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Tiroide: quando si può evitare l’agoaspirato?

I noduli tiroidei si evidenziano alla palpazione nel 4-7% della popolazione, mentre l’ecografia riscontra noduli non palpabili nel 50-60% delle persone”, spiega Enrico Papini, Direttore Struttura Complessa Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale.

La maggioranza dei noduli sono di piccole dimensioni e nel 90-95% dei casi rimangono benigni. Negli ultimi anni, probabilmente grazie a la migliore sensibilità e il facile accesso ai moderni mezzi diagnostici, si è verificato un aumento dell’incidenza dei noduli tiroidei seguito da un parallelo aumento dei carcinomi tiroidei, seppure non associato ad un aumento del tasso di mortalità. La cosiddetta “epidemia dei microcarcinomi”, tumori con diametro minore di 1 cm, se da un lato rappresenta un importante passo avanti nella prevenzione, pone dall’altro il dubbio se sia appropriato sottoporre pazienti a basso rischio allo stesso trattamento tradizionalmente riservato a neoplasie più avanzate, esponendo i pazienti a possibili complicanze ed effetti indesiderati probabilmente non indispensabili.

Delle novità su diagnosi, chirurgia e terapia dei tumori tiroidei si è parlato al workshop ”5^ Thyroid UpToDate – Linee Guida e Pratica Clinica” promosso da Ame, Associazione Medici Endocrinologi e dall’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale che si è svolto ad Ariccia il 6 e 7 ottobre scorso.

Recenti studi propongono una strategia di sorveglianza attiva dei microcarcinomi della tiroide invece della chirurgia, con controlli ad esempio semestrali invece che annuali. Questa tesi è ulteriormente sostenuta da uno studio retrospettivo coreano1 recentemente pubblicato sull’European Journal of Endocrinology che ha coinvolto quasi 3.000 pazienti suddivisi in 3 gruppi a seconda del tempo passato tra il riscontro del nodulo e l’intervento chirurgico: entro 6 mesi, tra 6 e 12 mesi e oltre 12 mesi. Non si sono rilevate differenze significative di risposta clinica nei 3 gruppi, in particolare risultavano liberi da malattia nel 74-78% e evidenza di malattia residua si è riscontrata solo nello 0,5-2% dei pazienti. Inoltre osservando i pazienti per un periodo mediano di 4,8 anni, la persistenza/recidiva di malattia è stata riscontrata in percentuali analoghe senza differenze statisticamente significative. I risultati di questo studio sembrano quindi indicare che una strategia di sorveglianza attiva con chirurgia ritardata non pregiudica il risultato clinico finale” – continua Rinaldo Guglielmi, Past President AME.

Questo tipo di approccio è sicuramente giustificato dal punto di vista clinico, ma pone il problema della comunicazione della diagnosi di cancro della tiroide ad un paziente non seguita dall’indicazione chirurgica che può essere psicologicamente problematica e lascia il paziente “in sospeso”. A questo punto il problema va ricercato alla fonte: è giusto sottoporre il paziente ad ago aspirato su un piccolo nodulo? Le ultime e più autorevoli linee guida sui noduli tiroidei2 redatte in collaborazione da AME, American Association of Clinical Endocrinologists (AACE) e American College of Endocrinology (ACE) consigliano la sorveglianza attiva invece della biopsia in tutti i casi di noduli con diametro inferiore a 5 mm per il loro rischio clinico basso e nel caso dei noduli dai 5 ai 10 mm non consigliano di eseguire l’ago aspirato in assenza di ulteriori caratteristiche di aggressività come ad esempio la presenza di linfonodi sospetti o storia familiare o personale di precedente cancro tiroideo. Si potrà poi procedere all’esecuzione dell’ago aspirato in un secondo momento in caso di evoluzione clinica o aumento di dimensioni del nodulo” – commenta Papini.

1_Eur J Endocrinol, 2017; 177: 25-31.

2_Endocr Pract, 2016; 22: 622-39.


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Tasso di natalità più alto nei cicli di fecondazione in vitro con ovociti provenienti da donatrici con una maggiore risposta ovarica

Nella fecondazione in vitro con ovociti freschi donati, il più alto tasso di natalità si registra nei cicli in cui la risposta ovarica delle donatrici è maggiore di 10 ovociti recuperati per ciclo.

Sono i risultati dello studio condotto da Hariton et al. e pubblicato recentemente su Fertility and Sterility.

Lo studio è stato condotto con l’obiettivo di valutare la relazione tra le caratteristiche delle donatrici di ovociti e delle riceventi, la risposta ovarica delle donatrici, il tasso di natalità a seguito della fecondazione in vitro con ovodonazione di ovociti freschi.

Sono stati osservati 237 cicli consecutivi di fecondazione in vitro eterologa con  ovociti freschi delle donatrici, realizzati dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013 presso il Massachusetts General Hospital Fertility Center.

L’età media delle donatrici e delle riceventi era rispettivamente di 27 e 41,4 anni. Le caratteristiche riproduttive/demografiche, i test di riserva ovarica e il picco di siero E2 durante la stimolazione ovarica era simile tra i cicli che hanno portato a bambini nati vivi e quelli che non hanno ottenuto risultati. I tassi per l’impianto complessivo, la gravidanza clinica, la natalità per ciclo iniziato sono stati, rispettivamente, di 40,5%, 60,8% e 54,9%. La più alta probabilità di natalità è stata osservata nei cicli in cui il numero di ovociti recuperati è stato superiore ai 10.

Il rapporto tra risposta ovarica ed esito del ciclo di procreazione medicalmente assistita è oggetto di dibattito da circa due decenni. Nel corso degli anni noi di IVI abbiamo osservato come, per un buon esito della ovodonazione, sia necessario raccogliere almeno 10 ovociti; nella pratica clinica dei nostri centri, generalmente, cerchiamo di raggiungere un numero compreso tra i 9 e i 15 ovociti” – afferma il Prof. Antonio Pellicer, Presidente IVI e condirettore di Fertility and Sterility.

 


Tumore al seno metastatico

Il carcinoma della mammella, più comunemente noto come tumore al seno, è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne.

Il tumore al seno può essere classificato in 4 categorie o stadi, dal punto di vista della sua evoluzione1, 3:

  • Stadio 1 o stadio iniziale: sono classificati come stadio 1 i carcinomi con un diametro inferiore ai 2 centimetri la cui estensione è limitata al seno e non c’è coinvolgimento dei linfonodi.
  • Stadio 2 o stadio iniziale: rientrano in questa categoria i tumori diffusi nelle immediate vicinanze del seno, raggiungendo ad esempio i linfonodi ascellari (stadio iniziale).
  • Stadio 3 o localmente avanzato: sono tumori con dimensioni variabili che hanno raggiunto i tessuti sottostanti del torace o i linfonodi sotto la clavicola, accanto al collo o sotto il braccio (localmente avanzato).
  • Stadio 4 o stadio avanzato: sono quei tumori, anche definiti metastatici, che dalla sede primaria, il seno, si sono diffusi in altre parti del corpo attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni. Gli organi più colpiti sono le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.

La tipizzazione molecolare

I carcinomi della mammella possono essere classificati in base alla presenza o assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali come segue:

  • HR positivi (hormone receptors) se possiedono recettori per gli ormoni femminili e possono essere estrogeno-positivi (ER+) e progesterone-positivi (PgR);
  • HER2 positivi (da human epidermal growth factor receptor 2) se esprimono recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano;
  • triplo negativi nel caso in cui non presentino nessuno dei tre recettori. I tumori al seno HR-positivi possono essere ulteriormente distinti in luminali A, neoplasie con espressione dei recettori ormonali a prognosi favorevole, e luminali B, neoplasie che, sebbene posseggano l’espressione dei recettori ormonali, presentano un rischio di recidiva più elevato.

Fatti e numeri

  • Il tumore al seno è il tumore più comune nelle donne con circa 1 milione 700 mila nuovi casi diagnosticati in tutto il mondo ogni anno.2
  • Fino al 30% delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico.3, 4, 5, 6
  • In Italia la sopravvivenza da carcinoma mammario avanzato o metastatico è molto aumentata, passando dai 15 mesi degli anni ’70 ai 58 mesi di inizio Duemila (fonte AIOM-AIRTUM).
  • Il 5-10% delle donne si presenta alla diagnosi iniziale con malattia primaria metastatica.7
  • Nel 2015, sono stati stimati globalmente 560.000 decessi causati da tumore al seno8, oltre il 90% dei quali è stato causato dalla diffusione della malattia alle altre parti del corpo (metastasi).9

Fattori di rischio

I fattori di rischio che riguardano il tumore al seno, compresa la malattia metastatica, sono:10

  • l’età (>55 anni)
  • una diagnosi precedente di tumore al seno
  • la storia familiare
  • le mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2.

I meccanismi di progressione e di metastatizzazione non sono ancora chiariti e non si sa se e quanto gli stessi fattori di rischio possano avere un effetto sul rischio di progressione o di metastasi.

Diagnosi

  • La diagnosi di tumore al seno può essere effettuata attraverso: esame clinico al seno, mammografia, ultrasuoni, risonanza magnetica per immagini e/o biopsia.10
  • Una volta diagnosticato, il tumore al seno viene stadiato in base alla dimensione del tumore primitivo e a quanto si è diffuso dalla sede primaria ai linfonodi o ad altre zone del corpo.11
  • Le biopsie servono a stabilire le caratteristiche biologiche del tumore, che hanno rilevanza nella programmazione delle terapie. I marker più analizzati sono quelli che indicano la presenza di recettori per gli estrogeni (ER-positivi) e il progesterone (PR-positivi) e la presenza di recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2). Oltre il 70% dei carcinomi mammari avanzati sono positivi ai recettori degli estrogeni e/o del progesterone al momento della diagnosi e possono essere trattati con terapia ormonale. Seguono i carcinomi mammari avanzati HER2 positivi e i carcinomi mammari avanzati triplo-negativi.

Trattamento

  • La presenza o l’assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali, come estrogeni, progesterone e HER2, è importante per determinare se il tumore risponderà a un particolare trattamento come la terapia ormonale o la terapia target.12
  • Attualmente non ci sono cure per il tumore al seno metastatico e l’obiettivo del trattamento è di prolungare la sopravvivenza mantenendo una buona qualità di vita.13 Le opzioni di trattamento sistemico per il tumore al seno metastatico includono la chemioterapia, la terapia ormonale e le terapie target.10
  • La chemioterapia viene eseguita con schemi che si ripetono ciclicamente; un trattamento completo richiede 4-6 mesi.
  • La terapia ormonale viene indicata se il tumore presenta recettori per estrogeni e/o progesterone. Si utilizzano inibitori dell’aromatasi o terapie antiestrogeniche.
  • Le terapie mirate o target therapy (con anticorpi monoclonali) hanno come bersaglio alcune importanti componenti cellulari che svolgono un ruolo decisivo nella crescita del tumore (VEGF, HER2, mTOR, CDKi).
  • La chirurgia e la radioterapia sono impiegate per la riduzione della massa tumorale e/o per controllare i sintomi.

Palbociclib

Palbociclib è il primo farmaco altamente innovativo ed efficace approvato negli ultimi dieci anni per il trattamento del tumore al seno metastatico o localmente avanzato HR+/HER2- (positivo al recettore ormonale e negativo al recettore di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano). È il primo di una nuova classe di farmaci a bersaglio molecolare, gli inibitori del CDK4/6: questi farmaci agiscono inibendo le chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6) implicate nella regolazione e progressione del ciclo cellulare. Inibire la loro azione rappresenta una strategia molto promettente per rallentare la progressione della malattia. Approvato nell’Unione Europea nel novembre del 2016, palbociclib è indicato per il trattamento del carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2):

  • in associazione ad un inibitore dell’aromatasi;
  • in associazione a fulvestrant in donne che hanno ricevuto una terapia endocrina precedente.

In attesa che si concluda il processo di negoziazione e rimborso presso l’AIFA, in Italia palbociclib è al momento disponibile come farmaco inserito nella classe CNN (farmaci prescrivibili ma non ancora rimborsati dal SSN).
L’approvazione europea si è basata su un robusto corpus di dati di tre studi che nell’insieme dimostrano che palbociclib, in combinazione con una terapia antiormonale, prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola terapia antiormonale o alla terapia antiormonale con placebo, con un profilo di tossicità gestibile.

  • PALOMA-1, trial di fase 2, ha valutato palbociclib in combinazione con letrozolo rispetto al solo letrozolo come terapia iniziale o di prima linea in 165 donne in post-menopausa con cancro al seno ER+/HER2- avanzato, che non avevano precedentemente ricevuto trattamento sistemico per la loro malattia in stadio avanzato. La combinazione di palbociclib con letrozolo ha prolungato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione rispetto a letrozolo da solo: 20,2 mesi nel braccio trattato con palbociclib rispetto a 10,2 mesi nelle donne trattate con il solo letrozolo.
  • PALOMA-2, trial di fase 3, ha valutato palbociclib in combinazione con letrozolo rispetto a letrozolo con placebo come trattamento di prima linea in 666 donne in post-menopausa con cancro al seno metastatico ER+/HER2-. La combinazione di palbociclib più letrozolo ha determinato un miglioramento statisticamente significativo nella sopravvivenza libera da progressione: 24,8 mesi rispetto ai 14,5 mesi delle pazienti trattate con letrozolo più placebo.
  • PALOMA-3, studio clinico di fase 3, ha valutato palbociclib in combinazione con fulvestrant rispetto a placebo con fulvestrant in 521 donne con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-, indipendentemente dallo stato di menopausa, la cui malattia è progredita durante o dopo una precedente terapia endocrina. La combinazione di palbociclib più fulvestrant ha dimostrato un miglioramento importante nella PFS rispetto a fulvestrant più placebo: 11,2 mesi nel braccio trattato con palbociclib rispetto a 4,6 mesi nelle donne trattate con placebo più fulvestrant.

In definitiva, l’efficacia dell’inibizione delle CDK 4/6 sia in prima linea sia nelle linee successive di trattamento ottenuta con palbociclib permette di rallentare la progressione del carcinoma mammario avanzato sensibile agli ormoni femminili, con una significativa riduzione del rischio di ripresa di malattia garantendo il mantenimento o addirittura un miglioramento della qualità della vita come è accaduto nello studio PALOMA-3.

  1. National Cancer Institute. What you need to know about™ breast cancer. http://www.cancer.gov/publications/patient-education/WYNTK_breast.pdf. Updated August 2012. Accessed October 20, 2015.
  2. International Agency for Research on Cancer. Breast cancer: estimated incidence, mortality and prevalence worldwide in 2012. http://globocan.iarc.fr/Pages/fact_sheets_cancer. aspx. Accessed March 31, 2015.
  3. O’Shaughnessy J. Extending Survival with Chemotherapy in Metastatic Breast Cancer. The Oncologist. 2005; 10: 20-29.
  4. Berman AT, Thukral AD, Hwang WT, Solin LJ, Vapiwala N. Incidence and patterns of distant metastases for patients with early-stage breast cancer after breast conservation treatment. Clin Breast Cancer. Apr 2013;13(2):88-94.
  5. Brockton NT, Gill SJ, Laborge SL, et al. The Breast Cancer to Bone (B2B) Metastases Research Program: a multi-disciplinary investigation of bone metastases from breast cancer. BMC Cancer. 2015;15:512.
  6. Herrinton LJ, Barlow WE, Yu O et al. Efficacy of prophylactic mastectomy in women with unilateral breast cancer: a cancer research network project. J Clin Oncol. 2005;23(19):4275-86.
  7. Cardoso F, Costa A, Norton L, et al. 1st International consensus guidelines for advanced breast cancer (ABC 1). Breast. 2012;21(3):242-252.
  8. World Health Organization. Projections of mortality and causes of death, 2015 and 2030. http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/projections/en/. Updated July 2013. Accessed September 27, 2015.
  9. Metastatic Breast Cancer Alliance. Metastatic Breast Cancer Landscape Analysis: Research Report October 2014. Available at: http://www.mbcalliance.org/docs/MBCA_Full_Report_Landscape_Analysis.pdf. Accessed on February 1, 2016.
  10. American Cancer Society. Detailed Guide: Breast Cancer. Available at: http://www.cancer.org/acs/groups/cid/documents/webcontent/003090-pdf.pdf. May 16, 2014.
  11. National Cancer Institute. What you need to know about™ breast cancer. National Cancer Institute Web site. http://www.cancer.gov/publications/patient-education/WYNTK_breast.pdf. Updated August 2012. Accessed October 20, 2015.
  12. BreastCancer.org website. Available at: http://www.breastcancer.org. Accessed on 22, 2015.
  13. Smith I., Goals of treatment for patients with metastatic breast cancer. Semin Oncol. 2006 Feb; 33(1 Suppl 2): S2-5.
  14. M. Bonotto, L. Gerratana, D. Iacono, A. m. Minisini, K. Rihawi, G. Fasola, F. Puglisi – Treatment of Metastatic Breast Cancer in a Real-World Scenario: Is Progression-Free Survival With First Line Predictive of Benefit From Second and Later Lines? – The Oncologist

 

 

Tumore al seno metastatico: si sgretola “il muro di silenzio”

Molti lo considerano il “tumore assente”, ma i numeri dicono tutt’altro. In Italia il tumore al seno metastatico colpisce attualmente circa 30.000 pazienti. Il 5-10% dei 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, e circa il 30% delle pazienti cui è stato diagnosticato un tumore al seno in fase precoce dovrà poi affrontare questa evoluzione.

Assente, questo tumore è invece dal discorso pubblico e dall’interesse dei mezzi di comunicazione che preferiscono concentrarsi sulla grande maggioranza di donne con tumore al seno che arrivano alla guarigione (la sopravvivenza media dopo 5 anni dalla diagnosi è di circa l’87%). Pochi si interessano a quello che accade alle altre pazienti, che sperimentano così emarginazione e senso di solitudine. In Italia e non solo. Secondo una ricerca americana condotta in 13 Paesi (Global status of advanced MBC – 2005-2015), nel 55-80% dei casi, le donne con tumore al seno metastatico si sentono spaventate, confuse, depresse, arrabbiate. In Italia, secondo una ricerca condotta da Europa Donna nel 2015, oltre la metà delle pazienti si sente abbandonata e sola, non sente di ricevere l’attenzione che meriterebbe né da media e istituzioni né dal personale sanitario.

Qualcosa però sta cambiando sia sul fronte delle prospettive terapeutiche che dell’attenzione dei media. Sul primo versante, soprattutto grazie all’avvento delle terapie innovative a bersaglio molecolare, si registra un deciso passo in avanti verso la cronicizzazione della malattia. E a una maggiore sopravvivenza di queste pazienti corrisponde una maggiore attenzione alla loro qualità di vita. Mentre l’avvento dei social media e la realizzazione di campagne di sensibilizzazione rivolte al grande pubblico stanno facendo finalmente emergere le storie delle donne che combattono anche per molti anni contro un carcinoma mammario metastatico e stanno favorendo l’aggregazione, spesso virtuale, delle pazienti.

Molto però resta ancora da fare. E sulla scia dei social media che hanno aperto la strada è compito dei media “mainstream”, stampa nazionale e network televisivi in primis, rompere il muro di silenzio che circonda questa patologia.

Come farlo è il tema del Corso di Formazione Professionale “Il Tumore Assente. Carcinoma Mammario Metastatico: formazione e informazione per rompere il silenzio dei media”, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto incondizionato di Pfizer.

Possiamo considerare il tumore al seno metastatico una realtà sommersa in primo luogo per l’assenza di registri di tumori specifici che permettano di calcolarne la reale incidenza. Le donne colpite da carcinoma mammario metastatico rappresentano probabilmente circa il 20-30% delle donne che si ammalano di tumore al seno i dati disponibili ci dicono che l’aspettativa di vita di queste donne, che prima era intorno ai 2 anni massimo, è decisamente aumentata di almeno un anno. E quando avremo dati più robusti vedremo che il miglioramento è ancora maggiore. Al contempo, la qualità di vita è nettamente migliorata nell’ultimo decennio grazie a trattamenti sempre meno tossici che consentono alle pazienti di svolgere al meglio le attività quotidiane e di lavorare” – afferma Grazia Arpino, Professore associato di Oncologia Medica dell’Università Federico II di Napoli.

La grande novità di questi anni sul fronte terapeutico è che, sebbene non esista ancora una cura risolutiva per questo tumore, le terapie mirate di ultima generazione sono oggi in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia, trasformando di fatto il tumore al seno metastatico da malattia sempre letale a patologia prevalentemente ‘cronicizzabile’. Il grande cambiamento è legato soprattutto alla possibilità di caratterizzare la patologia, ovvero definire in modo più specifico dal punto di vista biologico i vari tipi di tumore mammario. La presenza o l’assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali, come estrogeni, progesterone e HER2, è importante per determinare se il tumore risponderà a un particolare trattamento come la terapia ormonale o la terapia target.

Oggi possiamo avvalerci di molecole che sono in grado di raddoppiare la sopravvivenza rispetto alle precedenti terapie, con un’attenzione a quella che chiamiamo cronicizzazione dello stadio avanzato una di queste è palbociclib, capostipite di una nuova classe di farmaci a bersaglio molecolare, gli inibitori di CDK4/6, che, aggiunta al trattamento anti-ormonale ne potenzia l’azione, raddoppiando i risultati in termini di sopravvivenza libera da progressione e prolungando in modo significativo il periodo di stabilità della malattia, obiettivo importante nel trattamento del tumore metastatico della mammella” – afferma Fabio Puglisi, Professore di Oncologia Medica all’Università di Udine e Direttore della Struttura Operativa Complessa di Oncologia Medica e Prevenzione oncologica, Centro di Riferimento Oncologico, all’Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN).

L’obiettivo della cronicizzazione è particolarmente importante anche alla luce del profilo delle pazienti con tumore al seno metastatico, persone ancora giovani e socialmente, professionalmente e sessualmente attive. Secondo una recente indagine condotta da GFK-Eurisko per Europa Donna Italia, in Italia l’età media delle donne con tumore al seno metastatico è di 54 anni; circa il 30% ha meno di 45 anni, con una vita affettiva, relazionale e familiare molto intensa. La maggioranza è sposata e la metà ha un figlio ancora minorenne; il 40% lavora.

Una fascia di popolazione dinamica che negli ultimi anni ha scoperto le potenzialità dei social media. Dal 2014 è online “Lottare, vivere, sorridere” primo blog in Italia ad occuparsi del tumore al seno metastatico, realizzato da Europa Donna Italia in collaborazione con il Gruppo L’Espresso.

Il blog, scritto e gestito da 5 donne, è nato per rispondere ai bisogni delle donne con tumore al seno metastatico dando loro la possibilità di condividere esperienze e informazioni. In quasi 4 anni, ha raccolto più di 1.400 commenti e migliaia di visualizzazioni, dando vita a un vero e proprio movimento di donne che sta riuscendo finalmente a richiamare l’attenzione dei media su un problema tanto grave quanto sconosciuto.

In Italia di cancro si parla poco e male e solo per spot utilitaristici, ci sono le coccarde rosa, raccolte fondi e marce ma di certo non si accenna nemmeno al tumore metastatico. Questo perché c’è una grande ignoranza su questa malattia e noi stesse siamo le prime a non volerne parlare, quasi fosse una vergogna, con il risultato che non siamo ascoltate dalle istituzioni. Il blog Lottare, vivere, sorridere è nato per portare finalmente allo scoperto questa patologia, infondendo un messaggio di speranza a tutte le donne che iniziano il percorso di cura e alle persone che le affiancano, sia per offrire informazioni aggiuntive, tanto sulla malattia quanto sulle terapie, nonché sostegno e consigli su come gestire la vita familiare o su come parlare con i figli” – afferma Barbara Bragato, Membro della Commissione sul tumore al seno metastatico di Europa Donna Italia.

Le risorse online per l’informazione sul tumore al seno metastatico

1. lottare-vivere-sorridere-d.blogautore.repubblica.it

5 donne comuni, madri, mogli, nonne, che nel corso del loro cammino si sono ammalate di tumore al seno e che raccontano la trasformazione delle loro vite al fianco di questo scomodo compagno

2. www.mbcitalia.eu – Tumore al seno metastatico-Noi ci siamo

Il sito della prima associazione italiana di pazienti con tumore al seno metastatico

3. europadonna.it/tumore-seno-metastatico

La sezione dedicata sul sito di Europa Donna Italia, associazione che rappresenta i diritti delle donne nella prevenzione e cura del tumore al seno

4. www.voltatiguardaascolta.it

Il sito della campagna promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM e Europa Donna Italia per dare voce alle donne con tumore al seno metastatico


Bandiera Azzurra: l’Atletica Italiana e i Comuni uniti per il tuo benessere

La vita sedentaria, lo stress di ogni giorno, la cattiva alimentazione hanno portato tutti noi a una continua ricerca del benessere attraverso l’attività fisica, per questo l’Atletica Italiana e i Comuni si sono uniti per migliorare il nostro stile di vita.

In un’epoca in cui la sedentarietà è una delle maggiori cause prevenibili di morte al mondo, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l’inattività fisica sia associata ogni anno a 3,2 milioni di morti nel mondo, FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) in collaborazione con ANCI (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani), all’interno del progetto C14+ promosso dal gruppo di lavoro sull’Urban Health coordinato dal Vice Presidente Vicario Roberto Pella, lanciano la Bandiera Azzurra, un riconoscimento dedicato ai centri urbani che offrono ai propri cittadini la possibilità di praticare la corsa e il cammino in aree e percorsi ad hoc ed eventi ad essi dedicati, qualificandole come Città della Corsa e del Cammino. Un progetto per incrementare il movimento e migliorare la salute dei cittadini che fa parte del programma internazionale Cities Changing Diabetes. Si stima che in Italia siano oltre 24 milioni le persone che si dichiarano completamente sedentarie, pari a circa il 42% della popolazione.

Con questo progetto FIDAL si propone come interlocutrice per tutti i Comuni, a partire dalle Città Metropolitane, che vogliano diventare città della salute ma soprattutto città della corsa e del cammino. L’intento è quello di moltiplicare i già numerosi parchi urbani certificati che permettono un’attività tanto semplice e immediata (camminare, correre, prendere confidenza con le palestre naturali) quanto determinante per la salute.

L’idea di Maurizio Damilano, olimpionico creatore e coordinatore del progetto, è quella di far diventare le nostre città delle palestre a cielo aperto, promuovendo stili di vita salutari e una attività motoria a costo zero. Per diffondere a un più ampio pubblico possibile le opportunità di praticare attività motoria in ambiente urbano, sarà lanciata anche una app per smartphone e promossi diversi eventi e giornate dedicate all’interno dei parchi certificati.

Il movimento è il primo antidoto contro numerose malattie, fra cui l’obesità, che oltre a ridurre l’aspettativa di vita di 10 anni, è un importante fattore di rischio nell’insorgenza di tumori, malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2. Si tratta di una malattia potenzialmente mortale, oltre a essere causa di disagio sociale e favorire, tra bambini e adolescenti, episodi di bullismo. Si stima che l’obesità colpirà, entro il 2030, il 50% dei cittadini europei e in molti Paesi, tra persone obese e sovrappeso, si raggiungerà il 90% della popolazione. Sul tavolo, quindi, anche il ruolo che giocano oggi le città, dove i fenomeni urbanizzazione favoriscono un ambiente obesiogeno.

Nell’ambito del progetto Città della Corsa e del Cammino, il prossimo 26 e 27 ottobre, verrà presentato a Houston al Cities Changing Diabete Summit il “Passaporto Roma Città del Cammino e della Salute”, realizzato da FIDAL e ANCI.

 

Ottenere la bandiera azzurra della FIDAL vuol dire essere una Città che:

  • ha a cuore la salute ed il benessere dei propri cittadini;
  • offre spazi e percorsi verdi certificati, curati e riqualificati;
  • offre occasioni di eventi e incontro con la propria cittadinanza;
  • è una Città della Corsa e del Cammino: ideale per accogliere tutti coloro che non possono fare a meno della loro corsa o camminata quotidiana.

 

La Bandiera Azzurra è stata presentata, il 4 ottobre scorso, a Milano, una delle Città che ha accolto con maggior entusiasmo il progetto insieme alle Città Metropolitane di Bari, Torino, Roma e molte altre.


Tumore del polmone: progetto IMPROVE

L’oncologia lombarda fa squadra mettendo a sistema protocolli e modelli condivisi per assicurare a tutti i cittadini le migliori cure possibili. Alla base di questo sistema virtuoso una rete regionale oncologica che lavora per raggiungere alcuni fondamentali obiettivi comuni. Tra questi, garantire a tutti i pazienti con tumore al polmone, oltre 16.000 persone in Lombardia, un’assistenza di qualità, l’accesso ai test diagnostici molecolari e alle terapie personalizzate più innovative, indipendentemente dall’area di residenza del paziente all’interno della regione.

Per analizzare e attualizzare il percorso multidisciplinare dei pazienti con tumore del polmone e consentire una possibile diagnosi molecolare di traslocazione del gene ALK (Anaplastic Limphome Kinase), ottimizzando il trattamento con farmaci target, è nato il Progetto IMPROVE, che ha riunito a Milano, il 4 ottobre scorso, esperti dei team multidisciplinari oncologici della Regione: oncologi, anatomo-patologi, pneumologi interventisti e radiologi interventisti.

Scopo principale, condividere le Raccomandazioni per una ottimizzazione della raccolta iniziale di materiale cito/istologico ai fini di una possibile diagnosi molecolare di traslocazione del gene ALK, per consentire la terapia biologica fin dalla prima linea di trattamento e migliorare così i risultati terapeutici dei pazienti con questa particolare forma di tumore del polmone.

Gli enormi progressi della ricerca hanno portato in questi ultimi anni alla scoperta di alcune anomalie molecolari che caratterizzano i tumori del polmone la diagnostica molecolare identifica le mutazioni nel DNA del tumore ed ha consentito di scoprire nell’ambito dell’adenocarcinoma polmonare almeno dieci forme, ognuna delle quali riconosce una mutazione del genoma o un riarrangiamento/inversione dei geni. In questo modo è stato possibile mettere a punto dei farmaci a bersaglio molecolare sempre più efficaci anche nei casi di tumori particolarmente aggressivi. Queste terapie personalizzate sono un’arma importante a nostra disposizione, in grado di prolungare la sopravvivenza libera da malattia e migliorare la sintomatologia e la qualità di vita. Tutto questo è possibile però solo se i pazienti possono avere accesso ai test genetici in grado di identificare l’alterazione genica coinvolta” – ha dichiarato Filippo de Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia di Milano e Coordinatore scientifico del progetto IMPROVE.

La caratterizzazione molecolare del tumore è la sola oggi in grado di assicurare una diagnosi il più possibile accurata e tempestiva. I test molecolari sulle cellule maligne sono in grado di identificare l’alterazione genetica specificamente coinvolta nella crescita di un certo tipo di tumore: da qui l’importanza di garantire a tutti i pazienti un accesso uniforme ai test, accesso che spesso è carente a causa di problemi organizzativi, tecnici o di sistema.

Dall’incontro inaugurale del Progetto IMPROVE, scaturirà un position paper condiviso, che potrebbe costituire il modello di una serie di eventi da attuare in varie Regioni italiane per un confronto territoriale tra le diverse realtà oncologiche locali sulle Raccomandazioni base in tema di diagnostica molecolare.

Al centro della discussione del 4 ottobre scorso a Milano anche le più recenti innovazioni in campo terapeutico, come crizotinib, il primo inibitore orale mirato al recettore della tirosin-chinasi, per il quale AIFA ha da pochi mesi autorizzato la rimborsabilità per il trattamento di prima linea in pazienti adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule ALK positivo in stadio avanzato.

Questo farmaco sta cambiando la vita dei pazienti con tumore del polmone caratterizzato dalle alterazioni genetiche ROS1 e ALK+ una compressa, in luogo della chemioterapia, con un preciso bersaglio: l’alterazione genica ALK riarrangiata, che produce la proteina responsabile della crescita tumorale. I risultati dello studio PROFILE 1014 hanno dimostrato che crizotinib, rispetto alla chemioterapia a base di platino, riduce il rischio di progressione di malattia in oltre il 55% dei pazienti trattati, con una risposta del 74% contro il 45% della chemioterapia. Inoltre crizotinib ha dimostrato un profilo di tollerabilità migliore rispetto alla chemioterapia, quindi con minori effetti collaterali e una maggiore durata di risposta, assicurando ai pazienti una qualità di vita nettamente migliore; questo grazie anche al vantaggio della somministrazione per via orale, a differenza della chemioterapia che si assume generalmente per via endovenosa” – ha sottolineato Filippo de Marinis.


Al via la quarta edizione dell'(H)-Open day sulla salute mentale

Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna torna a parlare di salute mentale lanciando la quarta edizione dell’(H)-Open day dedicato alle donne che soffrono di disturbi psichici, neurologici e del comportamento, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale che si celebra oggi 10 ottobre.

Le strutture aderenti al progetto su tutto il territorio nazionale, durante la settimana dal 10 al 17 ottobre, apriranno le porte alla popolazione femminile con consulenze, colloqui, conferenze e info point dedicati alla salute mentale.

L’obiettivo è parlarne negli ambienti familiari ma anche in contesti sociali più ampi per far si che le donne chiedano aiuto, si avvicinino alle cure e venga superato lo stigma che ancora affligge chi soffre di patologie psichiche.

L’(H)-Open Day sulla salute mentale, giunto alla sua quarta edizione, ha l’obbiettivo di migliorare l’accesso alle cure di disturbi psichici femminili più frequenti. La depressione, ad esempio, è uno dei principali problemi che affliggono la popolazione femminile e che ancora oggi viene troppo spesso trascurato. Nel corso delle passate edizioni, grazie all’impegno degli ospedali del network Bollini Rosa che hanno aderito al progetto, è stato possibile attivare servizi gratuiti ed esami (solo nel 2016 sono stati oltre 800!) che hanno contribuito a migliorare l’accesso alle cure” – spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

La Giornata Mondiale sulla salute mentale è dedicata quest’anno in particolare alle problematiche psichiche che si riscontrano in ambito lavorativo. Il lavoro costituisce il perno centrale della vita delle persone attive consentendo il mantenimento della autostima e della dignità. L’inserimento lavorativo delle persone con disturbi mentali e il loro accoglimento, sono elementi chiave dei percorsi di riabilitazione e guarigione” – afferma Claudio Mencacci Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale ASST Fatebenefratelli – Sacco.

I servizi offerti sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione.

L’(H)Open day salute mentale gode del Patrocinio della Società Italiana di Psichiatria (SIP) e della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di AON, Janssen e Lundbeck.

 



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