Archivio per giugno 2018

Cheratosi Attinica il più frequente tumore non melanoma della pelle: monitoraggio costante e trattamento sempre consigliati

La cheratosi attinica, detta anche cheratosi solare o cheratosi senile, è una neoformazione pre-cancerosa, classificata dal Ministero della Salute tra i tumori della pelle e per tale motivo il suo monitoraggio e trattamento sono sempre consigliati. Ne è colpita la popolazione prevalentemente maschile (34,3%) rispetto a quella femminile (20%)1 e oltre il 60% dei carcinomi squamocellulari, (detti anche spinocellulari o spinaliomi), tumori invasivi della cute, risultano derivare da cheratosi attiniche2. Riconoscere questa malattia e intervenire tempestivamente è fondamentale per prevenire l’insorgenza di tumori invasivi della pelle.

Le cheratosi attiniche, si presentano generalmente come macchie di colore rosa-rosso o lesioni della pelle ricoperte da squame o croste ruvide al tatto di colore bruno-rossastro che possono provocare prurito o bruciore oppure essere del tutto asintomatiche. In genere, ciascuna lesione può raggiugere le dimensioni di 1-2,5 cm di diametro e si manifesta nelle aree del corpo più frequentemente esposte al sole, quali viso, cuoio capelluto, dorso delle mani, avambracci, spalle, decolté. L’esposizione solare rappresenta proprio uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di cheratosi attiniche, oltre all’età avanzata, il sesso maschile, la carnagione chiara e tutte le condizioni di immunodepressione. Questa malattia, seppur molto comune, non è da sottovalutare in quanto risulta essere un marker del rischio di sviluppare forme tumorali invasive quali i carcinomi squamocellulari (detti anche spinocellulari o spinaliomi), più frequenti nei casi di lesioni multiple. L’alta incidenza della cheratosi attinica e il rischio di progressione in forme tumorali invasive rende necessario, oltre alla prevenzione, mediante soprattutto l’utilizzo di idonee protezioni solari per evitare l’insorgenza della malattia, il trattamento tempestivo delle lesioni per evitarne la progressione” – spiega Ketty Peris, Direttore dell’Istituto di Dermatologia Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli di Roma.

Per aiutare le persone a conoscere meglio questa malattia, e rivolgersi ad un dermatologo, è nato un nuovo portale informativo: www.lacheratosiattinica.it, con il supporto non condizionato di Galderma. Oltre alle informazioni generali sulla malattia, sul sito è possibile trovare indicazioni circa i trattamenti e le diverse terapie utilizzate.

Le terapie e i trattamenti per combattere le cheratosi attiniche, si differenziano per efficacia, effetti collaterali, tollerabilità, esito cicatriziale/estetico della cute trattata, area massima trattabile e durata complessiva della terapia. Ci sono trattamenti volti ad eliminare le singole lesioni, quali procedure ablative che distruggono il tessuto come la crioterapia con azoto liquido, la laserterapia o la rimozione chirurgica, indicata per lesioni più spesse o quando è necessaria la conferma istologica per escludere un carcinoma squamocellulare.. In genere, si è però maggiormente a favore dei trattamenti che consentono di trattare non solo la singola lesione ma anche la cute circostante, ossia il campo di cancerizzazione, in quanto permettono di trattare anche lesioni non evidenti prevenendo così l’insorgenza di nuove lesioni o di recidive. Queste terapie sono generalmente delle creme o gel con diversi principi attivi che possono essere applicate direttamente sull’area della cute interessata. Esiste anche un farmaco topico, il cui principio attivo è in grado di distruggere le cellule tumorali solo dopo che è stato attivato grazie ad  una fonte luminosa che può essere una lampade a raggi rossi (terapia fotodinamica convenzionale) o la luce solare (terapia fotodinamica in daylight)” – illustra Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente SIDeMaST.

Il nuovo sito ospita anche una sezione che consente alle persone di cercare il dermatologo più vicino a loro.

1Fargnoli, Maria Concetta, et al. “Prevalence and risk factors of actinic keratosis in patients attending Italian dermatology clinics.” European Journal of Dermatology 27.6 (2017): 599-608.

2Feldman SR. Progression of actinic keratosis to squamous cell carcinoma revisited: clinical and treatment implications. Cutis 2011; 87: 201-207.


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Arriva l’insulina fast-acting, più veloce contro la glicemia dopo i pasti

In Italia le persone con diabete misurano la glicemia postprandiale, ossia dopo aver mangiato, in media solo 2 volte al giorno, nonostante le principali linee guida internazionali, inclusi gli Standard italiani per la cura del diabete mellito, ne raccomandino il controllo tra 1 e 2 ore dall’inizio del pasto. Il dato, che emerge da un’analisi effettuata sui dati degli Annali AMD – Associazione Medici Diabetologi, è stato illustrato il 12 giugno scorso, nel corso della presentazione della nuova insulina aspart fast-acting (Fiasp®, Novo Nordisk), disponibile da poco anche nelle farmacie italiane.

Il mancato controllo della glicemia postprandiale si inquadra in un fenomeno più ampio, che vede la frequenza complessiva dell’automonitoraggio della glicemia soddisfacente nelle persone con diabete tipo 2 trattate con insulina. Tuttavia, mentre la frequenza di controllo della glicemia a digiuno risulta adeguata, la glicemia postprandiale viene valutata in maniera del tutto insufficiente, tanto più che i due terzi delle persone con diabete presentano valori di glicemia postprandiale superiori ai 140 mg/dl, valore di normalità indicato dalle linee guida” – ha spiegato Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch-Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology.

Ma perché è così importante la valutazione della glicemia postprandiale?

Innanzitutto, la glicemia postprandiale contribuisce per circa un terzo alla glicemia media, che a sua volta si associa alle complicanze croniche del diabete. Inoltre, anche a parità di glicemia media, le persone con glicemia postprandiale più alta hanno un rischio maggiore di sviluppare complicanze del diabete, in particolare quelle cardiovascolari, come l’infarto o l’ictus” – ha detto Edoardo Mannucci, diabetologo, Professore associato al Dipartimento di scienze biomediche, sperimentali e cliniche Mario Serio dell’Università di Firenze.

Lo dimostrano studi che hanno fatto la storia della diabetologia, come il DECODE o il Diabetes Intervention Study o il più recente San Luigi Gonzaga Diabetes Study, che ha evidenziato come l’aumento della glicemia postprandiale si associ a un aumento del rischio cardiovascolare in maniera più forte rispetto all’aumento della glicemia a digiuno, in una popolazione seguita per 14 anni di follow up” – ha aggiunto Edoardo Mannucci.

Non solo, in uno studio pubblicato recentemente su Diabetes Therapy emerge che, in alcune persone con diabete, l’iperglicemia postprandiale può avere ripercussioni negative a livello fisico ed emotivo e può influenzare la vita di tutti i giorni, incluso il lavoro e i rapporti sociali. È stato ad esempio calcolato che, in seguito a un episodio di iperglicemia postprandiale, il 71 per cento delle persone con diabete riporta una diminuzione della produttività e il 54 per cento sostiene di avere difficoltà a concentrarsi nel lavoro.

Nelle persone non diabetiche, la glicemia dopo i pasti è contenuta entro limiti che non oltrepassano quasi mai i 140 mg/dl e torna entro 2 ore ai livelli normali, grazie alla secrezione di insulina da parte del pancreas in risposta all’introduzione di cibo, in particolare i carboidrati. Ovviamente, nelle persone con diabete questa azione è ridotta (diabete tipo 2) o assente (diabete tipo 1) e si instaura il fenomeno della iperglicemia postprandiale, che a lungo andare provoca danni ai vasi sanguigni ed è causa delle principali complicanze della malattia.

Per contrastare il fenomeno sono state messe a punto, nel tempo, formulazioni di insulina sempre più sofisticate: dagli analoghi dell’insulina umana, negli anni ’90, sino alle insuline rapide.

L’ultima nata è l’insulina aspart fast-acting, integrata con vitamina B3, che rende il suo assorbimento iniziale più rapido, e l’aminoacido L-arginina, che ne stabilizza la formulazione.

Questa insulina si avvicina maggiormente alla risposta naturale di una persona sana, assicurando una comparsa in circolo più veloce – 4 minuti piuttosto che 9 – della progenitrice insulina aspart ad azione rapida, una delle più prescritte al mondo. Grazie alle sue caratteristiche è più flessibile nei tempi di somministrazione, da 2 minuti prima dell’assunzione del pasto sino a 20 minuti dopo. Inoltre, si è dimostrata più efficace rispetto alla insulina aspart nel ridurre la glicemia postprandiale a un’ora e in alcuni casi anche i livelli di emoglobina glicata, senza aumentare il rischio dei temibili episodi di ipoglicemia” – ha detto Concetta Irace, Professore associato al Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

L’insulina aspart fast-acting è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale in classe A ed è disponibile, per adulti con diabete, in soluzione iniettabile per via sottocutanea in due formati: 100 unità/ml in penna preriempita e 100 unità/ml in cartuccia.

 


Progetto Angels: migliorare e standardizzare il trattamento dell’ictus ischemico in Europa

Costruire, entro maggio 2019, un network di eccellenza nella cura dell’ictus ischemico in 1.500 ospedali in tutta Europa, garantendo un equo accesso a trattamenti efficaci e tempestivi. Questo l’obiettivo principale del progetto Angels, coordinato a livello italiano da uno ‘steering committee’, di cui ha l’onore di far parte anche l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale A.L.I.Ce. Italia Onlus, rappresentata dalla presidente Nicoletta Reale, che lo ha sostenuto fin dall’inizio con grande entusiasmo.

Il progetto è stato promosso dall’European Stroke Organization (ESO), con la Past President Valeria Caso (attiva collaboratrice anche dell’associazione A.L.I.Ce.) che ha, tra l’altro, dichiarato che è necessario “aumentare il numero di pazienti trattati negli ospedali attrezzati per l’ictus e ottimizzare la qualità del trattamento in tutti i centri ictus esistenti. Stiamo costruendo una comunità globale di centri ictus e ospedali attrezzati per l’ictus, che lavorano ogni giorno per migliorare la qualità del trattamento per ogni paziente colpito da ictus. Aiutaci a raggiungere questo obiettivo aderendo all’Angels Initiative per dare una possibilità alla vita“.

Nel nostro Paese è l’Italian Stroke Organization a sostenere con forza il progetto, che si avvale della collaborazione di un team di esperti di formazione, di reti ictus sul territorio e di neuroradiologia interventistica, affinché sia possibile per tutti e ovunque raggiungere e mantenere livelli di eccellenza nel trattamento dell’ictus.

Angels intende ottimizzare la gestione dei pazienti colpiti da ictus ischemico acuto sia favorendo l’implementazione del numero degli ospedali già attrezzati per la cura di questa patologia sia migliorando la qualità del trattamento nei centri ictus già esistenti. Contestualmente, mira a standardizzare i protocolli di trattamento, che devono essere semplici e immediati da applicare, supportando e formando tutti gli operatori socio-sanitari coinvolti nella tecnica operativa, nell’organizzazione e nella comunicazione con il paziente.

Tutti gli Ospedali che aderiscono al progetto Angels ricevono:

– formazione su misura del personale sanitario, anche attraverso strumenti virtuali di simulazione, per essere più preparati nelle situazioni reali

stroke kit comprensivo di check lists standardizzate in accordo con le linee guida ESO

– strumenti di community per condividere esperienze, modelli organizzativi, informazioni scientifiche e progressi, con monitoraggio della qualità.

Migliorare il trattamento dell’ictus ed evitare inutili perdite di tempo costruendo un percorso condiviso che sia il più virtuoso possibile e che consenta di ridurre i ritardi negli intervalli tra il tempo di arrivo in ospedale/accesso neuroimmagini/terapia e ricovero vuol dire salvare migliaia di vite e, nello stesso tempo, prevenire le possibili conseguenti disabilità. L’Angels Initiative, lanciata nel luglio 2016, ha già coinvolto oltre 600 ospedali in tutta Europa. Il nostro augurio è che, anche nel nostro Paese dove si sono già attivati circa 100 ospedali, sia implementata la presenza del team Angels perché sia rafforzata la rete ictus delle singole regioni e si arrivi alla condivisione di programmi e protocolli omogenei. Bisogna soprattutto fare in modo che alle persone colpite da ictus venga riservato lo stesso livello di trattamento ovunque esse si trovino, eliminando qualunque spreco di tempo e di risorse” dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.  

L’ictus cerebrale è una patologia che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Circa la metà degli italiani colpiti ogni anno presenta problemi di disabilità anche grave: le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi oltre 800.000, ma il fenomeno è in crescita, oltre che per l’invecchiamento progressivo della popolazione, anche perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.

Per maggiori informazioni sul progetto Angels, visitate il sito www.angels-initiative.com

 

A.L.I.Ce. Italia Onlus è una Federazione di associazioni di volontariato diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.

Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari. Sono associazioni senza scopo di lucro, democratiche, apolitiche, con personalità giuridica e non, iscritte nei registri regionali delle associazioni di volontariato.

A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia Onlus ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia.

Lo scorso 8 novembre, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

A.L.I.Ce. Italia Onlus, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento di straordinaria rilevanza, avrà adesso il compito di stimolare e monitorare l’impegno dei servizi sanitari regionali nell’applicazione e nella rapida implementazione organizzativa delle misure specifiche, declinate in 19 punti, la cui attuazione è stata già promossa a livello del Governo nazionale.


Contraccezione d’emergenza: il 70% delle donne italiane non ha le idee chiare

Le donne italiane non hanno le idee chiare sulla contraccezione d’emergenza, un “piano B” a disposizione in caso di rapporto non adeguatamente protetto per scongiurare il rischio di una gravidanza indesiderata e dunque di una sua eventuale interruzione” – afferma Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

A scattare la più recente fotografia sulla conoscenza della contraccezione d’emergenza in Italia è Onda, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research, su un campione di 757 donne tra i 15 e i 45 anni (vedi video). La ricerca ha analizzato in particolare la conoscenza di questa “contraccezione del dopo”, il vissuto e le modalità di accesso.

I dati rivelano che le italiane hanno una vita sessuale attiva, il 63% delle intervistate ha dichiarato di avere rapporti sessuali regolari, e sono attente alla salute ginecologica: il 48% si è sottoposta ad una visita meno di 1 anno fa e il 24% fra 1 e 3 anni fa. Le donne si mostrano in generale consapevoli rispetto all’esistenza della contraccezione d’emergenza (87%), anche se si segnala un gap tra le 2 diverse opzioni: la conoscenza della tradizionale “pillola del giorno dopo” è consolidata in tutto il campione, mentre un buon 20% non ha mai sentito parlare della cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, recentemente introdotta sul mercato. La conoscenza passa principalmente attraverso canali non scientifici, come i media e il passaparola tra amici e conoscenti che emergono come principali fonti di informazione, indicati rispettivamente dal 71% e dal 65% delle donne. Anche in questo caso il trend dell’uso di “Dottor Google” è rispettato, con 6 donne su 10 che citano internet come canale informativo, indicato addirittura dall’80% delle intervistate del centro-sud. Importante è il ruolo della comunicazione in ambito scolastico secondo una donna su 4.

Dall’indagine emerge che, anche se le donne sanno che esiste questa “contraccezione del dopo”, hanno un’informazione piuttosto sommaria e superficiale sulla modalità di azione: il 70%, infatti, non sa che, per impedire di avviare una gravidanza indesiderata, la pillola agisce ritardando o bloccando l’ovulazione, non avendo quindi effetti abortivi. Le donne inoltre non hanno chiaro il corretto tempo di assunzione: solo la metà delle intervistate sa che dalla tempestività di assunzione dipende l’efficacia del farmaco, da assumere quindi il prima possibile, e meno di 1 donna su 10 è a conoscenza che la “pillola dei cinque giorni dopo” è quella che garantisce maggiore efficacia.

Nonostante dal 2015 le maggiorenni possano acquistare i farmaci per la contraccezione d’emergenza senza ricetta medica, ancora 1 donna su 3 non sa che è possibile farlo in farmacia e parafarmacia, con il 9% che pensa che sia dispensata solo in ospedale, e oltre un’intervistata su 2 non è al corrente che la prescrizione medica serva solo per le minorenni.

La mancanza di conoscenza nasce dal fatto che la contraccezione d’emergenza viene poco spiegata dal ginecologo nel corso della visita come una opzione possibile quando altri metodi contraccettivi falliscono o ci si viene a trovare in situazioni a rischio. È per questo che non si comprende la differenza nel tempo di azione delle due diverse pillole disponibili sul mercato e quanto sia importante invece definirle ‘pillola del prima possibile’. La mancanza di ricetta medica ha cercato di rispondere all’esigenza di una assunzione rapida per garantire l’efficacia migliore. Purtroppo l’informazione ‘fai da te’ genera un utilizzo a volte improprio che non aiuta le donne a vivere sessualità e riproduzione in modo consapevole e le allontana da un reale progetto contraccettivo che andrebbe sempre discusso con il medico” – afferma la professoressa Rossella Nappi, Università degli Studi di Pavia.

Data l’importanza di tutti gli aspetti che riguardano la contraccezione per il benessere psico-fisico della donna in età fertile, Onda ha deciso di intraprendere un’attività di informazione sulla contraccezione orale di emergenza, partendo dalle conoscenze emerse da questa indagine. Consiste essenzialmente in una campagna sui propri social network con post ad hoc e video pillole e accompagnata dalla realizzazione della brochure ‘La nuova mini-guida sulla contraccezione – Focus sulla contraccezione orale di emergenza’ che sarà distribuita negli ospedali del network Bollini Rosa e scaricabile dal sito www.ondaosservatorio.it. Ancora oggi molte donne non sanno come utilizzare la ‘contraccezione del dopo’ correttamente e quindi questo progetto punta a fare chiarezza sul tema, utilizzando strumenti idonei a raggiungere anche le donne più giovani” – continua Francesca Merzagora.

Nasce Onda Coolwaves™, la tecnologia innovativa che può trattare selettivamente cellulite, grasso in eccesso e lassità cutanea

È stata presentata il 5 giugno scorso, a Milano, la nuova tecnologia Onda: il primo sistema al mondo che, attraverso l’emissione di Coolwaves™ agisce su cellulite, adiposità e lassità. Nata da un’intuizione dell’azienda fiorentina DEKA (appartenente al Gruppo El.En.), questa metodica rivoluzionaria opera con l’azione benefica di particolari microonde che agiscono selettivamente su tre inestetismi del corpo.

Nello specifico, il principio di azione della tecnologia Onda Coolwaves™ si basa sull’utilizzo di microonde che vengono emesse solo a contatto con la pelle. Questo perché l’energia rilasciata è controllata con estrema precisione dai manipoli “intelligenti”, Deep” (per le adiposità localizzate e le fibrosi profonde) e “Shallow” (più superficiale per andare a trattare lassità e cellulite), che trasferiscono le Coolwaves™ in diverse profondità per una modulazione e un adattamento perfetto al paziente, al tipo di trattamento e alla zona da trattare. L’interazione delle microonde con il tessuto adiposo crea una modificazione metabolica dei contenuti lipidici che vengono poi rimossi naturalmente attraverso le vie linfatiche.

Siamo orgogliosi di presentare Onda Coolwaves™ al pubblico italiano e internazionale. Questo nuovo sistema, unico al mondo, totalmente made in Italy, si posiziona come una vera rivoluzione sia per la tecnologia sia per i risultati ottenuti nel body shaping. Confermiamo ancora una volta il nostro impegno nel trovare soluzioni all’avanguardia per la cura e il benessere delle persone” – ha commentato Paolo Salvadeo, Direttore Generale di El.En.

Questo nuovo trattamento – frutto di attenti studi istologici, termografici e di simulazione matematica – si contraddistingue per tre caratteristiche fondamentali: non è invasivo, è indolore ed è sicuro, con risultati che durano nel tempo.

L’efficacia delle microonde mi ha sorpreso, soprattutto nel trattamento della cellulite, un bersaglio spesso ostico da trattare. Con il dispositivo Onda Coolwaves™ ho ottenuto risultati sorprendenti” – ha affermato Nicola Zerbinati, Dipartimento di Dermatologia, Università degli Studi dell’Insubria, Varese, tra i primi a partecipare alla sperimentazione.

Nell’ultimo anno più di 500 persone (80% donne e 20% uomini) hanno provato la nuova tecnologia Onda, il grado di soddisfazione è stato molto elevato: più del 90% delle persone si è dichiarato soddisfatto dei risultati ottenuti. Le microonde presentano, quindi, numerosi vantaggi per il miglioramento dell’effetto “buccia di arancia”, per stimolare la produzione di collagene e per trattare il grasso in eccesso, producendo una riduzione di 1-2 cm di plica dell’area interessata.

Onda è stato veramente un passo avanti nella mia professione. Ho trovato la risposta alle richieste di tanti pazienti che necessitavano una soluzione non invasiva, sicura ed efficace, con risultati visibili in termini di riduzione del tessuto adiposo e sensibile miglioramento della cellulite da realizzarsi in poche e brevi sedute” – ha dichiarato Paolo Bonan, Responsabile di Dermatologia presso la Casa di Cura Villa Donatello, Firenze e key officer per l’educazione nella European Society of Laser and Energy-based Devices (ESLD).

Infatti, a differenza di altri trattamenti, Onda Coolwaves™ non ha una cadenza settimanale o bisettimanale, ma si può ripetere anche dopo pochi giorni. Mediamente sono sufficienti 3 o 4 sedute per ottenere benefici prolungati nel tempo. Inoltre il trattamento può essere eseguito in qualsiasi stagione dell’anno e fase della vita, ad esempio dopo una gravidanza, dopo un intervento invasivo quale, ad esempio la liposuzione, o in abbinamento ad un trattamento di crioadipolisi, senza controindicazioni. Le applicazioni possono essere effettuate su tutto il corpo, ad esclusione del viso.

Sto proponendo il trattamento a pazienti tra i 18 e i 65 anni. I risultati sono visibili già dalle prime sedute. Si tratta di una macchina innovativa, approvata e garantita da ricerche scientifiche, non ci sono effetti collaterali e neppure arrossamenti, anzi un miglioramento nell’aspetto della cute” – ha commentato Rosario Emanuele Perrotta, Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica, Catania.

Per i risultati migliori va tenuto presente che qualsiasi tecnologia, deve essere sempre abbinata ad un regime alimentare ipocalorico e a un’adeguata attività fisica.

Onda Coolwaves™ si inserisce nelle novità 2018 di Renaissance, la società nata dall’unione di Deka e Quanta System, due importanti realtà italiane del Gruppo El.En. di Calenzano (FI). Questa realtà tutta italiana ha un grande valore aggiunto, che nasce dall’offerta di servizi e attività di supporto a favore del cliente, per aiutare i professionisti del settore con formazione continua ed assistenza post-vendita.

Onda Coolwaves™ è il prodotto ideale in un settore in continua evoluzione, come quello della medicina estetica. La storia della nostra azienda è caratterizzata da innovazioni tecnologiche che hanno fatto la differenza in campo medico, chirurgico e dermatologico. Oltre alla nostra trentennale esperienza, dobbiamo i nostri successi all’impegno dei nostri ricercatori, ingegneri, tecnici, biologi e medici, ogni giorno alla ricerca di soluzioni per migliorare la qualità e il benessere della vita delle persone” – ha dichiarato Lapo Cirri, Direttore Commerciale di Renaissance.

 


Parlare di vaccini in modo nuovo, con il linguaggio delle emozioni: è nata Gemma!

I vaccini evocano spesso paure e dubbi. Tutti vogliono il meglio per i loro figli, sia chi vaccina che chi non lo fa: abbiamo in comune più di quanto ci divida. Per questo è nata Gemma.

www.gemmaeivaccini.it è un progetto di storytelling digitale che mira a comunicare emotivamente l’importanza dei vaccini, rispondendo alle paure di chi esita non con il tono neutro dei dati scientifici, ma con una storia in cui identificarsi.

La storia è costruita come un moderno racconto epistolare che ci fa seguire Gemma in due mondi diversi: uno in cui le persone continuano a vaccinarsi, l’altro in cui le persone smettono di farlo. Tutto ciò per raccontare che impatto avrebbe la fine dei vaccini, attraverso il microcosmo di una vita umana, semplice, riconoscibile, la vita di una persona che ama, soffre, ha sogni e paure.

Spesso i professionisti sanitari o i centri vaccinali non hanno il tempo per accogliere le paure e i dubbi. Per questo, il progetto Gemma e i Vaccini ha lo scopo di supportarli nel loro ruolo strategico di comunicazione, offrendo anche delle infografiche che possono essere scaricate dal sito, stampate e condivise sui social network.  Le infografiche illustrano i dati reali su cui la storia di Gemma è basata e servono a mostrare l’intenso lavoro scientifico dietro i vaccini.

Il nuovo sito web www.gemmaeivaccini.it è nato nell’ambito di “Valore in Prevenzione – un Programma a supporto delle decisioni informate in ambito di programmazione, organizzazione, gestione e comunicazione delle politiche vaccinali in Italia”, uno dei progetti di maggiori dimensioni e complessità realizzato negli ultimi anni da Fondazione Smith Kline, in collaborazione con VIHTALI, spin off dell’Università Cattolica di Milano, CERGAS SDA Bocconi e Center for Digital Health Humanities.

Valore in Prevenzione è stato presentato giovedì 7 giugno, a Roma in occasione dell’evento “Value Based Prevention”, presso l’Associazione della Stampa Estera.

FONTE | Center for Digital Health Humanities

Bambini strappati alle famiglie al confine USA-Messico: la condanna della SIPPS

La SIPPS non può rimanere indifferente di fronte al grido di dolore di bambini separati dai genitori appena varcato il confine e considerati erroneamente minori migranti non accompagnati, come sta avvenendo nella zona tra il Messico e gli Stati Uniti”.

E’ quanto ha dichiarato Leo Venturelli, membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e Garante cittadino dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

La nostra Società scientifica si allinea alle dichiarazione della presidente dell’American Accademy of Pediatrics, Coleen Kraft, che accusa l’amministrazione Trump di “violenza su minori”. In più da parte nostra richiamiamo l’attenzione su un fondamentale diritto del bambino a non essere separato dai suoi genitori citato espressamente dalla Convenzione dei Diritti dell’Infanzia del 1989, all’articolo 9, convenzione cui l’Italia ha aderito fin dal 1991” – ha proseguito Venturelli.

Concordiamo con l’AAP che la separazione di questi bambini, già traumatizzati dalla situazione della migrazione della famiglia, produce in loro uno “stress tossico che inibisce lo sviluppo del cervello, blocca l’architettura cerebrale e impedisce di sviluppare linguaggio, socializzazione e legami emotivi – ha aggiunto Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

 



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