Archive for the 'medicina & ricerca' Category

“Chi non fuma sta una favola!”

“Chi non fuma sta una favola!”, questo il claim della nuova campagna di comunicazione del Ministero della Salute contro il tabagismo.

Il Ministero si pone così ancora una volta in prima linea contro il fumo, comunicando direttamente con i tabagisti ed invitandoli a riflettere sui rischi derivanti dall’abuso della sigaretta.

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, nel 2017, i fumatori in Italia sono 11,7 milioni, vale a dire il 22,3% della popolazione. Tra questi è aumentato il numero delle donne, che da 4,6 milioni del 2016 sono salite a 5,7 milioni. Si tratta della differenza minima mai riscontrata tra fumatori uomini (23,9%) e donne (20,8%). Il 12,2% dei fumatori, inoltre, ha iniziato a fumare prima dei 15 anni.

Nino Frassica, convinto non fumatore, è stato confermato anche quest’anno come testimonial dopo i risultati di visibilità e gradimento della campagna 2015/2016. Ad aiutarlo ci saranno anche i “cattivi” delle fiabe più amate: la matrigna di Biancaneve ed il Lupo cattivo di Cappuccetto Rosso. L’attore, con la sua originale ironia rivolge ai fumatori un messaggio diretto e chiaro: smetti di fumare perché “il fumo è la prima causa dei tumori!”.

Le “puntate” video della campagna 2018 vedranno Frassica nei panni di uno stralunato psicanalista alle prese con pazienti fumatori “cattivi” d’eccezione: Grimilde, la matrigna di Biancaneve ed il Lupo Cattivo di Cappuccetto Rosso, presi in prestito dalle favole più amate da grandi e piccini, che per dare una svolta salutista alla loro vita smetteranno di fumare.

In aggiunta agli spot video, sulle principali emittenti radio nazionali, verranno mandati in onda anche due spot radiofonici, della durata di 30”. Oltre alla programmazione televisiva gli spot saranno presenti sul sito del Ministero della Salute e sui canali social.

In particolare, per lo Spot TV, trasmesso il 10 gennaio è stata prevista una diffusione sulle principali emittenti televisive nazionali: RAI (in collaborazione con il Dipartimento dell’informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri), Canale 5, Italia1 e Rete 4.

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Il testamento biologico, una nuova Legge!

Circa un mese addietro, il 14 dicembre scorso, nell’aula del Senato, con 180 sì, 71 no e 6 astenuti, si è approvato il disegno di Legge sul testamento biologico che introduce in Italia le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) consentendo anche l’interruzione di nutrizione e idratazione artificiali.

La Legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle DAT, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

La Legge è costituita da 8 articoli (IL TESTO DI LEGGE):
Art. 1: Consenso informato
Art. 2: Terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita
Art. 3: Minori e incapaci
Art. 4: Disposizioni anticipate di trattamento
Art. 5: Pianificazione condivisa delle cure
Art. 6: Norma transitoria
Art. 7: Clausola di invarianza finanziaria
Art. 8: Relazione alle Camere

La Legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico.

In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’ unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’ equipe sanitaria.

Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’ accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi.

Il consenso informato e acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

Possibile stop a nutrizione e idratazione artificiale. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’ interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro somministrazione o rifiutarli. 

Secondo la Legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. E’ sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’ erogazione delle cure palliative.

Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

Minori e incapaci. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore.

Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali.

Le DAT saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’ atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione.

Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio Sanitario Nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle DAT.

Non è stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro Nazionale delle DAT.

Con un ordine del giorno del Partito Democratico si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro Nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle DAT, redatte con atto scritto o con videoregistrazione. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico.

L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della Legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della Legge, si applicano le disposizioni della Legge approvata dal Parlamento.

Fonte | http://www.unosguardoalcielo.com

Fondo AIFA per farmaci orfani

Il tempo a disposizione per i pazienti con una diagnosi di cancro spesso è più breve di quello necessario alle Istituzioni per rendere disponibile una cura rimborsata dal SSN.

Cresce continuamente, infatti, il numero delle patologie tumorali caratterizzate da specifiche alterazioni molecolari che hanno incidenze paragonabili alle malattie rare e che rispondono a terapie già disponibili nel nostro Paese ma non ancora rimborsate.

Il fondo AIFA, istituito con la Legge n. 326, risale al 2003, ma da allora la ricerca medica ha compiuto molti progressi e oggi è necessario che al Fondo possano accedere anche terapie indicate per forme rare di tumore, caratterizzate da alterazioni genetiche e con un’incidenza paragonabile alle malattie rare.

A questo si aggiunge l’evidenza, supportata dai dati dell’OsMed, che il Fondo AIFA è fortemente sotto utilizzato: nel 2016 infatti sono stati impiegati solo 7,4 milioni di euro su 24,5 milioni disponibili.

Ecco allora il senso dell’appello dei pazienti e della politica ad AIFA per la revisione dei criteri di accesso al Fondo: interpretare e aggiornare la Legge 326 alla luce dell’evoluzione scientifica e tecnologica intervenuta dal 2003 ad oggi ed aprire anche alle forme rare di tumori che hanno già disponibile, seppur non ancora rimborsata, una soluzione terapeutica con robuste evidenze scientifiche a supporto.

Per la politica ha parlato la Senatrice Patrizia Bisinella con un’interrogazione parlamentare presentata il 20 dicembre scorso.

Ho avuto modo di capire a fondo, grazie ad autorevoli esperti, che oggi la diagnostica molecolare è in grado di identificare numerosi sottotipi tumorali, caratterizzati da valori di incidenza che sono chiaramente sovrapponibili a quelli delle malattie rare” – ha dichiarato Patrizia Bisinella, esponente del Partito Fare e membro dell’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”.

Non era così nel 2003, anno di istituzione del fondo AIFA previsto dalla Legge 326, di cui chiediamo l’estensione urgente dell’impiego. È per questa ragione che nel mio atto di sindacato ispettivo ho richiesto al Governo di farsi promotore di una nuova interpretazione dei criteri di accesso al Fondo stesso. Le risorse sono già disponibili ma utilizzate in modo discontinuo ed insufficiente: la politica ha oggi il dovere di dare risposte a quei pazienti affetti da patologie tumorali particolarmente gravi e tipizzate da mutazioni/alterazioni genetico-molecolari che non possono aspettare la rimborsabilità del farmaco o l’estensione delle indicazioni”- ha continuato Patrizia Bisinella.

Ringrazio la Senatrice Bisinella per la sua sensibilità ed attenzione. La Senatrice ha capito perfettamente il ruolo che la politica deve avere. Le risposte che attendono i pazienti sono urgenti e le risorse per trattare questi casi ci sono. È urgente dunque procedere al più presto ad una revisione dei criteri interpretativi per accedere al fondo AIFA” – ha dichiarato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus, che coordina il movimento “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”.

Ho fatto appello alla Legge 326, richiedendo la possibilità di avere a disposizione i farmaci necessari per pazienti con patologie tumorali oncogene con una bassissima incidenza e particolarmente gravi, pazienti che non possono attendere. Queste richieste purtroppo non sono state accolte, e ritengo pertanto fondamentale che i criteri secondo i quali la legge 326 può essere applicata vengano aggiornati in base alle nuove evidenze scientifiche. La legge è del 2003 e non tiene conto di alcune importanti scoperte nei meccanismi genetici e molecolari alla base dello sviluppo di un tumore, nella diagnostica e nelle terapie oncologiche sopravvenute negli ultimi anni. Esistono oggi farmaci a bersaglio molecolare sempre più efficaci anche nei casi di tumori particolarmente aggressivi, caratterizzati da valori di incidenza sovrapponibili a quelli delle malattie rare. Mi auguro si ritenga appropriato poter accedere a questi farmaci attraverso le risorse già stanziate dal fondo, affinché i pazienti possano accedervi ed avere così una speranza di cura” – ha detto Marina Garassino, Responsabile Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco-Polmonare, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

 


L’arte della camminata in gravidanza al Fitwalking del Cuore di Saluzzo

Un’attività specifica di Fitwalking in grado di aiutare le donne in gravidanza e le neo mamme a ritrovare il benessere sia in gravidanza, sia nel post partum.

Questa la proposta di Natalben, lo specifico integratore della gravidanza di Italfarmaco, durante il Fitwalking del Cuore di Saluzzo.

Per prepararsi alla manifestazione l’appuntamento è il 5 e il 13 gennaio con gli istruttori di Fitwalking che insegneranno a mamme e neo mamme tutti i segreti di questa attività sportiva in grado di aiutarle a mantenere e a ritrovare la forma fisica e – perché no? – a scaricare un po’ di stress.

Mentre il 21 gennaio, il giorno della manifestazione, l’appuntamento è allo stand Natalben per una camminata in compagnia, ma sempre “supervisionata” dagli esperti della disciplina sportiva.

La camminata a passo di Fitwalking, giunta alla XV edizione, è organizzata dai pluripremiati campioni olimpici Maurizio e Giorgio Damilano e lo scorso anno ha coinvolto oltre 9 mila persone.

La camminata in gravidanza ha l’obiettivo di favorire la salute e l’umore di mamma e bambino e il Fitwalking, attraverso una serie ben precisa di tecniche, è lo sport ideale sia in gravidanza sia dopo il parto perché non è traumatico e allena tutte le fasce muscolari schiena compresa. È facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress, derivanti dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano a prevenire e combattere i pericoli e i problemi della depressione post partum” – commenta Maurizio Damilano, ideatore del Fitwalking e promotore della manifestazione.

La collaborazione con il Fitwalking è ormai consolidata. Oggi è giusto parlare di progetto di salute per mamma e bambino con dieta bilanciata e integrata, unita a sani stili di vita essenziali per ottimizzare la salute di entrambi durante e dopo la gravidanza. Questa “alleanza” con Maurizio Damilano e il Fitwalking ha l’obiettivo di coordinare gli stili di vita più corretti e salutari per una gravidanza felice e stili più sani: camminare ed integrare!” – commenta Tiziana Querin, product manager Italfarmaco.

L’attività con il Fitwalking Italia, promossa da Natalben, comprende anche una decina di cammini in 10 città italiane da percorrere in sicurezza e tranquillità condividendo tutti i consigli forniti da Maurizio Damilano per una corretta postura e per mantenere ritmo dell’andatura.

FITWALKING IN GRAVIDANZA – CONSIGLI PER L’USO

Per le donne che non hanno mai praticato sport o che sono ferme da tempo, la gravidanza è un’occasione per iniziare. La camminata è, infatti, un ottimo mezzo per allenare senza sforzi eccessivi tutte le fasce muscolari.

Per le donne invece già sportive è un valido strumento per continuare a fare sport e mantenersi in forma senza sforzi eccessivi e nel rispetto dei cambiamenti del proprio corpo.

Ecco i 10 consigli utili per gestire l’attività:

1) La Costanza è sempre un’ottima alleata per tutte ma ancor di più in gravidanza, è sconsigliabile fare lunghe sessioni sporadiche, meglio una camminata tutti i giorni.

2) La Gradualità, soprattutto per le più sedentarie, è consigliabile un approccio graduale. Evitare, soprattutto se non allenate, di affrontare sessioni di cammino troppo stancanti che possono demotivare. Al termine della camminata si deve avvertire che i muscoli hanno lavorato, dev’essere però una sensazione piacevole.

3) Quanto? Nei primi due trimestri è possibile allenarsi anche un’ora al giorno. Nell’ultimo trimestre con l’aumentare del carico è anche possibile dividere l’esercizio in due camminate di 15/30 minuti ciascuna.

4) Quando? Dipende dalla disponibilità di tempo e dalle abitudini della futura mamma, ma consigliamo di evitare le ore più calde/più fredde della giornata al fine di evitare un accumulo di stress fisico. Meglio quindi le ore centrali del giorno in inverno e le prime ore del mattino o la sera in estate.

5) Come? Camminare di buon passo, mantenendo un’andatura vigorosa e dinamica senza però esagerare. Se si riesce a parlare mentre si cammina, allora l’attività è moderata, se invece si ha difficoltà o il fiatone, significa che l’esercizio è vigoroso e/o al di sopra del proprio livello di allenamento. È importante cercare di mantenere la corretta postura, come indicato nella tecnica del Fitwalking, in particolare mantenendo il busto ben eretto così da conservare un buon equilibrio dei carichi sull’apparato muscolo-scheletrico e articolare.

6) Dove? I percorsi pianeggianti sono da privilegiarsi rispetto a quelli con dislivelli rilevanti, soprattutto nell’ultimo trimestre i percorsi con salita e discesa sono da evitare. Si può camminare ovunque, anche in città, in ogni caso è meglio preferire aree verdi o con poco traffico che permettono una buona ossigenazione.

7) Da sole o in compagnia? Il cammino è un’attività pressoché priva di rischi, la scelta se allenarsi da sole o in compagnia è soggettiva, la sessione di cammino può essere intesa come un momento tutto per sé per rilassarsi e staccare dallo stress oppure come un’occasione per passare in maniera attiva il tempo libero con le amiche. Nell’ultimo trimestre è consigliabile camminare in compagnia così da avere un aiuto in caso di bisogno (stanchezza, contrazioni, …).

8) Abbigliamento e calzature E’ bene optare per un abbigliamento comodo e traspirante. In inverno evitare di vestirsi troppo pesantemente per evitare eccessiva sudorazione. In estate lasciare la pelle più scoperta possibile così che vi sia una buona traspirazione o scegliere abbigliamento in fibre naturali, come il cotone o il lino. Gli abiti non devono costringere. La scelta della giusta calzatura è fondamentale, le scarpe devono essere comode anche in previsione di eventuali gonfiori/edemi ai piedi. Le scarpe devono garantire una buona camminata. Evitare tacchi e calzature troppo rigide. Ideale utilizzare calzature di tipo sportivo. Attenzione: il piede in gravidanza va incontro ad un abbassamento dell’arco plantare, nella prima gravidanza o nel caso di gravidanza gemellare questo porta ad un allungamento di mezzo numero, a volte di un numero intero. Quando si scelgono le scarpe da jogging bisogna tenerne conto.

9) Idratazione Fondamentale sempre ancor più in gravidanza, la disidratazione può essere infatti causa di problemi per la mamma e il bambino. È bene quindi bere prima e dopo l’attività e portare con sé una bottiglietta d’acqua. L’acqua naturale è la miglior opzione, per darle un po’ di sapore ed evitare bibite gasate e bevande zuccherine, si può spremere un limone o un’arancia

10) Respirazione Camminare con un buon passo aiuta ad allenare la respirazione e la resistenza allo sforzo. E’ importante dedicarsi con attenzione alla respirazione addominale, da privilegiare, eventualmente adottando tecniche di respirazione mutuate da altre discipline come lo yoga.

N.B. Le controindicazioni sono la minaccia d’aborto, di parto prematuro, la placenta previa, tutte le condizioni che richiedano riposo a letto.

ESC 2017: linee guida sulle arteriopatie periferiche

La versione aggiornata delle linee guida su diagnosi e terapia delle arteriopatie periferiche è stata pubblicata dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) in collaborazione con la Società Europea di Chirurgia Vascolare (ESVS).

Si tratta di un documento molto articolato che non si limita a considerare le patologie del circolo arterioso degli arti inferiori ma copre tutti i distretti vascolari diversi dalle coronarie e dall’aorta comprendendo il tratto extracranico delle arterie carotidi e vertebrali, le arterie degli arti superiori, le arterie mesenteriche e le arterie renali.

Il termine vasculopatie periferiche, generalmente utilizzato come sinonimo di “vasculopatie degli arti inferiori” è quindi usato in modo estensivo con una sottile distinzione, nella terminologia inglese, tra “peripheral arterial disease” che comprende tutti i distretti arteriosi tranne coronarie ed aorta, e “peripheral artery disease” che invece si riferisce al solo distretto degli arti inferiori.

E’ quindi impossibile fare una sintesi delle innumerevoli raccomandazioni contenute nel documento.

Segnaliamo la presenza di un capitolo dedicato alla arteriopatia multi-distrettuale, condizione molto frequente per la quale però non sono disponibili solidi riferimenti in letteratura. Questa condizione è associata a una prognosi peggiore, tuttavia non ci sarebbe indicazione, nella maggior parte dei casi, ad effettuare uno screening sistematico delle lesioni asintomatiche in altri distretti vascolari quando ciò non comporta alcuna modifica della strategia terapeutica.

Al contrario, nei pazienti che presentano evidenza di arteriopatia in un distretto, la valutazione clinica di altre possibili localizzazioni sintomatiche e l’eventuale approfondimento diagnostico strumentale sono considerate necessari.
Infine, il documento richiama l’attenzione sul fatto che i pazienti con vasculopatia periferica, oltre ad avere un elevato rischio di coronaropatia, spesso presentano altre cardiopatie, quali lo scompenso cardiaco e la fibrillazione atriale, che andrebbero ricercate attivamente in questi pazienti.

 

2017 ESC Guidelines on the Diagnosis and Treatment of Peripheral Arterial Diseases. European Heart Journal, ehx095, doi.org/10.1093/eurheartj/ehx095.26 August 2017

COAGULUM report

Riproduzione assistita e vaccinazione antinfluenzale

La campagna di vaccinazione contro l’influenza è in corso e le donne che desiderano iniziare un trattamento di Riproduzione Assistita possono pianificare la possibilità di vaccinarsi. All’inizio del trattamento è raccomandata la vaccinazione contro l’influenza.

“Le donne sottoposte a trattamento di riproduzione assistita, se presentano un rischio, devono essere trattate esattamente come il resto della popolazione. Mi riferisco, ad esempio, ad una malattia cronica cardiovascolare o respiratoria o al diabete o ad altre patologie indicate nella Circolare ministeriale annuale per la prevenzione e il controllo dell’influenza. In questi casi si raccomanda la vaccinazione” – spiega la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma.

 

Nelle cliniche IVI, i ginecologi seguono le indicazioni del Ministero della Salute e raccomandano la vaccinazione antinfluenzale alle donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, soprattutto a quelle il cui parto è previsto per l’inverno.

Il vaccino antinfluenzale protegge la mamma, riducendo il rischio di ricovero almeno del 50% e il bambino, riducendo significativamente i casi di malattia e di otite nei primi due mesi di vita” – secondo la Dottoressa Galliano.

La vaccinazione contro l’influenza rappresenta il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. Nel primo trimestre di gravidanza, in assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa deve essere subordinata ad una attenta valutazione del rapporto rischio beneficio da parte del medico curante” – prosegue la Dottoressa Galliano.

 

Altri vaccini prima della gravidanza

Rispetto ad altri vaccini che preoccupano le pazienti, la Dottoressa Galliano assicura che nelle analisi da fare prima dei trattamenti di riproduzione assistita è incluso lo stato di immunità per la rosolia e per l’epatite B.

La prima è compresa nel calendario vaccinale delle bambine, ma accade che donne adulte non siano immunizzate. In questo caso si raccomanda di vaccinare e di attendere un mese prima di iniziare il trattamento di riproduzione assistita, dato che il vaccino è a virus vivi attenuati” – informa la Responsabile del Centro IVI di Roma.

Per quanto riguarda il vaccino per l’epatite B, gli specialisti dell’Istituto Valenciano di Infertilità consigliano di somministrarlo in generale in gruppi con fattore di rischio, specialmente personale sanitario, ma se questo non esiste, puntualizzano che non è necessario.

 

E durante la gravidanza…

Oltre all’influenza, dal 2015 il Ministero della Sanità raccomanda alle donne incinte di vaccinarsi ad ogni gravidanza contro la pertosse nel terzo trimestre di ogni gravidanza (idealmente alla 28a settimana) mediante il vaccino combinato difterite-tetano-pertosse.

E’ stato dimostrato che in questo modo si proteggono i bambini minori di tre mesi da questa infezione respiratoria che può essere gravissima nel neonato” – secondo la Dottoressa Daniela Galliano.

Tuttavia, durante la gravidanza sono controindicati i vaccini contro morbillo, rosolia, parotite, varicella, da un mese prima della gestazione e durante tutta la stessa, poiché potrebbero provocare un’infezione fetale, malgrado questa evenienza non rappresenti una indicazione a un eventuale aborto” – conclude la Dottoressa Galliano.

 

Inquinamento e infertilità

È allarme della sopravvivenza della specie umana nei Paesi occidentali e in particolare nelle zone ad altro rischio ambientale. Un’affermazione estrema supportata da studi recenti che dimostrano che la percentuale di milioni di spermatozoi per millilitro si sarebbe dimezzata negli ultimi 40 anni nei paesi occidentali (-59,3% nel numero netto di spermatozoi)1 e che circa il 35% dei casi di infertilità ha una causa maschile2.

Le ragioni? Tra le principali, innanzitutto, sostanze chimiche presenti nell’ambiente, come metalli pesanti, diossine e negli alimenti come pesticidi – ma anche stili scorretti di vita, inquinamento elettromagnetico che possono ridurre la qualità e quantità degli spermatozoi ed essere in grado di modificare il DNA umano.

Il sistema riproduttivo è, infatti, particolarmente vulnerabile alle interferenze dell’ambiente e il liquido seminale maschile sembra rappresentare lo specchio più fedele di quanto l’ambiente e lo stile di vita impattino sulla salute riproduttiva oltre che globale dell’individuo” – ha dichiarato il Dott. Luigi Montano, uno dei tre Presidenti Società Italiana di Riproduzione Umana, UroAndrologo dell’Asl di Salerno, al 1° Congresso Nazionale SIRU tenutosi a Roma dal 14 al 16 dicembre scorso.

Tra i temi di grande attualità del Congresso la denatalità, l’impatto dell’inquinamento, dei cattivi stili di vita sulla salute riproduttiva e in generale la prevenzione primaria e la ricerca insieme ad autorevoli rappresentanti del mondo scientifico ed istituzionale nazionale ed internazionale. Nello specifico, sono stati presentati in anteprima nuovi dati del progetto EcoFoodFertility, ideato e coordinato dal Dott. Luigi Montano. Un progetto interdisciplinare e multicentrico di biomonitoraggio umano, nato sulle problematiche della “Terra dei Fuochi” che analizza campioni omogenei per età, BMI e stili di vita di maschi sani residenti in aree a diversa pressione ambientale, che si sta allargando in diverse aree ambientali critiche d’Italia e d’Europa e che utilizza il liquido seminale come chiave di lettura del rapporto Ambiente–Salute, nella sua duplice funzione di precoce e affidabile sensore della qualità ambientale e della salute generale (Seme Sentinella). Il fine è quello di valutare con più precisione l’impatto che l’ambiente, l’alimentazione e lo stile di vita hanno sulla salute umana, per avviare in attesa dei tempi lunghi del risanamento ambientale, attività concrete ed immediate di prevenzione primaria attraverso regimi alimentari e modifica degli stili di vita che favoriscano la detossificazione naturale (“bonifica”) dell’uomo nelle aree inquinate a salvaguardia della salute riproduttiva e globale.

I risultati dei primi studi pubblicati già su importanti riviste internazionali su 222 campioni selezionati da due aree campane ad alto (Terra dei Fuochi) e basso (Alto-Medio Sele, SA) impatto ambientale, già indicavano differenze statisticamente significative in termini di maggiore accumulo di alcuni metalli pesanti, di danni al DNA spermatozoario, di riduzione delle difese antiossidanti nel liquido seminale, di alterazioni della motilità spermatica, di maggiore lunghezza dei telomeri spermatici nei soggetti di Terra dei Fuochi rispetto a quelli del Salernitano, quelli in fase di pubblicazione e presentati in anteprima al congresso SIRU, invece, riguardano ulteriori 327 campioni provenienti dalle aree campane, da Palermo e dall’area dell’ILVA di Taranto che ulteriormente confermano l’estrema sensibilità del seme all’esposizione ambientale ed in particolare il dna spermatico, parametro seminale che risente più precocemente del danno ambientale, alterato del 35% circa, quindi con danni significativamente maggiori nei soggetti residenti in Terra dei Fuochi e Taranto rispetto a quelli di Palermo e del salernitano.

In conclusione, il Progetto dimostra come la sensibilità del seme all’inquinamento stia aprendo nuovi scenari nella valutazione dell’impatto ambientale sulle popolazioni che vivono in aree a rischio, con applicazioni in programmi innovativi di sorveglianza sanitaria e misure di prevenzione primaria, nell’ottica del concetto della “One Health”, vista l’interdisciplinarietà dei temi e le sue proiezioni sulla salute globale. Il progetto, peraltro, si sta già avviando con la versione femminile.

Attraverso questo progetto si vuole esprimere un messaggio di salute globale che consideri la Fertilità un presidio di prevenzione, non solo per le patologie riproduttive, ma anche per quelle cronico-degenerative dell’adulto e a difesa delle generazioni future, in modo da proiettare la stessa Fertilità in una dimensione di più ampia portata per la salvaguardia della Salute Pubblica, passaggio quest’ultimo, sul quale l’attenzione è ancora superficiale e su cui la SIRU grazie al suo approccio multidisciplinare e aperto al territorio ed alla società, attraverso una serie di attività che sono in corso e che verranno implementate, si sta già facendo carico e se ne farà nel prossimo futuro” – ha dichiarato, in conclusione, il Dott. Montano.

1 Un team di ricerca della Hebrew University-Hadassah Braun School of Public Health and Community Medicine di Gerusalemme ha dimostrato che tra il 1973 e il 2011 c’è stato un crollo spaventoso nella fertilità maschile, innescato da una netta riduzione nel numero e nella “qualità” degli spermatozoi presenti nel liquido seminale.I dati ricavati dai ricercatori, coordinati dall’epidemiologo Hagai Levine, sono: -52,4 percento nella concentrazione dello sperma e -59,3 percento nel numero netto di spermatozoi per gli uomini occidentali provenienti da America del Nord, Europa, Australia e Nuova Zelanda. In altri termini, la concentrazione media degli spermatozoi in 40 anni è passata da 99 milioni per millilitro a 47 milioni per millilitro. (ESHRE 2017).

2 Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita (2015) – Istituto Superiore della Sanità

FONTE | Downtownpress 


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