Archivio per dicembre 2018

Raccomandazioni ADA-EASD per la gestione del diabete tipo 2

Il trattamento del diabete di tipo 2 deve iniziare da una valutazione cardiovascolare e delle comorbidità e deve tener conto anche delle preferenze del paziente. Sono queste, in sintesi, le raccomandazioni introdotte nella nuova versione del documento di consenso prodotto dalla American Diabetes Association (ADA) e dalla European Association for the Study of Diabetes (EASD).

Il paper di consenso comprende anche uno schema per il mantenimento della corretta glicemia incentrato su un ciclo decisionale condiviso col paziente, dato che il focus di tutto il documento non è l’identificazione del target individuale ma come ottenere gli obiettivi di glicemia per ciascun paziente tenendo conto delle sue preferenze e della sempre maggiore varietà di terapie disponibili.

Scelta del farmaco

Il farmaco di prima linea rimane la metformina ma gli esperti considerano con favore anche gli analoghi di GPL-1 in forma iniettabile, mentre gli inibitori di SGLT2 possono essere un’alternativa preferibile all’insulina nella terapia di seconda linea. La scelta deve essere effettuata sulla base delle caratteristiche personali del paziente e dell’accessibilità a questi farmaci (in Italia disponibili con piano terapeutico nei pazienti in cui si sia già attuato, senza successo, un cambiamento delle abitudini di vita o altro trattamento e al di sotto dei 75 anni di età).

Il documento di consenso contiene anche uno schema complesso e articolato, pensato soprattutto per la medicina generale, che indica quando e come ogni tipo di farmaco per il diabete di tipo 2 deve essere iniziato, ridotto, interrotto o aumentato.

Due diversi algoritmi consentono invece di valutare cosa fare nei pazienti con malattia cardiovascolare di tipo aterosclerotico oppure nei pazienti con insufficienza cardiaca. Per esempio, i cambiamenti negli stili di vita e la metformina sono considerati elementi imprescindibili della cura, anche se il gruppo di consenso discute del ruolo della metformina come farmaco di scelta nelle fasi iniziali sulla base di studi recenti e a nuove opzioni terapeutiche. La decisione finale è di mantenere tale indicazione a causa del basso costo del farmaco e della sua provata efficacia e sicurezza.

Nei pazienti in cui predomina la malattia aterosclerotica sono però raccomandati (in questo ordine) gli analoghi di GPL-1 o gli inibitori di SGLT2, avendo l’accortezza di scegliere tra quelli con provati benefici cardiovascolari. L’ordine di scelta è invertito nei pazienti con insufficienza cardiaca, per i quali è meglio iniziare con gli inibitori di SGLT2 (che negli studi clinici mostrano di ridurre l’insufficienza cardiaca purché il paziente abbia una buona funzionalità renale), mentre gli analoghi di GLP-1 sono da considerare solo in alternativa.

Tra gli analoghi di GPL-1 il documento privilegia la liraglutide (per via dei risultati positivi del trial LEADER), mentre tra gli inibitori di SGLT2 viene indicato preferenzialmente l’empaglifozin (sulla base dello studio EMPA-REG Outcome)

Rispetto alla precedente edizione del documento (datata 2015) la novità sta proprio nel considerare le comorbidità quali elementi decisionali essenziali fin dal trattamento di prima linea, mentre non è necessario che il paziente fallisca nel raggiungere i livelli previsti di emoglobina glicata per aggiungere al trattamento i farmaci di cui sopra.

Nei pazienti senza malattie cardiovascolari, la priorità sono i bisogni individuali e le preferenze per evitare il sovrappeso e l’ipoglicemia. Altre sezioni del documento forniscono indicazioni sull’insufficienza renale cronica, sula terapia nutrizionale, sulla chirurgia metabolica e sui criteri per il passaggio alla terapia iniettabile, con preferenze per gli analoghi di GLP-1 rispetto all’insulina. Infine vi sono indicazioni visive (che utilizzano la simbologia delle luce dei semafori) per la riduzione della terapia orale una volta che il paziente passa alla terapia iniettabile.

Davies M, D’Alessio D et al. Management of Hyperglycemia in Type 2 Diabetes, 2018. A Consensus Report by the American Diabetes Association (ADA) and the European Association for the Study of Diabetes (EASD).  Diabetes Care 2018 Dec; 41(12): 2669-2701. https://doi.org/10.2337/dci18-0033


 

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Premio Roma Videoclip: “La notte prima”

Alessandra è una giovane donna determinata e ambiziosa che si divide tra gli impegni professionali e i preparativi del matrimonio, ormai alle porte. Una diagnosi inaspettata, però, sconvolge all’improvviso la sua vita e la costringe a rivedere scelte fondamentali.

Parte da qua La notte prima di Annamaria Liguori: un cortometraggio d’autore dedicato alle donne con tumore al seno metastatico, con una colonna sonora d’autore, il brano “Adesso” di Diodato e Roy Paci, presentato al Festival di Sanremo 2018. Il brano ha ricevuto, nella Sala Fellini degli studi di Cinecittà a Roma, il Premio Roma Videoclip nell’ambito della XVI edizione della kermesse nazionale dedicata a cinema e musica.

Interpretato da Antonia Liskova, Francesco Montanari, Giorgio Colangeli, Imma Piro, Alessandro Bardani ed Emanuela Grimalda, il corto, già presentato in anteprima internazionale nell’ambito della 75a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – sezione Venice Production Bridge, è liberamente tratto da una delle storie di pazienti con tumore al seno metastatico raccolte nell’ambito di Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico, campagna promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, Europa Donna Italia e Susan G. Komen Italia con l’obiettivo di far conoscere le esperienze delle donne che ogni giorno combattono con grande coraggio contro questa malattia.

Il primo obiettivo è quello di vincere il senso di solitudine ed emarginazione che spesso travolge chi convive con questa patologia; in questo senso è fondamentale il valore della narrazione e della comunicazione per affrontare la malattia. “La notte prima”, ispirato dal racconto “Io scelgo di vedermi splendida” di Alessandra, attraverso la potenza comunicativa del linguaggio cinematografico vuole rompere il muro di silenzio che circonda questa malattia e le donne che ne sono affette, portando all’attenzione del grande pubblico i loro sentimenti, le loro emozioni, ciò che provano e vivono quotidianamente.

La notte prima” è disponibile per la visione online su www.voltatiguardaascolta.it, dove è possibile trovare tutte le storie e le informazioni sulla campagna.

 


“Vivere con la malattia. Le donne si raccontano”

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Sono le nostre mamme, mogli, sorelle, amiche e amanti. Sono le donne. Lottano per la vita perché più degli uomini conoscono il senso di far nascere un bambino… E non demordono mai”, recita la prefazione del libro del giornalista Claudio Barnini a cura di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere “Vivere con la malattia. Le donne si raccontano”, realizzato grazie al contributo incondizionato di Bristol-Myers Squibb, Medtronic e Pfizer.

L’e-book, scaricabile dal sito www.ondaosservatorio.it, racconta la vita di 5 donne famose che, essendosi scoperte malate, hanno deciso di continuare a vivere la loro vita quotidiana come sempre trasmettendo un forte messaggio di positività e di coraggio.

Le donne sono le protagoniste del sistema salute e del processo di cura. Pur vivendo più a lungo – oltre 4 anni in più rispetto agli uomini – hanno un’aspettativa di vita “in buona salute” di 57,8 anni contro i 60 degli uomini. Si prendono cura degli altri – l’86% delle donne è caregiver – e questo ruolo spesso le porta a sottrarre tempo e energia alla cura di sé stesse, tanto che, secondo una recente indagine di Onda, nel 46% dei casi di problemi lievi di salute e nel 29% delle situazioni più gravi, la donna si prende cura di sé stessa da sola senza l’aiuto di altri.

Onda lavora da 13 anni a fianco delle donne per promuoverne e tutelarne la salute. Siamo felici quindi di lanciare questo progetto editoriale a fianco di Claudio Barnini per dare voce alle storie di queste donne speciali che hanno saputo trovare la forza di lottare e affrontare con coraggio la malattia. Una caratteristica distintiva delle donne che sanno fare rete, sanno condividere e riescono a creare una catena di solidarietà e di supporto che le aiuta a guardare avanti. Questo libro vuole essere un piccolo contributo di speranza e forza a chi combatte ogni giorno” – ha commentato Francesca Merzagora, Presidente Onda.

Questo progetto nasce dall’idea di raccontare le vicende di donne famose, chiamiamole anche ‘vip’, che pur essendosi scoperte malate ad un certo punto della loro esistenza hanno fatto e fanno di tutto per viverla nel miglior modo possibile. Cercando soprattutto di ‘vivere la vita’ come e più di prima. Perché il percorso di una malattia ha sempre un inizio, spesso sconvolgente, ed una sua conclusione, ma ha soprattutto un ‘durante’ che merita di essere vissuto totalmente. A pieni polmoni. E raccontando le loro storie essere testimoni di forza per tutte le altre come loro” – ha continuato Claudio Barnini.

Le storie raccolte nel libro sono di: Emanuela Baio, giornalista e già senatrice, che ci narra la sua vita alle prese con il diabete; Monica Guerritore, attrice, che ci affida il suo ricordo di malata di tumore al seno; Cinzia Leone, attrice, che ci spiega come il malore di un attimo, un ictus tremendo, può non lasciare segni evidenti solo andando sempre avanti; Antonella Ferrari, scrittrice e attrice, che ci racconta la sua vita con la sclerosi multipla; ChiaraSole Ciavatta, che è diventata nota “grazie” ad anoressia e bulimia e ora uscita da questo tunnel mortale ha fondato un’organizzazione che si prende cura delle persone malate.

Cinque storie, cinque percorsi di vita diversi, cinque abbracci alla vita. Perché non importa né quando nasci né quando muori. Importa quando vivi. Ora. Domani. Sempre” – ha concluso Claudio Barnini.

 

Per scaricare l’e-book cliccare qui

 


“Al cuore del diabete”, la campagna nazionale sulla prevenzione del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus.

In Italia sono quasi 750 mila le persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, delle quali oltre 350 mila hanno avuto un infarto e più di 100 mila un ictus. Sono poco meno di 15 mila le morti di persone con diabete imputabili a cardiopatia ischemica e rispettivamente 7 mila e 500 quelle per malattie cerebrovascolari ogni anno; in pratica stiamo parlando complessivamente di circa 60 decessi ogni giorno” – ha detto Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia (SID).

Per informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate è nata la campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk e presentata il 19 dicembre scorso, in un evento con il patrocinio di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dall’Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”.

Nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF), condotta a livello mondiale tra persone con diabete tipo 2 per investigare il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari (CVD), ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi; infatti, ben 1 su 4 degli intervistati si considera a basso rischio o non a rischio di incorrere in queste malattie e 1 su 4 non ha mai discusso o non si ricorda di aver parlato dei fattori di rischio cardiovascolare con il proprio medico” – ha spiegato Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD).

La campagna di sensibilizzazione su diabete e rischio cardiovascolare sarà presente nelle principali piazze italiane con un’unità mobile dove sarà possibile ricevere una valutazione diagnostica del rischio cardiovascolare. Una volta completato il percorso degli esami previsti – misurazione dei valori di emoglobina glicata e del profilo lipidico, ecocardiogramma ed ecocolordoppler carotideo – sarà possibile confrontarsi con gli specialisti – diabetologo e cardiologo. Alla fine del percorso saranno forniti tutti i risultati per la condivisione con il proprio medico. L’unità mobile partirà a marzo e farà tappa in circa cinquanta località diverse, incluse le 14 città metropolitane, dove risiede il 33 per cento della popolazione italiana. Nel mondo, attualmente 2 persone con diabete su 3 vivono in un nucleo urbano, con una stima dell’International Diabetes Federation che prevede nei prossimi 25 anni questo rapporto crescere a 3 su 4.

Una campagna di questo tipo che coinvolge i comuni e in particolare i grandi centri urbani è di particolare importanza per i cittadini. Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione” – ha affermato Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI.

La configurazione attuale delle città, e più in generale il fenomeno dell’urbanizzazione, presenta per la salute pubblica e individuale tanti rischi ma anche molte opportunità. Come Sindaco avverto l’urgenza di sostenere convintamente campagne come ‘Al Cuore del Diabete’ per fare sì che i nostri cittadini siano informati e sempre più consapevoli dei fattori di rischio correlati al diabete e alle malattie non trasmissibili. La mia recente esperienza come primo parlamentare italiano invitato a intervenire alla Camera dei Comuni britannica, in occasione del Congresso interparlamentare sul Diabete, testimonia come per tutti i parlamenti europei è tempo di confrontarsi e condividere strategie da porre in essere per città più salutari ed eque” – ha continuato Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI e co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla qualità della vita nelle città.

Sono molte le persone ignare del fatto che le malattie cardiovascolari rappresentino la più comune causa di morte in coloro che hanno il diabete tipo 2. Per questo Novo Nordisk ha voluto sostenere questa campagna in connessione con Cities Changing Diabetes®, il progetto internazionale promosso dallo University College of London (UK) e dallo Steno Diabetes Center, grazie al quale già da diversi anni i ricercatori si impegnano a individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza” – ha spiegato Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk.

 

Per maggiori informazioni sulla campagna: FacebookTwitterInstagram


Oncologia, un Grandangolo sulle novità della pratica clinica

Dal 1999 ad oggi, 12.000 partecipanti tra oncologi e addetti ai lavori provenienti da tutta Italia; dagli 80 clinici coinvolti nella prima edizione, alle oltre 800 presenze attese per l’edizione 2018. Un viaggio lungo 20 anni per informare e aggiornare gli specialisti in oncologia sulle principali novità nella pratica clinica, che possono cambiare l’approccio terapeutico al paziente.

“Grandangolo: un anno di oncologia”, giunto alla XX edizione, si è svolto dal 13 al 15 dicembre al Centro Congressi dei Magazzini del Cotone di Genova, grazie a questi numeri e alla sua ‘filosofia’ è considerato oggi il principale meeting scientifico sull’oncologia di tutto il Paese: il convegno annuale, promosso da AccMed – Accademia Nazionale di Medicina, è un momento di raccolta, sintesi e condivisione delle più importanti innovazioni in ambito oncologico emerse nei 12 mesi precedenti. Una fotografia ‘grandangolare’ della letteratura internazionale e dei risultati presentati ai più importanti congressi a livello mondiale.

Grandangolo nasce da una intuizione dell’oncologo Alberto Sobrero, Direttore di Oncologia Medica 1 all’Ospedale Policlinico San Martino IRCCS di Genova, che insieme a AccMed e agli altri colleghi che lo hanno affiancato nella direzione scientifica dell’evento ha sviluppato negli anni questo appuntamento, oggi divenuto fondamentale, dell’oncologia italiana.

Dalla prima edizione abbiamo visto una partecipazione in continua crescita il motivo di questo successo va ricercato nel bisogno degli oncologi italiani di aggiornamento continuo non solo sui nuovi trial clinici o sui singoli farmaci, ma soprattutto sull’impatto di questi nella pratica clinica quotidiana e quindi sulla vita dei loro pazienti: negli anni abbiamo posto sempre più l’accento su questi aspetti pratici e sempre meno sulle mere carrellate di nuovi dati. Negli ultimi 3-4 anni l’attività di selezione delle novità più rilevanti in oncologia è diventata decisamente più ardua e ancora più importante per l’aggiornamento e la formazione, con una serie di innovazioni che hanno rivoluzionato l’approccio al tumore” – dichiara Alberto Sobrero, Responsabile scientifico di Grandangolo.

Grandangolo è cambiato e cresciuto nel corso degli anni, fino a raggiungere il format che oggi lo caratterizza: tre densissimi giorni di lavoro con la partecipazione di circa 800 tra medici specialisti e specializzandi in oncologia, radioterapia, medicina interna, farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali provenienti da tutta Italia, una faculty di altissimo livello, didattica interattiva e progetti digitali per mantenere attivo il trasferimento dell’informazione tra una edizione e quella successiva.

Accademia Nazionale di Medicina ha accompagnato Alberto Sobrero e gli altri responsabili scientifici che a lui si sono affiancati nel corso della storia di Grandangolo in questo lungo percorso mettendo a disposizione le proprie conoscenze organizzative e tecnologiche al fine di rendere questo convegno annuale un momento di formazione quanto più accessibile ed efficace possibile. Per questa ragione, Grandangolo oggi non rappresenta solo l’evento residenziale di dicembre, ma un percorso di aggiornamento professionale continuo che, attraverso l’integrazione di strumenti digitali come lezioni in e-learning, app per smartphone e newsletter, coinvolge attivamente i medici, fornendo le informazioni più aggiornate e rilevanti per la loro pratica quotidiana” – spiega Stefania Ledda, Direttore Generale dell’Accademia Nazionale di Medicina.

Il modello di formazione/informazione promosso dall’Accademia Nazionale di Medicina e applicato a Grandangolo è oggi particolarmente rilevante. Uno dei fattori critici dei moderni sistemi sanitari, e al tempo stesso una delle maggiori opportunità di crescita e sviluppo, è rappresentato infatti dalla necessità di rendere efficace ed efficiente il trasferimento delle nuove conoscenze medico-scientifiche (generate a un ritmo sempre più rapido) nella pratica clinica corrente e garantire il ritorno delle evidenze prodotte dall’applicazione clinica alle fonti della ricerca.

Nonostante la sua costante evoluzione, Grandangolo mantiene inalterate da 20 anni la sua struttura e la sua periodicità, ingredienti fondamentali che lo hanno reso uno strumento di aggiornamento fondamentale per gli oncologi italiani, in particolar modo quelli che operano in Centri minori.

Il Sistema Sanitario italiano, secondo OMS, OCSE e le agenzie di rating, è secondo in Europa e tra i primi 10 in tutto il mondo in oncologia, questa buona posizione nei ranking internazionali è confermata dalla capacità da parte di molti Centri sul territorio, e non soltanto quindi da parte dei Centri di Eccellenza, di portare avanti il trattamento dei pazienti secondo le linee guida internazionali. La distribuzione capillare a livello territoriale delle conoscenze e delle cure è uno dei punti di forza dell’oncologia italiana, che Grandangolo vuole contribuire a rafforzare anno dopo anno” – commenta Alberto Sobrero.

Il 14 dicembre scorso, alla presenza del Sindaco di Genova Marco Bucci e della Vicepresidente e Assessore alla Sanità della Regione Liguria Sonia Viale, sono stati assegnati i Premi Accademia Nazionale di Medicina: il Presidente di Accademia Nazionale di Medicina Prof. Mario Piccoli e il Direttore Generale dell’Ospedale Policlinico San Martino Dott. Giovanni Ucci hanno consegnato il Premio alla Carriera al professor Leonardo Santi, nome storico dell’oncologia italiana, fondatore dell’IST di Genova, importante incubatore di eccellenze in oncologia; i Premi per i 20 anni di Grandangolo sono andati ad Alberto Sobrero, Roberto Labianca, Direttore del Cancer Center ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Andrea Ardizzoni, Direttore U.O. Oncologia Medica A.O.U. Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, per l’impegno nell’ideazione e coordinamento del Grandangolo e per l’aggiornamento e la formazione in oncologia, e a Paolo Casali, Direttore SC Oncologia Medica 2, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale TumoriUniversità degli Studi di Milano, per il lavoro di ideazione e coordinamento del Focus sui Tumori Rari.

Inoltre, il Prof. Paolo Comanducci, Magnifico Rettore dell’Università di Genova ha consegnato il Premio Chirone (International Chiron Award for Biomedical Research and Training) ad Alberto Sobrero e Armando Santoro, Direttore Cancer Center Humanitas Research Hospital di Rozzano (MI), per la formazione e comunicazione scientifica, e al giornalista di RaiNews Gerardo D’Amico per la comunicazione e divulgazione scientifica.

 


 

La preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche

Ogni anno, in Italia, circa 5.000 donne under 40 sono colpite da tumore1 e si stima che il tasso di sopravvivenza a cinque anni sia intorno al 65% superando l’85% per alcune neoplasie come i linfomi e il cancro alla mammella, traguardi impensabili in passato.

La preservazione della fertilità, attraverso la crioconservazione degli ovociti e del tessuto ovarico, diventa, quindi, un momento fondamentale del processo terapeutico dopo una diagnosi di tumore, soprattutto in un Paese come il nostro dove è sempre più avanzata l’età media delle donne che cercano il primo figlio.

Se ne è discusso a Milano, l’11 dicembre scorso,  nel corso dell’evento organizzato da IVI – Istituto Valenciano di Infertilità – che ha visto anche la partecipazione di Giulia Scaravelli dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), per ribadire l’importanza di diffondere la cultura della preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche.

Secondo un censimento realizzato nell’ultimo decennio dal Registro Nazionale di PMA dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia sono 3.519 le pazienti oncologiche che hanno voluto preservare la propria fertilità, delle quali 2.148 attraverso la crioconservazione degli ovociti (per un totale di 17.181 ovociti) e 1.371, invece, attraverso la crioconservazione di tessuto ovarico.

La ricerca scientifica nella preservazione della fertilità ha raggiunto risultati incredibili, che fanno ben sperare per il futuro. Il gruppo IVI è stato il primo a dimostrare che l’uso di ovociti vitrificati, rispetto all’uso di quelli in fresco, non modifica le percentuali di successo nei protocolli di riproduzione assistita; le percentuali di fecondazione, di qualità embrionaria, di impianto e di gravidanza tra ovuli in fresco e vitrificati sono, infatti, sovrapponibili. Grazie al nostro programma gratuito, dal 2007 al 2017, nelle nostre cliniche più di 1.200 pazienti oncologiche hanno preservato la propria fertilità senza dover sostenere alcun costo. Un dato, questo, che testimonia la volontà di supportare le donne, affinché possano guardare al domani con maggiore fiducia” –  ha affermato Antonio Pellicer, Presidente IVI e Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università di Valencia.

Oggi più che mai diventa fondamentale diffondere la cultura della preservazione della fertilità e della prevenzione dell’infertilità nei pazienti e nelle pazienti oncologiche o a rischio di infertilità iatrogena. Da oltre dieci anni, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità, attraverso il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, ha avviato iniziative di formazione in tutta Italia per promuovere una corretta informazione sui potenziali rischi delle terapie antitumorali sul sistema riproduttivo. 

Il Registro favorisce la conoscenza sulle diverse tecniche di preservazione della fertilità e, allo stesso tempo, incoraggia la creazione di “reti”, veri e propri network di professionisti oncologi, medici della riproduzione, ematologi, radiologi, pediatri, psicologi, infermieri, ostetriche, medici di medicina generale, associazioni di pazienti, e tutti i diversi caregiver che devono prendersi cura dei pazienti oncologici, garantendo loro la migliore possibile qualità di vita, una volta superata la malattia” – ha affermato Giulia Scaravelli, Responsabile del Registro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ISS.  

L’ISS si impegna, dunque, nella formazione e nella raccolta di dati su tutte le tecniche a disposizione e collabora con numerose associazioni di pazienti. Tra queste l’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), che da anni porta all’attenzione della stampa la tutela della fertilità, diritto troppo spesso negato alle donne e agli uomini che si ammalano di tumore.  

Da sempre il volontariato oncologico sostiene con forza il diritto alla maternità e alla paternità poiché anche solo la speranza di poter diventare genitori, nonostante una diagnosi di cancro, costituisce speranza di vita. È fondamentale affrontare il tema della preservazione della fertilità immediatamente dopo la diagnosi di tumore e prima di iniziare le terapie” – ha dichiarato l’Avvocato Elisabetta Iannelli, Vice Presidente AIMaC.

Nelle donne la neoplasia più frequente è quella della mammella, seguita da quella della tiroide, dal melanoma, dal tumore della cervice uterina e dal carcinoma del colon retto. 

Di fronte ai dati presentati oggi appare chiaro come l’oncologo debba farsi carico non solo della sopravvivenza della paziente ma anche della sua qualità di vita, con uno sguardo attento al suo futuro e, per quelle più giovani, alla possibilità di avere figli. Inoltre, i dati scientifici dimostrano che gran parte dei farmaci utilizzati per i trattamenti chemioterapici in pazienti gravide al secondo e terzo trimestre è sicuro sia sul feto in via di sviluppo che sul bambino nel suo sviluppo tardivo” – ha spiegato Giacomo Corrado, oncologo ginecologo della Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma.

Con la vitrificazione degli ovociti è possibile crioconservare gli ovuli maturi ottenuti dalla stimolazione ovarica per usarli successivamente, quando la paziente deciderà, con le stesse possibilità di successo presenti al momento della vitrificazione. Vista l’assenza di formazione di cristalli di ghiaccio che questa tecnica permette, i tassi di sopravvivenza degli ovociti sono elevati e permettono quindi di posticipare la maternità con ragionevoli garanzie.

Grazie alla crioconservazione del tessuto ovarico è invece possibile ripristinare la funzione ovarica, consentendo di ottenere parti spontanei, riportando, inoltre, i livelli ormonali a valori normali ed evitando gli effetti secondari tipici della menopausa precoce. Questo tipo di procedura è sicura in tutti i tipi di tumore tranne che per le leucemie, dove è presente un rischio elevato di trasferimento di cellule maligne a partire dalla corteccia ovarica preventivamente criopreservata.

La crioconservazione del tessuto ovarico è una tecnica in via sperimentale rivolta alle pazienti con funzione ovarica a rischio: pazienti con diagnosi di cancro che saranno sottoposte a chemioterapia o radioterapia, colpite da malattie autoimmuni per le quali ci sarà bisogno di chemioterapia, in caso di trapianto del midollo osseo. E’ inoltre rivolta alle donne che corrono il rischio di subire ripetuti interventi chirurgici dell’ovaio, come ad esempio le pazienti affette da endometriosi.

 

1 2018 AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori)


 

I nostri Auguri di Buon Natale !!!


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