Insufficienza ovarica precoce e ringiovanimento ovarico


Diversi sono i fattori che, negli ultimi decenni, hanno influenzato il posticipo della maternità: sociali, lavorativi, economici, ecc. Tuttavia, la biologia non è andata di pari passo a questa tendenza e, ad oggi, la migliore età riproduttiva della donna rimane la decade dei vent’anni, quando però molte donne ancora non pensano a diventare madri. È questo il periodo in cui vengono rilasciati gli ovuli migliori, al fine di aumentare le probabilità di una gravidanza senza complicanze e di un bambino sano. Tuttavia, si stima che l’1% delle donne soffra di insufficienza ovarica precoce, o menopausa precoce, e, nonostante la giovane età, abbia difficoltà a rimanere incinta.

Nell’ambito di uno studio condotto in collaborazione con l’Ospedale La Fe di Valencia, IVI è riuscita a ottenere quattro gravidanze in pazienti affette da insufficienza ovarica precoce attraverso il ringiovanimento ovarico.

Si tratta di una delle linee di ricerca portate avanti da IVI e diretta dal Prof. Antonio Pellicer, copresidente e fondatore del gruppo, che spiega: “Stiamo cercando metodi innovativi per attivare i follicoli che non si svilupperebbero in altro modo e i risultati sembrano promettenti. Questo trattamento lascia aperta la speranza per quelle pazienti che altrimenti non avrebbero alternative per rimanere incinte con i propri ovuli”.

Il ringiovanimento ovarico è stato uno dei temi affrontati nel workshop precedente al 7mo Congresso Internazionale IVI sulla Medicina Riproduttiva, Bilbao 11-13 maggio 2017 che ha visto riuniti esperti del calibro di Antonio Pellicer, Sonia Herraiz, Mónica Romeu, César Díaz e Konstantinos Pantos. Questa linea di ricerca innovativa è stata anche al centro di una delle sessioni congressuali, tenuta dal Prof. Pellicer.

Due tecniche, uno stesso obiettivo

Per ottenere il ringiovanimento ovarico – che attivi l’accrescimento dei follicoli nello stadio precoce, indipendente dall’azione delle gonadotropine – IVI sta esplorando due tecniche: la frammentazione del tessuto ovarico (OFFA, dall’inglese Ovarian Fragmentation for Follicular Activation) e l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica. Entrambe fanno sì che l’ovaio, organo responsabile dell’ovulazione, inverta parzialmente il processo di invecchiamento e attivi i follicoli dormienti, che altrimenti rimarrebbero nell’ovaio senza svilupparsi, neanche con l’aiuto di farmaci.

Nella prima tecnica, che attualmente IVI Valencia offre alle pazienti con insufficienza ovarica precoce come ultima opzione prima di sottoporsi di trattamento di ovodonazione, un campione di corticale ovarica viene prelevato per via laparoscopica, frammentato e ri-impiantato. Questa procedura è poco fastidiosa per le pazienti, che vengono dimesse il giorno stesso. Il risultato dell’intervento viene valutato con un semplice esame del sangue per stabilire la variazione dei livelli di AMH (ormone antimulleriano), un marker della riserva ovarica.

Il secondo metodo di ringiovanimento ovarico consiste nell’infusione di cellule staminali del midollo osseo (BMDSC, Bone Marrow-Derived Stem Cells) nella arteria ovarica. Questa procedura è parte di uno studio pilota condotto dal professor Antonio Pellicer e dalla sua collaboratrice, la dottoressa Sonia Herraiz, in collaborazione con l’Ospedale La Fe di Valencia. Anche questa tecnica offre risultati promettenti, poiché si sono verificate gravidanze spontanee anche in donne con scarsa riserva ovarica che avevano subito un trapianto di midollo osseo.

Nel corso del primo giorno di Congresso, presso il Palazzo Euskalduna di Bilbao, che ha visto riuniti più di 1.400 specialisti della medicina riproduttiva, il professor Antonio Pellicer e il dottor César Díaz hanno presentato i risultati di entrambe le tecniche.

Alla sessione ha partecipato anche il dottor Aaron Hsueh, che ha presentato una nuova tecnica di visualizzazione dello sviluppo dei follicoli simile agli infrarossi, che permette di osservarne le dimensioni, la posizione e la forma.

Questa tecnica rende concreta una prospettiva di maternità per quelle giovani pazienti che vedevano improvvisamente preclusa la possibilità di diventare madri. I risultati raggiunti da IVI incoraggiano le previsioni per il futuro e danno uno slancio importante alla ricerca che sta andando avanti in questa direzione” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.


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