Sindrome da colpo di frusta cervicale


Introduzione | Il “colpo di frusta” cervicale è un movimento brusco traumatico non controllato da flesso-estensione del rachide cervicale sino alla fine delle sue possibilità di escursione nei movimenti, conseguente ad un incidente, classicamente in corso di  tamponamento automobilistico, anche se di fatto si estende a tutti gli incidenti che hanno questo meccanismo che porta alla fine della possibilità di movimento del collo; all’inizio la testa e il corpo del conducente della vettura che investe vengono catapultati in avanti, con conseguente trazione del collo, in seguito avviene il contraccolpo, verso l’indietro, che produce una iperestensione della colonna cervicale.


Il passeggero della vettura che viene investita subisce l’opposto; prima viene catapultato all’indietro, poi in avanti. Dopo i traumi cranici e quelli degli arti inferiori, il trauma discorsivo del rachide cervicale è inserito al terzo posto nella graduatoria delle lesioni della traumatologia stradale. Una simile sollecitazione traumatica di tipo successivo comporta un’azione di accelerazione-decelerazione del capo con trasmissione di forze improvvise e di varia intensità con caratteristiche multidirezionali a carico delle strutture molli della regione posteriore del collo e delle articolazioni uncali e/o interapofisarie delle vertebre cervicali. Si tratta di una lesione di grado solo apparentemente minore, spesso sottovalutata o addirittura trascurata nell’immediatezza del trauma, ma la cui evoluzione nei giorni o anche nelle settimane successive può dar luogo a molteplici e complesse sindromi morbose clinico-funzionali.

Nei casi più gravi, infatti, di competenza traumatologica-neurochirurgica, tale meccanismo può provocare rottura dei legamenti, erniazioni discali o fratture vertebrali con lesioni gravissime; invece, nei classici casi di distorsione cervicale meno gravi, si potranno avere soltanto danni legamentosi da stiramento e contusione delle strutture articolari, causati dallo scivolamento delle vertebre, con edema locale e contrattura muscolare da riflesso antalgico.

Sintomi | Il colpo di frusta si manifesta precocemente con sintomi quali cervicalgia, sensazione di fragilità dei muscoli cervicali, limitazione della motilità cervicale specie nei movimenti di rotazione e flessione laterale e cefalea, il più delle volte occipitale o generalizzata, talvolta emicrania. Quando, a seguito dell’impatto traumatico vi è coinvolgimento anche del complesso disco-radicolare, ovvero l’interessamento delle radici di uno o più nervi spinali in sede foraminale, allora subentra l’irradiazione algica alla spalla, al braccio ed alla mano corrispondente, in genere monolaterale.

Successivamente compare una sindrome vertiginosa, talvolta particolarmente severa, spesso evocata da un movimento del capo che conferisce un senso di instabilità posturale in stazione eretta. Si manifestano poi irritabilità e turbe dell’umore, parestesie agli arti superiori fino alle mani e sintomi otoneurologici e visivi come acufeni e fosfeni e difetti di accomodazione.

La sintomatologia precoce si risolve nel giro di 1-3 mesi, con scomparsa totale dei disturbi. In un terzo dei casi permane per oltre 6 mesi una sintomatologia tardiva che comprende, oltre al dolore cervicale, cefalea, rigidità cervicale, disestesie e ipostenia agli arti superiori, disturbi vertigino-posturali già evidenziati in fase precoce ma aggravati o stabilizzati. Ansietà, depressione, insonnia sono tipici della sintomatologia tardiva, compromettendo la qualità della vita. Il rachide cervicale risponde al trauma con una rigidità antalgica, la muscolatura si contrae per ridurre le sollecitazioni sul segmento leso e le capacità articolari risultano globalmente ridotte in tutti i piani di movimento ed in particolare in quelli che sollecitano le strutture capsulo-legamentose stirate o lesionate.

A livello cervicale le componenti capsulo-legamentose e muscolari svolgono non solo il ruolo di stabilizzazione passiva e di controllo attivo dei segmenti cervicali, ma costituiscono anche sede particolarmente ricca di propriocettori, che intervengono nel controllo tonico posturale del capo e degli arti e rendono il distretto cervicale, in particolar modo il livello C2-C3, paragonabile ad un “ponte propriocettivo”.

Diagnosi | A volte ci vogliono 24-48 ore prima che compaiano i sintomi, pertanto, seppure in assenza di dolore, non si deve mai trascurare anche un piccolo incidente e recarsi subito in Pronto Soccorso. Molteplici sono gli accertamenti clinici e diagnostici strumentali che occorre eseguire, alcuni di routine, altri dipendenti dall’entità e dalla manifestazione clinica delle varie sindromi presenti sia nell’immediatezza che a distanza dall’evento traumatico.

Le principali indagini comprendono l’esame radiografico statico nelle tre proiezioni ortogonali ed eventualmente nelle proiezioni dinamiche per le prove di funzionalità del rachide cervicale, da eseguire in flesso-estensione forzata, l’ecografia della muscolatura del collo, l’ecodoppler delle arterie vertebrali, l’esame cocleo-vestibolare, l’esame elettromiografico, la TAC e la RMN.

Terapia | Il comportamento terapeutico, logicamente differente in relazione alle diverse entità clinico-sintomatologiche, agli accertamenti strumentali e alla evoluzione delle varie sindromi, si avvale del trattamento ortopedico con collari, farmacologico (Fans, analgesici, cortisonici), fisiochinesico (chinesi attiva e passiva, massaggi, ionoforesi, correnti diadinamiche, mobilizzazioni articolari, trazioni vertebrali) e del trattamento chirurgico.

In riferimento alle diverse lesioni anatomo-patologiche ed alle manifestazioni cliniche determinate, esclusivamente a carico dell’apparato mio-capsulo-legamentoso-scheletrico del rachide cervicale, secondo le classificazione adottate, un corretto indirizzo terapeutico, in linea generale, comprende, per le lesioni di lieve entità, immobilizzazioni del rachide cervicale con collare morbido-semirigido per 7 giorni e terapia farmacologia, per quelle di media gravità, immobilizzazione con collare cervicale rigido per 15-30 giorni, terapia farmacologia e fisiochinesiterapia, ed infine, per lesioni di grado severo, immobilizzazione con collare per 30-40 giorni, terapia chirurgica e fisiochinesiterapia.

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(Articolo scritto dal Dr. Massimiliano De Simone, Divisione di Reumatologia, Complesso Integrato Columbus, UCSC – Policlinico Gemelli, Roma).

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