Controllo dell’appetito e “forza” di volontà


Controllo dell’appetito e forza di volontà

Prendi un gruppo di adolescenti affamati, mettili dentro un apparecchio per risonanza magnetica funzionale e mostragli fotografie del junk food di cui vanno pazzi: hamburger, patatine, dolciumi grondanti di panna e sciroppi.

Non è una sofisticata forma di tortura (i ragazzi erano tutti volontari), ma un modo per studiare il funzionamento del cervello dei teenager per quanto attiene la loro reazione al cibo e per capire perché alcuni ne ingurgitano a dismisura e altri riescono a controllarsi e a rimanere in forma.

L’esperimento, pubblicato su Obesity,  ha coinvolto 34 ragazzi che sono stati assegnati a tre gruppi: i soprappeso, gli ex-cicciottelli che avevano ritrovato il peso forma da almeno un anno, quelli sempre stati nel giusto peso. I ragazzi venivano tutti tenuti a digiuno per quattro ore, prima di essere sottoposti allo studio di  neuro-imaging funzionale per valutare le risposte cerebrali alla proiezione delle immagini di cibo sano e non.

Gli autori dello studio hanno esaminato attentamente quali aree del cervello si ‘accendevano’ alla vista del cibo; in particolare la loro attenzione si è concentrata sulla corteccia prefrontale, sede delle funzioni esecutive, cioè della capacità di processare e di dare una priorità a interessi contrastanti.

Alla vista del cibo ad elevato contenuto calorico, è stato il cervello degli ex-sovrappeso ad attivarsi maggiormente in questa regione (in particolare a livello della corteccia prefrontale dorso-laterale), rispetto ai ragazzi in sovrappeso e a quelli sempre stati magri.

Segno questo – interpretano gli autori – che negli ex-sovrappeso, i processi delle funzioni esecutive sono più sviluppati che negli altri gruppi. Ed è forse proprio questa la spiegazione del loro successo non solo nel perdere peso, ma anche e soprattutto nel mantenere in seguito il peso forma.

I ragazzi in sovrappeso al contrario, alla vista di patatine fritte e dolciumi, mostravano una marcata attivazione di altre due regioni cerebrali, lo striato ventrale e la corteccia cingolata anteriore, implicate nei meccanismi di ‘ricompensa’ (reward).

E’ possibile allenarsi per migliorare il controllo esecutivo, per questo, esistono programmi di successo che richiedono tuttavia una pratica assidua e di impegnarsi in sfide sempre più complesse di controllo esecutivo – afferma Brock Kirwan, neuroscienziato della Brigham Young University e coautore dello studio”.

QuotidianoSanità

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