Parliamo di … Fibromialgia


Pur essendo una patologia piuttosto diffusa e studiata, la fibromialgia presenta tuttora molti lati oscuri, in primis l’eziologia, ancora ben lungi dall’essere identificata. Un tempo considerata una malattia psicosomatica, viene oggi rivisitata alla luce delle crescenti conoscenze sui complessi meccanismi che regolano le funzioni neurologiche, endocrine, immunologiche. Un network molto intricato che, pur essendo in grado di spiegare molti eventi, non ha ancora fornito la chiave d’accesso alla patologia il cui l’impatto sulla qualità di vita di chi ne è affetto è certamente molto importante. Data la sua rilevanza, la fibromialgia necessita di un’attenzione particolare mirata in particolare alla gestione dei sintomi e al recupero della funzionalità.

Ancora non è chiaro se il dolore dovuto alla patologia sia di tipo reumatico o neuropatico, ma di un dato si è certi: la fibromialgia è a tutti gli effetti una sindrome funzionale.

A essere colpite sono soprattutto le donne, con una prevalenza nella popolazione generale del 2-12%, che aumenta con il crescere dell’età e che le vede coinvolte maggiormente nella 3a-5a decade di vita. La malattia è più presente laddove c’è un substrato vulnerabile, nelle donne con disturbi della sfera affettiva.

La diagnosi di fibromialgia è complessa, e spesso viene raggiunta dopo un lungo peregrinare tra specialisti di diverse discipline con un enorme spreco in termini di tempo, esami effettuati e costi.

La fibromialgia è caratterizzata da dolore generalizzato, dall’interessamento di 11/18 tender points, da leggero spasmo muscolare. Il sonno è più spesso non ristoratore, il paziente accusa affaticabilità, astenia, alle quali si può accompagnare la presenza di parestesie distali, cefalea occipitale, colon irritabile. L’insorgenza avviene frequentemente in seguito a eventi stressanti quali un lutto, un’infezione, traumi fisici o psichici mentre i sintomi possono essere aggravati da diversi fattori esterni. Tra i criteri che vanno rispettati per poter porre la diagnosi di fibromialgia vi è la durata del dolore muscolo-scheletrico: questo deve essere presente da almeno 3 mesi in assenza di sinovite o miosite.

Nella malattia non sono presenti alterazioni del metabolismo osseo, mentre si osserva un’alta frequenza di insulino-resistenza. Vi è, inoltre, un’associazione importante con obesità e diabete. Talvolta il dolore è così intenso da portare a modifiche plastiche del midollo o del tessuto nervoso. E si tratta di un dolore connotato dal fenomeno del wind-up, per cui il controllo farmacologico del dolore periferico si traduce in una minor sensibilizzazione centrale e in una riduzione dell’allodinia.

La fibromialgia è considerata una malattia della comunicazione intercellulare nella quale sono presenti alterazioni dei neurotrasmettitori a livello centrale. Tra queste vi sono un deficit di serotonina e l’aumento di sostanza P, fenomeni ai quali si possono affiancare modifiche dell’asse HPA. Sembra, quindi, che alterazioni neuroendocrine rivestano un ruolo cruciale nell’instaurarsi della patologia che potrebbe essere correlata anche a particolari assetti genetici, essendo stati recentemente identificati polimorfismi nel gene del trasportatore della serotonina e di geni per le catecolamine. L’aumento del glutammato e dei suoi composti a livello cerebrale è un altro riscontro frequente nei soggetti colpiti dalla malattia.

Nonostante si stia facendo un po’ più di chiarezza sulle alterazioni molecolari presenti nella fibromialgia, mancano dato consolidati che descrivano con certezza l’eziopatogenesi e questo spiega le difficoltà che si incontrano nel trattamento della malattia. Le opzioni terapeutiche sono, infatti, varie e comprendono molti approcci non farmacologici, quali le terapie comportamentali, l’esercizio fisico, senza escludere la balneoterapia che è un utile supporto per tutte le malattie muscolo-scheletriche. Più spesso nella definizione di un protocollo terapeutico efficace si procede per via empirica, dal momento che la risposta individuale è molto variabile. Nonostante le difficoltà, tuttavia, nel tempo, la maggioranza dei casi viene trattata con risultati clinici soddisfacenti.

Una volta posta la diagnosi, è bene rassicurare il paziente sul fatto di non essere affetto da una forma degenerativa, spiegare il razionale che è alla base dell’uso delle varie classi di farmaci e renderlo consapevole della possibilità di andare incontro a fallimenti terapeutici iniziali. Il trattamento di prima linea dovrebbe comprendere un antidepressivo o un miorilassante centrale con miorilassanti durante la notte, preferibilmente benzodiazepine. A un mese dall’inizio della terapia si dovrebbero effettuare un controllo e l’eventuale aggiustamento della terapia.

Ma quale antidepressivo impiegare? Si potrebbe optare per un antidepressivo triciclico se non ci sono controindicazioni (cardiache) al suo uso, ma la scelta è in funzione dell’assetto psicologico del paziente: se la depressione non è un sintomo prevalente, si può usare l’amitriptilina. L’impiego degli antidepressivi è principalmente finalizzato all’azione analgesica, raggiungibile a bassi dosaggi e senza l’effetto di latenza tipico dell’uso psichiatrico. A questo proposito, si sottolinea l’importanza di avere preparazioni farmaceutiche più facilmente dosabili, come le compresse o le gocce, rispetto alle capsule, di più difficile gestione nell’identificazione della dose efficace. Altri farmaci di potenziali utilizzo nella fibromialgia: la melatonina a basso dosaggio e, tra le benzodiazepine, l’alprazolam, meno gravato da effetti sedativi rispetto ad altre molecole della stessa classe, mentre tra gli stabilizzatori dell’umore, il pregabalin.

L’esercizio fisico è importante per ridurre la tensione muscolare e favorire, invece, la resistenza alla fatica ma va adattato alle caratteristiche del singolo paziente. Per quanto riguarda il sonno, vanno esplorate anche le caratteristiche di letto e cuscini che, se non appropriate, possono esercitare un effetto negativo sulla qualità del riposo.

27.gennaio

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1 Response to “Parliamo di … Fibromialgia”



  1. 1 Parliamo di … Fibromialgia Trackback su 1 maggio 2012 alle 08:18
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