“Lavora con il cuore”. La prevenzione nell’ambiente di lavoro migliora la salute e i conti


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Prevenire le malattie cardiovascolari nell’ambiente di lavoro con un semplice esame del sangue potrebbe  migliorare la salute delle persone e dei conti per la Sanità che in Italia raggiungono, per queste patologie, in media 21 miliardi di euro l’anno (16 di costi diretti e 5 di indiretti).

Questi in sintesi i risultati della campagna nazionale “Lavora con il Cuore”, promossa da Fondazione Italiana per il Cuore  (FIPiC) e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presentati a Roma il 17 gennaio 2017. L’iniziativa, promossa con il contributo incondizionato di Sanofi, ha coinvolto 550 dipendenti del ministero.

Tra dicembre 2015 e febbraio 2016,  al campione (25,8% uomini e 74,2% donne) è stato fatto un esame del sangue e un colloquio informativo: il 21% non era consapevole di presentare fattori di rischio cardiovascolare aumentato.

Nel dettaglio,  il 15% dei soggetti aveva l’ipertensione, il 44% presentava alti livelli di colesterolo nel sangue, il 23% era  fumatore, il 20% non svolgeva alcuna attività fisica e il 44% era in sovrappeso, di cui l’11% soffriva di obesità.

La campagna ha evidenziato come il mondo del lavoro rappresenti un’area privilegiata per iniziative di questo tipo: il 10,5% delle persone coinvolte non aveva alcuna conoscenza dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari ma un 35% era composto da fumatori o ex fumatori, un 20% aveva uno stile di vita sedentario e circa il 21% ha scoperto in quella occasione di presentare fattori di rischio cardiovascolare aumentato.

Oltre ai dipendenti del Ministero, sempre nel 2015-2016, la Campagna “Lavora con il Cuore” ha coinvolto i dipendenti della sede di Milano di Sanofi e quelli di UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione) per un totale complessivo di oltre 870 persone.

Le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la prima voce di costo tra le prestazioni previdenziali.

Da un’analisi condotta dal CEIS SanitàCentre for Health Economics and Management (CHEM) – dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, in collaborazione con la banca dati INPS, le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la prima voce di costo, rispetto agli altri gruppi di patologie, se si considerano le singole prestazioni previdenziali (gli assegni ordinari di invalidità e le pensioni di invalidità previdenziali) con una spesa dal 2009 al 2015 rispettivamente di 4,7 miliardi  di euro (669 milioni in media all’anno) corrispondente al 23%, su un totale di spesa complessiva per assegni ordinari di invalidità, e 8,8 miliardi di euro (1,2 miliardi in media all’anno) pari al 19%, su un totale di spesa per pensioni di invalidità.

La medicina per la salute di pazienti e conti: prevenzione e aderenza alle terapie.

La prevenzione gioca un ruolo cruciale in questo quadro. Favorire politiche e azioni di prevenzione è possibile attraverso diverse azioni, tra cui, in particolare per le malattie cardiovascolari, la principale è garantire l’aderenza alla terapia. E’ stato dimostrato, infatti, che una più efficace prevenzione, unita ad una migliore adesione alle terapie per coloro che sono in trattamento, è in grado di ridurre la spesa pubblica. Uno studio sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione – uno dei fattori di rischio predominanti delle malattie cardiovascolari – ha dimostrato come, all’interno di una analisi su 5 Paesi Europei, una adeguata aderenza alla terapia si associa a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti e può far risparmiare risorse al sistema sanitario. Infatti, in una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro. Il tutto, ovviamente accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti.

Il nostro Paese dedica solo il 14% del totale della spesa pubblica alla salute, un valore ben al di sotto della media dei Paesi OCSE, un segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione

I dati dell’ISS, aggiornati al 2014, segnalano che  127.000 donne e 98.000 uomini muoiono ogni anno per ictus e per malattie del cuore, tra cui infarto e scompenso; inoltre, molte di queste morti avvengono prima dei 60 anni di età. La collaborazione tra le Istituzioni, associazioni e aziende, sia del mondo del lavoro che della salute, resta dunque un aspetto fondamentale con l’obiettivo comune di salute di tutti i cittadini e per liberare risorse da impiegare per un migliore benessere della popolazione.


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