Fibrillazione Atriale e nuovi anticoagulanti orali: nasce la prima Scuola di Formazione


Scuola di Formazione in Fibrillazione Atriale

Oltre 1.000 cardiologi, medici di medicina generale, internisti e geriatri in aula per aggiornarsi sulla gestione dei pazienti con Fibrillazione Atriale, l’aritmia cardiaca più diffusa a livello mondiale.

Il 3 giugno scorso sono iniziati i corsi della prima Scuola di Formazione in Fibrillazione Atriale, Tromboembolismo e Nuovi Anticoagulanti Orali, promossa dall’Università degli Studi “Sapienza” e dall’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, con il supporto dell’Alliance Pfizer-Bristol-Myers Squibb.

Obiettivo principale del corso è migliorare la conoscenza e l’appropriatezza delle strategie terapeutiche, che da circa due anni si sono evolute grazie all’avvento dei Nuovi Anticoagulanti Orali, NAO, caratterizzati da un profilo migliore in termini di sicurezza, maneggevolezza ed efficacia rispetto ai vecchi dicumarolici nella prevenzione dell’ictus causato dalla Fibrillazione Atriale.

L’avvento dei nuovi anticoagulanti orali rappresenta una delle più importanti rivoluzioni nella terapia farmacologica cardiovascolare alla luce del nuovo scenario è fondamentale che il mondo accademico promuova una migliore conoscenza della Fibrillazione Atriale e delle strategie terapeutiche: solo conoscendo in maniera approfondita i meccanismi d’azione dei nuovi farmaci, i loro profili di sicurezza e di efficacia e le problematiche delle varie categorie di pazienti con Fibrillazione Atriale, si può riuscire a creare una valida rete assistenziale che coinvolga ospedale, università e territorio” – ha dichiarato il professor Francesco Fedele, Direttore DAI Malattie Cardiovascolari e Respiratorie dell’Azienda Policlinico Umberto I – Sapienza Università di Roma.

Oltre 600.000 persone in Italia e quasi 2,5 milioni in Europa soffrono di Fibrillazione Atriale, aritmia cardiaca caratterizzata da una completa irregolarità degli impulsi elettrici a livello dei due atri, responsabile di gravi conseguenze cliniche. Secondo i dati di diversi studi, quasi il 20% degli ictus è causato da Fibrillazione Atriale e i pazienti con questa aritmia sono esposti ad un rischio di ictus aumentato di 4 volte rispetto alla popolazione generale.

È importante intercettare il più rapidamente possibile pazienti con Fibrillazione Atriale; spesso quest’ultima è sintomatica e porta il paziente dal medico, in altri casi è asintomatica ed è un riscontro occasionale durante una visita. È importante che il medico non perda questa opportunità anche perché la diagnosi è facile: basta palpare il polso e fare, se necessario, un ECG. Una volta fatta la diagnosi, il secondo passaggio consiste nel decidere se iniziare una terapia anticoagulante, scelta che viene basata sul calcolo del rischio di ictus utilizzando delle scale appropriate. Nel caso in cui sia necessario prescrivere farmaci anticoagulanti bisogna attentamente valutare il rischio emorragico, utilizzando, anche in questo caso delle scale appropriate: se il rischio emorragico è elevato deve essere contrastato con misure specifiche per ogni paziente. Il terzo passaggio è la gestione della terapia antiaritmica”. ha dichiarato il professor Filippo Crea, Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico “Agostino Gemelli” – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Dopo settanta anni di utilizzo dei classici anticoagulanti dicumarolici come il warfarin, gravati da numerosi limiti, negli ultimi anni è stata sviluppata e messa a disposizione dei medici e dei pazienti una innovativa classe di farmaci, i NAO, Nuovi Anticoagulanti Orali che agiscono direttamente sulla cascata coagulativa e non indirettamente come i dicumarolici che sono antagonisti della vitamina K.

I NAO, che si sono dimostrati in ampi studi clinici efficaci e sicuri, maneggevoli e pratici, stanno cambiando e cambieranno sempre di più il paradigma di cura dei pazienti con fibrillazione atriale a rischio di ictus e tromboembolismo perché hanno, rispetto alle terapie anticoagulanti tradizionali, un minore rischio emorragico e sono altrettanto efficaci. Il trattamento tradizionale richiede un monitoraggio laboratoristico continuo e un aggiustamento del dosaggio, con iniziale osservazione in ambiente protetto e poi successivi controlli ambulatoriali; con i NAO non c’è questa necessità. Inoltre il trattamento tradizionale impone di limitare l’uso di verdure, molto utili nella prevenzione del rischio cardiovascolare, in quanto riducono l’efficacia dei dicumarolici. Questo non è invece necessario con i NAO.

Oggi il 40% dei pazienti con Fibrillazione Atriale che avrebbero bisogno di un anticoagulante orale in realtà non riceve alcun trattamento, per il timore di emorragie, la mancata aderenza, le potenziali interferenze con altri farmaci e alimenti questa prima Scuola di Formazione ha un compito fondamentale: fornire tutte le informazioni necessarie per sfruttare al massimo i vantaggi di questi nuovi anticoagulanti: proprio perché i NAO sono farmaci molto pratici e maneggevoli, dovremo fare attenzione a non trattarli come qualcosa di troppo semplice che potrebbe indurre il paziente a sottovalutarli e/o dimenticarli”. ha affermato il professor Raffaele Landolfi, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e dell’Unità Operativa Complessa di Clinica Medica e Malattie Vascolari del Policlinico “Agostino Gemelli” – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

L’ictus, patologia cerebrale molto invalidante, è la conseguenza più temuta della fibrillazione atriale; la terapia anticoagulante è spesso necessaria per prevenire il rischio di eventi ischemici o tromboembolici. Sono numerosi i vantaggi, in termini di prevenzione secondaria dell’ictus, che i nuovi anticoagulanti orali diretti possono offrire al medico e soprattutto al paziente.

I nuovi anticoagulanti orali sono risultati non inferiori o persino superiori al warfarin nel ridurre il rischio di ictus o embolie sistemiche. Ed in più, e si tratta di un vantaggio molto importante per chi si occupa di ictus cerebrale, si sono dimostrati più sicuri del warfarin per quanto concerne il rischio di emorragie intracraniche. In definitiva, il bilancio tra eventi embolici prevenuti ed eventi emorragici provocati è nettamente a favore di questi nuovi farmaci rispetto a quelli tradizionali”– ha spiegato il professor Danilo Toni, Direttore dell’Unità di Trattamento Neurovascolare del Dipartimento di Neurologia e Psichiatria dell’Azienda Policlinico Umberto I – Sapienza Università di Roma.

Il programma della prima Scuola di Formazione è articolato in 8 sessioni pomeridiane, 4 per ciascun Corso formativo, che si sono svolte per tutto il mese di giugno scorso, così suddivise: al Policlinico Umberto I il 3/10/17/23 giugno presso l’Aula di Clinica Medica Viale del Policlinico 155, dalle ore 14.00 alle 17.30; al Policlinico Gemelli il 4/11/18/25 giugno presso l’Aula Brasca Largo Agostino Gemelli 8, dalle ore 14.00 alle 17.30. Le lezioni sono state focalizzate sulla gestione diagnostica e terapeutica della fibrillazione atriale e del tromboembolismo e sull’utilizzo dei Nuovi Anticoagulanti Orali diretti.

 

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