Archivio per Mag 2017

Chirurgia Mininvasiva. Medtronic lancia una nuova suturatrice meccanica powered “intelligente”

Medtronic ha presentato la sua nuova piattaforma per sutura meccanica Signia™, un dispositivo innovativo, utilizzabile con una sola mano, per interventi chirurgici mininvasivi, in occasione del 36esimo Congresso nazionale Acoi (Pescara-Montesilvano, dal 21 al 24 Maggio 2017).

Il nuovo sistema offre al chirurgo un feedback in tempo reale sulla variabilità tissutale. Infatti, la suturatrice è dotata di tecnologia Adaptive Firing™ che misura la forza di applicazione della sutura e regola la velocità in base alla misura della variabilità tissutale con un duplice beneficio: linee di sutura integre ed uniformi e massima sicurezza per il paziente.

I tessuti del corpo umano hanno un differente spessore nei diversi organi. Il tessuto dello stomaco, per esempio, presenta uno spessore minore nella parte prossimale rispetto a quello distale, in prossimità dell’intestino tenue. La tecnologia Adaptive Firing™ è in grado di misurare queste differenze e di conseguenza di regolare automaticamente la velocità della suturatrice nel corso dell’azionamento. Il chirurgo può così di effettuare una sutura meccanica regolare ed omogenea. Inoltre, il sistema è utilizzabile con una sola mano: il chirurgo può, così, avere l’altra libera, restando concentrato sul sito chirurgico. 

Questa nuova tecnologia rappresenta una straordinaria rivoluzione, da sempre desiderata e attesa dai chirurghi, che pochi credevano si potesse realizzare in poco tempo. La nuova suturatrice, infatti, racchiude le massime potenzialità che oggi la meccanica, l’elettronica e la chimica sono in grado di dare. Non si tratta più di un semplice device di sutura ma di una piattaforma tecnologica espandibile che riunisce in un unico strumento più device diversi, la massima espressione tra monouso e poliuso, in grado di garantire maggiore precisione, maggiore sicurezza per il paziente, un minore impatto ambientale, grazie alla possibilità di riutilizzo, e una maggiore sostenibilità” – ha affermato il Prof. Massimo Carlini, Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ospedale Sant’Eugenio di Roma.

Signia™ è la prima suturatrice di questa nuova generazione e rappresenta il nostro impegno nell’essere pionieri nella ricerca di soluzioni chirurgiche mininvasive, basate su tecnologia Intelligente. Lo scopo principale degli operatori sanitari è quello di aiutare i pazienti a guarire più velocemente e con meno dolore; e la chirurgia mininvasiva realizza questo obiettivo” – ha dichiarato Chris Barry, Vice Presidente, e Presidente Divisione Innovazioni Chirurgiche del Gruppo Terapie Mininvasive di Medtronic.

I benefici dell’approccio chirurgico mininvasivo sono ben documentati. Rispetto a quella tradizionale ‘a cielo aperto’ viene impiegato in diversi ambiti, tra cui la chirurgia toracica, bariatrica, colo-rettale e ginecologica.

Il parere del prof. Marco Scatizzi, Direttore dipartimento Chirurgia Generale, Nuovo Ospedale di Prato, raccolto in occasione del Congresso Acoi in corso a Montesilvano:

“Disporre di una tecnologia intelligente, come la suturatrice di ultima generazione SIGNIA, che offre la possibilità di “misurare” ciò che stiamo facendo, garantisce maggiore sicurezza e precisione, grazie ad un miglioramento dell’efficacia applicativa.  Il riutilizzo del dispositivo, inoltre, comporta molteplici vantaggi in termini di maggior versatilità , minor impatto ambientale e maggiore sostenibilità. Integrare infine la tecnologia in un percorso ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) consente di rafforzare gli aspetti di sicurezza. Il protocollo ERAS, infatti, permette di ridurre le complicanze post operatorie e di ottimizzare il percorso clinico del paziente in termini di minori complicanze e minore degenza.”


I cibi ricchi di potassio abbassano la pressione

Il consumo di cibi ricchi di potassio come il cioccolato, ma anche avocado, spinaci, fagioli, banane e persino il caffè,  può ridurre la pressione sanguigna. Come riporta uno studio pubblicato recentemente, diversi studi di popolazione dimostrano che l’aumento di potassio nella dieta (stimata sulla escrezione urinaria) è stata associata a una riduzione della pressione sanguigna, indipendentemente dall’assunzione di sodio, noto fattore in grado di aumentare la pressione.

Il corpo per mantenere un bilancio elettrolitico (omeostasi), usa il sodio per mantenere uno stretto controllo dei livelli di potassio nel sangue, fondamentale per cardiaca normale, nervi, e la funzione muscolare.  Lo studio condotto dalla Keck School of Medicine presso l’University of Southern California ha indagato il legame tra potassio, sodio alimentare, e il rapporto sodio-potassio nel corpo anche su modelli animali.

I dati finali hanno mostrato che quando il potassio nella dieta è basso, per bilanciare l’equilibrio elettrolitico, il corpo tende a ritenere il sodio che a sua volta trattiene liquidi e potassio, aumentando la pressione sanguigna. Se invece la quantità  di potassio aumenta, viene eliminato il sodio e con esso i liquidi e un po’ di potassio. Lo studio conferma  quanto indicato anche dall’American Heart Association e suggerisce che aumentando il potassio introdotto con l’alimentazione si apportano benefici diretti e indiretti fino ad abbassare la pressione sanguigna.

Gli autori raccomandano di consumare almeno 4,7 grammi di potassio al giorno per ridurre la pressione sanguigna, gli effetti di sodio nella dieta e il rischio di calcoli renali e perdita di massa ossea.

L’ipertensione è un problema di salute globale che colpisce più di 1 miliardo di persone in tutto il mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che l’ipertensione è responsabile di almeno il 51 per cento dei decessi a causa di ictus e il 45 per cento dei decessi dovuti a malattie cardiache.

Ecco alcuni degli esempi di cibi ricchi di potassio:

Cioccolato – 100 g di cioccolato fondente (cacao al 45-60%) contengono 559 mg di potassio

Banana – Considerato un frutto di potassio tradizionale, una banana di medie dimensioni offre circa il 15 per cento del fabbisogno giornaliero e può essere aggiunto ad altri alimenti come insalate, cereali, , budini, frullati, e altro ancora.

Yogurt – Lo yogurt è di per sé uno dei migliori alimenti per una una sana colazione, spuntino o come un pasto completo soprattutto con l’aggiunta di frutta fresca. Una porzione da 100 grammi offre più di 250 mg di potassio.

Albicocche – L’albicocca è gustosa ed è ad alto contenuto di antiossidanti tra cui le vitamine A e C e di potassio. Una porzione da 100 grammi è circa il sette per cento del fabbisogno giornaliero, è basso indice glicemico.

Avocado – L’avocado ha una quantità abbondante di acidi grassi omega-3, mantiene l’equilibrio elettrolitico. Aggiunto a un’insalata o frullato ha quasi 1 grammo di potassio per porzione.

Patata – Una patata di due etti scarsi ha circa il 30 per cento del fabbisogno giornaliero di potassio.

Salmone fresco – Il salmone è uno degli alimenti più sani e una delle migliori fonti di acidi grassi omega-3. Una piccola porzione di 75 grammi hanno oltre 500 milligrammi di potassio.

Mandorle – Le mandorle sono ricche di fibre, basso indice glicemico, e aiutano a mantenere i livelli di glucosio e l’equilibrio elettrolitico. Una porzione di 28 grammi contiene circa 200 milligrammi di potassio e non hanno sodio. Tuttavia bisogna stare attenti alle quantità perché 28 grammi contengono  quasi 200 calorie.

Cardiovascular benefits associated with higher dietary K+ versus lower dietary Na+: Evidence from population and mechanistic studies. American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism Published 7 February 2017 Vol. no. , DOI: 10.1152/ajpendo.00453.2016

Crisi Psicogene non Epilettiche

Finalmente un accordo tra le diverse figure di specialisti coinvolte nella presa in carico dei pazienti con Crisi Psicogene non Epilettiche, patologia che colpisce prevalentemente giovani tra i 18 e i 45 anni, con una predominanza del sesso femminile.

E’ il risultato della Conferenza Nazionale di Consenso su Diagnosi e Terapia delle Crisi Psicogene non Epilettiche che si è svolta all’Università di Catanzaro, il 20 maggio scorso, organizzata dal Prof. Umberto Aguglia – Ordinario di Neurologia e Direttore del Centro Regionale Epilessie del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria – ed introdotta dal Prof. Aldo Quattrone, Magnifico Rettore dell’ Ateneo Catanzarese e Past President della Società Italiana di Neurologia (SIN) promotrice dell’iniziativa.

Le crisi psicogene sono “attacchi” improvvisi che si presentano in modo simile alle crisi epilettiche ma che non sono determinati da anormali scariche elettriche cerebrali, bensì da rilevanti disagi psicologici. Queste crisi si verificano in circa 30 persone/100.000 abitanti e testimoniano l’esistenza di un disagio psicologico, associato frequentemente ad altre turbe psichiche (depressione, ansia, disturbi di personalità, ecc). Molti pazienti con crisi psicogene sono spesso erroneamente diagnosticati come epilettici e ricevono pertanto un trattamento non adeguato con farmaci antiepilettici che si dimostra inefficace e potenzialmente con effetti collaterali” – afferma il Prof. Aguglia.

In letteratura mancano dati scientifici consolidati sulla metodologia diagnostica e sulla presa in carico di questi pazienti e ciò porta ad una forte disomogeneità di comportamenti sul piano clinico, organizzativo e gestionale tra i vari esperti coinvolti quali neurologi, neuropsichiatri infantili, psichiatri, psicologi, neuropsicologi.

Grazie all’evento di Catanzaro è stato raggiunto il consenso sulle procedure diagnostiche che si ritiene siano non solo efficaci, ma anche rispettose della sensibilità dei pazienti, e sulla presa in carico che si auspica sia sempre multidisciplinare. Tutti gli esperti, tuttavia, hanno convenuto sulla necessità di colmare, con ricerche ad hoc, le numerose lacune che la letteratura scientifica non è riuscita finora a colmare e che riguardano soprattutto le procedure terapeutiche, sia psicologiche che farmacologiche. Gli atti di questa conferenza sono in via di elaborazione e saranno pubblicati entro la fine dell’anno.

La Conferenza Nazionale di Consenso ha portato per la prima volta a una visione comune dell’approccio alla patologia grazie alla partecipazione delle più importanti Società Scientifiche del settore quali Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE), Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), Società Italiana di Neurologia Pediatrica (SINP), Società Italiana di Neuropsicologia (SINP), Società Italiana per i Disturbi del Neuro-sviluppo (SIDiN), Società Italiana di Psichiatria (SIP), oltre a medici legali, bioeticisti numerosi esperti indipendenti, ed ai rappresentati delle Associazioni di pazienti: Associazione Italiana Contro l’Epilessia (AICE) e Federazione Italiana Epilessie (FIE).

 

Infarto del miocardio: Italia regina d’Europa nelle cure

Il numero magico è 600. Seicento angioplastiche coronariche primarie per milione di abitanti è, infatti, la soglia stabilita dagli esperti della comunità scientifica cardiologica internazionale per determinare se un sistema sanitario curi l’infarto del miocardio con efficacia e appropriatezza, offrendo assistenza di qualità.

L’Italia è prossima a questo traguardo che, tra i grandi d’Europa, solo la Germania lo ha raggiunto. 583 angioplastiche primarie per milione di italiani è il numero degli interventi effettuati lo scorso anno nel nostro Paese, certificato da GISE – Società italiana di cardiologia interventistica – nel Rapporto di attività 2016 dei laboratori di emodinamica.

Le angioplastiche coronariche primarie nel 2016 sono state 35.355 in Italia, un valore esattamente triplicato rispetto a 15 anni fa. Ciò mi porta ad affermare che il nostro sistema sanitario garantisce oggi a una persona colpita da infarto del miocardio la migliore cura possibile ossia la riperfusione meccanica attraverso un catetere con palloncino e l’impianto di uno stent. Se effettuato entro sei ore dall’infarto rappresenta il modo più efficace per salvare una vita, ridurre il rischio di un nuovo infarto e di ischemie ricorrenti, inoltre migliora la sopravvivenza a lungo termine. L’Italia primeggia in Europa in questa speciale graduatoria, davanti a paesi come Francia e Gran Bretagna” – ha spiegato Giuseppe Musumeci, Presidente Gise.

Il Rapporto di attività GISE 2016 è stato presentato a Firenze, il 20 aprile scorso, nel corso della seconda edizione di “Thinkheart with GISE”, appuntamento promosso dalla Società italiana di cardiologia interventistica per mettere a confronto clinici e decisori, istituzioni e società civile sui nuovi modelli di governo della sanità, in particolare della cardiologia.

Ogni anno, dalla fine degli anni ’80, Gise raccoglie e analizza gli esami diagnostici e gli interventi coronarici, vascolari o strutturali che vengano eseguiti nei centri di emodinamica italiani. Disponiamo, così, di uno straordinario database che valuta oltre 353mila interventi di diagnosi e cura effettuati in 266 centri su tutto il territorio nazionale. Una raccolta sistematizzata che Gise mette a disposizione di chi amministra lo nostra sanità, perché il nostro obiettivo finale è di contribuire all’appropriatezza e alla qualità delle cure, attraverso l’ottimizzazione di tutte le risorse disponibili. In questa linea si inserisce anche il progetto Thinkheart, che vuole contribuire a un nuovo modello di welfare sanitario condiviso con tutti gli attori con i quali noi clinici ci confrontiamo ogni giorno: i nostri pazienti, i nostri amministratori, i decisori politici” – ha continuato Musumeci.

Un progetto ambizioso quello di GISE, che poggia le basi sulla consapevolezza di un quadro più che positivo, dal punto di vista clinico, dell’offerta ai cittadini. Non solo angioplastiche primarie, dunque. Cresce anche la cardiologia interventistica strutturale: gli interventi per via transcatetere o percutanea  di sostituzione della valvola aortica – la TAVI – in corso di stenosi aortica ossia il restringimento dell’apertura della valvola che impedisce un corretto flusso del sangue dal cuore all’aorta, oppure di riparazione della valvola mitralica quando insorge un’insufficienza che provoca rigurgito di sangue dal ventricolo all’atrio sinistri, o ancora di chiusura dell’auricola sinistra in caso di fibrillazione atriale. Secondo i dati del Rapporto Gise 2016, le TAVI erano 1.992 nel 2012, sono passate in 5 anni a 4.592; nello stesso arco di tempo, gli interventi sulla valvola mitrale da 291 a 907 e quelli di chiusura dell’auricola sinistra da 208 a 679.

Sono tutti interventi che permettono di salvare vite umane, restituendo buona qualità di vita, e che è oggi possibile eseguire attraverso i vasi periferici della gamba, senza aprire il torace e il cuore e senza lasciare cicatrici. Costituiscono la punta avanzata dell’innovazione tecnologica, richiedono elevata specializzazione, e quindi non sono effettuabili da tutti gli operatori, né tantomeno sono adatti per tutti i pazienti” – ha chiarito Musumeci.

Questi importanti risultati, dovuti alla sinergia fra cultura medico-scientifica e utilizzo di dispositivi medici sempre più progrediti e sicuri, richiedono, tuttavia, un non sempre facile equilibrio fra esigenze di cura, necessità di innovazione e sostenibilità economica.

Per queste ragioni, nella due giorni del progetto Thinkheart, che si è aperto a Firenze, sono stati al lavoro nove tavoli tecnici con lo scopo di mettere a punto, grazie al confronto tra esperti di diversa estrazione – clinica, economica, politica, gestionale ed amministrativa – proposte in tal senso.

Come medici e cittadini siamo ben consci che l’elevata qualità dell’assistenza sanitaria non può prescindere dalla sua sostenibilità economica. Crediamo, come specialisti, di disporre delle conoscenze e delle capacità per garantire ai nostri pazienti le cure più adeguate, ma nel contempo vogliamo contribuire a trovare la giusta sintesi tra appropriatezza, gestione delle risorse disponibili e accesso all’innovazione tecnologica e clinica” – ha spiegato Musumeci.

GISE, peraltro, ha già attivato iniziative in tal senso negli ultimi anni. Ad esempio, partecipa a un tavolo di collaborazione con Consip, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze deputata all’acquisto di beni e servizi per le amministrazioni pubbliche, volto a ottimizzare gli acquisti dei dispositivi medici utilizzati dalla cardiologia interventistica, mantenendo alta l’attenzione su qualità, sicurezza e innovazione e non solo sugli aspetti economici. Ha collaborato con Agenas nella messa a punto di raccomandazioni per la codifica delle procedure transcatetere di intervento strutturale sulle valvole cardiache, al fine di permettere non solo l’impiego delle nuove tecnologie, ma soprattutto una loro valutazione in termini di costo-efficacia ai fini dell’individuazione di un valore di DRG adeguato alla loro remunerazione.

Le raccomandazioni sono state fatte proprie dal Ministero della salute che ne ha tratto una circolare inviata a tutte le regioni per l’applicazione. Stiamo ora lavorando affinché vengano recepite sull’intero territorio nazionale” – ha commentato Musumeci.

In estrema sintesi, siamo impegnati affinché non prevalgano logiche estranee a una sanità incentrata sul concetto di qualità di vita del paziente e dei suoi familiari, per assicurare un controllo della spesa che non pregiudichi validità delle cure ed eccellenza nella ricerca e nell’innovazione” – ha concluso il presidente Gise.


I GINECOLOGI IMPARANO A PARLARE DI SESSO SICURO

È la Ginecologia la prima specialistica italiana a “mettersi in gioco” sul piano della comunicazione medico-paziente, dal confronto diretto al dialogo sui social, per favorire il reale cambiamento degli stili di vita in tema di salute sessuale e tutela della vita riproduttiva.

È questo l’obiettivo del primo master “Health Communication in Ginecologia” promosso dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) in collaborazione con l’Università IULM di Milano: insegnare ai medici a parlare di “sesso sicuro” e di infezioni a trasmissione sessuale (ITS), una vera e propria emergenza in termini di salute pubblica, ma rispetto alle quali si comunica ancora poco e con un certo imbarazzo.

Al secondo posto tra le infezioni più diffuse in Europa dopo quelle respiratorie, le ITS hanno fatto registrare in Italia oltre 95mila nuovi casi negli ultimi dieci anni, di cui il 20% nei giovani tra i 15 e i 24 anni che si affacciano alla sessualità in modo spesso disinformato. In progressivo aumento l’incidenza di clamidia, herpes genitale e papillomavirus umano (HPV), quest’ultimo causa oltre che di numerose neoplasie (in primis il cancro del collo dell’utero) anche dei condilomi, ad oggi la prima ITS per numero di visite e diagnosi nei Paesi occidentali. Sono infine tornate alla ribalta infezioni come la sifilide o la gonorrea (+79%), tutte malattie che possono causare infertilità e complicanze per la salute riproduttiva in entrambi i sessi.

Il ginecologo ha un ruolo fondamentale nella prevenzione e moltissimo dipende dalla sua capacità di affrontare l’argomento in maniera esplicita ma empatica, senza minimizzare i rischi per la salute sessuale e riproduttiva della coppia”, ha dichiarato Elsa Viora, Presidente AOGOI.

La comunicazione è quindi diventata parte essenziale del lavoro del medico che deve essere formato anche in questo campo, al di là del percorso accademico. Per questo motivo l’AOGOI ha deciso di investire le proprie risorse in un master dedicato alla comunicazione come parte integrante del proprio impegno nella formazione professionale e nella sempre maggiore umanizzazione del rapporto medico-paziente. Abbiamo scelto di partire da un tema di estrema rilevanza sociale, auspicando che a questa iniziativa ne seguano altre”, ha aggiunto Viora.

Nella pratica clinica quotidiana il ginecologo, più di qualsiasi altro professionista della salute, ha a che fare con tematiche particolarmente delicate e difficili da gestire, in particolar modo quando ci si rivolge alle giovani generazioni. Al di là delle indispensabili competenze scientifiche, non è sempre facile trasferire i messaggi sulla salute in maniera chiara ed esaustiva, facendo sì che riescano realmente ad incidere sui comportamenti individuali. La professionalità da sola non basta in un ambito di forte impatto emotivo come la ginecologia: è necessario superare le barriere che ostacolano un dialogo diretto con le pazienti e saper comunicare in maniera empatica per indirizzare la donna e la coppia lungo un percorso appropriato di controlli e di prevenzione e promuovere l’adozione di corrette abitudini sessuali a tutte le età”, ha spiegato Carlo Maria Stigliano, AOGOI, Direttore Scientifico del Master.

Una comunicazione efficace deve fondarsi su basi rigorosamente scientifiche ma al tempo stesso essere facilmente comprensibile.

Nell’ambito dello screening e delle patologie HPV-correlate, ad esempio, i ginecologi devono essere in grado di spiegare in maniera chiara i risultati di difficile comprensione riportati nei referti e rassicurare le donne sul successivo percorso di cura, evitando di generare inutili ansie”, ha affermato Vito Trojano, presidente emerito AOGOI e vice presidente SIGO.

Una comunicazione efficace medico-paziente  concorre inoltre ad accrescere la fiducia e la percezione della professionalità dello specialista e della struttura sanitaria cui la donna si rivolge ed evita inutili contenziosi in sanità” – prosegue Vito Trojano.

Non soltanto il confronto aperto con le donne, ma anche il dialogo attraverso i nuovi media è parte integrante di una comunicazione efficace e di un percorso di educazione alla sessualità.

È importante esplorare anche la Rete e la nuova sfera dei Social dove il medico può trovarsi ad interagire con le donne, soprattutto le più giovani, alla ricerca di informazioni per sciogliere dubbi e perplessità su sessualità e salute al femminile. Facebook, Twitter, Whatsapp sono ormai diventati strumenti imprescindibili per relazionarsi con le pazienti e rispondere ai loro quesiti, e proprio per questo l’utilizzo delle nuove tecnologie comunicative sarà al centro del percorso formativo offerto ai ginecologi”, ha spiegato Mauro Ferraresi, IULM, Direttore Scientifico del Master.

I recenti episodi di disinformazione e le polemiche sulle vaccinazioni non hanno fatto altro che sottolineare l’importanza della buona comunicazione di cui i ginecologi devono farsi promotori. Una comunicazione diretta e franca con le pazienti: con le pazienti più giovani che si affacciano alle prime esperienze sessuali, con i genitori dei giovani adolescenti per fare corretta informazione sulle possibilità di prevenzione offerte, ad esempio, dalle vaccinazioni, infine con le donne adulte e i loro partner per promuovere una sessualità e una genitorialità consapevole”, ha affermato Antonio Chiàntera, segretario nazionale AOGOI.

Ufficio stampa AOGOI 

TIROIDE E BENESSERE: PASSARE DALLO STARE BENE AL SENTIRSI BENE

Si è appena concluso a Lisbona il Congresso Europeo di Endocrinologia dove gli endocrinologi si sono confrontati e hanno condiviso il nuovo approccio relativo al trattamento delle piccole neoplasie della tiroide argomento di grande interesse vista la frequenza con cui si manifestano questi fenomeni. Da più parti si sono presentate relazioni che avvalorano un atteggiamento cauto e di monitoraggio dei noduli di piccole dimensioni che, se non danno disturbi e sono classificati come benigni dopo uno studio ecografico o un esame citologico con ago aspirato non richiedono un intervento chirurgico. Infatti, spiega Paolo Vitti, Presidente Eletto SIE, Società Italiana di Endocrinologia, “la gran parte dei noduli alla tiroide non cresce di dimensioni nel corso del tempo (circa l’85%) e rimane benigna. Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’incidenza dei noduli tiroidei: questo aumento si è registrato soprattutto per le forme tumorali meno aggressive (istotipo papillare) e per tumori con dimensioni inferiori a 1 centimetro che sono stati rilevati grazie alla migliore sensibilità e il facile accesso ai moderni mezzi diagnostici che ha sicuramente influito nel “portare alla luce” quei piccoli tumori che probabilmente non sarebbero mai cresciuti fino a divenire clinicamente evidenti.

Ieri si è celebrata la Giornata Mondiale della Tiroide e, quanto discusso a Lisbona sulle patologie tiroidee rappresenta un quadro positivo per la salute generale di questa ghiandola che, in questi ultimi anni è oggetto di campagne di sensibilizzazione che hanno portato le persone a una maggiore consapevolezza dell’importanza della tiroide per il proprio benessere”. Infatti, le persone che hanno problemi alla tiroide, per spiegare la propria condizione, dichiarano di aver “perso il loro benessere”.

Questa è proprio la peculiarità dell’ipotiroidismo, la malattia più frequente della tiroide che colpisce oltre 5 milioni di italiani, spiega Paolo Vitti, responsabile scientifico della Giornata della Tiroide, i cui sintomi possono essere così sfumati, ma comunque dannosi, che difficilmente si riesce a ricondurli ad una patologia. E sono davvero tanti: stanchezza, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, scarsa capacità di tollerare il freddo, gonfiore, pelle e capelli secchi e tanti altri disturbi. Proprio per questo il tema scelto per la Giornata Mondiale della Tiroide 2017 è stato “TIROIDE E BENESSERE”. Che si tratti di malattie che devono essere propriamente inquadrate e che i trattamenti debbano essere personalizzati ormai non basta più. La sfida è ridare quel benessere che tante persone dichiarano di avere perso”.

La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli di allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio.

“Essenziale il ruolo dell’assunzione di iodio in quantità adeguate per prevenire le malattie della tiroide, spiega Massimo Tonacchera, Professore Associato di Endocrinologia e Coordinatore Nazionale Comitato della Prevenzione della Carenza Iodica; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. La carenza di iodio anche lieve, che affligge ancora alcune aree del nostro paese, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se la carenza nutrizionale si verifica durante la gravidanza o la prima infanzia”.

“L’attenzione maggiore va posta durante la gravidanza dove una grave iodocarenza, continua Roberto Gastaldi, SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, può determinare la morte del feto in utero, cretinismo neurologico e ipotiroidismo congenito. Proprio quest’ultima patologia rappresentava la prima causa di ritardo mentale nel nostro Paese prima dell’introduzione dello screening neonatale grazie al quale è possibile eseguire diagnosi e trattamento precoci. Dopo l’età neonatale è comunque importante assicurare una adeguata quantità di iodio sia per garantire un regolare processo di crescita e di sviluppo del bambino che per prevenire patologie della tiroide come ad esempio i noduli”.

“Quest’anno il programma nazionale di iodoprofilassi registra qualche successo: i dati dimostrano che la percentuale di sale iodato venduto nella grande distribuzione nel 2016 ha superato il 60% ed è molto positivo dato che prima dell’approvazione della legge era solo al 30%, spiega Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità. Anche i dati di ioduria in età scolare, ovvero la concentrazione di iodio nelle urine, raccolti in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo sono coerenti con questo miglioramento. Le indagini condotte su 2500 bambini tra il 2015 e il 2016 in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, hanno mostrato valori di ioduria indicativi di un adeguato apporto di questo elemento in tutte e 5 le Regioni. Ma il risultato più importante è l’aver accertato che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia, per la prima volta si può dire che il gozzo in età scolare non è più una patologia endemica ed è quindi stato praticamente sconfitto”.

“Tra le molteplici funzioni degli ormoni tiroidei a livello cerebrale rientra il controllo del tono dell’umore, continua Rinaldo Guglielmi, Past-President AME, Associazione Medici Endocrinologi. Quando la tiroide non funziona correttamente in molti pazienti è presente un’alterazione del comportamento e del tono dell’umore; tanto maggiore è la disfunzione della ghiandola e tanto più visibile sarà la sua influenza, fino ad arrivare in alcune forme severe, a quadri clinici tipici della depressione. Se vi sono cambiamenti frequenti dell’umore e non ci sono cause psichiche evidenti, può essere d’aiuto controllare la funzione tiroidea mediante il semplice dosaggio del TSH. Quando i disturbi dell’umore sono dovuti a disfunzioni tiroidee nella quasi totalità dei casi è possibile ristabilire un tono dell’umore normale e coerente con il carattere della persona, con il riequilibrio della tiroide con l’impiego dei farmaci più appropriati”.

La Giornata Mondiale della Tiroide è stata promossa da Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Club delle Unità di Endocrino-Chirurgia (Club delle UEC), Società Italiana di Endocrinochirurgia (SIEC), Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) ed è stata patrocinata da European Thyroid Association (ETA), e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).


“Tiroide, Meriti il Meglio”: le diverse età della donna al centro della nuova campagna di sensibilizzazione sulla tiroide lanciata da Fondazione Cesare Serono

È noto che le disfunzioni della tiroide sono molto più frequenti nelle donne che negli uomini; il rapporto può essere anche di 8 a 11, per alcune di esse.

Inoltre, nella vita di una donna ci sono momenti nei quali è particolarmente importante che la tiroide funzioni al meglio: si tratta di fasi che possono essere definite di transizione: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, la gravidanza e lo sviluppo della menopausa.

Per aiutare le donne a comprendere l’importanza di una tiroide sana, o ben curata, in queste fasi cruciali della loro vita, la Fondazione Cesare Serono ha deciso di dedicare a questi argomenti la campagna: “Tiroide, Meriti il Meglio”.

In occasione dello sviluppo della pubertà, della gravidanza e della menopausa, la funzione della tiroide subisce sollecitazioni e modificazioni e l’attività dell’organo deve essere ben coordinata con quella di altre ghiandole e tessuti, che giocano ruoli rilevanti in quelle fasi “di passaggio”. Basti pensare che la tiroide deve “lavorare per due” nei primi 3 mesi di gravidanza perché, in quel periodo, il feto non produce ormoni tiroidei. Quindi, se la consapevolezza dell’importanza del buon funzionamento della tiroide ci deve essere sempre, a maggior ragione deve esserci in questi passaggi della vita. A ciò si aggiunge che segni e sintomi delle disfunzioni tiroidee sono spesso generici e, in particolare in queste epoche della vita, possono essere confusi con i sintomi tipici del cambiamento in atto e perciò diventano più difficili da individuare. Se poi un ipertiroidismo o un ipotiroidismo sono già stati diagnosticati, anche nell’adolescenza per quanto raramente si possano presentare, è decisivo che la loro gestione sia particolarmente attenta e precisa.

Se è vero che bisogna prendersi cura della propria tiroide in tutte le età della vita con la campagna “Tiroide, Meriti il Meglio” intendiamo segnalare che in alcune età è fondamentale effettuare opportuni controlli e non sottovalutare le conseguenze di un cattivo funzionamento della tiroide non adeguatamente gestito, specialmente nelle donne” – commenta Gianfranco Conti, Direttore della Fondazione Cesare Serono.

La quarta edizione della campagna di sensibilizzazione sulle disfunzioni della tiroide della Fondazione Cesare Serono è stata lanciata in occasione della Settimana Mondiale della Tiroide, che si celebra dal 21 al 27 maggio.

Il sito della Fondazione verrà arricchito di nuovi contenuti informativi: all’indirizzo www.tiroidemeritiilmeglio.it sarà infatti possibile trovare schede di approfondimento sulle disfunzioni tiroidee in adolescenza, gravidanza e menopausa. Ci saranno video interviste agli esperti su tali argomenti e un questionario di autovalutazione, il tutto con l’obiettivo di guidare gli utenti al corretto riconoscimento dei sintomi tipici delle disfunzioni della tiroide, da segnalare al medico di riferimento o a uno specialista, favorendo una diagnosi precoce.

Il messaggio di sensibilizzazione verrà affidato quest’anno a uno spot video che sarà diffuso sui social network dalla Fondazione Cesare Serono. Il video, attraverso le immagini che ripercorrono la vita di una donna, dall’infanzia alla maturità, celebra il valore delle donne e di ogni età, per poi sottolineare l’importanza di mantenere un buono stato di salute nelle fasi di cambiamento, anche grazie ad una tiroide in piena efficienza o a disfunzioni dell’organo gestite nel migliore dei modi.

La campagna “Tiroide, Meriti il Meglio” è patrocinata dalle principali Società Scientifiche di riferimento (AIT – Associazione Italiana della Tiroide, AME – Associazione Medici Endocrinologi, SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e dal CAPE – Comitato Associazione di Pazienti Endocrini.

“Tiroide, Meriti il Meglio” è realizzata dalla Fondazione Cesare Serono con il supporto incondizionato di Merck.

1 ACOG Education Pamphlet AP128 – Thyroid Disease. American College of Obstetricians and Gynaecologists. Washington, DC. 2002



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