Archivio per gennaio 2015

Dimmi come dormi e ti dirò chi sei

Per dormire bene è fondamentale creare un ambiente conciliante per il riposo, vi davamo alcuni consigli per creare una stanza da letto sleepfriendly. Anche la posizione in cui dormiamo può fare la differenza se soffriamo di disturbi particolari: contro il mal di schiena, ad esempio, è preferibile adottare una posizione fetale.

Oggi parliamo di posizioni del sonno e personalità. Chris Idzikowski, direttore dello Sleep and Assessment Advisory Service, in uno studio del 2003 ha collegato le sei posizioni più comuni ai diversi tratti della personalità.

Idzikowski spiega che quando siamo svegli il linguaggio del nostro corpo è un libro aperto, ma quando dormiamo, per ovvie ragioni, non riusciamo ad interpretare i segnali inconsci trasmessi dalle diverse pose assunte.

La prima che vedete da sinistra è la posizione più comune: quella fetale. Dorme così il 41% delle persone, in misura maggiore le donne. Chi dorme in questa posizione sembra un duro, ma nasconde un animo sensibile. Timido ed introverso con gli estranei, si rilassa non appena approfondisce la conoscenza.
La seconda posizione, dormire su di un fianco con le braccia allineate ai lati del corpo, è comune al 15% degli interpellati (un campione di 1.000 persone). Chi la predilige per dormire è socievole, tende a fidarsi degli altri, anche troppo. Crede facilmente a quanto gli viene detto.
La terza posizione, dormire su di un fianco con entrambe le braccia protese in avanti, indica una mentalità aperta. A volte, però, chi la preferisce per dormire tende al cinismo e si lascia assalire dai dubbi. Non prende facilmente una decisione ma quando lo fa è difficile farlo tornare sui suoi passi.
La quarta posizione, sdraiati sulla schiena con entrambe le braccia lungo i fianchi, rivela una personalità tranquilla e riservata. Adottata da persone discrete, concentrate su se stesse ed intente a raggiungere standard elevati.
La quinta posizione (io dormo così, se vi può interessare!), a pancia in giù, con le braccia che circondano il cuscino e la testa poggiata di lato. Tipica di persone socievoli che nascondono un certo nervosismo sotto l’apparente tranquillità. Non amano essere criticate e trovarsi in situazioni estreme.
La sesta posizione, sdraiati sulla schiena con le braccia spalancate ai lati, diffusa tra le persone generose ed altruiste che amano aiutare gli amici ed ascoltare gli altri. Non gradiscono stare al centro dell’attenzione.

Curiosità: tendiamo a dormire ogni notte nella stessa posizione. Appena il 5% degli intervistati ha infatti dichiarato di adottare ogni notte una posizione diversa.

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Nuovo farmaco per il trattamento dei pazienti affetti da psoriasi

 Psoriasi3

Novartis ha annunciato il 19 gennaio scorso che la Commissione Europea (CE) ha approvato Secukinumab come trattamento sistemico [detto di trattamento o farmaco che viene assorbito nel flusso sanguigno, per poi essere trasportato dove serve] di prima linea della psoriasi a placche da moderata a severa negli adulti candidati alla terapia sistemica.

Secukinumab (a un dosaggio di 300 mg) è il primo inibitore di interleuchina 17A (IL-17A) a essere approvato in Europa come terapia di prima linea e questa approvazione rappresenta una svolta decisiva nel trattamento della psoriasi, poiché fornisce ai pazienti una nuova opzione terapeutica. Attualmente in Europa tutti i farmaci biologici per la psoriasi, ivi incluse le terapie anti-fattore di necrosi tumorale (anti-TNF) e Ustekinumab, sono raccomandati come terapia sistemica di seconda linea 2-4.

Quasi la metà dei pazienti affetti da psoriasi non è soddisfatta delle terapie attuali, ivi inclusi i trattamenti biologici, a dimostrazione di un significativo bisogno medico insoddisfatto” – ha dichiarato David Epstein, Division Head, Novartis Pharmaceuticals – “Secukinumab, con la sua indicazione di trattamento sistemico di prima linea per la psoriasi, fornirà ai pazienti maggiori possibilità di ottenere una cute esente o quasi esente da lesioni”.

Per i pazienti psoriasici lo scopo del trattamento è la completa risoluzione delle manifestazioni cutanee. Nel corso degli studi, il 70% o più dei pazienti trattati con Secukinumab 300 mg ha ottenuto la risoluzione completa (PASI 100) o quasi completa (PASI 90) delle manifestazioni cutanee durante le prime 16 settimane di trattamento e, soprattutto, nella maggior parte dei pazienti questo risultato è stato mantenuto nel corso della prosecuzione del trattamento fino alla settimana 526. I dati del programma di studi clinici con Secukinumab hanno anche dimostrato una relazione positiva tra la risoluzione completa o quasi completa delle manifestazioni cutanee e la qualità della vita dei pazienti affetti da psoriasi11.

L’approvazione dell’UE fa seguito ai recenti risultati dello studio di Fase IIIb CLEAR, che ha dimostrato la superiorità di Secukinumab rispetto a Ustekinumab nella risoluzione delle manifestazioni cutanee dei pazienti affetti da psoriasi a placche da moderata a severa. Lo studio CLEAR è stato il secondo studio testa-a-testa condotto con Secukinumab. Secukinumab aveva anche dimostrato superiorità rispetto a Etanercept nella risoluzione delle manifestazioni cutanee nel corso dello studio FIXTURE6. Durante il programma clinico di Fase III, il profilo di sicurezza di Secukinumab è stato soddisfacente, con differenze minime osservate tra Etanercept e Ustekinumab in entrambi gli studi di confronto testa-a-testa5,6.

Oltre che nell’UE, Secukinumab è stato approvato in Australia per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa, e in Giappone per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa e dell’artrite psoriasica attiva (PsA).

La decisione della US Food and Drug Administration (FDA) relativa al trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa è prevista per l’inizio del 2015, in seguito all’unanime raccomandazione di approvazione trasmessa nell’ottobre 2014 dal Dermatologic and Ophthalmic Drugs Advisory Committee (DODAC) alla stessa FDA.

Secukinumab e interleuchina 17A (IL-17A)

Secukinumab è un anticorpo monoclonale umano che neutralizza selettivamente l’IL-17A12,13. L’IL-17A si trova in concentrazioni elevate nella cute affetta da psoriasi ed è uno dei bersagli preferiti delle terapie sperimentali 12-17. Nel corso del programma di studi di Fase III, Secukinumab ha dimostrato un profilo di sicurezza soddisfacente, con tassi di incidenza e di gravità degli eventi avversi simili tra i due bracci di trattamento con Secukinumab 300 mg e 150 mg5,18-20.

Sono anche in corso di svolgimento studi di Fase IIIb sulla psoriasi palmo-plantare, sulla psoriasi ungueale e sulla psoriasi pustolosa palmo-plantare.

Secukinumab è anche in Fase III di sviluppo per l’artrite psoriasica (AP) e la spondilite anchilosante (SA); l’inoltro delle domande regolatorie per queste indicazioni terapeutiche è previsto per il 2015.

La psoriasi

La psoriasi è una malattia cronica autoimmune caratterizzata da estese aree di ispessimento cutaneo chiamate placche, causa di prurito, desquamazione e dolore; la psoriasi è associata a un significativo deterioramento della qualità della vita sia da un punto di vista fisico che psicologico22.

La psoriasi colpisce fino al 3% della popolazione mondiale, ovvero oltre 125 milioni di persone23. In Europa, la stima è pari a circa lo 0,8%, il che significa che la psoriasi a placche interessa circa 3,7 milioni di europei, circa 2,4 milioni dei quali si ritiene sia affetto dalla forma da moderata a severa24.

Questa diffusa e dolorosa patologia non rappresenta semplicemente un problema estetico: anche le persone con sintomi molto lievi ne risentono durante la loro vita quotidiana7. Inoltre, esiste un impellente bisogno di nuovi trattamenti per la psoriasi, poiché fino al 50% dei pazienti non è soddisfatto delle terapie attuali, ivi inclusi i trattamenti biologici7-10.

BIBLIOGRAFIA

1. Mohanan S, Ramassamy S, Chandrashekar L et al. A retrospective analysis of combination methotrexate–cyclosporine therapy in moderate–severe psoriasis. Journal of Dermatological Treatment, 2014; 25: 50–53.

2. European Medicines agency website, “Enbrel Summary of Product Characteristics” http://www. ema. europa. eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Product_Information/human/000262/WC500027361. pdf. Accessed November 2014.

3. European Medicines agency website, “Humira Summary of Product Characteristics” http://www. ema. europa. eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Product_Information/human/000481/WC500050870. pdf. Accessed November 2014.

4. European Medicines agency website, “Stelara Summary of Product Characteristics” http://www. ema. europa. eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Product_Information/human/000958/WC500058513. pdf. Accessed November 2014.

5. Novartis, Data on file.

6. Langley RG, Elewski BE, Lebwohl M, et al. Secukinumab in plaque psoriasis: results of two phase three trials. N Engl J Med. 2014. Jul 9;371(4):326-38.

7. Stern RS, Nijsten T, Feldman S, et al. Psoriasis Is Common, Carries a Substantial Burden Even When Not Extensive, and Is Associated with Widespread Treatment Dissatisfaction. J Investig Dermatol Symp. 2004;9(2):136-9. Nestle FO, Kaplan DH, Barker J. Psoriasis. N Engl J Med. 2009; 361(5):496-509.

8. Christophers E, Griffiths CEM, Gaitanis G, et al. The unmet treatment need for moderate to severe psoriasis: results of a survey and chart review. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2006;20:921-925.

9. Krueger JG, Koo J, Lebwohl M, et al. The impact of psoriasis on quality of life: Results for a 1998 National Psoriasis Foundation patient membership survey. Arch Derm. 2001;137:280-284.

10. Sterry W, Barker J, Boehncke WH, et al. Biological therapies in the systemic management of psoriasis: International Consensus Conference. Br J Dermatol. 2004;151 Suppl 69:3-17.

11. McLeod LD, Mallya UG, Fox T, Strober BE. Psoriasis Patients With PASI 90 Response Achieve Greater Health-Related Quality-of-Life Improvements Than Those With PASI 75 Response. European Association of Dermatology and Venereology, Amsterdam, Netherlands, 2014. Poster 1681.

12. Gaffen SL. Structure and signaling in the IL-17 receptor family. Nat Rev Immunol. 2009;9(8):556-67.

13. Ivanov S, Linden A. Interleukin-17 as a drug target in human disease. Trends Pharmacol Sci. 2009;30(2):95-103.

14. Kopf M, Bachmann MF, Marsland BJ. Averting inflammation by targeting the cytokine environment. Nat Rev Drug Discov. 2010; 9(9):703-18.

15. Onishi RM, Gaffen SL. Interleukin-17 and its target genes: mechanisms of interleukin-17 function in disease. Immunology. 2010;129(3):311-21.

16. Krueger J, Fretzin S, Suárez-Fariñas M, et al. IL-17A is essential for cell activation and inflammatory gene circuits in subjects with psoriasis. J Allergy Clin Immunol. 2012;130(1):145-154.

17. Johansen C, Usher PA, Kjellerup RB, et al. Characterization of the interleukin-17 isoforms and receptors in lesional psoriatic skin. Brit J Dermatol. 2009;160(2):319-24.

18. Blauvelt A, Prinz J, Gottlieb AB, et al. Secukinumab Administration by Pre-filled Syringe: Efficacy, Safety, and Usability Results from a Randomized Controlled Trial in Psoriasis (FEATURE). Br J Dermatol. 2014; [published online ahead of print August 16, 2014].

19. Paul C, Lacour JP, Tedremets L, et al. Efficacy, safety, and usability of Secukinumab administration by autoinjector/pen in psoriasis: a randomized, controlled trial (JUNCTURE). J Eur Acad Dermatol Venereol. 2014; [published online ahead of print September 22, 2014].

20. Novartis data on file. 2013: Clinical study reports for CAIN457A2302 [ERASURE]; CAIN457A2303 [FIXTURE]; CAIN457A2304 [SCULPTURE]; CAIN457A2307 [JUNCTURE]; CAIN457A2308 [FEATURE].

21. Rapp SR, Feldman SR, Exum ML, Fleischer AB, Jr., Reboussin DM. Psoriasis causes as much disability as other major medical diseases. J Am Acad Dermatol. 1999; 41(3 Pt 1):401-7.

22. Farley E et al. Psoriasis: comorbidities and associations. G Ital Dermatol Venereol. 2011 Feb;146(1):9-15.

23. International Federation of Psoriasis Associations (IFPA) World Psoriasis Day website. “About Psoriasis. “ http://www. worldpsoriasisday. com/web/page. aspx?refid=114. Accessed February 2014.

24. European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA) website. “Psoriais. “ http://www. efpia. eu/diseases/134/59/Psoriasis. Accessed September 2014.

GAS Communication

Lo stress ostacola l’empatia

Stress e dolore

La capacità di esprimere empatia, ossia di condividere e provare le emozioni altrui, è limitata dallo stress di trovarsi in mezzo a degli sconosciuti.

La riduzione dello stress che si prova aumenta l’empatia nei confronti del dolore fisico provato da un estraneo, e questo vale tanto per il topo quanto per l’essere umano.

A dimostrarlo è un gruppo di ricercatori della McGill University a Montreal, della Stanford University e dell’Haverford College, che descrivono il loro studio in un articolo pubblicato su “Current Biology”.

E’ noto che tanto gli esseri umani quanto i topi sono in grado di percepire ed essere turbati dal dolore altrui, soprattutto quando il dolore coinvolge qualcuno di conosciuto. Altrettanto dimostrato è che, in presenza di un estraneo, i livelli di stress aumentano in entrambe le specie.

Per verificare se esiste un collegamento diretto tra stress ed empatia, Jeffrey S. Mogil e colleghi hanno somministrato ad alcuni topi una sostanza, il metirapone, che inibisce la sintesi del cortisolo (il principale ormone dello stress), per poi osservare la loro risposta al dolore di altri topi.

I roditori hanno iniziato a reagire al dolore di topi estranei con un comportamento solitamente riservato ai topi con i quali hanno un rapporto di cura. Nei topi e nei ratti i comportamenti di cura nei confronti dei conspecifici appartenenti alla propria cerchia sono ben documentati: se per esempio un ratto resta intrappolato in una gabbia, “parenti e amici” gli portano del cibo.

Al contrario, stimolando lo stato di stress, i topi manifestavano un comportamento meno empatico anche verso consimili meglio conosciuti.

E’ abbastanza interessante che questo fenomeno sia identico nei topi e nell’uomo“, ha detto Mogil.

Le Scienze

Un “tatuaggio” per monitorare i livelli di glucosio

Tatuaggio misura glucosio

Un sensore ultra-sottile, simile ad un ‘tatuaggio’ temporaneo, estrae e misura i livelli di glucosio nel liquido presente tra le cellule della pelle.

Ne hanno realizzato un prototipo i ricercatori della Jacobs School of Engineering della University of California (UC) – San Diego, pubblicando i risultati dello studio* su Analytical Chemistry.

Flessibile, ultra-sottile e semplice da indossare, questo sensore è costituito da elettrodi ‘disegnati’ con attenzione, stampati su un tatuaggio temporaneo. Questo ‘cerotto’ potrebbe in futuro essere utile per i pazienti diabetici ed è stato studiato dai ricercatori nell’obiettivo di rintracciare metodiche per monitorare i livelli di glucosio.

Molti pazienti diabetici, infatti, spesso devono effettuare questo monitoraggio più volte al giorno, utilizzando dispositivi che prelevano una piccola quantità di sangue dalla punta delle dita.

Ma come funziona il dispositivo? In pratica, una leggerissima corrente elettrica applicata alla pelle costringe gli ioni sodio presenti nel liquido in mezzo alle cellule della pelle a spostarsi verso gli elettrodi del dispositivo. Questi ioni portano con sé molecole di glucosio anch’esse presenti nel fluido: un sensore costruito nel tatuaggio misura la quantità di carica elettrica prodotta dal glucosio per fornire una stima dei livelli complessivi di glucosio.

*Amay J. Bandodkar et al., Tattoo-Based Noninvasive Glucose Monitoring: A Proof-of-Concept Study. Analytical Chemistry, 2015; 87 (1): 394 DOI: 10.1021/ac504300n

QuotidianoSanità

Gli scienziati hanno trovato il gene che controlla il dolore cronico

Gli scienziati britannici hanno identificato un gene responsabile della regolazione del dolore cronico, chiamato HCN2, ed a loro dire la scoperta dovrebbe aiutare i farmacologi nella ricerca mirata di farmaci antidolorifici. Gli scienziati dell’Università di Cambridge hanno detto che se i farmaci fossero progettati per bloccare la proteina prodotta dal gene, potrebbero curare il dolore neuropatico, che è legato al danno del nervo e spesso molto difficile da controllare con i farmaci attualmente disponibili.

Gli individui affetti da dolore neuropatico spesso hanno poca o nessuna tregua a causa della mancanza di farmaci efficaci”, ha detto Peter McNaughton di Cambridge del Dipartimento di Farmacologia, che ha guidato lo studio. “La nostra ricerca pone le basi per lo sviluppo di nuovi farmaci per curare il dolore cronico bloccando HCN2“.

Il dolore è un enorme onere per la sanità a livello mondiale, un costo stimato di oltre 200 miliardi di euro (281 miliardi dollari) all’anno in Europa e circa 150 miliardi di dollari all’anno negli Stati Uniti. Gli studi mostrano che circa il 22% delle persone affette da dolore cronico diventano depressi e il 25% perde il lavoro. Un sondaggio effettuato tra il 2002 ed il 2003, da un gruppo chiamato “PAIN”, in Europa, stima che ben un europeo su cinque soffre di dolore cronico.

Gli scienziati hanno scoperto il gene HCN2, nelle terminazioni nervose del dolore sensibile, già da diversi anni, ma non avevano ancora pienamente compreso il suo ruolo nella regolazione del dolore. Poiché un gene chiamato HCN4 giocava un ruolo fondamentale nel controllare l’attività elettrica del cuore, la squadra di McNaughton sospettò che HCN2 potesse avere una funzione simile nella regolazione dell’attività elettrica dei nervi sensibili al dolore.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Science, i ricercatori hanno effettuato la rimozione del gene HCN2 dai nervi sensibili al dolore per poi utilizzare stimoli elettrici su questi nervi in laboratorio e scoprire come ai nervi era stata modificata la sensibilità dopo la rimozione di HCN2. Gli scienziati hanno poi studiato topi geneticamente modificati in cui i geni HCN2 erano stati soppressi. Misurando la sensibilità sui topi ai diversi tipi di stimoli dolorosi, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che l’eliminazione del gene HCN2 portava via il dolore neuropatico. Hanno anche scoperto che l’eliminazione di HCN2 sembrava non avere alcun effetto sul normale dolore acuto, simile a quello causato da taglio o accidentalmente dal mordere della lingua; questo fatto, hanno detto, che era importante in quanto questo tipo di dolore era come un segnale d’allarme utile al corpo.

McNaughton ha dichiarato in questo lavoro:

Quello che è interessante circa il lavoro sul gene HCN2 è che la rimozione o il blocco farmacologico, elimina il dolore neuropatico senza intaccare il normale dolore acuto. Questa scoperta potrebbe essere molto utile perché clinicamente la normale sensazione di dolore è essenziale per evitare danni accidentali“.

Il dolore neuropatico, che si distingue dal dolore infiammatorio, è visto nei pazienti con diabete, una condizione che colpisce circa 280 milioni di persone in tutto il mondo, e come, dopo un doloroso effetto di herpes zoster e della chemioterapia in pazienti affetti da cancro. Si tratta di un fattore comune anche nel dolore lombare e in altre condizioni dolorose croniche.

Presbiopia

tavola ottotipica

La presbiopia non è una malattia, ma un’evoluzione naturale dell’occhio nel corso del tempo. Il tutto è dovuto al fatto che il cristallino tende a perdere la propria elasticità e di conseguenza specialmente la lettura diventa più difficoltosa. Il fenomeno è lento e progressivo e incontra una sua stabilizzazione intorno ai 65 anni. Si manifesta in modo più precoce nei soggetti interessati da ipermetropia e da astigmatismo, ma anche da miopia.

Sintomi | I sintomi della presbiopia si manifestano, nelle fasi iniziali, con stanchezza degli occhi, rossore e nervosismo. Si comincia ad avvertire la necessità di allontanare un foglio scritto, in modo da riuscire a leggerlo.

Si cominciano ad avere difficoltà nel mettere a fuoco gli oggetti vicini. Quando la presbiopia si manifesta in età avanzata, si parla di presbiopia senile. Vi è anche una presbiopia precoce, che si manifesta prima dei 40 – 45 anni di età e interessa le persone che precedentemente hanno avuto altri problemi oculistici, come, ad esempio, l’ipermetropia, che riguarda la mancata messa a fuoco delle immagini.

Test | Esiste un test per la presbiopia. Quest’ultimo si basa sulla tavola ottotipica, con la quale l’oculista accerta la nostra acutezza visiva.

Questo tipo di test si può effettuare anche virtualmente online e non dobbiamo dimenticare che esistono anche dei test specifici, basati anche su giochi, che servono a misurare la messa a fuoco propria dell’occhio di un individuo. In generale possiamo dire che il fenomeno è in aumento, visto che è stato constatato, in termini di vista, che gli Italiani sono sempre più presbiti.

Esercizi | Esistono anche degli esercizi contro la presbiopia. Si tratta del metodo Bates, che è una strategia naturale, volta alla riabilitazione visiva. Nello specifico il tutto consiste nell’eseguire degli esercizi di rilassamento e di ginnastica oculare, che possono risolvere i problemi di visione.

L’inventore di questo metodo è partito dal presupposto che i muscoli dell’occhio, abituati ad uno stato di tensione e di contrazione, tendono a cronicizzare questa condizione, arrivando a difetti visivi.

Intervento laser | L’intervento laser per la presbiopia usa il calore per modificare la curvatura della cornea, correggendo in questo modo i difetti visivi. E’ da specificare comunque che il tutto ha una durata limitata, che va dai tre ai sei anni, per cui nel tempo sarebbe necessario ripetere l’intervento.

Non è un fattore negativo, perché la presbiopia tende ad evolvere e quindi una nuova correzione è opportuna.

Il laser rappresenta la nuova frontiera dell’oculistica, anche se non è l’unica soluzione per il trattamento della presbiopia. Basti pensare all’uso degli occhiali come altro sistema importante, tenendo conto che nei miopi le diottrie devono essere sottratte dal valore delle lenti usate per la visione lontana.

TantaSalute

Malattie esantematiche, come riconoscerle …

Macchie rosse, vescicole che prudono, tosse e a volte anche febbre: sono questi i sintomi più comuni delle malattie esantematiche che colpiscono i bambini soprattutto in primavera. Ecco un breve vademecum in cui si spiegano sintomi e cure.

Va però sottolineato che è sempre necessario consultare il pediatra per decidere come affrontare il decorso della malattia anche perché nel caso di alcune malattie esantematiche può essere necessario assumere antibiotici (scarlattina) mentre per altre invece non esistono cure considerate universalmente valide (varicella e rosolia, per esempio).

VARICELLA

  • Che cos’è: la varicella è una malattia infettiva causata da un virus del gruppo degli Herpes, lo stesso che può causare lo Zoster (fuoco di Sant’Antonio) e, di norma non si può ripetere due volte.
  • I sintomi: i bambini grandi e gli adulti possono accusare un malessere e avere mal di testa il giorno prima della comparsa delle pustole ma per i bambini piccoli invece non ci sono avvisaglie.

Dopo poche ore compaiono le eruzioni cutanee: il primo segno di varicella generalmente è costituito da qualche pustola sul corpo e sulla faccia; si tratta di pustole sollevate che somigliano a foruncoletti, ma alcune hanno in cima piccole vescichette contenenti un siero giallo. Le nuove pustole continuano ad apparire per tre o quattro giorni.

La febbre di solito è bassa il primo giorno e può salire in quelli successivi. Le pustole sono pruriginose e se grattate possono lasciare piccoli segni permanenti. Per questo si consiglia di tenere le unghie corte.

  • Periodo di incubazione: 14 a 21 giorni dal contatto.
  • Quando è contagiosa: la trasmissione ad altri è possibile da 2 giorni prima a 6 giorni dopo la comparsa delle vescicole. L’esposizione al virus avviene tramite contatto diretto con la saliva o con le goccioline emesse parlando, con colpi di tosse e starnuti o, ancora, tramite il contatto con il liquido contenuto nelle vescicole.
  • Come si cura: Alcuni pediatri suggeriscono di somministrare al paziente un antistaminico per ridurre il prurito. Il pediatra può anche prescrivere anti-febbrili (non a base di acido acetilsalicidico). Nei casi più gravi è disponibile un farmaco antivirale a base di aciclovir.

ROSOLIA

  • Che cos’è: è una malattia infettiva virale, solitamente lieve, e che, di regola non si ripresenta una seconda volta. La rosolia è però molto pericolosa durante il primo periodo della gravidanza perchè può causare gravi malformazioni nel nascituro.
  • Sintomi: l’esantema della rosolia somiglia molto a quello del morbillo e consiste in macchioline rosee, piatte, che di solito coprono tutto il corpo il primo giorno mentre dal secondo le macchie possono impallidire e confluire insieme così che il corpo appare tutto rosso invece che macchiettato.

Un sintomo caratteristico sono le ghiandole gonfie sulla nuca, dietro le orecchie e ai lati del collo che si ingrossano prima della comparsa delle macchie e facilmente restano gonfie anche dopo la scomparsa degli altri sintomi. Nella rosolia, infine; non ci sono segni di raffreddore ma può manifestarsi un po’ di mal di gola e febbre che però resta generalmente al di sotto dei 38,5°.

  • Quando è contagiosa: nel periodo compreso tra i pochi giorni precedenti la comparsa delle macchie e i 5 -7 giorni successivi.
  • Periodo di incubazione: dura di norma tre le 2 e le 3 settimane.
  • Come si cura: il pediatra può prescrivere antifebbrili (non a base di acido acetilsalicidico) in caso di febbre. Oggi è possibile vaccinare le bambine per evitare qualsiasi rischio futuro; il vaccino contro la rosolia è facoltativo ed combinato con il vaccino contro il morbillo e la parotite (vaccino MPR).

SCARLATTINA

  • Che cos’è: è una malattia infettiva batterica dovuta allo Streptococco beta emolitico di gruppo A. Questo germe può essere responsabile anche di altre malattie quali la tonsillite e l’impetigine e, poiché esistono diversi ceppi di questo Streptococco, ci si può ammalare di scarlattina più volte. Colpisce soprattutto i bambini in età scolare.
  • Periodo di incubazione: 2-5 giorni dal contagio.
  • Quando è contagiosa: il malato è molto contagioso soprattutto durante la fase acuta della malattia mentre lo è poco nel periodo che la precede e non lo è più dopo 24-48 ore dall’inizio della necessaria terapia antibiotica.
  • Sintomi: dopo 2 o 3 giorni dal contagio compaiono mal di gola, vomito, febbre e mal di testa. Dopo un altro paio di giorni arriva anche l’esantema che comincia a manifestarsi sulle parti calde e umide del corpo come i lati del torace l’inguine e il dorso su cui il bambino è stato sdraiato.

A distanza sembra un arrossamento uniforme ma da vicino è formato da piccolissime macchioline rosse sulla pelle arrossata.

Si può diffondere su tutto il corpo e sul viso tranne che sulla zona intorno alla bocca che rimane sempre pallida. La gola è infiammata e la lingua diventa rossa. Accanto alla forma tipica sono possibili forme lievi (scarlattinetta, o quarta malattia), in cui l’esantema è molto modesto e fugace, e la febbre e gli altri sintomi possono essere pressoché assenti.

  • Come si cura: sia la scarlattina tipica che quella con sintomi più lievi possono complicarsi se non trattate con antibiotici.

QUINTA MALATTIA

  • Che cos’è: la quinta malattia è chiamata anche eritema infettivo ed è causata dal parvovirus B19 e si manifesta specialmente nei ragazzi di età compresa tra i 5 e i 15 anni. In realtà si tratta di una forma virale leggera che per lo più non determina particolari complicazioni.
  • Sintomi: può iniziare con una febbre lieve, mal di testa e sintomi influenzali che poi svaniscono per lasciare il posto ad una manifestazione di colore rosso acceso, prima sul viso (somiglia vagamente all’impronta di uno schiaffo), alcuni giorni più tardi, su tronco, braccia, e gambe. L’esantema è più visibile se la pelle viene esposta al sole, al caldo eccessivo o al freddo intenso.

In alcuni casi, soprattutto negli adulti e negli adolescenti, un attacco di quinta malattia può essere seguita da gonfiore o dolore, spesso alle mani, ai polsi, alle ginocchia o alle caviglie. La quinta malattia può avere conseguenze se manifesta durante la gravidanza.

  • Periodo di incubazione: l’incubazione per l’infezione da parvovirus dura dalle due alle tre settimane
  • Quando è contagiosa: la malattia è contagiosa solo prima che appaia l’eruzione. Quindi il bambino che ha già l’esantema può andare tranquillamente a scuola perché non è più contagioso.
  • Come si cura: non richiede terapia specifica né esami diagnostici, vista la mancanza di complicazioni e la sua assoluta benignità. Si consiglia di lavare il bambino con acqua tiepida.

SESTA MALATTIA

  • Che cos’è: è una patologia virale che colpisce i bambini piccoli, solitamente tra i 6 mesi ed i 2 anni. Ricorre spesso in primavera e autunno
  • Sintomi: è generalmente caratterizzata da diversi giorni di febbre alta, che può scomparire improvvisamente, seguiti dalla comparsa di un esantema roseo e piatto, simile a quello del morbillo, che si manifesta proprio in seguito alla sparizione della febbre.

Le macchie sbiadiscono diventando bianche quando vengono toccate, ed i singoli punti possono avere un leggero “alone” intorno e l’infiammazione si diffonde soprattutto su collo, viso, braccia e gambe. L’esantema dura da poche ore a 1-2 giorni. La sesta malattia tipicamente comporta una leggera infezione delle vie respiratorie superiori, seguita da una febbre alta (più di 39,5 ° C) per al massimo una settimana.

  • Periodo di incubazione: dai 9 ai 12 giorni e, di norma la malattia non è ripetibile.
  • Come si cura: non necessita di una terapia specifica. Il pediatra può prescrivere antifebbrili.


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