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Festa della mamma: IVI impegnata a realizzare il sogno delle donne che vogliono diventare madri

Oggi, Domenica 13 maggio in Italia si festeggia la Festa della Mamma, ricorrenza che ha origine antichissime e che ancora oggi riveste una grande importanza, attraversando i ricordi di tutte le generazioni.

E se si parla di mamma non si può non parlare di procreazione, inclusa quella medicalmente assistita, il cui obiettivo fondamentale è quello di ottenere le migliori percentuali di gravidanza con bimbi sani.

In Italia sono 74.292 le coppie che, nel 2015, hanno deciso di sottoporsi a tecniche di procreazione medicalmente assistita, facendo registrare 12.836 bambini nati vivi – di cui 12.235 con fecondazione omologa e 601 con fecondazione eterologa – con una percentuale pari al 2,6% del totale dei bambini nati in Italia (485.780 nati vivi, ISTAT).

In occasione della Festa della Mamma, noi di IVI (Istituto Valenciano di Infertilità) siamo orgogliosi di sapere che molte mamme stanno festeggiando questo giorno anche grazie al nostro aiuto. Grazie al supporto dei nostri professionisti, che lavorano con grande competenza e con tecniche all’avanguardia, IVI è diventato un punto di riferimento per le coppie con problemi di infertilità che si rivolgono alla procreazione medicalmente assistita. Le nostre cliniche, più di 70 in 13 Paesi del mondo, garantiscono un tasso di successo di trattamenti che raggiunge quasi il 90%: su 10 coppie, infatti, sono 9 quelle che riescono a realizzare il sogno di diventare genitori. Il 20% delle pazienti in Spagna sono donne di altra nazionalità; il 31% di queste è di nazionalità italiana. Il 10% circa del totale è formato da donne single o omosessuali, mentre il restante 90% è rappresentato da donne eterosessuali, che hanno un’età compresa tra i 37,53 anni per la fecondazione omologa ed i 42,75 per quante si rivolgono al Centro per i cicli di ovodonazione” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Da 28 anni l’Istituto Valenciano di Infertilità aiuta le donne che si rivolgono ai suoi centri a realizzare il proprio sogno di diventare mamme proprio grazie a tecniche che, con il passare degli anni, ha sempre più affinato, raggiugendo risultati sempre più sicuri per la salute della donna e del bambino.

Guardando al futuro, IVI è in prima linea nella ricerca scientifica, e si muove soprattutto nel campo delle applicazioni della genetica, nella ricerca sull’utero e sul trattamento delle cellule staminali, nella preservazione della fertilità e nel ringiovanimento ovarico.

 


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ASMA & BPCO

Asma e BPCO sono malattie respiratorie croniche causate da un’infiammazione cronica delle vie aeree. Anche se le caratteristiche del processo infiammatorio sono differenti, queste due patologie condividono un meccanismo funzionale comune, cioè la limitazione al flusso aereo. Nella maggior parte dei casi, la storia del paziente e i suoi sintomi offrono il primo passo per una diagnosi differenziale di asma e BPCO.

Sintomi e diagnosi

Episodi ricorrenti di dispnea e respiro sibilante, spesso associati a tosse e senso di costrizione toracica, sono i sintomi tipici dell’asma. Queste manifestazioni, molto variabili, possono essere scatenate da fattori come l’esposizione ad allergeni, le infezioni virali e l’esercizio fisico. A differenza dell’asma, i sintomi di BPCO non sono ricorrenti, ma persistenti, con possibili episodi di riacutizzazione. Di solito, la tosse cronica è il primo sintomo che insorge; all’inizio può essere intermittente, ma in seguito tende ad essere sempre più frequente fino a cronicizzarsi. Nonostante la tosse cronica sia il primo sintomo della BPCO, la maggior parte dei pazienti consulta per la prima volta il medico specialista lamentando il sintomo dispnea, soprattutto da sforzo. Nella BPCO, diversamente dall’asma, la dispnea è persistente e progressiva. Il respiro sibilante e la costrizione toracica sono sintomi relativamente aspecifici.

La presenza di una storia personale o familiare di asma e/o rinite allergica, dermatite atopica, e di eczema aumenta la probabilità di una diagnosi di asma. Allo stesso modo, una storia familiare positiva per BPCO o per altre malattie respiratorie croniche, riacutizzazioni, comorbidità, oltre ad una esposizione ai fattori di rischio (fumo di sigaretta, esposizioni professionali ed ambientali), indirizzano la diagnosi del medico verso la BPCO. Un ruolo cruciale per la diagnosi di asma e BPCO è rivestito dalla spirometria. La diagnosi differenziale tra asma e BPCO è fondamentale, dal momento che il percorso di cura e l’approccio terapeutico dovranno essere necessariamente differenti.

In genere, l’asma insorge nell’infanzia in soggetti atopici, ma si registrano casi in cui si sviluppa tardivamente. Al contrario, la BPCO inizia tipicamente in età adulta in soggetti fumatori ed ex-fumatori.

Prevenzione e misure da adottare

Allo stato attuale delle conoscenze non esistono interventi efficaci in grado di prevenire lo sviluppo di asma oltre a quella legata all’esposizione al tabacco in utero e dopo la nascita. Esiste però la possibilità di prevenire i sintomi dell’asma grazie all’adozione di tutte quelle misure che riducono l’esposizione ai fattori di rischio. Tra le indicazioni da seguire, al primo posto c’è l’esposizione al fumo di tabacco, anche a quello passivo. Un ruolo molto importante però è giocato anche dall’inquinamento ambientale, sia in ambienti chiusi che all’aperto (dalla polvere agli acari, dal particolato ai pollini), da insetti e animali e domestici (cani e gatti), dalla presenza di muffa nell’ambiente in cui si vive, da un eccesso di umidità ambientale, da un basso peso alla nascita, dalla presenza di infezioni polmonari precoci. Oltre a cause di tipo ambientale e sanitario, il livello nutrizionale, di educazione e attenzione igienica e le condizioni economiche sono tutti elementi che influenzano profondamente l’andamento della malattia.

Nel caso della BPCO, le due misure in grado di allungare la vita del paziente sono l’abolizione del fumo e l’adozione di uno stile di vita corretto. La prevenzione rimane l’obiettivo principale, ma una volta che la BPCO sia stata diagnosticata il trattamento deve essere necessariamente seguito per ridurre i sintomi, prevenire la progressione della malattia, migliorare la tolleranza all’esercizio, limitare complicanze e riacutizzazioni.

In entrambi i casi, dunque, è necessario un approccio globale alla salute del paziente.

Malattie reumatiche autoimmuni: prima edizione dell’(H)Open day di Onda

Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, in occasione della Festa della mamma, promuove un (H)Open day dedicato alle malattie reumatiche autoimmuni.

Alcuni ospedali del nuovo network Bollini Rosa offriranno gratuitamente alle donne servizi clinico-diagnostici e informativi come consulenze e colloqui, esami strumentali, conferenze, info point e distribuzione di materiali divulgativi.

Le malattie reumatiche, che nella maggior parte dei casi sono di origine autoimmune, causano disturbi a carico dell’apparato locomotore ed in generale dei tessuti connettivi dell’organismo. Rappresentano un gruppo estremamente eterogeno di malattie e si presentano con espressione e gravità differenti, colpendo oltre 3,5 milioni di donne italiane. Inoltre, spesso esordiscono in età giovane impattando sulla qualità della vita, sulla salute riproduttiva e sulla pianificazione familiare.

Obiettivo della giornata sarà promuovere la consapevolezza e la corretta informazione così come la prevenzione, la diagnosi e l’accesso ai percorsi specialistici diagnostico-terapeutici dedicati alle malattie reumatiche autoimmuni.

In occasione dell’(H)Open day sarà distribuita negli ospedali coi Bollini Rosa la brochure informativa “Malattie reumatiche autoimmuni – Dalla pianificazione familiare alla genitorialità” anche scaricabile gratuitamente dal sito di Onda (www.ondaosservatorio.it). La brochure si propone di dare alle donne le informazioni necessarie per affrontare con maggior serenità e consapevolezza le decisioni che riguardano la fertilità e il desiderio di maternità.

I servizi offerti dagli ospedali sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su orari e modalità di prenotazione.

L’(H)Open day è promosso da Onda con il patrocinio di Istituto Superiore di Sanità (ISS), Società Italiana di Reumatologia (SIR), Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus (ANMAR) e Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare  (APMAR) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di UCB Pharma.

Le malattie reumatiche autoimmuni sono patologie tipicamente femminili e che spesso si manifestano tra i 15 e 45 anni, dunque nel periodo più florido e produttivo, condizionando la qualità di vita delle donne. Abbiamo quindi deciso di realizzare un progetto dedicato con un’attenzione particolare alla salute riproduttiva e alla pianificazione familiare, tematiche complesse e molto sentite dalle giovani donne con malattia reumatica. A seguito dell’Open day, ad ottobre, in occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche, organizzeremo un evento live in streaming su Facebook dando la possibilità alle utenti di rivolgere le domande nel corso della diretta allo specialista intervistato. Da ultimo, in occasione del prossimo Congresso nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) a novembre, sarà attribuito un premio a una giovane ricercatrice che si distinguerà per la miglior presentazione in tema di ‘Malattie reumatiche e differenze di genere’: la ricerca scientifica in questo ambito sta evidenziando delle differenze molto rilevanti tra i due generi che ne condizionano, nel segno di una medicina sempre più personalizzata, l’approccio clinico-diagnostico e terapeutico” – spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda.

Circa 5 milioni sono i pazienti con malattie reumatiche nel nostro paese e, di questi, circa il 70% sono donne. Riconoscere questa realtà propone diversi temi di riflessione che per la Società Italiana di Reumatologia hanno condizionato la nascita di un Gruppo di Studio dedicato. Da un lato infatti stimola a cercare nelle differenze di genere le ragioni di questa disparità di prevalenza. In questo senso molto si sta muovendo nella ricerca per individuare i meccanismi che causano la patologia con lo scopo finale di personalizzare le cure alla persona, uomo o donna, nel suo insieme. Dall’altro lato la grande prevalenza del sesso femminile nella popolazione dei pazienti con malattie reumatiche pone gli operatori sanitari davanti alla necessità di curare moltissime donne rispettando tutte le necessità legate al genere. I trattamenti efficaci oggi disponibili, pur non portando a guarigione, permettono fortunatamente una buona qualità di vita. Di qui l’attenzione al rispetto della ‘salute della donna’ nelle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni. Questo significa che se la malattia esordisce in età fertile, il medico deve offrire alla donna la possibilità di programmare la sua vita famigliare e, nel limite del possibile, indirizzare le cure nel rispetto della fertilità. La gravidanza non è una malattia aggiuntiva o una causa di peggioramento ma, nella larga maggioranza dei casi, è soltanto un periodo delicato che deve essere programmato e seguito in modo attento da un team multidisciplinare. In caso di necessità, anche argomenti come la contraccezione o la procreazione medicalmente assistita possono e devono essere discussi dagli specialisti di riferimento in collaborazione con ginecologi dedicati. Naturalmente il problema non si esaurisce con l’età riproduttiva, anche la menopausa delle pazienti con malattie reumatiche, con le varie comorbilità connesse, è un periodo delicato da monitorare con attenzione. So che far entrare nel tempo visita tutti questi argomenti non è mai facile e in alcuni casi può essere impossibile. Pertanto sono grata ad ONDA per l’iniziativa dell’Open day negli ospedali col Bollino Rosa, che permetterà alle pazienti con malattie reumatiche autoimmuni di incontrare gli specialisti e approfondire i temi legati alla ‘salute della donna’ in un’atmosfera diversa che auspicabilmente potrà avere importanti ricadute nel loro futuro” – afferma Angela Tincani, Direttore U.O. Reumatologia e Immunologia Clinica, ASST Spedali Civili di Brescia.


Kleresca® Skin Rejuvenation il trattamento rivoluzionario nella dermatologia estetica

Nell’ambito del V Convegno Nazionale ISPLADInternational – Italian Society of Plastic – Regenerative and Oncologic Dermatology, svoltosi a Milano dal 12 al 14 aprile 2018, Kleresca® Skin Rejuvenation ha illustrato in un Simposio la rivoluzionaria tecnologia biofotonica non invasiva5,9 e i suoi diversi benefici.

Il trattamento utilizza un’energia luminosa fluorescente per stimolare i naturali meccanismi di riparazione della pelle10 inducendo la produzione di collagene e favorendo la riduzione della dimensione dei pori, delle rughe sottili e dei segni delle cicatrici1,2,6,7. Tutto questo in maniera piacevole5,8,9 e con tempi di inattività minimi o nulli5,9.

Assicurando la massima sicurezza ed efficacia, il trattamento con Kleresca® Skin Rejuvenation associa una lampada brevettata multi-LED ad uno speciale gel fotoconvertitore in grado di produrre un’energia luminosa fluorescente che stimola i naturali meccanismi di riparazione della pelle a livello cellulare1,2,7,10.

In questo modo si favorisce il miglioramento dell’incarnato del paziente e della qualità globale della pelle. Gli studi effettuati mostrano che Kleresca® Skin Rejuvenation induce un aumento di circa il 400% della produzione di collagene*10.

Associate insieme, queste azioni inducono un miglioramento globale della qualità della pelle che i pazienti descrivono come una sensazione di radiosità.

Inoltre, è stato dimostrato che Kleresca® Skin Rejuvenation protrae la sua azione di miglioramento della qualità della pelle anche dopo la fine del trattamento.

Il trattamento è scientificamente testato e può essere applicato sulle seguenti aree del corpo: viso, collo, décolleté, mani.

Il trattamento viene offerto esclusivamente presso cliniche professionali e viene eseguito una volta alla settimana per quattro settimane. Un professionista esperto deterge la cute del paziente ed applica il gel, che viene illuminato sotto una luce LED a lunghezza d’onda multipla per nove minuti ad ogni sessione3.

Quando il gel viene rimosso, il paziente può tornare alle sua attività quotidiane. I tempi di inattività sono minimi o nulli. Gli effetti collaterali possono comprendere arrossamento, iperpigmentazione (colorazione più scura di un’area della pelle) e gonfiore. Comunque, tutti gli effetti collaterali registrati sono stati di natura transitoria e non hanno richiesto alcun intervento medico 5,9.

I pazienti che scelgono Kleresca® Skin Rejuvenation possono apprezzare miglioramenti visibili e duraturi della pelle man mano che i meccanismi di riparazione della cute progrediscono durante il corso del trattamento e anche successivamente alla conclusione dei cicli di trattamento5,10.

Per poter vedere testimonianze, filmati, fotografie prima e dopo il trattamento e molto altro ancora, visitate il sito www.kleresca.com, dove potete trovare anche la clinica a voi più vicina.

Kleresca® inoltre offre un trattamento per l’acne volgare, un problema che può colpire sia gli adolescenti che i giovani adulti, sempre basato sull’innovativa tecnologia di fotobiomodulazione.

  1. PCL-K1005-001-11. LEO Pharma – Data on file
  2. In vitro release test. LEO Pharma – Data on file
  3. Kleresca® Skin Rejuvenation Instruction for Use
  4. Nikolis, A. et al. An extension of a multicenter, randomized, split-face clinical trial evaluating the efficacy and safety of chromophore gel-assisted blue light phototherapy for the treatment of acne. Int. J. Dermatol. 2017; Accepted
  5. Antoniou, C.et al . A multicenter, randomized, split-face clinical trial evaluating the efficacy and safety of chromophore gel-assisted blue light phototherapy for the treatment of acne. 2016; Int J Dermatol, 2016, 55; 1321 – 1328
  6. Eisenbud, D. E. Oxygen in wound healing: nutrient, antibiotic, signaling molecule, and therapeutic agent. Clin. Plast. Surg. 39, 293–310 (2012).
  7. SKR1. LEO Pharma – Data on file.
  8. KL-K1005-P001. LEO Pharma – Data on file
  9. SKR Safety Report. LEO Pharma – Data on file
  10. Nielsen, M.E., et al (2017). Introducing: photobiomodulation by low energy chromophore-induced fluorescent energy. Mechanisms of Photobiomodulation Therapy IV, SPIE Photonics West BIOS, San Francisco, 2017; 28 January – 2 February

* Utilizzando la luce LED come controllo, il trattamento produce un aumento di circa il 400% della produzione di collagene. Questi risultati sono stati documentati in vitro e supportano le osservazioni provenienti da studi in vivo basati su biopsie.


 

Abbiamo i numeri giusti: soluzione per coniugare salute e sostenibilità

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanitàmassimizzare l’efficacia degli interventi finalizzati ad aumentare la compliance può avere un impatto di gran lunga maggiore sulla salute delle popolazioni di qualunque altro progresso terapeutico”: è in quest’ottica che nasce il progetto ABBIAMO I NUMERI GIUSTI  volto ad individuare gli interventi più efficaci e più efficienti per migliorare la salute dei pazienti e ottimizzare, al contempo, le risorse pubbliche.

Da anni Merck e Università Cattolica del Sacro Cuore portano avanti progetti innovativi che, partendo dalla centralità del paziente, permettono di coniugare salute e sostenibilità, la madre di tutte le sfide per qualsiasi sistema sanitario.

Se il consenso è unanime sul fatto che più il paziente è consapevole e coinvolto più alte sono le possibilità che sia aderente alla terapia, con ricadute positive sia in termini di salute che di minori sprechi, ad oggi mancava lo strumento che permettesse di dare una dimensione quantitativa alla sequenza virtuosa engagement, aderenza, salute e sostenibilità. Oggi questo strumento esiste. È un algoritmo messo a punto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, grazie al contributo non condizionante di Merck, nell’ambito di un programma di ricerca pluriennale.

Il progetto Abbiamo i Numeri Giusti dimostrerà che sarà possibile per le istituzioni scegliere, dati numerici alla mano, le politiche più efficaci per migliorare l’aderenza alle terapie e, di conseguenza, aumentare gli esiti di salute per i pazienti con automatica riduzione degli sprechi correlati a mancata guarigione e/o ricadute.

Individuare strategie mirate all’efficacia degli interventi è un’operazione essenziale per la difesa del nostro welfare, la compliance, in particolare, è uno di quei passaggi del percorso terapeutico essenziale al successo delle cure. Oltre a ridurre significativamente gli sprechi e le migrazioni sanitarie la compliance è anche il segno di un’alleanza medico-paziente che restituisce all’intervento sanitario il valore della relazione umana nella cura” – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Aumentare il livello dell’aderenza alla terapia, significa aumentare le possibilità di guarigione e, automaticamente, ridurre, se non eliminare, gli sprechi conseguenti. Sprechi che non si limitano al costo della terapia poi interrotta, ma si riferiscono a recidive, ricoveri impropri, per non parlare dei costi correlati, ad esempio, a giornate di lavoro perse. Il problema che dovevamo risolvere era mettere a punto uno strumento che permettesse di identificare, sulla base di evidenze obiettive, gli interventi volti ad aumentare l’aderenza che dessero il miglior ritorno sia in termini di salute che di sostenibilità economica” – dichiara Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Queste sono le considerazioni che hanno ispirato la collaborazione tra Merck e Università Cattolica del Sacro Cuore. Collaborazione che ha portato alla messa a punto di un algoritmo, ovvero la tessera mancante; algoritmo che con il progetto Abbiamo i numeri giusti sarà testato e validato su scala nazionale. Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Puglia sono le prime 5 regioni presso le quali, con il coordinamento dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’algoritmo verrà sperimentato utilizzando i grandi numeri dei data base regionali.

Un Advisory Board di altissimo profilo – composto da rappresentanti istituzionali, nazionali e regionali, di Società Scientifiche e Associazioni di pazienti – ha la funzione di indirizzo generale, di fornire supporto e idee e, alla fine, sulla base dei risultati prodotti dalle 5 Regioni, di redigere un documento di sintesi e di indirizzo per il prosieguo del progetto.

Se si parla di aderenza non si può non parlare del paziente, o meglio, del ruolo che il paziente può e vuole giocare nei processi di salute che lo riguardano. È il paziente che deve essere convinto e consapevole, ingaggiato per usare il termine tecnico, di avere nelle sue mani una chiave importante per la sua salute, ovvero per guarire dalla malattia: l’aderenza.

In un mio recentissimo editoriale ho scritto che la sanità è un gioco di squadra e il paziente non può stare in panchina. Senza la collaborazione attiva del paziente le terapie sono destinate all’insuccesso. Al contrario, una persona partecipe, ovvero ingaggiata, non solo segue la terapia con maggiore scrupolo, ma è anche in grado di attivarsi tempestivamente ai primi sintomi, nel proprio interesse e di quello del sistema. In definitiva, il paziente è una risorsa ancora tutta da sfruttare” – commenta Guendalina Graffigna, Professore Associato di Psicologia per il Marketing Sociale dell’Università Cattolica di Milano.

Una recente survey commissionata da Merck all’EngageMinds Hub Research Center, coordinato dalla Professoressa Guendalina Graffigna nell’ambito dell’Università Cattolica di Milano, ha evidenziato come su un campione di 1.000 malati cronici più della metà (56%) ha pensato di abbandonare le cure, 1 su 10 (12%) afferma che questo è un pensiero ricorrente, mentre ben 7 su 10 (70%) risultano non aderenti alla terapia in maniera completa.

Il Progetto ABBIAMO I NUMERI GIUSTI sarà l’occasione per dimostrare scientificamente il valore economico del coinvolgimento attivo dei pazienti in termini di aumentata aderenza terapeutica e quindi di maggiore sostenibilità sociale ed economica del Sistema Sanitario” – conclude Guendalina Graffigna.

La ricerca ha mostrato chiaramente come a un alto livello di coinvolgimento corrisponda una maggiore aderenza al percorso di cura: la percentuale di pazienti cronici che ha pensato di abbandonare le cure, infatti, diminuisce sensibilmente tra le persone più coinvolte.

La mancata aderenza è un problema globale dalle dimensioni enormi, destinato ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle patologie croniche. Sono certo che l’algoritmo permetterà di fare un importante passo verso una salute migliore e più sostenibile” – conclude Americo Cicchetti.

Da anni Merck collabora con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sia di Roma che di Milano, per lo sviluppo di progetti che hanno la centralità del paziente come principio ispiratore.

Il progetto ABBIAMO I NUMERI GIUSTI ha radici lontane. Quest’anno Merck celebra i 350 anni di attività e l’attenzione al paziente è stata la costante che ha caratterizzato e guidato le nostre scelte. L’industria farmaceutica si propone come partner degli attori che giocano un ruolo nei processi di salute per la ricerca di soluzioni innovative che vanno oltre il farmaco. Inutile negare che coniugare salute e sostenibilità è una grande sfida. Sfida che Merck ha raccolto anni fa dando vita alla collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Essere qui oggi è una grande soddisfazione e sono certo che ABBIAMO I NUMERI GIUSTI darà le risposte che ci aspettiamo” – ha dichiarato Antonio Messina, Presidente e Amministratore Delegato di Merck.

La mancata aderenza alla terapia causa ogni anno 125.000 morti negli Stati Uniti, per una spesa di circa 300 miliardi di dollari, mentre in Europa si contano 200.000 decessi che causano una spesa di 120 miliardi di euro. Una maggiore aderenza comporta un ridotto rischio di ospedalizzazione, minori complicazioni legate alla malattia, una maggiore efficacia e sicurezza dei trattamenti e, nello stesso tempo, un risparmio in termini di costi. Per questo molti Paesi stanno mettendo in atto strategie tese a migliorare l’aderenza dei pazienti con cure più efficaci per i cittadini e una migliore gestione delle risorse.

L’auspicio è che grazie a questo progetto l’Italia possa diventare un esempio da replicare in altri Paesi europei.


Psoriasi, arriva in Italia l’innovazione che velocizza la cura e migliora la qualità di vita dei pazienti

Efficacia e rapidità d’azione superiori rispetto ai trattamenti di confronto. Risultati visibili già dopo la prima settimana. Durata di trattamento dimezzata rispetto all’attuale gold standard. Praticità e tollerabilità che favoriscono l’aderenza dei pazienti alla terapia.

Sono le credenziali della nuova terapia topica di LEO Pharma per la psoriasi, una combinazione di calcipotriolo e betametasone dipropionato a dose fissa somministrata in un’innovativa formulazione in schiuma spray, che assicura una maggiore e più rapida penetrazione dei principi attivi attraverso la cute.

Enstilar®, disponibile adesso anche in Italia, ha un effetto marcato sui sintomi della psoriasi, come il prurito, e offre una risposta a molti degli unmet needs aperti nel trattamento della malattia: scarsa aderenza alla terapia; percezione di bassa efficacia dei trattamenti topici, a causa di un’azione lenta e di schemi terapeutici lunghi e complessi; insoddisfacente qualità di vita per i pazienti.

Il nuovo farmaco potrà essere utilizzato sia nei pazienti con psoriasi lieve-moderata che in quelli con forme moderate che hanno controindicazioni all’utilizzo di farmaci sistemici. La posologia prevede un’applicazione al giorno per un ciclo di trattamento di 4 settimane.

L’associazione tra calcipotriolo e cortisonico rappresenta la terapia locale più efficace contro la psoriasi, con efficacia superiore a quella dei due principi attivi somministrati separatamente. Adesso, la nuova formulazione in schiuma sovrassatura permette di ottenere a livello cutaneo una concentrazione molto più alta di principi attivi. Il risultato terapeutico è decisamente superiore a quello dell’unguento o gel. Ma, cosa non meno importante, questa formulazione è ancora più gradevole e tollerata dal paziente. Enstilar® rappresenta un’innovazione importante per tutti i pazienti con psoriasi lieve moderata e ancor più per quei pazienti con psoriasi moderata che non possono essere trattati con farmaci o fototerapia” – ha dichiarato Piergiacomo Calzavara Pinton, Direttore Unità di Dermatologia, Spedali Civili di Brescia e Presidente SIDeMaST.

L’efficacia del prodotto è dimostrata da un corpus di studi clinici che hanno coinvolto complessivamente circa 1.700 pazienti: un paziente su due (51%) ha raggiunto un miglioramento quasi completo della malattia entro 4 settimane.

L’altro 49% ottiene comunque un miglioramento, clinicamente visibile. In base ai dati misurati attraverso l’osservazione diretta dei pazienti, dopo 5 giorni di trattamento già il 50% ha riportato una riduzione del prurito di almeno il 70%, riduzione che dopo 4 settimane interessa l’80% dei pazienti.

L’80% dei pazienti trattati a 4 settimane ha raggiunto un miglioramento clinicamente rilevante della Qualità di Vita e, in particolare, quasi il 50% ha riferito che la psoriasi non aveva più alcun effetto sulla propria vita dopo solo una settimana di trattamento.

La psoriasi, malattia della cute cronica, recidivante e autoimmune, si può manifestare in forme diverse per localizzazione e gravità: la maggioranza delle forme (circa il 70-80%) è di entità lieve-moderata. Nel mondo colpisce circa 125 milioni di persone, il 2-3% della popolazione. In Italia la prevalenza della patologia è pari a circa il 3% della popolazione adulta, con un’incidenza di circa 230 nuovi casi l’anno ogni 100.000 persone. Principale sintomo della malattia è la comparsa di chiazze (placche) rilevate, arrossate e ricoperte di squame su diversi distretti corporei, quali cuoio capelluto, gomiti e ginocchia. Le manifestazioni cutanee spesso si associano a prurito e quando sono persistenti possono diventare molto fastidiose e dare dolore.

La psoriasi comporta spesso disagio, imbarazzo e frustrazione che si ripercuotono negativamente sull’autostima del paziente. Quando le placche si manifestano in zone del corpo fortemente esposte, come volto, cuoio capelluto, unghie, allora la psoriasi pone notevoli problemi di vergogna e imbarazzo e di conseguenza ha un rilevante impatto sulla quotidianità e sulle relazioni interpersonali. Se le chiazze si localizzano in aree del corpo meno visibili il disagio è minore ma la malattia è ugualmente fastidiosa per la presenza di prurito o dolore. In ogni caso, tutti i pazienti vogliono liberarsi dalla malattia” – ha spiegato Giampiero Girolomoni, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Verona.

Le caratteristiche “cosmetiche” dei trattamenti topici disponibili – untuosità, odore – unite alla lentezza del meccanismo d’azione sono un serio ostacolo all’aderenza alla terapia. Grazie a questa nuova formulazione i pazienti possono avvalersi finalmente di un prodotto che non unge, gradevole e assai ben tollerato, in grado di eliminare molto rapidamente il prurito e tutto ciò che ne è connesso, come l’insonnia, migliorando di molto la qualità della vita.

Un nuovo successo di LEO Pharma, l’azienda danese leader globale nella cura delle malattie della pelle, presente in Italia con una propria filiale dal 2012. E nuove sfide attendono LEO Pharma per il quinquennio 2020-2025, l’arco di tempo scelto per consolidare la sua leadership in dermatologia grazie anche all’ingresso dell’azienda nell’area dei farmaci biologici, che si andranno ad affiancare ai trattamenti topici già in portfolio.

Ci siamo dati cinque anni di tempo, a partire dal 2020, per “cambiare pelle”, e riposizionarci come leader a tutto campo in dermatologia. In particolare saremo l’unica azienda ad offrire trattamenti per tutti i tipi di psoriasi grazie ad un portfolio completo. Inoltre la solidità acquisita dall’esperienza maturata nel campo dei prodotti topici ci aiuterà a vincere la sfida che ci attende con l’ingresso nell’area dei biologici. Il nuovo processo comporterà un costante confronto con le istituzioni nazionali e regionali per condividere le opportunità dell’innovazione. La nuova strategia sicuramente rafforzerà LEO Pharma Italia, la cui presenza nel Paese si è consolidata in questi ultimi anni come dimostrano i numeri del fatturato, passato da 20 milioni di euro nel 2011 a 40 milioni di euro del 2016, consentendo un reinvestimento per 80 milioni di euro tra il 2013 e il 2016” – ha affermato Paolo Pozzolini, Country Lead di LEO Pharma Italia.

 


Gestione dolore oncologico: difficoltà assistenziali

 

I membri di una famiglia che si prendono cura dei pazienti oncologici ricoverati in hospice affrontano difficoltà significative correlate alla gestione del dolore. La risoluzione di molte di queste difficoltà richiede una comunicazione efficace fra familiari e personale infermieristico dell’hospice, ma sono disponibili scarse evidenze cliniche sulla natura della comunicazione sulla gestione del dolore fra queste due controparti.

Un recente studio ha identificato metodi con i quali i familiari ed i pazienti comunicano le proprie difficoltà nella gestione del dolore al personale infermieristico durante le visite domiciliari, ed ha esplorato le risposte degli infermieri a queste preoccupazioni.

Su 63 visite infermieristiche in hospice, sono state identificate 101 affermazioni che hanno descritto i problemi dei familiari nella gestione del dolore. Il 30% di queste affermazioni riguardava la comunicazione e problemi di collaborazione, ed il 27% riguardava capacità e conoscenze dei familiari nella gestione dei medicinali.

Nel 52% dei casi gli infermieri hanno risposto a queste problematiche sollevate dai familiari con affermazioni convalidanti, fornendo informazioni nel 42% dei casi. Gli infermieri non hanno soddisfatto il 14% delle perplessità sollevate dai familiari sulle sfide della gestione del dolore.

Allo scopo di ottimizzare il comfort dei pazienti in hospice e ridurre le ansie dei familiari ed il carico relativo alla gestione del dolore, dunque, il personale infermieristico dovrebbe valutare e rispondere a questi problemi durante le visite domiciliari.

La comunicazione e gli eventuali strumenti educativi progettati per ridurre le barriere alla gestione del dolore da parte dei familiari migliorerebbero verosimilmente la pratica clinica e gli esiti sia per il paziente che per i suoi familiari.

 

Communicating Caregivers’ Challenges with Cancer Pain Management: An Analysis of Home Hospice Visits – Claire J.Han PhD, RN (Postdoctoral fellow), Nai-ChingChi PhD, RN (Assistant professor), SoojeongHan MN, RN, PhD (student), GeorgeDemiris PhD, FACMI (Professor), Debra ParkerOliverPhD, MSW (Professor), KarlaWashington PhD, LCSW (Assistant professor), Margaret F.Clayton PhD, APRN (Associate professor), MaijaReblin PhD(Assistant professor), LeeEllington PhD (Professor) – Journal of Pain and Symptom Management, https://doi.org/10.1016/j.jpainsymman.2018.01.004.



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