Archive for the 'medicina & ricerca' Category

Carne di cavallo: le proprietà

Carne di cavallo

La carne di cavallo è una tipologia di carne che non sempre è presente nella nostra dieta. Non la assumiamo perché spesso non ce la sentiamo di mangiare carne di questo animale o perché non ci fidiamo, perché abbiamo paura che non sia abbastanza controllata come le altre tipologie di carne. Le tracce di carne equina trovate in molti prodotti di recente, poi, hanno aumentato la diffidenza degli italiani.

La carne di cavallo, se si guarda dal punto di vista nutrizionale, è molto magra e un po’ dolciastra. I tagli di giovani animali sono teneri e molto digeribili, ma deve essere cotta al sangue. Ha un altissimo contenuto di ferro ed è consigliata a sportivi, bambini in crescita, persone che soffrono di anemia, donne in gravidanza.

I favorevoli al consumo di carne di cavallo sostengono che dal punto di vita nutrizionale e di apporto di ferro è migliore rispetto ad altre carni magre, apportando un livello di colesterolo paragonabile al manzo o similari e aiutando così le persone che soffrono di anemia o che hanno bisogno di maggiori quantitativi di ferro di poterlo assumere e assorbire con efficacia e velocità.

I contrari, invece, sostengono che i controlli sulla carne di cavallo non vengono fatti a dovere e la paura che cavalli che per tutta la vita hanno corso e magari sono stati imbottiti di anabolizzanti o altre sostanze, possano finire al macello.

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Infarto STEMI. Le Linee guida #esc2017

Tra le nuove linee guida, pubblicate in concomitanza con il congresso #esc2017 dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) vi è anche quella per la gestione del paziente con infarto miocardico acuto e sopraslivellamento del tratto ST (STEMI).

Le principali novità della versione 2017 sono contenute nella tabella. Ne segnaliamo alcune.

Ossigenoterapia. E’ indicata solo se la saturazione di ossigeno del sangue arterioso è inferiore al 90% (nella precedente versione il limite era posto al 95%). La somministrazione di ossigeno, infatti, in assenza di una significativa ipossiemia, è inutile e può essere anche dannosa.

Polipillola. La scarsa aderenza può compromettere l’efficacia della terapia medica che, nel campo dell’infarto e della prevenzione secondaria, può migliorare significativamente la prognosi. L’uso di una polipillola contenente vari principi attivi, già proposta nel campo dell’ipertensione, può aiutare a risolvere questo problema.

Terapia ipocolesterolemizzante. Si conferma l’obiettivo del trattamento a valori di LDL colesterolo inferiori a 70 mg/dl o almeno ad una riduzione del 50% dei valori basali quando questi sono compresi tra 70 mg/dL e 135 mg/dL. Si accolgono i risultati dello studio IMPROVE-IT  sull’efficacia dell’associazione simvastatina-ezetimibe e dello studio FOURIER sugli effetti dell’evolocumab per suggerire l’aggiunta di una terapia non statinica nei pazienti ad alto rischio che non raggiungono il target terapeutico nonostante la dose massima tollerata di statina.

2017 ESC Guidelines for the management of acute myocardial infarction in patients presentingwithST-segmentelevation. European Heart Journal, ehx393, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehx393

Herpes labiale, prevenzione, cause e cure

E’ presente in 8 persone su 10 e per molti si trasforma, con il tempo, in una vera e propria “maledizione”.

Parliamo dell’herpes labiale, quella piccola e subdola pustola che compare sulle nostre labbra, spesso a disturbare la nostra vita quotidiana. A quanti sarà capitato di averlo come “ospite indesiderato”, proprio alla vigilia di un appuntamento importante, quando volevamo essere assolutamente perfetti ed impeccabili nel nostro aspetto?

Può essere utile, a questo punto, conoscere il nostro nemico, tanto popolare e diffuso da avere vari nomi per identificarlo, da “herpes labialis” a “febbre delle labbra”, passando per “febbre sorda” o “febbre nascosta”.

Come si viene contagiati e le cause più frequenti della sua comparsa

Si viene contagiati dall’herpes principalmente per contatto e per via orale, anche se esistono persone, geneticamente predisposte all’attacco del virus, che hanno ricevuto il virus dalla madre, al momento della nascita o durante la gravidanza, e persone che invece resistono bene e potremmo definire “immuni”, poiché anche a contatto, difficilmente vengono aggredite dal virus.

Anche se le cause che portano alla sua comparsa e, soprattutto, alla comparsa delle recidive, non sono ancora del tutto chiare, sicuramente si viene contagiati per contatto diretto e si è più sensibili nei casi di indebolimento delle proprie difese immunitarie, quando si sottopone il proprio organismo all’esposizione aggressiva degli agenti esterni e quando si vive particolari condizioni di stress.

Ecco la lista dei responsabili principali:

  • condizioni particolari di stress nervoso ed affaticamento dell’organismo;
  • infezioni febbrili;
  • esposizione prolungata ai raggi solari, al vento, alla salsedine;momenti di variazioni ormonali, ad esempio, durante il periodo di ciclo mestruale;
  • freddo improvviso, cambio di stagione, in cui l’organismo è più debole ed il metabolismo risulta più rallentato.

Come si manifesta e quali sono le cure più efficaci?

Il primo campanello d’allarme è la sensazione di bruciore e di prurito insistente che avvertiamo sulle labbra e che ci porta a toccarle e sfregarle insistentemente. Qualche ora dopo compaiono le classiche bollicine a grappolo, contenenti pus ed acqua, assai dolorose e fastidiose, soprattutto perché impediscono i normali movimenti delle nostre labbra e rendono dolorose le normali azioni quotidiane, come mangiare, bere e parlare.

Dopo qualche giorno, le bolle si sostituiscono con lesioni e crosticine, che cicatrizzano in circa 8-10 giorni. Purtroppo non esistono cure definitive, per impedire la sua ricomparsa, ma possiamo tenerlo sotto controllo il più possibile, limitando le situazioni che possono favorirne la presenza e rendendo più rapidi i tempi di guarigione.

Innanzitutto bisogna limitare le situazioni di stress e mantenere sempre alti i livelli di difesa del nostro organismo, aumentando l’apporto di vitamine, sali minerali e principi nutritivi funzionali al nostro sistema immunitario. Quando ci esponiamo al sole, proteggiamo sempre le nostre labbra, evitando i casi in cui si disidratano eccessivamente. Nel caso in cui l’infezione si manifesta, limitiamo i contatti fisici, baci, uso comune di piatti, stoviglie ed asciugamani, per proteggere dal contagio chi ci è vicino.

Inoltre manteniamo al meglio le nostre condizioni di igiene e cura personale, utilizzando detergenti viso specifici, prodotti cicatrizzanti e creme disinfettanti. Le più comuni, sono quelle a base di aciclovir, che però, per fare effetto immediato e ridurre l’infezione, devono essere applicate ai primi segnali di bruciore, così da evitare la comparsa delle fastidiose pustole.

Inoltre, è fondamentale evitare di grattarsi e toccarsi, per scongiurare l’estensione dell’infezione anche nelle altre aree del viso (occhi, naso, orecchie, mucose).

Pronti per la scuola? I 10 consigli WAidid a mamme e papà per affrontare con coraggio il rientro dalle vacanze

 

ll momento tanto atteso è arrivato, forse il più atteso, almeno da mamme e papà di tutta Italia: le lunghe vacanze estive si possono dire concluse e finalmente si torna sui banchi di scuola.

E quest’anno vale ancor di più il motto: sani e vaccinati. I nuovi obblighi vaccinali, infatti, coinvolgono bambini e ragazzi da 0 a 16 anni e, nonostante qualche dubbio e paura, i genitori ora devono “mettersi in regola”.

Niente panico però la legge sui vaccini recentemente entrata in vigore nel nostro Paese dà tutto il tempo ai genitori di poter adempiere ai nuovi obblighi. Se per i bambini del nido e della scuola d’infanzia c’è tempo fino a marzo, per tutti gli altri la scadenza è rappresentata dal 31 ottobre. Attenersi alle nuove disposizioni è fondamentale per la tutela della salute dei propri figli e dell’intera comunità. Un grande traguardo è stato raggiunto con la speranza che le coperture vaccinali raggiungano il 95% anche nel nostro Paese, come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità” – rassicura la prof.ssa Susanna Esposito, ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Perugia e presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid.

Ecco, quindi, i consigli utili per affrontare il rientro a scuola.

DECALOGO WAidid

A come… Alimentazione: una sana alimentazione è fondamentale per lo sviluppo corretto dei bambini e dei ragazzi, già a partire da una prima colazione che deve essere la più genuina possibile. Si raccomandano merende sane, pranzi e cene equilibrati con portate sempre varie, senza dimenticare una porzione di frutta e verdura ad ogni pasto e naturalmente il giusto apporto di acqua, circa 8 bicchieri al dì. Siamo, infatti, quello di cui ci nutriamo e molte malattie si sviluppano più spesso e più gravemente in coloro che mangiano in modo sbagliato. Ciò vale fin dai primi anni di vita quando l’alimentazione diviene fondamentale per una crescita adeguata e per evitare a distanza lo sviluppo di patologie gravi e irreversibili.

C come …. Compiti: i compiti a casa sono utili per il bambino perché lo aiutano a confrontarsi con la dimensione del dovere e insegnano la fatica; attraverso il lavoro a casa, un bambino impara a conoscere meglio se stesso, a reagire alla frustrazione, persistendo con costanza e determinazione al perseguimento dell’obiettivo. Il ruolo del genitore è dargli sostegno e fiducia, incoraggiandolo e rassicurandolo con atteggiamento positivo, accompagnandolo in un percorso di sempre maggiore autonomia.

G come… Giochi: per far crescere i bambini forti e sani l’ideale è farli uscire all’aperto a correre e giocare anche quando le temperature si abbassano, ovviamente ben coperti. Perché all’aperto ci sono meno rischi infettivi che negli ambienti chiusi e l’aria fuori è sicuramente migliore. Per evitare malanni ai bambini è importante anche aver cura dei luoghi in cui vivono, arieggiando bene la casa e le stanze in cui soggiornano. Ci si ammala molto più facilmente perché quando fuori fa freddo, ci si barrica al chiuso.

I come… Infezioni: i locali chiusi, spesso eccessivamente riscaldati e frequentati da tanti bambini come possono essere le classi, rappresentano un ambiente ideale per la diffusione di virus e batteri, principali agenti eziologici delle infezioni nei primi anni di vita e durante l’età scolare. Tra quelle più diffuse: pediculosi, scabbia, gastroenteriti, ma anche infezioni respiratorie e mononucleosi. La frequentazione di piscine e palestre è, poi, un’ulteriore fonte di rischio che può essere limitata applicando le buone norme igieniche.

N come… Nanna: un buon ritmo sonno-veglia è molto importante nei bambini. La National Sleep Foundation ha fornito precise linee guida per i bimbi di ogni fascia d’età: dalle 10 alle 13 ore per quelli in età prescolare, dalle nove alle 11 ore per i bambini fra i 6 e i 13 anni, dalle 8 alle 10 ore per gli adolescenti. La mancanza di sonno, come per gli adulti, ma ancor più nei bambini, può causare sintomi simili a quelli del disturbo da deficit di attenzione/iperattività, obesità e problemi comportamentali.

O come… Organizzazione del tempo: per i bambini è fondamentale diversificare le attività. Un assetto equilibrato delle giornate consente ai bambini di avere le giuste energie per fare i compiti e praticare una o più attività sportive senza inutili e dannosi sovraccarichi, apprezzando così tutti i momenti senza stress né noia.

S come… Sport: in generale, un’attività fisica regolare in età pediatrica è fondamentale sia nel bambino sano che in quello affetto da malattie respiratorie croniche. E’ anche un’importante forma di prevenzione dell’obesità che contribuisce, attraverso un aumento del dispendio energetico, a ridurre la massa grassa e ad aumentare quella magra, ed è uno strumento fondamentale per un corretto sviluppo osseo. L’attività fisica, poi, è un momento di gratificazione e di divertimento: gli sport di squadra migliorano le capacità sociali attraverso la cooperazione con altri bambini e le capacità cognitive attraverso l’esplorazione dell’ambiente e l’acquisizione di nuove esperienze.

T come…Televisione (e videogiochi): bambini e ragazzi si incantano davanti a cartoni animati, computer e videogiochi, senza poi contare quelli che ormai hanno ricevuto in regalo lo smartphone e trascorrono il tempo tra chat e telefonate. Le attività sedentarie non devono però andare a scapito di quelle dinamiche: un paio d’ore trascorse ogni giorno all’aria aperta in compagnia degli amici possono essere una semplice strategia affinché non diventino schiavi del divano e del mondo virtuale. Raccomandiamo un utilizzo dei videogiochi limitato a qualche ora e solo ai fine settimana.

V come… Vaccini: la nuova legge sugli obblighi vaccinali prevede il divieto di accesso alle scuole per i bambini tra 0 e 6 anni non vaccinati, mentre dai 6 ai 16 anni verranno sottoposti a multe fino a 500 euro. I genitori dei bambini che frequentano nidi o scuole dell’infanzia hanno avuto tempo fino al 10 settembre per presentare la prenotazione all’Asl o un’autocertificazione. In quest’ultimo caso, però, sarà obbligatorio mettersi in regola, presentando la documentazione e il libretto di vaccinazione entro il 10 marzo 2018. Per quanto riguarda invece la scuola dell’obbligo, l’unica differenza è che la prima scadenza slitta al 31 ottobre.

Z come… Zaino: tutti i genitori sostengono che il peso dello zaino dei propri figli sia eccessivo rispetto al carico che essi dovrebbero sostenere. In generale, raccomandiamo che un bambino dovrebbe portare sulle spalle un peso massimo pari a circa il 10-15% del proprio peso. Portare uno zaino pesante può causare dolori a schiena, collo e spalla. Il dolore può essere provocato non solo dal peso, quanto dalla scorretta postura che i bambini assumono. La forma dello zaino dovrebbe essere il più regolare possibile, per consentire di distribuire in modo corretto il peso sulle spalle. Meglio se dotato di schienale rinforzato che consente questa distribuzione e mai portato solo su una spalla.

 


Doppia terapia antiaggregante (DAPT): pubblicate Linee guida #esc2017

La Società Europea di Cardiologia (ESC) ha aggiornato le linee guida (#esc2017) sulla doppia terapia antiaggregante piastrinica (DAPT), un trattamento che riguarda un numero crescente di pazienti che hanno subito una sindrome coronarica acuta o un intervento di rivascolarizzazione coronarica.
E’ un argomento molto controverso e in continua evoluzione in rapporto alle evidenze che, in modo non sempre coerente, scaturiscono dalla ricerca clinica.
Gli aspetti più rilevanti riguardano la scelta del farmaco da associare all’aspirina, la durata della doppia antiaggregazione, la gestione dei pazienti che richiedono anche una terapia anticoagulante.

La DAPT è estremamente efficace nel prevenire la trombosi dello stent e con questo obiettivo il suo utilizzo sarebbe giustificato non oltre i 12 mesi. L’avvento degli stent medicati di nuova generazione, infatti, ha ridotto considerevolmente il rischio di trombosi tardiva, rendendo in tal modo sfavorevole il rapporto rischio/beneficio di un trattamento di durata superiore all’anno. D’altra parte, però, stanno emergendo evidenze sulla efficacia della DAPT a lungo termine nel prevenire l’incidenza di infarto miocardico non determinato dalla trombosi dello stent e di ictus cerebrale. L’efficacia “sistemica” e non solo locale della DAPT rende più complessa la valutazione del rapporto rischio/beneficio, determinato evidentemente dalla durata della terapia ma anche da altri fattori legati alla storia cardiologica del paziente (sindrome coronarica acuta o cardiopatia ischemica stabile), all’età e alle comorbilità.

Per aiutare il clinico a prendere una decisione sulla durata della DAPT sono stati validati due sistemi di punteggio, DAPT score e PRECISE-DAPT score il cui utilizzo è incoraggiato dalle linee guida anche se non sono stati testati prospetticamente in trial clinici randomizzati.
In molti casi, però, la scelta della terapia ottimale deve basarsi sulla valutazione di svariati parametri clinici e deve, quindi, essere personalizzata.
Sono pertanto molto utili le molteplici indicazioni basate sull’evidenza proposte da questo aggiornamento delle linee guida.

2017 ESC focused update on dual antiplatelet therapy in coronary artery disease developed in collaboration with EACTS.European Heart Journal, ehx419, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehx419

Sovrappeso e salute delle ginocchia

 

Accumulare chili di troppo può essere una scelta davvero rischiosa, che nuoce “gravemente” sia all’immagine, sia alla salute. A correre i rischi più importanti, come è risaputo, la maggior parte degli organi, dal cuore, a tutto il sistema cardiovascolare, passando per il fegato e arrivando ai reni, ma non solo. Anche le ginocchia potrebbero subire contraccolpi, tutt’altro che positivi: il sovrappeso, secondo i risultati di un recente studio, mette in serio pericolo la salute di queste preziose articolazioni.

Il rischio è che le ginocchia “crollino” o quasi, sotto il peso dei chili di troppo accumulati per assecondare peccati di gola o eccessi di pigrizia, ma, soprattutto che compaiano sintomi dolorosi difficilmente sopportabili.

Infatti, secondo una recente sperimentazione australiana, condotta dagli esperti della Monash University di Melbourne e pubblicata sulla rivista scientifica di settore Arthritis Care and Research, le persone che ingrassano, aumentando peso e massa corporea, hanno maggiori probabilità di sviluppare dolore a carico delle ginocchia rispetto a chi perde peso o lo mantiene relativamente stabile nel tempo.

Per giungere a questa conclusione e per tracciare questo filo, diretto quanto pericoloso, tra sovrappeso, aumento di peso e dolore, disturbi alle ginocchia, gli studiosi australiani hanno coinvolto nella sperimentazione 250 persone, di età compresa tra i 25 e i 60 anni, senza precedenti disturbi articolari e relativo intervento chirurgico a carico del ginocchio. Il 70% dei partecipanti era donna e una buona fetta di loro era in condizione di sovrappeso o obesità.

Trascorsi due anni dall’inizio della ricerca, sono rimasti 196 partecipanti: la metà di loro ha mantenuto il proprio peso corporeo, il 14% è ingrassato, con un aumento di peso medio pari a 7 kg, e il 30% ha perso peso. Secondo quanto riportato dagli esperti, ogni chilogrammo di peso corporeo accumulato ha fatto salire il dolore al ginocchio di 1.9 punti; la rigidità ossea dell’articolazione è peggiorata di 1.4 punti; la funzionalità di 6.1 punti.

Nessuna certezza, ma sospetti molto fondati sono emersi dallo studio. Il dolore articolare a carico delle ginocchia è una vero e proprio “incubo” con cui convivere quotidianamente per migliaia di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi più ricchi, Stati Uniti in testa. Gli esperti non certificano il rapporto di causalità tra l’incremento di peso e il dolore al ginocchio, ma lo ritengono altamente probabile. Avvalora la tesi degli scienziati australiani anche l’aumento, più consistente, del dolore, nelle persone obese, che hanno registrato un +59 punti in media, rispetto ai 6.4 punti dei partecipanti non obesi.

Calcoli renali, le bibite gassate aumentano il rischio

Calcoli renali e bevande gassate

Non basta bere molto per ridurre i rischi di calcoli renali: se si eccede con le bibite gassate, in particolare, l’effetto complessivo è assai meno positivo di quanto si tendeva a credere.

Lo rivela uno studio pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology da un gruppo diretto da Pietro Manuel Ferraro, nefrologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e coordinato da Gary Curhan dell’Università di Harvard, che hanno studiato prospetticamente l’associazione tra il consumo di diversi tipi di bevande (con l’uso di questionari validati) e l’incidenza di calcoli renali in oltre 194.000 partecipanti a tre ampi studi di coorte. I 4.462 casi incidenti registrati nel corso del follow-up mediano di oltre 8 anni hanno mostrato che tra il gruppo con il maggior consumo di cola zuccherata il rischio di calcoli renali è del 23% superiore rispetto al gruppo con i consumi più modesti. La differenza è ancor maggiore – arriva al 33% – quando si confrontano i consumi massimi e minimi di bibite gassate e zuccherate non a base di cola. Un’altra bevanda il cui consumo abbondante è associato a un aumento significativo (18%) è il punch. D’altra parte un lungo elenco di bevande si è dimostrato protettivo per quanto riguarda i calcoli renali. In testa alla classifica figura il consumo di birra (41%) vino (oltre 30% di riduzione) caffè (che comporta una riduzione del rischio del 26% se con caffeina, del 16% se decaffeinato) succo d’arancia (12%) e tè (11%).

Sulla base dei risultati dello studio – conclude Ferraro –raccomandiamo a tutti un’assunzione limitata (non superiore a una lattina alla settimana) di bevande gassate zuccherate, in particolare a coloro che sono affetti da calcolosi o a rischio di sviluppare tale condizione».

TeamSalute


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