Allarme degli esperti, crescono in parallelo popolazione urbana e malattie croniche non trasmissibili


Un allarme e un invito sulla “nuova epidemia urbana”, come è definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il fenomeno dell’aumento delle malattie croniche non trasmissibili nelle città,  sono stati contemporaneamente lanciati il 3 luglio scorso, ai quasi 8.000 Sindaci italiani, in occasione del 2nd Health City Forum organizzato a Roma da Health City Institute, Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Roma Capitale, in collaborazione con il programma Cities Changing Diabetes promosso da University College London (UCL) e Steno Diabetes Center, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk.

Con una “Lettera aperta ai Sindaci italiani per promuovere la salute nelle città come bene comune”, Antonio De Caro, Presidente ANCI e Sindaco di Bari, Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI e Sindaco di Catania, e Roberto Pella, Vice presidente vicario ANCI, in rappresentanza del Gruppo di lavoro dell’associazione su “Urban health”, hanno sollecitato i colleghi ad attivarsi nel creare reti di collaborazione pubblico-privato, mettere in atto politiche urbane che abbiano come priorità la salute dei cittadini, impegnarsi nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, per fronteggiare questa emergenza. La lettera aperta è stata condivisa e firmata anche da Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità, Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, Giovanni Malagò, Presidente Coni, e Simona Arletti, Presidente Rete italiana città sane dell’Oms.

Oggi 1 abitante del pianeta su 2 vive in ambiente urbano; il dato era 1 su 3 nel 1950 e sarà 2 su 3 nel 2050. Nel 1950 vivevano nelle città 746 milioni di persone, diventate oggi 3,9 miliardi, con una proiezione di crescita di ulteriori 2,5 miliardi da qui al 2050”, ha ricordato Roberto Pella, citando i dati del rapporto World Urbanization Prospects delle Nazioni unite.

Secondo lo stesso documento, è una percezione errata quella secondo cui il fenomeno dell’inurbamento, ossia la fuga dalla campagna verso la città, riguardi prevalentemente le megalopoli: i 28 agglomerati urbani con oltre 10 milioni di abitanti, guidati da Tokyo con 38 milioni, Nuova Delhi (25 milioni), Shangai (23 milioni), Città del Messico, Bombay e San Paolo (21 milioni). Oppure le 43 megacittà tra i 5 e i 10 milioni di abitanti o ancora le oltre 400 tra 1 e 5 milioni. Nelle 28 megalopoli, infatti, ha trovato casa solo il 12,5 per cento della popolazione urbana mondiale; più della metà vive in città con meno di 500mila abitanti: città come Bologna, Firenze, Bari, Verona.

I fenomeni del crescente inurbamento e della conseguente urbanizzazione sono legati a doppio filo con un altro accadimento: la crescita drammatica delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, provocata anche dalle modifiche agli stili di vita alimentari e fisici”, ha spiegato Andrea Lenzi, sottolineando come oggi sul pianeta vivano 415 milioni di persone con diabete, mentre erano solo 285 milioni nel 2010, e siano oltre 2,2 miliardi gli esseri umani sovrappeso od obesi, con la prevalenza – ossia la percentuale sulla popolazione – dell’obesità raddoppiata in oltre 70 Paesi a partire dal 1980.

Questi numeri fotografano una situazioneche riguarda anche il nostro Paese, come viene rilevato dai dati del Ministero della salute e dell’Istat. Per questo chiediamo di porre come priorità la salute e che la stessa sia nelle agende e nelle strategie del buon vivere nelle nostre cittàscrivono i firmatari della lettera resa pubblica nell’occasione.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione”, ha detto Enzo Bianco.

Abbiamo bisogno di avere come obiettivo prioritario che la salute nelle città sia un bene comune. In caso contrario, la salute di milioni di abitanti delle nostre città è in gioco. Aiutateci a sostenere, promuovere e sottoscrivere il Manifesto della salute nelle Città, quale strumento per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini e in particolare delle generazioni future”, si conclude l’invito ai primi cittadini d’Italia.  


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