Risultati prima indagine di settore Integratori & Salute: Italia primo mercato degli integratori in Europa con previsione di crescita a 5 mld entro il 2025


Il mercato italiano degli integratori alimentari si dimostra essere, pur in uno scenario globale critico, dinamico e vivace, in grado di affrontare le numerose sfide dovute alla costante evoluzione del contesto geopolitico e sanitario. È quanto emerge dai risultati dell’indagine di settore “Aggiornamenti sull’impatto della pandemia da Covid-19 sul mercato” a cura del Centro Studi Integratori & Salute, l’associazione nazionale che rappresenta il comparto degli integratori alimentari e che è parte di Unione Italiana Food, associazione aderente al sistema Confindustria. L’evento di presentazione dei dati della ricerca ha visto la partecipazione della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e dell’Area Studi Mediobanca.

Le imprese, dopo una buona tenuta nel 2020, hanno mostrato un’accelerazione nel 2021, grazie a una crescita diffusa di tutte le classi dimensionali e al traino delle imprese di più recente costituzione le aziende fondate dopo il 2010 hanno, infatti, registrato un aumento del fatturato in termini mediani pari al 26,6% tra il 2019 e il 2021. Al contempo la marginalità e la patrimonializzazione si sono ulteriormente rafforzate: nel 2021 la mediana dell’EBITDA margin ha toccato il 13,2%, mentre il patrimonio netto in percentuale del passivo è salito al 45%; si tratta di livelli di assoluta eccellenza nel panorama economico italiano” – ha spiegato Giovanni Foresti, Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

L’Italia vanta importanti primati, tra cui quello di avere il più grande mercato degli integratori alimentari in Europa, oltre un quarto del suo totale, con attese di sfiorare i 5 miliardi di vendite nel 2025. In effetti, per gli integratori alimentari, le prospettive di crescita mondiale sono molto favorevoli: quasi l’8% di crescita media annua, per un mercato globale vicino ai 240 miliardi dollari nel 2027. La finanza è interessata a sostenere questo processo: il 2021 ha segnato negli Stati Uniti il record di operazioni nel settore degli integratori, con i fondi di private equity che da soli hanno originato oltre il 30% dei deal. I multipli sono generosi: 11,5 volte l’ebitda, ma nel caso di eccellenze ci si avvicina a 20 volte” – ha dichiarato Gabriele Barbaresco, Responsabile Area Studi Mediobanca.

Nel processo di sviluppo, le aziende sono consapevoli che dovranno tener conto anche di nuove sfide determinate da: emergenza ambientale, espansione dei processi di digitalizzazione, e-commerce ed evoluzione della comunicazione sempre più proiettata all’omnicanalità. La nostra filiera si è mostrata resiliente e in salute, evidenziando dinamiche positive nel fatturato, nella produzione in generale, nell’occupazione e negli investimenti, in particolare in ambito digitale. Tuttavia, il nuovo contesto geopolitico legato alla guerra Russia-Ucraina continuerà ad avere fortissime ripercussioni su tutti i comparti industriali e produttivi. Per il nostro settore quindi l’aumento di costi/tempistiche legati alla produzione degli integratori, la logistica, la sostenibilità e la digitalizzazione rappresentano le principali sfide del futuro” – ha commentato Germano Scarpa, Presidente Integratori & Salute.

L’indagine*, a cui hanno risposto 84 aziende associate di prodotti a marchio (69% delle rispondenti), in conto terzi (26%) o entrambi (5%), è nata con l’obiettivo di valutare l’impatto dovuto alla persistenza della pandemia da Covid-19 sul mercato degli integratori nel 2021, le esigenze e le aspettative delle aziende per il futuro tenendo conto del contesto geopolitico attuale.

L’impatto della pandemia non compromette il fatturato delle aziende

Il mercato italiano degli integratori alimentari ha raggiunto ormai i 4 miliardi di euro e, peraltro, rappresenta un’eccellenza in termini di occupazione femminile ad alta professionalizzazione, know-how produttivo e ricerca & sviluppo. Dall’indagine è emerso che nonostante il 70% del campione dichiari che la pandemia abbia ancora un impatto sulla propria azienda, il 52% ha riportato una dinamica positiva del fatturato.

I driver degli investimenti: digitalizzazione e innovazione

L’emergenza sanitaria ha accelerato i processi di digitalizzazione e innovazione di molte aziende italiane, tra le quali anche quelle operanti nel settore degli integratori alimentari; ben il 61% infatti, ha dichiarato di aver investito a livello industriale. Tra gli ambiti di azione, al primo posto le aziende mettono l’integrazione e lo sviluppo digitale dei processi aziendali (43%), seguito dagli strumenti digitali per la gestione dell’informazioni medico-scientifica (28%), internet delle cose e delle macchine (20%), strumenti digitali per la gestione della relazione con il farmacista (8%). Risultati che confermano l’atteggiamento positivo delle aziende davanti alle sfide del futuro arrivano anche dalle assunzioni. Il 71% delle aziende dichiara, infatti, di aver ampliato il proprio organico nel 2021.

Nonostante la pandemia abbia comportato ritardi (38%), riadattamenti (23%) e in alcuni casi interruzioni (6%) di lanci di prodotto, il 33% delle aziende non ha subito battute d’arresto, continuando a lavorare su nuove soluzioni.

E-commerce? I consumatori preferiscono il consiglio del farmacista

Il consumatore di integratori alimentari è responsabile e attento. Il consumo di questi prodotti è sostenuto, infatti, nella maggior parte dei casi dal parere di esperti. Farmacista (45%) e medico (36%) rimangono le principali fonti informative a cui ci si rivolge. La ricerca di settore ha evidenziato infatti che il 51% delle aziende rispondenti non utilizza l’e-commerce per la vendita dei propri prodotti e il 46% non prevede l’utilizzo di questo canale neanche in futuro, mentre il restante 54% si dimostra aperto all’opportunità: attraverso il sito aziendale (22%), marketplace (16%) o portali specializzati (16%). Chi nel 2021 ha, invece, abbracciato il canale online afferma di averlo utilizzato per la vendita di integratori su diversi mercati: italiano (30% dei rispondenti), estero (4%), entrambi (15%).

I nostri consumatori sono estremamente attenti alle indicazioni e ai suggerimenti dati dagli esperti per cui, pur accogliendo la spinta alla digitalizzazione, il trend evidenziato è che il canale offline delle aziende rimane al primo posto, segno del ruolo incontrastato del canale farmacia e parafarmacia. La pandemia comunque ha certamente portato a un’accelerazione digitale mantenendo costante il ruolo di primo piano della relazione tra il consumatore e il proprio farmacista o medico curante” – ha spiegato Germano Scarpa, Presidente Integratori & Salute.

Le aziende del comparto impegnate verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale

Per l’84% delle aziende rispondenti, la sostenibilità è un tema cruciale e per il 52% avrà un ruolo sempre più rilevante in futuro. Nel corso del 2021, gli investimenti sono stati soprattutto a livello di packaging (27%), sicurezza e salute dei dipendenti (24%), seguiti da interventi in termini di processo produttivo (16%), materie prime (16%) e welfare aziendale (15%). Questo evidenzia un generale impegno delle aziende del settore a perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare attraverso azioni di responsabilità sociale e di riduzione dell’impatto ambientale.

Prospettive e sfide per il futuro

Il nuovo contesto geopolitico legato al conflitto Russia-Ucraina, che si è aggiunto all’emergenza sanitaria, ha determinato nel corso dell’anno dei cambiamenti ormai strutturali. Le aziende dovranno far fronte a un aumento dei costi sia a livello energetico di produzione, trasporti, materie prime e packaging che di analisi sulla qualità delle materie prime per garantire sicurezza e conformità alle normative. Allo stesso tempo, la crisi impatta anche le tempistiche di produzione e l’approvvigionamento delle materie prime.

*Indagine condotta su un campione di 84 aziende, distribuite su tutto il territorio nazionale (51% nord Italia, 19% centro e 14% sud). Si tratta nel 66% dei casi di micro o piccole aziende (<50 dipendenti), 26% medie aziende (50-249 dipendenti) e 8% grandi aziende (>249 dipendenti). Periodo oggetto dell’indagine: gennaio-dicembre 2021.

1. Fonte: Ricerca Kantar 2021

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