Archivio per gennaio 2019

Corso di formazione per i “manager” delle Associazioni dell’area salute

Sei moduli, 15 crediti formativi universitari, 36 partecipanti in rappresentanza di 13 Associazioni, 100 ore di didattica: sono i numeri del Corso di Formazione Permanente Formare le Associazioni impegnate per la salute” che ha preso il via a Bologna, il 24 gennaio scorso, con il primo modulo dedicato a salute, Sistema Sanitario ed economia.

Il Corso, dedicato a operatori e dirigenti di Associazioni ed Enti del Terzo settore che operano in area salute e tutela dei diritti dei pazienti con patologie croniche, è realizzato su iniziativa di cinque Associazioni di pazienti FederASMA e Allergie Onlus, Fe.D.E.R. Federazione Diabete Emilia Romagna, le Associazioni di pazienti con malattie reumatiche AMRER, ANMAR e APMAR in collaborazione con la Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico) dell’Università di Bologna.

L’iniziativa nasce dall’esigenza di rendere le Associazioni dei pazienti sempre più formate, competenti e aggiornate, per tutelare al meglio i diritti di tutti i pazienti, rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali e confrontarsi alla pari con amministrazioni e Istituzioni nazionali e regionali. Alla chiamata delle Associazioni promotrici hanno risposto altre Associazioni molto attive anche a livello nazionale, che sono salite a bordo del progetto iscrivendo i loro “manager” al Corso: AMICI, AIBAT, ALOMAR, Comitato Pazienti Cannabis Terapeutica, Diabete Lazio, Famiglie SMA, FANEP, Fondazione Corazza. Si è così costituita una vera e propria rete virtuosa, con 36 discenti in rappresentanza di 13 Associazioni, che dal 24 ottobre hanno iniziato le lezioni.

Il primo modulo del Corso si è proposto di introdurre i partecipanti ad una sistematizzazione di alcuni concetti fondamentali utili per chi opera a vario titolo nel sistema sanitario e per questa ragione ha offerto una prospettiva allargata di alcune grandi tematiche che attraversano i moderni sistemi di welfare.

In queste prime tre giornate del Corso il sistema sanitario verrà collocato all’interno del contesto più generale del sistema di welfare pubblico. La prima lezione si è occupata infatti di riprendere le motivazioni e le ragioni storiche che hanno portato i sistemi di welfare moderni a un generale ripensamento dei loro obiettivi e soprattutto della tipologia di bisogni oggetto di copertura. A questo scopo il sistema di welfare italiano verrà posizionato in una più ampia prospettiva europea di cambiamento e verrà accennato all’importante ruolo che alla luce delle riforme in corso il terzo settore è chiamato a svolgere in posizione sempre più sussidiaria e complementare all’intervento pubblico” – ha spiegato Cristina Ugolini, Direttrice della Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS) dell’Università di Bologna e Presidente del CRIFSP, che ha curato le 10 ore introduttive del modulo.

Lo scenario del welfare state ha rappresentato la cornice più opportuna anche per riprendere all’interno della seconda e terza lezione le ragioni dell’intervento pubblico in sanità e soprattutto per rileggere in chiave cronologica le diverse riforme che, a partire dal 1978, si sono succedute nel Servizio sanitario nazionale italiano, fino alle fasi più recenti che hanno segnato un forte decentramento in capo alle Regioni e un parallelo rafforzamento dei meccanismi di governo e di valutazione a livello centrale. La quarta lezione, tenuta da Federico Vola della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è stata dedicata ad un approfondimento dei più recenti sistemi di valutazione della performance utilizzati a livello regionale; la quinta lezione, tenuta da Maria Pia Fantini dell’Università di Bologna, ha chiuso il primo modulo, fornendo un accurato quadro epidemiologico dei cambiamenti demografici in corso e della conseguente evoluzione dei bisogni di salute a cui un moderno sistema sanitario è chiamato a dare risposta.

La Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP ha tradotto in un programma formativo articolato in sei moduli mensili di tre giornate ciascuno le esperienze e i bisogni delle Associazioni, che avevano da tempo identificato l’esigenza di certificare le competenze necessarie alle figure professionali apicali per essere interlocutori sempre più ascoltati dalle Istituzioni. Il corso ha fornito un set di competenze trasversali su governance del Servizio Sanitario a livello locale e nazionale, politiche del farmaco e HTA, modelli e sistemi di presa in carico per le patologie croniche, management, progettazione e funzionamento di un Ente del terzo settore, e poi la comunicazione in area socio-sanitaria.

Il Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni impegnate per la salute” è stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Alfasigma, Amgen, Biogen, Bristol-Myers Squibb, Celgene, Fondazione MSD, GlaxoSmithKline, Lilly, Novartis, Roche e Sanofi Genzyme.


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“Filmdipeso”: concorso dedicato ai cortometraggi che abbattono i pregiudizi e raccontano i percorsi di cura sull’obesità e i disturbi alimentari

Aperte fino all’8 febbraio le iscrizioni allo Short Film Festival “Filmdipeso”, giunto alla terza edizione e nato per sensibilizzare la popolazione sui temi dell’obesità e dei disturbi alimentari.

L’edizione di quest’anno è promossa dal Bariatric Center of Excellence di Sapienza Università di Roma – Polo Pontino, in partnership con il Comune di Latina, Amici Obesi onlus, AILO (Associazione Italiana Lotta all’Obesità) e Villa Miralago – Centro di riferimento disturbi alimentari.

Il concorso è dedicato a cortometraggi e documentari brevi, della durata di massimo 20 minuti, realizzati dopo gennaio 2015 da registi professionisti o amatori, che affrontino queste tematiche o che condividano testimonianze di percorsi di riabilitazione e cura.

Nello spirito di condivisione e di sensibilizzazione sociale del concorso sono quindi incoraggiate a partecipare persone che lottano quotidianamente o hanno lottato con l’obesità o con disturbi alimentari, in prima persona o perché sono familiari o persone vicine ai pazienti.

Agli ideatori dei cortometraggi è lasciata piena libertà stilistica, nel rispetto delle tematiche, alle quali le loro opere devono necessariamente essere attinenti: sono benvenute diverse interpretazioni dello stesso problema e non ci sono limitazioni di genere.

La domanda d’iscrizione dovrà essere sottoposta, attraverso le modalità descritte sul sito www.filmdipeso.it, entro l’8 febbraio 2019, termine ultimo del bando di concorso. Dopo questa data, una commissione interna all’organizzazione selezionerà una short list di opere che saranno proiettate al pubblico durante il Festival “Filmdipeso”, che si terrà a Latina venerdì 5 e sabato 6 aprile 2019. Al termine della manifestazione la Giuria, presieduta da Gianfranco Pannone, regista e docente al DAMS Università Roma Tre e al Centro Sperimentale di Cinematografia, assegnerà a insindacabile giudizio il Premio Città di Latina e la Menzione speciale per la tematica trattata.

La short list di opere selezionate per il Festival e i nomi dei membri della Giuria saranno pubblicati su www.filmdipeso.it il 26 febbraio 2019.

Per informazioni, bando di concorso e iscrizioni: www.filmdipeso.it

 


Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale (PDTA) per il tumore della prostata

Un importante traguardo per l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e per il Centro di Riferimento Oncologico – CRO di Aviano, che mettono insieme a segno un goal importante nel trattamento del tumore della prostata: il loro Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale (PDTA) per questo tumore ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001:2015 dall’Ente internazionale Bureau Veritas, nell’ambito di un progetto che è stato reso possibile grazie al sostegno incondizionato di Astellas e al supporto organizzativo di OPT, il provider deputato a preparare i Centri alla certificazione.

Obiettivo del PDTA è assicurare al paziente una presa in carico rapida, efficace ed efficiente, tale da garantirgli un’offerta ampia e innovativa di opportunità diagnostiche, terapeutiche e assistenziali secondo le più recenti Linee guida internazionali. Un percorso imperniato su un team multidisciplinare, che si fa carico del paziente, lo accompagna e rende meno arduo il passaggio da una fase all’altra della malattia.

È un traguardo importante per la qualità dei nostri servizi ed è anche un traguardo di grande collaborazione tra l’Ospedale di Pordenone e il CRO di Aviano. Lo sviluppo ulteriore sarà quello dell’introduzione della chirurgia robotica all’interno di questo percorso che permetterà di compiere un ulteriore passo avanti” – ha dichiarato Giorgio Simon, Direttore Generale dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” di Pordenone.

Con questo programma di certificazione, l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano si propongono sempre più come punto di riferimento per la gestione e il più efficace trattamento del paziente oncologico e, nel caso specifico, del paziente affetto da neoplasie della prostata.

Il tumore prostatico manca al momento di programmi di screening rivolti alla popolazione maschile, per tale motivo a volte la diagnosi e i trattamenti presentano difficoltà che possono essere affrontate al meglio con un approccio multidisciplinare.

Oggi abbiamo capito che il tumore della prostata può essere molto diverso da un paziente all’altro: ci sono forme indolenti, che non necessitano per forza di un trattamento invasivo e cruento ma vanno sorvegliate nel tempo, e forme potenzialmente mortali, che devono essere trattate con la chirurgia o con la radioterapia; e siamo in grado di ottenere ottimi risultati con entrambi questi trattamenti da ciò l’importanza di una valutazione multidisciplinare del paziente con tumore prostatico che attraverso scelte condivise si vedrà proposta la migliore soluzione terapeutica” – ha osservato Oliviero Lenardon, Direttore USC di Urologia all’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone.

Il tumore della prostata, per la sua complessità ed estrema variabilità, pone ancora parecchi interrogativi rispetto alla diagnosi e ai trattamenti; manca ad oggi di un percorso codificato come avviene per il tumore della mammella, ad esempio anche se sappiamo molto su questo tumore, alcune problematiche ancora ci sfuggono. Tuttavia, rispetto a solo dieci anni fa, abbiamo a disposizione sia una tecnologia estremamente sofisticata in termini di robot chirurgico o Acceleratori per la Radioterapia, che molti farmaci nuovi in grado di arricchire la disponibilità delle armi terapeutiche a disposizione; il problema è metterle nella sequenza giusta in modo da consentire ad ogni paziente di avere il trattamento migliore per il suo caso e questa sarà la sfida dei prossimi anni” – ha sottolineato Roberto Bortolus, della Radioterapia Oncologica del Centro di Riferimento Oncologico – CRO di Aviano.

Nell’ultimo decennio, i progressi della ricerca clinica, l’uso integrato delle opzioni terapeutiche e l’arrivo di nuovi farmaci ad azione sempre più mirata hanno cambiato le prospettive per molti pazienti.

Il tasso di sopravvivenza del tumore prostatico è nettamente aumentato in anni recenti grazie alle maggiori conoscenze in questo campo e alle migliori opzioni terapeutiche che hanno accresciuto le possibilità di guarigione naturalmente la ricerca non si ferma ed è orientata ad affinare le capacità diagnostiche, in particolare quelle di biologia molecolare volte ad identificare eventuali alterazioni geniche in grado di svelare l’aggressività del tumore e, se è possibile, curarlo con farmaci targettizzati – ha dichiarato Lucia Fratino, dell’Oncologia Medica del CRO di Aviano.

Le patologie oncologiche richiedono una corretta gestione clinico-assistenziale fondata su una piena integrazione multidisciplinare, così da garantire al paziente una presa in carico funzionale alle diverse esigenze che la patologia richiede. Il carcinoma della prostata, che in Friuli-Venezia Giulia è il secondo tumore più diffuso tra i maschi con oltre 1.000 nuovi casi l’anno e quasi 20.000 uomini stimati che convivono con questa neoplasia, rappresenta il paradigma di queste esigenze; richiede, infatti, il coinvolgimento nel percorso di diagnosi e cura di molteplici figure specialistiche, inclusa quella non meno importante del medico di medicina generale.

Il ruolo del medico generalista è fondamentale dal momento che è questa figura ad intercettare per prima i segni e i sintomi iniziali della neoplasia prostatica sia attraverso la visita medica sia con la prescrizione degli accertamenti idonei. Nel caso in cui gli esiti delle indagini siano positivi, il medico di famiglia indirizza il paziente all’urologo per un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Il Friuli-Venezia Giulia adotta da tempo i programmi di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori, in particolare della mammella, del colon retto e dell’utero. L’obiettivo è estendere tali screening ad altri organi e la prostata potrebbe essere uno di questi. Dovremmo però individuare il “marker” scientificamente validato allo scopo” – ha sottolineato Guido Lucchini, Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Pordenone.

La comunicazione e i mezzi di informazione alla popolazione diventano sempre più importanti per far riflettere la cittadinanza intera sul fatto che l’adesione a stili di vita corretti rimane un fattore fondamentale per la prevenzione delle malattie neoplastiche e delle malattie in genere.

La Lega Italiana per la Lotta ai Tumori ha iniziato ad occuparsi di questo problema dal 2017 mettendo in atto una serie di attività informative volte a migliorare e diffondere la conoscenza del tumore prostatico tra la popolazione maschile friulana in particolare, ci rivolgiamo agli uomini tra i 50 e i 70 anni di età, ancora produttivi, dipendenti di aziende pubbliche e private” – ha spiegato Antonino Carbone, Presidente LILT pordenonese.

Il modello di PDTA certificato riflette una tipologia di governance clinica basata su specifici percorsi formalizzati, su protocolli clinico-organizzativi, condivisi tra le varie Unità Operative coinvolte, e su un adeguato sistema di monitoraggio delle performance.

In tale contesto gioca un ruolo cruciale anche la figura del Case Manager che fa da tramite tra il team multidisciplinare, la struttura ospedaliera e il paziente, il quale non viene mai lasciato solo durante l’intero percorso di diagnosi e cura e anche dopo nel periodo di follow up” – ha precisato Noemi Rampulla, Infermiera presso l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone.

Il percorso tracciato dall’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano prevede servizi di accoglienza e di diagnostica dall’Anatomia Patologica alla diagnostica per immagini (Risonanza Magnetica e Medicina Nucleare); servizi per la fase terapeutica con unità di radioterapia e chirurgia, dotati di apparecchiature d’avanguardia che rappresentano il fiore all’occhiello dell’Istituto; servizi completi di oncologia medica integrata con i servizi di urologia; oltre a un team multi e interdisciplinare che si avvale di avanzatissimi laboratori di analisi e di biologia molecolare.

Tutto questo nell’ottica di orientare sempre di più le terapie a seconda delle caratteristiche genetiche del cancro, specie per i pazienti con malattia metastatica. Evoluzione verso terapie sempre più mirate e di precisione che non può prescindere dai test molecolari ma che deve tener conto anche della sostenibilità del Sistema.

La partnership tra pubblico e privato nel settore sanitario appartiene alla visione di Astellas, azienda che vuole rispondere alla domanda di salute dei pazienti e dei cittadini e, al tempo stesso, alle esigenze della sanità pubblica di reperire risorse per garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale e regionale la collaborazione con l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano per la certificazione dei PDTA del tumore della prostata rappresenta uno strumento concreto per migliorare la presa in carico del paziente con carcinoma prostatico, standardizzare le procedure e ottimizzare le risorse disponibili” – ha dichiarato Giuseppe Maduri, Amministratore Delegato di Astellas Pharma.

 

I mirtilli per combattere la carie?

Mirtilli rossi e scuri: alcuni composti naturali che contengono, i polifenoli, potrebbero fornire una chiave per combattere la carie, tanto che mangiare una manciata di questi frutti potrebbe fare bene alla salute dei denti.

Lo suggeriscono i risultati di uno studio recente pubblicato sulla rivista European Journal of Oral Sciences, secondo cui i polifenoli nei mirtilli in particolare impediscono ai batteri ‘cattivi’ di attaccarsi ai denti e alle gengive.

Nigel Carter, il direttore esecutivo della Oral Health Foundation, una delle organizzazioni benefiche indipendenti principali nel campo della salute orale, nata nel 1971, ritiene che i polifenoli potrebbero portare a nuovi prodotti per l’igiene orale.

I nutrienti e le fibre della frutta sono vitali per la nostra salute e il nostro benessere e aiutano a proteggerci contro le malattie cardiache e il cancro, oltre a una serie di altre patologie. I mirtilli sembrano particolarmente buoni per la nostra salute orale, dato che i loro polifenoli rimangono nella saliva e continueranno ad aiutare la nostra bocca, anche dopo che li abbiamo ingeriti. Ciò che è particolarmente importante è che questi estratti naturali sono completamente senza zucchero. Ciò significa che possono essere aggiunti ai prodotti per l’igiene orale in diversi modi. Possono ad esempio dissolversi in acqua, ed essere quindi utilizzati per creare bevande salutari e per riformulare quelle non salutari piene di zucchero. Hanno anche applicazioni più ampie per la prevenzione e il controllo della carie. Il collutorio potrebbe beneficiare di questo ingrediente, così come i dentifrici. È necessario effettuare ulteriori test, ma sarà estremamente interessante vedere se i produttori utilizzeranno più polifenoli in futuro” – spiega Nigel Carter.


Malattie cardiovascolari e esposizioni professionali alle sostanze chimiche

I lavoratori esposti a pesticidi o metalli sviluppano in modo significativo malattie cardiovascolari. I ricercatori della University of Illinois di Chicago hanno esaminato i dati sull’esposizione professionale a solventi, metalli e pesticidi relativi a 7.404 lavoratori che facevano parte di uno studio sulla salute dei cittadini ispanico-latiniche si svolgeva in quattro città: Chicago, San Diego, Miami e New York.

Complessivamente, il 6,5% dei partecipanti ha riferito un’esposizione a solventi sul posto di lavoro, l’8,5% a metalli potenzialmente tossici e il 4,7% è stato esposto a pesticidi.

Le persone che sono state esposte a pesticidi mostravano più del doppio delle probabilità di avere patologie cardiache, insufficienza cardiaca o fibrillazione atriale.

In particolare, l’esposizione ai metalli è stata associata a un aumento di quattro volte del rischio di fibrillazione atriale.

Le esposizioni professionali sono state associate a fattori di rischio clinici di malattie cardiovascolari come l’ipertensione, ma pochi studi hanno valutato se esiste un’associazione con la stessa malattia cardiovascolare. Il nostro studio suggerisce che l’esposizione professionale a metalli o pesticidi è associata a un’elevata prevalenza di malattia coronarica e fibrillazione atriale” – ha detto l’autrice principale dello studio Maria Argos della University of Illinois di Chicago.

Non è esattamente chiaro perché questo avvenga; un’ipotesi potrebbe essere quella che i lavoratori ispanici abbiano una maggiore predisposizione a contrarre patologie cardiache quando sono esposti ad agenti tossici. Di contro, è assai plausibile che l’esposizione a pesticidi o metalli possa aumentare l’infiammazione o causare direttamente danni al sistema cardiovascolare” – dice Maria Argos, autrice principale dello studio.

Complessivamente, il 6,1% dei lavoratori compresi nello studio aveva almeno una forma di malattia cardiovascolare. La maggior parte di queste erano rappresentate da cardiopatie coronariche, in cui le arterie ristrette riducono il flusso di sangue al cuore.

I lavoratori esposti ai pesticidi avevano 2,2 volte più probabilità di avere una malattia coronarica rispetto ai lavoratori senza questa esposizione. L’esposizione ai pesticidi è stata anche associata a un aumento di circa sei volte delle probabilità di fibrillazione atriale e a un rischio maggiore del 38% per danni ai vasi sanguigni nel cervello.

Invece, i solventi organici utilizzati per attività quali sgrassaggio, lavaggio a secco e prodotti come la pittura, la plastica e i tessuti non sono stati associati a un aumentato rischio di problemi cardiaci.

È possibile adottare una serie di precauzioni per ridurre al minimo l’esposizione sul posto di lavoro come lavorare in aree ben ventilate, utilizzando dispositivi di protezione quali guanti, occhiali, respiratori e lavando le mani o la pelle entrata in contatto con agenti pericolosi.I cambiamenti comportamentali come mangiare sano e essere fisicamente attivi sono altrettanto importanti per minimizzare il rischio di sviluppare di malattie cardiache” – conclude Argos.

 

Association of occupational exposures with cardiovascular disease among US Hispanics/Latinos – Catherine M Bulka, Martha L Daviglus, Victoria W Persky, Ramon A Durazo-Arvizu, James P Lash, Tali Elfassy, David J Lee, Alberto R Ramos, Wassim Tarraf, Maria Argos – doi.org/10.1136/heartjnl-2018-313463


Le Bronchiti, una guida diagnostico terapeutica

Condizione morbosa caratterizzata da un eccesso cronico o ricorrente di secrezione mucosa, con tosse e/o catarro. Per cronico si intende quando la tosse e/o il catarro sono presenti per la maggior parte dei giorni per un periodo di almeno tre mesi, anche non consecutivi in un anno, per almeno due anni consecutivi.

PUNTI CHIAVE

È implicito nella definizione che la presenza di tosse e/o catarro con queste caratteristiche temporali è anormale.

La funzione respiratoria, misurata con la spirometria, risulta ancora normale.

Non è presente, di solito, dispnea, se non per sforzi superiori alla norma.

Il fumo di sigaretta costituisce il principale fattore di rischio per l’insorgenza della bronchite cronica.

CORRETTEZZA DELLA DIAGNOSI

La diagnosi si basa sui dati anamnestici relativi alla presenza della tosse e/o dell’espettorazione per almeno tre mesi l’anno per due anni consecutivi, più la storia di esposizione al fumo di sigaretta. La presenza di un’anamnesi positiva per infezioni respiratorie in età pediatrica, si associa spesso a quadri di bronchite cronica in età adulta.

Una significativa tendenza della bronchite cronica a raggrupparsi all’interno della stessa famiglia è stata più volte dimostrata.

Varie sono le teorie eziopatogenetiche della bronchite cronica.

Teoria dell’ipersecrezione: la situazione di infiammazione cronica è alla base dell’ipersecrezione mucosa che predispone a infezioni ricorrenti con flogosi persistente ed abbondanza di secrezioni endobronchiali.

Teoria dell’iperreattività bronchiale: vi è una predisposizione ereditaria a sviluppare iperreattività bronchiale con restringimento delle vie aeree, che facilita le infezioni e porta all’ostruzione bronchiale.

Teoria dello squilibrio proteasi-antiproteasi: deriva dall’osservazione epidemiologica di una forte correlazione fra deficit autosomico recessivo di alfa-1-antitripsina e lo sviluppo di enfisema panlobulare.

Normalmente i polmoni si trovano in un ambiente ricco di ossigeno in delicato equilibrio fra l’azione tossica di agenti ossidanti e l’attività protettiva di diversi sistemi difensivi intra ed extracellulari ad azione antiossidante. Lo squilibrio generato da un aumento degli stress ossidativi o da una riduzione delle capacità antiossidanti può dar luogo ad una serie di eventi fisiopatologici nel polmone che inducono alterazioni della funzione polmonare.

La radiografia del torace mostra, di solito, un caratteristico incremento della trama bronchiale e peribronchiale che rende maggiormente evidente il disegno delle vie aeree. Nessun’altra caratteristica radiografica è di solito riscontrabile in questa condizione clinica, mentre la riduzione della trama bronchitica o l’ipertrasparenza polmonare cominciano a comparire quando si delineano i quadri di Bronchite Cronica Ostruttiva e/o Enfisema polmonare.

Le Prove di Funzionalità Respiratoria, sono di solito normali e proprio questa caratteristica funzionale distingue la bronchite cronica dalla broncopneumopatia cronica ostruttiva.

È di solito presente comunque una limitazione al flusso delle piccole e piccolissime vie aeree.

L’emogasanalisi risulta di solito nella norma, mentre può apparire compromessa la saturazione dell’emoglobina per l’ossigeno durante lo sforzo.

L’elettrocardiogramma non presenta di solito significative alterazioni.

Gli esami bioumorali non presentano sostanziali modificazioni, può essere presente una tendenza alla policitemia. Il dosaggio della carbossiemoglobina può aiutare nell’identificazione della quantità di sigarette fumate.

La TAC del torace non aggiunge di solito alcuna precisazione diagnostica alla semplice radiografia del torace e non dovrebbe essere effettuata.

Il dosaggio dell’ alfa-1-antitripsina va sempre effettuato quando la tendenza alla bronchite cronica intercorra al di sotto dei 40 anni o quando non è associata all’abitudine al fumo.

SEGNI E SINTOMI

Tosse: Può intervenire a tutte le ore del giorno, ma è costantemente presente al mattino, è di solito produttiva. Riconosce dei periodi di aggravamento durante le infezioni respiratorie

Espettorazione: È di solito costantemente presente al mattino, è di tipo mucoso. Il muco evolve verso la purulenza e diventa più viscoso durante i periodi di esacerbazione infettiva.

Dispnea: Non è mai presente a riposo, interviene di solito per sforzi superiori alla media.

Obiettivamente: L’ascoltazione del torace può anche non presentare alcuna particolare alterazione. Di solito il murmure vescicolare appare ridotto, possono essere presenti gemiti di fine espirazione. Durante i periodi di esacerbazione sono presenti rumori umidi, sono anche presenti in queste fasi rumori di broncostenosi.

ESAMI DI LABORATORIO

L’analisi fenotipica va sempre effettuata nei deficit o nelle significative riduzioni di alfa- 1-antitripsina, per valutare la dominanza del carattere .

La determinazione quantitativa delle immunoglobuline secretorie è indicata nei casi di ripetute esacerbazioni infettive in età giovanile.

La valutazione della motilità ciliare può essere indicata nei casi in cui la patologia viene a configurarsi in età giovanile.

Il dosaggio delle frazioni delle immunoglobuline nel sangue appare indicato quando la patologia viene a configurarsi in età giovanile per valutare l’eventuale presenza di deficit di IgA o di deficit comune variabile.

Il test di stimolazione bronchiale aspecifico con metacolina va effettuato nei casi in cui è presente rumore di broncostenosi durante le esacerbazioni infettive.

CASI DUBBI

Il test di provocazione bronchiale con metacolina va sempre effettuato nei casi in cui si sospetti l’asma.

Il dosaggio delle frazioni delle Immunoglobuline va effettuato nei casi in cui le riacutizzazioni sono frequenti in età giovanile.

Il bacillo della tubercolosi va sempre ricercato nei casi in cui vi è la presenza di febbricola serotina ed astenia, anche nei casi in cui l’Rx torace non mostra evidenti alterazioni focali.

La scintigrafia con Gallio va effettuata per escludere attivazioni sarcoidotiche nei casi in cui vi siano alterazioni della diffusione alveolo-capillare, o nei casi in cui la radiografia del torace mostri un significativo incremento della trama bronco-vasale o nei casi in cui sia presente un impegno linfoghiandolare del mediastino.

La TAC ad alta risoluzione del torace va effettuata nei casi in cui vi è la costante presenza di abbondante espettorazione mucopurulenta, al fine di evidenziare la presenza di bronchiectasie.

ALTRE INDAGINI

Il test da sforzo può essere utile per dimostrare, in condizioni precliniche, i disturbi respiratori del paziente (desaturazione da sforzo).

La TAC dei seni paranasali va effettuata quando la tosse e l’espettorazione sono presenti nei casi di non esposizione al fumo di s i g a retta o ad altri fattori di rischio.

I test allergologici vanno effettuati quando vi è costante esacerbazione durante i periodi pollinici.

L’allergia al dermatofagoides va ricercata nei casi di positività al test di provocazione bronchiale.

La gastroscopia e la pH metria vanno effettuate, per escludere la presenza di reflusso gastroesofageo, nei casi in cui la tosse riconosca una periodicità legata all’alimentazione.

La valutazione della saturazione dell’emoglobina per l’ossigeno durante il sonno risulta particolarmente importante nei pazienti russatori o con periodi di apnea notturna.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

AsmaObbiettivamente sono più frequenti i rumori di broncostenosi. Il test di provocazione bronchiale è positivo.

Reflusso gastroesofageoVi è di solito una periodicità negli accessi tussigeni; la gastroscopia dimostra esofagite da reflusso.

Deficit di Immunoglobuline A e GInfezioni, presenti fin da giovani.

Deficit comune variabileLa tosse e l’espettorazione sono di solito presenti fin da giovani. Il numero delle esacerbazioni infettive durante l’anno è assai elevato fin da bambini. L’immunoelettroforesi è alterata.

Tubercolosi polmonareÈ di solito presente febbricola ed astenia oltre alla tosse ed all’espettorazione. La ricerca del BAAR nell’espettorato può essere diagnostica.

Sarcoidosi polmonareLa tosse è di solito secca, è presente di solito astenia. La spirometria mostra di solito atteggiamento restrittivo e/o alterazione della diffusione alveolo-capillare.

BronchiectasieL’espettorato è di solito più abbondante, presente in ogni periodo dell’anno, vi è tendenza alla purulenza La TAC ad alta definizione del torace è di solito diagnostica.

IDENTIFICAZIONE DEL LIVELLO DI GRAVITÀ

La bronchite cronica non è una patologia grave, anche se la sua evoluzione è di solito negativa e porta alla limitazione al flusso aereo con configurazione di Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva ed Enfisema Polmonare.

Le problematiche di gravità della bronchite cronica sono di solito connesse alla comorbilità durante gli episodi di esacerbazione batterica acuta della malattia.

Di particolare importanza, specie nei pazienti che proseguono l’abitudine al tabagismo, è il monitoraggio della funzione respiratoria per identificare il periodo in cui si verifica la limitazione al flusso delle vie aeree.

Nel momento in cui viene a determinarsi ostruzione bronchiale, al di fuori dell’esacerbazione batterica, non si può più parlare di bronchite cronica, ma di ostruzione bronchiale cronica con ovvia modificazione in negativo del livello di gravità.

LINEE GUIDA TERAPEUTICHE

FOLLOW-UP

Gli obiettivi del follow-up del paziente con bronchite cronica sono:

  1. La cessazione del fumo di sigaretta.
  2. L’identificazione della necessità del trattamento farmacologico dell’ostruzione bronchiale.
  3. Escludere la possibilità di neoplasia del polmone.

Il paziente va interrogato ad ogni controllo sull’abitudine al fumo, eventualmente il tasso di carbossiemoglobina va dosato.

Il paziente va costantemente informato sulla necessità di astensione dal fumo e va sempre indirizzato al tentativo di aiuto farmacologico per la sospensione del fumo.

La spirometria va effettuata con cadenza semestrale per valutare se non si è venuta a determinare ostruzione al flusso delle grosse vie aeree.

La radiografia del torace va effettuata periodicamente, anche in assenza di sintomatologia, per l’elevata possibilità di cancro broncogeno dei pazienti fumatori.

GESTIONE DOMICILIARE

Il paziente affetto da Bronchite Cronica di solito non necessita di ricovero ospedaliero. Anche nei casi di riacutizzazione batterica acuta la terapia domiciliare è la più efficace nella gestione del paziente.

La mortalità dei pazienti con Bronchite Cronica è bassa. Di solito i farmaci somministrati per os ed i broncodilatatori per aerosol risultano sufficienti, anche nei casi di riacutizzazione, a gestire la condizione clinica.

La degenza ospedaliera in questi pazienti molto spesso espone all’insediamento di microrganismi poliresistenti nell’apparato respiratorio.

APPROPRIATEZZA DEL RICOVERO

I pazienti con bronchite cronica andrebbero sempre trattati al domicilio e valutati periodicamente dallo specialista al fine di valutare l’evoluzione verso le forme ostruttive e/o enfisematose, mediante i test di funzionalità respiratoria. La valutazione per l’eventuale ricovero andrà effettuata durante le riacutizzazioni o in caso di emoftoe.

QUANDO CONSULTARE LO SPECIALISTA?

Alla comparsa di dispnea anche per sforzi modesti.

Alla comparsa di tracce ematiche nell’espettorazione.

Se persistessero segni di infezione dopo 72 ore dall’applicazione della terapia antibiotica in corso di esacerbazione batterica.

Se si verificasse un significativo calo ponderale.

Se il paziente presentasse segni di impegno delle sezioni cardiache destre.

Se venisse a sovrapporsi la polmonite.

In caso di frequente necessità di broncodilatatori.

Nel caso si verificassero più di tre esacerbazioni batteriche durante l’anno.

Nel caso l’intervallo libero fra due successive riacutizzazioni risultasse inferiore ai 30 giorni.

Nel caso di necessità di supporto farmacologico per la sospensione del fumo.

FONTE | http://www.pneumotool.net

 

L’endocardite infettiva associata all’uso di droghe sta aumentando a causa dell’epidemia di oppioidi

Un recente studio ha suggerito che una conseguenza dell’epidemia di oppioidi consiste in un netto incremento della frequenza delle endocarditi infettive associate al loro uso. I ricoveri per questa causa sono infatti aumentati di 13 volte fra il 2007 ed il 2017, ed il 42% degli interventi chirurgici correlati è stato praticato su soggetti che facevano abuso di droghe, il che indica un cambiamento drammatico nel profilo demografico e clinico dei pazienti sottoposti a questi interventi, come affermato dall’autore Asher Schranz dell’Università del North Carolina.

Per quanto sussista un’elevata consapevolezza del rischio di HIV, epatite C ed overdose con l’abuso di droghe, non si pensa all’endocardite infettiva come un problema importante in questo contesto, ma il presente studio suggerisce che si tratti di una conseguenza non insolita, che pone il paziente a rischio di lunghe degenze ospedaliere.

L’endocardite infettiva infatti necessita di una terapia antibiotica parenterale di 6 settimane, e nei pazienti con anamnesi di abuso di droghe si considera spesso appropriato l’uso di un catetere venosi.

La lunga degenza che il paziente deve affrontare però offre un’opportunità per coinvolgerlo nelle pratiche necessarie a liberarlo dalla dipendenza, il che risulterebbe anche conveniente in quanto i costi del trattamento dell’endocardite infettiva superano di gran lunga quelli del trattamento dell’abuso di oppioidi anche nell’arco di diversi anni.

Come ipotizzato da alcuni esperti, queste infezioni si devono probabilmente a stafilococchi e streptococchi che si trovano sulla cute e penetrano nel flusso ematico quando la droga viene iniettata.

Trends in Drug Use–Associated Infective Endocarditis and Heart Valve Surgery, 2007 to 2017: A Study of Statewide Discharge Data – Asher J. Schranz, MD; Aaron Fleischauer, PhD; Vivian H. Chu, MD, MHS; Li-Tzy Wu, RN, ScD, MA; David L. Rosen, MD, PhD – Ann Intern Med. 2019;170(1):31-40. DOI: 10.7326/M18-2124 



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