Archivio per marzo 2019

Dissezione aortica

La dissezione aortica (DA) è una emergenza medica gravata da un’alta mortalità se non trattata con terapia chirurgica d’urgenza.

Il principale sintomo iniziale è il dolore improvviso, solitamente localizzato in sede meso-sternale in caso di dissezione dell’aorta ascendente ed in sede interscapolare per l’aorta toracica discendente.

La progressione anterograda o retrograda della dissezione produce un dolore che è “migrante” (Tab 1).

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Sono state anche descritte DA senza dolore: queste di solito avvengono in sede di un preesistente aneurisma, dove il dolore insorto per la nuova dissezione non può essere differenziato dal dolore cronico dell’aneurisma stesso.

A seconda dell’evoluzione del processo di DA, i sintomi possono essere complicati da ipotensione, bradicardia, asimmetria dei polsi, dolore addominale, ischemia intestinale o dolore ed ischemia agli arti inferiori (Tab.2).

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Dissezione aortica: qual è la causa?

La DA è causata da un’emorragia intramurale con conseguente separazione degli strati della parete aortica e successiva formazione di un “falso lume” con o senza comunicazione con il vero lume del vaso. Nella maggior parte dei casi la condizione iniziale è una lacerazione della tonaca intima, favorita dalla presenza di placche aterosclerotiche, che espone la sottostante tonaca media, spesso malata, alle forze di pressione intraluminali con conseguente formazione di un piano di dissezione al suo interno. La DA può estendersi per una lunghezza variabile, generalmente in direzione anterograda, ma alcune volte in direzione retrograda. Nella maggior parte dei casi, la DA coinvolge l’aorta discendente con il foro d’ingresso primario localizzato a livello dell’origine dell’arteria succlavia sinistra (40% dei casi).

I fattori che predispongono alla DA sono riassunti nella Tab.3.

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Dissezione aortica: classificazione di Stanford

La DA può essere divisa in due gruppi in base alla zona di aorta coinvolta:

Tipo A: la dissezione coinvolge l’aorta ascendente e può estendersi distalmente includendo l’arco aortico e l’aorta discendente.

Tipo B: il sito d’ingresso è localizzato dopo l’origine dell’arteria succlavia sinistra ed è interessata solamente l’aorta discendente o l’arco aortico senza coinvolgimento dell’aorta ascendente. Raramente il sito d’ingresso è localizzato a livello dell’arco aortico.

Dissezione aortica

La diagnosi è strumentale e avviene attraverso le seguenti metodiche:

• Rx del torace,

• angio‐TC,

• angio‐RM,

• angiografia digitale sottrattiva (DSA),

• ecocardiografia trans‐esofagea.

 

Riassunto della diagnosi differenziale del dolore acuto toracico:

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La Colite Ulcerosa

Cos’è la colite ulcerosa?

La colite ulcerosa, come la malattia di Crohn, è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino (MICI) che colpisce in modo specifico il colon. L’infiammazione colpisce, in particolare, la mucosa del retto e può estendersi a parte o tutto il colon, potendo determinare iperemia, erosioni e ulcere a seconda della gravità.

 

Vivere con la colite ulcerosa

In Italia, delle circa 250.000 persone colpite da malattie infiammatorie croniche intestinali, circa 130.000 soffrono di colite ulcerosa, senza differenze rilevanti tra i due sessi. L’incidenza, intorno ai 10-12 casi su 100.000 abitanti, è in linea con quanto si osserva nel resto d’Europa” – commenta Paolo Gionchetti.

In genere, la malattia ha una maggiore incidenza tra i 20 e i 40 anni di età ma, anche grazie ai miglioramenti fatti in campo diagnostico, stanno aumentando le diagnosi di colite ulcerosa in bambini e adolescenti.

La colite ulcerosa, data la natura dei sintomi, può avere un impatto significativo sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono: attività quotidiane come trovare un bagno pubblico e pianificare lunghi periodi di viaggio possono essere incredibilmente difficili.

 

Quali sono i sintomi?

La colite ulcerosa è caratterizzata dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica. I sintomi dipendono, per severità e tipologia, dalla gravità dell’infiammazione e dall’estensione del tratto di colon colpito.

Tra i sintomi più comuni ci sono:

  • Diarrea ricorrente
  • Sangue e/o muco nelle feci
  • Frequente stimolo all’evacuazione
  • Dolori addominali che migliorano dopo l’evacuazione
  • Perdita di peso
  • Affaticabilità
  • Febbricola

 

Quali sono le cause della colite ulcerosa?

Le cause della colite ulcerosa sono ancora sconosciute, ma si ritiene siano coinvolti più fattori. Pur non trattandosi di una malattia ereditaria, possono aversi casi di familiarità fino al 10%. Verosimilmente esiste una predisposizione genetica su cui possono agire fattori ambientali scatenanti come ad esempio lo stress, l’abuso di FANS e le infezioni, che spesso possono determinare riacutizzazione dei sintomi. Diversamente da quanto accade per la malattia di Crohn, il fumo non sembra avere invece un ruolo nella storia naturale della malattia.

Per quanto riguarda l’alimentazione non ci sono ancora chiare evidenze sull’eventuale ruolo nel determinare recidive della malattia.

 

Come si diagnostica la colite ulcerosa?

Anche in questo ci sono differenze importanti tra le due malattie croniche infiammatorie intestinali. Innanzitutto, la colite ulcerosa è più facilmente diagnosticabile, infatti la diarrea con sangue e l’urgenza all’evacuazione portano i pazienti rapidamente da uno specialista che con una colonscopia con biopsie può fare una diagnosi; mentre nella malattia di Crohn, talora i sintomi sono più subdoli e vengono scambiati per sintomi da intestino irritabile, con conseguente ritardo diagnostico. La colonscopia con le biopsie è l’esame d’elezione per la diagnosi della colite ulcerosa e fornisce importanti informazioni sulla gravità ed estensione dell’infiammazione, dati fondamentali per un corretto approccio terapeutico. Nella malattia di Crohn fare diagnosi è talora più complesso perché la malattia può interessare tutto il tratto gastroenterico ed è necessaria una combinazione di test di laboratorio, ileo-colonscopia e tecniche di imaging per porre una diagnosi precisa.

 

Trattare la colite ulcerosa

Gli obiettivi della terapia medica della colite ulcerosa sono quelli di spegnere l’infiammazione che scatena i sintomi e di mantenere la remissione a lungo termine.

A seconda dal livello di gravità della malattia, si utilizza la terapia medica e solo nei casi più gravi, refrattari alla terapia farmacologica, può essere necessario il ricorso all’intervento chirurgico.

Per quanto riguarda la terapia medica, in genere, il primo passo è rappresentato dal trattamento con farmaci antinfiammatori, quali la mesalazina orale e/o topica per le fasi di attività lieve-moderata, i corticosteroidi a bassa biodisponibilità (quali beclometasone DP e budesonide MMX per le forme lievi-moderate che non rispondono alla sola mesalazina) o i corticosteroidi sistemici per le fasi moderato-gravi. Mentre la mesalazina è molto utile anche come terapia di mantenimento, i corticosteroidi sono farmaci indicati solo per le fasi acute e non per il mantenimento. Nei casi di refrattarietà ai farmaci steroidei, è necessario passare all’utilizzo di farmaci biologici, mentre nei casi di dipendenza dai corticosteroidi oltre ai farmaci biologici possono trovare spazio anche le tiopurine (azatioprina e 6 mercaptopurina).

Come accennato, in alcuni casi, quando la malattia è refrattaria o complicata, può essere necessario ricorrere all’intervento chirurgico, trattamento invasivo ma nello stesso tempo risolutivo. Il ricorso alla chirurgia prevede la rimozione dell’intero colon e retto, con successiva ricostruzione della continuità intestinale con il confezionamento di una pouch ileale (intervento di ileo-ano-anastomosi).

 

https://amiciitalia.eu/index.php/colite-ulcerosa

http://www.crohnscolitisfoundation.org/what-are-crohns-and-colitis/what-is-ulcerative-colitis/

https://www.cdc.gov/ibd/what-is-ibd.htm

http://www.crohnscolitisfoundation.org/what-are-crohns-and-colitis/what-is-ulcerative-colitis/

https://igibd.it/

https://www.ecco-ibd.eu

Scheda realizzata con il contributo del prof. Paolo Gionchetti, responsabile dell’unità di Malattie infiammatorie croniche dell’intestino Centro di Riferimento Regionale, DIMEC Università di Bologna, Policlinico Universitario S.Orsola Malpighi di Bologna.

Ictus in aumento nei giovani

Il recente caso del famoso attore Luke Perry che ha sofferto di un grave ictus che ne ha causato il decesso all’età di 52 anni (04.3.2019) pone all’attenzione del pubblico il grave problema dell’ictus giovanile. Molto spesso si ritiene che questa malattia riguardi soltanto soggetti anziani; nonostante la probabilità di malattia aumenti con l’aumentare dell’età, possono esserne colpiti anche i giovani.

In Italia si calcola che circa 12.000 soggetti di età inferiore a 55 anni ne vengano colpiti ogni anno. E’ chiaro che la malattia ha un impatto sociale tanto più rilevante quanto più il malato è giovane e, quindi, ancora in attività lavorativa.

Il problema assume particolare rilevanza, considerando che nei soggetti “giovani” l’incidenza di ictus, cioè il numero di nuovi casi che si verificano in un anno nella popolazione, sembrerebbe tendere ad aumentare, mentre, grazie all’efficacia della prevenzione, nelle altre fasce di età più avanzata l’incidenza tende a diminuire, almeno in tutte le nazioni economicamente avanzate. Non solo: nei giovani più spesso che negli anziani l’ictus si presenta nella sua forma più grave, cioè come emorragia intra-cranica (lacerazione spontanea di un’arteria intra-cranica con fuoriuscita di sangue a pressione elevata), che ha un tasso di mortalità più che doppio rispetto alle peraltro molto più frequenti forme ischemiche (dovute ad occlusione di un’arteria cerebrale). Nel caso di Luke Perry sembra, in effetti, essersi trattato di un’emorragia cerebrale. Questo tragico evento, che ha avuto grande risonanza mediatica, dovrebbe stimolare la popolazione a prestare maggior attenzione alla correzione di quei fattori di rischio modificabili che aumentano la probabilità di malattia, in particolare l’aumento della pressione arteriosa, il fumo, l’alcool, l’assunzione di sostanze illecite, tutti fattori che sono notoriamente connessi con l’ictus ed in particolare con le forme emorragiche” – ha dichiarato Carlo Gandolfo, Professore Ordinario di Neurologia all’Università di Genova, componente del Comitato Tecnico Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Ogni anno si registrano il doppio di nuovi casi di ictus giovanile rispetto ai nuovi casi di sclerosi multipla (patologia il cui esordio si manifesta principalmente tra i 20 e i 30 anni) e lo stesso numero di casi rispetto a quelli di epilessia. Questo aumento di casi tra persone più giovani va attribuito soprattutto ad una maggiore diffusione dell’abuso di droghe e alcol; l’uso smodato di quest’ultimo è considerato un fattore di rischio per ictus sia ischemico che emorragico. Può agire sia come fattore di rischio classico, aumentando di 3-4 volte la probabilità di incorrere in un episodio di patologia cerebrovascolare, sia come fattore precipitante, che determina, cioè, l’insorgenza dell’evento acuto, ad esempio in occasione di una forte bevuta (binge drinking).

L’ictus, come tutte le malattie cardiovascolari e i tumori, è una malattia multifattoriale, cioè causata dalla concomitante azione di più fattori: ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, sedentarietà ed alcune anomalie cardiache e vascolari. In occasione della Settimana Mondiale del Cervello la nostra Associazione ha inteso ribadire che mettere in atto piccoli accorgimenti può aiutare a “proteggere il proprio cervello”. Quindi: tieni sotto controllo la pressione arteriosa, la fibrillazione atriale e gli zuccheri nel sangue. Adotta stili di vita sani: smetti di fumare, segui una corretta alimentazione, controlla il tuo peso e svolgi regolare attività fisica” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.


Con Noemi la nuova edizione di “Voltati. Guarda. Ascolta.”

Canzoni originali per dare voce alle emozioni e ai sentimenti delle donne con tumore al seno metastatico: sono quelle che scaturiranno dal contest online indetto nell’ambito della terza edizione di “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico” la campagna nazionale promossa da Pfizer con il patrocinio di Fondazione AIOM e in collaborazione con Europa Donna Italia e Susan G. Komen Italia.

Dopo aver raccolto le storie delle pazienti e averle fatte conoscere attraverso il web, la radio, i canali social, eventi di piazza e il corto cinematografico “La Notte Prima” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, quest’anno la campagna punta sulla creatività di giovani artisti che si confronteranno con la sfida di tradurre in musica e parole i racconti delle pazienti. Con la partecipazione straordinaria di una delle star più amate del pop nazionale: la cantante Noemi, coinvolta come testimonial, coach, giurata, protagonista dell’evento live che in autunno decreterà il brano vincitore.

Rompere il silenzio che circonda il tumore al seno metastatico; ribadire l’importanza di garantire a tutte le pazienti il diritto alla migliore qualità di vita possibile; favorire l’accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo sono i principali obiettivi della campagna.

Mi sono resa conto che la musica è in grado di raccontare le storie di queste coraggiosissime donne, e allo stesso tempo fortificarle. Vedere le loro esperienze in musica le renderà orgogliose e darà loro la forza necessaria. Mi auguro con tutta me stessa che gli artisti possano cogliere tutte le sfumature che emergono dai racconti delle pazienti. Li sentiremo, capiremo chi sarà più adatto, e porteremo alla finale chi secondo noi ha scritto meglio” – afferma Noemi.

A partire dal 14 marzo e fino al 30 giugno artisti affermati o emergenti potranno candidarsi sul sito www.voltatiguardaascolta.it con un brano musicale ispirato alle storie delle pazienti raccolte nel corso delle campagne 2017 e 2018 di “Voltati. Guarda. Ascolta.”: il bando e le storie da cui potranno prendere spunto sono disponibili sul sito.

Gli artisti inoltre avranno l’opportunità, durante due audition a Roma e a Milano, di far ascoltare i propri brani dal vivo alla giuria di cui faranno parte Noemi, i rappresentanti delle Associazioni partner e gli addetti ai lavori di importanti produzioni musicali, con la supervisione della direzione artistica di Andrea Papazzoni e Jean Michel Sneider di MP Film. In questo modo potranno verificare la qualità artistica dei loro brani e la coerenza con i messaggi della campagna. Una volta chiusa la raccolta online e completate le audition, i brani presentati verranno valutati dalla giuria che selezionerà i 5 brani finalisti.

Nel mese di ottobre si terrà l’evento Live!, un concerto gratuito aperto al pubblico, con la partecipazione di Noemi, dedicato alla presentazione dei 5 brani finalisti e alla proclamazione del vincitore, che sarà selezionato da una giuria tecnica e dalle pazienti.

Parallelamente al contest, da marzo a luglio l’installazione La Folla Immobile, simbolo della campagna, sarà ancora protagonista degli eventi che porteranno le storie delle pazienti in tre città: Cagliari, Palermo e Perugia. “Voltati. Guarda. Ascolta.” parteciperà anche quest’anno con un proprio stand al villaggio della Race for The Cure a Roma e nell’ambito dell’iniziativa Carovana della Prevenzione.

In Italia si presume siano circa 37.000 le donne con tumore al seno in forma avanzata o metastatica, caratterizzata dalla diffusione del tumore dal seno ad altre zone del corpo, come ossa, fegato, polmone o cervello. Circa il 5-10% degli oltre 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno si presenta metastatico alla diagnosi; ma circa il 30% delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico nella sua vita. Le terapie mirate di ultima generazione sono oggi in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia garantendo al contempo una buona qualità di vita.

Quest’anno, per la campagna che dà voce alle donne, abbiamo deciso di esplorare un altro mezzo espressivo: la canzone, espressione artistica della voce umana, la forma che può trasmettere in presa diretta emozioni ad alta intensità come quelle vissute dalle donne con tumore al seno metastatico. Per farlo, chiameremo a raccolta attraverso un contest online giovani talenti in grado di misurarsi con la sfida di tradurre in musica e parole le storie delle pazienti. Il coinvolgimento di una delle star più amate del pop nazionale come Noemi, cantante affermata e protagonista esperta di numerosi talent, ci aiuterà a sintonizzarci con le tendenze e gli stili attuali della musica leggera e a dare sempre meglio voce alle pazienti, per comprenderne veramente le esigenze e poter quindi offrire loro risposte concrete al bisogno di salute e qualità di vita di cui hanno diritto” – afferma Alberto Stanzione, Direttore Oncologia di Pfizer in Italia.

 

Il patrocinio

Il risultato più significativo della campagna “Voltati. Guarda. Ascolta.” è che finalmente si parla e si continua a parlare delle donne con tumore al seno metastatico. E che queste donne non si sentono più sole, ignorate. Parlarne è terapia. Ma la scelta della musica per questa nuova edizione e il coinvolgimento di cantanti può rappresentare un nuovo modo per creare attenzione attorno a queste donne e a chi sta con loro. Dobbiamo sottolineare l’importanza della musica nella vita di tutti noi: la musica rilassa e cura la nostra mente quando è piena di pensieri. Allenta le tensioni. Nutre la nostra anima di note gentili che ci fanno dimenticare il dolore e l’angoscia. La musica può quindi aiutare anche le donne con carcinoma al seno metastatico nel quotidiano e, talvolta, farle sognare!”.

Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM

Alessandro Comandone, Consigliere Fondazione AIOM

I partner della campagna

Il contributo principale di “Voltati. Guarda. Ascolta.” è stato quello di far uscire finalmente dall’ombra la condizione delle pazienti con tumore al seno metastatico, patologia poco conosciuta, circondata da angosce e silenzi. Quest’anno facciamo un altro passo in avanti con una forma di comunicazione immediata e diretta: la musica. Le canzoni ispirate alle storie delle pazienti, con il coinvolgimento di Noemi e di altri artisti, saranno l’elemento unificatore che aiuteranno le donne con tumore al seno metastatico a esprimere tutti i loro sentimenti dalla paura al coraggio, dalla preoccupazione alla forza vitale che le aiuta ad andare avanti. Attraverso questa campagna potremo far conoscere il manifesto in sette punti di Europa Donna per le donne con tumore al seno metastatico che focalizza aspetti importati quali l’istituzione di una giornata nazionale, l’approccio multidisciplinare, la riduzione dei tempi di attesa e il reinserimento nel mondo del lavoro”.

Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia

Il tumore al seno metastatico, pur rappresentando meno del 10% dei tumori mammari, è una realtà che richiede la massima attenzione e il massimo impegno e iniziative come la Race for the Cure e la Carovana della Prevenzione ci permettono di sensibilizzare un pubblico sempre più ampio anche su questo tema. Per questo, per il secondo anno consecutivo, abbiamo aderito a questo importante progetto per contribuire ad abbattere il muro di silenzio che circonda le donne che convivono con il tumore metastatico, ospitando ancora una volta l’iniziativa “Voltati, Guarda, Ascolta nel Villaggio Race al Circo Massimo, in occasione del ventennale della manifestazione”.

Riccardo Masetti, Presidente Susan G. Komen Italia

 


Il Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca

Sabato 30 e domenica 31 marzo Fondazione Umberto Veronesi torna nelle piazze di tutta Italia con la seconda edizione deIl Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, un’iniziativa ideata per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica in ambito pediatrico, al fine di garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione.

Fondamentale sarà il contributo dei volontari di Fondazione Umberto Veronesi, che per un intero weekend saranno impegnati nelle piazze per sostenere la ricerca scientifica rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli. Saranno loro, a fronte di una donazione minima di 10 euro, a distribuire nelle oltre 160 piazze italiane una confezione con tre lattine di pomodori, nelle versioni pelati, polpa e pomodorini: un’iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e sostegno di ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). Da sempre il pomodoro rappresenta un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea; è un frutto con pochi zuccheri, ricco di fibre, vitamine C ed E e sali minerali, quali potassio e fosforo. Contiene molecole bioattive come i polifenoli, potenti antiossidanti, e i carotenoidi tra cui il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario e nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Gli imballaggi in acciaio contribuiscono a garantire la conservazione delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto.

Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 1.400 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e circa 800 adolescenti fino a 19 anni. Grazie agli enormi passi avanti fatti dall’oncologia pediatrica e dalla ricerca scientifica, oggi il 70% di questi tumori infantili guarisce, con punte dell’’80-90% nel caso di leucemie e linfomi. Nonostante questo, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia nei più piccoli, ed è per questo che Fondazione Umberto Veronesi ha deciso di impegnarsi attivamente per dare una speranza in più ai piccoli malati oncologici e alle loro famiglie.

Durante la scorsa edizione di questa iniziativa abbiamo raccolto oltre 200.000 euro grazie alla grande sensibilità dimostrata da chi ha deciso di essere al nostro fianco: donatori, volontari, Anicav e Ricrea, partner di questo progetto. Quest’anno vogliamo fare ancora di più, per finanziare la ricerca scientifica di altissimo profilo e continuare ad aiutare gli oltre 2.000 bambini che ogni anno si ammalano di tumore” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di Fondazione Umberto Veronesi.

Dopo il successo della scorsa edizione siamo onorati di poter contribuire anche quest’anno con il nostro pomodoro, elemento importantissimo della cucina italiana e ricco di elementi positivi per la salute, al sostegno della ricerca sull’oncologia pediatrica” – dichiara il Presidente di ANICAV, Antonio Ferraioli.

Siamo molto felici di essere ancora una volta al fianco di Fondazione Umberto Veronesi con questa iniziativa. Gli imballaggi in acciaio che custodiscono il pomodoro sono buoni non solo per l’ambiente, perché una volta utilizzati sono facili da differenziare e si riciclano al 100% all’infinito, ma anche per sostenere la ricerca scientifica contro i tumori pediatrici” commenta Domenico Rinaldini, Presidente di RICREA


 

Quattro studi di IVI premiati per i loro apporti innovatori alla medicina riproduttiva

E’ all’insegna del tema “Dall’innovazione all’impatto” il Congresso Annuale della “Society for Reproductive Investigation” (SRI), svoltosi a Parigi, dal 12 al 16 marzo scorso. L’evento è stato incentrato sull’innovazione nella ricerca di base e medicina traslazionale e sull’implementazione dei progressi scientifici per migliorare la salute riproduttiva della donna.

Durante questo importante incontro scientifico, giunto alla sua 66ª edizione, IVI (Istituto Valenciano di Infertilità) ha esposto 12 lavori, 8 dei quali in formato poster e 4 in forma di presentazione orale. Di questi, 4 studi guidati da ricercatori di IVI sono stati premiati dalla SRI.

Quest’anno il Congresso ha riunito oltre 1.200 specialisti che si sono confrontati sulle principali tematiche riguardanti la ricerca nell’ambito della riproduzione, fatto questo che rappresenta un incontro perfetto per lo scambio di conoscenze e per dare vita a nuove prospettive per ottimizzare il progresso scientifico nel nostro campo” – ha commentato Juan Antonio García-Velasco, direttore di IVI Madrid e organizzatore del corso pre-congresso della SRI, insieme a Emre Seli, direttore di IVIRMA Innovation.

I temi principali affrontati in queste ricerche riguardano l’endometriosi, il ringiovanimento ovarico, l’impianto di embrioni e la rigenerazione dell’endometrio.

Siamo consapevoli dell’importanza della ricerca per compiere ulteriori passi in un campo così impegnativo come questo e, nel nostro grande impegno nel settore dell’innovazione, possiamo solo promuovere lo studio costante di nuovi paradigmi riproduttivi per offrire il miglior trattamento possibile alle nostre pazienti, senza dimenticare mai che sono loro il motore principale della nostra attività” – informa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Lo studio di un nuovo recettore del progesterone, meritevole del più alto riconoscimento concesso dalla SRI

Lo studio dal titolo “Novel non-classic progesterone (P4) receptor PGRMC1 interactions and functionality reveal a key role during the human decidualization process”, realizzato da Stefania Salsano, embriologa di IVI Bilbao, ha ottenuto il President’s Plenary Award, il premio più prestigioso concesso dalla SRI e che ogni anno viene consegnato solamente a quattro ricercatori.

La ricerca premiata analizza in profondità un recettore non standard del progesterone chiamato PGRMC1, che fino ad oggi si conosceva appena.

In questo lavoro abbiamo potuto descrivere la funzione del recettore PGRMC1 nell’endometrio e abbiamo osservato che si tratta di un meccanismo importante nel processo di decidualizzazione – cambiamenti nell’endometrio che consentiranno l’impianto dell’embrione nell’utero –, un momento di grande importanza per il raggiungimento della gravidanza” – ha commentato Francisco Domínguez, ricercatore della Fondazione IVI, responsabile e ricercatore principale dello studio.

Gli altri tre studi premiati hanno questi titoli: “NGS of oocytes from endometriosis patients reveals a differential transcriptomic pattern” e “Association of Blood Cadmium and Lead Levels with Reproductive Lifespan Among Postmenopausal Women: NHANES 2005-2014”, entrambi guidati da ricercatori della Fondazione IVI e premiati con il Travel Award Grant, oltre allo studio “Mitochondrial DNA Copy Number In Trophectoderm Is Not a Predictive Biomarker”, guidato da Richard T. Scott III, che ha ottenuto il prestigioso SRI-Pfizer President’s Presenter Award.

 


Mieloma Multiplo: disponibile in Italia NINLARO

Disponibile dall’11 marzo scorso, in Italia NINLARO® (ixazomib), il primo e unico inibitore orale del proteasoma per il trattamento del mieloma multiplo.

Ixazomib si presenta come capsula da assumere a domicilio una volta a settimana e apre una nuova prospettiva per i pazienti colpiti da mieloma multiplo, che potranno avere a disposizione una tripletta completamente orale. La combinazione di tre farmaci ha dimostrato di essere più efficace rispetto ai regimi a due farmaci1 per trattare il mieloma multiplo recidivato e refrattario, ma finora almeno uno dei prodotti doveva essere somministrato in ospedale, costringendo il paziente ad accessi almeno settimanali alle strutture sanitarie, spesso con considerevoli disagi per spostamenti e tempi di attesa.

Ixazomib è un farmaco orfano e ha ottenuto l’approvazione all’immissione in commercio dalla Commissione Europea in associazione con lenalidomide e desametasone, per il trattamento di pazienti adulti affetti da mieloma, già sottoposti ad almeno una precedente terapia. È rimborsato in Italia in pazienti che abbiano ricevuto almeno 2 precedenti linee di terapia o in pazienti ad alto rischio citogenetico con una precedente linea di trattamento.

I risultati dello studio TOURMALINE-MM1 nelle due sottopopolazioni pre-specificate dimostrano che l’aggiunta di ixazomib a lenalidomide e desametasone è efficace nell’estendere la sopravvivenza libera da progressione (PFS) dei pazienti ad alto rischio citogenetico di circa un anno rispetto alla terapia convenzionale, livellando tale sopravvivenza a quella dei pazienti con rischio citogenetico standard. Nei pazienti che hanno ricevuto almeno due precedenti linee di trattamento, l’aggiunta di ixazomib ha determinato un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione della malattia di oltre il 70%” – sostiene Michele Cavo, Professore Ordinario di Ematologia, Direttore Istituto di Ematologia “L. e A. Seragnoli” – Università degli Studi di Bologna – Policlinico Universitario S.Orsola Malpighi di Bologna.

Il mieloma multiplo è una forma rara di tumore, con oltre 26.000 nuovi casi negli USA2 e 114.000 nuovi casi nel mondo ogni anno3. In Italia le stime parlano di circa 2.700 nuovi casi di mieloma ogni anno tra le donne e 3.100 nuovi casi tra gli uomini4.

Avere a disposizione una nuova opzione terapeutica, che all’efficacia unisce un ottimo profilo di tollerabilità e la comodità di essere una terapia completamente orale, è fondamentale per una terapia continua nel tempo e per un migliore controllo della malattia nei pazienti affetti da mieloma multiplo recidivo/refrattario”afferma Mario Boccadoro, Direttore Divisione Universitaria di Ematologia, Città della Salute e della Scienza di Torino.

Ixazomib continua ad essere studiato nel mieloma multiplo attraverso il programma TOURMALINE con 6 studi di fase tre attualmente in corso e ha arruolato ad oggi circa 3.000 pazienti in 40 Paesi.

Negli ultimi anni vi è stato un incremento dell’aspettativa di vita per i pazienti affetti da mieloma multiplo, che è triplicata o addirittura quadruplicata, passando da 2 a 7 anni. La particolarità di tale patologia, tuttavia, impone profonda e costante attenzione nei confronti di chi ne soffre e come associazione pazienti accogliamo favorevolmente l’arrivo di un trattamento orale domiciliare per l’impatto positivo sulla qualità di vita di pazienti e caregiver” – sottolinea Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL e professore onorario di Ematologia dell’Università di Roma Tor Vergata.

Takeda non è nuova in questa area, attraverso Millennium Pharmaceuticals ha infatti per la prima volta sviluppato un inibitore del proteasoma per il mieloma multiplo, bortezomib, fino oggi considerato terapia standard di prima linea.

Con ixazomib la ricerca Takeda mette a disposizione dei pazienti, che spesso presentano comorbilità e condizioni cliniche complesse, un trattamento che è al contempo efficace, tollerabile e di facile gestione con impatto significativo sulla qualità di vita dei pazienti e sul loro percorso di cura” – conclude Annarita Egidi, Oncology Division Director Takeda Italia.

NINLARO® (ixazomib)

Ixazomib è il primo e unico inibitore orale del proteasoma indicato in combinazione con lenalidomide e desametasone per il trattamento di pazienti affetti da mieloma multiplo che hanno ricevuto almeno una terapia precedente. Ixazomib viene somministrato per via orale, una volta alla settimana nei giorni 1, 8 e 15 di un ciclo di trattamento di 28 giorni. Ha ricevuto anche lo status di Breakthrough Therapy dalla FDA per l’amiloidosi sistemica da catene leggere recidivante o refrattaria, una malattia ultra-rara, nel 2014.

Il programma di sviluppo clinico TOURMALINE rafforza ulteriormente l’impegno costante di Takeda nello sviluppo di terapie innovative per le persone affette da mieloma multiplo in tutto il mondo e per gli operatori sanitari che se ne prendono cura. Sono sei gli studi clinici di fase 3 in corso a livello mondiale:

· TOURMALINE-MM1, studia ixazomib vs. placebo, in combinazione con lenalidomide e desametasone nel mieloma multiplo recidivante e/o refrattario;

· TOURMALINE-MM2, studia ixazomib vs. placebo, in combinazione con lenalidomide e desametasone in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi;

· TOURMALINE-MM3, studia ixazomib vs. placebo come terapia di mantenimento in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi in seguito a terapia di induzione e trapianto autologo di cellule staminali (ASCT);

· TOURMALINE-MM4, studia ixazomib vs. placebo come terapia di mantenimento in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi che non si sono sottoposti ad ASCT;

· TOURMALINE-AL1 studia ixazomib più desametasone vs una scelta del medico fra i regimi selezionati in pazienti con amiloidosi AL recidivante o refrattaria;

· TOURMALINE-MM5, studia ixazomib più desametasone vs pomalidomide più desametasone in pazienti con mieloma multiplo recidivante e/o refrattario resistenti al lenalidomide; questo studio è attualmente in corso.

Il mieloma multiplo è un cancro delle plasmacellule del midollo osseo. Nel mieloma multiplo un gruppo di plasmacellule, o cellule del mieloma, diventano tumorali e si moltiplicano. Poiché circolano in tutto il corpo, le plasmacellule hanno la possibilità di colpire le ossa, causando fratture, lesioni osteolitiche e conseguente dolore. Il mieloma multiplo può causare una serie di gravi problemi di salute che colpiscono le ossa, il sistema immunitario, i reni ed i globuli rossi oltre a sintomi più comuni come dolore osseo e affaticamento, un sintomo dell’anemia. Il mieloma multiplo è una forma rara di tumore, con oltre 26.000 nuovi casi1 negli USA e 114.000 nuovi casi nel mondo ogni anno2.

 

  1. J Clin Oncol 35:1312-1319. © 2017 by American Society of Clinical Oncology
  2. American Society of Clinical Oncology. Multiple Myeloma: Statistics. Accessed September 1, 2015.
  3. International Agency for Research on Cancer. Globocan 2012: Estimated Cancer Incidence, Mortality and Prevalence in 2012. Accessed September 1, 2015.
  4. AIOM-CCM-AIRTUM I numeri del Cancro in Italia 2017 – Intermedia editore AIOM AIRTUM

FONTE | Omnicom Public Relations Group


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