Calcio: colpi di testa e danni cerebrali


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Non solo goal e contrasti a mezz’aria. I ripetuti colpi di testa inanellati nell’arco della carriera di un calciatore possono essere legati a danni cerebrali a lungo termine.

E’ quanto emerge da una ricerca condotta da scienziati britannici, che segue segnalazioni aneddotiche relative alla salute dei calciatori che colpiscono di testa: questi atleti sarebbero più a rischio di sviluppare una forma di demenza, più avanti negli anni.

La ricerca, firmata da studiosi dell’University College London e della Cardiff University, fa discutere in Gran Bretagna. E dalla Football Association assicurano alla BBC che esamineranno la questione da vicino.

Anche dopo il caso di Jeff Astle, ex giocatore dell’Inghilterra e del West Brom, morto a 59 anni e affetto da demenza precoce. Per la figlia, Dawn Astle, è “ovvio” che la sua demenza “era legata alla carriera di calciatore“.

Gli scienziati hanno esaminato il cervello di cinque persone che in vita erano state giocatori professionisti e di un calciatore dilettante. Tutti, riportano su Acta Neuropathologica, avevano giocato a calcio per una media di 26 anni e tutti hanno sviluppato una forma di demenza intorno ai 60 anni. Grazie agli esami post-mortem, i ricercatori hanno rilevato segni di lesioni cerebrali – ovvero encefalopatia traumatica cronica – in quattro casi. Questo tipo di lesione è stata collegata a perdita di memoria, depressione e demenza ed è stata vista in altri sport di contatto.

Quando abbiamo esaminato il loro cervello abbiamo visto i tipi di alterazioni che si trovano negli ex pugili, cambiamenti spesso associati con ripetute lesioni al cervello note come encefalopatia traumatica cronica. Così, davvero per la prima volta, in una serie di calciatori abbiamo mostrato che c’è un’evidenza del fatto che delle lesioni alla testa si sono verificate nella prima parte della loro vita. Queste lesioni presumibilmente hanno avuto un qualche impatto sullo sviluppo della demenza” – ha spiegato Huw Morris dell’University College London.

I cervelli esaminati, inoltre, mostravano segni di Alzheimer e alcuni avevano alterazioni dei vasi sanguigni che possono portare alla demenza. Insomma, secondo gli scienziati una combinazione di fattori avrebbe contribuito alla manifestazione della demenza in questi ex giocatori. Ma occorrono studi più ampi per provare un legame tra calcio e demenza e per indagare in modo approfondito sulla salute cerebrale a lungo termine dei giocatori.

BIBLIOGRAFIA

Mixed pathologies including chronic traumatic encephalopathy account for dementia in retired association football (soccer) players – Helen Ling, Huw R. Morris, James W. Neal, Andrew J. Lees, John Hardy, Janice L. Holton, Tamas Revesz, David D. R. Williams – Acta Neuropathol (2017). doi:10.1007/s00401-017-1680-3


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