Archivio per dicembre 2015

Ansia, depressione e salute del cuore: esiste un legame?

ansia, depressione e salute del cuore

Siamo ormai in autunno inoltrato, stagione dell’anno in cui gli effetti benefici delle vacanze estive sono ormai un ricordo lontano e si è già ripreso a lavorare a pieno ritmo. Le giornate si accorciano, il clima peggiora, con le piogge che aumentano e le temperature che diminuiscono: sono tutti fattori che associati  a una vita frenetica e impegnativa potrebbero provocare ansia e depressione.

Abbiamo voluto verificare quali sono gli effetti provocati da ansia e depressione sul nostro cuore e se realmente c’è una correlazione di maggior rischio di problemi cardiovascolari nelle persone stressate.

Il dott. Sergio Ferraro, cardiologo e Direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli di Napoli ha confermato che esiste una correlazione tra disagi psicologi e salute cardiaca, soprattutto in termini di comparsa di cardiopatia ischemica. Esistono diversi studi sperimentali che hanno dimostrato come la presenza di ansia e depressione agisce da mediatore biochimico interferendo con la coagulazione del sangue e l’aggregazione piastrinica.

In altre parole, l’effetto è un aumento dell’attività trombigena del sangue e quindi ansia e depressione diventano concause dell’insorgenza o del peggioramento della cardiopatia ischemica.

Per quanto riguarda l’infarto si è verificato che la depressione non solo è una causa dell’evento, ma spesso ne diventa una conseguenza successiva.

Una review di 172 articoli pubblicata nel 2013 su Cardiovascular Psychiatry and Neurology, indica che il 50% dei pazienti colpiti da infarto miocardico ha avuto precedenti di depressione, lo stesso si riscontra nel 31-45% dei pazienti coronopatici, mentre la depressione post-infarto aumenta il rischio di recidive da 2 a 4 volte.

Nel post-infarto, ansia e depressione possono comparire anche pochi giorni dopo l’evento, ma potrebbero diventare una condizione d’animo cronica nei mesi successivi, il che porta a un peggioramento nell’evoluzione della cardiopatia ischemica e nella gestione in generale del periodo post infartuale.

In termini di terapia, le linee guida del Ministero della Salute per il post infarto, indicano l’utilità di assumere Omega-3 per le proprietà antiaritmiche, ma i loro benefici sono evidenti anche su altri aspetti quali la depressione, il profilo lipidico e l’infiammazione endoteliale.

I farmaci a base di Omega-3 nel post-infarto svolgono dunque una doppia funzione preventiva: riducono il rischio di recidive (la possibilità che si verifichi un secondo evento), ma sono utili anche nell’attenuare i sintomi di eventuali forme depressive.

Infatti esistono evidenze scientifiche su quanto l’apporto di Omega-3 in aggiunta alla normale dieta determina un maggior beneficio psico-fisico in pazienti con depressione maggiore e/o patologia cardiovascolare associata.

Un esempio di formulazione farmaceutica equivalente a base di Acidi Grassi polinsaturi Omega-3 è Olevia®, ed è stato verificato come la sua somministrazione abbia un’efficacia preventiva del rischio cardiovascolare e della mortalità nel postinfarto.


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L’efficacia dell’olio di oliva contro il colesterolo

Colesia

Il colesterolo derivante dalla dieta dipende non da quanti cibi si mangiano, ma da quanto tali cibi siano grassi. In particolare, contribuiscono all’aumento del colesterolo tutti i grassi di origine animale, ma soprattutto quelli artificiali dell’industria alimentare (deidrogenati o desaturati), che andrebbero assolutamente rimossi dalla dieta.

Una dieta bilanciata, cioè con calorie ingerite proporzionali a quelle consumate e che garantisca il mantenimento del peso-forma, comprende vari alimenti, alcuni più sani e altri meno sani. Tra i sani ricordiamo verdura, legumi e frutta, ma vanno senza dubbio menzionati anche gli antiossidanti.

Questi infatti influenzano l’invecchiamento vascolare, ostacolandolo e contrastando quindi l’aterosclerosi. Sono tipicamente contenuti in frutta e verdura, ma anche in alcune spezie come la curcuma e nell’olio di oliva (polifenoli).

Tali prodotti possono essere consumati direttamente in tavola o assunti tramite nutraceutici, come Colesia®, il nuovo integratore di IBSA Farmaceutici che contiene fitosteroli e polifenoli dell’olivo e, diversamente dai classici integratori contro il colesterolo, agisce non solo sull’assorbimento, ma anche sulla sintesi e sull’ossidazione del colesterolo.

L’utilizzo di questi prodotti contrasta l’aggressività del colesterolo verso i vasi e di conseguenza l’aterosclerosi, cioè l’infiammazione cronica delle arterie a causa di placche formate principalmente da materiale lipidico. Le placche si formano sulla superficie interna delle arterie e riducono l’elasticità dei vasi ostacolando la circolazione del sangue e aumentando il rischio di infarto.

Una terapia continuativa con Colesia®, unita ai controlli di routine che dopo i 50 anni di età diventano essenziali per tutti, possono contribuire in modo rilevante per gestire i propri livelli di colesterolemia e ridurre il rischio cardiovascolare.


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Helicobacter pylori: attenzione alla terapia per ipotiroidismo

Helicobacter Pylori

Nei pazienti in cura per ipotiroidismo, possono essere varie le cause che interferiscono con l’assorbimento dei farmaci riducendo, di conseguenza, la loro efficacia terapeutica. Tra queste ricordiamo l’Helicobacter pylori.

Tale batterio, di cui la maggior parte delle persone è portatrice ma senza particolari conseguenze grazie alle proprie difese immunitarie, trova il suo habitat ideale nella mucosa gastrica.

L’Helicobacter altera la secrezione acida dello stomaco, quindi può causare  gastrite e ulcera, ma anche influire sull’assorbimento della levotiroxina, rendendo difficile l’aderenza alla terapia e inadeguata la compensazione tiroidea.

Ciò accade specialmente quando l’ormone sintetico viene assunto sotto forma di compressa, poiché tale formulazione viene molto influenzata dall’acidità gastrica e, se quest’ultima è alterata, si corre il rischio di compromettere la riuscita della terapia stessa.

A tale proposito, fortunatamente oggi sono disponibili sul mercato diverse formulazioni di levotiroxina, tra cui quella liquida (nome commerciale Tirosint®).

La formulazione liquida consente un migliore assorbimento del principio attivo e una migliore aderenza alla terapia, oltre che dosaggi personalizzati e quindi più efficaci.

È comunque fondamentale che i pazienti ipotiroidei effettuino gli esami per controllare se sono affetti da Helicobacter pylori: in caso affermativo, una terapia antibiotica è molto spesso sufficiente a debellare il batterio.

Stesso discorso poi, per quanto riguarda i controlli sulla funzionalità tiroidea: una diagnosi precoce di ipotiroidismo permette di impostare in tempi brevi la terapia ormonale sostitutiva che, grazie alle formulazioni liquide di levotiroxina, come Tirosint®, consente ai pazienti di trovare il dosaggio adatto alle loro esigenze e quindi di migliorare la loro qualità di vita.


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Vivere più a lungo: con la melatonina si può!

Melatonina DISPERT ORO

Per chi soffre di insonnia e ha difficoltà ad addormentarsi, si sa, la melatonina è la risposta giusta. Sono ancora in molti però a non conoscere i benefici di questo ormone naturale  contro l’invecchiamento.

La melatonina infatti, è un potentissimo antiossidante. Si tratta di una sostanza in grado di eliminare i radicali liberi, prodotti di scarto che si formano naturalmente nelle cellule durante i processi metabolici e che, accumulandosi, provocano l’invecchiamento dell’organismo. Un processo fisiologico dal quale tendono a insorgere malattie legate alla progressiva usura del corpo e della mente.

Ma come riesce la melatonina a giocare un ruolo nel combattere i segni dell’età che avanza?

Prodotta dalla ghiandola pineale, la melatonina aiuta a mantenere i suoi ritmi produttivi ad un livello di “pre-invecchiamento”, mantenendo stabile e ottimale il funzionamento del sistema neuroendocrino,della secrezione ormonale e la qualità del sistema immunitario.

Secondo alcuni studi, la melatonina contribuirebbe altresì a migliorare i parametri metabolici alterati come glicemia, colesterolo, pressione alta e agirebbe sulla menopausa.

Nonostante la melatonina  venga prodotta dal nostro organismo, il livello di questa sostanza inizia però ad abbassarsi una volta superata la soglia dei 40 anni di età.  Ecco perché assumere melatonina può diventare un ottimo rimedio contro gli effetti negativi che il passare del tempo esercita sulla nostra salute.

Melatonina Dispert è consigliata non solo per migliorare la qualità del sonno, ma anche perché contribuisce a rallentare l’invecchiamento della ghiandola pineale e quindi dell’intero organismo. E con Melatonina ORO l’effetto è ancora più rapido e la nuova formulazione all’aroma arancia rende il gusto più gradevole.

Non dimentichiamo poi, che accanto all’assunzione di melatonina, un’alimentazione ricca di antiossidanti come frutta e verdura,  aiuta a mantenerci in forma e in salute.


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Buon Natale!

Buon Natale per ogni sorriso che saprete donare, per ogni gesto d’amore che saprete compiere, per ogni carezza che saprete dare, sono questi i doni più preziosi che rendono felici chi li riceve, ma soprattutto chi li compie.

Auguri Natale 2012

Buon Natale ai miei affezionati Lettori!

Endometriosi vescicale, come evitare il rischio di infertilità

dolore pelvico

L’endometriosi vescicale è una malattia che colpisce un numero crescente di donne e che può portare, se sottovalutata, alla sterilità.  Riconoscerla non è sempre facile, ma, con l’aiuto di uno specialista, è possibile curarla e prevenire conseguenze che rischiano di diventare invalidanti.

Chi ne soffre?

Si tratta di una patologia che interessa principalmente le donne in età fertile, ovvero in età compresa tra i 20 e i 40 anni. Al contrario, è raro che si verifichi nella fase pre-adolescenziale o dopo la menopausa.

Che cosa si intende per endometriosi vescicale e quali sono i sintomi?

Si parla di endometriosi quando – come suggerisce il nome – l’endometrio, mucosa che riveste internamente l’utero, cresce al di fuori della sua sede naturale: ovaie, peritoneo, intestino ma anche reni, polmoni e cute.  Viene definita vescicale quando la parte interessata da questa patologia è l’apparato urinario (1-2%).

Nel 30-40% dei casi viene scoperta per caso e più si trascura la malattia maggiore sarà la gravità dei sintomi. Eccone alcuni:

1) dismenorrea, forti dolori mestruali localizzati nella parte bassa dell’addome e della schiena;

2)  dolore durante i rapporti sessuali (nel 40% dei casi);

3)  dolori durante la minzione e la defecazione;

4)  ematuria (presenza di sangue nelle urine) che si presenta per lo più durante la fase mestruale;

5)  perdite di sangue dal retto durante il ciclo mestruale;

6)  stitichezza soprattutto durante il ciclo mestruale;

Quali sono le cause?

E’ ancora difficile stabilire che cosa porti all’insorgenza di questa patologia ginecologica, tuttavia diversi studi trovano un collegamento tra la sua “nascita” e una sorta di “mestruazione retrograda” che si verifica quando parte del sangue mestruale arriva nella cavità pelvica attraverso le tube, trasportando cellule endometriali ancora “vive”.  In soggetti con difese immunitarie alterate, queste cellule rischiano di impiantarsi e agire come il normale tessuto uterino, compresa la comparsa di – seppur leggere – mestruazioni mensili.

Come combatterla?

La terapia da seguire dipende dal grado di avanzamento della malattia, dall’età e dal desiderio della donna di rimanere incinta.

Una terapia ormonale, anticoncezionali orali a base di estrogeni o progestinici, sarà sufficiente nei casi in cui la malattia si trovi ad uno stadio iniziale e la paziente non senta la necessità di intraprendere una gravidanza.

L’intervento chirurgico è invece consigliato per tutte le donne che desiderano avere subito un figlio e sono affette da una endometriosi che si presenta ad uno stadio lieve o moderato.

In associazione a queste terapie, è possibile ricorrere ad alcuni rimedi in grado di limitare gli effetti. In particolare, per ridurre i disturbi urinari legati al danneggiamento dell’urotelio (parete interna della vescica) l’utilizzo di acido ialuronico e condroitin solfato (nome commericale Ialuril) risulta essere una risposta efficace. Una terapia che diventa anche più pratica con Ialuril Soft Gels, una nuova formulazione orale in capsule molli e i cui principi attivi raggiungono la vescica in concentrazioni adeguate per svolgere un’importante azione riparatrice dell’urotelio.


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Mal di schiena: quando cambiare materasso e cuscino non basta!

dormire

Andare a letto la sera per molti significa finalmente concedersi un po’ di riposo dopo una giornata stressante passata tra il lavoro e gli impegni quotidiani. Eppure, in alcuni casi, la notte coincide con l’inizio di un doloroso mal di schiena e non sempre risulta sufficiente cambiare il cuscino o il materasso.

Il mal di schiena notturno è un disturbo che non dipende dalla posizione che si assume per dormire e talvolta può presentarsi anche in soggetti che durante il giorno non presentano alcun tipo di dolore.

Le cause possono essere molteplici: la patologia può interessare la zona dorsale o lombare ed essere legato a distorsioni, fratture o lesioni più o meno gravi.  Anche i calcoli renali e la gravidanza possono incidere sulla salute della nostra schiena e ad essi si aggiungono anche le diverse forme di artrite(spondilite anchilosante o artrite reumatoide).

Come assicurarsi quindi un sano riposo notturno?

I rimedi per combattere questo tipo di disturbo sono vari e dipendono dal livello di dolore che si accusa. Ghiaccio, massaggi e un’attenta attività fisica aiutano certamente ad alleviare il dolore, ma non sempre possono bastare.

I cerotti medicati Flector esercitano un’azione antinfiammatoria mirata e rapida grazie ad un rilascio graduale e costante del principio attivo, fino a 12 ore consecutive. Inoltre l’applicazione del cerotto sull’area localizzata consente al principio attivo di raggiungere la zona interessata dall’infiammazione senza coinvolgere lo stomaco e l’assorbimento nel circolo sanguigno che può provocare effetti collaterali.

La risposta per gli stadi dolorosi acuti più intensi è invece data da Akis, formulazione sottocutanea di diclofenac, disponibile in una siringa preriempita che consente al paziente di auto iniettarsi facilmente il farmaco e potendo scegliere il dosaggio da 25, 50 o 75mg.

Evitare una vita eccessivamente sedentaria, mantenere una buona postura e seguire una dieta sana restano degli ottimi consigli che, in associazione alla terapia, aiutano a gestire meglio il dolore alla schiena.


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