Archivio per aprile 2019

La SIPPS si concentra su alimentazione, attività fisica e cura del benessere psicologico dei bambini

Corretta alimentazione ed attività fisica: la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce utili consigli ai genitori e si sofferma sul significato di attività fisica e sul perché rivesta un ruolo così importante per la salute dei bambini.

I suggerimenti rientrano nella collaborazione tra SIPPS e Nestlé nell’ambito del progetto Nutripiatto, lo strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni al fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata ma anche di una corretta attività fisica.

Quando parliamo di ‘Attività fisica’ ci riferiamo a tutti i movimenti del corpo. Si tratta di un termine generico che comprende tutte le attività che compiamo per svolgere i compiti della nostra vita quotidiana, l’esercizio fisico, il gioco e lo sport” – spiega Domenico Meleleo, Pediatra di famiglia, Coordinatore del Documento di Consensus intersocietario SIPPS e FIMP “Il bambino e l’adolescente che praticano sport”.

“L’attività fisica non serve soltanto a “bruciare le calorie” introdotte con l’alimentazione per evitare che un eccesso di energia introdotta rispetto a quella utilizzata ci faccia ingrassare. Livelli adeguati di attività fisica sono importanti anche perché migliorano il funzionamento di molti meccanismi metabolici, che permettono alle cellule di utilizzare gli zuccheri, i grassi e le proteine introdotti con gli alimenti e di smaltire le sostanze nocive introdotte dall’esterno o prodotte dal nostro organismo a causa di una alimentazione scorretta o per un eccesso di stress. Tutti gli organi del nostro corpo, persino il nostro sistema immunitario, diventano più forti con l’attività fisica, non soltanto le nostre ossa e i nostri muscoli! Pertanto, chi si muove tanto, non soltanto non ingrassa, ma ha uno stato di salute complessivamente migliore” – prosegue Domenico Meleleo.

Bisogna favorire al più presto uno stile di vita attivo così da impedire che si instauri un circolo vizioso per cui un bambino non abituato all’attività fisica, impacciato nei movimenti e con muscoli che si affaticano prima degli altri coetanei normopeso, possa vergognarsi durante il gioco, evitando le occasioni di svago e di moto. Diventa quindi fondamentale incoraggiare e sostenere la pratica di attività fisica regolare e di uno stile di vita attivo: questo compito spetta soprattutto alla famiglia e a noi pediatri” – aggiunge Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

 

Quanto deve muoversi il bambino? Come e quanto deve mangiare in rapporto all’attività fisica? Le linee guida dell’OMS informano che i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità da moderata a vigorosa* ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo-scheletrico almeno 3 volte a settimana.

In pratica significa che i bambini e gli adolescenti devono quotidianamente, come minimo per un’ora, giocare, praticare l’esercizio fisico strutturato e/o praticare sport” – precisa Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Per mangiare più dei compagni sedentari, però, un’ora di attività fisica al giorno non basta, anche se vengono seguiti i principi della Dieta Mediterranea secondo le linee guida ufficiali e si fa attenzione ad una adeguata idratazione. Un aumento delle porzioni medie di cibo può essere opportuno solo per bambini o adolescenti che hanno uno stile di vita veramente attivo.

Con ‘stile di vita attivo’, si intende l’abitudine di percorrere a piedi o in bici buona parte dei propri percorsi quotidiani, non usare l’ascensore, non usare per più di un’ora al giorno TV, PC, Tablet e Videogames (sotto i 12 anni di età) e avere anche la buona abitudine di aiutare gli adulti nelle faccende domestiche familiari. Attenzione, quindi, a non giustificare pranzetti e merende più abbondanti di quelli indicati per l’età soltanto perché il bambino va in piscina, al campetto o a danza due o tre volte alla settimana. Dopo queste attività ad esempio, per un bambino, sono sufficienti un frutto o uno yogurt o un “piccolo” panino imbottito. E non dimenticatevi di fargli bere una opportuna quantità di acqua prima, durante e dopo l’attività” – conclude Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS.

In caso di ragazzi notevolmente impegnati in attività sportiva agonistica, secondo la SIPPS sarebbe opportuno che il livello di attività fisica e i relativi fabbisogni nutrizionali fossero valutati da un professionista della nutrizione (medico, biologo nutrizionista, dietista), sentito anche l’allenatore e sempre sotto la supervisione del pediatra di riferimento. Questo per scongiurare il rischio di una malnutrizione per eccesso o per difetto.

Molto importante è anche una corretta idratazione, che garantisce un adeguato apporto di sali minerali, disciolti nell’acqua di fonte. Per crescere bene, informano gli esperti della SIPPS, ogni bambino ha bisogno di bere in modo adeguato. La quantità di acqua assunta dipende dall’età del bambino. Generalmente un bambino tra i 4 e i 10 anni ha bisogno di bere 1100 ml (un litro e 100 ml) al giorno; gli adolescenti devono invece assumere un quantitativo di acqua compreso tra 1500-2000 ml (un litro e mezzo/due) al giorno.

Nutripiatto è uno strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni, studiato con il fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata. Il progetto prevede un kit composto da un piatto “intelligente” e da una guida didattica che spiega come utilizzare il Nutripiatto e offre idee e consigli per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei bambini, tenendo anche conto delle differenti fasce di età. La guida prevede inoltre capitoli specifici relativi alla corretta idratazione e all’attività fisica da svolgere con gli amici e con i propri animali da compagnia. Nutripiatto rientra nel progetto internazionale Nestlé for Healthier Kids, che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare, entro il 2030, 50 milioni di bambini a vivere in modo più sano.

* Attività fisica moderata: 3-6 METS, ovvero un’attività che comporti un dispendio energetico per unità di tempo da 3 a 6 volte il dispendio energetico a riposo. In pratica, ad esempio, che comporti lieve sensazione di mancanza di fiato e di riscaldamento. Attività fisica vigorosa: maggiore di 6 METS. In pratica, ad esempio, un’attività che comporti sensazione di fiato corto e sudorazione.


Psoriasi lieve-moderata, la parola ai dermatologi: per 8 su 10 più complessa da gestire di ogni altra patologia della pelle

Ansia, depressione e altri aspetti psicologici legati alla patologia, come il vissuto di stigmatizzazione; caratteristiche cliniche come cronicità e presenza di recidive; la scarsa aderenza alle terapie topiche.

Secondo i dermatologi sono questi gli aspetti che rendono i pazienti con psoriasi lieve-moderata più “complessi” rispetto ad altri pazienti con patologie della pelle. O almeno ne rendevano particolarmente complessa la gestione fino a poco tempo fa, quando ancora non erano a disposizione dei dermatologi terapie topiche innovative, con efficacia, rapidità d’azione e semplicità d’uso maggiori rispetto al passato.

È quanto emerge da un’indagine, condotta da Doxapharma con il sostegno di LEO Pharma, che ha dato la parola ai medici per rilevare, appunto, in che modo il cambio di passo delle terapie topiche per la psoriasi degli anni recenti abbia impattato sulla gestione della patologia da parte del dermatologo, ma anche sul rapporto e sulla comunicazione con il paziente: aspetto di grande peso considerando, come detto, la natura cronica e recidivante di questa patologia.

8 dermatologi su 10 hanno dichiarato che il paziente con psoriasi lieve-moderata è più difficile da gestire rispetto ad altri pazienti con patologie della pelle; “ansioso”, “preoccupato”, “rassegnato”, “difficile” sono gli aggettivi che nelle parole dei medici meglio descrivono questo paziente, che convive con un carico psicologico rilevante a dispetto della minore estensione e infiltrazione delle lesioni in questa forma di psoriasi rispetto ad altre più gravi.

Questa tipologia di psoriasi impatta enormemente sul vissuto emotivo e sulla qualità di vita dei pazienti poiché intimamente legata all’esperienza soggettiva di malattia della persona. Il paziente affetto da psoriasi lieve-moderata ha un profilo psicologico che può essere caratterizzato da ansia relazionale e tratti depressivi, soprattutto se la patologia colpisce aree visibili o sensibili del corpo (come ad esempio le parti intime), unitamente a preoccupazione e pessimismo, legati soprattutto all’assenza di certezze relative al decorso della malattia. Specialmente questi ultimi aspetti, correlati alla percezione di limitato controllo sull’andamento della patologia, sono alla base di un vissuto di frustrazione che può impattare negativamente sulla gestione della malattia” – ha spiegato Antonella Demma, Psicologa-Psicoterapeuta, Docente di Scuola di Psicoterapia AETOS, Venezia.

Una buona comunicazione tra medico e paziente è sicuramente alla base di una corretta gestione della patologia: su questo è d’accordo (voti tra 7 e 10) il 97% dei dermatologi, con un valore medio di 9,1. Quello che è stato individuato come uno dei problemi principali del rapporto medico-paziente con psoriasi è che si tratta di un rapporto “farmaco-mediato”, ovvero influenzato dal tipo di terapia. Paradossalmente, secondo i dermatologi, a volte sono più difficili da gestire i pazienti con forme lievi-moderate, trattate con terapie topiche che presuppongono un ruolo più “attivo” e consapevole del paziente, rispetto a quelli con forme moderate-gravi trattate con farmaci biologici che agevolano una maggior aderenza terapeutica. L’aderenza alle terapie topiche è dunque il principale ostacolo sulla strada che porta al successo terapeutico.

Indubbiamente la scarsa aderenza alle terapie, soprattutto a quelle topiche, rappresenta un grande limite per la possibilità di raggiungere i migliori outcome terapeutici e quindi un migliore controllo della patologia per tale motivo è fondamentale ascoltare il paziente sin dall’inizio, conoscere le sue abitudini lavorative e ricreative, cercando di dare attenzione non solo alle lesioni cutanee, ma anche al suo vissuto emotivo e ai suoi bisogni insoddisfatti. Grande importanza deve essere fornita inoltre all’educazione dello stesso, in maniera tale che prenda coscienza della sua patologia e delle sue caratteristiche, potendo mettere in atto tutta quella serie di comportamenti e stili di vita che possano aiutare a contenere e a gestire la patologia nel lungo termine” – ha dichiarato Gabriella Fabbrocini, Direttore di Dermatologia e Venereologia, Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il cambio di passo nelle terapie topiche avvenuto recentemente, in particolare con l’introduzione di un nuovo prodotto in schiuma spray a base di calcipotriolo-betametasone, ha contribuito a cambiare radicalmente lo scenario, secondo i medici interpellati da Doxapharma. Il 97% si dichiara infatti soddisfatto per i trattamenti oggi a disposizione e il livello di gradimento è aumentato vertiginosamente negli ultimi due anni, passando da 6,4 (con il 51% di voti da 1 a 6, statisticamente considerati negativi) a 8,5 (con 1% di voti da 1 a 6 e il 44% di voti da 9 a 10). Non è un caso che calcipotriolo-betametasone in schiuma spray rappresenti la terapia di riferimento per 7 dermatologi su 10: i motivi principali alla base di questo incremento nella soddisfazione risulta essere appunto la nuova formulazione in schiuma, unitamente ad una maggiore efficacia in generale.

L’innovazione terapeutica ha sensibilmente migliorato la qualità di vita dei pazienti negli ultimi due anni, secondo i dermatologi – con un voto medio salito da 5,5 a 7,5 – e contribuisce per il 93% degli intervistati a migliorare il rapporto tra medico e paziente.

La nuova formulazione di calcipotriolo e betametasone dipropionato a dose fissa somministrata in schiuma spray è arrivata in Italia un anno fa, grazie all’impegno nella ricerca di LEO Pharma 

Negli ultimi anni ci siamo focalizzati sulla ricerca di soluzioni topiche innovative, sia dal punto di vista farmacologico che di modalità di applicazione, che potessero rispondere ai bisogni insoddisfatti dei pazienti con psoriasi migliorandone la vita. La formulazione di calcipotriolo e betametasone in schiuma spray, a un anno dal suo arrivo, riesce a dare una risposta concreta a queste esigenze e l’apprezzamento da parte dei dermatologi che emerge dall’indagine di Doxapharma ne è una prova importante, un riscontro tangibile nella quotidianità della gestione della patologia” – ha affermato Paolo Pozzolini, Country Lead di LEO Pharma Italia.

L’indagine è stata condotta da Doxapharma su un campione di 77 dermatologi, tra ospedalieri, ambulatoriali e privati, su tutto il territorio italiano, con una metodologia mista quali-quantitativa. Un campione rappresentativo equamente suddiviso tra uomini (48%) e donne (52%), con un’età media di 48 anni, e una media di 18 anni di anzianità professionale.


Nasce EYECARE CLINIC, una nuova eccellenza nel panorama oculistico italiano

Nasce Eyecare Clinic, una nuova realtà costituita da due cliniche di eccellenza nel settore dell’oculistica, parte del gruppo Lifenet Healthcare, di cui Nicola Bedin è amministratore delegato.

Dopo una fase di restyling, cambio del nome e del marchio, Eyecare Clinic ha puntato sulle città di Brescia e Milano quali sedi per intraprendere questa nuova iniziativa.

Nello specifico, Eyecare Clinic, con la sua presenza a Brescia nella storica sede del Crystal Palace, porterà un nuovo modello organizzativo e metterà a disposizione dei propri utenti i migliori specialisti e le più innovative tecnologie. Anche la sede di Milano in viale Forlanini continuerà a diffondere la “cultura della visione”, dando modo al paziente di accedere a noti chirurghi oftalmologi aggiornati sulle ultime novità nel campo della chirurgia dell’occhio.

Eyecare Clinic si propone di trovare una risposta a qualsiasi esigenza legata all’occhio e alle sue patologie, dai difetti refrattivi alla cataratta, dal glaucoma ai problemi della retina con inclusa l’attività di chirurgia estetica. Di particolare rilievo l’apertura di un nuovo dipartimento di chirurgia Vitreo Retinica nella sede di Brescia, diretto da Barbara Parolini, chirurgo di fama internazionale.

Infine, è importante sottolineare che, sin dalla sua fondazione, Eyecare Clinic ha puntato molto sulla formazione e l’aggiornamento di tutte le figure professionali che a vario titolo operano nell’ambito della chirurgia refrattiva e della chirurgia della visione: Corsi, convegni, seminari per chirurghi e per tutte le figure professionali coinvolte nella relazione con il paziente sono alla base della mission della struttura.

E’ per noi importante far parte di un gruppo come Lifenet, che rappresenta una nuova realtà dinamica e qualificata nel panorama sanitario italiano. Il nostro centro, attraverso l’utilizzo di tecniche e strumentazioni all’avanguardia, vuole porsi come struttura d’eccellenza nella cura dell’occhio. Questo è possibile grazie alla presenza di un’equipe di specialisti di altissimo livello professionale” – ha dichiarato Claudio Lucerni, amministratore delegato di Eyecare Clinic.

 

FONTE | Twister communications group

Nasce il primo biosimilare di Enoxaparina sodica interamente sviluppato e prodotto in Italia

Una nuova opzione terapeutica è da oggi disponibile per il medico di medicina generale e per lo specialista: il primo ed unico biosimilare di Enoxaparina sviluppato e prodotto in Italia.

Nel nostro Paese (rif. Secondo Position Paper AIFA sui biosimilari) la scelta prescrittiva di un farmaco biologico, originator o biosimilare, ricade esclusivamente sul medico e non è ammessa nessuna sostituzione automatica da parte del farmacista.

Sempre al medico è anche affidato il compito di contribuire ad un utilizzo appropriato delle risorse del sistema sanitario. Ciò con l’obiettivo di consentire ad un maggior numero di pazienti di beneficiare delle terapie con medicinali biologici (a parità di risorse economiche), ferma restando la possibilità di disporre di un farmaco sicuro ed efficace esattamente come il farmaco sino ad ora utilizzato.

Il principio attivo del biosimilare e dell’originator sono di fatto la stessa sostanza biologica ed è ottenuto attraverso un processo che necessita di una rigorosa standardizzazione delle fasi produttive e di controlli chimico-fisici e biologici integrati. Il processo di valutazione della biosimilarità è condotto al massimo livello di conoscenze scientifiche e sulla base di tutte le evidenze disponibili.

I farmaci biosimilari approvati non presentano differenze clinicamente significative in termini di sicurezza, efficacia o qualità rispetto al relativo prodotto di riferimento. Essi rappresentano per il Sistema Sanitario Nazionale un’occasione utile per poter riallocare risorse economiche, ad esempio per finanziare farmaci innovativi, anche più costosi, ed aumentare la possibilità di trattare più pazienti con le terapie appropriate” – ha spiegato Achille Caputi, Farmacologo clinico dell’Università di Messina.

Il primo biosimilare di Enoxaparina sviluppato in Italia è prodotto nello stabilimento di Milano di Italfarmaco, dove vengono rispettati i più elevati standard qualitativi, tanto da avere ottenuto autorizzazione oltre che dall’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA), già dal 2004 anche dall’Agenzia americana Food and Drug Administration (FDA); il sito è il più importante in Italia per la produzione di siringhe preriempite, e fra i pochi esistenti in Europa, con una capacità annua di 80 milioni di pezzi.


Edizione genetica di embrioni e ulteriori passi avanti della medicina riproduttiva

Il Palazzo dei Congressi di Mallorca ha ospitato dal 4 al 6 aprile scorso, la 8th International IVIRMA Congress sulla Medicina Riproduttiva, un congresso biennale nel quale si sono incontrati più di 1.600 specialisti di 71 Paesi. All’incontro erano presenti il Presidente del Congresso e Direttore di IVI Mallorca, Javier Marqueta, il Direttore Scientifico, Juan Antonio García-Velasco, e Dagan Wells, membro del comitato scientifico.

Ci fa sentire orgogliosi ricevere a Mallorca i maggiori rappresentanti della ricerca e delle buone pratiche in riproduzione assistita. IVI è nato e cresciuto grazie al nostro impegno nella scienza, nel mantenere le nostre strutture, tecniche e personale di alto livello; e tutto questo è realizzabile solo facendo della ricerca un pilastro fondamentale” – ha dichiarato Javier Marqueta, Presidente del Congresso.

Durante il Congresso sono state trattate le ultime scoperte e tendenze nel campo della medicina riproduttiva, come l’edizione genetica degli embrioni, l’influenza del metabolismo sulla fertilità e lo studio delle vescicole extracellulari come elemento di indagine per migliorare la selezione degli embrioni.

Edizione dopo edizione, vediamo aumentare l’interesse a partecipare al nostro Congresso, motivo in più per portare i migliori ricercatori e, in questo modo, potersi confrontare sulle ultime tendenze in questo campo”ha evidenziato  Juan Antonio García-Velasco, Direttore Scientifico.

 

Edizione genetica di embrioni

Come nell’ultima edizione, che ha messo in evidenza la presentazione di Juan Carlos Izpisúa sulle possibilità della terapia genica per rallentare l’invecchiamento e curare le malattie congenite, l’edizione genetica ha avuto un ruolo importante, questa volta con Dagan Wells, membro del comitato scientifico del 8th International IVIRMA Congress.

Questa tecnica si realizza grazie alla tecnologia CRISPR, che – come se si trattasse di forbici molecolari – permette di sostituire le parti danneggiate del DNA (che possono portare malattie ereditarie), con parti sane. Così, analizzando le cellule dell’embrione prima che venga trasferito nell’utero materno, è possibile scoprire e perfino correggere queste alterazioni, aumentando le probabilità di gravidanza di un bambino sano.

Per ora, si tratta di una tecnica che nel gruppo IVI studieremo, non perché ne contempliamo la sua applicazione clinica nell’immediato futuro, bensì perché ci permetterà di rispondere a delle domande di base della biologia e dello sviluppo degli embrioni umani. Inoltre tecnicamente è molto più pratico realizzare questa analisi negli embrioni di poche cellule che nei bambini o negli adulti, che hanno milioni di cellule” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Questo tipo di progressi generano grandi contrasti sociali, come abbiamo visto da poco con la notizia della nascita di una bambina cinese il cui DNA era stato modificato. Incontri come IVIRMA Congress sono utili per il dibattito sui benefici e sui problemi, anche etici, che possono portare i progressi tecnologici come l’edizione genetica, ed è in questo senso che diventa fondamentale la partecipazione della comunità scientifica” – ha spiegato Dagan Wells, membro del comitato scientifico.

 


Ad ogni età il suo Sport: la SIOT sottolinea l’importanza dell’attività fisica in tutte le fasi della vita

Il 6 aprile 2019 è stata celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale dello Sport. Per l’occasione, la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), è stata in prima fila per ribadire l’importanza di praticare attività fisica per tutte le fasce d’età al fine di conoscere ed armonizzare le proprie funzioni ossee.

L’attività fisica si associa all’allegria e alla gioia di vivere e alla possibilità di dividere esperienze all’interno di un gruppo spronando l’individuo alla volontà di superare i propri limiti. Non è un caso che questa Giornata dedicata allo Sport si festeggi proprio il 6 aprile, data nella quale si inaugurarono i primi Giochi Olimpici dell’Era Moderna ad Atene nel 1896.

 

Ogni età ha i suoi sport e ogni età trova un beneficio nello sport.

Lo sport ha un ruolo fondamentale nelle varie fasi evolutive della persona, da quella infantile/adolescenziale all’età avanzata. Da un punto di vista ortopedico il coinvolgimento dell’apparato muscolo scheletrico è fondamentale dal suo sviluppo al suo mantenimento in età avanzata. Noi ortopedici dobbiamo indirizzare i soggetti che sono in accrescimento anche verso uno sviluppo armonico. Man mano che la persona cresce, i benefici dello sport non sono solo osseo-articolari ma anche sistemici: lo sport aumenta le endorfine, accresce lo stato di benessere e migliora tutti gli altri apparati. Nella tarda età diventa fondamentale perché lo scheletro, e ovviamente l’osteoporosi, sono direttamente correlate ad un’attività più o meno intensa. Quindi osteoporosi e sarcopenia, dove c’è una riduzione della qualità del tessuto muscolare, si prevengono proprio facendo attività sportiva. Lo sport è fondamentale e la SIOT sostiene il concetto generale che praticare attività sportiva fa rima con salute e benessere – ha affermato Francesco Falez, Presidente SIOT.

Ma qual è la giusta misura dell’attività sportiva per tutte le fasce d’età?

In un soggetto adulto basta praticare attività fisica due volte a settimana; tre volte a settimana vanno bene per un adolescente, mentre per una persona anziana è sufficiente una volta a settimana” – conclude il Presidente SIOT.

 

La SIOT indica gli sport più adatti per bambini, adulti e anziani.

  • Per i più piccoli vanno bene il basket, il volley, il nuoto, il calcio, la corsa e la ginnastica: il bambino fa tutto. E fa tutto fondamentalmente perché deve sviluppare il proprio coordinamento motorio. Quindi più fa sport meglio è, anche se bisogna stare attenti a non esagerare. Diverso il caso se il bimbo ha problemi di scoliosi. In questo caso è preferibile indirizzarsi verso sport simmetrici piuttosto che unilaterali: basket e volley sono, ad esempio, da preferire al tennis.
  • L’adulto, invece, è fondamentalmente legato alla potenza muscolare, quindi al rafforzamento dei propri muscoli: vanno bene la corsa, il tennis e la bicicletta. Per il soggetto adulto è molto importante la preparazione, per non incorrere negli effetti negativi dell’esasperazione dello sport, come tendinopatie o sovraccarichi funzionali.
  • Nella fase più anziana, infine, sono indicati la ginnastica a corpo libero, le camminate lunghe, il Tai Chi e il Pilates: insomma, tutto ciò che mantiene il coordinamento e il movimento armonico che sollecita lo scheletro e la muscolatura per prevenire osteoporosi e sarcopenia. Attività sportive a basso impatto migliorano, di fatto, la tonicità e l’elasticità muscolare dell’anziano, con conseguente miglioramento delle performance funzionali e importanti ricadute sulla qualità della vita, oltre ad un impatto psicologico e sociale altamente positivo. L’attività sportiva è utile a contrastare lo sviluppo dell’osteoporosi; migliorando tono ed elasticità si può prevenire e ridurre il rischio di fratture per una caduta, si può ridurre il rischio e rallentare l’evoluzione di patologie degenerative quali l’artrosi.

La SIOT si sofferma infine sui casi di trauma sportivo, consigliando di agire con cure appropriate anche alla ripresa rapida dell’attività, sia agonistica che amatoriale. Tutto questo è possibile grazie all’evoluzione delle tecniche chirurgiche tali da migliorare le cure e rendere più precoce il ritorno allo sport, cosi come i miglioramenti degli aspetti riabilitativi. Anche le patologie e i traumi da sport negli anziani possono essere trattati con tecnologie e trattamenti chirurgici e non solo, tali da rendere possibile il ritorno ad attività sportive a basso impatto.

 



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