Archivio per marzo 2016

Mangiar bene conviene

MANGIAR BENE CONVIENE

Avviata silenziosamente due anni fa in tre città italiane (Milano, Verona e Palermo) come progetto pilota, la campagna “Mangiar bene conviene” di “Regaliamo futuro”, macroprogetto di salute globale per le famiglie patrocinato da Ministero della Salute, SIPPS, SIP e FIMP, ha convinto il Network GPS (Genitori, Pediatra, Scuola) al suo lancio su territorio nazionale: la Volpe Roddy, il simpatico testimonial ideato per veicolare i messaggi educazionali in maniera divertente e con il dichiarato obiettivo di insegnare a fare “scelte furbe”, è così stata messa “on the road”,  con la diffusione dei kit didattici  in tutte le regioni italiane a 20.000 bambini. Si tratta di materiali per il lavoro che maestre di scuola materna e insegnanti di elementari e medie svolgeranno in classe con i propri bambini, con l’obiettivo di sensibilizzarli al binomio alimentazione/salute e all’importanza di uno stile di vita corretto.

Se un tempo il termine alimentazione faceva pensare soltanto alla dieta, ossia a ciò che si mangia ogni giorno, oggi si associa indissolubilmente a svariate tematiche: l’alimentazione, infatti, non può essere svincolata dallo stile di vita, e al tempo stesso non basta più scegliere i cibi e i piatti più salutari se non si presta attenzione anche alla loro provenienza e alla qualità delle materie prime. I bambini hanno così la possibilità di sviluppare numerosi aspetti correlati alla piramide alimentare, l’unica finora realizzata con quattro facce: giornaliera, settimanale, attività motoria e convivialità” – ha affermato il Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).

Sulla base del percorso didattico che intraprenderanno, in sintonia con lo stile comunicazionale della volpe Roddy, i bambini potranno poi imparare a leggere le etichette, a fare una spesa intelligente, a evitare gli sprechi, a conservare correttamente gli alimenti, apprezzandoli nel contesto di una dieta onnivora e valorizzandoli nel contesto delle risorse del proprio territorio, dai prodotti agricoli alle pregiate varietà delle carni.

Ma la notizia non si limita qui.  La campagna Mangiar bene conviene, infatti, prevede quest’anno un concorso che non è da intendersi come sfida agonistica bensì nel suo significato letterale, ossia di corsa insieme: tutte le scuole sono invitate a parteciparvi per dare il proprio contributo” – ha precisato Franca Golisano, coordinatrice nazionale del Network GPS.

Il concorso vuol fungere perciò da stimolo più ampio affinché il cibo diventi una fonte non soltanto di piacere ma anche di equilibrio e benessere.

La proposta lanciata ai giovanissimi partecipanti  è di ideare con i propri insegnanti una campagna pubblicitaria che promuova la sana alimentazione, il movimento e i sani stili di vita per crescere in salute. Potranno essere realizzati articoli educativi in stile giornalistico, spot pubblicitari, slogan, mini-video, disegni e quanto di meglio potrà suggerire la magica e imprevedibile fantasia dei bambini, nella consapevolezza che sono proprio loro i comunicatori più efficaci non soltanto ai propri coetanei ma anche ai loro stessi genitori” – ha aggiunto Piercarlo Salari, responsabile del Gruppo di sostegno alla genitorialità SIPPS.

Il lavoro più originale sarà premiato sabato 17 settembre 2016, al Congresso Nazionale SIPPS a Caserta, nel corso di un simposio dedicato e intitolato Radici profonde per l’adulto di domani. Seminare salute per regalare futuro e sarà utilizzato per le attività didattiche dell’anno successivo.

L’impegno del Network GPS sarà infatti di ampliare ulteriormente gli itinerari della Volpe Roddy sul territorio nazionale, in modo da coinvolgere un numero sempre maggiore di bambini e costruire un prezioso e insostituibile patrimonio, frutto della loro ideazione, ricerca, sensibilità ed esperienza personale e familiare nel rapporto con il cibo” – ha concluso Franca Golisano, coordinatrice nazionale del Network GPS.

 

GAS Communication

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Menopausa, ogni donna la vive in modo diverso

World Congress della Società Internazionale di Ginecologia Endocrinologica 2016

Le “rassegnate” la tollerano, le “serene” la vivono con tranquillità, ma le “eterne ragazze” e le “performanti” si attivano per trovare soluzioni. Tante sono le donne quanti i modi di vivere la menopausa. Il percorso è comune a tutte: quello che cambia sono i vissuti, la velocità con cui si arriva al trattamento, le attese verso la terapia ed il grado di soddisfazione. Così come cambia la gravità dei sintomi, che condiziona l’assunzione o meno di una terapia. Tutte le over 50 sono infatti accomunate dal timore per i sintomi della menopausa, che possono compromettere la qualità della vita a breve, medio e lungo termine.

A dirlo è la ricerca “Le donne e la menopausa” condotta da GFK Eurisko per conto di MSD Italia i cui risultati sono stati presentati in occasione del 17° World Congress della Società Internazionale di Ginecologia Endocrinologica – ISGE.

Uno dei maggiori fattori che riducono la compliance all’utilizzo della Terapia Ormonale Sostitutiva è rappresentato dall’intolleranza al progestinico [Nicholas Panay – Human Reproduction Update 1997, Vol. 3, No. 2 pp. 159–171)].

Adesso, per le donne per le quali la terapia contenente progestinico non è appropriata, grazie ad un accordo tra Pfizer e MSD, arriva in Italia Duavive®, il primo di una classe di farmaci, la TSEC, Tissue Selective Estrogen Complex o Complesso Estrogenico Tessuto-Selettivo, in grado di contrastare in modo efficace i più fastidiosi sintomi menopausali: vampate di calore, sudorazioni notturne e qualità del sonno. Problemi che, secondo l’indagine, compromettono il benessere fisico ma anche la sfera sessuale e la vita di relazione.

Il farmaco è un’associazione tra un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni (SERM), il bazedoxifene, ed estrogeni naturali. Il vantaggio è duplice: con gli estrogeni il farmaco mantiene i benefici della terapia ormonale e con bazedoxifene riduce il rischio di iperplasia endometriale.

Si tratta di un’importante innovazione terapeutica efficace nel contrastare i sintomi correlati alla carenza di estrogeni, indicata per le donne con utero per le quali la terapia progestinica non è appropriata. Si tratta di una combinazione di estrogeni coniugati e bazedoxifene. Quindi una terapia ormonale senza progestinico. Gli estrogeni coniugati rimpiazzano la mancata produzione estrogenica nelle donne in menopausa ed alleviano i sintomi menopausali. Poiché gli estrogeni promuovono la crescita dell’endometrio, i loro effetti, se non contrastati, aumentano il rischio di iperplasia e cancro dell’endometrio. Da qui la necessità dell’aggiunta di bazedoxifene, che agisce come antagonista del recettore degli estrogeni nell’utero, riducendo notevolmente il rischio indotto dagli estrogeni di iperplasia endometriale in donne non isterectomizzate. Infatti, il bazedoxifene è un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni che, a seconda dei tessuti nei quali tali recettori sono espressi, può o agire da antagonista dei recettori (effetti inibenti), come nel tessuto mammario ed endometriale, o agire da agonista su altri tessuti, con un effetto stimolante sui recettori) – ha affermato Andrea Riccardo Genazzani, Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università di Pisa e Presidente ISGE – International Society of Gynecological Endocrinology”.

Da tempo viene utilizzata la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) a base di estrogeni e progestinici per tenere sotto controllo e mitigare gli effetti menopausali. Tuttavia il suo profilo di sicurezza e la tollerabilità sono ancora in discussione e secondo quanto emerge dalla ricerca, i motivi per cui non viene usata sono principalmente due: alcune donne non vogliono assumere ormoni e sono contrarie all’utilizzo di farmaci per i sintomi della menopausa, considerata un evento naturale che deve essere accettato.

Sull’altro piatto della bilancia, le ragioni che spingono invece le donne che hanno iniziato una TOS a non abbandonare la terapia sono la riduzione dei sintomi, la diminuzione del rischio di osteoporosi e problemi cardiovascolari.

La TOS è indicata per le donne che presentano sintomi moderato-severi associati alla menopausa i benefici della Terapia Ormonale Sostitutiva si manifestano rapidamente in termini di miglioramento della qualità di vita della donna e a medio-lungo termine come prevenzione nei confronti di alcune malattie che aumentano nel sesso femminile dopo la menopausa, in particolare osteoporosi, malattie cardiovascolari e degenerative. Però la TOS deve essere iniziata subito dopo la menopausa affinché gli estrogeni assunti possano esercitare il loro effetto protettivo su tutti gli organi coinvolti (vasi sanguigni, cute, cervello, pelle, mucose, vie urinarie etc.) e impedire la comparsa di una serie di alterazioni che negli anni portano all’insorgenza di gravi malattie” – ha commentato Chiara Benedetto, Professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia dell’Università degli Studi di Torino.

Nonostante l’aspettativa di vita sia aumentata, l’età in cui sopraggiunge la menopausa naturale non è cambiata significativamente negli ultimi anni. Oggi una donna trascorre circa 30 anni, ovvero quasi un terzo della sua vita, in post-menopausa. Molte donne considerano questa tappa come la manifestazione concreta dell’invecchiamento, altre come l’inizio di una nuova epoca della loro esistenza: in ogni caso le donne in menopausa rappresentano oggi il gruppo sociale più numeroso anche in considerazione della maggiore longevità femminile.

Il modo in cui la donna percepisce e vive l’arrivo della menopausa dipende in larga parte da ciò che ha seminato e da quello che ha ricevuto negli anni. Tutto dipende dal vissuto di ciascuna donna  un dato, questo, che si rileva chiaramente nell’indagine realizzata da MSD, dalla quale emerge il concetto di menopausa quale fenomeno declinato tra natura e cultura. Perché, a fronte di un evento scritto nella biologia naturale femminile, gli aspetti di ordine sociale, cognitivo ed emozionale legati al vissuto e all’esperienza della donna, fanno sì che essa affronti e si confronti con questa fase della vita in modo differente per trovare soluzioni. Il vero problema sta proprio nella difficoltà dell’approccio, considerate le diverse manifestazioni dei sintomi della menopausa nelle donne o i diversi vissuti da parte di ciascuna di loro e, a volte, il medico può non essere preparato ad affrontare e trattare la menopausa con le sue molteplici sfaccettature, mentre la donna vuole un medico che sappia anche ascoltarla” – ha sottolineato Rossella Nappi, Professore associato di Clinica Ostetrica e Ginecologica, Dipartimento di Scienze cliniche-chirurgiche, diagnostiche e pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.

La combinazione di estrogeni coniugati e bazedoxifene permetterà a molte donne in post menopausa, per le quali i progestinici non sono appropriati, l’accesso alla terapia.

 

PRO Format Comunicazione

Nuove prospettive per lo screening del tumore colon-retto

Congresso Nazionale delle Malattie Digestive FISMAD 2016

Nuovi dati presentati al 22° Congresso Nazionale delle Malattie Digestive FISMAD (Federazione Italiana Società Malattie Apparato Digerente), tenutosi a Napoli, dal 24 al 27 febbraio scorso, suggeriscono un’ulteriore potenziale applicazione per il  test non invasivo sul DNA e l’emoglobina fecali per lo screening del tumore colon-retto (Cologuard®, Exact Sciences), recentemente introdotto anche in Italia. Se utilizzato per selezionare pazienti da sottoporre alla colonscopia (in gergo tecnico, per effettuare un “triage”) in seguito a un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) risultato positivo, il test sul DNA fecale potrebbe diminuire circa del 30% colonscopie che risulterebbero altrimenti negative.

Secondo le linee-guida esistenti il test di screening per il cancro colorettale è il SOF. Se il SOF è positivo, il paziente viene seguito con una colonscopia diagnostica, che consente di visualizzare completamente il colon ed il retto e di rimuovere, se necessario e possibile, eventuali polipi, i precursori benigni del tumore. Tuttavia, la colonscopia è una procedura invasiva e costosa, richiede una preparazione complessa, e, seppure raramente, può dar luogo a complicanze quali l’emorragia e la perforazione. In Italia vengono eseguite circa 500mila colonscopie diagnostiche ogni anno. Circa 3 colonscopie su 4 di quelle eseguite su pazienti con un SOF positivo risultano negative. Se il test sul DNA e l’emoglobina fecali venisse impiegato in seguito ad un SOF positivo, potremmo risparmiare circa il 30% di quelle che risultano appunto negative”, ha spiegato Marcello Anti, Direttore UO Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma.

Questo dato deriva da un modello analitico elaborato da dati ancora non pubblicati relativi allo studio “Multi-target Stool DNA Testing for Colorectal-Cancer Screening”, un’indagine condotta in 90 centri di Stati Uniti e Canada su 10.000 soggetti arruolati, pubblicata ad aprile 2014 sull’autorevole New England Journal of Medicine, che ha dimostrato l’efficacia del test combinato sul DNA e l’emoglobina fecali e contribuito alla sua approvazione da parte della Food and Drug Administration (FDA) americana per lo screening del tumore colon-retto in soggetti a rischio intermedio tra i 50 e gli 84 anni.

Secondo la nuova analisi presentata a Napoli, su 700 pazienti risultati positivi al test SOF, 472 risultarono successivamente negativi alla colonscopia e 149 di questi 472, negativi anche al test per il DNA e l’emoglobina fecali. “Questo suggerisce un possibile impiego del test per l’analisi combinata del DNA e l’emoglobina fecali per selezionare pazienti positivi al SOF, da indirizzare alla colonscopia soltanto in caso di doppia positività (al SOF ed al DNA fecale); ciò potrebbe ridurre del 30% le colonscopie non necessarie”, conclude Anti.

Dopo il lancio negli Stati Uniti, il test per l’analisi combinata del DNA e dell’emoglobina fecali è stato introdotto a novembre anche in Italia. Inserito tra i test raccomandati dalle linee guida per lo screening del tumore colon-retto dell’American Cancer Society, è stato recentemente recepito anche dalle linee guida SIPMeL (Società Italiana di Patologia Clinica e Medicina di Laboratorio), che ne raccomandano l’uso proprio nel triage dei pazienti positivi alla ricerca del sangue occulto nelle feci.

Cologuard è il primo e unico test non invasivo per lo screening del tumore colon-retto attraverso al tecnologia del DNA fecale approvato dalla FDA americana e dotato di marchio CE. È destinato all’individuazione qualitativa dei marker del DNA associati al tumore colon-retto e alla ricerca del sangue occulto nelle feci. Ha dimostrato di individuare il 92% dei carcinomi, con l’87% di specificità in uno studio trasversale su 10.000 persone1. Non richiede alcun intervento medico, restrizione alimentare o preparazione. Può dar luogo a falsi negativi e falsi positivi. Ogni test positivo dovrebbe essere confermato da una colonscopia a scopo diagnostico. Le persone negative al test devono continuare a seguire i programmi di screening a intervalli adeguati.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Thomas F. Imperiale, M.D., David F. Ransohoff, M.D., Steven H. Itzkowitz, M.D., Theodore R. Levin, M.D., Philip Lavin, Ph.D., Graham P. Lidgard, Ph.D., David A. Ahlquist, M.D., and Barry M. Berger, M.D. Multitarget Stool DNA Testing for Colorectal-Cancer Screening. N Engl J Med 2014;370:1287-1287 April 3 2014 DOI: 10.1056/NEJMoa1311194 

 


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Colesterolo: differenze tra dieta, yogurt e integratori

Colesterolo

Ormai da qualche anno sentiamo parlare dell’importanza di ”combattere” il colesterolo in eccesso. Il valore ematico del colesterolo viene misurato con esami di routine, in quanto fondamentale per verificare il rischio cardiovascolare e altre patologie correlate. Allo scopo di mantenere corretti valori di tale molecola ed evitare complicazioni cardiovascolari, è necessaria una dieta varia, equilibrata e a basso contenuto di grassi.

Tuttavia, il solo controllo dell’alimentazione non sempre è sufficiente.

La dieta aiuta a normalizzare i livelli di colesterolo nel sangue solo se questi rientrano nei 240 del totale e i 160 di LDL (colesterolo cattivo). Al di sopra di questi valori, bisogna ricorrere ai farmaci (statine), e non esistono cibi “miracolosi”. Inoltre, si pensa spesso che il colesterolo alto sia un problema legato “solo” all’avanzare dell’età, ma in realtà l’informazione non è del tutto corretta, perché molte persone presentano livelli elevati già intorno ai 20 anni. In questi casi, si tratta di ipercolesterolemie familiari (o forme monogeniche), soprattutto quando il valore supera i 200 del colesterolo totale e i 190 di LDL.

Per questa disfunzione, il fattore-età incide in modo poco significativo perché la quota maggiore di colesterolo che può nuocere alla salute, è prodotta dal funzionamento biochimico individuale, che dipende dalla genetica. Ecco spiegato il motivo della “limitatezza” della dieta: questa abbassa il colesterolo solo del 10%. Che non è certo poco, però è sufficiente soltanto per chi ha valori di poco superiori al range normale.

In commercio esistono diverse formulazioni alternative che dichiarano la stessa funzione di riduzione dell’eccesso di colesterolo: si va dallo yogurt agli integratori in vendita in farmacia e nei supermercati.

In particolare, alcuni tipi di yogurt contribuiscono a ridurre l’ipercolesterolemia: si può ottenere un abbassamento del 10-12 % assumendo 2ml di yogurt al giorno, ma questo funziona solo in concomitanza con l’assunzione di cibo, quindi meglio bere lo yogurt a fine pasto, come dessert e non a colazione. Tali prodotti contengono principi attivi di derivazione vegetale e privi di effetti collaterali.

Tuttavia, buona parte delle soluzioni oggi disponibili sono focalizzate esclusivamente sulla riduzione dell’assorbimento, trascurando l’aspetto metabolico della sintesi e dell’ossidazione, che, specialmente con l’avanzare dell’età, diventa cruciale – in particolare nelle donne – poiché l’organismo tende a produrne in eccesso.

Colesia® è la soluzione a questo problema: contiene infatti steroli e stanoli vegetali, fondamentali per la capacità di inibire l’incorporazione delle micelle a livello intestinale e, di conseguenza, ridurne l’assorbimento.

Studi clinici suggeriscono che questo integratore, prodotto e garantito da una importante casa farmaceutica come IBSA, può ridurre i livelli di colesterolo LDL dal 10% al 33%, a seconda delle dosi. È inoltre ormai noto il consenso internazionale sui numerosi benefici dei polifenoli dell’olio di oliva (idrossitirosolo e derivati, anch’essi presenti nel prodotto) nel prevenire l’ossidazione del colesterolo LDL, fattore di rischio di sviluppo di processi aterosclerotici che danneggiano le arterie.

La formulazione di Colesia® in capsule molli (softgel) – di cui IBSA è produttore leader a livello internazionale -e l’assenza di glutine e lattosio, garantiscono sicurezza ed efficacia ad una sempre più ampia fascia di pubblico.

IUPLUS

Correlazione melatonina-ciclo mestruale

Sindrome Premestruale

Ansia, nervosismo, malumore, depressione e difficoltà a dormire sono alcuni dei sintomi con i quali molte donne devono combattere nella fase premestruale.

Secondo alcune statistiche, a soffrire di quello che nel gergo scientifico viene definito Disturbo Disforico Premestruale (PMDD) sarebbe circa il 3-8% delle donne e in molti casi si tratterebbe di un problema difficile da gestire, al punto da interferire con le normali attività quotidiane.

Ma perché si accusano questi tipi di disturbi e da cosa dipendono?

La risposta a queste domande rimane ancora priva di una spiegazione chiara ma tra i diversi fattori scatenanti ci sarebbe un’alterazione nella secrezione della melatonina. Questa sostanza, secreta naturalmente dalla ghiandola pineale, è responsabile della regolazione dei ritmi biologici dell’organismo, in particolare del ciclo sonno/veglia (detto anche ritmo circadiano).

Ne consegue che, se dalla melatonina dipendono i sintomi premestruali, sarà necessario mantenere i suoi livelli ad un parametro standard per evitare ripercussioni negative sul sonno e, di conseguenza, sul benessere psicofisico generale.

Il collegamento esistente tra un’alterazione della secrezione di melatonina e la PMDD sarebbe stato dimostrato da alcuni ricercatori canadesi del Douglas Mental Health University Institute grazie ad uno studio condotto su un campione di donne sottoposte a due visite cliniche nell’arco di ventiquattro ore: una durante la fase pre-ovulatoria (o follicolare) e l’altra durante la fase post-ovulatoria (o luteale) del ciclo.

Nel corso di queste due visite sono stati prelevati campioni di sangue per analizzare i livelli di melatonina. Dall’esperimento, è emersa una sensibile differenza tra le donne con sindrome premestruale e quelle che non presentavano alcun tipo di disturbo: nel primo caso, il livello di secrezione della melatonina vedeva una significativa riduzione durante le ore notturne. Calo che aumentava ulteriormente durante la fase post-ovulatoria. Al contrario, questa variazione non avveniva nel caso delle donne sane.

E’ evidente quindi il ruolo giocato dalla melatonina nelle donne che soffrono di PMDD.

Quali sono dunque i rimedi?

Un valido aiuto per allentare i fastidiosi sintomi premestruali è dato dall’assunzione di Melatonina Dispert®, integratore alimentare a base di melatonina pura studiato per migliorare la qualità del riposo notturno.

La novità Melatonina DISPERT ORO®, con la sua formulazione orosolubile, garantisce un’azione più rapida e potenziata con magnesio, triptofano e vitamine del gruppo B. Il gusto arancia renderà inoltre ancora più piacevole andare a dormire, aiutando anche le donne in quei giorni “particolari” del mese.

IUPLUS

EUPATI lancia un nuovo toolbox formativo per i pazienti europei dedicato alla Ricerca e allo Sviluppo dei Farmaci

EUPATI lancia un nuovo toolbox

L’Accademia Europea dei Pazienti (EUPATI) ha annunciato a fine gennaio il lancio del nuovo Toolbox online per la Ricerca e lo Sviluppo dei Farmaci. Il toolbox è disponibile per i gruppi di pazienti europei, per i rappresentanti dei pazienti e per chiunque sia interessato a saperne di più sul processo di ricerca e sviluppo (R&D) dei farmaci.

Gli utenti potranno acquisire la conoscenza necessaria per contribuire in modo significativo allo sviluppo dei farmaci e all’ampio dibattito relativo all’empowerment dei pazienti.

Questa fonte di informazioni online consente agli utenti di scoprire, adattare e condividere liberamente i materiali messi a disposizione.

Il toolbox è una risorsa formativa completa e chiara creata per favorire lo sviluppo dell’apprendimento in materia di ricerca e sviluppo dei farmaci e la condivisione con i rappresentanti dei pazienti. E’ il risultato di un impegno comune, a lungo termine, da parte degli esperti internazionali coinvolti, inclusi pazienti , ricercatori e mondo accademico. Prevediamo che migliaia di rappresentanti dei pazienti in Europa utilizzeranno il toolbox per promuovere un coinvolgimento e una partnership più significativi dei pazienti nel campo della R&D dei farmaci. Il toolbox è il secondo prodotto di rilevanza di EUPATI, dopo il Corso di Formazione per Pazienti Esperti, progettato per fornire ai pazienti informazioni e conoscenze’’, ha affermato Jan Geissler, Direttore, Accademia Europea dei Pazienti.

“Sono felice e orgogliosa che dopo un lavoro lungo e faticoso siamo stati in grado di garantire pubblico accesso a questo toolbox unico sulla Ricerca e Sviluppo (R&D) dei farmaci. Unico poiché comprende tutti gli aspetti importanti relativi alla R&D dei farmaci, unico perché sarà uno strumento di enorme valore che consentirà ai rappresentanti dei pazienti di formarsi e formare altri rappresentanti dei pazienti, unico perché è il frutto di una grande collaborazione, guidata dai pazienti, tra tutti i protagonisti coinvolti,” ha dichiarato Jytte Lyngvig, ex Vice Presidente Senior & Managing Director di DIA Europa, Medio Oriente & Africa.

DIA (Develop Innovate Advance) gestisce la creazione e la pubblicazione dei contenuti online.

Eupati Italia – Accademia dei Pazienti, ha lavorato con i colleghi europei per realizzare la versione italiana di questo essenziale strumento formativo. Siamo impegnati, con il prezioso sostegno di AIFA e del Ministero della Salute, a coinvolgere il maggior numero di pazienti e di associazioni italiane per lavorare insieme ad un cambiamento culturale epocale che mette il paziente e i suoi bisogni formativi e informativi al centro. Il toolbox online è il primo passo verso questo obiettivo e sarà la piattaforma di lavoro dell’offerta formativa di Eupati anche nel nostro Paese. Il 19 e il 20 aprile 2016, Accademia dei Pazienti – Eupati Italia organizzerà a Roma un Workshop dedicato al tema della formazione dei pazienti, e prevediamo di coinvolgere circa 500 partecipanti  tra pazienti, rappresentanti di associazioni e stakeholders del Sistema Sanitario nazionale e sarà l’occasione per confrontarsi su piani e strumenti formativi” – ha spiegato il chairman Filippo Buccella.

Il toolbox online è disponibile in sette lingue (Inglese, Francese, Tedesco, Spagnolo, Italiano, Polacco e Russo) e contiene più di 3000 documenti specifici che affrontano dalla A alla Z i temi della R&D dei farmaci. Per esempio, i contenuti includono moduli ricchi di informazioni e materiale didattico di altissimo livello in materia di ricerca, sviluppo clinico, affari regolatori, sicurezza dei medicinali, farmacovigilanza e principi di valutazione della tecnologia sanitaria (HTA). Gli utenti hanno a disposizione ad un gran numero di schede informative, grafici, presentazioni powerpoint, video, webinar, materiale pronto da stampare e un glossario completo. Le associazioni dei pazienti e i rappresentanti dei pazienti europei sono invitati a utilizzare il toolbox per scoprire le più recenti risorse formative, per informare e formare le comunità di pazienti, e per individuare le possibilità di coinvolgimento nella R&D dei farmaci.


AXESS

Stanchezza e nervosismo “MAL DI PRIMAVERA” e se invece fosse la tiroide?

Tiroide

È sempre molto attesa ma, quando arriva, può portare con sé anche alcuni “effetti collaterali”, il cosiddetto “mal di primavera” che colpisce milioni di persone e che si manifesta con segnali come stanchezza o, al contrario, nervosismo, a cui si possono aggiungere cattivo umore, ansia, irrequietezza, insonnia e mancanza di concentrazione.

Attenzione a queste sensazioni di malessere, accompagnate da una sintomatologia aspecifica che perdura senza trovare soluzione, potrebbero essere la spia di un disturbo alla tiroide” – spiega il professor Paolo Vitti, Presidente Eletto della Società Italiana di Endocrinologia (SIE).

Sono circa 6 milioni gli italiani colpiti da una delle malattie della tiroide: gozzo nodulare, ipotiroidismo e ipertiroidismo – le più diffuse – senza contare il subclinico, ovvero persone che non sanno ancora di essere ammalate proprio a causa di un profilo così aspecifico di sintomi che ne complica la diagnosi.

La tiroide, svolge un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la vita: da prima della nascita alla terza età in quanto regola, come se fosse una centralina, importanti processi quali lo sviluppo neuropsichico e l’accrescimento somatico nell’età evolutiva, mentre con l’età è fondamentale per la funzione cardiovascolare, il metabolismo basale, lipidico, glucidico e osseo. Ma non solo, la tiroide influenza la fertilità, la forza muscolare e molto altro. Questa ghiandola viene troppo spesso sottovalutata in fase di diagnosi perché i sintomi sono frequentemente sovrapponibili a quelli causati da altre malattie. Ma fare la diagnosi è facile attraverso una semplice analisi del sangue con la quale si misurano gli ormoni tiroidei e il TSH, ormone prodotto dall’ipofisi, che regola la funzione tiroidea” – prosegue il professor Paolo Vitti.

Quando la tiroide lavora poco, si è affetti da ipotiroidismo e tutte le funzioni dell’organismo rallentano e si notano frequenza cardiaca bassa, ingiustificata sensazione di freddo, stanchezza, pelle secca, gonfiori, memoria più labile, riflessi più lenti, depressione e stitichezza. Se al contrario si soffre di ipertiroidismo, quando la tiroide lavora in eccesso, si ha tachicardia, nervosismo, irritabilità, ansia, tremore delle mani, insonnia, senso di calore e aumento della sudorazione, dimagrimento ingiustificato, fragilità di capelli e unghie, debolezza muscolare, alterazioni delle mestruazioni e può comparire esoftalmo cioè sporgenza degli occhi, dovuto all’infiammazione dei muscoli oculari e del tessuto adiposo presente nelle orbite.

Tra le cause che possono portare disturbi alla tiroide, c’è la carenza di iodio. Lo iodio è un componente essenziale degli ormoni tiroide. Un deficit di iodio in gravidanza può portare ad un difetto di sviluppo del cervello del nascituro in quanto gli ormoni tiroidei sono essenziali in questa fase della vita per il sistema nervoso centrale. Nell’adulto un deficit di iodio provoca gozzo, formazione di noduli e, nell’età più avanzata, ipertiroidismo. Garantire un adeguato apporto di iodio con l’alimentazione rappresenta pertanto il più efficace mezzo di prevenzione delle malattie tiroidee. Lo iodio si trova nei cibi come pesce, crostacei, uova e latte e carne. La sola alimentazione però non è sufficiente ad apportare lo iodio necessario e per questo bisogna integrarla sostituendo il comune sale da cucina con il sale iodato, avendo cura di non aumentarne la quantità: quindi poco sale ma iodato” – aggiunge il professor Paolo Vitti.

È molto importante parlare di prevenzione poiché una carenza di iodio cronica, con il tempo, in età adulta, può portare al gozzo nodulare, che può non manifestarsi per molti anni, ma pericoloso perché nelle persone anziane può provocare ipertiroidismo e quindi disturbi cardiocircolatori.

La malattia più frequente della tiroide è l’ipotiroidismo, condizione in cui la tiroide funziona poco che può essere controllato con la levotiroxina, ovvero l’ormone sintetico della tiroide. Recentemente, è stato palesato un maggiore rischio di osteoporosi secondario per le persone che assumono levotiroxina. In realtà, quando il dosaggio è corretto il trattamento con  levotiroxina raggiunge l’obiettivo di restituire all’organismo gli ormoni che la tiroide non è più in grado di produrre spontaneamente, ristabilendo quindi una situazione di normalità che non comporta alcun rischio. Il corretto richiamo è semmai sulla perfetta personalizzazione del dosaggio della levotiroxina” – conclude il professor Paolo Vitti.

 separa

La tiroide dal bambino all’anziano” è il tema della Settimana Mondiale della Tiroide 2016, che si terrà dal 23 al 27 maggio e che vede coinvolte per la prima volta tutte le società endocrinologiche quali, l’Associazione Italiana della Tiroide (AIT), la Società Italiana di Endocrinologia (SIE), l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), l’Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), il Club delle Unità di Endocrino Chirurgia (Club UEC) e la Società Italiana di Endocrino-Chirurgia (SIEC) con il supporto del Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e dell’Istituto Superiore Sanità (ISS) e con la sponsorizzazione della European Thyroid Association (ETA). separa

In tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee; per informazioni è possibile consultare il sito www.settimanamondialedellatiroide.it e la pagina Facebook dedicata “Settimana Mondiale della Tiroide” che saranno online da fine marzo.

 
HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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