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Le vaccinazioni a un punto di svolta

Cominciamo dalle cattive notizie: una preoccupante epidemia di morbillo si è diffusa nel nostro Paese, con 2.851 casi negli ultimi 5 mesi e mezzo1. Un’altra minaccia che si riteneva consegnata al passato, la poliomielite, potrebbe riaffacciarsi dopo anni anche in Italia, uno dei paesi ritenuto da tempo “polio-free”. Solo 7 Regioni superano la soglia del 95% per la vaccinazione anti-poliomielite (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna), con un valore medio nazionale del 93,33%2. La riacutizzazione, però, riguarda anche altre malattie infettive, come difterite, tetano, epatite B, meningite purulenta da Haemophilus influenzae di tipo b. In Italia, secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute lo scorso 8 giugno, nessuna vaccinazione raggiunge la soglia di sicurezza del 95%.2 Nel 2016 le coperture vaccinali a 24 mesi per anti-difterica (93,56%), anti-tetanica (93,72%), anti-epatite B (92,98%) e Haemophilus influenzae (93,05%) sono ancora ben al di sotto del valore del 95%. In calo anche la copertura media per pneumococco (88,35% nel 2016 vs 88,7% nel 2015), mentre aumenta quella per il meningococco C (76,6% nel 2015 contro 80,67% nel 2016).2

Secondo i dati del rapporto OMS ‘World Health Statistics’ 2017, in Italia la copertura vaccinale per tetano, pertosse e difterite, nel 2015, è stata del 93%, fra le più basse della regione europea, superata anche dai paesi africani, quali Rwanda e Tanzania, che sono al 98%, seguiti da Eritrea, Botswana e Algeria che sono al 94%.3

E ancora l’OMS stima che in tutto il mondo ogni anno 1,5 milioni di bambini muoiano ancora a causa di malattie prevenibili con le vaccinazioni4, eppure nel nostro paese non sembra cessare la disinformazione che circola tra web e televisioni, malgrado gli appelli delle istituzioni e della comunità scientifica nazionale ed internazionale.

Per contrastare i pericolosi e crescenti fenomeni di cattiva informazione e trasmettere all’opinione pubblica la corretta informazione sul valore dell’immunizzazione, i giornalisti delle testate periodiche e online si sono confrontati con esperti di igiene pubblica, pediatri, storici della medicina, sociologi e rappresentanti di associazioni nate spontaneamente per promuovere le vaccinazioni, nell’ambito del Corso di Formazione Professionale Comunicare i vaccini. L’importanza delle combinazioni vaccinali in pediatria e del vaccino anti-Papillomavirus, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto non condizionante di MSD.

Dopo le notizie cattive, arrivano quelle buone: la prima, riguarda il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV), pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 febbraio 2017. Il PNPV per la prima volta inserisce nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)5, ovvero come diritto di tutti i cittadini italiani il nuovo calendario vaccinale che:

  • introduce nuove vaccinazioni: meningococco B, rotavirus e varicella nei nuovi nati; HPV nei maschi undicenni; Meningococco tetravalente ACWY135 e richiamo antipolio con IPV negli adolescenti; pneumococco e Zoster nei sessantacinquenni;
  • definisce gli obiettivi di copertura vaccinale per ogni vaccinazione;
  • identifica l’età alla quale vaccinare la popolazione in gratuità;
  • richiede alle Regioni di introdurre l’anagrafe vaccinale informatizzata e di effettuare la chiamata attiva (la lettera di invito alla popolazione) per tutte le vaccinazioni inserite nel calendario.

La seconda novità è il decreto legge 73 del 7 giugno 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che prevede l’obbligo per l’iscrizione a scuola nella fascia 0-6 anni, di 12 vaccinazioni6, gratuite e obbligatorie a partire da settembre 2017 per i nati nel 2017: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella e anti-Haemophilus influenzae. Queste vaccinazioni sono da somministrare secondo il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 attraverso i vaccini combinati esavalente e MPR/V-MPRV e due vaccini anti-Meningo B e anti-Meningo C.

Le combinazioni vaccinali sono oggetto di una seria programmazione e di approfondite ricerche scientifiche. I numerosissimi studi clinici su ampi numeri dimostrano con estrema chiarezza che la somministrazione contemporanea di più antigeni presenti nei vaccini combinati, immessi in commercio dopo accurati studi biomedici, offre una protezione efficace pari a quella dei vaccini somministrati singolarmente, non indebolisce né sovraccarica il sistema immunitario dei piccoli e offre molti altri vantaggi tra cui una migliore compliance della famiglia, minore trauma per il bambino, una vaccinazione più tempestiva e minori accessi al centro vaccinale7.

1. Morbillo in Italia. Bollettino settimanale

2. Ministero della Salute. Link: Vaccinazioni dell’età pediatrica. Anno 2016 (coorte 2014)

3. World Health Statistics 2017. Monitoring Health For The SDGs – Sustainable development goals.

4. Speciale Vaccini. Sono salvita per 3 mln, ma 20 mln bimbi non protetti.

5. Ministero della Salute. Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019

6. Ministero della Salute. Il decreto legge prevenzione vaccinale. I nuovi obblighi vaccinali.

7. The value of childhood combination vaccines: From beliefs to evidence. Khaled Maman, York Zöllner, Donato Greco, Gerard Duru, Semukaya Sendyona, Vanessa Remy Hum Vaccin Immunother. 2015 Sep; 11(9): 2132–2141.

Elena Bozzola, Dirigente Medico 1° livello, UOC Pediatria Generale e Malattie Infettive, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Consigliere Nazionale Società Italiana di Pediatria

Le vaccinazioni del bambino non indeboliscono né sovraccaricano il sistema immunitario. Questo è vero sia quando si somministra un singolo vaccino, sia quando vengono effettuate più vaccinazioni contemporaneamente. Infatti, se davvero i vaccini indebolissero o compromettessero il sistema immunitario, ci si aspetterebbe una minore risposta immunitaria (sotto forma di una minor quantità di anticorpi prodotti) in seguito alla somministrazione di più vaccini contemporaneamente, rispetto alla somministrazione di un vaccino per volta. Invece non è così: gli studi clinici dimostrano che la somministrazione del vaccino esavalente (contenente gli antigeni di difterite, tetano, pertosse, polio, Haemophilus b, epatite B), oltre a non determinare un aumento degli effetti collaterali severi, non produce una risposta inferiore rispetto alla somministrazione separata dei singoli vaccini. Lo stesso discorso può essere applicato al vaccino anti morbillo-parotite-rosolia-varicella, che è stato dimostrato avere la stessa immunogenicità dei vaccini anti morbillo-parotite-rosolia e anti-varicella somministrati singolarmente, a fronte di un sovrapponibile profilo di sicurezza”.

Giuliano Giubilei, Giornalista Rai3

I vaccini (la loro efficacia, la loro obbligatorietà, le loro controindicazioni) sono da tempo diventati una delle questioni più trattate sui media tradizionali, oltre che naturalmente sul web, dove c’è una vera e propria esplosione di informazioni e notizie. La maggior parte delle quali non ha nessun riscontro scientifico e serve ad alimentare nell’opinione pubblica una preoccupante e purtroppo crescente sensibilità antiscientifica. Naturalmente questo è un mercato notevole anche per i media tradizionali e recentemente non sono mancati episodi di pessimo giornalismo che per rispondere alle ragioni dell’audience ha cercato di assecondare le paure o le superstizioni di queste persone, con inchieste senza alcuna verifica o dibattiti dove si è data la preferenza a chi sosteneva tesi antiscientifiche”.

Andrea Grignolio, Docente di Storia della Medicina, Sapienza Università di Roma

Gli oppositori delle vaccinazioni si dividono in “radicali” ed “esitanti”. Con i radicali, che vedono l’antivaccinismo come qualcosa di identitario e dunque si oppongono ciecamente ai qualsiasi dato scientifico e di realtà favorevole alle vaccinazioni, è controproducente sfidarli nello loro credenze e offrire “informazioni correttive”, poiché queste non fanno altro che radicalizzare le loro posizioni attraverso il bias del ritorno di fiamma (backfire effect). Con gli esitanti, genitori indecisi che vanno da coloro che scelgono solo alcuni vaccini a quelli che hanno scelto coperture vaccinali differenti a seconda dei figli, è invece utile sostituire la falsa percezione del rischio dei vaccini, con il rischio reale delle malattie infettive, ovvero insistere sulla protezione persa a causa delle mancate vaccinazioni, optando per una comunicazione il più possibile personalizzata e calibrata sula prole e il contesto sociale”.

Pierluigi Lopalco, Professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Pisa

Il lancio del Piano nazionale per la Prevenzione Vaccinale 2017-19 rappresenta un grande avanzamento per la sanità pubblica italiana. Per la prima volta, su tutto il territorio nazionale, tutti i vaccini considerati dalla comunità scientifica nazionale e internazionale sicuri ed efficaci saranno offerti gratuitamente ed attivamente all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Il calendario vaccinale suggerito dal PNPV, infatti, è automaticamente incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e, come tale, rappresenta un obbligo da parte delle Regioni in termini di offerta di servizi. Altra importante novità del PNPV è che la prevenzione vaccinale supera definitivamente i limiti del calendario dell’infanzia per essere integrata come servizio preventivo per tutta la durata della vita”.

Alice Pignatti, Presidente dell’Associazione “IoVaccino

L’acquisizione di informazioni sulle vaccinazioni passa sempre di più attraverso canali come il web e i social network, luoghi comunicativi caratterizzati da specifiche modalità di dialogo e interazione proprie dei nuovi media. L’utente accede sul web a una quantità enorme di informazioni che spesso sono contraddittorie, ma è sui social, dove il genitore si confronta con i propri pari, che si costruiscono vere e proprie reti di relazioni informative, che si trasformano, in alcuni casi, in vere e proprie tribù virtuali. La sfida che IoVaccino si è proposta è stata quella di fare comunicazione sulle vaccinazioni sui social, per contrastare il fenomeno crescente della disinformazione e per utilizzare le caratteristiche proprie dei social network ai fini della costruzione di un rapporto di supporto e di fiducia fra genitori e medici. Attraverso informazioni scientifiche rigorose, esposte con chiarezza e un sussidio visivo, IoVaccino vuole proporre un modello comunicativo di informazione responsabile, in cui l’ascolto e il dialogo sono la componente determinante nel favorire la costruzione di un rapporto di fiducia rinnovata verso la pratica della vaccinazione”.

Antonello Piroso, Giornalista e conduttore radiofonico

Come è stato osservato in un editoriale della rivista Nature ‘Scienza e giornalismo non sono culture aliene. Sono costruite sulle stesse fondamenta: la convinzione che le conclusioni richiedano prove, e che le prove debbano essere aperte a tutti…’. In un momento storico in cui il cosiddetto principio democratico dell’“uno vale uno” esce dal perimetro della politica per entrare nel campo della comunicazione, si arriva al paradosso di ritenere che i giudizi di scienziati di chiara fama suffragati da dati verificati e incontrovertibili vadano messi sullo stesso piano delle opinioni di blogger e esperti spesso improvvisati. Si assiste pertanto a un tipico esempio scolastico di eterogenesi dei fini: chi combatte il presunto dogmatismo delle teorie scientifiche finisce per ricorrere a un apparato di pseudo-argomentazioni ancora più dogmatico. Confutare le fake news è un esercizio faticoso, cui però ci si deve sottoporre con determinazione, con la consapevolezza che una bufala è più difficile da smontare che da costruire”.

Ketty Vaccaro, Sociologa e Responsabile Welfare del Censis 

L’atteggiamento nei confronti della vaccinazione contro il Papillomavirus si inscrive nel quadro generale della trasformazione della cultura della vaccinazione, in cui prevale la dimensione della scelta individuale, ma è legato anche ai livelli di conoscenza e ai timori nei confronti delle vaccinazioni in generale e nello specifico delle patologie causate dall’HPV. Cresce infatti visibilmente il ruolo informativo operato dal Servizio vaccinale delle ASL, non soltanto in merito alla vaccinazione ma anche rispetto alle informazioni sul Papillomavirus, ma soprattutto emerge la rilevanza dei nuovi media (internet e i social network), fonti strategiche sia per l’informazione sulle malattie che sulle vaccinazioni. Più in generale il modo di approcciarsi al tema percorre vie di natura sempre più informale e meno scientifica, in cui hanno maggior peso anche le opinioni di amici e conoscenti”.


World Brain Day 2017

 

Oggi 22 luglio si celebra la Giornata Mondiale del Cervello, iniziativa indetta annualmente dalla WFNWorld Federation of Neurology – (Federazione Mondiale di Neurologia), un’Organizzazione non governativa affiliata alla Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui obiettivo principale è quello di sensibilizzare la popolazione mondiale sulle problematiche relative alla salute del cervello. Quest’anno, la Giornata è dedicata all’ictus, con lo slogan “l’ictus è un attacco cerebrale! Preveniamolo e curiamolo!”.

L’ictus cerebrale è stato selezionato come tema della Giornata 2017. Perché:

1. è enorme l’impatto della malattia nel mondo: l’ictus è stato definito dal Presidente della WFN come l’“epidemia del 21° secolo”. Infatti, più di 17 milioni di persone al mondo sono vittime di un ictus ogni anno ed almeno 26 milioni di persone hanno esiti di ictus, spesso con rilevanti disabilità. In Italia, circa 170 000 persone soffrono di un ictus ogni anno e almeno il 50% dei sopravvissuti riporta disabilità rilevanti.

2. la prevenzione è fondamentale: il 90% degli ictus potrebbe essere evitato attraverso il riconoscimento ed il trattamento dei principali fattori di rischio come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, alimentazione non corretta.

3. si registrano grandi progressi nella diagnosi e nella terapia: vi sono poche malattie per le quali terapie innovative abbiano fatto tanti progressi come l’ictus cerebrale. Per l’ictus ischemico, in particolare, oggi vi sono molte strategie terapeutiche per la fase acuta della malattia, come la trombolisi endovenosa e, in casi selezionati, la trombectomia meccanica.

Scopo della Giornata è quindi quello di informare ed educare non solo la popolazione circa la possibilità di prevenire l’ictus cerebrale e di richiedere un trattamento appropriato nella fase acuta, ma anche di sensibilizzare i decisori pubblici circa la necessità di una equa distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, perché tutti possano avere accesso alle giuste terapie, con i trattamenti appropriati forniti dagli specialisti competenti e nelle strutture opportunamente organizzate” – spiega la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Non da ultimo un elemento estremamente rilevate è il recente inserimento, nella nuova classificazione dell’OMS (ICD-11), dell’ictus tra le malattie del sistema nervoso. Questo fatto ribadisce che l’ictus è una malattia del cervello, da cui il termine “Brain attack” (Attacco cerebrale), come sottolineato proprio nella campagna della WFN per la Giornata del 22 luglio” – afferma il Dr. Massimo Del Sette, Presidente del “Neurosonology Research Group” della WFN.

Per maggiori dettagli sulla Giornata Mondiale del Cervello

WFN Website: www.wfneurology.org

WFN on Facebook: www.facebook.com/wfneurology

WFN on Twitter: @wfneurology


 

Lo studio EU-TREAT conferma la riduzione di glicemia e episodi di ipoglicemia con insulina degludec nella reale pratica clinica

I risultati dello studio di real-world evidence EU-TREAT (EUropean TREsiba AudiT) sono stati presentati al 77esimo congresso dell’ADA (American Diabetes Association) svoltosi a San Diego, CA, dal 9 al 13 giugno scorso.

I risultati di questo studio hanno mostrato come le persone con diabete di tipo 1 e 2, sei mesi dopo il cambio di terapia da un’altra insulina basale precedente, principalmente insulina glargine 100 U e insulina detemir, ottengano, con il passaggio all’insulina degludec (Tresiba®, Novo Nordisk) una riduzione significativa dei valori dell’emoglobina glicata (HbA1c, -0.2 per cento per il diabete di tipo 1 e -0.5 per cento per il diabete di tipo 2), nelle condizioni di reale pratica clinica. Tali risultati vengono confermati anche dall’analisi a 12 mesi.1,2

Anche i tassi di ipoglicemia si sono rivelati significativamente più bassi sei mesi dopo il passaggio all’insulina degludec. Nelle persone con diabete di tipo 1, le ipoglicemie gravi si sono ridotte dell’85 per cento, e del 92 per cento nelle persone con diabete di tipo 2. I tassi di ipoglicemia a 12 mesi rimangono in linea con i risultati dei primi 6 mesi.

Inoltre, dopo sei mesi si è osservata una riduzione significativa della glicemia a digiuno (-18,7 mg/dL per i pazienti con diabete di tipo 1, e -23,7 mg/dL per i pazienti con diabete di tipo 2), anche in questo caso, tali riduzioni sono state confermate a 12 mesi.1,2

Infine, la dose quotidiana di insulina assunta è diminuita significativamente tanto nelle persone con diabete di tipo 1 (-4,9 unità) quanto in quelle con diabete di tipo 2 (-2,5 unità) dopo 6 mesi, ed è rimasta stabile dopo i 12 mesi.1,2

L’utilizzo di un nuovo farmaco passa sempre per studi clinici randomizzati controllati svolti su una popolazione selezionata di pazienti. Tuttavia i dati ricavati da tali studi non sono necessariamente replicabili nella vita reale. Per questo, da anni, si dà altrettanta importanza agli studi osservazionali, svolti su una popolazione di pazienti variegata, quella che si incontra realmente negli ambulatori, studi che permettono di trovare sul campo conferme di quei risultati. Gli studi clinici sull’insulina degludec avevano creato grandi aspettative che EUTREAT conferma in pieno, soprattutto, per quanto riguarda la riduzione delle ipoglicemie, che in molti casi rappresentano una delle principali preoccupazioni per le persone con diabete” – ha spiegato Annunziata Lapolla, professore associato di endocrinologia, DIMED, Università di Padova.

Gli studi di real-world evidence (RWE), che mirano a verificare nella vita quotidiana quello che succede nell’ambiente ideale dei trial clinici randomizzati e controllati, sono importanti per comprendere come gli outcome degli studi clinici si traducano poi nel mondo reale. I dati presentati all’ADA confermano quanto visto nei trial clinici di fase IIIa/IIIb, dimostrando un miglior controllo glicemico e un rischio significativamente ridotto di ipoglicemia nei pazienti che hanno effettuato il passaggio all’insulina degludec da un’altra insulina basale, come insulina glargine e insulina detemir” – ha affermato Mads Krogsgaard Thomsen, executive vice president e chief science officer di Novo Nordisk.

L’EU-TREAT (European TREsiba AudiT) è uno studio europeo, multicentrico, di real-world evidence, condotto su 2.550 persone con diabete di tipo 1 (n=1.717) e di tipo 2 (n=883), il cui scopo è stato quello di analizzare gli effetti del passaggio da una qualsiasi insulina basale precedente all’insulina degludec. I pazienti coinvolti hanno effettuato il passaggio dalla terapia con insulina basale precedente all’insulina degludec 6 mesi prima della raccolta dei dati. Gli esiti sono stati misurati dopo 6(±3) e 12(±3) mesi dal passaggio all’insulina degludec e sono stati comparati, rispetto ad un dato registrato alla baseline durante la precedente terapia con insulina basale, nei tre mesi antecedenti il passaggio all’insulina degludec.1,2

L’insulina degludec (Tresiba®) è un’insulina basale in monosomministrazione giornaliera che garantisce una durata d’azione superiore alle 42 ore, con un effetto stabile di riduzione della glicemia.3,4 L’insulina degludec risulta caratterizzata da una bassa variabilità giornaliera e un ridotto rischio di ipoglicemie totali, notturne e gravi rispetto all’insulina glargine 100 U 3,5. Quando la somministrazione alla stessa ora del giorno non è possibile, l’insulina degludec consente un dosaggio più flessibile, con un minimo di otto ore e un massimo di quaranta tra due somministrazioni consecutive, mantenendo lo stesso profilo di efficacia e sicurezza.3

L’insulina degludec ha ottenuto la prima approvazione regolatoria nel settembre 2012 e da allora è stato approvato in oltre 80 Paesi in tutto il mondo. Al momento è disponibile in commercio in oltre 50 Paesi.

1. Siegmund T, Tentolouris N, Knudsen TS, et al. EU-TREAT 1: Switching to insulin degludec reduces the risk of hypoglycaemia in patients with T1DM in a real-world setting. Poster presentation. 77th American Diabetes Association (ADA), San Diego, California, US. June 2017.

2. Schultes B, Tentolouris N, Knudsen TS, et al. EU-TREAT 2: Switching to insulin degludec improves glycaemic control in patients with T2DM in a real-world setting. Poster presentation. 77th American Diabetes Association (ADA), San Diego, California, US. June 2017.

3. EMA. Tresiba® Summary of Product Characteristics. Last accessed: May 2017.

4. Haahr H, Heise T. A review of the pharmacological properties of insulin degludec and their clinical relevance. Clin Pharmacokinet. 2014; 53:787-800.

5.  Novo Nordisk. Tresiba® demonstrates a safe cardiovascular profile and reduces the risk of severe hypoglucaemia compared to insulin glargine U100 in the DEVOTE trial. Company announcement 29 November 2016. Last accessed: May 2017.


Endo-Libro, il Libro Bianco che racconta ai cittadini e alle Istituzioni la nuova Endocrinologia 2.0

L’Endocrinologia come modello per tutte le altre specialità; una disciplina 2.0 che diventa un punto di riferimento in medicina, puntando sempre più su giovani endocrinologi, assistenza, formazione e su una sempre più stretta collaborazione con il SSN per contenere i costi ed evitare gli sprechi. E a supporto di questi obiettivi arriva l’Endo-Libro 2017, il primo Libro Bianco dell’antichissima e insieme nuovissima endocrinologia italiana, un vero e proprio stato dell’arte della disciplina, realizzato con l’obiettivo di trainarla verso gli scenari futuri.

Di questo e di molto altro si è parlato dal 21 al 24 giugno scorso a Roma, in occasione del 39° Congresso Nazionale della Società Italiana di Endocrinologia. Una vera e propria agorà specialistica che ha visto riuniti tutti i maggiori rappresentati dell’Endocrinologia nazionale.

Volevamo una Endocrinologia profondamente rinnovata e abbiamo tutti lavorato per adeguare al terzo millennio i connotati della nostra disciplina, al di là della componente scientifica che è sempre stata di riconosciuta eccellenza. Il Congresso Nazionale celebra proprio questo rinnovamento e il decollo dell’Endocrinologia 2.0 che si traduce in un nuovo modello declinato su tre aspetti: modello di formazione, per creare oggi uno specialista capace di assorbire l’evoluzione tecnologica, sociale ed economica del Paese; modello di gestione della sanità pubblica, con uno specialista che offre il meglio della salute e al contempo riduce i costi attraverso percorsi diagnostici-terapeutici assistenziali (PDTA) ben controllati; modello di specialità, collaborante con altre discipline del sapere medico e con il Servizio Sanitario Nazionale ma costruisce anche una nuova didattica formativa” – ha affermato il Professor Andrea Lenzi, Presidente SIE.

L’Endocrinologia 2.0 forgiata sull’eccellenza della formazione e della ricerca italiana, suffragata dal 3° posto nel mondo, dopo Stati Uniti e Regno Unito, per impact factor nella produttività di studi scientifici, nell’ultimo periodo esaminato, che va dal 1996 al 2014 (SJR, http://www.scimagojr.com).

Una crescita culturale e scientifica che deve supportare la crescita di questa disciplina dal punto di vista clinico e delle nuove competenze di cui si occupa, che includono patologie di rilievo sociale come ad esempio l’obesità, l’osteoporosi, la disfunzione della fertilità e della sessualità di entrambi i sessi, le malattie e i tumori rari in endocrinologia, ma anche l’endocrinologia estetica, dello sport, del genere che tutte assieme si realizzano in quella medicina del benessere che, anche grazie agli endocrinologi italiani, è una realtà con solide basi scientifiche.

Ma qual è lo scenario attuale dell’Endocrinologia?

Dal Libro Bianco emergono dati importanti, tra cui l’epidemiologia attuale delle patologie endocrino-metaboliche in Italia, che fa emergere la reale e ineludibile necessità di specialisti in Endocrinologia, Malattie del Metabolismo e Andrologia.

Si stima infatti che almeno un cittadino italiano su due presenti un problema endocrinologico.

La patologia tiroidea, inclusi i noduli, interessa il 20-25% degli adulti, la sindrome dell’ovaio policistico quasi il 10% delle donne in età fertile, l’ipogonadismo maschile, l’infertilità e la disfunzione erettile il 10-15% degli uomini adulti fino a punte che superano il 50% nella terza età. L’obesità è presente in circa il 10-15% della popolazione e le dislipidemie nel 20-25%. Il diabete è sempre più diffuso e la sua prevalenza è di oltre il 6%.

Dall’VIII Report Health Science della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (anno 2013-2014) – citato nell’Endo-Libro, si evince che i disordini endocrino-metabolici, nel loro complesso, facciano parte delle condizioni morbose che hanno determinato il maggior numero di contatti in Medicina generale (circa il 12%).

Un dato positivo che si legge nell’Endo-Libro è relativo all’offerta formativa delle Università italiane. In Italia si contano 38 sedi formative e la scuola di specialità in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo risulta essere nelle prime 5 tipologie richieste dai neolaureati fra le 50 esistenti. Alle attività formative assistenziali e di ricerca descritte nel Libro Bianco collaborano in questo momento in Italia 48 professori ordinari; 81 professori associati; 70 ricercatori a tempo indeterminato; 26 ricercatori a tempo determinato; 450 specializzandi; 500 dottorandi ed assegnisti di ricerca; 4.500 colleghi specialisti; e circa 6.000 altri specialisti o medici generalisti che dichiarano di svolgere attività in ambito endocrino-metabolico-andrologico.

Quattro le azioni portate avanti in questi ultimi anni dalla SIE e di cui si è dibattuto anche nelle giornate congressuali: la forte spinta all’internazionalizzazione della Società scientifica, con la conquista di una presidenza italiana alla guida della Società europea con il Professore Andrea Giustina, e una decina di premi ricevuti in campo internazionale dai soci; le politiche per facilitare l’adesione degli giovani specializzandi con due anni di affiliazione gratuita e 20 euro di iscrizione che hanno portato ad un aumento del 40% di soci under 40; la ridefinizione dei confini del sapere con apertura a collaborazioni importanti con altre Società scientifiche dai ginecologi ai pediatri ai geriatri agli internisti; una didattica al passo con i tempi per formare uno specialista endocrinologo, “orologiaio” della medicina, capace di percorrere 40 anni di attività professionale seguendo e adattandosi all’evoluzione dei tempi e della società.

Le quattro giornate di lavoro hanno previsto 5 letture magistrali, quella di apertura di Paolo Sassone Corsi celebre “cervello” italiano prestato alla California che ha parlato di un tema attualissimo: la cronobiologia; 24 simposi di 90 minuti ciascuno, 5 simposi di 60 minuti, 20 incontri tra esperti, clinici, debate e pro e contro della durata di 60 minuti; 12 sessioni di oral communication, più di 40 sessioni di poster discusse con l’autore e moderatori esperti.

L’Endo-Libro e il punto di vista delle Istituzioni

Il Libro Bianco è stato sottoposto alla valutazione dei rappresentanti delle più importanti Istituzioni nazionali della sanità, della politica e della ricerca scientifica:

Beatrice Lorenzin, Ministra della Salute

Il Libro Bianco dell’Endocrinologia italiana rappresenta una riflessione importante sul tema e sulle sue caratteristiche. Con quest’opera, la disciplina, oltre a riflettere su sé stessa si focalizza sulla formazione delle nuove generazioni di endocrinologi, ma anche sulla assistenza, sui nuovi LEA e sui volumi minimi di attività, sulle linee guida e sui rapporti etici con i pazienti e tra gli operatori. Credo che con l’Endo-Libro 2017 la SIE e l’intera Endocrinologia si pongano come un “modello” di branca specialistica utile al Ministro della Salute per essere anche il Ministro del Benessere».

Valeria Fedeli, Ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca

Il Libro Bianco fa il punto sulla situazione di una disciplina di grande portata scientifica, senza autolodarsi, ma anzi cercando di identificare le criticità e i momenti di miglioramento possibili sia nel settore formativo pre e post-laurea, sia nel settore applicativo clinico, tipico delle discipline mediche. Si tratta di un esempio da imitare».

Carla Barbati, Presidente Consiglio Universitario Nazionale (CUN)

Il Libro Bianco sullo stato dell’arte dell’Endocrinologia in Italia come strumento di conoscenza e per la conoscenza, possibile modello per contributi che tutti i saperi dovrebbero impegnarsi a rendere».

Roberta Chersevani, Presidente Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FNOMCeO)

Un testo agile, vivace, che tiene conto dei molteplici risvolti che fanno dell’Endocrinologia una disciplina olistica. L’Endo-Libro 2017 si legge volentieri».

Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas)

Il documento Endocrinologia 2.0 riveste notevole importanza nel nostro Paese ai fini della pianificazione, della formazione scientifica e della assistenza clinica in campo endocrinologico nei prossimi anni. Il testo messo a punto da esperti delle diverse società scientifiche dell’area, coordinati dal Professor Lenzi, costituisce infatti la prima sintesi completa dello stato della formazione universitaria e dell’assistenza specialistica in ambito endocrino-metabolico-andrologico in Italia».

Andrea Graziosi (Presidente) e Paolo Miccoli (Componente), Consiglio Direttivo Agenzia Nazionale Valutazione Sistema Universitario e Ricerca (ANVUR)

Il documento si rivelerà uno strumento prezioso non solo per l’Endocrinologia ma per tutti quelli che operano a vario livello nell’ambito della formazione superiore e della ricerca».

Marco Mancini, Capo Dipartimento Formazione Superiore e Ricerca – MIUR

Complimenti dunque ai Curatori e agli Autori del Libro Bianco ai quali va la gratitudine del mondo istituzionale e accademico per averci fornito uno spaccato esaustivo ed analitico di uno dei settori di sicuro più rilevanti delle discipline mediche attualmente praticate nel nostro Paese».

Mario Melazzini, Direttore Generale della Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)

Endocrinologia 2.0 è un utile strumento conoscitivo che dimostra come attorno a una disciplina clinica possa nascere un dibattito virtuoso che abbraccia la formazione, l’assistenza e l’interazione con l’economia sanitaria, confermando il ruolo delle Società scientifiche nel costruire cultura diagnostica e terapeutica dialogando con il sistema regolatorio, verso l’eccellenza e l’innovazione sostenibile”.

Alessandro Nanni Costa, Direttore Centro Nazionale Trapianti (CNT-ISS)

L’approccio sistematico e innovativo, la capacità di visione organizzativa e, contemporaneamente, la scelta di mantenere al centro una cultura olistica dell’uomo, il forte richiamo al genere, ed alla medicina della riproduzione fanno di questo intelligente e moderno Endo-Libro 2017 un “unicum” da imitare».

Walter Ricciardi, Presidente Istituto Superiore di Sanità (ISS)

Nel Libro Bianco, il più alto sapere scientifico e clinico è messo al servizio, in un’ottica che cerca di indicare la complessità di tutte le sfide a cui questa disciplina è chiamata, per coniugarle sempre a criteri di sostenibilità ed evidenza scientifica, secondo una moderna visione di Sanità Pubblica».

Roberta Siliquini, Presidente Consiglio Superiore di Sanità (CSS)

Unico! È il libro che ogni Società scientifica dovrebbe produrre».

Stefano Vella, Presidente del CdA della Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA)

… la medicina come un’arte che nel tempo si è andata perdendo. La medicina di precisione rappresenta l’oggi e il futuro. A noi insegnarono soprattutto la ‘medicina basata sulla persona, base essenziale per far bene il nostro mestiere di medici’».

Massimo Casciello, Direttore Generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica – Ministero della Salute

Questo Libro Bianco è un momento riflessione indispensabile per interrogarsi su quello che è e sarà l’Endocrinologia».

Vincenzo Felice, Direttore Generale per il coordinamento e lo sviluppo della ricerca – MIUR

Un contributo prezioso alla crescita della consapevolezza di come l’attenzione al binomio salute e benessere debba essere il più possibile tradotta un un’osservazione armonica, da parte del medico, nonché in una percezione di sé altrettanto armonica, da parte di tutti noi».

Gaetana Ferri, Direttore Generale della comunicazione e dei rapporti europei e internazionali – Ministero della Salute

Un libro autorevole, che aiuta ad affrontare e rispondere concretamente al cambiamento: rappresenta senza dubbio una eccellente guida nel mondo dell’Endocrinologia che per la sua valenza trasversale si interseca e si interfaccia con i rami più svariati dell’Ars Medica».

Ranieri Guerra, Direttore Generale della prevenzione sanitaria – Ministero della Salute

Ho il grande piacere e l’onore di commentare un testo che si presenta come una guida alla navigazione nell’Endocrinologia italiana, rivolta sia all’utenza professionale che al pubblico generale, la cui conoscenza delle risorse e delle possibilità cliniche che l’Endocrinologia offre all’utenza nazionale è tuttora alquanto limitata».

Giovanni Leonardi, Direttore Generale della ricerca e dell’innovazione in sanità – Ministero della Salute

Il libro affronta molteplici questioni attinenti alla formazione, alla assistenza, alla ricerca, alla organizzazione e alla programmazione sanitaria in Endocrinologia senza tralasciare di formulare per ciascuno dei suddetti settori, proposte operative, tutte di particolare interesse, al fine di favorire il miglioramento. Il libro prova in ultimo a definire quella che potrebbe, o meglio dovrebbe, essere l’Endocrinologia del futuro».

Daniele Livon, Direttore Generale per la programmazione, coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore – MIUR

Un contributo alla società civile che va utilizzato individualmente per comprendere quanto sia importante l’Endocrinologia nell’aiutarci a interpretare meglio noi stessi e, collettivamente, per sviluppare reti e assetti istituzionali funzionali alla evoluzione del dinamico contesto in cui viviamo».

Marcella Marletta, Direttore Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico – Ministero della Salute

Il Libro Bianco rappresenta un’occasione unica per accendere un faro sullo stato dell’arte della materia in Italia e per definire i contorni entro i quali l’intero settore si muoverà nei prossimi anni».

Maria Letizia Melina, Direttore Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore – MIUR

Benessere e salute, la vera sfida della medicina contemporanea; le problematiche collegate alla salute nell’attuale complesso quadro degli stili di vita contemporanei, e la ricerca di nuovi approcci terapeutici sempre più personalizzati rispetto al paziente, rendono oggi più che mai indispensabile lo studio dell’Endocrinologia e la sua applicazione trasversale rispetto a tutte le branche della medicina».

Daniele Rodorigo, Direttore Generale degli organi collegiali per la tutela della salute – Ministero della Salute

Il Libro Bianco è un impulso alla collaborazione tra operatori della Scienza Medica, così come un ormone esso ‘mette in movimento’, stimola il sistema formato dalle diverse branche della Medicina a interfacciarsi e integrarsi per il raggiungimento di quel benessere degli individui, richiamato nel volume, che rappresenta la sfida globale del millennio».

Giuseppe Ruocco, Direttore Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione – Ministero della Salute

Il volume propone un’interessante analisi e una rilettura (2.0) in chiave sistemica e integrata, di una specialità di area internistica di grande tradizione, offrendo ai decisori stimoli e motivazioni per sviluppare le potenzialità insite nell’Endocrinologia, evidenziando come questa disciplina possa contribuire significativamente al benessere e alla salute dei nostri cittadini se correttamente gestita e utilizzata».

Rossana Ugenti, Direttore Generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale – Ministero della Salute

Endocrinologia 2.0, redatto in seguito a un brainstorming tra i più qualificati esperti della materia, appartenenti al mondo accademico e alle società scientifiche di settore, affronta in maniera agile ed efficace vari aspetti dell’Endocrinologia e riesce a dare un quadro sintetico sull’Endocrinologia di oggi in Italia, definendo obiettivi e traguardi da raggiungere nei prossimi tre anni».


Embolia polmonare: algoritmo diagnostico

L’embolia polmonare (EP) è l’ostruzione acuta (completa o parziale) di uno o più rami dell’arteria polmonare, da parte di materiale embolico proveniente dalla circolazione venosa sistemica. Se tale ostruzione è causata da materiale trombotico viene definita più precisamente col termine tromboembolia polmonare (TEP).

Nel 95% dei casi, gli emboli partono da una trombosi venosa profonda (TVP) degli arti inferiori (un coagulo di sangue nelle vene profonde delle gambe o bacino), nella restante parte dei casi da una TVP degli arti superiori (più spesso da interessamento della vena succlavia al livello del distretto toracico), oppure sono costituiti da materiale non trombotico (gas, liquidi, grasso). L’ostruzione del flusso sanguigno attraverso i polmoni e la pressione risultante sul ventricolo destro del cuore sono le cause che portano ai sintomi e segni dell’embolia polmonare. Il rischio di sviluppare questa situazione può aumentare in alcune circostanze, come la presenza di un tumore o l’allettamento prolungato.[1] 

(tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Embolia_polmonare)


A. Possibili segni e sintomi di presentazione di embolia polmonare:

Dispnea, dolore toracico, tosse, emottisi, febbre, sincope, eventuali segni e sintomi di TVP ad un arto inferiore


B. Tabella 2 – Score di Wells per l’embolia polmonare (adattato da Wells et al.)


C. D-Dimero

*Sopra i 50 anni usare cut-off aggiustato per l’età : (età x 10 μg/L)

1. Elevato valore predittivo negativo: valori normali rendono la diagnosi di EP alquanto improbabile.

2. Basso valore predittivo positivo: test non utile per la conferma di EP.

3. La sensibilità di tale test varia a seconda del metodo di dosaggio impiegato.

4. La specificità del D-Dimero nelle EP sospette si riduce costantemente con l’età, fino a raggiungere quasi il 10% nei pazienti ottantenni; evidenze recenti suggeriscono di usare cut-off corretti per l’età per migliorare la performance di tale test nei pazienti sopra I 50 anni. Valori cut-off corretti per l’età (sopra I 50 anni): (età x 10 μg/L )


D. Angio-TAC

In corso di gravidanza, nei soggetti giovani (soprattutto se donne), in caso di pregresse reazioni avverse al mezzo di contrasto, nell’insufficienza renale grave, in pazienti con mieloma e paraproteinemia, l’angio-TAC potrebbe essere sostituita dalla scintigrafia ventilo-perfusionale. (Linee guida ESC 2014)


E. Per ulteriori informazioni, vedi l’approfondimento TERAPIA DELL’EMBOLIA POLMONARE


Cardiologia: sempre più adulti convivono con cardiopatie congenite

Sono 8 su 1000 i bambini italiani che nascono con cardiopatie congenite, ma è incoraggiante sapere che è in costante aumento il numero di adulti cardiopatici congeniti che sono cresciuti riuscendo ad affrontare positivamente questa condizione. Recenti stime fatte negli Stati Uniti dimostrano che le persone con cardiopatie congenite in età adulta già superano numericamente i bambini che convivono con queste patologie, svincolando il tema di prerogativa della medicina pediatrica e affrontando quindi tutte le problematiche legate all’età adulta.

La corretta diagnosi, il trattamento delle principali patologie, la qualità e l’aspettativa di vita di questa nuova popolazione di pazienti, identificata con l’acronimo GUCH (Grown-Up with Congenital Hearth Disease), sono stati affrontati in occasione del secondo simposio internazionale sul tema, che ha avuto luogo a Roma, presso l’Hotel Columbus, il 27 maggio scorso. Il simposio, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, è frutto della collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, il Gruppo Ospedaliero San Donato e la Johns Hopkins University. L’evento ha visto coinvolti relatori di diverse cardiochirurgie negli Stati Uniti e in Europa, come la Mayo Clinic e la All’s Children Hospital, ai quali si sono affiancati i principali specialisti delle cardiochirurgie pediatriche italiani.

Grazie ai progressi della cardiologia e della cardiochirurgia pediatrica, quasi il 90% di neonati e bambini italiani affetti da cardiopatia congenita oggi raggiunge l’età adulta. Questa storia di successo impone ai medici cardiologi e ai cardiochirurghi di confrontarsi con nuove problematiche che una crescente popolazione di persone che convive con queste patologie comporta. Gestire questa sfida richiede un approccio multidisciplinare, con un’intensa interazione tra le figure professionali che operano nell’ambito della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica e quelle che invece si occupano della sfera adulta” – ha spiegato il professor Massimo Massetti, Direttore Cardiochirurgia (UOC) presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.


Epilessia: la formula per combattere lo stigma

Combattere lo stigma dell’epilessia a partire dal linguaggio. Questa la formula per sconfiggere i pregiudizi che pesano sulla qualità di vita dei circa 500.000 italiani che ne soffrono.

Se ne è discusso in occasione dell’evento “L’Epilessia nel Terzo Millennio. Aspetti Socio-Culturali e Clinici” voluto dalla Federazione Italiana Epilessie (FIE) e Sandoz che ha visto, il 30 maggio scorso, riuniti a Milano esponenti del mondo della comunicazione, dell’healthcare e della neurologia.

Da sempre il vissuto dell’epilessia è raccontato con parole cupe, spesso sussurrate, che provocano reazioni altrettanto cupe e impediscono ad un’intera comunità di potersi raccontare. Ma il pensiero viaggia sulle parole che, oltre a essere un potente mezzo di comunicazione, sono anche uno strumento capace di produrre il cambiamento. La Federazione Italiana Epilessie rivolge il suo appello ai media e alle Istituzioni affinché utilizzino un linguaggio nuovo. Un linguaggio che permetta alle persone con epilessia di raccontare la realtà nella quale vivono che, come accade per tutte le malattie, è fatta di sofferenza, ma anche di energie positive, di impegno, di ottimismo e di molto altro ancora. Del resto – ha concluso la Presidente – le più grandi rivoluzioni sociali e culturali hanno avuto nelle parole i loro segni di riconoscimento: non si è ancora spento l’eco di Yes, We Can che ha sorretto un evento epocale, fino a poco tempo fa inimmaginabile. La FIE crede fortemente che attraverso l’adozione di un linguaggio nuovo possa essere cambiato il destino di un’intera comunità e di questo linguaggio intende farsi promotrice” – ha dichiarato Rosa Cervellione, Presidente Federazione Italiana Epilessie (FIE).

Utilizzare un linguaggio corretto, ancora di più quando si comunica sulle cosiddette “categorie deboli”, cioè tutte le categorie di persone o gruppi di persone a rischio di discriminazione, risulta di fondamentale importanza.

Il linguaggio nella sua generalità e le parole nella loro particolarità possono proiettare un’immagine negativa, falsa e/o possono urtare le persone. Espressioni come epilettico oppure persona epilettica sono da evitare. Meglio parlare di persona con epilessia. La persona (la bambina, il bambino, la ragazza, il ragazzo, l’uomo, la donna, l’atleta ecc.), dunque, al primo posto. Gli anglosassoni usano la definizione people-first language, il linguaggio che mette la persona in primo piano. Questa è una delle indicazioni fondamentali che mostra come un linguaggio corretto veda la persona nella sua interezza, non soltanto con una sua condizione. E ancora il termine vittima risulta fortemente negativo. Le persone con epilessia non sono vittime poiché grazie alle terapie oggi disponibili possono condurre una vita normale. Inoltre, errore comune è quello di usare l’espressione affetto da in quanto l’epilessia porta ad una condizione che può essere anche temporanea” – ha spiegato Claudio Arrigoni, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport ed esperto di comunicazione nel campo della disabilità.

Con un picco di incidenza in età infantile e adolescenziale, l’epilessia raggruppa un’ampia costellazione di quadri clinici di pertinenza neurologica, accomunati dall’occorrenza/ricorrenza di manifestazioni cliniche accessuali, improvvise (le cosiddette crisi epilettiche). Le manifestazioni cliniche delle crisi sono riconducibili ad un’alterazione transitoria, di durata generalmente compresa tra pochi secondi e qualche minuto, dell’attività bioelettrica che altera il normale funzionamento del cervello. Le crisi epilettiche si verificano in modo del tutto “imprevedibile” nell’oltre l’80% dei casi. Pertanto, in una persona con rischio di ricorrenza di crisi ancora elevato, il pericolo che queste possano mettere a repentaglio la propria sicurezza impone alcune limitazioni, ameno temporanee, all’esercizio di alcune attività.

Si stima che nei Paesi industrializzati fino a 1 soggetto su 100 abbia una diagnosi di epilessia. Le fasce di età con maggiore incidenza di nuove diagnosi sono l’infanzia-adolescenza e, all’estremo opposto, l’età senile. Nel caso dei bambini e dei ragazzi, gli atteggiamenti spesso iperprotettivi dei genitori, una conoscenza in generale limitata dell’epilessia da parte degli insegnanti, una non corretta informazione tra i coetanei, possono ostacolare un adeguato inserimento scolastico con conseguenti problemi per l’identità sociale del bambino. Lo sport e l’attività fisica, talvolta erroneamente percepiti come un pericolo per le persone con epilessia, hanno invece effetti positivi sulla salute, oltre a rappresentare una circostanza favorevole di espressione, rafforzamento dell’autostima e aggregazione. Naturalmente l’idoneità alla pratica di talune attività sportive deve essere oggetto di valutazione medica specialistica, con stima nel singolo caso dei rischi relativi all’eventuale occorrenza di crisi” – ha evidenziato Carlo Andrea Galimberti, Centro per la Diagnosi e Cura dell’Epilessia, IRCCS Istituto Neurologico C. Mondino, Pavia.

Sono ancora molte le persone che ritengono erroneamente che l’epilessia sia una malattia rara, oppure una malattia mentale con scarse possibilità di trattamento. E ancora che durante una crisi epilettica si diventi violenti, o che non si possa guidare, fare sport e, nel caso della donna, che questa abbia difficoltà a concepire o che le venga vietato di allattare È noto che circa il 30% di donne con crisi non ancora controllate presenta un miglioramento durante la gravidanza. Risulta comunque fortemente consigliabile pianificare la propria gravidanza per razionalizzare e semplificare la terapia. Inoltre, di fondamentale importanza il monitoraggio costante con piena collaborazione tra ginecologo ed epilettologo.

Numerosi, dunque, i pregiudizi e, più in generale, gli stereotipi culturali che si trovano frequentemente ad affrontare le persone con epilessia. A contribuire all’eliminazione di stereotipi e pregiudizi, dunque, un linguaggio corretto che faccia in modo che persone con epilessia non siano escluse per una condizione e siano sempre più risorsa per la comunità, anche di quella lavorativa. L’epilessia di per sé non impedisce, infatti, il normale svolgimento dell’attività lavorativa. Il datore di lavoro spesso solleva difficoltà all’inserimento occupazionale di persone con epilessia, nell’intento di prevenire nella propria azienda le possibili complicazioni di varia natura di cui, erroneamente, ritiene possa essere fonte un dipendente con epilessia, malattia la cui conoscenza è di solito molto superficiale.

Iniziative come quelle di oggi consentono di toccare con mano non solo gli aspetti clinici dell’epilessia, ma anche e soprattutto quelli socio-culturali che purtroppo, ancora oggi, non fanno che alimentare i pregiudizi e lo stigma di una sindrome neurologica come questa. Sandoz è da sempre impegnata in progetti volti a migliorare la qualità di vita dei propri pazienti che solo nel 2016 sono stati più di 500 milioni in tutto il mondo. Oggi annunciamo il nostro ingresso anche nel campo dell’epilessia grazie all’acquisizione di molecole innovative che consentono alle persone affette da questa sindrome neurologica di poter avere un futuro migliore” – ha concluso Paolo Cervellati, Medical Affairs Manager Sandoz S.p.A.



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