Presentata la sesta edizione di Diabetes Monitor


Diabetes Monitor

Scopi dell’istituzione universitaria non sono solo l’alta formazione e la ricerca. Accanto a queste, considerate le missioni tradizionali di un ateneo, ne esiste un’altra, la cosiddetta «Terza missione», cioè l’insieme di attività con le quali le università entrano in interazione diretta con la società civile, con il tessuto produttivo, con gli attori dello sviluppo locale. In questo contesto è importante il progetto avviato dall’Università di Roma Tor Vergata con l’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO Foundation) per l’analisi sistematica dell’impatto del diabete e obesità nel nostro Paese”, con queste parole Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, ha introdotto il convegno “La Terza missione dell’Università di Roma Tor Vergata: sinergie per un osservatorio sul diabete” che si è svolto, il 21 giugno scorso, a Roma per suggellare la collaborazione dell’ateneo capitolino con IBDO Foundation.

Il diabete, con il suo carico sociale, clinico ed economico rappresenta un modello sul quale riflettere e trovare sinergie operative per una serie di motivazioni che non possono essere ignorate. Siamo infatti in presenza di una vera pandemia confermata dai dati epidemiologici, che ci indicano che più di 300 milioni di persone nel mondo sono affette da diabete”, ha detto ancora Giuseppe Novelli.

Bisogna agire prontamente per ridurre il peso clinico, sociale ed economico che questa malattia rappresenta e può rappresentare. IBDO Foundation cerca di raggiungere questo obiettivo promuovendo la raccolta e la condivisione di importanti informazioni sull’entità del fardello rappresentato dal diabete e sull’efficacia degli interventi per combatterlo. Al cuore dell’iniziativa vi è un messaggio che non è possibile non accettare, diretto a tutti coloro che sono coinvolti nel fronteggiare la sfida posta dal diabete: un forte invito a ‘misurare, condividere e migliorare’”, ha aggiunto Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

Con questo specifico obiettivo MediPragma, in collaborazione con Università di Roma Tor Vergata e IBDO Foundation e il contributo non condizionato di Novo Nordisk, realizza – e ha presentato nell’occasione – Diabetes Monitor, rapporto basato su interviste a un campione rappresentativo della popolazione italiana con diabete, giunto alla sesta edizione. L’indagine si propone come un osservatorio dell’evoluzione degli atteggiamenti delle persone con diabete riguardo alla gestione della propria malattia.

Diabetes Monitor indaga molteplici aspetti: da quelli clinici, relativi a quali farmaci si assumono, al livello di controllo della malattia, all’autocontrollo glicemico, a quelli sociali, come e dove ci si informa, il ruolo dell’associazionismo, lo stile di vita.

Quelli che abbiamo rilevato come maggiori cambiamenti in questi anni stanno proprio nella sfera sociale”, ha spiegato Lucio Corsaro, Direttore generale MediPragma.

Sta crescendo enormemente il ruolo di internet come principale fonte di informazione sulla propria malattia, a discapito delle fonti tradizionali, medico incluso”, ha chiarito Corsaro.

Tre persone con diabete su quattro (74%) dichiarano, infatti, di utilizzare abitualmente internet per raccogliere informazioni; una su due (46%) i social media. Scendono, anche solo rispetto all’indagine condotta lo scorso anno, la carta stampata dal 55% al 48%, crollano TV e radio dal 12% al 7% e anche il più classico dei circuiti, familiari ed amici, che passa dal 9% al 3%.

Il fatto non ci sorprende. La pratica dell’e-health è sempre più diffusa in Italia e anche le persone con diabete dichiarano di fare largo uso delle nuove tecnologie per informarsi su tutto ciò che ruota intorno alla propria malattia. Non dovrebbe però essere perso di vista il ruolo fondamentale del medico e del team diabetologico: l’educazione terapeutica e in particolare il dialogo con il team sono necessari per gestire al meglio il diabete”, ha detto Simona Frontoni, Presidente comitato scientifico IBDO Foundation.

In controtendenza il ruolo dell’associazionismo. Dopo una crescita molto significativa tra il 2013 e il 2015, periodo in cui il peso delle associazioni di persone con diabete è passato dall’11% al 70%, questo dato ha subito un ridimensionamento nella rilevazione 2016. Oggi dice di affidarsi alle associazioni ‘solo’ il 46% delle persone con diabete. Sale dal 35,8% al 54,8% il numero di persone con diabete di tipo 1 che dichiara di essere iscritta a un’associazione di pazienti, mentre è stabile intorno al 15% il dato per le persone con diabete di tipo 2. Da notare come, tra le persone con diabete di tipo 2 non in cura con insulina, ma solo con farmaci orali, dopo un picco di iscritti del 13,6% nel 2015, il valore odierno è tornato al 4,7%, circa quello del 2013.

È chiaro come in questi anni, grazie anche al piano nazionale sulla malattia diabetica che pone la persona con diabete al centro del processo gestionale, sia cresciuto il ruolo dell’associazionismo e il suo riconoscimento, ma allo stesso tempo l’impatto crescente dei social network sta avendo effetti anche qui, in particolare sulle fasce di persone con diabete che soffrono delle forme meno gravi della malattia”, ha commentato Corsaro.

Un altro dato che emerge da Diabetes Monitor, ed è purtroppo una conferma, riguarda il rapporto tra diabete e peso. Ben 7 persone con diabete di tipo 2, e 3 con diabete di tipo 1, su 10 hanno un indice di massa corporea (BMI) superiore alla norma. Tra le persone con diabete di tipo 2 quasi il 20% risulta obeso, dato rilevato al 5% nelle persone con diabete di tipo 1.

Il rapporto tra diabete e obesità è noto da tempo. Quanto più una persona è sovrappeso, maggiore è il rischio che possa sviluppare il diabete. Se consideriamo che solo in Italia il 10 per cento della popolazione è obesa e il 40 per cento in sovrappeso possiamo capire che cosa può riservarci il futuro. Un invito all’azione con il fine di arginare questa vera e propria epidemia è stato lanciato in occasione della Giornata europea dell’obesità, il 21 maggio scorso, da European Association for the Study of Obesity (EASO) e SIO, con il coinvolgimento del Parlamento europeo e di quello italiano affinché si giunga al riconoscimento dell’obesità come malattia cronica”, ha dichiarato Paolo Sbraccia, presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO).


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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