazie a questo vaccino, la speranza è che nessuno debba più subire le conseguenze di una malattia tanto aggressiva e subdola come la meningite da meningococco” – ha commentato con orgoglio Rino Rappuoli, responsabile mondiale della Ricerca e Sviluppo di Novartis Vaccines.

Da tempo, infatti, sono disponibili vaccini in grado di proteggere contro i ceppi A, C, Y e W135 della meningite meningococcica, ma fino ad oggi i tradizionali approcci vaccinali non erano riusciti a individuare una soluzione facilmente disponibile contro il meningococco B, responsabile in Italia di oltre 6 casi su 10 di meningite meningococcica1.

Rino Rappuoli e la sua equipe di ricercatori sono riusciti a superare questi ostacoli grazie alla messa a punto di una tecnica innovativa per lo sviluppo di vaccini che si basa sul sequenziamento del genoma dei patogeni: la Reverse Vaccinology2. Tale approccio, iniziato con la collaborazione con lo scienziato Craig Venter, è diventato uno standard di riferimento nel mondo della ricerca.

La meningite meningococcica è un’infezione batterica e la principale causa di meningite in Europa3, soprattutto tra i neonati, la fascia d’età più esposta al meningococco B4; è particolarmente pericolosa in quanto attacca le persone sane senza alcun segnale di preavviso e può portare al decesso entro 24-48 ore. Ha una letalità tra il 9 e il 12%, ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiungere il 50%. I segni e sintomi della malattia sono spesso simili a quelli influenzali, rendendo così difficile la corretta diagnosi negli stadi iniziali dell’infezione e limitando la possibilità di evitare le conseguenze più gravi. Su dieci persone che contraggono la malattia, circa una è destinata a morire anche se sottoposta a cure adeguate2 e su cinque persone che sopravvivono, una rischia di restare vittima di devastanti disabilità permanenti, quali danni cerebrali, problemi di udito o amputazione di arti.

Il vaccino Novartis contro il meningococco B, prodotto per tutto il mondo presso lo stabilimento di Rosia (Siena), è disponibile in Italia dal 12 dicembre 2013 ed è stato già inserito nei calendari vaccinali regionali di Puglia, Basilicata, Toscana e Veneto.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Istituto Superiore di Sanità (ISS). http://www.iss.it/binary/mabi/cont/Report_MBI_20141031.pdf (ultimo accesso verificato: dicembre 2014).
  2. Rappuoli R. Reverse vaccinology, a genome-based approach to vaccine development. Vaccine 2001;19:2688-91.
  3. World Health Organization. Meningococcal, staphylococcal and streptococcal infections. Available at: http://www.who.int/vaccine_research/documents/Meningo20091103.pdf. Last accessed 15 Dec 2014.
  4. Rosenstein NE, Perkins BA, Stephens DS, et al. Meningococcal disease. N Engl J Med. 2001;344:1378-1388.

PRO Format Comunicazione

Prevedere il parto prematuro con un test

Parto prematuro

Facendo una semplice analisi del sangue ad una donna incinta sarà possibile capire in anticipo se il bambino nascerà prematuramente?

E’ quanto suggerisce un team di scienziati svedesi che ha posto le basi per lo sviluppo di un test che associa ultrasuoni con un prelievo del sangue delle gestanti.

Il test si rivolge alle donne il cui il travaglio avviene prima delle 37 settimane complete di gestazione. In questa condizione il 30% delle gestanti partorisce, mettendo al mondo un bambino prematuro che ha maggiori rischi di complicanze gravi al momento nel breve e nel lungo termine, una situazione che colpisce milioni di nascituri in tutto il mondo (solo negli USA il 30% dei bambini nasce prematuramente).

Diagnosticare per tempo il momento del parto è quindi importante perché la previsione permette ai medici di iniziare una terapia cortisonica in grado di supportare il feto.

Per avere il tempo di somministrare il cortisone alla donna, che accelera lo sviluppo dei polmoni del feto, è prassi comune di ritardare il parto di un paio di giorni con l’aiuto della terapia tocolitica”, spiega Panagiotis Tsiartas, team leader dello studio.

I ricercatori hanno studiato, nel periodo 1995-2005, 142 donne incinte ospitate al Sahlgrenska University Hospital di Göteborg. Tutte le donne avevano avuto contrazioni prima del termine e il 40% di esse era andata incontro ad un parto prematuro. Gli scienziati hanno messo in relazione vari parametri, come le proteine del sangue, la lunghezza delle cervice uterina e l’esito del parto delle donne.

Il confronto dei dati, pubblicato sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology, ha permesso ai ricercatori di individuare le variabili più adatte per predire un parto pretermine spontaneo.

Il risultato è stato un test che cerca due proteine plasmatiche nel sangue e che combinato con una misura della lunghezza delle cervice uterina tramite ultrasuoni è in grado di dare una stima ragionevole delle possibilità di partorire in sette giorni.

Statisticamente – ha spiegato Tsiartasil metodo è in grado di prevedere con il 75-80 per cento di precisione se una donna partorirà presto”.

Nonostante i buoni risultati però, ammonisce il comunicato stampa dell’Università di Göteborg, sono necessari ulteriori studi per farlo diventare un test di routine.

FAROMED

Consigli ai genitori in vista delle festività natalizie

Il decalogo della SIPPS per le feste

Il Natale è ormai alle porte. La feste preferita dai bambini sta per arrivare. I piccoli sono pronti a stropicciarsi gli occhi di fronte ai regali scartati e tanto desiderati. A dispetto della crisi e degli scenari che traspaiono ogni giorno dalle pagine dei giornali, il Natale è e deve essere anche la Festa del rinnovamento e della famiglia, grande o piccola che sia, e un momento di serenità per tutti. Una volta superata la frenesia degli ultimi giorni e chiusa la porta di casa per ritrovarsi con i propri cari sarebbe giusto prenderci cura del bene più prezioso: la salute, intesa non soltanto come condizione fisica ma anche come benessere psico-emotivo. Senza dimenticare che le vacanze, brevi o lunghe che siano, sono il momento dedicato al riposo, alla distrazione ma anche l’occasione in cui le famiglie si ritrovano e i bambini, che di solito apprendono per imitazione, si trovano di fronte al modello comportamentale loro proposto dai genitori.

La SIPPS – spiega il Presidente, Dott. Giuseppe Di Mauroattraverso il suo gruppo di lavoro sulla genitorialità nel contesto del progetto di salute globale “Regaliamo futuro” ha raccolto i consigli di maggiore utilità e rilevanza per le famiglie in un originale decalogo e ne ha focalizzato le parole chiave. Noi pediatri lo abbiamo fatto nella piena consapevolezza e con l’auspicio che le festività natalizie, oltre a lasciare un bel ricordo, possano essere vissute all’insegna della serenità e del recupero di tanti valori di cui la nostra società ha oggi particolare bisogno per guardare con fiducia al nuovo anno”.

Questa iniziativa – ha aggiunto il Dott. Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente SIPPS – si è tradotta in un manifesto distribuito in occasione del Congresso nazionale SIPPS, che si è svolto a Verona dal 27 al 29 novembre scorsi, ed è la prima di una serie di pubblicazioni analoghe attraverso le quali la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale intende offrire ai pediatri italiani strumenti semplici ed efficaci per dialogare con i genitori”.

DECALOGO B come… Bambino e baldoria: le feste devono essere a misura di bambino. È giusto che ci siano i momenti esuberanti, di gioco e distrazione, ma nel rispetto delle esigenze dei piccoli, che, per esempio, hanno il proprio bisogno fisiologico di sonno e non devono essere esposti a stimoli sonori dannosi U come… Umore: lo stato d’animo dei genitori influenza quello dell’intero nucleo familiare. Purtroppo le cronache dei giornali evidenziano come le vacanze diventino un pretesto di sfogo di conflitti e tensioni. È invece fondamentale che i genitori evitino di discutere di fronte ai propri bambini e colgano le vacanze come un momento di convivialità e di unione rispettosa di tutti i componenti della famiglia. O come… Organizzazione del tempo: per i bambini è fondamentale diversificare le attività. Per quelli che vanno a scuola, poi, incombe sempre l’onere dei compiti: un giusto assetto delle giornate consente di sbrigare con gradualità anche gli impegni meno piacevoli, apprezzando così tutti i momenti ed evitando l’acquisizione di abitudini difficili e non meno faticose da correggere. N come… Natale: il clima natalizio di oggi è ben diverso da quello di un tempo e viene sempre più anticipato dalle logiche commerciali e consumistiche. Il Natale, però, dovrebbe essere la festa della fratellanza e della condivisione. Insegnare ai bambini il rispetto degli altri e dare loro esempio attraverso un gesto di solidarietà può essere un modo semplice ed efficace per trasmettere loro il significato più profondo di questi giorni di vacanza. E come… Eccessi: evitiamoli o meglio teniamoli sotto controllo. Molti bambini ogni anno giungono in pronto soccorso per la classica “indigestione”, che lascia sempre un cattivo ricordo. Gli eccessi, inoltre, riguardano tutti gli aspetti dell’alimentazione (sale, grassi, calorie) e della quotidianità e per gli adolescenti sconfinano nei comportamenti a rischio, come per esempio l’abuso di alcolici e la sessualità. F come… Frutta (e verdura): sulle tavole imbandite diamo un giusto risalto alla frutta, che apporta sempre un tocco di colore e allegria, e, pur nel rispetto delle tradizioni regionali, cerchiamo di non far mancare ai bambini un giusto apporto di fibre, vitamine e sali minerali. Inutile ripetere che spetta ai genitori dare il buon esempio e che dopo un ricco pranzo si potrebbe pensare a una cena più leggera e, perché no, vegetariana. E come…Equilibrio: lo abbiamo in parte già detto, ma il tema è troppo importante per essere liquidato in poche parole. Qualche trasgressione è giustamente lecita, ma non dimentichiamo che l’organismo del bambino, ancor più di quello adulto, ha bisogno di regolarità. Al bando, quindi, la monotonia e i sovraccarichi di ogni genere: cerchiamo di trovare e mantenere sempre una giusta mediazione. S come…Sicurezza: scegliamo giocattoli a norma e dunque certificati dal marchio CE e prestiamo attenzione al loro corretto utilizzo. La sicurezza riguarda poi anche la pratica di sport, che impone il rispetto di norme basilari (comportamentali, gradualità, eventuale appoggio a un istruttore) e l’utilizzo di opportune dotazioni protettive, e alcune abitudini purtroppo ogni anno funestate da incidenti, come quella dei fuochi di fine anno. La sicurezza investe naturalmente la casa, dalla revisione di caldaie e stufe ai pericoli per i più piccoli di fornelli, scale, prodotti per la casa e ogni altro genere di insidia domestica. T come…Televisione (e videogiochi): bambini e ragazzi si incantano davanti a cartoni animati, computer e videogiochi, senza poi contare quelli che ormai hanno sempre lo smartphone sotto le dita. Le attività sedentarie non devono però andare a scapito di quelle dinamiche: un paio d’ore trascorse ogni giorno all’aria aperta e il ritrovo con i coetanei possono essere una semplice strategia perché non diventino schiavi del divano e del mondo virtuale. E come…Etichette: non mancano ogni anno episodi di adulterazioni alimentari ma anche di intossicazioni, per esempio da alimenti scaduti o mal conservati. È bene quindi leggere sempre con attenzione le etichette anche per trasferire questa buona abitudine ai bambini, rendendoli consapevoli di ciò che mangiano, a partire per esempio dalle calorie. Da non trascurare, ovviamente, le etichette dei farmaci, al fine di promuoverne l’utilizzo corretto e di invogliare a chiedere sempre consiglio al pediatra in caso di dubbio.   GAS Communication

A ciascun bambino il suo Natale

A ciascun bambino il suo Natale

Ci siamo, il Natale, l’appuntamento più atteso dai nostri bambini, è ormai vicino. E con la chiusura delle scuole, iniziano le lunghe e sospirate vacanze.

Gli esperti di WAidid ci consigliano come affrontare al meglio le vacanze dei piccoli, che siano a casa con i propri cari o costretti in ospedale.

Tutti i bambini – osserva la Prof.ssa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano; Presidente WAidid, Associazione Internazionale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici e Presidente di Amici del Bambino Malato Onlus hanno diritto ad un Natale speciale. Per il bambino sano, nel periodo delle vacanze natalizie raccomandiamo sempre ai genitori di prestare molta attenzione all’alimentazione dei loro figli, evitando di esagerare con cibi grassi e dolci, e anche alla prevenzione di eventuali raffreddori o episodi febbrili, avendo cura del loro abbigliamento soprattutto durante le passeggiate all’aria aperta o in montagna. Per i bambini affetti da patologie o ricoverati in ospedale raccomandiamo soprattutto a genitori e parenti di stare loro vicino con affetto ma limitando le visite in quei giorni per non affaticarli e per non tenerli a stretto contatto con tante persone per un lungo tempo”.

Per salvaguardare la salute dei nostri bambini durante le prossime vacanze qui di seguito le raccomandazioni degli esperti di WAidid.

 

Per il bambino sano:

1. Non esagerate con panettoni e cioccolata: è difficile pensare di tenere lontani i bambini dalle numerose “dolci tentazioni” di panettoni, torroni e cioccolato. E’ importante, però, scegliere prodotti di buona qualità e tenere presente che in alcuni soggetti, soprattutto se atopici, il cioccolato, consumato in quantità eccessive, può dare reazioni allergiche.

2. Cercate di mantenere abitudini alimentari sane: anche a Natale, come in ogni periodo dell’anno, non bisognerebbe stravolgere le abitudini dei bambini evitando loro gli eccessi e i cibi troppo elaborati e cercando di rispettare l’orario dei pasti. Fate attenzione, poi, soprattutto alle uova crude e alle verdure non lavate: con questi alimenti uno dei rischi più frequenti è la salmonellosi, un’intossicazione caratterizzata da sintomi quali nausea, vomito, dolori addominali, diarrea e febbre.

3. Giocate all’aria aperta: sport, divertimento e gioco sono molto importanti per i nostri bambini; durante le vacanze bisognerebbe ridurre e non certo aumentare il tempo della TV e dei videogiochi, approfittando, tempo permettendo, per organizzare delle gite, ricordando che l’attività fisica in età pediatrica è un’importante forma di prevenzione dell’obesità ed è uno strumento fondamentale per un corretto sviluppo osseo.

4. Se andate in montagna, è necessario optare per un’esposizione al sole e al freddo in sicurezza: l’esposizione ai raggi solari è sempre consigliata perché aumenta la trasformazione di vitamina D ma non sottovalutate la sua pericolosità anche in inverno e utilizzate sempre creme solari specifiche ed emollienti per le labbra proteggendo i bambini dal sole e dal vento con cappelli di lana e occhiali da sole di buona qualità ed adeguati alla loro età.

5. In viaggio: non dimenticate di portare sempre con voi un kit di primo soccorso in caso di viaggi o di escursioni, avere sempre cura dell’igiene delle mani prima di mangiare e utilizzare solo acqua potabile.

Il bambino malato dimesso per le vacanze o ricoverato in ospedale:

6. Programmate insieme ai Pediatri del Centro di riferimento una dieta bilanciata ed adeguata per il bambino per garantirgli la massima varietà in rapporto alla sua problematica clinica e seguite con attenzione le indicazioni dietetiche del medico per rispettare l’apporto calorico necessario al bambino.

7. Limitate il tempo del bambino nel contatto con altre persone sia in casa che in ospedale per non affaticarlo e non aumentare il rischio di possibili infezioni, epidemiche nel periodo natalizio e che i contatti possono presentare in forma paucisintomatica.

8. Fategli scrivere una letterina speciale per Babbo Natale, per esprimere i propri desideri e sentirsi a casa.

9. Regalategli i suoi giochi o libri preferiti, così il bambino anche se ospedalizzato potrà sentire e godere di quell’aria natalizia di festa e di affetto.

 

GAS Communication

Intestino = secondo cervello

Intestino.sede del nostro secondo cervello

Sappiamo che il cervello è l’organo deputato a coordinare il funzionamento del nostro organismo. Quello che forse ancora non è noto a tutti è che il corpo umano dispone anche di un “secondo cervello“, se così possiamo chiamarlo, che si trova nell’intestino è che è in stretta relazione con il “primo cervello”.

La prova di ciò è stata offerta dall’osservazione della forte influenza che i cibi grassi, quando si trovano nell’apparato digerente, svolgono sul sistema nervoso centrale, offrendo una chiara sensazione di benessere.

Si tratta di una scoperta effettuata presso il Department of Physiology and Pharmacology dell’University of Calgary, in Canada, e pubblicata sulla rivista Nature Reviews Gastroenterology and Hepatology.

Keith Sharkey, che è tra gli autori dello studio, ha sottolineato come l’effetto sedativo prodotto dai cibi grassi, e la conseguente sensazione positiva a livello emotivo che ne deriva, si verifichi non solo quando i cibi sono regolarmente ingeriti, ma anche quando vengono introdotti direttamente nello stomaco. Tale infusione produce anche una riduzione della sensazione di fame ed un aumento dell’attività di aree cerebrali deputate all’elaborazione delle emozioni.

Cos’è che contribuisce a favorire questa stretta comunicazione tra il cervello e l’intestino?

Un ruolo fondamentale è svolto dai batteri intestinali, come sottolinea il dottor Peter Konturek del dipartimento di Medicina del Teaching Hospital of the University Jena, in Germania, che ha redatto un articolo in merito pubblicato sul Journal of Phisiology and Pharmacology,

sono proprio i batteri a mantenere il contatto tra le componenti dell’asse cervello-intestinosottolinea Konturek Lo stress modifica la flora batterica, ma è vero anche il contrario, ossia che i batteri dell’intestino possono avere un profondo effetto sull’asse cervello-intestino e possono modulare la motilità, la permeabilità e la sensibilità dei visceri“.

Questo “secondo cervello” che presenta anche esso un proprio sistema nervoso, quello enterico, caratterizzato dalla presenza di più di 500milioni di neuroni che sono situati lungo i nove metri dell’apparato digerente, coordina le funzioni delle ghiandole secretorie, del flusso sanguigno e della muscolatura liscia che rendono possibile la digestione.

Ma non solo: esso è anche in grado di difendere l’organismo da batteri e virus presenti negli alimenti, e riconosce quando far partire scariche diarroiche se c’è un’infezione intestinale, e quando comunicare al cervello di scatenare il vomito.
Una stretta interazione e reciproca influenza, dunque, che rivela il perfetto coordinamento tra i “due cervelli” del corpo umano.

WellMe.it


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