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L’intelligenza artificiale in aiuto dei pazienti con diabete

Medtronic, leader mondiale in tecnologie, servizi e soluzioni mediche, ha annunciato di aver completato l’acquisizione di Klue, società di software focalizzata sul monitoraggio del comportamento in grado di fornire dati e informazioni in tempo reale relativamente al consumo di cibo.

La tecnologia di Klue sarà incorporata nel sistema di microinfusori per insulina Medtronic Personalized Closed Loop (PCL), attualmente in fase di sviluppo. Il sistema PCL è progettato per automatizzare la somministrazione di insulina in tempo reale, in modo personalizzato e su misura dell’utente, con l’obiettivo di semplificare notevolmente la gestione del diabete per il paziente. Inoltre, la tecnologia Klue può essere sfruttata per migliorare la comprensione dei dati analitici e la visione del mercato dell’azienda leader nella tecnologia Smart CGM1, in grado di aiutare le persone in terapia insulinica multiniettiva a gestire le ipo e le iperglicemie.

Klue ha sviluppato una tecnologia che riconosce automaticamente quando una persona sta mangiando, quanto velocemente e quanto sta consumando. Utilizzando il rilevamento dei gesti tramite activity tracker combinato con una tecnologia di analisi, Klue ha sviluppato un avanzato software di intelligenza artificiale in grado di rilevare i pasti e fornire informazioni sui comportamenti alimentari degli utenti. Poiché il consumo di cibo è intrinsecamente correlato al fabbisogno di insulina, la capacità di automatizzare questo processo di abbinare il pasto alla giusta quantità di insulina rappresenterebbe la risposta alle richieste delle persone affette da diabete e semplificherebbe notevolmente la convivenza con questa condizione.

Nel febbraio 2019, Medtronic ha ricevuto la “Breakthrough Device designation” dalla US Food and Drug Administration (FDA) per il sistema PCL.

Oltre a Klue, la recente acquisizione di Nutrino Health e la loro expertise nella Data science in ambito nutrizionale, svolgeranno un ruolo chiave nello sviluppo di questa tecnologia innovativa. Entrambe le acquisizioni, infatti, rafforzano le capacità di Medtronic nell’automazione e nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di gestione del diabete.

Ci stiamo preparando a un’ulteriore svolta nella gestione del diabete per tutti quei pazienti che oggi utilizzano il nostro microinfusore beneficiando della migliore tecnologia ad oggi disponibile nel controllo delle ipo e iperglicemie. Un altro segnale a conferma della nostra volontà di innovare e di andare incontro alle sfide future della gestione del diabete volte a migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti” – ha dichiarato Luigi Morgese, Business Director della Divisione Diabete di Medtronic Italia.

La tecnologia di rilevamento precoce dei pasti può rappresentare la svolta nella cura del diabete. Entrare a far parte di Medtronic costituisce un’eccezionale opportunità per far progredire le terapie per il diabete. Sono sicura che insieme raggiungeremo il nostro obiettivo condiviso di aiutare le persone affette dal diabete a rendere le loro vite più felici e più sane” – ha dichiarato Katelijn Vleugels, CEO e fondatore di Klue.

1La tecnologia Smart CGM predice le tendenze glicemiche e dà accesso ad algoritmi e dati in grado di informare gli utenti sugli andamenti di glucosio clinicamente rilevanti.

 

FONTE | Twister communications group 

 

Un libro per rompere i tabù ed avvicinare la donna alle cure per il benessere intimo

Quanta confidenza abbiamo con la parola “vagina”? Purtroppo ancora poca.

L’intuizione di Paolo Mezzana, attraverso il libro “I dialoghi della vagina” è quella di farla dialogare, siamo oltre il monologo della vagina, ora essa può relazionarsi con l’altro e ritrovarsi oltre l’intimità, unico spazio che le è concesso.

Paolo sprona a sradicare il tabù intorno a questo termine che deve esser pronunciato con naturalezza, come quando pronunciamo la parola cuore o mani, gambe, bocca… quella che serve per denunciare una società che ancora vuole censurare le parti intime di una donna. La paura di svincolarsi, ovvero di rendere il linguaggio della sessualità limpido ed elastico, altera spesso anche il concetto di “cura” che dovrebbe ruotare attorno alla possibilità di concedere agli esseri umani di abbassare i livelli di pregiudizio, concedendo una “giusta” educazione sessuo-affettiva. Secondo recenti statistiche il 45% delle donne, nell’arco della loro vita, riscontrano problemi a livello dei genitali esterni che compromettono la loro vita sessuale e di coppia, ma solo il 15% si rivolge al medico.

“I dialoghi della vagina” è anche un modo per relazionarsi con l’altro da sé e quindi per riappacificare il dialogo tra sessi opposti ormai deteriorato è il dialogo tra vecchi femminismi e gli uomini di oggi, ricerca di equità ed equilibrio tra il maschile e il femminile.

Paolo Mezzana, con delicata apprensione e tecnicismo che derivano dalla sua pratica professionale, accoglie il limite della malattia, dell’età, della violenza, della fisicità violata, della prigionia di una sessualità ignorata o di un corpo per restituire spazio alla bellezza, alla dignità ed al diritto inalienabile di ogni donna alla vita in ogni suo aspetto.

Vagina” non è solo l’organo che assurge a dignitosa esistenza in funzione della vita che è in grado di generare… “vagina” è vita che ha voglia di comunicare e Paolo Mezzana la racconta questa vita, senza inibizioni.

Sono felice di ospitare di nuovo in El.En. il dottor Paolo Mezzana, per la presentazione del suo libro, destinato a divenire uno dei best seller più intriganti dell’inverno. Come ha appena fatto Paolo, sfatare un tabù (parlare di vagina, dei suoi problemi, o di quelli ad essa correlati, e risolverli), ha determinato un vero successo per il nostro gruppo. A Firenze siamo praticamente nella culla del “Rinascimento della Vagina”, con il primo laser al mondo che è stato inventato per trattamenti di atrofia vaginale, e per altre enne disfunzioni dell’organo genitale femminile. Oggi abbiamo all’attivo circa 50 pubblicazioni internazionali, su riviste scientifiche di grande rilevanza, la metà delle quali effettuate da primari ospedali ed università americane. Il laser CO2 è oggi la soluzione non chirurgica e non farmacologica più efficace per prevenire e trattare l’atrofia vaginale, e le sue conseguenze, sintomi di cui soffrono molte donne in menopausa, nel post parto, o dopo intervento di rimozione del tumore al seno. Fino a pochi anni fa si parlava poco di sesso, con le bambine che crescevano nella pressoché totale ignoranza sull’argomento. Questo clima di censura ha alimentato il divulgarsi di tabù, di cui in parte ci siamo liberati, anche grazie alle lotte femministe e, a seguire, alla letteratura, alla filmografia, a persone straordinarie come il dottor Mezzana, e ai nostri laser, che rivedono finalmente protagoniste donne sessualmente attive” – ha dichiarato Paolo Salvadeo, direttore generale di El.En. SpA

 


Tumore al seno, l’ascolto aiuta la cura e migliora la qualità di vita

L’attenzione del medico per un’efficace relazione con il paziente non è semplicemente una buona pratica dettata dalla deontologia professionale: un numero crescente di evidenze dimostra che quando il medico sa ascoltare, farsi capire e comprendere i bisogni, il paziente aderisce di più alle terapie, la sua qualità di vita migliora e spesso anche la sopravvivenza aumenta. Accoglienza, chiarezza, positività sono i pilastri di ogni buona relazione di cura: questo il pensiero del Professor Umberto Veronesi che Europa Donna Italia intende promuovere e diffondere tra i medici, in particolare quelli delle nuove generazioni.

Qualità e attitudini valorizzate con il Riconoscimento U. V. al Laudato Medico, istituito nel 2017 da Europa Donna Italia: un modo semplice e diretto attraverso il quale le pazienti con tumore al seno possono segnalare i medici che nei Centri di senologia multidisciplinari hanno saputo più di altri trasmettere empatia, umanità e vicinanza. Anche per questa edizione Fondazione MSD supporta in modo incondizionato il progetto sposandone la filosofia di attenzione alla persona nel percorso di cura.

Quest’anno sono state ben 4.968 le segnalazioni delle pazienti, con un incremento del 43% rispetto alla prima edizione, a conferma di quanto l’iniziativa riscuota apprezzamento.

Il 28 novembre scorso, a Milano, sono stati proclamati i quattro specialisti che, nelle diverse categorie – oncologo, chirurgo, radioterapista e radiologo – hanno ricevuto il maggior numero di segnalazioni per l’empatia e l’umanità dimostrate: Palma Fedele, Dirigente Medico UOC di Oncologia Medica, Ospedale Antonio Perrino di Brindisi; Giuseppe Di Martino, Dirigente Medico UOS di Chirurgia Generale, ASP Caltanissetta – Ospedale Vittorio Emanuele di Gela; Simona Cristallini, Ospedale San Luca di Lucca; Emanuela Garasto, Ospedale San Paolo di Bari.

La cerimonia di assegnazione è stata aperta da un contributo video di Carla Signoris nel quale l’attrice legge alcuni brani tratti dal libro “Una carezza per guarire1: un omaggio appassionato e vibrante al pensiero di Umberto Veronesi, che nel volume sottolinea l’importanza di una ‘rivoluzione etica’ della medicina.

La risposta è stata anche quest’anno superiore alle aspettative e questa conferma da parte delle pazienti ci incoraggia nella scelta di perpetuare, attraverso questa iniziativa, una parte essenziale dell’insegnamento di Umberto Veronesi. Questo progetto, che tre anni fa abbiamo avviato un po’ come una scommessa, risponde a un’effettiva e duplice necessità: delle pazienti, che desiderano evidenziare la buona pratica nei loro medici; e della classe medica, che ha bisogno di essere sensibilizzata sull’importanza di curare anche la componente umana attraverso il dialogo e l’ascolto per lenire l’ansia, la sofferenza, il malessere interiore” – ha dichiarato Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia.

Mettere in pratica nella clinica di tutti i giorni, soprattutto con i pazienti oncologici come le donne colpite da un tumore al seno, gli insegnamenti di Umberto Veronesi richiede impegno, soprattutto se si considera la complessità della medicina moderna, ‘pressata’ da un lato da una tecnologia sempre più spinta, che rischia di marginalizzare il ruolo del medico, e dall’altro da esigenze di budget aziendale che costringono gli operatori sanitari a lavorare con ritmi stringenti, lasciando poco spazio al dialogo con i propri assistiti.

Creare da subito un buon rapporto con il paziente, entrando in empatia con lui, è fondamentale. La prima cosa da fare è ascoltarlo. Il medico deve saper ascoltare attraverso domande mirate, senza essere pressante, per instaurare un dialogo sereno che permetta di comprendere a fondo la persona che si ha di fronte e sapere quale percorso proporre. In ogni caso, se è vero che internet e i social rappresentano un’opportunità per il buon rapporto medico-paziente, la regola che vale per tutti noi medici è essere sinceri, onesti e ottimisti. Infine, non chiudere mai la porta di fronte a un paziente che ti vuole parlare” – ha affermato Paolo Veronesi, Presidente Fondazione Umberto Veronesi.

Le parole positive, il comportamento empatico e di vicinanza al paziente da parte di medici e infermieri, attivano meccanismi benefici. Oggi è possibile identificare e valutare i bisogni dei pazienti con apposite metodiche e questionari specifici e far sì che tutto il personale sanitario adotti una comunicazione idonea a soddisfare tali esigenze e supportare psicologicamente e socialmente i pazienti. È quanto tenta di fare da circa un decennio il progetto HuCare.

HuCare (Humanization in Cancer Care) è un progetto pilota che si propone di identificare i bisogni psico-sociali dei pazienti oncologici, di insegnare al personale sanitario come comunicare e interagire con il paziente e, infine, di intervenire con precise strategie per ridurre i bisogni. La seconda fase dello studio HuCare-2, che ha visto la collaborazione dell’Istituto di Oncologia di Cremona e l’Unità ricerca e innovazione dell’Ospedale di Parma, con il contributo di AIOM e di Fondazione MSD, ha consentito di applicare concretamente gli interventi, e l’analisi dei dati ha evidenziato un miglioramento di circa il 20% nella qualità di vita dei pazienti e una significativa contrazione dei bisogni economici, sanitari, psicologici e sociali” – ha spiegato Rodolfo Passalacqua, Responsabile Scientifico HuCare e Direttore U.O. Oncologia, ASST Istituti Ospitalieri Cremona.

Anche quest’anno il Riconoscimento U. V. al Laudato Medico è sostenuto in modo incondizionato da Fondazione MSD.

Fondazione MSD è orgogliosa di confermare anche quest’anno il sostegno a questo bellissimo progetto che incarna uno dei principi fondanti del proprio agire: la centralità della persona e il ‘potere’ di una relazione di cura empatica, attenta, umana. Oggi gli straordinari progressi nelle terapie, legati soprattutto alla possibilità di tipizzare il tumore e all’avvento dell’immunoterapia, rendono possibile una vera e propria rivoluzione nei paradigmi di cura, che, tuttavia, potrà essere tale solo se alla sempre più sofisticata capacità di comprendere e curare la malattia, si affiancherà la medesima capacità di comprendere che tipo di persona ha quella malattia” – ha dichiarato il Direttore Goffredo Freddi.

1 U. Veronesi, M. Pappagallo – Una carezza per guarire – Editore: Sperling & Kupfer 2004


Leucemia Linfatica Cronica: cambio di passo nei percorsi di cura

Sta arrivando la grande onda dell’innovazione oncologica che rivoluzionerà nei prossimi anni le prospettive di cura di tumori considerati per decenni incurabili. L’onco-ematologia come da tradizione fa da apripista: trattamenti impensabili fino a pochi anni fa stanno modificando la storia naturale di leucemie, linfomi e mielomi. In particolare, per i pazienti affetti da Leucemia Linfatica Cronica, la forma leucemica più diffusa in Occidente, le prospettive di cura stanno cambiando velocemente con l’arrivo di nuovi ed efficaci farmaci. La vera sfida adesso è quella di coniugare queste importanti opportunità cliniche con la sostenibilità del Sistema Salute, la cui governance è affidata alle competenze delle singole Regioni.

La sanità del Lazio è da sempre molto attenta al tema dell’innovazione terapeutica e diagnostica in onco-ematologia e guarda ad essa come a un peculiare modello per il governo di una cronicità che impatta sia in termini di volumi assistenziali che di rete per il Sistema Sanitario Nazionale.

Innovazione terapeutica, accesso alle novità e sostenibilità dei Servizi Sanitari Regionali rappresentano temi di grande attualità e rilevanza nell’attuale complesso scenario della politica sanitaria.

Queste tematiche sono il focus del Tavolo regionale di confronto “Onco-Ematologia: innovazioni in corso”, che si è tenuto il 16 dicembre scorso, nella sede della Regione Lazio, con la partecipazione di clinici, farmacologi, rappresentanti dei pazienti e delle Istituzioni regionali del Lazio. L’incontro, promosso da Pro Format Comunicazione con il contributo incondizionato di AbbVie, è realizzato con il patrocinio della Regione Lazio e del Comune di Roma.

La Leucemia Linfatica Cronica (LLC) è una neoplasia ematologica che consiste nell’accumulo nel sangue, nel midollo osseo e nei linfonodi, di linfociti B, le cellule che in condizioni fisiologiche ci proteggono dalle infezioni e che in questo caso subiscono una trasformazione maligna. Questa forma leucemica è la più diffusa nel mondo occidentale, rappresenta il 25%-30% di tutte le leucemie ed è peculiare della persona anziana, più frequente nei maschi con un’età media alla diagnosi di 70 anni.

La Leucemia Linfatica Cronica è in costante aumento, legato all’invecchiamento della popolazione; l’incidenza cresce con l’età ed è di circa 5 nuovi casi/100.000 abitanti/anno. Si prevede in questo momento di avere circa 3.000 nuove diagnosi l’anno. L’atteggiamento terapeutico nei confronti di questa malattia sta cambiando: i nuovi farmaci hanno modificato la storia naturale della LLC allungando la sopravvivenza libera da malattia di questi pazienti” – ha dichiarato Alessandro Andriani, Direttore UOC di Ematologia, ASL di Frosinone.

L’innovazione che si sviluppa dalla ricerca scientifica si traduce in continui miglioramenti della qualità di vita e permette costanti progressi in termini di efficacia dei trattamenti, riduzione degli effetti collaterali, minore tossicità e maggiore tollerabilità oltre ad un uso facilitato dei farmaci. Tutto ciò ha ripercussioni molto significative sulla popolazione anziana con tumori del sangue.

Il recente innovativo approccio per il trattamento della LLC prevede nuove associazioni terapeutiche a tempo definito; queste terapie sono decisamente a vantaggio del paziente anziano e con comorbidità, proprio perché si utilizzano gli stessi farmaci che si usavano prima a tempo indeterminato e si interrompevano per progressione o per tossicità, in più a questi farmaci orali oggi si associa un’immunoterapia con anticorpi monoclonali che permette di interrompere il trattamento a 24 mesi o a 12 mesi in alcuni casi. Si tratta perciò di terapie chemio-free e di durata fissa. Il ritorno economico nell’utilizzo delle nuove combinazioni terapeutiche, che sono molto costose, sta proprio nella durata limitata del trattamento e nell’assenza di effetti collaterali” – ha affermato Luca Laurenti, Dirigente Medico, UOC di Ematologia e Trapianto di cellule staminali emopoietiche, Policlinico Gemelli di Roma.

Un vero e proprio cambio di passo, quindi, quello che si è registrato nella gestione del paziente onco-ematologico, grazie alla ricerca e all’innovazione, ma anche grazie alla qualità dell’assistenza.

L’approccio ai tumori del sangue sta cambiando rapidamente, intanto guariscono o si cronicizzano in tanti altri casi. I termini ricerca e assistenza sono cruciali, non sono entità separate ma l’una vive dell’altra in ematologia. Osservando i pazienti in tempo reale riusciamo a capire l’efficacia del nuovo trattamento e i suoi effetti collaterali. Se non si fa ricerca non si segue bene il paziente. Laddove non c’è ricerca o non c’è assistenza si denuncia un grave deficit culturale dal punto di vista della gestione della sanità” – ha detto Marco Vignetti, Presidente di Fondazione GIMEMA e Vice Presidente AIL.

I grandi passi avanti dell’innovazione terapeutica in onco-ematologia stanno cambiando radicalmente l’approccio ai tumori del sangue, rivoluzione che continuerà anche in futuro. Ma l’introduzione di farmaci innovativi impatta anche sulla gestione delle risorse ospedaliere e della governance della spesa sanitaria.

In questo momento nel Lazio, 400 pazienti affetti da LLC sono in trattamento con i nuovi farmaci, che incidono per il 13% della spesa totale degli onco-ematologici; i farmaci innovativi vanno sempre considerati come un’opportunità e non pensati solo in termini di spesa, però bisogna creare percorsi di appropriatezza prescrittiva. Nel caso specifico della LLC siamo di fronte ad un’aspettativa di terapia a termine e allora l’obiettivo è molto importante, anche se bisognerà monitorare nel tempo il reale impatto di questi farmaci” ­– ha spiegato Massimo Sansone, Farmacista IRCCS Istituti Fisioterapici Ospedalieri, Roma.

Le nuove terapie non solo impattano sotto il profilo economico ma consentono in molti casi l’interruzione del trattamento con riduzione di eventi avversi la cui gestione richiede attivazione di risorse e ulteriori prestazioni, in più riducono il rischio di progressione della malattia. Di conseguenza la qualità di vita dei pazienti onco-ematologici subisce un netto miglioramento.

L’accesso all’innovazione si traduce in migliore qualità di vita e in alcuni casi significa guarigione o perlomeno cronicizzazione. Accedere all’innovazione per questi pazienti vuol dire avere un futuro e una prospettiva di vita significativamente migliore. Inoltre, accedere all’innovazione è un diritto delle persone malate e un dovere etico e morale del Sistema Salute favorire questo accesso” – ha sottolineato Sabrina Nardi, Responsabile AIL Pazienti.

Ruolo chiave nell’ondata di innovazione in onco-ematologia è rappresentato dalle aziende che sono impegnate ad investire in Ricerca e Sviluppo per trovare soluzioni e strategie di diagnosi e cura dei tumori del sangue, specie in quelli dove maggiori sono i bisogni terapeutici.

Come azienda biofarmaceutica globale siamo impegnati nel rispondere alle sfide più grandi in tema di salute ed è per questo motivo che crediamo fermamente nel ruolo dell’innovazione, in particolare in quelle aree come l’onco-ematologia, dove i bisogni sono più marcati. Per vincere queste sfide è fondamentale la collaborazione di tutti gli attori: aziende, operatori sanitari, Istituzioni e Associazioni pazienti” – ha fatto notare Federico Fucetola, Direttore Market Access&Government Affairs AbbVie Italia.


Nasce la partnership tra Fondazione Onda e laCasadiRiposo.it

Istituiti nel 2016, i Bollini RosaArgento si ampliano. Questo riconoscimento viene consegnato alle strutture, pubbliche o private accreditate, attente al benessere e alla tutela della dignità delle persone anziane, in grado di garantirne una gestione personalizzata, efficace e sicura. Il progetto è nato per fornire un supporto a familiari e caregiver nella scelta del luogo di ricovero più idoneo ai propri cari secondo criteri quali la qualità dell’assistenza alla persona e dell’assistenza sanitaria e il rispetto delle necessità dell’anziano a seconda del suo stato di salute psico-fisica” – ha spiegato Francesca Merzagora, presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

Con questo stesso obiettivo, nasce la collaborazione tra Fondazione Onda e laCasadiRiposo.it, dal 2011 principale portale online per la ricerca di strutture per anziani in Italia e punto di riferimento per la ricerca e selezione di case di riposo, RSA, comunità alloggio e case famiglia.

Da oggi, sul sito www.lacasadiriposo.it sarà possibile identificare tra le RSA e le case di riposo presenti sul portale quelle che hanno ottenuto i Bollini RosaArgento, con la segnalazione anche del numero di bollini assegnati, da 1 a 3, sulla base dei servizi forniti. In questo modo, oltre a offrire una lista sempre aggiornata di strutture, confrontare servizi, foto e prezzi, il portale consentirà di identificare le strutture più virtuose per l’attenzione ai propri ospiti fornendo un ulteriore criterio di scelta ai familiari.

È fondamentale rispondere al bisogno di sicurezza espresso dalle famiglie alla ricerca di assistenza per i propri cari. La collaborazione con Onda è sicuramente un primo passo verso un servizio ancora più affidabile e oggettivo” – ha spiegato Lorenzo Gallori, Partner di laCasadiRiposo.it.

Novità anche per www.bollinirosargento.it

Sul sito dedicato all’iniziativa dove è possibile consultare i servizi offerti dalle strutture premiate e i giudizi degli utenti – da oggi sono pubblicati quelli relativi al biennio 2019 – 2020 – nasce il blog dei Bollini RosaArgento. Questa nuova sezione risponde alle più comuni domande sulla scelta della RSA per orientarsi tra le diverse tipologie esistenti e fornisce informazioni utili sulle principali problematiche di salute che colpiscono le persone anziane. Il blog, infine, raccoglie le notizie più importanti provenienti dal network dei Bollini RosaArgento in tutta Italia.


Essere mamma oggi

Essere Mamma Oggi, una scelta importante ancora tra paure e scarsa conoscenza: questo lo scenario emerso dall’indagine commissionata da IVI Istituto Valenciano per l’Infertilità – e condotta da Ixè sul tema dell’infertilità, della fecondazione assistita e della genitorialità.

L’indagine è stata presentata, il 12 dicembre scorso, durante la Tavola Rotonda IVI “Essere Mamma Oggi”, che ha offerto l’occasione per fare il punto su come sia cambiata la figura della donna e della mamma rispetto al passato, su come oggi una donna sia libera di scegliere se e come essere madre, sebbene debba mettere in conto difficoltà sia dal punto di vista economico e sociale, sia organizzativo e gestionale, fino alle problematiche legate all’infertilità dovuta all’avanzamento dell’età in cui si cerca il primo figlio.

L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 600 persone composto da uomini e donne dai 25 ai 44 anni di età. I risultati emersi hanno portato a interessanti conclusioni, a volte allarmanti: come la scarsa conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili quale causa di infertilità, o il dato da cui emerge che ben il 17% degli intervistati (quasi 2 persone su 10) ritiene che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni e un ulteriore 11% (in misura superiore gli uomini) dopo i 50 anni. In realtà la fertilità inizia a ridursi dopo i 30 anni, con un calo importante già dopo i 35.

In caso di difficoltà a concepire un figlio, il 49% degli intervistati sceglierebbe l’adozione mentre il 48% la fecondazione assistita. Chi ancora non ha avuto figli indica, in misura superiore alla media, la fecondazione assistita, chi ha già figli preferirebbe, in misura superiore, l’adozione. Tra coloro che ipotizzerebbero il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, soprattutto le donne, più degli uomini, e i 25-29enni.

In merito al tema molto attuale del social freezing, la crioconservazione di ovociti con l’obiettivo di preservare nel tempo la fertilità di una donna per motivi sociali, solo il 17% degli intervistati sa che vi si può accedere anche nel nostro Paese, il 37% non sa se si pratichi in Italia e il 20% crede che qui non sia consentita. Il 23% degli intervistati vede positivamente il ricorso alla crioconservazione degli ovociti per motivi professionali, soprattutto i più giovani, ma la motivazione prevalentemente indicata è legata alle terapie che potrebbero portare alla sterilità.

Inoltre, nel caso in cui una donna abbia crioconservato i suoi ovociti e a distanza di tempo li voglia utilizzare per diventare madre, il 52% ritiene che debba essere libera di farlo in qualunque momento e a prescindere da qualsiasi valutazione familiare o sociale, mentre una percentuale tra il 10% ed il 20% circa pone alcune condizioni quali salute, età e stabilità di coppia.

Complessivamente la crioconservazione, anche nello specifico del social freezing, è considerata dai più una scelta non egoista, indolore e sicura sia per il nascituro che per la madre ma costosa e innaturale.

Oggi, attraverso il social freezing una donna può avere una opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari semplicemente perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita. I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Attraverso l’indagine, gli intervistati hanno risposto anche sulle paure rispetto alla genitorialità: al primo posto si colloca la questione economica, cui si sommano risposte relative al lavoro, sul come trovarlo e mantenerlo. L’altro aspetto incidente è di natura personale, ovvero insicurezze relative alle proprie capacità di crescere un figlio. I limiti alla carriera sono riportati solo dal 6% dei 25-44enni, in particolare da chi ha già figli e ne desidera altri.

Le paure e le insicurezze della maternità possono diventare un incubo concreto per alcune donne però, e lo sa bene l’Associazione Salvamamme che ha partecipato alla Tavola Rotonda per portare la testimonianza di questa difficile realtà. L’Associazione Salvamamme infatti opera da oltre vent’anni intervenendo nei momenti dell’abbandono e della solitudine delle persone in condizioni di grave disagio economico e di emarginazione sociale, fornendo aiuti concreti e supporto in ambito sanitario, psicologico, legale, logistico, ludico, pedagogico e formativo.

Sono migliaia le mamme e le famiglie che ricevono aiuto dalla nostra associazione. Il primo passo per avviare un rapporto e accogliere chi è in difficoltà è rappresentato dalla donazione di beni di prima necessità, che vengono offerti non solo nel pieno rispetto della dignità di quanti, forse per la prima volta nella vita, si sono trovati a chiedere, ma ancor più come una spinta per chi lo riceve a risollevarsi, per accendere una speranza e incoraggiare la volontà di farcela” – ha dichiarato Katia Pacelli, Direttrice dell’Associazione Salvamamme.

In occasione della Tavola Rotonda, IVI ha voluto sostenere l’Associazione Salvamamme con una donazione per supportare le donne in difficoltà non solo nel momento della ricerca della maternità.

All’evento ha partecipato anche l’attrice Camilla Filippi, che ha contribuito al dibattito con la sua esperienza personale di mamma e con quella di attrice, grazie alla sua interpretazione del ruolo materno in diverse occasioni. L’attrice ha commosso i partecipanti con la lettura della poesia “A tutte le donne” di Alda Merini, un racconto in versi della condizione femminile che la poetessa dei navigli scrisse per rammentare a tutti noi quanto la donna sia sempre in bilico tra l’essere “un granello di sabbia” e la madre di tutto, un omaggio a tutte le donne divise tra fragilità e grande forza.

Proteine sì, ma quante? A ciascuna età il giusto apporto

Nell’ambito del progetto di educazione nutrizionale Nutripiatto arrivano le raccomandazioni di SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) per un corretto consumo di proteine.

Le proteine, infatti, pur essendo un elemento essenziale nella crescita dei bambini, possono rappresentare anche un pericolo per l’organismo, soprattutto nei più piccoli, con complicanze a livello renale, modifiche dell’appetito e obesità che sono, infatti, i rischi principali di un eccessivo consumo di proteine. I bambini di età inferiore ai 3 anni non devono superare il 12% di apporto proteico giornaliero. A raccomandarlo è la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) che fornisce alcune precise indicazioni alimentari per non cadere in errori che possano compromettere la salute del bambino di oggi e dell’adulto di domani.

Fondamentali a tutte le età, ma soprattutto in età pediatrica, le proteine rappresentano “i mattoni” necessari a costruire nuovi tessuti e riparare quelli danneggiati. Sono 5 le categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine (carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati).

A mettere in evidenza la giusta ripartizione nell’arco di una settimana è la SIPPS che raccomanda 4 porzioni di legumi, 4 di pesce, 1 uovo a settimana, 1 porzione di carne rossa, 2 porzioni di carne bianca e 2 porzioni di formaggio.

Le proteine sono in realtà contenute, sebbene in quantità inferiori, anche in altri alimenti: pasta, cereali, orzo, farro, avena, frutta secca, castagne, persino alcuni frutti e ortaggi. Basti pensare che una porzione di crusca di frumento apporta lo stesso quantitativo proteico di un vasetto di yogurt.

È di estrema importanza prestare attenzione al nostro introito proteico e consumare una sola fonte primaria di proteine ad ogni pasto da scegliere, dunque, tra legumi, carne, pesce, uova o latte e derivati, ma mai combinandole nello stesso pasto. Troppo spesso si eccede nel consumo di proteine senza rendersene conto, come nel caso del panino con formaggio e prosciutto. Le proteine svolgono un ruolo di base nel mantenimento di un buono stato di salute pertanto, nel rispetto generale di sane abitudini alimentari, la costante attenzione alla frequenza di rotazione consigliata delle fonti proteiche, unitamente al consumo di porzioni equilibrate, è in grado di preservare e promuovere la salute dei nostri bambini” – ha sottolineato Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

L’indicazione prudenziale proposta dai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana, 2014) per i bambini al di sotto dei 3 anni è prevedere un apporto proteico quotidiano che si trovi all’interno del range 8-12% dell’energia totale e comunque perentoriamente al di sotto del 15% dell’energia totale giornaliera.

Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del Larn per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere. Il pericolo di un consumo eccessivo può portare a complicanze a livello renale, sovrappeso/obesità e modifiche dell’appetito” – ha aggiunto Lisa Mariotti, Nutrizionista Pediatrica Dipartimento Medicina dell’Infanzia e dell’età Evolutiva ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, consulente nutrizionista SIPPS.

Le proteine, dopo l’acqua, costituiscono la parte maggiore dei tessuti per questo sono uno dei principali alimenti indispensabili nella dieta dell’uomo. Hanno una funzione prevalentemente plastica (servono per lo sviluppo, la conservazione e il ripristino delle cellule) e, in misura minore, energetica. In particolare, i fabbisogni proteici di bambini e adolescenti (1-17 anni) sono calcolati per soddisfare le richieste necessarie per la crescita e per il mantenimento di una massa proteica in progressivo aumento.

Le proteine non sono tutte uguali quelle di origine animale si definiscono complete, in quanto una singola porzione dell’alimento che le veicola è in grado di soddisfare pienamente il fabbisogno dell’organismo in termini proteici. Al contrario, le proteine derivanti da fonti vegetali quali i legumi si definiscono incomplete: in tal caso, una singola porzione non copre i fabbisogni proteici dell’organismo; per raggiungerli, è necessario consumare insieme un’altra fonte alimentare. Il classico consumo di pasta e fagioli è l’esempio principe di questo concetto: combinando le proteine dei legumi con i cereali la qualità proteica viene migliorata per via di una reciproca integrazione, permettendo di raggiungere il fabbisogno proteico ideale” – ha concluso Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS.

Nutripiatto è uno strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni, studiato con il fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata.

Il progetto prevede un kit composto da un piatto “intelligente” e da una guida didattica che spiega come utilizzare il Nutripiatto e offre idee e consigli per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei bambini, tenendo anche conto delle differenti fasce di età.

La guida prevede inoltre capitoli specifici relativi alla corretta idratazione e all’attività fisica da svolgere con gli amici e con i propri animali da compagnia.

Nutripiatto rientra nel progetto internazionale Nestlé for Healthier Kids, che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare, entro il 2030, 50 milioni di bambini a vivere in modo più sano.


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