Archivio per giugno 2017

L’orologio biologico esiste e si chiama riserva ovarica

In Italia assistiamo ogni anno alla costante e progressiva diminuzione delle nascite, le culle sono sempre più vuote e l’età media del primo (e spesso unico) parto ha ormai valicato la soglia dei 30 anni. Molti fattori contribuiscono a spiegare questo fenomeno. Tra questi, il potenziale riproduttivo che la donna porta con sé dal momento in cui è concepita, che diminuisce con l’avanzare dell’età:  alla nascita, una donna possiede circa 1-2 milioni di follicoli ma, attorno ai 35 anni il numero è già sceso a 25.000, riducendosi progressivamente fino al momento della menopausa.

Ma come si determina lo stato di fertilità di una donna?

Conoscere bene il proprio corpo e reagire prontamente ai segnali è importante; una donna che desidera diventare mamma dopo circa un anno di tentativi infruttuosi, specialmente se ha un’età superiore ai 30, dovrebbe considerare la possibilità di rivolgersi ad uno specialista. In caso di difficoltà nel concepimento è sicuramente indicato sottoporsi quanto prima ad indagini più approfondite, per entrambi i futuri genitori. In alcune particolari situazioni la riserva ovarica, ovvero il patrimonio follicolare e ovocitario presente in un determinato momento della vita di una donna, potrebbe essere notevolmente ridotta anche in donne più giovani e ci sono alcuni campanelli d’allarme da non sottovalutare, ad esempio familiarità di menopausa precoce. Indagini ecografiche e di laboratorio permettono oggi di ottenere informazioni sul probabile stato di fertilità e sulla previsione di risposta ai trattamenti” – spiega il Dott. Andrea Borini, responsabile medico-scientifico di 9.baby, il network specializzato in medicina della riproduzione che accompagna le coppie a diventare mamme e papà.

Diversi esami possono tracciare un primo quadro e offrire una ‘fotografia’ dello stato della riserva ovarica di una donna: tramite un semplice esame del sangue dosando l’FSH, ormone follicolo stimolante, e l’ormone antimulleriano, AMH, o con semplici esami di diagnostica per immagini, un esame ecografico della conta dei follicoli antrali e del calcolo del volume ovarico.

Sono tante le domande e i dubbi che le coppie si pongono quando iniziano il percorso di ricerca di un bimbo tramite la fecondazione assistita, o come si direbbe tecnicamente la PMA, procreazione medicalmente assistita. Per questo motivo siamo impegnati nell’organizzazione di iniziative di informazione per tutte le necessità: dagli open day, ai colloqui personalizzati, al nostro numero verde che consente di ricevere informazioni da personale esperto. Tutti i giorni ci confrontiamo con le coppie e conosciamo quanto grande sia il bisogno di informazione e condivisione delle future mamme e papà” – continua il dottor Andrea Borini.


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Azoospermia e Micro-TESE

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Nel recente passato, le possibilità che gli uomini con diagnosi di azoospermia non ostruttiva potessero diventare genitori erano quasi nulle. Oggi i progressi nel campo della medicina riproduttiva, tra cui figura Micro-TESE, danno grande speranza agli uomini che affrontano gravi problemi legati alla fertilità.

Micro-TESE consiste in una biopsia testicolare che viene eseguita attraverso una microscopica amplificazione visiva (microscopio chirurgico) che identifica le aree del testicolo dove sono certamente presenti gli spermatozoi.

IVI utilizza questa tecnica da diversi anni nei propri centri di Madrid e Valencia, con l’obiettivo di estenderla nel resto dei suoi centri. Solo nel 2016, grazie al Micro-TESE, IVI ha eseguito 23 biopsie. Da questi interventi è stato possibile il recupero degli spermatozoi in 13 casi, un tasso di recupero pari al 56,52%. A seguito di tali recuperi di spermatozoi sono state raggiunte sei gravidanze attraverso un ciclo di fecondazione in vitro, grazie alla microiniezione dello sperma recuperato.

Secondo il Dottor Carlos Balmori, urologo presso il Centro IVI di Madrid, “grazie al microscopio chirurgico si ingrandisce la visione e si possono vedere con precisione i tubuli del testicolo, per scegliere quali debbano essere presi. Micro-TESE è l’alternativa alle biopsie randomizzate e più comuni. Riduce al minimo i danni ai testicoli rispetto ad una biopsia aperta ed ha un campionamento più selettivo. Con le biopsie tradizionali viene rimossa una grande quantità di tessuto testicolare e si può arrivare ad influenzare una delle funzioni dei testicoli, come la produzione di testosterone. Il tessuto testicolare non viene recuperato, bisogna stare attenti quando viene rimosso per evitare di causare, ad esempio, l’ipogonadismo”.

IVI è uno dei pochi centri in Spagna che pratica il recupero di spermatozoi attraverso la tecnica Micro-TESE.

Dobbiamo sempre contare su personale qualificato, con un team di urologi e biologi. Una volta ottenuto il campione di sperma, questi potrà essere congelato in vitro per essere utilizzato in futuro o direttamente senza la necessità di ricorrere a trattamenti di congelamento” – afferma il Dottor Saturnino Lujan, urologo presso il Centro IVI di Valencia.

Una volta di più IVI si dimostra in prima linea nei trattamenti di riproduzione assistita e mette a disposizione le proprie conoscenze al servizio dei suoi pazienti. Anche se Micro-TESE è un metodo rivoluzionario per recuperare gli spermatozoi,

l’ideale sarebbe raggiungere un ingrandimento visivo tale che ci consenta di vedere direttamente lo sperma. Attualmente stiamo lavorando su tecniche di immagine che ci renderanno più facile l’individuazione dei tubuli che contengono sperma” – conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Ipogonadismo | Si tratta di un disturbo nel funzionamento di gonadi, ovaie e testicoli, che, a causa di un funzionamento non corretto, non ricevono abbastanza stimolazione dall’ipofisi perché questa non è ben stimolata dall’ipotalamo. Tale condizione può essere dovuta principalmente a danni cerebrali provocati da un intervento chirurgico o infezioni e a cause genetiche.

Azoospermia | E’ la diagnosi che riceve un uomo quando non presenta spermatozoi nel proprio liquido seminale. Esistono due tipi di azoospermia: quella ostruttiva, che potrebbe derivare da un incidente o da un intervento chirurgico, e quella non ostruttiva o secretoria.

 

Intolleranza al glutine, carenze di ferro, allergie e infezioni: i test “fai da te” assicurano sempre di più il primo controllo del proprio stato di salute

Cercare informazioni sulla propria salute in internet è ormai un’abitudine consolidata che coinvolge il 59% della popolazione italiana, ma le risposte necessitano spesso di ulteriori conferme (solo il 16% si dichiara infatti soddisfatto di ciò che trova in rete)*.

Per questo motivo HARTMANN, uno dei principali provider al mondo di prodotti medicali, ha annunciato il lancio di Veroval®, una linea di 11 self-test diagnostici per una prima verifica sul proprio stato di salute.

Intolleranza al glutine, allergie a peli del gatto, pollini e polvere, livello di colesterolo, patologie gastro-intestinali e fertilità maschile, possono ora essere verificati nella privacy della propria casa. Con i self-test Veroval®, in pochi minuti, si ottengono riposte con un’affidabilità fino al 99%.

Stili di vita frenetici portano a trascurare la propria salute e a sottovalutare dei sintomi che potrebbero invece essere monitorati, consentendo la prevenzione di malattie più serie. I self-test Veroval® offrono agli utilizzatori un orientamento iniziale a importanti problemi di salute, giocando così un ruolo fondamentale nella scoperta precoce di potenziali rischi. I self-test non sostituiscono la diagnosi di un medico, ma certamente possono aiutare ad attivare un trattamento tempestivo” – ha dichiarato il Dr. Giovanni Renna Amministratore Delegato HARTMANN Italia.

In particolare, Veroval® introduce il nuovo “Antibiotico Sì o No”, per individuare se è in atto o meno nel nostro organismo un’infezione batterica, soprattutto in caso di tosse, febbre e raffreddore. Una buona diagnosi è necessaria anche per evitare un uso scorretto degli antibiotici, che risultano essere inefficaci in caso di infezione virale. Nel corso degli anni, il loro uso eccessivo o improprio è stato collegato alla comparsa e alla diffusione di microrganismi resistenti a questo tipo di farmaci, che rendono inefficaci le cure mediche e rappresentano un grave rischio per la salute pubblica. È dunque importante poter diagnosticare se l’infezione sia di origine batterica o virale.

Quando vi è frequente mal di testa, stanchezza e pallore, come per esempio durante i cambi di stagione, c’è il self-test Veroval® per la “Carenza di ferro”: tutto ciò che serve è una goccia di sangue prelevata dal dito e dieci minuti di tempo, al fine di accertare se i valori rientrano nella norma.

L’ampia gamma Veroval® vede “Intolleranza al glutine” al primo posto come self-test più venduto. È dimostrato che la celiachia, l’intolleranza al glutine, è un problema molto più diffuso di quanto si pensi. Nel soggetto celiaco, il corpo risponde con reazioni autoimmuni che possono causare diversi sintomi come dolori addominali, dissenteria, perdita di peso, carenze nutrizionali dovute a malassorbimento e malattie della pelle. Grazie all’autodiagnosi con self-test Veroval® si potrà quindi escludere la presenza dell’intolleranza.

La gamma si completa con:

  • INFEZIONI ALLE VIE URINARIE: Test rapido per rilevare globuli bianchi, nitriti e proteine nelle urine
  • COLESTEROLO: Test rapido per determinare il livello di colesterolo nel sangue
  • PREVENZIONE PER LO STOMACO: Test rapido per rilevare possibile infezione da Helicobacter pylori
  • PREVENZIONE PER L’INTESTINO: Test rapido per la rilevazione del sangue occulto nelle feci
  • ALLERGIE: Test rapido per rilevare la presenza di allergie ai peli del gatto, pollini e acari della polvere
  • FERTILITÀ MASCHILE: Test rapido per determinare la concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale
  • PREVENZIONE DELLE INFEZIONI VAGINALI: Test rapido per determinare il pH vaginale
  • DROGHE: Multi-test rapido per determinare 6 diverse droghe

I self-test Veroval® sono disponibili in farmacia e sul sito internet www.shop.veroval.it

I self-test Veroval® sono adatti per coloro che desiderano avere risposte rapide riguardo a importanti problemi di salute.  Possono essere inoltre un valido aiuto per il medico di medicina generale, perché, trattandosi di strumenti non invasivi e a basso costo, permettono di valutare l’inizio o meno di un iter diagnostico decisamente più impegnativo e costoso” – ha commentato Marco Bacchini, presidente di Federfarma Verona.

* TNS Political & Social (2015, November). Flash Eurobarometer 404: European Citizens’ Digital health Literacy. European Commission.


Ipertensione endocrina nuova candidata allo screening?

La Endocrine Society ha rilasciato una nuova dichiarazione scientifica2 sullo screening dell’ipertensione endocrina. Tale dichiarazione fornisce alcune linee guida sullo screening di 15 disordini ormonali che si presentano con l’ipertensione e possono essere potenzialmente curati mediante la chirurgia o trattati farmacologicamente.

In assenza di test di laboratorio appropriati, alcuni comuni disordini endocrini sono quasi indistinguibili da un qualunque caso di ipertensione, come affermato da William Young della Mayo Clinic di Rochester1, e lo screening delle cause di base dell’ipertensione potrebbe salvare delle vite. Circa il 15% dei soggetti con ipertensione di fatto presentano un’ipertensione secondaria, spesso causata da un problema nel sistema endocrino o renale, e questa percentuale sale a più del 50% dei bambini e del 30% dei giovani sotto i 40 anni che manifestano ipertensione.

Nello specifico, il nuovo documento fornisce informazioni sull’aldosteronismo primario, che è causato da una sovrapproduzione di aldosterone da parte delle ghiandole surrenali e determina un eccessivo riassorbimento del sodio nel rene, con conseguente pressione elevata. L’aldosteronismo primario dovrebbe essere preso in considerazione nella maggior parte dei pazienti che si presentano con ipertensione, dato che se non trattata questa patologia potrebbe aumentare il rischio di eventi cardiovascolari, fra cui morte ed ictus, ma se diagnosticata può essere trattata facilmente e spesso curata.

Il rilevamento precoce inverte anche l’elevato rischio di eventi cardiovascolari ed insufficienza renale in questa popolazione. Il documento revisiona anche altre cause di ipertensione endocrina, fra cui tumori che secernono ormoni dello stress, disordini tiroidei, apnea ostruttiva nel sonno, acromegalia, disturbi del sistema vascolare distale, sindrome di Cushing e disturbi delle ghiandole paratiroidee.

Nel complesso, viene raccomandato un approccio allo screening che tenga conto del contesto clinico. Ad esempio, rilevare eventuali cause ormonali dell’ipertensione potrebbe avere una priorità secondaria nei pazienti con molteplici e gravi comorbidità, mentre lo screening potrebbe fare la differenza nei pazienti più giovani, nei quali potrebbe migliorare e prolungare la vita.

 

1. The Management of Primary Aldosteronism: Case Detection, Diagnosis, and Treatment: An Endocrine Society Clinical Practice Guideline  – John W. Funder, Robert M. Carey, Franco Mantero, M. Hassan Murad, Martin Reincke, Hirotaka Shibata, Michael Stowasser, William F. Young, Jr – J Clin Endocrinol Metab (2016) 101 (5): 1889-1916. DOI: https://doi.org/10.1210/jc.2015-4061 – Published: 01 May 2016

2.Screening for Endocrine Hypertension: An Endocrine Society Scientific Statement – William F. Young, Jr.; David A. Calhoun; Jacques W.M. Lenders; Michael Stowasser; Stephen C. Textor; Endocr Rev (2017) 38 (2): 103-122. DOI: https://doi.org/10.1210/er.2017-00054 – Published: 05 April 2017

Linee guida americane 2017 sullo scompenso cardiaco

Le società scientifiche cardiologiche americane (ACC/AHA/HFSA) hanno pubblicato un secondo aggiornamento delle linee guida sullo scompenso cardiaco pubblicate nel 2013. Un primo aggiornamento focalizzato sulla terapia medica ed in particolare sulla novità rappresentata dagli ARNI (angiotensin receptorneprilysin inhibitor) era stato pubblicato l’anno scorso.

Riportiamo alcune delle principali novità introdotte con il recente aggiornamento.

Prevenzione | Nei pazienti a rischio di sviluppare lo scompenso cardiaco (stadio A) , asintomatici ed esenti da disfunzione ventricolare, è considerato ragionevole utilizzare il dosaggio dei peptidi natriuretici (BNP e NT-proBNP) per identificare quelli che meritano un approfondimento diagnostico. Sulla scorta dei risultati dello studio SPRINT, che ha documentato i benefici, anche in termini di riduzione dell’incidenza dello scompenso cardiaco, della strategia di perseguire il target di 120 mmHg di pressione sistolica, l’obiettivo del trattamento anti-ipertensivo nei pazienti in stadio A è collocato a 130/80 mmHg. La scelta di proporre 130 e non 120 mmHg scaturisce dalla constatazione che la pressione arteriosa misurata nella pratica routinaria è 5-10 mmHg più elevata di quella riscontrata nelle condizioni controllate di un trial clinico.

Terapia | Si ribadiscono l’utilità e le indicazioni della introduzione in terapia di farmaci innovativi come gli ARNI  e l’ivabradina inserendoli all’interno di una nuova flow-chart terapeutica dopo diuretici, ace-inibitori / sartani e beta-bloccanti.

Diagnosi e prognosi | Si conferma l’utilità del dosaggio dei peptidi natriuretici nella diagnosi di scompenso cardiaco acuto e cronico e lo si estende anche alla prognosi, con particolare riguardo ai valori riscontrati al momento del ricovero e alla dimissione.

Scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata (HFpEF) | Per lo scompenso a frazione di eiezione preservata non sono disponibili terapie in grado di modificare la prognosi. In questo aggiornamento, per la prima volta, in pazienti molto selezionati e con una forza della raccomandazione molto debole, si suggerisce la possibilità di utilizzare gli antagonisti dell’aldosterone al fine di ridurre le ospedalizzazioni. Il trattamento è proposto ai pazienti con caratteristiche analoghe a quelle dello studio TOPCAT [6]: FE ≥ 45%, valori elevati di BNP o ricovero per scompenso entro un anno, velocità di filtrazione glomerulare stimata > 30 mL/min, creatinina < 2.5 mg/dL, potassiemia < 5.0 mEq/L.

Comorbilità: anemia | Nei pazienti con scompenso in classe NYHA II-III, una carenza di ferro documentata (ferritina < 100 ng/mL o compresa tra 100 e 300 ng/mL se la saturazione della transferrina è < 20%) si può prendere in considerazione la somministrazione di ferro endovena per migliorare lo stato funzionale e la qualità della vita. E’ da evitare, invece, la somministrazione di eritropoietina. In ogni caso, il dosaggio della ferritina rientra tra le valutazioni ematochimiche da effettuare nel paziente con scompenso.

Comorbilità: apnee notturne | Nei pazienti con possibili alterazioni respiratorie notturne o con sonnolenza diurna è indicato eseguire una valutazione diagnostica al fine di riconoscere una eventuale sindrome delle apnee notturne. Il trattamento ventilatorio a pressione positiva (CPAP), infatti, potrebbe essere migliorare la qualità del sonno e l’ossigenazione del sangue.

Fonte | 2017 ACC/AHA/HFSA Focused Update of the 2013 ACCF/AHA Guideline for the Management of Heart Failure – Circulation. 2017 Apr 28.

AOGOI sulla contraccezione di emergenza: accogliamo con favore le nuove raccomandazioni AIFA

 

Encomiabili e condivisibili le nuove raccomandazioni AIFA sulla contraccezione ormonale di emergenza a base di levonorgestrel per le utilizzatrici di farmaci induttori degli enzimi epatici. La giusta contraccezione di emergenza può infatti essere una scelta efficace e sicura per prevenire le gravidanze indesiderate e quindi ridurre gli aborti. Il sempre più ampio ricorso a questa metodica è tuttavia un campanello d’allarme della scarsa educazione contraccettiva e della mancata autoprotezione dalle malattie sessualmente trasmesse. Le società scientifiche e le istituzioni devono lavorare insieme per promuovere una contraccezione responsabile e gratuita affinché l’emergenza non si ripeta”. Così la dottoressa Elsa Viora, Presidente Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), commenta la recente nota AIFA sull’utilizzo della “pillola del giorno dopo”.

AOGOI ricorda che le nuove raccomandazioni si riferiscono alle donne che desiderano ricorrere alla contraccezione di emergenza e che hanno utilizzato farmaci induttori degli enzimi epatici, ad esempio per il trattamento dell’HIV, dell’epilessia, delle infezioni fungine. Per queste donne va senz’altro considerata e suggerita la spirale intrauterina in rame (IUD – Intra Uterine Device) o, se questa opzione non è praticabile, va prescritta una doppia dose di levonorgestrel, ovvero 3mg rispetto alla dose abituale di 1,5. 

La nota AIFA è l’occasione per sottolineare che il ricorso alla pillola del giorno dopo è la conseguenza di un rapporto sessuale non protetto o del fallimento del metodo contraccettivo prescelto, ormonale e non. La richiesta di contraccezione di emergenza può e deve essere quindi l’occasione per ridiscutere la scelta contraccettiva con la donna, o meglio con la coppia, in particolare quando non è possibile utilizzare la contraccezione ormonale. Sull’altro fronte, quello dei comportamenti a rischio, serve invece un maggiore impegno educativo all’autoprotezione, sia procreativa, sia della salute sessuale e generale di donne e uomini”, aggiunge la dottoressa Viora.

AOGOI è da sempre impegnata a promuovere l’awareness su questo tema, sia verso l’opinione pubblica, sia verso gli operatori sanitari.

Un lavoro di sensibilizzazione che deve affiancarsi all’adozione di politiche a favore di una contraccezione sempre più informata e responsabile, ma anche gratuita, non potendo essere l’acquisto dei contraccettivi a totale carico dei cittadini. Oltretutto, un investimento pubblico a sostegno della contraccezione non soltanto produrrebbe un beneficio per la salute dei cittadini, soprattutto dei più giovani, ma genererebbe risparmi per il servizio sanitario nazionale in virtù di un minor ricorso ai ricoveri e agli interventi chirurgici per le interruzioni volontarie di gravidanza”, conclude Viora.

Ufficio stampa AOGOI

Dermatite seborroica

La dermatite seborroica colpisce in particolare il cuoio capelluto e, al contrario di quello che si può pensare, è molto diffusa. In Italia, per esempio, i casi registrati sono tra i 2 e i 3 milioni. Le altre zone soggette all’insorgenza di questo disturbo sono il naso, le sopracciglia, le ascelle e le pieghe cutanee.

Partendo dal presupposto che vi è molto probabilmente una predisposizione genetica in chi soffre di questo disturbo, esistono poi alcuni fattori che contribuiscono all’insorgenza della dermatite seborroica come, per dirne alcuni, un clima particolarmente freddo, reiterate situazioni di stress, stanchezza, ma anche l’utilizzo di detergenti eccessivamente aggressivi può portare ad una comparsa più facile della malattia.

I sintomi più comuni sono arrossamento, forte prurito, comparsa di squame e croste e, se il disturbo interessa precisamente il cuoio capelluto, in alcuni casi può anche verificarsi la perdita dei capelli.

Parlando di cure, invece, già solo alcuni semplici accorgimenti come una corretta alimentazione, l’utilizzo di creme e saponi di qualità e di tessuti leggeri come il cotone possono aiutare ad attenuare il problema.

E visto che siamo ormai in piena estate, cosa ne dite di prendere un po’ di sole?

Ebbene sì: i raggi solari contribuiscono infatti all’assorbimento del sebo in eccesso, ma attenzione, usufruitene con parsimonia e non dimenticate di utilizzare delle creme protettive!

Esistono, poi, oltre alle classiche cure di natura farmacologica, anche una serie di rimedi offerti dalla natura e che possono aiutare ad attenuare la presenza della dermatite seborroica.

Per saperne di più, visitate il sito Curadermatite.it.


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