Archivio per marzo 2018

Pasqua e vacanze: 10 regole da insegnare ai bambini

Uova di cioccolato, salame, agnello e dolci tipici: le vacanze di Pasqua sono anche un’occasione golosa per riunire tutta la famiglia e dare il benvenuto alla primavera. Purtroppo, però, capita di abbandonarsi a esagerazioni ed errori alimentari.

La Pasqua per i bambini è sempre una festa e un’opportunità per trascorrere qualche giorno di vacanza in famiglia. Lasciamo al palato i suoi piaceri, ma con criterio e in sicurezza. In questo periodo raccomandiamo sempre ai genitori di fare molta attenzione all’alimentazione. Nei cibi, infatti, possono nascondersi agenti patogeni (batteri, virus, parassiti) o tossine di origine microbica che a contatto con l’organismo umano possono risultare dannosi per la salute, dei bambini soprattutto, provocando infezioni alimentari” – sottolinea la prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid.

Per garantire ai nostri bambini un’alimentazione sempre sana e varia, oltre a dolci e leccornie, proponiamo loro anche alimenti che forniscano un completo apporto di energia. Innanzi tutto vitamine e minerali, evitando così eccessi inutili di zuccheri e calorie.

Quali cibi contengono le vitamine e minerali importanti per la crescita dei nostri figli:

Le vacanze pasquali coincidono, poi, anche con un momento delicato, quello del cambio di stagione: le giornate iniziano ad allungarsi e con esse le ore che si possono trascorrere al sole. In questo periodo si può assistere ad elevate escursioni termiche tra il giorno e la sera con inevitabili raffreddori e malanni che colpiscono i bambini, soprattutto i più piccoli.

L’inizio della primavera è sempre una stagione complessa per i bambini: cambiano a volte le abitudini, spesso a causa del cambio dell’ora, aumenta la voglia di giocare all’aria aperta, si preferisce mangiare fuori casa magari durante viaggi ed escursioni, le temperature salgono sottovalutando gli sbalzi di temperatura. E’ importante prevenire eventuali raffreddori o episodi febbrili nei bambini, avendo cura del loro abbigliamento ed evitando di scoprirli troppo al primo raggio di sole” – prosegue Susanna Esposito.

 

Per mamme e papà ecco le 10 regole di WAidid da insegnare ai bambini per salvaguardare la loro salute e quella di tutta la famiglia:

1. Non esagerare con le uova di cioccolato: meglio scegliere un uovo di buona qualità e, nel caso in cui il bambino abbia ricevuto in regalo tante uova, utilizzare il cioccolato per preparare budini e torte nelle settimane successive alla Pasqua. Tenere presente che in alcuni soggetti, soprattutto se atopici, il cioccolato, se consumato in quantità eccessive, può dare reazioni allergiche.

2. Limitare il consumo di salame e insaccati vari che, insieme al miele artigianale e alle conserve di frutta e verdura fatte in casa, possono essere all’origine di intossicazioni importanti come il botulismo.

3. Fare attenzione alle uova crude e alle verdure non lavate: con questi alimenti uno dei rischi più frequenti è la salmonellosi, un’intossicazione caratterizzata da sintomi quali nausea, vomito, dolori addominali, diarrea e febbre.

4. Sì ai gelati artigianali, ma meglio consumarli in posti conosciuti: i derivati di uova crude come gelati e dolci alla crema, oltre alla maionese e salse varie, sono alimenti responsabili delle intossicazioni da Staphylococcus aureus.

5. Durante i pic-nic avere sempre cura dell’igiene delle mani prima di mangiare e ricordarsi di utilizzare solo acqua potabile magari portando acqua in bottiglia; fare attenzione ai cibi cotti molte ore prima e lasciati fuori per lungo tempo, preferendo appositi refrigeratori o contenitori termici.

6. Fare attenzione al pesce e ai molluschi crudi: il pesce crudo può essere portatore di un parassita, l’Anisakis, nocivo per l’essere umano perché può causare manifestazioni gastrointestinali (simili a volte a quelle dell’ulcera peptica e a quelle dell’appendicite) o reazioni allergiche.

7. Optare per un’esposizione al sole in sicurezza: l’esposizione ai raggi solari è sempre consigliata perché aumenta la produzione di vitamina D, ma non bisogna sottovalutare la loro pericolosità; utilizzare sempre creme solari ad alta protezione proteggendo i bambini con cappellini e occhiali da sole.

8. Non scoprire totalmente i bambini al primo sole, meglio vestirli a strati: i forti sbalzi termici di questa stagione e una termoregolamentazione meno efficiente nel bambino comportano maggiori rischi di malattie da raffreddamento.

9. Portare sempre con sé un kit di primo soccorso in caso di viaggi o di escursioni, includendo anche prodotti repellenti contro le punture di zecche (queste ultime presenti soprattutto in montagna).

10. Non smettere di coinvolgere i bambini nella lettura di libri o fumetti adeguati alla loro età ricordando però che le vacanze servono a fare una pausa anche … dai compiti a casa!

 


 

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Esperti italiani promuovono gli skinbooster come “terapia della pelle”

 

L’acido ialuronico trova largo impiego in vari campi della medicina: dermatologia e chirurgia estetica, ma anche in oftalmologia, ortopedia e otorinolaringoiatria.

In campo estetico viene solitamente utilizzato, oltre che per incrementare i volumi e correggere le pieghe e i solchi della cute, anche per la sua capacità di ripristinare l’idratazione ottimale della pelle richiamando acqua nel derma superficiale migliorandone elasticità e luminosità. Grazie alle sue particolari proprietà, l’acido ialuronico NASHA, acido ialuronico stabilizzato non animale, alla base dei cosiddetti skinbooster è stato protagonista di un recente documento di consenso1 pubblicato da un gruppo di esperti italiani sul Journal of Drugs in Dermatology e presentato al 21° Congresso Internazionale di Medicina e Chirurgia Estetica SIES – VALET, svoltosi a Bologna dal 23 al 25 febbraio scorso.

Gli skinbooster, sono gel iniettabili a base di acido ialuronico NASHA e sono largamente impiegati per combattere i segni dell’invecchiamento della cute. La consensus pubblicata sul Journal of Drugs in Dermatology ha raccolto i risultati di numerosi studi condotti con alcuni skinboosters e dimostrato che questi prodotti, al di là dall’essere dei trattamenti estetici, rappresentano a tutti gli effetti una terapia per la pelle. Secondo recenti studi istologici, infatti, l’acido ialuronico, iniettato a livello del derma profondo e del tessuto adiposo dermico, ha la capacità di stimolare i fibroblasti promuovendo la formazione di tessuto collagene. La loro azione sulla struttura della pelle li rende molto promettenti nel trattamento di alcune condizioni cliniche. Ad esempio, recenti studi hanno mostrato l’efficacia dell’acido ialuronico NASHA nel migliorare l’aspetto delle cicatrici da acne proprio grazie alla stimolazione della produzione di collagene. Nel trattare le cicatrici da acne, un ulteriore vantaggio di questo trattamento è dato dalla possibilità di combinarlo all’impiego di altre tecnologie, quali ad esempio il laser, che possono contribuire efficacemente al risultato finale. Gli skinbooster trovano impiego anche nel trattamento dell’atrofia cutanea e sottocutanea, conseguente ad impropria iniezione di corticosteroidi. In un case report che ho recentemente pubblicato, l’utilizzo degli skinbooster in associazione ad altre formulazioni di acido ialuronico NASHA ha permesso di ottenere la completa correzione di questo quadro patologico” – spiega Carlo Di Gregorio, chirurgo plastico di Palermo.

Come riportato dagli autori della consensus, i trattamenti con gli skinbooster risultano minimamente invasivi, sicuri e efficaci nel miglioramento della texture cutanea e nel mantenimento della qualità della pelle riscuotendo un elevato livello di soddisfazione da parte dei pazienti.

Oltre al trattamento delle imperfezioni cutanee, questi prodotti sono stati impiegati e si stanno dimostrando promettenti anche nella secchezza marcata della pelle che colpisce i soggetti con dermatite atopica. Le fasi acute o di riaccensione della malattia si manifestano sulla pelle con vescicole, rossore intenso, prurito, bruciore e fissurazioni di variabile intensità e il più delle volte necessitano di cure farmacologiche, quali steroidi e altri farmaci specifici. In remissione, persiste molto spesso la secchezza, in particolare sul dorso delle mani e sul volto, una condizione che può talvolta diventare invalidante per il paziente che presenta pelle ruvida e lichenificata (ispessita) con perdita della naturale elasticità e flessibilità. È in questa fase che l’utilizzo degli skinbooster può indurre un notevole miglioramento della qualità della pelle e la regressione della secchezza e della lichenificazione, dando un notevole beneficio sulla qualità di vita del paziente. Inoltre, nella mia personale esperienza, utilizzo questi dispositivi anche nelle donne in terapia con tamoxifene, farmaco che viene assunto per anni dalle pazienti con pregresso tumore del seno, che porta una marcata secchezza soprattutto della cute del viso” – continua Magda Belmontesi, dermatologa di Milano.

Il loro innovativo meccanismo di azione rende gli skinbooster prodotti di eccellenza per la prevenzione e il trattamento dei segni dell’invecchiamento cutaneo, sia esso fisiologico o fotoindotto, quali perdita di elasticità della pelle, presenza di microrugosità e grinzosità cutanee.

Considerato solo un approccio frivolo e esteriore, la ricerca della bellezza spesso coincide con quella della salute e del benessere e non basta recuperare un’immagine ringiovanita secondo canoni estetici standardizzati: l’intento profondo è quello di recuperare il proprio volto, rispondente a un’unicità che per ciascuno di noi è il valore primario, quello di far dire allo specchio “sì, quello sono proprio io”. La ricerca di una “seconda giovinezza” grazie ai trattamenti estetici è per lo più una risposta all’ansia causata dalla difficoltà di riconoscersi nel proprio aspetto che cambia con il trascorrere del tempo. È infine importante sottolineare che la bellezza che si conquista attraverso la cura, oltre a rinnovare un atto d’amore verso noi stessi, ha il potere di renderci alleato il tempo. Il tempo della cura è infatti un tempo utile, che, scorrendo, rilascia in progressione i suoi effetti terapeutici. Non più quindi un nemico che incalza e aggredisce, ma uno spazio necessario per restituirci il volto in cui riconoscersi e riconciliarsi, a viso scoperto, con se stessi e con il mondo” – chiarisce Katia Vignoli, psicoterapeuta di Milano.

1Belmontesi et al., Injectable Non-Animal Stabilized Hyaluronic Acid as a Skin Quality Booster: An Expert Panel Consensus. J Drugs Dermatol. (2018) 17(1):83-88.


IL PROGETTO ACQuOS, UN AUDIT INDIPENDENTE SULL’ITER DEI GAMETI DALLE BANCHE ESTERE

 

Al via il progetto ACQuOS (Audit Control Quality Oocyte and Spermatozoa), un’attività di valutazione indipendente dei gameti importati in Italia dalle banche estere nell’ambito della fecondazione eterologa. A realizzarla, in Italia, è il board di ginecologi, biologi, genetisti e giuristi della Società Italiana della Riproduzione Umana (SIRU), la società scientifica che riunisce tutte professionalità nell’ambito della medicina e biologia della riproduzione umana.

I figli della fecondazione eterologa made in Italia sono per almeno metà stranieri. Secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore della Sanità, sono questi i numeri dell’import/export nell’eterologa: è importato1 il 95% degli ovociti, il 75% di liquido seminale e una quota significativa di cicli è effettuata con embrioni formati all’estero. A quasi quattro anni dallo “sdoganamento” della fecondazione eterologa quindi, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale2, il bilancio non è ancora promettente: sebbene l’eterologa sia molto richiesta, mancano donatori sul territorio nazionale e si fa ancora ricorso a banche estere.

La sicurezza delle coppie che devono ricorrere alla donazione di gameti è una delle priorità della nostra Società Scientifica. Per questo motivo, in seguito al rilevamento di alcune criticità evidenziate da diversi organi competenti e in collaborazione con gli organi ispettivi di sicurezza, la SIRU ha dato il via a questa operazione i cui primi risultati saranno presentati in occasione del prossimo Congresso nazionale SIRU, che si svolgerà il prossimo autunno a Catania.” – ha dichiarato Antonino Guglielmino, ginecologo e presidente della SIRU.

I requisiti di sicurezza e qualità stabiliti dalle normative europee saranno oggetto principale dell’audit promosso dal progetto ACQuOS, che inizialmente partirà dal 1 aprile 2018 su due banche greche e tre spagnole per poi allargarsi ad altri centri esteri. Nello specifico, obiettivo dell’audit sarà la verifica di diversi criteri, tra i quali: le procedure di selezione delle donatrici e dei donatori, le procedure per il recupero dei gameti maschili e femminili, la tracciabilità, i requisiti ambientali e della strumentazione, i criteri di stoccaggio (qualità e sicurezza), e le modalità di trasporto dei gameti e/o embrioni.

In Italia, ricorda la SIRU, la donazione di gameti è consentita alle persone di sesso maschile di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni, e alle persone di sesso femminile di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni. Sono candidabili uomini e donne che, in modo spontaneo e altruistico decidono di donare i propri spermatozoi e ovociti.

L’insufficienza di donatori nel nostro Paese è connessa a diversi fattori, in parte legati alla volontarietà dell’atto ma anche collegati alla mancanza di una ‘cultura’ della donazione. Per incoraggiare la donazione, è importante sensibilizzare l’opinione pubblica con campagne informative sulla donazione promuovendo l’offerta dei gameti, per consentire ai genitori con problemi di sterilità di avere un figlio.

Tabella importazioni ed esportazioni 2015 e 20163

IMPORTAZIONI COMUNICATE

2015: criocontenitori ovociti (ogni criocontenitore contiene 6/7 ovociti): 3304 dai seguenti Paesi Danimarca, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera.

2016: le importazioni risultano raddoppiate, (secondo i dati preliminari del Ministero della salute) sono state registrate importazioni di 6.379 criocontenitori di ovociti.

2015: criocontenitori liquido seminale: 1982 dai seguenti Paesi Danimarca, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera.

2016: 3.167 criocontenitori di liquido seminale.

2015: criocontenitori embrioni (ogni criocontenitore contiene 1-2 embrioni): 744 dai seguenti Paesi Austria, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera.

2016: 2.877 criocontenitori di embrioni.

ESPORTAZIONI COMUNICATE

2015: criocontenitori ovociti (ogni criocontenitore contiene 6/7 ovociti): 19 verso i seguenti Paesi Danimarca, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera.

2016: riguardo le esportazioni, invece, sono stati comunicati: 20 criocontenitori di ovociti.

2015: criocontenitori liquido seminale: 2638 verso i seguenti Paesi: Danimarca, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera;

2016: 3.627 criocontenitori di liquido seminale.

2015: criocontenitori embrioni (ogni criocontenitore contiene 1-2 embrioni): 22 dai seguenti Paesi Austria, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera.

2016: 190 criocontenitori di embrioni.

1 Danimarca, Grecia, Spagna, Svizzera, Rep. Ceca, Austria (ovociti e liquido seminale); embrioni (Austria, Grecia, Rep. Ceca, Spagna, Svizzera). (fonte ISS)

2 Nell’aprile 2014 con la sentenza 162 la Corte Costituzionale, dichiarando illegittimo l’art.4 comma 3 della Legge 40 del 2004, è stato rimosso il divieto di applicazione di tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita di tipo “eterologo”.

3 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2617_allegato.pdf

FONTE | Downtownpress

Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori

 

Come comportarsi con un bimbo appena nato? Come farlo addormentare? Come prevenire gli arrossamenti del piccolo e come pulirlo e vestirlo nel modo corretto? Quali vaccinazioni svolgere? Cosa fare per una giusta alimentazione? Quali le differenze tra allattamento al seno e allattamento artificiale? E ancora: come si interpretano le curve di crescita? Quanto contano il gioco, la lettura e lo sport? In quale misura devono essere visti TV, videogiochi, smartphone e tablet? Quanto è importante riposare bene? Esiste davvero una ricetta perfetta per educare un bambino? I ‘no’ aiutano a crescere? Come scegliere il pediatra? Cosa fare quando un bambino non sta bene? Come prevenire gli incidenti domestici e quelli all’aperto? A cosa si ha diritto per legge in merito ai congedi parentali? Quando prepararsi ad una nuova gravidanza?

Sono alcune delle domande alle quali risponde la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale attraverso le pagine del suo nuovo prodotto editoriale Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori.

Il volume è stato ideato e curato dalle più importanti Società Scientifiche dell’area Materno-Infantile: al fianco della SIPPS trovano infatti posto la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP). Fondamentale, inoltre, il contributo offerto dall’Associazione Italiana Genitori.

Si tratta di un valido supporto e di un riferimento autorevole per risolvere dubbi e soddisfare la voglia di saperne di più, di approfondire, di “comprendere” e di prendersi cura dei propri figli con la supervisione ed il supporto del pediatra di fiducia, che rimane il punto di riferimento principale per la salute del bambino. La Guida è uno degli strumenti di formazione ed educazione più preziosi e completi, facile da consultare e da comprendere e quindi perfetta per lo sviluppo di una genitorialità consapevole” – spiega Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori prende il posto della Guida “Da 0 a 6 anni”, la prima edizione del libro, nata 10 anni fa grazie all’impegno di un piccolo gruppo di pediatri di famiglia innamorati del proprio lavoro.

Numerose le novità presenti in questa nuova edizione, anche a livello grafico, soprattutto grazie al contributo di numerosi esperti del settore: dai pediatri di famiglia di lunga esperienza agli esperti in formazione, educazione alla salute e comunicazione. La Guida è suddivisa in capitoli, che sviluppano uno specifico argomento. Ecco così che, sfogliando le sue pagine, i temi spaziano dalla nascita all’alimentazione, dalla crescita all’educazione, passando per la cura, la sicurezza e la legge fino alla prevenzione preconcezionale e alla gravidanza. Senza dimenticare gli incidenti e le manovre di rianimazione e i diritti della donna madre e lavoratrice. Alla fine di ogni capitolo sono stati raccolti alcuni consigli pratici relativi all’argomento trattato, per aiutare il lettore a risolvere alcune situazioni di comune riscontro.

La Guida è estremamente intuitiva e facile da consultare: i singoli capitoli, infatti, sono contraddistinti da un colore specifico.

Più piccola di dimensioni e più maneggevole, per una lettura più agile e snella la Guida rappresenta un riferimento sicuro, oggettivo e autorevole anche rispetto ad altri mezzi di informazione divulgativi ma di fonte incerta che caratterizzano il nostro tempo, come i social network, dove domina il dibattito tra pari e molto meno il parere degli esperti” – aggiunge Di Mauro.

Quali sono le modalità di utilizzo del volume? La Guida può essere letta e assimilata man mano che il bambino diventa grande; riletta e consultata in caso di dubbio o insicurezza, consente ai genitori di “crescere” assieme ai propri figli.

La Guida è davvero un bel regalo e uno strumento utile che noi Pediatri italiani abbiamo voluto fare ai bambini e ai loro genitori: è però a questi ultimi che spetta il compito, unico e insostituibile, di essere capaci di ammirare le conquiste dei propri figli e di partecipare alla loro gioia di vivere. Il volume, edito da Sintesi InfoMedica, che ha contribuito attivamente alla buona riuscita dell’opera, è inoltre dedicato a tutti i pediatri, poiché fornisce loro un utile strumento per esercitare la professione nel migliore dei modi, un mezzo che possa complementare e supportare l’attività quotidiana nel rispetto delle peculiarità culturali e professionali di ciascuno, un mezzo di lavoro flessibile da adeguare al singolo bambino e al contesto sociale, alla cultura del pediatra stesso e alla cultura e alle abitudini sociali della famiglia” – conclude Di Mauro.

Dato l’enorme successo riscosso e la grande richiesta,Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori è ora disponibile anche in versione cartacea presso le migliori librerie di tutta Italia, compreso il sito della casa editrice Sintesi InfoMedica.


Menopausa e sessualità

La vita media si è allungata, si invecchia più tardi e più lentamente ed ecco che anche le donne meno giovani rivendicano il loro diritto di vivere pienamente la propria vita, anche quella sessuale, senza dolori e fastidi.

L’atrofia vulvo-vaginale, però, interessa fino a circa il 50% delle donne in post-menopausa. Si calcola che in Italia il problema sia avvertito da circa 7 milioni di donne, oltre 50 milioni nell’Unione Europea.

Diversamente da altri sintomi della menopausa, come le vampate di calore che possono attenuarsi nel tempo, l’atrofia vaginale spesso persiste. E per circa la metà delle donne che lamenta secchezza vaginale o dispareunia, senza trattamento, i sintomi non scompaiono dopo 2 anni, anzi nel tempo possono perfino peggiorare.

Purtroppo, ad oggi, questa è una patologia poco conosciuta e ancora sottovalutata: il 63% delle donne – secondo un recente sondaggio messo a punto dal Centro Ricerche Syneron Candela – non sa che l’atrofia vaginale è una condizione cronica destinata a aggravarsi con il passare degli anni.

La menopausa entra nell’organismo femminile con una carenza di estrogeni che da un lato fa perdere tono ai tessuti e dall’altro porta alla secchezza vaginale, con conseguente drastica riduzione della lubrificazione che causa dolore e bruciore durante i rapporti sessuali, oltre a perdite di urina quando si tossisce o si fa uno starnuto. Questi disturbi possono essere un effetto collaterale del parto naturale, oltre che dell’invecchiamento” – sottolinea il dottor Marco Bartolucci, direttore sanitario Comedica (Terni) e La Clinica Laser and Aesthetics (Milano) e referente scientifico di Syneron Candela.

Uno dei rimedi più efficaci e semplici per risolvere questo problema è l’utilizzo di un nuovo laser – chiamato “C02RE Intima” – che ridona tonicità e elasticità ai tessuti. Naturalmente, prima di intervenire con questa metodica, è fondamentale una visita ginecologica.

Il laser, totalmente indolore, è un trattamento ambulatoriale e non chirurgico: quando il medico applica un fascio delicato di energia sulla parete vaginale, stimola una risposta riparativa e ripristina le condizioni della mucosa del canale vaginale. La procedura assicura un miglioramento immediato e duraturo. Così la donna riacquisterà autostima e fiducia e durante i rapporti sessuali non avvertirà più dolore.

Evidenze scientifiche hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo del laser C02 nei casi di atrofia vaginale per risvegliare il fibroplasto e produrre il collagene. Come avviene sulle rughe o sulle cicatrici anche a livello intimo il laser garantisce ottimi risultati risolvendo il problema a lungo termine, per 3-5 anni. E i costi non sono alti, circa 300 euro a seduta: bastano 3 sedute da venti minuti l’una. Poi é consigliabile un trattamento di mantenimento una volta l’anno, che può avvenire durante la normale visita di controllo. La maggior parte delle pazienti riferisce un sollievo immediato e un miglioramento già con la prima seduta” – aggiunge Marco Bartolucci.

Dopo il trattamento, che solitamente è erogato da un ostetrico/ginecologo, da un chirurgo plastico, da un dermatologo o da uno specialista laser, la paziente può tornare alla sua vita quotidiana, ma si raccomanda solo l’astensione dall’attività sessuale per 7 giorni.

Il dispositivo laser CO2RE è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) per una gamma di indicazioni ginecologiche e genito-urinarie e di trattamenti intimi estetici. Come per tutti i laser, è importante rivolgersi a uno specialista competente.


Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza

 

L’impatto che lo sviluppo delle tecnologie, l’utilizzo della rete, degli smartphone e il loro uso eccessivo possono avere in periodi sensibili dello sviluppo cerebrale come il periodo adolescenziale non sono ancora pienamente valutabili.

L’adolescenza è un periodo centrale del percorso di sviluppo individuale, che richiede la stessa attenzione dell’infanzia, è una transizione neurobiologica fondamentale per dare forma al cervello adulto. Il ruolo della famiglia è centrale per individuare i rischi a cui sono esposti gli adolescenti come l’abuso di nuove tecnologie che prima del sonno impatta negativamente sui circuiti cerebrali alterando il ritmo sonno – veglia” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente Onda.

La tecnologia comporta una modificazione dei concetti di tempo e spazio, permettendo di osservare una profonda accelerazione dei ritmi di vita e allo stesso tempo riducendo le distanze.

Tutto questo comporta una sovrastimolazione sensoriale. Tutti siamo sottoposti a sempre maggiori stimoli, che possono comportare importanti conseguenze sul benessere psichico individuale” – ha chiarito Gemma Lacaita Direttore Socio sanitario della Asst Fbf-Sacco di Milano.

Gli adolescenti di oggi sono stati correttamente definiti ‘nativi digitali’. Questa terminologia sottolinea che l’adolescente vive il proprio sviluppo identitario in un mondo in cui uno degli aspetti centrali è rappresentato dalla tecnologia. Diviene quindi fondamentale cercare di comprendere quale possa essere l’effetto di questi strumenti nel percorso di modellazione cerebrale adolescenziale” – ha proseguito Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e salute mentale dell’ASST FBF-Sacco di Milano e autore, insieme a Giovanni Migliarese, del volume “Quando tutto cambia. La salute psichica in adolescenza” edito da Pacini Editore e presentato a Milano il 20 febbraio scorso.

L’utilizzo della tecnologia è ormai ubiquitario negli adolescenti italiani. I dati ISTAT segnalano che quasi il 95% dei ragazzi tra I 14 e 19 anni utilizza internet. Gli studi internazionali segnalano che l’utilizzo della tecnologia può diventare problematico in una percentuale compresa tra l’1 e il 4% circa di questi ragazzi. In Italia sono stimati in 300 mila tra i 12 e i 25 anni quelli con dipendenza da internet.

Ragazzi che sviluppano una vera e propria dipendenza da internet o dal gaming o dai social network, possono farlo a discapito anche della propria vita reale, scolastica e di relazione rischiando di isolarsi e “perdere il treno” della propria adolescenza ovvero di un periodo fondamentale nella creazione delle competenze emotive, affettive e relazionali.

Giovanni Migliarese coautore del libro e responsabile del Centro ADHD Adulti della Asst Fbf-Sacco di Milano ricorda che L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha presentato ormai nel 2005 un piano d’azione finalizzato a favorire la salute mentale, riconosciuta finalmente tra i capisaldi del benessere individuale. Questo riconoscimento parte dal riscontro che le malattie psichiche portano importanti conseguenze per il funzionamento individuale e per la qualità di vita, con impatto non solo sul benessere del soggetto ma anche su quello della società.

Alcune azioni sono mirate a ridurre i fattori di rischio correlati alla slatentizzazione dei disturbi psichici, mentre altre sono tese a migliorare gli stili di vita e a rendere più efficaci i fattori protettivi.

Alcuni periodi della vita necessitano di particolare attenzione, poiché estremamente sensibili a fattori patogeni e perché l’intervento in queste fasi permette di ridurre gli effetti deleteri delle patologie sul lungo termine. Molti studi hanno segnalato gli anni della prima infanzia come centrali nello sviluppo della salute psichica individuale, ma è ormai assodato, come segnalato da diversi studi, che bisogna tenere alta la guardia anche negli anni dell’adolescenza che risulta un periodo di fondamentale transizione neuro-biologica oltre che psicologica. In questi anni infatti il cervello si modella, si definiscono le reti di connessione neurale, permettendo all’individuo di acquisire competenze cognitive, relazionali e affettive, che rimarranno sostanzialmente stabili nel resto della vita.

In Italia oggi vivono circa 8 milioni e 200 mila giovani tra i 12 e i 25 anni. Una platea ampia di ragazzi su cui sarà costruito il nostro futuro.

Di questi circa il 10% (dati ISTAT) si dichiarano globalmente insoddisfatti della loro vita, delle loro relazioni amicali, familiari e della loro salute. Questo dato segnala che un numero estremamente significativo di giovani è in una situazione di difficoltà emotiva, confermata dalla prevalenza, sempre attorno al 10%, di forme depressive o ansiose in questa fascia d’età. È a questi 800 mila giovani che bisogna prestare attenzione facilitando il riconoscimento di tutti quei fattori “tossici” che possono favorire l’esordio e il mantenimento di patologie psichiche.

Ma quali possono essere gli aspetti tossici a cui prestare attenzione?

Accanto a fattori ubiquitariamente riconosciuti (sostanze stupefacenti, stress, maltrattamenti e violenza, abusi) negli ultimi anni sempre più attenzione è stata posta al possibile ruolo della tecnologia. Gli adolescenti di oggi sono stati correttamente definiti “nativi digitali” e vivono il proprio sviluppo identitario in un mondo in cui uno degli aspetti centrali è rappresentato dalla tecnologia.

Quale può essere l’effetto di questi strumenti nel percorso di modellazione cerebrale adolescenziale, soprattutto in caso di eccessiva esposizione a questi mezzi?

Nella letteratura internazionale sono presenti numerosi studi che segnalano gli effetti sullo sviluppo cerebrale dell’utilizzo eccessivo di smartphone, gaming, internet e social network. Un dato interessante, seppur preliminare, deriva dal riscontro di vere e proprie modificazioni della materia bianca (prevalentemente dei fasci di connessione cortico-subcorticali) in ragazzi con dipendenza marcata da smartphone che ricalcano, almeno in parte, quelle già riscontrate in soggetti con dipendenza da internet.

L’utilizzo eccessivo della tecnologia può essere una soluzione inconsapevole a diversi tipi di difficoltà nella vita reale. Alcune caratteristiche individuali sono state associate al rischio di sviluppare una dipendenza da internet o da smartphone.

Alcuni studi hanno segnalato rischi elevati per soggetti con forme di autismo ad alto funzionamento, ad esempio. Per molte di queste persone la tecnologia rappresenta una fonte enorme di conoscenze negli ambiti settoriali di interesse e rischia dunque di ricevere un super-investimento. L’utilizzo eccessivo di questi strumenti può riempire il vuoto che deriva dalle difficoltà a livello socio-relazionale, creando una sorta di stabilizzazione, di falso equilibrio, che porta a forti crisi quando viene ad essere interrotto. Anche l’ADHD è stato correlato alla dipendenza da internet e, in modo ancora più chiaro, da gaming. La struttura stessa di alcuni giochi, con “l’incentivo a raggiungere il livello successivo“, è estremamente attraente per ragazzi dipendenti dalla ricompensa.

L’esposizione eccessiva alla tecnologia è stata correlata anche a un peggioramento sintomatologico nei bambini e negli adolescenti con ADHD, e alcuni dati preliminari segnalano effetti cognitivi della stessa.

Le tecnologie portano allo sviluppo di capacità cognitive secondo un “modello rappresentativo”: la modalità di approccio al reale si modifica, non si sa più come si deve fare una cosa ma come si deve chiedere a uno strumento di farla. L’utilizzo del tablet da parte di un bambino, essendo interattivo, modifica la modalità di accedere al reale e dunque permette un tipo di apprendimento profondamente differente. Questo si riflette sull’allocazione delle risorse cognitive e mnesiche. Non sappiamo più come farlo ma dove trovare le istruzioni per farlo. La tecnologia implementa quindi alcune forme di apprendimento e alcune competenze cognitive a discapito di altre.

La presenza ubiquitaria della tecnologia provoca quella che potremmo definire come una vera e propria sovrastimolazione sensoriale. I ragazzi sono sempre esposti a micro-stimolazioni attraverso gli smartphone. Alert, messaggi, like tendono a creare uno stato di allerta, con conseguenze che si riscontrano sull’attenzione, sulla memoria e sui ritmi del sonno. Quasi il 90% dei ragazzi riferisce di aver sperimentato il fenomeno della ‘vibrazione fantasma’ ovvero del falso allarme di ricezione di un messaggio sul cellulare” – ha spiegato Mencacci.

La tecnologia spinge verso l’implementazione di modalità attentive differenti. Abbiamo necessità di maggior flessibilità e rapidità. Diversi studi segnalano come vi sia una maggior tendenza al multi-tasking, che favorisce un’attenzione maggiormente diffusa ma comporta una tendenza al peggioramento delle performance. Anche la sola presenza di un device potenzialmente attivo è collegata ad un allungamento dei tempi di completamento di un compito, in quanto si verifica uno stato di allerta che ci porta a controllare il telefono più volte anche in assenza di reali segnali.

Anche la memoria è influenzata dallo sviluppo tecnologico. La memoria viene esternalizzata: demandiamo al cellullare o ad internet la conservazione di un numero sempre maggiore di informazioni, creando mappe mentali differenti che ci servono per recuperarle. “Non so cosa, ma come”. Vi sono oggetti e applicazioni per ricordarsi di ogni cosa, non solo I numeri di telefono, ma la posizione dove abbiamo parcheggiato, o dove abbiamo lasciato le chiavi della macchina.

Diversi studi hanno analizzato gli effetti cognitivi dell’esposizione al gaming con risultati preliminari ma estremamente interessanti. I videogame migliorano l’attenzione visiva e la coordinazione, ma, alcuni dati suggeriscono un aumento di comportamenti impulsivi e aggressivi.

La tecnologia permette enormi vantaggi sul versante dell’acquisizione delle conoscenze, specialmente di conoscenze settoriali e tecniche, mentre rischia di non aiutare nella creazione delle competenze emotive, affettive e relazionali. L’aspetto centrale dell’adolescenza, che potremmo anche definire come l’età delle scelte, risulta proprio quella di non lasciare irrisolte problematiche emotive, relazionali e affettive. È quindi centrale la necessità di prestare attenzione ai ragazzi che mostrano un pattern problematico di utilizzo di questi mezzi” – ha concluso Migliarese.


Endometriosi e infertilità

In tutto il mondo, Marzo è il mese della consapevolezza dell’endometriosi che quest’anno è culminato ieri sabato 24 con la Giornata Mondiale, istituita per sensibilizzare la popolazione sulla malattia.

Si stima che l’endometriosi colpisca circa il 10-15% delle donne in età fertile – 3 milioni i casi solo in Italia – con un enorme ritardo nella diagnosi che mediamente arriva dopo 7 anni, generalmente nella fascia d’età tra i 25 e i 35 anni. E’ una malattia cronica, dolorosa e invalidante, con risvolti importanti a livello socio-lavorativo e relazionale: ansia, discriminazione, paura, giornate a casa, rischio di perdere il lavoro, sono temi che, purtroppo, rivestono ancora una profonda attualità. Una patologia che per il 30-40% delle pazienti si traduce, inoltre, in un problema di infertilità.

Nelle donne affette da endometriosi il tasso di gravidanza naturale è inferiore al 2% per ciclo mestruale mentre normalmente questo valore si attesta attorno al 20%. L’infertilità  è un elemento fondamentale di cui il medico deve tener conto nel momento in cui si appresta alla diagnosi e alla cura di questa patologia così come l’endometriosi influenza l’approccio diagnostico e terapeutico per la cura della infertilità. Per le pazienti la medicina riproduttiva rappresenta una opportunità da intraprendere grazie agli elevati tassi di successo che caratterizzano queste tecniche. Negli ultimi dieci anni più di 9.000 donne si sono rivolte a IVI per riuscire ad avere un bambino malgrado l’endometriosi” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

In alcune cliniche, IVI può contare su unità specifiche per la cura dell’endometriosi. Una diagnosi ed un corretto trattamento e follow-up, sia medico che psicologico, assicurano che le pazienti si sentano supportate e comprese. Negli ultimi anni sono stati fatti numerosi passi avanti sul fronte terapeutico-assistenziale, ma anche istituzionale: nel 2016 l’endometriosi è stata inserita dal Governo Italiano nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti. Inoltre, da marzo 2017 sono entrati in vigore i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) previsti per gli stadi clinici di endometriosi moderato e grave” – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

L’endometriosi

ll termine “endometriosi” deriva dall’endometrio, il tessuto che riveste l’interno dell’utero e la patologia si verifica quando quest’ultimo è presente al di fuori della cavità uterina, ad esempio nell’addome, nelle ovaie o nelle tube. Questo tessuto continua a reagire alle variazioni ormonali che si verificano in ciascun ciclo, cosa che provoca gonfiore negli organi in cui si trova. L’intero processo dà luogo a emorragia interna, rottura dei tessuti e infiammazione degli organi colpiti, che porta a forti dolori, problemi intestinali, aderenze e infertilità.

 



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