Zanzara Tigre: un vettore di malattie infettive


Zanzara Tigre

Il clima sta cambiando rapidamente inducendo modifiche che hanno il potenziale per incidere sulla salute umana in vari modi. L’aumento globale della temperatura media, un aumento della frequenza di ondate di calore, di eventi meteorologici violenti sta provocando un’alterata distribuzione di malattie infettive trasmesse da vettori.

Le zanzare della specie Aedes (Ae. albopictus, Ae. aegypti, Ae. japonicus japonicus, Ae. koreicus e Ae. Atropalpus) rappresentano i vettori competenti per diversi agenti patogeni esotici come dengue e chikungunya virus. Le recenti notifiche di trasmissione autoctona in Europa di questi casi ha dimostrato la vulnerabilità delle regioni dove il vettore è presente.

La diffusione di Aedes Albopticus o Zanzara Tigre è stata più rapida di quanto previsto dai modelli esperti. Attualmente il rischio di introduzione e trasmissione di certi virus patogeni per l’uomo, dei quali la zanzara tigre è vettore, non è più solo teorico anche per l’Italia, sia per l’enorme diffusione dell’insetto, sia per la possibile importazione di virus da parte di viaggiatori provenienti da aree endemiche¹.

La zanzara tigre, è una zanzara di origine asiatica rinvenuta in Italia per la prima volta nel 1990 importata attraverso il commercio internazionale di copertoni usati e di piante ornamentali trasportate in acqua.

Dopo la sua introduzione nel nostro Paese, la zanzara si è rapidamente diffusa sul territorio nazionale mostrando un elevato livello di adattabilità così che l’Italia è da tempo il Paese più colpito dell’Europa. L’unica Regione che sembra essere completamente priva di zanzara tigre è la Valle d’Aosta. Tutte le Regioni hanno Province infestate. Le aree più colpite sono quelle del Nord Est (Veneto e Friuli Venezia Giulia), buona parte della Lombardia e dell’Emilia Romagna e le aree costiere del Centro. Le aree dei delta (del fiume Po e i delta del Veneto e del Friuli) e le aree fino ai 500 metri di quota del nord Italia sono le più frequentemente infestate. In Emilia Romagna, sono colpiti 263 su 341 Comuni (77%). In Friuli 139 su 219 (63,4%). In Veneto 291 su 581 (50%).

Questo scenario ha determinato una crescente preoccupazione da parte dei sistemi sanitari regionali che hanno condiviso linee guida su strategie di controllo integrate contro lo sviluppo di questo vettore tenendo conto delle situazioni locali e dei metodi disponibili² e scelti tra le cinque categorie specifiche: ambientale (riduzione alla fonte), meccanico (cattura), biologico (ad es. copepodi, pesci rossi, Bacillus thuringiensis israelensis, Wolbachia.), chimico (regolatori di crescita degli insetti, piretroidi) e genetico (tecnica dell’insetto sterile e zanzare geneticamente modificate)³.

L’aspetto caratteristico della zanzara tigre la rende ben riconoscibile: grazie al corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome e con una striscia bianca che le solca il dorso e il capo, si distingue dalle altre zanzare per le abitudini e il ciclo di vita.

Anche la sola puntura della zanzara tigre rappresenta un problema. Si tratta infatti di un insetto molto aggressivo, che punge soprattutto nelle ore più fresche della giornata, al mattino presto e al tramonto, e riposa di notte sulla vegetazione. Le sue punture procurano ponfi persistenti, pruriginosi o emorragici, e spesso anche dolorosi. Nelle persone particolarmente sensibili, un elevato numero di punture può dare luogo a risposte allergiche tali da indurre a una valutazione medica.

La strategia messa a punto dalle istituzioni sanitarie e dai comuni, si è concentrata soprattutto sull’individuazione e distruzione dei focolai larvali e sulle campagne di informazione ai cittadini al fine di prevenire la possibilità di deposizione delle uova. Semplici raccomandazioni, ma efficaci partendo dal presupposto che la diffusione della zanzara tigre è tipicamente urbana, e non si ritrova nelle aree rurali, proprio per la sua propensione a deporre le uova in piccole raccolta d’acqua. Per questo, è necessario monitorare tutte le zone in cui l’acqua ristagna, come i sottovasi di piante e fiori, le aiuole e le vasche e fontane ornamentali, qualsiasi contenitore lasciato all’aperto, le grondaie, ecc.

Le singole persone possono efficacemente contribuire alla lotta contro la diffusione della zanzara tigre cercando di:

  • evitare l’abbandono di materiali in cumuli all’aperto che possano raccogliere l’acqua piovana
  • eliminare l’acqua dai sottovasi, dagli annaffiatoi, dai bidoni, dai copertoni
  • innaffiare direttamente con le pompe gli orti e i giardini, senza mantenere riserve di acqua a cielo aperto
  • usare recipienti per la raccolta dell’acqua, cercando di tenerli coperti e provvisti di zanzariera
  • pulire e trattare bene i vasi prima di ritirarli all’interno durante i periodi freddi
  • introdurre pesci rossi, grandi predatori delle larve di zanzara, nelle vasche e nelle fontane dei giardini
  • trattare i tombini, e tutti i recipienti posti all’esterno dove si raccoglie acqua piovana, ogni 7-10 giorni con prodotti larvicidi specifici non di sintesi chimica e  specifici ( es Bacillus thuringiensis israelensis).

Le raccomandazioni sono in sintesi disponibili su documenti per le campagne di educazione sanitaria al pubblico promosse dal Ministero della Salute con indicazioni per il controllo della diffusione e indicazioni per i viaggiatori verso zone a rischio di malattie trasmesse dalle zanzare.

A cura di: Mauro Marin e Paolo Spriano – MMG Pordenone, Milano

BIBLIOGRAFIA
  1. Quam MB et al Estimating air travel-associated importations of dengue virus into Italy. J Travel Med. 2015;22(3):186-93
  2. Schaffner F et al. Development of guidelines for the surveillance of invasive mosquitoes in Europe Parasites & Vectors 2013, 6:209-18
  3. Baldacchino F Control methods against invasive Aedes mosquitoes in Europe: a review. Pest Manag Sci. 2015 May 21. doi: 10.1002/ps.4044

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