Archivio per gennaio 2018

Nasce “MonnaLisa Care”: il progetto gratuito che aiuta le donne che lottano contro il tumore al seno a risolvere i problemi della menopausa indotta

Riportare un po’ di serenità nella vita delle donne che stanno lottando contro il tumore al seno. È con questo scopo che viene lanciato il progetto “MonnaLisa Care”, sostenuto dalla Onlus Associazione Angela Serra per la Ricerca sul Cancro, dall’equipe del prof. Giovanni Tazzioli del Percorso Senologico del Policlinico di Modena e dal dottor Ezio Bergamini (Segretario Regionale AOGOI Emilia Romagna) per offrire gratuitamente alle donne in menopausa indotta, in seguito a terapia oncologica, il trattamento laser MonnaLisa Touch, la soluzione non chirurgica e non farmacologica più efficace per prevenire e trattare l’atrofia vaginale e le sue conseguenze.

Nella prima fase del progetto, la Onlus Associazione Angela Serra ha organizzato il reclutamento delle pazienti in cura dall’equipe del prof. Giovanni Tazzioli del Policlinico di Modena. Nella seconda fase, la dott.ssa specialista in Ostetricia e Ginecologia Carla Bertani, supportata dalla dott.ssa Giulia Pedrielli, si è occupata di colloquio, pre-trattamento e controllo delle analisi delle pazienti selezionate a cui effettuerà gratuitamente le tre sedute del trattamento MonnaLisa Touch. Le visite si svolgeranno nello studio del dott. Bergamini che offrirà l’impiego di locali, personale e attrezzature.

Come Segretario Regionale dell’AOGOI e con l’approvazione della Dirigenza, sono orgoglioso di poter realizzare questo progetto. Da sempre l’Associazione si impegna per il benessere femminile con iniziative e pratiche di prevenzione. Questo è sicuramente un buon esempio di attività a favore delle donne, in particolare colpite da una patologia importante che oltre a creare problemi di salute, colpisce anche la sfera sessuale e di relazione”- ha commentato il dott. Ezio Bergamini, Segretario Regionale AOGOI Emilia Romagna.

La Onlus Associazione Angela Serra si occupa da sempre di promuovere la prevenzione e di sostenere studi e ricerche in ambito oncologico. Da alcuni anni l’Associazione promuove il progetto “Dalla Cura al Prendersi cura”, con servizi assistenziali diretti ai pazienti oncologici per contribuire ad alleviare segni e sintomi che si verificano durante la malattia e la terapia, offrendo percorsi in piscina in acqua salata riscaldata, sedute di riflessologia plantare, yoga e ginnastica dolce ed incontri con esperti estetisti e parrucchieri.

Questa collaborazione, con il Centro Oncologico Modenese e con l’equipe del Dott. Bergamini a favore delle donne affette da tumore al seno, rappresenta per noi una nuova possibilità per promuovere e sostenere l’importanza del benessere psico-fisico per le pazienti che lottano contro il tumore” – ha dichiarato il Consiglio Direttivo della Onlus Associazione Angela Serra.

È proprio nelle pazienti in cura con terapie oncologiche, oltre che nelle donne in menopausa o in allattamento, che si registra un importante calo di estrogeni. Questo può causare vaginite atrofica: una mancanza di nutrimento ed idratazione delle cellule della mucosa vaginale che comporta secchezza vaginale, bruciore, fastidi continui e dolore durante i rapporti sessuali, andando a incrinare relazioni e sicurezza delle pazienti.

In Italia la procedura laser MonnaLisa Touch™, che deve essere sempre eseguita da personale medico specializzato o dal ginecologo, è stata approvata dall’Aogoi (Associazione dei Ginecologi Italiani) così come dalla comunità scientifica internazionale: a livello mondiale sono 30 le pubblicazioni tra le più autorevoli che hanno convalidato il trattamento. In particolare, uno studio condotto dal reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Careggi di Firenze e pubblicato su “Archives of Obstetrics and Gynecology”¹, ha evidenziato che il 76% delle pazienti che hanno superato un cancro al seno è soddisfatto o molto soddisfatto dei risultati ottenuti dall’utilizzo del laser a CO₂ nel trattare la dispareunia. Anche l’Università di Napoli Federico II attesta, con uno studio pubblicato sulla rivista “Menopause”², l’efficacia del laser microablativo a CO₂ nel migliorare i sintomi dell’atrofia vulvovaginale nelle donne affette da cancro al seno. La procedura infatti ha il vantaggio di alleviare i sintomi senza ricorrere a preparazioni estrogene controindicate.

 

1. Arch Gynecol Obstet. 2016 May 12 – Fractional CO₂ laser for vulvovaginal atrophy (VVA) dyspareunia relief in breast cancer survivors. Pieralli A1,2, Fallani MG3, Becorpi A3, Bianchi C3, Corioni S3, Longinotti M3, Tredici Z3, Guaschino S3.

2. Menopause. 2016 – Fractional microablative CO2 laser for vulvovaginal atrophy in women treated with chemotherapy and/or hormonal therapy for breast cancer: a retrospective study. Pagano T1, De Rosa P, Vallone R, Schettini F, Arpino G, De Placido S, Nazzaro G, Locci M, De Placido G.

Annunci

Farmaci biosimilari in Endocrinologia

Il consumo di farmaci biosimilari continua ad aumentare: secondo i più recenti dati pubblicati dall’Italian Biosimilars Group, il consumo di biosimilari è arrivato al 21% nel primo semestre 2017, contro il 13% registrato nel 2016. Se si considerano i farmaci biosimilari più utilizzati in endocrinologia, una delle aree terapeutiche che da più tempo utilizza farmaci biologici e biotecnologici, i consumi a volume di insulina glargine biosimilare sono passati dal 7.5% al 15% mentre quelli dell’ormone della crescita sono aumentati dal 6.5% del 2016 al 27% registrato nel primo semestre 2017.

Le malattie croniche, quali ad esempio il diabete o il deficit dell’ormone della crescita, richiedono cure continuative che hanno ricadute gravose sul nostro sistema sanitario. Alla luce del progressivo aumento dell’invecchiamento della popolazione e della prevalenza di malattie croniche appare evidente che il sistema sanitario debba affrontare una sfida per fornire un’assistenza appropriata e di qualità a costi sostenibili per la spesa pubblica. In questo contesto, i farmaci biosimilari sembrano rappresentare un’opportunità” – spiega Edoardo Guastamacchia, presidente eletto AME, Associazione Medici Endocrinologi.

Il recente grande interesse per i farmaci biosimilari deriva dalla possibilità di trattare un maggior numero di pazienti con farmaci innovativi, dato il costo contenuto rispetto ai farmaci biologici e biotecnologici di riferimento.

A partire dal 2006, in Europa hanno iniziato a scadere i brevetti che proteggevano farmaci biologici e biotecnologici, consentendo ad altre aziende di produrre i relativi i farmaci biosimilari. I farmaci biologici sono di norma molto costosi a causa dei notevoli investimenti necessari al loro sviluppo. La perdita di copertura brevettuale rappresenta così la possibilità di avere farmaci innovativi a costi ridotti” – spiega Pierluigi Navarra, farmacologo, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Il primo farmaco biosimilare è stato proprio impiegato in endocrinologia: l’ormone della crescita o somatropina.

L’esperienza italiana con l’ormone della crescita biosimilare, è ormai di lunga data considerando che la sua copertura brevettuale è scaduta in Europa nel 2006. I dati ad oggi indicano con sufficiente chiarezza la pari efficacia del biosimilare per la terapia a breve e medio termine. Riguardo la safety, specie a lungo termine e specie riguardo il rischio oncologico, i dati non sono ancora sufficienti ma va sottolineato come anche riguardo l’uso dell’originator i dati riguardanti la safety a lungo termine siano incompleti. Sicuramente, in considerazione della cronicità della terapia con l’ormone della crescita e degli elevati costi che ne derivano, è necessario tenere conto della possibilità di utilizzare il farmaco biosimilare nei pazienti naive (che non hanno mai avuto il trattamento) e, sempre nel rispetto dell’appropriatezza prescrittiva, valutare la possibilità dello shift terapeutico nei già trattati. Questo purché sia fatta una attenta caratterizzazione del paziente e si inserisca l’eventuale shift originator-biosimilare in un programma che comprenda una attenta informazione e condivisione del piano terapeutico con il paziente e, nel caso dei pazienti pediatrici, con la famiglia” – dice Maurizio Poggi, endocrinologo, UOC Endocrinologia, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma.

Un altro farmaco biotecnologico di cui si dispone della versione biosimilare è l’insulina che rappresenta la terapia nel diabete mellito.

Le insuline biosimilari, sono abbastanza recenti: il brevetto dell’insulina glargine è scaduto nel 2014 mentre solo a luglio 2017 l’EMA ha approvato il primo biosimilare dell’insulina a rapida azione lispro. Così come per tutti i farmaci biosimilari, anche per l’insulina esistono diversi studi che confermano una paragonabile efficacia, sicurezza ed immunogenicità rispetto al farmaco originale. Un altro aspetto da considerare, che differenzia questi farmaci, non è solo il farmaco stesso ma anche i dispositivi iniettivi. È quindi importante informare il paziente anche sulla diversità del dispositivo per l’iniezione e sulle modalità di utilizzo” – illustra Alessandra Fusco, endocrinologa, Ambulatorio di Diabetologia Acismom di Napoli.

La particolare cautela che viene riservata ai farmaci biosimilari, deriva dalla complessità dei farmaci biologici e biotecnologici.

I farmaci biologici e biotecnologici, sono farmaci che vengono estratti da materiale biologico (come ad esempio le gonadotropine urinarie) o che vengono prodotti da cellule batteriche o di mammifero (in questo caso si parla più propriamente di farmaci biotecnologici) e sono di regola delle molecole molto più grandi e complesse dei farmaci di sintesi chimica. Il processo produttivo, facendo affidamento su esseri viventi, è quindi molto più complesso e risulta fondamentale nel determinare il farmaco stesso. Di conseguenza, modificando anche solo ciclo produttivo o stabilimento di produzione, il prodotto finale non sarà uguale a quello del farmaco biologico di riferimento, ossia l’originator, a differenza di quanto accade per i farmaci equivalenti che sono copie esatte del farmaco di riferimento. Proprio per questo, sono necessari studi per confrontar l’efficacia, la sicurezza e la qualità del farmaco biosimilare rispetto al suo originator attraverso il cosiddetto “comparability exercise” (test di comparazione). Quello che pochi sanno però è che, in caso di modifica del processo produttivo o del sito di produzione deve essere eseguito il “comparability exercise” anche per il farmaco biologico originator per dimostrare che il farmaco, è simile, si badi non uguale, a sé stesso” – continua Pierluigi Navarra, farmacologo, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Aborto ricorrente, pubblicate le nuove linee-guida

Concepire e poi abortire, più volte. Una condizione che ha spesso pesanti ripercussioni nella sfera psicologica delle coppie colpite.

Ma qual è la migliore condotta che deve avere un operatore sanitario alle prese con l’aborto ricorrente?

Le ultime linee guida che orientano il mondo medico sul tema risalgono a più di 10 anni fa.

Ora però l’European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE), associazione medica con sede a Bruxelles, ha deciso di riproporne una nuova edizione aggiornata.

Le linee guida sono state stilate da gruppo europeo di ginecologi insieme ad un rappresentante della Miscarriage Association del Regno Unito, associazione di persone che hanno vissuto in prima persona la ripetitività di una interruzione di gravidanza.

Il documento è stato poi pubblicato in forma di bozza sul portale ESHRE per più di un mese (dal 30 giugno al 15 agosto 2017) per essere criticato e migliorato.

Ciò è avvenuto grazie a 23 revisori volontari provenienti da 15 paesi diversi e ad alcune importanti realtà scientifiche, come il britannico Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, il suo omologo italiano – la SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostreticia operante insieme all’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani e all’Associazione Ginecologi Universitari Italiani – nonché un importante gruppo internazionale di ricercatori, provenienti dall’ESHRE, dall’European Society for Gynaecological Endoscopy e dal CONUTA, gruppo di lavoro operante sulle anomalie uterine congenite. Si è trattato dunque di un processo partecipato di alto livello che ha migliorato di molto il testo: dei 307 commenti, l’83% di questi era infatti dedicato ai contenuti con la richiesta di correzioni, modifiche o per aggiungere ulteriori informazioni. Alla fine, il 30 novembre del 2017, le linee guida sono state finalmente pubblicate in forma definitiva.

L’obiettivo generale di queste linee guida è fornire agli operatori sanitari le migliori prove disponibili per l’indagine e il trattamento delle donne con interruzione ricorrente di gravidanza, definita come l’interruzione di due o più gravidanze” – ha detto la coordinatrice dei lavori Mariëtte Goddijn, del Center for Reproductive Medicine all’Academic Medical Center di Amsterdam.

La prima parte del documento è dedicata alle giuste terminologie e definizioni, spesso non univoche anche su territori che parlano la medesima lingua. Successivamente le linee guida fanno una panoramica dei trattamenti, delle indagini necessarie per identificare le cause degli aborti ripetuti e dell’organizzazione dell’assistenza alle coppie.

Tra le novità, vi è un’attenzione maggiore sull’emotività dell’uomo rispetto al passato in cui ci si soffermava maggiormente sul disagio emotivo della donna. Inoltre, è ribadita la necessità di una corretta informazione sui fattori – come peso, età, fumo, alcol – che aumentano il rischio di aborti ripetuti.

L’innovazione passa dai biosimilari

Come noto, l’uso dei farmaci biosimilari in Italia è tutt’altro che omogeneo.

Oltre alla diversità tra Regioni esiste una variabilità anche all’interno della stessa Regione, non solo per struttura ospedaliera, ma anche in base al farmaco biosimilare stesso. Ad esempio, la Toscana ha un uso di epoietine, farmaci che stimolano la crescita dei globuli rossi, filgrastim, usato per stimolare la crescita dei neutrofili e somatropina, l’ormone della crescita, superiore alla media nazionale, ma con aumenti di utilizzo nell’ultimo anno molto diversi: l’uso dell’ormone della crescita è aumentato del 15% mentre ad esempio quello delle epoietine solo del 5%”1spiega Fabrizio Condorelli, Farmacologo, Università degli Studi del Piemonte Orientale “A. Avogadro”, Novara.

Dell’attuale impiego dei farmaci biosimilari e dell’opportunità nel contribuire alla sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale, si è parlato al convegno Biosimilari: un’opportunità e una sfida per la sostenibilità dei nuovi farmaci biotecnologici che si è svolto a Firenze, con il contributo incondizionato di Sandoz, il 20 dicembre scorso.

Nonostante le numerose evidenze scientifiche che confermano sicurezza ed efficacia di questi farmaci, c’è ancora un bisogno di ulteriore informazione affinché possa essere colta a pieno l’opportunità offerta dai biosimilari.

I farmaci biologici sono farmaci che vengono estratti da materiale biologico (come ad esempio le gonadotropine urinarie) o che vengono prodotti da cellule batteriche o di mammifero (in questo caso si parla più propriamente di farmaci biotecnologici). I farmaci biotecnologici sono di regola delle molecole molto più grandi e complesse dei farmaci di sintesi chimica. Alla categoria dei farmaci biologici appartengono ad esempio gli ormoni, alcuni enzimi, gli emoderivati e i farmaci immunologici come sieri, anticorpi e i vaccini, e possono quindi trovare applicazione per un gran numero di malattie. Per i farmaci biologici, il processo di produzione è fondamentale nel determinare il farmaco finale. Ad esempio, produrre lo stesso farmaco (originator) in un diverso stabilimento fa sì che il farmaco finale non sia esattamente lo stesso; la variabilità ricade comunque in un intervallo predefinito tale da garantire la stessa efficacia e sicurezza del farmaco originatore. Nel caso dei farmaci biosimilari, attraverso il cosiddetto “comparability exercise” (test di comparazione), vengono confrontate l’efficacia, la sicurezza e la qualità rispetto al farmaco biologico di riferimento. Ma, quello che pochi sanno, è che, in caso di modifica del processo produttivo o del sito di produzione deve essere eseguito il “comparability exercise” anche per il farmaco biologico originator per dimostrare che il farmaco, è simile, si badi non uguale, a sé stesso (stessa molecola)” – chiarisce Condorelli.

La legge di stabilità del 2017 ha introdotto un metodo chiaro per l’acquisto dei farmaci biosimilari in Italia. La norma chiarisce il ruolo chiave dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) e dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), come punto di partenza non solo per l’immissione in commercio sul territorio italiano e comunitario, ma anche per determinare il momento in cui un farmaco biosimilare può essere acquistato dalle Amministrazioni Pubbliche. Nel testo di legge è anche cristallizzato il principio della non sostituibilità automatica tra i farmaci biosimilari e l’obbligo di istituire confronti competitivi per principi attivi e non per indicazione terapeutica. A questi importanti principi regolatori si affianca una specifica procedura di approvvigionamento prevista dalla modifica legislativa: quando sono presenti contemporaneamente sul mercato farmaci biologici a brevetto scaduto e biosimilari in numero superiore a tre, aventi il medesimo principio attivo, vi è l’obbligo per le Amministrazioni Pubbliche di approvvigionarsi esclusivamente attraverso lo strumento dell’accordo quadro. In questo modo il Servizio Sanitario Nazionale garantisce l’utilizzo dei primi tre farmaci presenti in graduatoria, fermo restando la possibilità per il medico curante di poter attingere dalla graduatoria per consentire la continuità terapeutica. Grazie a questa modifica normativa il legislatore consente al SSN di portare un risparmio alla finanza pubblica e, al contempo, di garantire sempre le cure più appropriate” – spiega Riccardo Bond, Studio Legale AVV. Vittorio Miniero, Bologna.

Una conoscenza parziale e imprecisa, da parte dei pazienti rispetto alle biotecnologie, è una questione che emerge da una serie di indagini condotte negli ultimi anni. Alla base di una corretta informazione c’è il ruolo fondamentale del medico e il rapporto di fiducia che si instaura con il paziente.

Sandoz, leader globale nella produzione e commercializzazione di farmaci equivalenti e biosimilari, è impegnata a favorire una corretta informazione sui farmaci biologici e biosimilari per aiutare medici, pazienti e tutti gli stakeholders coinvolti, a fare una scelta consapevole e chiarire come i farmaci biosimilari rappresentino un’importante opportunità per la sostenibilità del servizio sanitario nazionale e per l’innovazione.

1. Elaborazione interna Sandoz su dati di mercato IMS


Una capsula ingeribile che traccia i gas intestinali

Capsule ingeribili in grado di tracciare l’andamento dei processi digestivi in tutto il tratto gastrointestinale sono state messe a punto da un gruppo di ricercatori del Royal Melbourne Institute of Technology e della Monash University a Melbourne, che descrivono i risultati della prima sperimentazione sull’essere umano suNature Electronics“.

La nuova tecnologia rappresenta un potenziale strumento diagnostico per un’ampia gamma di disturbi dell’intestino, come le patologie legate al cattivo assorbimento dei nutrienti, che potrebbe sostituire, almeno in alcuni casi, procedure più invasive come la colonscopia.

L’apparato sviluppato da Kourosh Kalantar-Zadeh e colleghi è formato da una batteria, da una serie di sensori per i gas, la temperatura e il pH, da un piccolo microprocessore e un trasmettitore a radiofrequenza che comunica con un ricevitore tascabile.

I profili di concentrazione dei gas rilevati riflettono in particolare il tipo di gas prodotti dalla comunità microbica dell’intestino durante la fermentazione alimentare e, come hanno osservato i ricercatori, permettono di distinguere i soggetti che seguono diete ad alto e a basso contenuto di fibre.

Grazie ai dati forniti dalla capsula, i ricercatori hanno fatto due scoperte: la prima, che lo stomaco rilascia sostanze chimiche ossidanti per disgregare composti e batteri che rimangono nello stomaco più a lungo del normale; e la seconda che in alcuni tratti dell’intestino, e in particolare del colon, di chi segue una dieta particolarmente ricca di fibre possono esserci concentrazioni elevate di ossigeno, contraddicendo l’idea che l’intestino sia un ambiente assolutamente anaerobico.

Non solo: attraverso un sistema di telemetria, è anche possibile seguire il transito della capsula in tutto il suo tragitto nello stomaco e lungo tutto l’intestino ottenendo una precisa mappa dei processi di fermentazione che indica i punti in cui potrebbe essere anomala.

La prima e più semplice applicazione di questo piccolo apparato è la possibilità di creare diete estremamente personalizzate per chi soffre di problemi gastrointestinali, ma in prospettiva i dati raccolti potrebbero aiutare a comprendere meglio i processi che portano allo sviluppo di patologie più gravi come il cancro del colon.

Screening tumori colorettali e biomarcatori proteici fecali

Diversi biomarcatori proteici fecali risultano più sensibili rispetto al test FIT per il rilevamento dei tumori colorettali e degli adenomi avanzati, il che consentirebbe un incremento sostanziale dei rilevamenti di adenomi avanzati e tumori senza incrementare in numero di falsi positivi, e permettendo di rimuovere un maggior numero di queste lesioni mediante l’endoscopia piuttosto che la chirurgia a cielo aperto.

Come affermato da Gerrit Meijer del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam, autore di un recente studio in materia, il test FIT, che è stato in larga misura rimpiazzato dal test del sangue occulto nelle feci per lo screening dei tumori colorettali, è sensibile soltanto al 79% per il rilevamento di questi tumori, ed al 31% per gli adenomi colici avanzati.

I test proposti nello studio sono incentrati su HBA1 e sei proteine con una sensibilità significativamente superiore ad HB1, ossia C3, alfa-2 macroglobulina, aptoglobina, C5, fibronectina 1 e ceruloplasmina.

Questi nuovi biomarcatori possono sfruttare lo stesso sistema di raccolta dei campioni usato per il test FIT, e dopo una convalida clinica sarebbe quindi semplice migrare dai programmi di screening basati sul FIT a quelli con i nuovi biomarcatori, il che rafforza il potenziale della vera e propria implementazione dei nuovi test.

Novel Stool-Based Protein Biomarkers for Improved Colorectal Cancer Screening: A Case–Control Study – Linda J.W. Bosch, PhD; Meike de Wit, PhD; Thang V. Pham, PhD; Veerle M.H. Coupé, PhD; Annemieke C. Hiemstra, MSc; Sander R. Piersma, PhD; Gideon Oudgenoeg, PhD; George L. Scheffer, PhD; Sandra Mongera, MSc; Jochim Terhaar Sive Droste, MD, PhD; Frank A. Oort, MD, PhD; Sietze T. van Turenhout, MD, PhD; Ilhame Ben Larbi, MD; Joost Louwagie, PhD; Wim van Criekinge, PhD; Rene W.M. van der Hulst, MD, PhD; Chris J.J. Mulder, MD, PhD; Beatriz Carvalho, PhD; Remond J.A. Fijneman, PhD; Connie R. Jimenez, PhD; Gerrit A. Meijer, MD, PhD – Ann Intern Med. 2017;167(12):855-866. DOI: 10.7326/M17-1068

Antagonisti della Vitamina K (VKA): procedure chirurgiche e diagnostiche

Anche se non  vi sono posizioni esattamente identiche, c’è un sostanziale consenso sui provvedimenti da prendere in base alla stima del rischio emorragico e del rischio trombotico.

Quanto sotto riportato fa riferimento alle Linee Guida 2010 della British Columbia.

INR accettabile per la chirurgia

a) Un INR basale è raccomandato in tutti i casi e questo guiderà l’ulteriore terapia.
b) Un INR <1.5 è generalmente accettabile tranne che per la neurochirurgia, la chirurgia oculare e le procedure che richiedono l’anestesia spinale o epidurale.

Rischio di sanguinamento

a) In generale, il tipo di procedura determina il rischio di sanguinamento e per quanto tempo anticoagulante deve essere sospeso dopo l’intervento.

b) La sospensione del warfarin è essenziale per le seguenti procedure associate a un elevato rischio di sanguinamento:

  1. Le procedure in cui si penetra nelle cavità anatomiche, ad esempio, torace aperto, chirurgia addominale o pelvica;
  2. Procedure ago percutanee in siti non comprimibili, tra cui biopsie di organi;
  3. Qualsiasi tipo di chirurgia prostatica;
  4. Chirurgia in siti dove sanguinamento minore può causare una significativa morbilità (ad esempio, il sistema nervoso centrale [SNC] e procedure intraoculari);
  5. chirurgia maggiore ,ortopedica, es artroplastica, protesi  dell’anca o del ginocchio.

c) L’interruzione di warfarin non è di solito necessario per le seguenti procedure associate a un basso rischio di sanguinamento:

  1. Procedure ago percutanea in siti facilmente comprimibili (ad esempio, accesso venoso periferico);
  2. Molte procedure sulla pelle
  3. Procedure dentali di routine (ad esempio, l’igiene, estrazioni semplici, restauri, endodonzia, protesi);
  4. Endoscopia senza biopsia.
Rischio di trombosi e di necessità di peri-procedurale terapia bridging

Determinare il rischio di trombosi e valutare il rischio di trombosi da condizioni pre-esistenti:

Condizioni  rischio minore
• modello più recente meccaniche protesi valvolari aortiche e le eventuali valvole biologiche;
• La fibrillazione atriale senza ulteriori fattori di rischio per l’ictus;
Trombosi venosa profonda (TVP) / embolia polmonare (PE) che si verificano più di tre mesi fa;
• stato di ipercoagulabilità senza recente episodio trombotico, trombosi ricorrente o storia di trombosi pericolosa per la vita.

Condizioni di rischio maggiore
•  valvola mitrale meccanica e vecchio modello di protesi aortica (ad esempio, a sfera, Bjork-Shiley, Lillehei-Kaster);
fibrillazione atriale più, o storia di ictus / attacco ischemico transitorio (TIA), o ≥2 ulteriori fattori di rischio per eventi cardioembolici recente (insufficienza cardiaca, ipertensione, età > 75 anni, diabete):
• DVT / PE che si verificano entro negli ultimi tre mesi;
• DVT / PE in pazienti con cancro attivo;
• stato di ipercoagulabilità con recente episodio trombotico, trombosi ricorrente o storia di trombosi con pericolo di vita.

Gestione basata sul rischio di trombosi

a. Basso rischio di trombosi (compreso il rischio associato a procedura)
1. Interrompere warfarin 5 giorni prima di un intervento chirurgico (ad esempio, dare ultima dose il giorno -6, per avere 5 giorni liberi da warfarin; giorno dell’intervento = giorno 0).
2. Controllare INR il giorno prima procedura per assicurarsi che sia inferiore alla INR obiettivo (<1,5 per la maggior parte delle procedure). Se INR è superiore a INR obiettivo, discutere con il medico l’esecuzione della procedura.
3. Riprendere warfarin a dosaggio pre-operatorio appena emostasi è assicurata (e solo dopo rimozione dei cateteri epidurali ).
4. Ricontrollare INR entro una settimana dopo aver iniziato warfarin.

b. Alto rischio di trombosi (compreso il rischio associato a procedura)
1. Interrompere warfarin almeno 5 giorni prima dell’intervento (ad esempio, dare ultima dose giorno -6 per ottenere 5 giorni liberi da warfarin; giorno dell’intervento = giorno 0). Smettere 6 giorni prima se l’INR target è 3,0 (range 2,5-3,5) (vale a dire, dare l’ ultima dose il giorno  -7 per ottenere 6  giorni liberi da warfarin; giorno dell’intervento = giorno 0).
2. Se indicato, iniziare dose terapeutica di eparina a basso peso molecolare (EBPM) il giorno -3.
3. L’ ultima dose di EBPM non viene generalmente somministrata nelle 24 ore prima della procedura. La temporizzazione esatta dell’ultima dose LMWH dipenderà dal tipo e dose di LMWH e rischio di trombosi.
4. Controllare INR il giorno prima procedura per assicurarsi che sia sotto l’INR l’obiettivo prestabilito (<1,5 per la maggior parte delle procedure). Se INR è superiore, discutere con il medico responsabile la procedura.
5. In assenza di necessità specifiche, iniziare EBPM dose a terapeutica o profilattica 12 a 24 ore dopo l’intervento chirurgico / procedura in presenza di valida emostasi. Discutere dose ed i tempi di EBPM post-operatoria con chirurgo.
6. Riprendere warfarin a dosaggio pre-operatorio appena l’emostasi è assicurata (e solo dopo rimozione dei cateteri epidurali)
7. Continuare EBPM fino a quando l’INR è in range terapeutico per due giorni consecutivi.

Vista la frequenza del problema si ricorda che per quanto riguarda le procedure odontoiatriche si prende in considerazione la riduzione/sospensione VKA (e altri anticoagulanti) solo nel caso di apicectomia, chirurgia alveolare, interventi chirurgici impegnativi.

Si ricorda anche che le indagini endoscopiche senza biopsia non richiedono sospensione VKA, ma che spesso non è prevedibile in anticipo se sarà necessaria una biopsia per cui l’interruzione di VKA viene quasi sempre effettuata.

Sempre per la frequenza dell’intervento, si ricorda anche che per la cataratta non si richiede interruzione di VKA.


leggi il Blog nella tua lingua

Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail! buzzoole code
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 991 follower

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 904.701 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web
Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: