Archive for the 'medicina & ricerca' Category

Covid-19 e allergie respiratorie

Fastidio agli occhi, raffreddore, asma. Sintomi tipici delle allergie stagionali potrebbero essere confusi con quelli da Covid-19 e potrebbero far cadere in allarmismi infondati.

Per fare chiarezza l’Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri (AAIITO) ha messo a punto sei semplici regole da seguire per interpretare correttamente le diverse manifestazioni cliniche associate a diverse condizioni.

Vediamoli insieme.

Febbre

Prima di tutto, secondo le linee guida internazionali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’infezione da Coronavirus si manifesta principalmente con 3 sintomi: febbre, tosse, mancanza di respiro (dispnea). La malattia allergica respiratoria non è caratterizzata da febbre.

Raffreddore e congiuntivite

La malattia allergica respiratoria presenta nella quasi totalità dei casi: raffreddore (prurito alle mucose nasali, naso che cola, starnutazione, ostruzione nasale) e congiuntivite (prurito agli occhi, occhi rossi, lacrimazione). Questi sintomi sono, a quanto noto, praticamente assenti nell’infezione da Coronavirus, anche se alcuni esperti pongono maggiore attenzione sulla congiuntivite che invece potrebbe essere presente anche con Covid-19.

Asma

Il paziente con asma bronchiale allergico e non-allergico può presentare tosse e dispnea (quasi sempre associati a sintomi nasali e oculari), ma questi si risolvono rapidamente con la terapia antiasmatica broncodilatatrice e anti-infiammatoria. Non vi è alcuna evidenza che lo stato allergico (rinite e/o asma) rappresenti un fattore di rischio per una evoluzione più severa di una eventuale concomitante infezione da coronavirus.

Terapia

La raccomandazione per tutti i pazienti allergici è quella di continuare ad assumere la terapia per la rinite e/o l’asma, senza interromperla. In questo particolare periodo, tenere sotto controllo la propria allergia può contribuire a limitare il contagio sia per gli altri, riducendo la starnutazione e la tosse, sia per sé stessi, diminuendo il rischio che il prurito induca a toccarsi gli occhi ed il naso.


AUTORE | Marzia Caposio

Emergenza Coronavirus: da Fondazione ONDA un’alleanza virtuale per promuovere una corretta informazione

Far circolare informazioni utili, corrette, chiare, comprensibili e provenienti da fonti accreditate, soprattutto in un momento come questo in cui dominano fake news, paure, senso di incertezza e siamo sottoposti a un continuo pressing mediatico”, con queste parole Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, illustra lo scopo di un’alleanza virtuale alla quale hanno aderito molti protagonisti del panorama sanitario italiano che si occupano di medicina di genere. 

L’obiettivo è fare rete contro l’isolamento supportandosi reciprocamente nella diffusione di buone pratiche dando visibilità alle singole iniziative. Attraverso il portale ondasservatorio.it e i siti bollinirosa.it e bollinirosargento.it, nonché mettendo a disposizione i suoi canali social, Onda sta contribuendo alla diffusione di consigli utili da parte di clinici che hanno in cura pazienti con pregresse malattie, di raccomandazioni di società scientifiche su come affrontare il Covid-19, dell’impegno di Parlamentari delle Commissioni Igiene Sanità di Senato e Affari Sociali della Camera che stanno lavorando per migliorare i decreti emanati e delle iniziative di realtà non profit impegnate in questa emergenza.

Recenti studi dimostrano una differenza di genere importante per quanto riguarda la risposta al Coronavirus, sia in termini fisici sia di salute mentale. Secondo i dati rilasciati dall’Istituto superiore di sanità fra le donne infatti si verifica una mortalità fortemente ridotta, con un rapporto di eventi infausti uomo-donna di 3 a 1. Anche l’ansia viene gestita diversamente dai due sessi. Un recente studio svolto da un gruppo di ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston su oltre 3.400 italiani ha valutato, fra gli altri, gli effetti dell’epidemia di Covid-19 sulla salute mentale della popolazione. Tutti i partecipanti hanno dichiarato di provare ansia per la situazione, con livelli superiori nelle donne (76,7 vs 71,6%) e al peggiorare dello stato di salute, passando dal 70,5% di chi ha una salute eccellente al 76,9% di chi ha una cattiva condizione di salute.

Il Covid-19 aggiunge emergenza al quadro già fortemente compromesso della salute mentale. Ansia, depressione, disturbi legati allo stress e al sonno, dopo un inevitabile momento di ‘congelamento’ si manifesteranno amplificati nei prossimi mesi e lasceranno tracce anche negli anni a venire, soprattutto i disturbi post traumatici da stress e l’abuso di alcol. Fondamentale in questo momento è mantenere la continuità delle cure e la relazione a distanza con i propri curanti per evitare che questa condizione di isolamento e rinuncia ai contatti umani e terapeutici siano una spinta a ritornare verso il fondo” – sostiene Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Salute mentale e Neuroscienze dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano e Presidente del Comitato tecnico scientifico di Onda.

Riteniamo che la divulgazione capillare di informazioni corrette e attendibili sia importante per affrontare questa emergenza sanitaria e fondamentale soprattutto per coloro che, a causa della presenza di più malattie, sono più colpiti da dubbi, ansia e timori”, prosegue Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda.

Grazie alla piattaforma virtuale verranno condivise informazioni provenienti da fonti autorevoli per dare suggerimenti alla popolazione anche relativamente a stili di vita salubri e un’alimentazione appropriata. Saranno disponibili inoltre materiali video e testimonianze dei clinici che sono parte attiva dei Comitati Onda con consigli per i pazienti rispetto alla gestione delle diverse patologie e relative terapie.

Siamo sicuri che riusciremo ad affrontare questo momento e lo vorremmo fare insieme, in modo diretto ed efficace mettendo a disposizione tutte le competenze dei nostri esperti e diffondendo i messaggi delle Istituzioni, dei nostri partner e degli ‘amici di Onda’. Siamo certi infatti che l’unione faccia la forza, nella speranza che questa ‘forza’ sia indirizzata proprio a far circolare informazioni utili e soprattutto corrette” – conclude Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda.

 

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Coronavirus: Novo Nordisk continua il suo impegno per pazienti e medici

Per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, oltre alla fornitura dei farmaci, Novo Nordisk intensifica il supporto a medici e pazienti con i suoi programmi di assistenza (Patient support program) e sostegno alle persone con emofilia, diabete tipo 2, obesità e disturbi della crescita allo scopo di fornire un aiuto concreto anche in questo periodo difficile per tutti.

Per le persone con emofilia è, infatti, attivo Enixe, il programma di supporto infermieristico e fisioterapico domiciliare. Lo scopo di questo programma è quello di migliorare la qualità di vita della persona, l’aderenza terapeutica e, allo stesso tempo, aiutare lo specialista e i centri a gestire la salute dei propri pazienti via web.

Allo stesso modo, nei centri già aderenti, prosegue BethCare, il programma nato per dare un supporto motivazionale ed educazionale alle persone con diabete tipo 2 in trattamento con insulina basale, offrendo al contempo al diabetologo un sostegno per la gestione dei suoi assistiti attraverso una piattaforma digitale di monitoraggio delle attività dei propri pazienti.

Per le persone con obesità, invece, grazie all’applicazione App&Opp e ad un team dedicato di professionisti, oltre al servizio che aiuta i pazienti giorno per giorno nel percorso di cura, si offre un ulteriore supporto motivazionale a sostegno dei pazienti, sgravando, anche in questo momento difficile, il medico da eventuali richieste di supporto aggiuntive.

Infine, continua il GHD Patient Support Program, il servizio di addestramento infermieristico domiciliare per coloro che hanno disturbi della crescita e per i loro cargiver, allo scopo di educare pazienti e familiari a provvedere in modo autonomo alla somministrazione del farmaco e di offrire assistenza continuativa direttamente a casa ai pazienti che hanno difficoltà nel gestire autonomamente la terapia.

Questi programmi sono strumenti che Novo Nordisk, in collaborazione con partner specializzati nel settore, mette al servizio diretto dei pazienti e degli operatori sanitari per fare in modo che ogni singola persona possa intraprendere un viaggio il più personalizzato e specifico possibile, aumentando il coinvolgimento nel percorso di cura della sua malattia, al fine di raggiungere gli obiettivi terapeutici fissati. In questo particolare momento abbiamo ritenuto necessario proseguire questi servizi per sostenere il più possibile i nostri pazienti e aiutare gli specialisti” – ha dichiarato Drago Vuina, General Manager Corporate Vice President di Novo Nordisk Italia.


COVID-19: Medtronic mette a disposizione le specifiche di progettazione di un ventilatore polmonare per favorire la produzione su scala mondiale

Medtronic, leader mondiale nella tecnologia medica, ha reso disponibili, in modalità “open source”, le specifiche di progettazione del proprio ventilatore polmonare modello Puritan Bennett ™ 560 (PB 560), per consentire la produzione, in tempi rapidi e su larga scala, di un’apparecchiatura fondamentale nella lotta di medici e pazienti all’infezione da COVID-19.

Introdotto nel 2010, il PB 560 è venduto in 35 paesi in tutto il mondo. Le caratteristiche di questo ventilatore lo rendono adatto all’utilizzo in una vasta gamma di ambienti di cura, inoltre, la sua tecnologia e il design ne permetterebbero la rapida produzione da parte di numerose realtà industriali, accademiche o start up. I manuali e i documenti relativi ai requisiti di progettazione, di produzione e gli schemi sono da ora disponibili su Medtronic.com/openventilator. A breve lo saranno anche il codice del software e ogni altra informazione utile. Il ventilatore polmonare PB 560 è un modello compatto, leggero e portatile, adatto ad adulti e bambini. Può essere utilizzato sia in ambito clinico sia al domicilio del paziente.

Siamo di fronte a una crisi globale che ha bisogno di una risposta globale. Nelle ultime settimane abbiamo aumentato la produzione dei nostri ventilatori su scala globale e dei filtri dei nostri stabilimenti italiani, dove i nostri dipendenti stanno facendo un grande lavoro, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per garantire i nostri dispositivi salvavita per andare incontro alle esigenze dei nostri medici e dei nostri pazienti. Rendendo disponibili a tutti le informazioni di progettazione del nostro ventilatore polmonare PB 560, speriamo di aiutare a soddisfare l’aumentato fabbisogno globale di queste apparecchiature” – ha detto Michele Perrino, Presidente e Amministratore Delegato di Medtronic Italia.

I ventilatori polmonari sono dispositivi salvavita nella gestione delle infezioni che colpiscono l’apparato respiratorio, come quella da COVID-19. Consentono infatti di assistere il paziente, permettendogli di respirare senza affaticare i polmoni. Una volta collegato il paziente a questa apparecchiatura, il ventilatore svolge le funzioni dei polmoni, simulandone l’azione e fornendo ossigeno all’organismo. I polmoni possono, nel frattempo, “riposare e recuperare”.

#Restoacasa ma #Faccioginnastica: un’attività fisica costante e regolare riduce del 20% il rischio di essere colpiti da ictus

Passeggiare, salire e scendere le scale invece di prendere l’ascensore, utilizzare la bicicletta al posto dell’auto per gli spostamenti più brevi, ballare, fare lavori domestici e giardinaggio. Queste alcune delle attività che dovremmo compiere ogni giorno per mantenerci in salute, arrivando ai quei 30 minuti di attività fisica aerobica che sono sufficienti per sfruttare al meglio gli effetti protettivi del movimento.

L’attuale situazione di emergenza, però, ci obbliga ad osservare norme precise di comportamento che limitano le nostre attività e ci costringono a rimanere a casa. Le nostre possibilità di spostamento sono di conseguenza limitate: camera da letto, soggiorno, cucina e, per chi ne ha possibilità il giardino di casa. Se non continueremo a mantenerci attivi, purtroppo, non tarderanno a presentarsi risultati negativi: qualche chilo in più, molta fatica nel compiere qualsiasi attività anche quando questa non comporta sforzi fisici impegnativi.

Se poi la persona ha da tempo ulteriori problemi, legati ad una condizione di disabilità causata da un precedente ictus, la mancata possibilità di eseguire la fisioterapia quotidiana diventa un’ulteriore difficoltà da superare.

Oggi gli esperti suggeriscono di impostare e rispettare una nuova routine quotidiana, con orari e impegni fissi (o quasi) utili per preservare e migliorare il nostro benessere psico-fisico. Anche in questo periodo, l’attività fisica deve diventare un punto cardine delle nostre giornate: è infatti fondamentale mantenersi attivi e non perdere i vantaggi di un recupero raggiunto spesso con grande impegno, costanza e fatica. E’ sicuramente più difficile per le persone abituate a eseguire gli esercizi indicati sotto l’attenta guida dei professionisti (fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali …) perché manca un osservatore qualificato e attento che conosce le singole problematiche e che conduce l’esercizio, lo controlla e lo facilita. Come fare quindi in questo periodo? 

Con qualche accortezza possiamo tutti trasformare momenti di sedentarietà e inattività in brevi intervalli di esercizio.  Possiamo ad esempio salire le scale invece di prendere l’ascensore quando usciamo di casa per accompagnare il nostro familiare a fare la spesa, per andare in farmacia o per vincere semplicemente la pigrizia di rimanere in casa. Già questo può essere un buon inizio: l’utilità del gesto ci consente di muoverci, facendo qualcosa che é gratificante anche dal punto di vista psicologico. Per chi poi a casa possiede una cyclette, pedalare tutti i giorni per 30 minuti davanti ad un programma televisivo distensivo può essere una buona opzione da prendere in considerazione. Chi possiede un deambulatore e può camminare all’aperto, nel giardino di casa o nell’area intorno al proprio condominio, compie un’attività leggera che é anche un esercizio aerobico molto vantaggioso” – dichiara Caterina Pistarini, Direttore Neuroriabilitazione ICS Maugeri di Genova.

Agli anziani é stato raccomandato di evitare qualsiasi uscita. In questo caso muoversi in casa, partendo dalle semplici pulizie al riordino della casa, fare qualche piccola faccenda domestica a seconda delle proprie possibilità, è indicato per mantenersi in movimento e gestire lo stress. Esercizi raccomandati sono quelli per mantenere in attività le articolazioni delle braccia, delle spalle, degli arti inferiori e possono essere fatti senza grossi sforzi: alzare le braccia, le spalle, flettere le anche e le ginocchia.

Ci sono poi esercizi che mantengono allenate le nostre capacità intellettive e di comunicazione, la lettura, la scrittura: esistono programmi consolidati per mantenere attiva la nostra memoria e il linguaggio. E’ necessario che la persona mantenga i propri punti di riferimento con costanza e impegno: possiamo e dobbiamo, infatti, facilitare il ritorno alla nostra condizione di normalità quando questa situazione, così costrittiva, sarà auspicabilmente finita.

La scarsa attività motoria, oggi, è considerata tra i fattori di rischio più importanti per tutte le patologie cerebro-cardiovascolari, tra le quali l’ictus, e per le malattie croniche in generale quali diabete, obesità, neoplasie, depressione, osteoporosi. Uno stile di vita sano (smettere di fumare, raggiungere il peso forma, mangiare in maniera equilibrata e svolgere regolare attività fisica) incide notevolmente sull’aspettativa di vita, con ben 10 anni di vita in più senza malattie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) e la Federazione Mondiale del Cuore (World Heart Federation) hanno sollecitato tutti i governi e le società scientifiche a promuovere, anche con il supporto dei media, tutte le iniziative più idonee e attrattive per diffondere in tutta la popolazione il principio che l’attività fisica, abbinata a uno stile di vita sano, aiuta a prevenire queste patologie. E l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale raccoglie questo invito in occasione dell’importante appuntamento annuale che dedica alla prevenzione della malattia, istituzionalmente realizzato nel mese di Aprile (per maggiori informazioni visitare il sito www.aliceitalia.org in costante aggiornamento).

Sono numerose le evidenze scientifiche che sottolineano come il livello di attività fisica sia inversamente proporzionale alla mortalità per cause cerebro-cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne, così come confermano che il rischio di morte conseguente a queste patologie sia di 5 volte maggiore nei soggetti inattivi rispetto a quelli molto allenati. L’attività fisica svolge insomma un ruolo molto importante sia come prevenzione primaria sia come prevenzione secondaria, per evitare cioè ricadute dopo un primo episodio.

Nonostante il periodo complesso che stiamo vivendo, la nostra Associazione vuole ribadire ancora una volta quanto sia davvero fondamentale riuscire a modificare tutte le ‘cattive abitudini’, adottando stili di vita adeguati. Seguire una alimentazione bilanciata e sana come quella prevista dalla dieta mediterranea, astenersi dal fumo, controllare la pressione arteriosa e limitare il consumo di alcol. Ben 8 ictus su 10 potrebbero infatti essere evitati seguendo questi consigli. Obiettivo della nostra Associazione è quello di focalizzare l’attenzione di tutti i Cittadini su questa opportunità, ribadendo anche l’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi e dell’urgenza di recarsi tramite il 112 (118) nei Centri dedicati alla cura di questa patologia, grave ma attualmente curabile se presa in tempo” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia ODV (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

L’ictus cerebrale, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 150.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili.

A.L.I.Ce. Italia ODV è una Federazione di associazioni di volontariato diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, senza scopo di lucro, democratiche, apolitiche le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.

Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari.

A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia.

Nel novembre 2017, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

A.L.I.Ce. Italia, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento di straordinaria rilevanza, avrà adesso il compito di stimolare e monitorare l’impegno dei servizi sanitari regionali nell’applicazione e nella rapida implementazione organizzativa delle misure specifiche, declinate in 19 punti, la cui attuazione è stata già promossa a livello del Governo nazionale.

Nel dicembre 2018, l’Osservatorio Ictus ha presentato alla Camera i risultati del “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese. Nel dicembre 2019, infine, l’Osservatorio Ictus ha presentato il “Manifesto sociale contro l’ictus”, una call to action in 10 mosse per richiamare l’attenzione delle Istituzioni sul lavoro fondamentale ancora da fare, con la necessità di far collaborare Istituzioni, cittadini e società scientifiche.


COVID-19: mascherina efficace solo in presenza dei sintomi?

Scoraggiare l’utilizzo diffuso della mascherina chirurgica è errato e contribuisce a generare confusione nell’opinione pubblica che, oggi più di ieri, ha bisogno di essere rassicurata attraverso corrette informazioni e indicazioni univoche sugli accorgimenti da adottare per impedire il contagio e contrastare la diffusione del Covid-19. Il fatto che le mascherine siano difficilmente reperibili e che le scorte limitate siano correttamente destinate ai medici e agli infermieri che operano nel contesto sanitario non ci autorizza a sottovalutare il ruolo di barriera che, a tutti gli effetti, la mascherina chirurgica ricopre, soprattutto dopo le evidenze provenienti dalla Cina e dai Paesi limitrofi. Ovviamente chi è positivo per Covid-19 deve rimanere isolato fintantoché il tampone non si sia negativizzato e non può assolutamente uscire neanche con la mascherina. In chi sta bene, e per ragioni di stretta necessità deve uscire di casa anche se per pochi minuti, invece, la mascherina chirurgica è fondamentale per prevenire la potenziale trasmissione asintomatica o presintomatica1, 2”.

Questo ha dichiarato Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma.

Una funzione protettiva, dunque quella della mascherina chirurgica, che può essere dimostrata dalla natura stessa del nuovo coronavirus: alcuni pazienti affetti da Covid-19, infatti, possono presentare sintomi lievi o essere persino asintomatici contagiando, seppur inconsapevolmente, le persone con cui vengono a contatto.

Sono, infatti, le goccioline emesse durante la respirazione – parlando, tossendo o starnutendo – il veicolo principale di trasmissione.

Oggi sappiamo che la distanza minima da mantenere per impedire il contagio è di almeno 1 metro.

Ma l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive i Disordini Immunologici (WAidid) fa notare come alcune goccioline del respiro possano essere più grandi di 5 micron (cosiddette droplets), trasmettendo il virus fino a 1,5-2 metri dalla persona che le emette.

Dal momento che non sempre è possibile rispettare questa ampia distanza, e considerato che Covid-19 persiste per alcune ore sulle superfici, a rivelarsi di primaria importanza è proprio la mascherina che garantisce la propria efficacia per un tempo massimo di 4 ore.

Una volta utilizzata, dovrà essere rimossa seguendo opportuni accorgimenti (mai toccare la parte anteriore della mascherina e sfilarla accuratamente dagli elastici) e gettarla immediatamente in un cestino coperto. Subito dopo igienizzare le mani.

Attualmente l’OMS raccomanda l’utilizzo della mascherina in presenza di sintomi respiratori o se ci si sta prendendo cura di una persona con sintomi. Ma non basta. È opportuno ricordare come il nuovo SARS-CoV-2 possa essere trasmesso da 1 a 2 giorni prima della manifestazione dei sintomi. Dunque, se la comunità tutta, medici e operatori sanitari in prima linea ma non solo, indossasse la mascherina coprendo naso e bocca, la propagazione del virus incontrerebbe di certo un importante ostacolo, come indicato dalle autorità sanitarie di Hong-Kong.3 L’OMS ha chiesto un aumento del 40% nella produzione di dispositivi di protezione, comprese le mascherine, per proteggere medici e personale sanitario e il limite a raccomandarne l’utilizzo non può essere la difficoltà di approvvigionamento. Le autorità sanitarie dovrebbero comunque essere in grado di garantirle almeno a quella parte più fragile della popolazione (over 65, persone con pneumopatie, cardiopatie, diabete e immunodepresse) maggiormente a rischio di complicanze gravi da Covid-19. Sarebbe, inoltre, opportuno formulare raccomandazioni ufficiali e una comunicazione appropriata sull’uso delle mascherine come quelle già fornite per altre misure preventive, come l’igiene delle mani. Pensando al futuro e alla ‘nuova normalità’, è assolutamente necessario considerare che le mascherine chirurgiche dovranno fare parte del nostro guardaroba quotidiano” – conclude Susanna Esposito.

Data la difficoltà attuale nel reperire mascherine, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) raccomanda di scegliere la giusta tipologia a seconda delle attività che si svolgono e di alcune specifiche necessità:

  • MASCHERINA CHIRURGICA: deve essere utilizzata da tutta la popolazione. Nello specifico, quando si ha necessità di uscire di casa per fare la spesa, andare in farmacia, per situazioni di emergenza e per recarsi a lavoro laddove non fosse possibile operare da remoto (personale di uffici aperti al pubblico, forze dell’ordine, alimentari e farmacie);
  • FFP3: necessaria per gli operatori sanitari che operano in aree di degenza con “procedure o setting a rischio di generazione di aerosol”4. L’aerosol è quello generato da pazienti COVID-19 durante intubazione, tracheotomia e ventilazione forzata;
  • FFP2 CON VALVOLA DI ESALAZIONE: necessaria per i Soccorritori e il personale del Triage perché a contatto con persone potenzialmente contagiate. La valvola è di supporto a chi è costretto ad utilizzarla a lungo tempo in presenza di pazienti potenzialmente malati;
  • FFP2 SENZA VALVOLA: adatta a proteggere Medici di Medicina Generale e Guardia Medica.

In alternativa, potranno utilizzare quella con valvola, ma si consiglia di porvi sopra una mascherina chirurgica così da limitare la diffusione della propria esalazione dalla valvola. Deve essere inoltre indossata dalle Forze dell’Ordine in caso di emergenza e ausilio ai Soccorritori.

Per gli addetti all’Ospedale, infermieri e/o gli stessi medici, quando non in reparto, si raccomanda di utilizzare la mascherina chirurgica per contrastare al massimo la diffusione del contagio.

L’uso delle mascherine deve essere sempre combinato con altre azioni di prevenzione, come il lavaggio frequente delle mani, il non toccarsi occhi, naso e bocca e il distanziamento sociale. Va, infatti, ricordato che nessuna misura da sola può fornire una protezione completa nei confronti delle infezioni, ma soltanto una serie di azioni è in grado di contrastare il contagio.

 

1. Rational use of face masks in the COVID-19 pandemic, Shuo Feng, Chen Shen, Nan Xia, Wei Song, Mengzhen Fan, Benjamin J Cowling, The Lancet: published March 20, 2020

2. https://www.sciencemag.org/news/2020/03/would-everyone-wearing-face-masks-help-us-slow-pandemic

3. Hong-Kong Centre for Health Protection. Coronavirus Disease 2019 (COVID-19). https://www.chp.gov.hk/en/index.html Accessed on: March 26, 2020

4. “Indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da sars-cov-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da covid-19) nell’attuale scenario emergenziale SARS-CoV-2 – Gruppo di Lavoro ISS Prevenzione e Controllo delle Infezioni, 28 marzo 2020

SARS-CoV-2 può passare la placenta?

A Radio Rai durante la trasmissione “Giorno per Giorno”, Daniela Galliano -medico ginecologo esperto in medicina della riproduzione, intervistata sul suo libro “Quanto ti vorrei” edito dalla Piemme, ha dichiarato:  

Nonostante al momento i dati di bambini nati in Italia siano tranquillizzanti, due recenti studi cinesi mostrano una possibile trasmissione verticale del SARS-CoV-2 dalla madre al feto”.

E’ importante sottolineare, che tali risultati si basano sulla presenza di anticorpi IgM rilevati nel sangue dei neonati, quindi su prove sierologiche indirette e non virologiche, dunque le donne in gravidanza non si devono allarmare, perché la maggior parte dei bambini ad oggi sono nati sani o con sintomi lievi – ha continuato Daniela Galliano.

L’allattamento al seno è consentito dal momento che il latte materno non sembra veicolare il coronavirus e fornisce anticorpi al bambino. Per tutte le donne in gravidanza valgono le stesse norme valide per gli altri: lavare spesso le mani, ridurre le uscite ai soli controlli dal medico ed evitare qualunque contatto con persone al di fuori della propria abitazione” – ha concluso Daniela Galliano.

 

FONTE | OPEN GATE ITALIAeleonora.tozzi@opengateitalia.com


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