Archivio per novembre 2019

Fibrillazione atriale: Cryo10, il pallone che ha rivoluzionato il trattamento

Il criopallone di Medtronic, che ha rivoluzionato il trattamento della fibrillazione atriale, compie 10 anni. L’azienda, leader nelle tecnologie biomedicali, celebra così i primi 10 anni della terapia crioablativa, che ha permesso di trattare in modo sicuro ed efficace più di 500.000 mila pazienti nel mondo, di cui oltre 12.000 in Italia.

10 anni di Arctic FrontTM, 10 anni di esperienza e di continua evoluzione, che attesta Medtronic pioniere nell’innovazione tecnologica, come prima azienda a implementare questa metodica, ad oggi ancora unica sul mercato.

Si tratta di un palloncino unico nel suo genere, che ha rivoluzionato il trattamento dei pazienti affetti da Fibrillazione Atriale (FA), il disturbo del ritmo cardiaco più diffuso. Una patologia dovuta al tremolio (o fibrillazione) delle due camere superiori (atri) del cuore e che affligge circa 33 milioni di persone nel mondo, 4.5 milioni nell’Unione Europea e che porta i pazienti a sentirsi affaticati e a non stare bene, aumentando la mortalità e, fino a 5 volte, il rischio di ictus.

Oggi, i trattamenti disponibili sono in grado di ridurre i sintomi e le complicanze. Le linee guida per la gestione della patologia consigliano di sottoporsi ad un trattamento tempestivo, al fine di migliorare la qualità della vita e aumentarne l’aspettativa.

La Fibrillazione Atriale può essere infatti trattata sia con terapia farmacologica, sia mediante ablazione transcatetere, che mira ad isolare elettricamente le vene polmonari, causa principe dell’aritmia cardiaca. Ad oggi le due forme di energia più utilizzate per l’ablazione transcatetere sono la radiofrequenza e la crioablazione con criopallone. L’ablazione transcatetere a radiofrequenza prevede l’utilizzo del catetere per effettuare delle bruciature che determinano la necrosi cellulare tramite il passaggio di corrente che esce dall’elettrodo del catetere. La crioablazione, invece, utilizza il freddo per creare la necrosi del tessuto cardiaco malato, pur mantenendo inalterate le altre strutture.

La crioenergia utilizzata nella famiglia di cateteri Medtronic Arctic FrontTM, semplifica l’intervento di ablazione transcatetere per il trattamento della FA, rendendolo più sicuro e tollerabile per il paziente e riducendo significativamente le ospedalizzazioni e la necessità di re-intervento. Un ulteriore vantaggio di questa tecnica, rispetto a quella classica con radiofrequenza, è rappresentato da una maggiore rapidità della procedura, pur mantenendo la medesima efficacia e sicurezza.

 

FONTE | Twister communications group 

Dal Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia

“La Chirurgia di revisione protesica” e i “Progressi in oncologia muscoloscheletrica”: sono stati questi i due principali argomenti del 104° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT). Guidato dai Presidenti Pietro Ruggieri e Claudio Zorzi, l’evento si è svolto a Roma dal 7 al 10 novembre 2019 presso il Centro Congressi Rome Cavalieri Waldorf Astoria.

Un Congresso davvero ricco. Lo testimoniano i numeri: 453 relatori, 213 moderatori, 224 ore formative, 139 sessioni scientifiche. Non solo. Guardando ai lavori presentati, sono 562 gli abstract e 707 le relazioni. Davvero ampia l’adesione: sono infatti 2.689 i partecipanti, con 1.372 iscritti.

Una quattro giorni di lavori in cui gli esperti si sono soffermati e confrontati su numerose ed interessanti tematiche: dai main topics quali anca, ginocchio, mano, oncologia, spalla e gomito, si è discusso anche delle innovazioni in ambito sport medicine, traumatologia e infezioni, rachide, mal di schiena, fratture vertebrali, displasia dell’anca, scoliosi, chirurgia della caviglia e piede, alluce valgo, frattura del femore, del calcagno, del bacino, del polso e dell’omero, fino alle fratture da stress della caviglia e del piede e a quelle nel grande anziano e all’attualità in chirurgia di revisione delle protesi di ginocchio. Al Congresso di Roma si è parlato anche di politrauma stradale, gestione del dolore, ortopedia pediatrica, ricostruzione dei legamenti crociati, infezioni, stampa 3D in ortopedia oltre alla patologia tumorale del piede e della caviglia.

Questo ampio programma del Congresso dimostra la volontà della SIOT d’innovare il proprio format:

d’ora in poi anche la SIOT vedrà svolgersi relazioni e simposi su tutti i principali “topics” della chirurgia ortopedica. Questo è infatti ciò che accade durante i Congressi delle maggiori Società Ortopediche in Europa (EFORT), negli Stati Uniti (AAOS) ed intercontinentali (SICOT). Anche le Società Specialistiche non avranno una giornata dedicata, ma saranno chiamate a svolgere simposi nell’ambito dei “topics”, secondo il progetto e nel Congresso della Società madre SIOT” – ha informato Pietro Ruggieri, uno dei due Presidenti del Congresso.

Nella Capitale è stato inoltre previsto uno spazio dedicato alle Associazioni di volontariato per portare l’esperienza dell’ortopedia italiana nel Terzo Mondo ed un maggior coinvolgimento dei giovani under 35 nelle attività della Società. Inoltre, per rispondere alle esigenze dei pazienti, sono state in programma un Open Day sull’osteoporosi e uno sulla reumatologia.

Siamo certi che questo Convegno è stato interessante ed ha offerto numerosi spunti di discussione. Ancora per quest’anno, in una formula di transizione verso il nuovo “format”, si mantengono gli argomenti principali del Congresso” – ha aggiunto Claudio Zorzi, Presidente del Congresso SIOT.

Il tema delle revisioni delle articolazioni maggiori è tema necessariamente di interesse per tutti noi ortopedici; negli ultimi anni il tema oncologico ha acquisito, nella nostra Specialità, una rilevanza sempre maggiore per quanto attiene ai tumori primitivi, ma anche e soprattutto al trattamento delle lesioni metastatiche, con cui tutti noi dobbiamo confrontarci pressoché quotidianamente” – ha concluso Francesco Falez, Presidente SIOT.

 

Prevenzione: bloccare il cheratocono!

Quando si parla di prevenzione a livello oculistico le prime patologie chiamate in causa sono solitamente le maculopatie, tra le principali origini di cecità al mondo, insieme alla cataratta.

Esistono però patologie dell’occhio considerate di “nicchia” in cui, tuttavia, la prevenzione ha un ruolo centrale.

Un esempio è sicuramente il cheratocono, una malattia che colpisce la cornea, cioè il tessuto più esterno dell’occhio, portandola a un progressivo sfiancamento.

Tra le patologie di natura degenerativa della cornea eccelle, purtroppo, il cheratocono che si manifesta con una sintomatologia abbastanza caratteristica. Le prime fasi si distinguono per una visione distorta preceduta da bagliori e annebbiamenti visivi transitori. Nella fase manifesta si ha invece una vera e propria distorsione dell’immagine, facilmente riconosciuta dal paziente che ha difficoltà quotidiane nelle normali mansioni giornaliere” – ci spiega Monica Luisa Marini, Medico Oculista presso la clinica bresciana Eyecare Clinic.

Prevedere la progressione e l’evoluzione di tale patologia rimane uno dei limiti della tecnologia attualmente a disposizione: spesso la progressione è molto lenta nel tempo, e trova un assestamento solo intorno ai 40-50 anni.

Esiste fortunatamente una cura per questa patologia corneale. La procedura conservativa e di stabilizzazione del cheratocono viene effettuata attraverso un laser a luce ultravioletta detto Cross Linking, un trattamento che viene preceduto dalla somministrazione in gocce di vitamina A per rendere il tutto più efficace. La tecnica ha una durata brevissima ed è assolutamente indolore: in questo modo il cheratocono non evolve e si può evitare il più invasivo trapianto di cornea” – conclude la specialista di Eyecare Clinic.

 

FONTE | Twister communications group 

Magnifico Donare: campagna di sensibilizzazione sul valore della donazione di sangue

Nell’epoca dei social, quando tutto o quasi viene condiviso, anche gli aspetti più privati della propria vita, vi è una forte riluttanza a condividere qualcosa di veramente importante di sé, qualcosa che può salvare la vita: il sangue. In Italia attualmente i donatori di sangue sono un milione e 750 mila. Oggi l’autosufficienza nazionale è in bilico perché, anche a causa del calo demografico, si delinea una diminuzione dei donatori “stabili” tra le giovani generazioni. Nel medio periodo, la carenza strutturale di sangue potrebbe compromettere la salute delle persone che, a causa dell’anemia, sono costrette a sottoporsi a frequenti trasfusioni di sangue, come i pazienti affetti da Sindromi Mielodisplastiche e Beta-Talassemia.

Di fronte allo scenario che si profila, è fondamentale ribadire che donare il sangue, bene prezioso e raro, è magnifico: è un gesto salvavita e un atto di responsabilità verso i pazienti e i loro caregiver, le strutture ospedaliere e il Servizio Sanitario.

Oggi c’è un nuovo modo per dire tutto questo: nella campagna Magnifico Donare, promossa da UNITED Onlus Federazione Italiana delle Thalassemie, Emoglobinopatie Rare e Drepanocitosi e AIPaSiM Onlus Associazione Italiana Pazienti con Sindrome Mielodisplastica, in collaborazione con AVIS e il supporto non condizionante di Celgene, i messaggi arriveranno al cuore dei cittadini.

Il primo appuntamento in programma si è svolto a Milano presso il Museo Bagatti Valsecchi in via Santo Spirito 10 con il coinvolgimento di ematologi esperti nazionali, rappresentanti delle associazioni pazienti, AVIS e la partecipazione speciale della cantante Chiara Galiazzo, che interpreta un brano inedito dedicato alla campagna. Insieme alla musica, la campagna utilizza la forza delle immagini, con 5 videoanimazioni ispirate al tema del dono, che raccontano come anche piccoli piccoli gesti di altruismo possano fare la differenza. La conferenza stampa è stata seguita dalla prima proiezione open air in Piazza San Babila. La campagna farà tappa nei prossimi mesi in diverse città italiane, con incontri pubblici d’informazione con la partecipazione di clinici, Associazioni pazienti e della testimonial.

Obiettivo primario della campagna Magnifico Donare è sensibilizzare la popolazione sull’impatto che la trasfusione di sangue ha sui pazienti, in particolare coloro affetti da Sindromi Mielodisplastiche e Beta-Talassemia, costretti a ricorrere a frequenti trasfusioni di sangue.

Per UNITED promuovere la donazione del sangue è essenziale, perché per i pazienti talassemici il sangue è un vero salvavita. L’obiettivo principale di “Magnifico Donare” è sensibilizzare sempre di più la popolazione, in particolare i giovani, facendo loro capire quanto è importante il gesto solidale di donare sangue. Dobbiamo anche incentivare la realizzazione di un protocollo per il corretto utilizzo del sangue raccolto affinché non siano inutili gli sforzi fatti e ottimizzare le risorse” – ha dichiarato Raffaele Vindigni, Presidente UNITED.

Ci è parso assolutamente opportuno promuovere insieme a UNITED e AVIS una campagna sulla donazione del sangue come “Magnifico Donare”. Abbiamo aspettative elevate perché, sebbene si parli molto di farmaci innovativi e addirittura terapia genica, la verità è che al momento non ci sono alternative alla trasfusione di sangue, che è una vera e propria terapia salvavita” – ha affermato Paolo Pasini, Presidente AIPaSiM Onlus.

È proprio la necessità di frequenti trasfusioni di sangue ad accomunare l’esperienza dei pazienti colpiti dalle due patologie sulle quali la campagna intende richiamare l’attenzione.

La Beta-Talassemia è una malattia genetica, ereditaria, che è possibile diagnosticare sin dai primissimi anni di vita. Le persone affette da questa patologia hanno entrambi i genitori portatori sani del difetto genetico. In Italia si stima che gli individui affetti da talassemia major, la forma più grave, siano almeno 7.000 mentre i portatori sani sono oltre 3.500.000.

L’impatto sulla qualità della vita dei pazienti della Beta-Talassemia è molto pesante, soprattutto a causa della trasfusione dalla quale i pazienti dipendono per la propria sopravvivenza e che rimarrà ancora per molti anni un trattamento non superabile. Per il futuro la speranza di una vita senza trasfusioni è legata all’avvento della terapia genica, di cui però solo una parte dei pazienti potrà beneficiare, mentre gli altri pazienti potranno comunque avvalersi delle terapie farmacologiche innovative in grado di ridurre il fabbisogno trasfusionale, senza però eliminarlo” – ha affermato Gian Luca Forni, Presidente SITE, Società Italiana Talassemie ed Emoglobinopatie e Responsabile Centro della Microcitemia e delle Anemie Congenite, E.O. Ospedali Galliera, Genova.

Le Sindromi Mielodisplastiche sono un insieme di malattie del sangue caratterizzate dalla proliferazione incontrollata delle cellule staminali ematopoietiche, che non riescono più a maturare correttamente e ad assicurare, di conseguenza, una normale produzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Il sintomo più importante è l’anemia, anche di grado severo, che necessita di trasfusioni di sangue più volte al mese. Colpiti sono in prevalenza soggetti anziani. In Italia, secondo una recente ricerca condotta da AIPaSiM Onlus, i mielodisplastici sarebbero da 3.000 a 5.000.

In quasi tutti i pazienti con Sindrome Mielodisplastica l’anemia purtroppo con il tempo diventa severa e costringe a trasfusioni mensili o settimanali. La trasfusione è utile perché offre al paziente quello che il suo midollo non riesce a produrre anche se, quando l’anemia è grave, le condizioni di salute generali della persona ne risentono pesantemente. Di conseguenza, l’anemia trasfusione-dipendente è una condizione molto critica per i pazienti, sovente anziani e con patologie associate” – ha osservato Matteo Giovanni Della Porta, Professore associato di Ematologia e Direttore Unità Leucemie, Cancer Center, Humanitas Research Hospital & Humanitas University di Rozzano (Milano).

Anche i pazienti con Sindromi Mielodisplastiche come quelli con Beta-Talassemia sono esposti alle conseguenze di carenze di sangue che si concentrano in alcuni periodi dell’anno (agosto, dicembre-gennaio, febbraio-marzo) e in alcune aree geografiche, soprattutto al Sud.

Dal punto di vista delle emazie concentrate (globuli rossi) l’Italia è attualmente autosufficiente salvo alcune contingenze, legate a situazioni particolari gestite con interventi di compensazione, mentre rimane una carenza nei farmaci plasmaderivati dove abbiamo raggiunto il 70% del fabbisogno. In prospettiva, però, vi è un possibile calo delle donazioni, legato in primo luogo allo scenario demografico. Il nostro obiettivo è poter contare su donatori cosiddetti ‘periodici’; il donatore ideale per noi è la persona in giovane età, in condizioni di salute ottimali” – ha sostenuto Gianpiero Briola, Presidente AVIS Nazionale.

Ed è soprattutto ai giovani che si rivolge la campagna, ricordando l’importanza di “donare felicità completamente, semplicemente, adesso e sempre” nel brano Magnifico Donare, interpretato da Chiara Galiazzo, che si avvale della scrittura di testo e musica del cantautore Virginio (già autore per Laura Pausini, Raf, Francesca Michielin) e dell’arrangiamento di Francesco Catitti (già al lavoro con Mahmood ed Elisa tra gli altri).

Sono davvero felice di essere stata coinvolta in questa iniziativa che vuole ricordare a tutti come donare il sangue significhi donare speranza, un’azione semplice per chi la compie ma che può cambiare la vita di persone che devono ricorrere a frequenti trasfusioni di sangue. Ci siamo ispirati al valore della donazione per scrivere un brano originale dedicato alla campagna, in grado di emozionare il pubblico e avvicinarlo al tema attraverso testo e melodia” – afferma Chiara Galiazzo.

Magnifico Donare è una campagna di sensibilizzazione e informazione che dà la possibilità di donare il sangue concretamente in diverse città d’Italia.


News dal 75° Congresso della Società America di Riproduzione Assistita (ASRM)

La preoccupazione per il raggiungimento di gravidanze a termine che comportano la nascita di bambini sani è un obiettivo che ha guidato il lavoro di IVI fin dalla sua nascita, quasi 30 anni fa. In questo senso, recenti scoperte sulle possibilità di gravidanza attraverso l’ottenimento di embrioni normali o le garanzie date dall’applicazione di test genetici preimpianto come PGT-A forniscono risultati promettenti per offrire ai pazienti maggiore sicurezza e fiducia nei processi riproduttivi a cui si sottopongono.

Nell’ambito del 75° Congresso ASRM, tenutosi quest’anno a Philadelphia, dal 12 al 16 ottobre scorso, IVI ha presentato uno studio intitolato “The rate of true recurrent implantation failure (RIF) is low: results of three successive frozen euploid single embryo transfers (SET), condotto da Paul Pirtea, Fellow di IVI in New Jersey, che mostra come le donne e le coppie che ottengono 3 embrioni normali grazie al trattamento di fecondazione in vitro abbiano una probabilità del 95% di avere una gravidanza.

Il campione di questo studio è composto da oltre 4.500 pazienti di età compresa tra 31 e 39 anni, analizzati tra il 2012 e il 2018, con un massimo di 3 trasferimenti di embrioni unici, tutti cromosomicamente normali, che hanno raggiunto nel 95 % dei casi una gravidanza a termine.

Questi risultati mostrano qualcosa in cui credevamo già anni fa, e cioè che gli embrioni aneuploidi o con alterazioni cromosomiche sono la principale causa dei ricorrenti insuccessi dell’impianto embrionario e, quindi, dell’insuccesso quando si tratta di ottenere una gravidanza a termine. I miglioramenti nei tassi di fecondazione in vitro grazie a test preimpianto come PGT-A consentono di affinare al massimo la selezione embrionaria, riducendo le gravidanze multiple e aumentando al tempo stesso le possibilità di impianto, gravidanza a termine e neonato in buona salute” – ha commentato Juan Antonio García Velasco, direttore di IVI Madrid.

Il PGT-A, alternativa perfetta per ottenere gravidanze praticabili

Un altro degli studi presentati all’ASRM indica l’uso di test genetici preimpianto, come il PGT-A, per identificare con precisione embrioni anormali con minime possibilità di portare a termine una gravidanza.

Il lavoro intitolato “Does preimplantation genetic testing for aneuploidy (PGT-A) harm embryos? No-A multi-center, prospective, blinded, nonselection study evaluating the predictive value of an aneuploid diagnosis and impact of biopsy” e condotto da Ashley Tiegs, Fellow di IVI New Jersey, utilizza un campione di 285 trasferimenti di embrioni, tutti analizzati dal test preimpianto PGT-A per il rilevamento dell’aneuploidia. Delle 50 biopsie che sono risultate anormali, nessuno degli embrioni ha portato a una gravidanza a buon fine, a causa di un fallimento dell’impianto o di un aborto dopo il trasferimento.

A questo si aggiunge il fatto che i tassi di impianto erano equivalenti per gli embrioni sottoposti a biopsia e quelli non sottoposti a biopsia, il che indica che la biopsia embrionale non danneggia gli embrioni né influenza negativamente i loro tassi di impianto, al contrario di quello che si temeva in passato” – ha spiegato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Si tratta di uno studio in cieco, che fornisce rigore scientifico a questa indagine. Né i medici che hanno condotto lo studio né le donne sottoposte a fecondazione in vitro conoscevano il risultato del test genetico eseguito sugli embrioni da trasferire. Tutti gli embrioni nel gruppo di studio sono stati sottoposti a biopsia, ma il test non è stato completato fino a quando non è stato ottenuto il risultato clinico di gravidanza, assenza di gravidanza o aborto spontaneo. In questo modo, i risultati clinici e i risultati dei test genetici sono stati svelati allo stesso momento, portando a risultati imparziali.

Questa indagine è in una fase ancora iniziale i cui prossimi passi saranno finalizzati all’analisi di un campione più numeroso di embrioni. Una volta completato, lo studio sarà l’unica ricerca su larga scala sul valore predittivo della diagnosi di aneuploidia finora condotta, che contribuirà a fornire dati approfonditi sul dibattito scientifico in corso sull’affidabilità dei test genetici.

I pazienti devono continuare a fare affidamento su test preimpianto come il PGT-A e avere la sicurezza che, quando un embrione viene etichettato come anormale e non viene quindi trasferito, tale embrione non venga escluso per errore. IL PGT-A offre dati rigorosi e affidabili e consente ai pazienti di risparmiare tempo, denaro e stress emotivo, dando loro la certezza che verranno trasferiti embrioni normali, con un’alta probabilità di dare alla luce un bambino sano” – ha concluso Juan Antonio García Velasco, direttore di IVI Madrid.

Il PGT-A è uno dei progressi più importanti in tema di fecondazione in vitro, avendo permesso di migliorare i tassi di trasferimento di singoli embrioni (Single Embryo Transfer – SET). Il SET, d’altra parte, ha permesso di ridurre drasticamente i rischi associati a gravidanze e nascite multiple e, di conseguenza, ha permesso di uniformare i pesi alla nascita tra i bambini nati da fecondazione in vitro e quelli concepiti naturalmente.

66 lavori IVI a ASRM: 24 comunicazioni orali, 33 poster e 3 premi di formazione

L’ASRM è il più grande congresso americano di riproduzione assistita e riunisce professionisti di tutto il mondo per discutere, riflettere e dar forma al futuro della medicina riproduttiva.

In questa edizione, IVI ha presentato un totale di 66 lavori, di cui 24 sono stati selezionati per la comunicazione orale (il 9% delle presentazioni orali totali dell’ASRM), 33 sono stati esposti come poster (che rappresentano il 4% di poster dell’ASRM), oltre a 3 premi in formazione, 1 presentazione nella sezione nominati al premio generale del congresso e 1 video.

IVI sta continuando a fare ricerca per mettere a disposizione dei suoi pazienti e della comunità scientifica i più recenti progressi in medicina della riproduzione e le tecniche e i trattamenti più all’avanguardia; il tutto si traduce nei migliori risultati clinici possibili per offrire ai pazienti le migliori possibilità di raggiungimento del loro obiettivo di diventare genitori.

 


Gravidanze in donne con menopausa precoce

Nell’ambito del Congresso Nazionale di ginecologia italiana SIGO 2019, IVI ha presentato un contributo che restituisce una speranza alle giovani donne in menopausa precoce.

Il 40% di queste donne, infatti, presenta all’interno delle loro ovaie follicoli ancora dormienti e che non si sviluppano perché è venuto a mancare il sistema fisiologico che li fa crescere.

Da diversi anni portiamo avanti la ricerca in questo ambito e utilizziamo nella pratica clinica due diverse tecniche che hanno mostrato già i primi positivi risultati: la frammentazione del tessuto ovarico e l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica. Entrambe permettono all’ovaio, responsabile dell’ovulazione, di invertire parzialmente il processo di invecchiamento e di attivare i follicoli dormienti, che altrimenti non si svilupperebbero neanche con l’aiuto di farmaci” ha commentato Antonio Pellicer, Presidente di IVI.

Attraverso la prima tecnica viene prelevato un campione di corticale ovarica per via laparoscopica, viene frammentato e poi ri-impiantato. Il tutto succede in day hospital con un minimo impatto sulle pazienti. Si tratta di una procedura efficace nelle donne al di sotto dei 37 anni e che sono entrate in menopausa da meno di 2 anni. Il risultato dell’intervento viene valutato con un semplice esame del sangue per stabilire la variazione dei livelli di AMH (ormone antimulleriano), un marker della riserva ovarica. IVI ha già ottenuto 7 gravidanze in 40 donne che si sono sottoposte a questo trattamento.

La seconda tecnica consiste nell’infusione di cellule staminali del midollo osseo nella arteria ovarica. Le staminali, in questo modo, arrivano all’ovaio e, agendo su di esso, permettono la crescita dei follicoli dormienti. Anche questa tecnica offre risultati promettenti, poiché IVI ha già registrato 6 gravidanze spontanee.

 

Onda amplia il proprio programma formativo con l’integrazione sociale e lavorativa dei pazienti affetti da schizofrenia

In Italia, si stima che la schizofrenia colpisca tra 250 a 500 mila persone. Questa malattia si manifesta con una serie di sintomi, quali deliri, allucinazioni, linguaggio e comportamento disorganizzato, che compromettono il rapporto dell’individuo con la realtà e la sua capacità di stabilire relazioni interpersonali.

L’attività di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, è da tempo orientata alla promozione della salute mentale e di una conoscenza attiva dei disturbi psichici per combattere lo stigma e favorire un reinserimento delle persone colpite da queste malattie. Per questo abbiamo aderito al progetto Triathlon, nella sua fase formativa, convinti che sia un utile strumento per il reinserimento sociale” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente Onda, in occasione della presentazione dei primi risultati del progetto svoltasi, il 28 ottobre scorso, presso la ASL di Latina.

Onda ha preso parte al progetto Triathlon, nato con l’obiettivo di far fronte alle difficoltà assistenziali delle persone colpite da psicosi per favorirne il recupero e il reinserimento sociale e lavorativo, introducendo nel 2016 un percorso formativo che offre la possibilità a queste persone di conseguire la Patente Europea del Computer (ECDL), allo scopo di promuovere l’avvicinamento al mondo del lavoro, la socializzazione e l’impegno nel raggiungimento di un obiettivo. Dopo questa prima fase che ha visto il coinvolgimento di 37 Dipartimenti di salute mentale di tutta Italia, l’iniziativa prosegue nel corso del 2019 dando l’opportunità ad altri 50 pazienti di partecipare all’iniziativa.

Grazie al progetto Triathlon, in questi anni, abbiamo dato la possibilità a molti ragazzi che soffrono di psicosi di affrontare un percorso formativo che, al di là delle competenze tecniche acquisite, è stato importante come esperienza umana per l’impegno richiesto, per la possibilità di socializzare e di affrontare queste prove insieme ad altri. Dall’inizio del progetto sono stati coinvolti oltre 80 ragazzi in tutta Italia che hanno completato tutte o alcune fasi della formazione; 14 di loro, lo scorso anno hanno raggiunto il traguardo e hanno conseguito la Patente Europea del Computer. Quest’anno, facendo tesoro dell’esperienza, abbiamo deciso di offrire questa opportunità ad altri 50 ragazzi: è stato semplificato il percorso rendendolo più interattivo e integrando teoria e pratica. Ci auguriamo di poterli vedere tutti al traguardo” – ha continuato Merzagora.

Il nuovo percorso formativo prevede ancora più interattività e supporto. I partecipanti infatti saranno inseriti all’interno di una classe virtuale nella quale potranno consultare il materiale didattico, esercitarsi, mettersi alla prova con simulazioni d’esame ed essere supportati in caso di difficoltà. Questo permetterà loro di acquisire le nozioni necessarie per sostenere l’esame ECDL, una prima base per un futuro lavorativo.

La schizofrenia in quanto disturbo psichico grave e dall’andamento complesso rappresenta una condizione cronica che si riflette sul piano personale, lavorativo, sociale e familiare. Sul piano sociale persistono ancora oggi la discriminazione e lo stigma nei confronti dei soggetti affetti da schizofrenia, spesso dovuti a una scarsa conoscenza della malattia, che si ripercuotono inevitabilmente sul percorso terapeutico. Infatti, lo stigma percepito dal paziente influisce sfavorevolmente sulla sua autostima, suscitando sentimenti negativi e ostacolando l’obiettivo della recovery. Iniziative e opportunità come quelle offerte dal progetto Triathlon consentono al paziente di tentare di andare oltre l’’etichetta’ di malattia per appropriarsi di un’identità personale, valorizzando le proprie risorse” – ha commentato Claudio Mencacci, Presidente Comitato Tecnico Scientifico di Onda e Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano.

Il programma ECDL di Onda costituisce una delle iniziative di Triathlon – Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosi – realizzato grazie alla collaborazione tra la Fondazione Onda, la Società Italiana di Psichiatria (SIP), la Società Italiana di Psichiatria Biologica (SIPB), la Società Italiana di Psichiatria Sociale (SIPS), la Società Italiana di PsicoPatologia (SOPSI), la Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF), e promosso da Janssen.

È un progetto vasto e innovativo che si articola secondo tre dimensioni: organizzativa, clinica e sociale. Le dimensioni organizzativa e clinica offrono eventi formativi dedicati alla gestione dei Dipartimenti di salute mentale e all’importanza di un approccio integrato tra farmaci e percorsi terapeutici nel trattamento dei pazienti con psicosi. Il trattamento farmacologico, infatti, portando alla remissione dei sintomi ha un ruolo fondamentale nel consentire alla persona con schizofrenia di prendere parte al percorso riabilitativo, il cui scopo è quello di migliorare le sue capacità cognitive e relazionali. Infine, la dimensione sociale offre ai pazienti la possibilità di prendere parte ad un percorso sportivo fondato sulla disciplina del triathlon, con l’obiettivo di migliorare l’autostima e favorire benessere e integrazione sociale.

Alcuni dei protagonisti del programma ECDL di Onda – i pazienti, i clinici e gli assistenti sociali che hanno supportato i partecipanti al corso, insieme a Fondazione Itaca, che si occupa da anni di iniziative di questo tipo – hanno testimoniato nel corso dell’evento tenutosi oggi all’ASL di Latina alla presenza del Sindaco Damiano Coletta, quanto progetti di questo tipo siano importanti non solo per acquisire conoscenze e abilità specifiche, ma soprattutto per l’impegno e la motivazione che richiedono nel perseguire un obiettivo utile a costruire un percorso di integrazione sociale e lavorativa.

Il Dipartimento di Salute mentale (DSM) di Latina ha aderito al progetto Triathlon in collaborazione con le principali società scientifiche in ambito psichiatrico e Onda, oltre alle associazioni degli utenti, progetto volto a superare le criticità che vivono le persone affette da psicosi: stigma ed esclusione sociale. Sempre in coerenza con il concetto di dimensione sociale, il DSM di Latina ha individuato due utenti per il corso di formazione per il corso on-line afferente al progetto Triathlon, che ha permesso loro di acquisire nozioni necessarie per affrontare l’esame ECDL. Il risultato ottenuto può essere ritenuto eccellente in quanto entrambi i partecipanti hanno superato l’esame e sono stati i primi tra tutti i DSM in Italia” – ha commentato Lino Carfagna, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL di Latina.

 

 


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