Disordini da carenza iodica


I disordini da carenza iodica

La maggior parte del nostro Paese è a carenza iodica e sono circa 6 milioni, più del 10%, gli italiani affetti da gozzo che rappresenta la manifestazione più visibile di questa carenza”, introduce Piernicola Garofalo, Presidente Associazione Medici Endocrinologi (AME) Onlus.

La carenza di questo microelemento è responsabile di disordini di impatto notevole, talora drammatici, dal punto di vista socio-sanitario: oltre al gozzo, l’ipotiroidismo congenito, un aumentato rischio di aborto, difficoltà nella procreazione, mortalità perinatale, malformazioni congenite e cretinismo endemico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha indicato la carenza iodica tra le prime dieci emergenze della salute pubblica ma, nonostante i programmi nazionali, siamo ben lontani dagli obiettivi indicati dall’OMS. I risultati fin ora raggiunti, per quanto nella corretta direzione, suggeriscono la necessità di strategie diverse e parallele.

Ed è di questo che si è parlato a Bari al convegno “I disordini da carenza iodica e le sfide alimentari del terzo millennio”, svoltosi il 13 marzo scorso, con il contributo di Vincenzo Russo, Membro del Comitato Scientifico delle Università per EXPO Milano 2015.

L’Expo sarà, infatti, l’occasione per discutere non solo dei temi più importanti dell’alimentazione ma anche per introdurre argomenti di cui poco si parla  benché fortemente connessi con il benessere e la salute, chiarisce Russo”.

I dati rilevati dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodioprofilassi in Italia (OSNAMI) afferma Mauro Cignarelli, Osservatorio Regionale Prevenzione Gozzo (Puglia), mostrano che il programma nazionale di iodioprofilassi necessita ancora di un’ampia azione di sensibilizzazione della popolazione: la vendita di sale iodato è salita dal 27% del 2003 al 53,5% del 2011, ma si è ancora ben lontani dal target del 90% indicato dall’OMS. Gli approcci tradizionali, basati esclusivamente sull’intervento legislativo, sembrano non essere efficaci nel garantire il raggiungimento degli obiettivi di controllo dei disordini da carenza iodica. L’impiego di integratori di solo iodio è raccomandato nei casi in cui la carenza sia importante e, ad esempio, in chi deve assumere una ridotta quantità di sale o in caso di particolari patologie, oltre che in gravidanza”.

Per sperimentare un approccio alternativo, spiega Daniela Agrimi, Ambulatorio di Endocrinologia, ASLBR, nel corso del 2013 e del 2014 è stato condotto un progetto pilota, sul territorio della ASL di Brindisi, finalizzato alla prevenzione attiva delle malattie tiroidee: è stato proposto un modello di rete denominato ‘Sportello Diffuso pro-tiroide IODOINFORMA’ basato sulla collaborazione dell’organizzazione di volontariato Gruppo Aiuto Tiroide (GAT) con la Croce Rossa Italiana (CRI) e il Centro Servizi per il Volontariato (CSV) Poiesis di Brindisi ed è stata realizzata con il supporto logistico della rete ospedaliera e distrettuale dell’ASL. Sono state promosse attività individuali come counselling endocrinologico e attività di comunità come laboratori didattici sul tema della prevenzione come stile di vita con l’obiettivo principale di richiamare l’attenzione sull’importanza di utilizzare quotidianamente poco sale ma iodato. I risultati del progetto sono incoraggianti, infatti, chi ha partecipato al progetto ha dichiarato di fare uso di sale iodato nel 77,37% dei casi mentre la media della popolazione non coinvolta nel progetto mostrava un consumo del 44,67%”.

Ma la strategia vincente per combattere le malattie tiroidee da carenza iodica è rappresentato dal settore agroalimentare, spiega Gianluca Nardone, Presidente D.A.Re Puglia (Distretto Tecnologico Agroalimentare). Nel 2011 il consumo di sale iodato destinato all’industria alimentare era infatti meno del 7%, ma oggi si è compreso che aumentando questo dato si potrebbe avere una diminuzione significativa della carenza iodica. Alcuni nostri associati utilizzano già il sale iodato nella preparazione degli alimenti, anche grazie a nuovi processi che permettono di produrre sale iodato il cui contenuto di iodio non viene alterato dalla cottura. Ma la svolta potrebbe essere rappresentata dall’utilizzo di sale iodato per l’allevamento del bestiame. ll segreto per il raggiungimento di una buona iodioprofilassi è la moltiplicazione delle fonti di approvvigionamento”.

Il ruolo dello iodio diventa vitale in particolare nel periodo della gravidanza, chiarisce Roberto Negro, UO Endocrinologia, Presidio Ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce, poiché una normale concentrazione di ormone tiroideo materno, che si può ottenere grazie ad un adeguato apporto di iodio, è necessaria soprattutto nel primo trimestre al fine di assicurare un normale sviluppo del sistema nervoso del feto. In gravidanza la produzione di ormone tiroideo materno è aumentata di circa il 50% per sopperire alla mancanza di tiroide del feto, che la svilupperà solo intorno alla 12^ settimana; questo aumento deve essere sostenuto da un parallelo aumento dell’introito di iodio giornaliero da parte della gestante”.

L’esistenza di integratori di solo iodio in dosaggi diversificati è un’evoluzione per andare incontro alle diverse necessità di mamma e bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di attuare una supplementazione iodica con integratori iniziando ben prima della gravidanza.

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

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