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Gli alimenti giusti per la fertilità maschile

Pomodoro, pesce, cereali, molluschi, frutta e verdura sono i cibi per la fertilità maschile. A evidenziarlo è Salvatore Sansalone, specialista in Andrologia e docente all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Re indiscusso è il pomodoro che, con il licopene in esso contenuto (che si trova anche in anguria, ananas e papaya), migliora la motilità degli spermatozoi oltre ad avere in altre quantità effetti positivi anche nel tumore della prostata. A seguire tutti gli alimenti ricchi di vitamine (E, C, D e folati, presenti soprattutto nelle verdure a foglia verde). Una dieta ricca di antiossidanti è il top, ed il consiglio è di limitare carni lavorate, patate, latticini grassi, latte intero, caffè, alcol e bevande zuccherate che hanno mostrato effetti negativi sulla qualità del liquido seminale.

L’infertilità è un problema di salute pubblica globale che interessa in media il 15% delle coppie in età riproduttiva: fattori attribuibili al maschio sono responsabili di un 25-30% dei casi. Per tutti una dieta sana è uno di pilastri, insieme a periodiche visite di controllo. In coloro che hanno parametri seminali alterati è possibile prescrivere una vera e propria “terapia a base di supplementi antiossidanti” per sopperire a carenze dietetiche.

Integratori a base di beta carotene, folati, zinco e vitamina C possono determinare un miglioramento.

Carnitina, Coenzima Q10, vitamine del gruppo B ed L-arginina insieme alla vitamina C, possono essere prescritti in persone con infertilità idiopatica, ossia coloro per i quali non esiste una causa conosciuta. Questo permette di mantenere i dannosi radicali liberi sotto controllo, migliorando la qualità del liquido seminale e l’integrità del Dna spermatico” – spiega Salvatore Sansalone.

La ricerca si è concentrata anche sugli acidi grassi omega 3 in considerazione del fatto che gli stessi spermatozoi contengono un’elevata proporzione di acidi grassi polinsaturi che giocano un ruolo cruciale nel concepimento.

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“Napule è… Pediatria preventiva e sociale”

Dal 25 al 28 aprile scorso la SIPPS ha riunito presso l’Hotel Royal Continental di Napoli pediatri di famiglia ed esperti del settore provenienti da tutta Italia nel consueto appuntamento “Napule è…”.

Per l’occasione il capoluogo partenopeo è diventato la Capitale dell’Infanzia e della Pediatria preventiva e sociale.

Il convegno ha inaugurato i lavori nel pomeriggio di giovedì 25 aprile con la presentazione da parte di Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, a cui è seguito il saluto dei rappresentanti delle Istituzioni.

Nel corso della quattro giorni di incontri e dibattiti Napoli è stata teatro di confronto su temi di interesse generale della Pediatria, relativi a cinque macro aree: Prevenzione, Nutrizione, Allergologia, Dermatologia e Gastroenterologia.

Anche quest’anno abbiamo voluto costruire un’occasione di incontro preziosa per approfondire e fornire aggiornamenti adeguati con il supporto dei massimi esperti del settore. Affronteremo infatti tutti gli argomenti per fornire ai pediatri e alla comunità che gravita intorno alla SIPPS le migliori evidenze scientifiche per la cura ed il benessere dei nostri piccoli pazienti” – ha dichiarato Giuseppe Di Mauro.

A conclusione della prima giornata sono state previste tre importanti letture: la prima è un omaggio al “Centenario della nascita di Roberto Giuseppe Burgio”, figura fondamentale nel campo della pediatria; la seconda si è soffermata su “Il mistero del microchimerismo nel bambino” e l’ultima ha affrontato il tema “Diabete mellito di tipo 1: la dolcezza della prevenzione”.

Venerdì 26 aprile è stato dato spazio alla “Consensus sull’Alimentazione Complementare: strumento per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili e per la riduzione delle ineguaglianze sociali”. La tematica è stata sviluppata in due sessioni. La mattina sono stati affrontati diversi argomenti: dalla “Definizione di Alimentazione complementare e metodologia della Consensus” ai “Fabbisogni di micro e macronutrienti da 4 a 24 mesi” con Andrea Vania, fino agli interventi “Bambino alimentato al seno e il bambino alimentato con formula” e “Alimenti industriali e casalinghi”.

La sessione pomeridiana è stata incentrata sull’intervento di Vassilios Fanos dal titolo “Alimentazione ed epigenetica: sviluppo di malattie croniche non trasmissibili”.

Una corretta alimentazione equivale ad una corretta prevenzione primaria di malattie metaboliche e croniche nel bambino e, successivamente, nell’adulto. Nei primi anni di vita del bambino la sua alimentazione è fondamentale e sicuramente è uno dei più importanti determinanti di salute” – ha spiegato Di Mauro.

La seconda giornata si è conclusa con le “Relazioni affettive e strumenti di educazione parentali nell’attuazione dell’Alimentazione complementare” e con la sessione “Alimentazione complementare responsiva a richiesta/Autosvezzamento. Aspetti nutrizionali a breve termine, effetti a lungo termine, rischi e vantaggi”, a cura di Margherita Caroli.

La sessione mattutina di sabato 27 aprile è stata incentrata sulla “Guida pratica Oculistica in età evolutiva. Prevenzione, screening e principali patologie di interesse ambulatoriale”.

Gli oculisti pediatri hanno affrontato vari argomenti: dalla terapia farmacologica topica alla cataratta congenita (a cura di Adriano Magli); dai difetti refrattivi e ambliopia (sessione di Paolo Nucci), a blefariti, cheratiti, congiuntiviti, per finire all’occhio ed alle infezioni congenite e connatali.

Il nostro obiettivo è quello di realizzare il ‘passaporto per lo screening dell’ambliopia’ per i bambini che non hanno ancora iniziato la scuola elementare. In questo modo possiamo prevenire gravi problemi oculistici ed evitare che i bimbi siano condannati in futuro a non vedere nel migliore dei modi” – ha concluso il Presidente SIPPS.

A chiusura della mattinata presentata l’interessante lettura: “To be or not to be… “veg”: this is the question” a cura di Margherita Caroli.

Il messaggio della SIPPS, attraverso il proprio Position Paper, è stato chiaro: per un corretto sviluppo del bimbo, le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto se si prendono in esame l’ambito neurologico, psicologico e motorio. Gli esperti della SIPPS non escludono il vegetarianesimo a priori ma hanno effettuato un’attenta, rigorosa disamina delle evidenze scientifiche su queste diete in età evolutiva. Sulla tavola devono sempre essere presenti latte, uova ed alimenti ricchi di vitamina B12, senza dimenticare ferro e omega 3. Fin dai primi mesi di vita, dunque, la scelta migliore prevede il consumo di alimenti vegetali e quello limitato di prodotti animali.

La sessione pomeridiana ha affrontato il tema “Ginecologia in età evolutiva. Prevenzione, diagnosi e terapia”. Insieme a quelle sull’alimentazione e sull’oculistica, la ginecologia pediatrica è una delle tre macro aree sulle quali si concentrano le Guide pratiche della SIPPS 2018 – 2019.

Gli argomenti trattati da questo documento scientifico spaziano dalla “Pubertà precoce” alle “Problematiche ginecologiche nei bilanci di salute”, fino a temi come “Educazione alla sessualità”, con Metella Dei, e “Maltrattamento e abuso”.

L’ultimo giorno del Congresso, domenica 28 aprile, si è aperto con la sessione dedicata alla “Pediatria preventiva e sociale”.

E’ stato presentato un Summary document intersocietario su prevenzione e gestione del prurito nelle patologie dermatologiche; si è discusso poi della Consensus intersocietaria sull’uso dei corticosteroidi per via inalatoria realizzato con il contributo di 8 Società Scientifiche: SIPPS, SIP, FIMP, SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), SIMA (Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza), SIMEUP (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica), SIMRI (Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili) e SICuPP (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche).

Anche in questa penultima sessione sono stati numerosi gli argomenti trattati: dalla “Vitamina D e sistema Immunitario: perché è importante l’integrazione nella seconda e terza infanzia”, a come “Prevenire le infezioni respiratorie ricorrenti e possibili esiti: quale ruolo hanno i diversi lisati batterici?”, con i riflettori puntati sull’OM-85.

“Saranno famosi” è stato il titolo emblematico dell’ultima sessione, che unisce a doppio filo presente e futuro della Pediatria: un importante tributo che la SIPPS ha voluto dare a giovani medici e specializzandi che a Napoli hanno potuto dare spazio a comunicazioni, attività, progetti e casi clinici.

 


Alimentazione e gravidanza: utili consigli alle donne che vogliono diventare madri

Gravidanza e allattamento costituiscono le basi dello sviluppo umano.

In tutti e due i cicli l’importanza dell’alimentazione della donna assume un ruolo fondamentale e imprescindibile.

Chiunque sia incinta e improvvisamente responsabile di una piccola creatura si preoccupa della propria dieta.

E giustamente, perché la donna in stato interessante nutre il nascituro dal suo sangue attraverso il cordone ombelicale. Tuttavia, questo non significa che una donna incinta debba improvvisamente aumentare la sua alimentazione.

Occorre, al contrario, porre un’attenzione estrema all’equilibrio nutrizionale della madre durante il periodo di gestazione per salvaguardare la propria salute e quella del nascituro.

Infatti, se naturalmente durante la gravidanza un aumento di peso è fisiologico, in alcuni casi, quando questo aumento risulti eccessivo, si può andare incontro a vari problemi sia per la madre che per il bambino.

La consulenza del proprio ginecologo ed uno schema alimentare personalizzato offriranno una corretta e precisa informazione sugli alimenti consentiti e su quelli da evitare.

L’IVI, Istituto Valenciano di Infertilità è, dal 1990, anno della sua fondazione, all’avanguardia in tutto il mondo nel campo della Riproduzione assistita, la Conservazione della fertilità e lo sviluppo di trattamenti di fecondazione in vitro e utilizza il suo know-how anche per consigli e suggerimenti sull’alimentazione relativa alla gestazione e all’allattamento del bambino.

Per il sano sviluppo dell’embrione si consiglia una dieta estremamente varia evitando quei cibi che possono aumentare il rischio di toxoplasmosi, quali pesce crudo, molluschi, crostacei, carni poco cotte ed anche insaccati, pollame e selvaggina. Al contrario sono indicati carne ben cotta e pesci delicati come sogliola e merluzzo cucinati al vapore” – ricorda Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Per le uova ed il latte le raccomandazioni consigliano di consumare le prime ben cotte e con il tuorlo ben addensato al fine di evitare il rischio di salmonellosi. Si deve poi assumere il latte solo dopo accurata bollitura per evitare infezioni batteriche quali l’Escherichia coli.

Frutta e verdura sono ammesse nella dieta ma occorre lavare e sbucciare la frutta e lavare accuratamente la verdura – afferma Daniela Galliano.

Innumerevoli, inoltre, sono i consigli su ciò che è assolutamente da evitare.

Le bevande alcoliche sono tabù durante la gravidanza. L’alcool può arrecare gravi danni al bambino o causare aborto. Dal momento che la quantità critica sembra essere individualmente diversa, è meglio astenersi completamente dall’alcool. La caffeina in grandi quantità può anche influenzare lo sviluppo del bambino e il peso alla nascita – continua Daniela Galliano.

E quando il bambino è nato, cosa devono fare le neo mamme per garantire al proprio figlio il migliore allattamento?

Le mamma non devono seguire una dieta specifica. E’ però consigliabile l’assunzione di proteine, lipidi e glucidi, oltre a frutta fresca e verdure. E’ inoltre fondamentale bere almeno 2 litri e mezzo di acqua al giorno, mentre sono da evitare il fumo, i superalcolici e la birra e non bisogna superare le 2 tazzine di caffè al giorno. Per il benessere del lattante sarebbe meglio dire ‘no’ anche a selvaggina frutta secca crostacei, fragole, arachidi e cioccolata ed evitare cavoli, aglio, cipolle, pepe e peperoncino” – conclude Daniela Galliano.

L’IVI è al fianco delle future madri con il suo blog, un vero e proprio vademecum, ricco di informazioni e suggerimenti utile alla soluzione dei loro innumerevoli dubbi.

 

 


La SIPPS si concentra su alimentazione, attività fisica e cura del benessere psicologico dei bambini

Corretta alimentazione ed attività fisica: la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce utili consigli ai genitori e si sofferma sul significato di attività fisica e sul perché rivesta un ruolo così importante per la salute dei bambini.

I suggerimenti rientrano nella collaborazione tra SIPPS e Nestlé nell’ambito del progetto Nutripiatto, lo strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni al fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata ma anche di una corretta attività fisica.

Quando parliamo di ‘Attività fisica’ ci riferiamo a tutti i movimenti del corpo. Si tratta di un termine generico che comprende tutte le attività che compiamo per svolgere i compiti della nostra vita quotidiana, l’esercizio fisico, il gioco e lo sport” – spiega Domenico Meleleo, Pediatra di famiglia, Coordinatore del Documento di Consensus intersocietario SIPPS e FIMP “Il bambino e l’adolescente che praticano sport”.

“L’attività fisica non serve soltanto a “bruciare le calorie” introdotte con l’alimentazione per evitare che un eccesso di energia introdotta rispetto a quella utilizzata ci faccia ingrassare. Livelli adeguati di attività fisica sono importanti anche perché migliorano il funzionamento di molti meccanismi metabolici, che permettono alle cellule di utilizzare gli zuccheri, i grassi e le proteine introdotti con gli alimenti e di smaltire le sostanze nocive introdotte dall’esterno o prodotte dal nostro organismo a causa di una alimentazione scorretta o per un eccesso di stress. Tutti gli organi del nostro corpo, persino il nostro sistema immunitario, diventano più forti con l’attività fisica, non soltanto le nostre ossa e i nostri muscoli! Pertanto, chi si muove tanto, non soltanto non ingrassa, ma ha uno stato di salute complessivamente migliore” – prosegue Domenico Meleleo.

Bisogna favorire al più presto uno stile di vita attivo così da impedire che si instauri un circolo vizioso per cui un bambino non abituato all’attività fisica, impacciato nei movimenti e con muscoli che si affaticano prima degli altri coetanei normopeso, possa vergognarsi durante il gioco, evitando le occasioni di svago e di moto. Diventa quindi fondamentale incoraggiare e sostenere la pratica di attività fisica regolare e di uno stile di vita attivo: questo compito spetta soprattutto alla famiglia e a noi pediatri” – aggiunge Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

 

Quanto deve muoversi il bambino? Come e quanto deve mangiare in rapporto all’attività fisica? Le linee guida dell’OMS informano che i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni dovrebbero praticare almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità da moderata a vigorosa* ed esercizi di rafforzamento dell’apparato muscolo-scheletrico almeno 3 volte a settimana.

In pratica significa che i bambini e gli adolescenti devono quotidianamente, come minimo per un’ora, giocare, praticare l’esercizio fisico strutturato e/o praticare sport” – precisa Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Per mangiare più dei compagni sedentari, però, un’ora di attività fisica al giorno non basta, anche se vengono seguiti i principi della Dieta Mediterranea secondo le linee guida ufficiali e si fa attenzione ad una adeguata idratazione. Un aumento delle porzioni medie di cibo può essere opportuno solo per bambini o adolescenti che hanno uno stile di vita veramente attivo.

Con ‘stile di vita attivo’, si intende l’abitudine di percorrere a piedi o in bici buona parte dei propri percorsi quotidiani, non usare l’ascensore, non usare per più di un’ora al giorno TV, PC, Tablet e Videogames (sotto i 12 anni di età) e avere anche la buona abitudine di aiutare gli adulti nelle faccende domestiche familiari. Attenzione, quindi, a non giustificare pranzetti e merende più abbondanti di quelli indicati per l’età soltanto perché il bambino va in piscina, al campetto o a danza due o tre volte alla settimana. Dopo queste attività ad esempio, per un bambino, sono sufficienti un frutto o uno yogurt o un “piccolo” panino imbottito. E non dimenticatevi di fargli bere una opportuna quantità di acqua prima, durante e dopo l’attività” – conclude Leo Venturelli, Responsabile comunicazione SIPPS.

In caso di ragazzi notevolmente impegnati in attività sportiva agonistica, secondo la SIPPS sarebbe opportuno che il livello di attività fisica e i relativi fabbisogni nutrizionali fossero valutati da un professionista della nutrizione (medico, biologo nutrizionista, dietista), sentito anche l’allenatore e sempre sotto la supervisione del pediatra di riferimento. Questo per scongiurare il rischio di una malnutrizione per eccesso o per difetto.

Molto importante è anche una corretta idratazione, che garantisce un adeguato apporto di sali minerali, disciolti nell’acqua di fonte. Per crescere bene, informano gli esperti della SIPPS, ogni bambino ha bisogno di bere in modo adeguato. La quantità di acqua assunta dipende dall’età del bambino. Generalmente un bambino tra i 4 e i 10 anni ha bisogno di bere 1100 ml (un litro e 100 ml) al giorno; gli adolescenti devono invece assumere un quantitativo di acqua compreso tra 1500-2000 ml (un litro e mezzo/due) al giorno.

Nutripiatto è uno strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni, studiato con il fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata. Il progetto prevede un kit composto da un piatto “intelligente” e da una guida didattica che spiega come utilizzare il Nutripiatto e offre idee e consigli per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei bambini, tenendo anche conto delle differenti fasce di età. La guida prevede inoltre capitoli specifici relativi alla corretta idratazione e all’attività fisica da svolgere con gli amici e con i propri animali da compagnia. Nutripiatto rientra nel progetto internazionale Nestlé for Healthier Kids, che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare, entro il 2030, 50 milioni di bambini a vivere in modo più sano.

* Attività fisica moderata: 3-6 METS, ovvero un’attività che comporti un dispendio energetico per unità di tempo da 3 a 6 volte il dispendio energetico a riposo. In pratica, ad esempio, che comporti lieve sensazione di mancanza di fiato e di riscaldamento. Attività fisica vigorosa: maggiore di 6 METS. In pratica, ad esempio, un’attività che comporti sensazione di fiato corto e sudorazione.


Alimentazione e prevenzione delle malattie neurologiche

Il funzionamento ottimale del Sistema Nervoso richiede una dieta sana ed equilibrata in grado di fornire un costante apporto di macronutrienti e micronutrienti, per cui la possibile prevenzione di molte malattie neurologiche si basa innanzitutto su una corretta alimentazione. È noto infatti che obesità e abitudini alimentari non adeguate hanno implicazioni negative sulla salute generale, sullo sviluppo cognitivo e sulla neurodegenerazione. Se si considera che, globalmente, il 38% degli adulti e il 18% tra bambini e adolescenti sono sovrappeso o obesi, si può ragionevolmente pensare che un corretto approccio nella prevenzione delle patologie neurologiche debba essere rivolto all’abbattimento di questi fattori di rischio.

Le strategie di prevenzione su base alimentare sono molteplici. La prevenzione di malattie carenziali basata su un equilibrato apporto vitaminico, soprattutto del complesso B, è quanto mai attuale, considerando che tali malattie, una volta presenti solo in Paesi poveri e a basso sviluppo, sono oggi in crescita anche nella nostra parte di mondo sviluppato e ricco, basti solo pensare alle neuropatie e alle mielopatie secondarie a deficit di vitamina B12 procurato da diete molto in voga e strettamente prive di alimenti di derivazione animale (in Italia abbiamo circa 500.000 vegani e si ritiene che almeno il 50% di loro abbia un deficit di vitamina B12). A tal proposito, occorre sottolineare che l’integrazione nella dieta di vitamine non derivate da alimenti di origine animale non avrebbe efficacia nel prevenire le complicanze neurologiche, evidenziando quindi l’importante ruolo svolto da una dieta completa ed equilibrata nel prevenire tali condizioni.

Per altre malattie neurologiche ci sono evidenze oramai consolidate, derivanti soprattutto da studi neuroepidemiologici, che riportano il ruolo protettivo svolto da micronutrienti (folati, vitamine del complesso B, vitamina D, vitamina E), macronutrienti (acidi grassi poliinsaturi) e antiossidanti (polifenoli) nello sviluppo di patologie di tipo neurodegenerativo, cerebrovascolare e infiammatorio. Tuttavia, una volta che tali malattie si manifestano, la supplementazione di questi nutrienti con la dieta non è in grado di sortire alcun effetto sul decorso clinico, per cui si ritiene che tali fattori debbano agire in modo sinergico e continuativo nel tempo, piuttosto che i singoli nutrienti somministrati isolatamente, nella prevenzione di tali patologie.

La dieta mediterranea riassume tali proprietà, essendo composta da alimenti ricchi di acidi grassi poliinsaturi (omega 3 e omega 6, presenti nel pesce azzurro, nell’olio d’oliva e nei legumi) e di antiossidanti (polifenoli come il resveratrolo, presente nel vino rosso, o le antocianine, presenti in frutta e verdura). Grazie alla sua composizione è indubbio il ruolo della dieta mediterranea, a basso contenuto di sodio e di grassi saturi di derivazione animale, nella prevenzione dell’ictus. È stato recentemente riportato che, su oltre 100.000 donne americane, chi aveva un’alta aderenza alla dieta mediterranea riduceva del 18% il rischio di ictus ischemico.

Tuttavia, se è facilmente comprensibile come la dieta mediterranea possa ridurre il rischio di sviluppare malattie vascolari, grazie alla riduzione dei livelli di colesterolo e della pressione arteriosa, meno comprensibile è il ruolo svolto dalla dieta mediterranea nella prevenzione di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Eppure, tale ruolo è assolutamente evidente: un recente studio scozzese ha riportato che soggetti anziani con bassa aderenza a una dieta mediterranea avevano una maggiore velocità di comparsa di atrofia cerebrale; uno studio americano ha evidenziato una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer pari al 40% in chi seguiva strettamente un’alimentazione di tipo mediterraneo e un altro studio ha riportato simili risultati anche per il Parkinson. Si ritiene che gli effetti della dieta mediterranea sulla neurodegenerazione siano dovuti non solo a un’azione antiossidante con rimozione di radicali liberi, ma anche a riduzione della neuroinfiammazione.

Un’esagerata risposta neuroinfiammatoria potrebbe dipendere da sovralimentazione in età infantile, causa di precoce obesità, che “sensibilizzerebbe” il cervello a rispondere in modo abnorme a stimoli immunogenici di lieve entità, causando disfunzione di circuiti neurali cognitivi e motori. Pertanto, una sana educazione alimentare sin dall’età infantile e l’adesione continuativa a una dieta di tipo mediterraneo rimangono, ad oggi, i migliori presidi per prevenire le malattie neurodegenerative.

Prof. Mario Zappia, Segretario SIN, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università di Catania e Direttore della Clinica Neurologica dell’A.O.U “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania

Disfagia: definizione e trattamento

La deglutizione rappresenta la capacità dell’individuo di convogliare sostanze solide, liquide, gassose o miste dall’esterno allo stomaco.

Il meccanismo della deglutizione è composto da diverse fasi e l’alterazione di anche solo una di queste determina l’insorgenza della disfagia.

La disfagia non è configurata come una malattia con eziologia, patogenesi ed evoluzioni proprie, ma è un segno o un sintomo di una patologia.

Esistono due tipologie di disfagia: la disfagia oro-faringea, dovuta ad una compromissione delle prime fasi della deglutizione, e la disfagia esofagea, dovuta all’alterazione delle fasi finali della deglutizione.

Il segno tipico della disfagia è rappresentato dall’aspirazione, rappresentante il passaggio di una parte o della totalità del bolo nelle vie aeree inferiori oltre le corde vocali vere.

La manifestazione clinica dell’aspirazione è costituita dalla tosse riflessa. Le complicanze più importanti sono invece la polmonite ab-ingestis, derivante dalla permanenza di sostanze alimentari a livello polmonare, la denutrizione e la disidratazione che si sviluppano in seguito a riduzione delle ingesta.

Trattamento

Come per tutte le patologie con un impatto a livello nutrizionale, anche nel caso della disfagia la nutrizione orale deve essere la prima scelta. L’alimentazione del paziente disfagico dovrà avere una consistenza modificata, con delle caratteristiche specifiche a seconda del grado di disfagia del paziente.

Le consistenze sono state standardizzate a livello internazionale nel 2014 dall’IDDSI (International Dysphagia Diet Standardization Initiative). L’IDDSI ha creato una doppia piramide, una per le bevande ed una per gli alimenti, in cui ognuno dei 7 gradi di consistenza viene indicato con un numero, un colore ed una descrizione.

Spesso non è semplice ottenere a livello casalingo una consistenza adeguata sia per gli alimenti che per le bevande, sia per mancanza di tempo che per inesperienza nella preparazione: per questo motivo Nutrisens propone delle soluzioni pronte all’uso che seguono le indicazioni dell’IDDSI.

Per l’idratazione Nutrisens propone le Hydra’Fruit, acque gelificate pronte all’uso contenenti concentrato di succo di frutta disponibili nei Gradi 1 (Leggermente denso), 2 (Moderatamente denso) e 3 (Denso).

In alternativa è possibile ricostituire in casa delle acque gelificate aromatizzate di vari gradi utilizzando Hydr’Instant, un addensante aromatizzato che con una quantità definita di acqua e di polvere vi permetterà di ottenere un prodotto di Grado 1, 2 o 3.

Per l’alimentazione Nutrisens ha invece creato Repas Santé, una gamma di pasti freschi pastorizzati completa dall’antipasto al dolce, disponibile a consistenza cremosa (Grado 4) o a consistenza tritata fine (Grado 5).

L’utilizzo di questi prodotti, per i quali Nutrisens pone una grande attenzione al gusto, può rappresentare un buon compromesso per mitigare gli effetti del cambiamento della consistenza dell’alimentazione anche quando il pasto viene consumato fuori casa.

FONTE | Nutrisens 

Emicrania e cibo: spesso un legame fatale!

Emicrania

Il legame cibo-salute è stato oggetto di studio da parte di medici e ricercatori di tutti i tempi, ma mai come negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli studi scientifici tesi a valutare gli effetti benefici dei diversi alimenti e la capacità di influire positivamente sul decorso di alcune patologie. Tra i disturbi più comuni e invalidanti dell’era tecnologica troviamo proprio l’emicrania, sia sporadica che cronica.

Un terzo circa degli emicranici – commenta Cristina Tassorelli, Professore associato presso il dipartimento di Scienze del sistema nervoso e del comportamento dell’Istituto Neurologico Mondino di Paviariferisce che alcuni cibi siano in grado di innescare i loro attacchi di mal di testa. In genere, l’alimento incriminato varia da persona a persona e si ritiene che molti dei cibi ‘trigger’ agiscano modificando la reattività dei vasi intracranici. Gli alcolici, ad esempio, potrebbero indurre gli attacchi emicranici perché causano vasodilatazione; mentre il caffè, che ha un’azione vasocostrittrice, può causare cefalea nei giorni in cui viene assunto in quantità ridotte, come ad esempio nei week-end, per un effetto di ‘rimbalzo’ sui vasi“.

Il caffè va dunque evitato se soffri di mal di testa? Non obbligatoriamente: quattro tazzine al giorno (corrispondenti a circa 400 milligrammi di caffeina) sarebbero il limite per non rischiare attacchi di mal di testa, probabili se si assumono quantità superiori in soggetti sensibili o patologici.

Inoltre, un nuovo studio dell’Università di Cincinnati pubblicato sulla rivista Headache, The Journal of Head and Face Pain, dimostrerebbe che non solo l’eccesso ma persino l’astinenza da questa sostanza potrebbe essere dannosa. L’analisi di oltre 180 ricerche presenti in letteratura sul legame dieta-cefalea consente di evidenziare che gli effetti indotti sul cervello da una modesta quantità di caffeina (appunto non più di 4 tazzine) possono contribuire a migliorare alcuni stati associati al mal di testa, tra cui la depressione. Ma oltre al caffè, vediamo quali sono i principali alimenti in grado di favorire o stemperare le cefalgie.

Fra gli alimenti da evitare, gli esperti annoverano il cioccolato e alcuni formaggi; citano poi specifiche sostanze contenute in quantità differenti in numerosi alimenti, ad esempio il glutammato di sodio, indicato sulle etichette alimentari con la sigla E621, presente soprattutto in prodotti industriali lavorati, nei surgelati, nei cibi in scatola, negli snack e in alcune salse e condimenti, specie quelle utilizzate nei ristoranti cinesi.

Meglio ridurre anche i nitriti, presenti negli insaccati, come pancetta, salumi, wurstel, che nel 5% degli emicranici determinano l’insorgere di un attacco nei giorni successivi al loro consumo. Qualche dubbio resta aperto sull’influenza esercitata da glutine (la proteina del grano non tollerata dai celiaci) e aspartame, contenuto soprattutto nei cibi dolci, comprese caramelle e gomma americana. Banditi poi gli alcolici, in particolare quelli ad alto contenuto di istamina.

Tra i cibi cosiddetti protettivi o non nocivi, invece, troviamo quelli contenenti folati e vitamina D e, in genere, le diete a basso contenuto di grassi e carboidrati ma ricche di acidi grassi polinsaturi Omega 3 che si trovano soprattutto in pesci come salmone, merluzzo e capasanta.

Infine, parlando di condimenti, meglio preferire l’olio di semi di lino agli oli vegetali polinsaturi (mais, girasole e soia).

Importante da sapere è anche il fatto che una dieta corretta, oltre a ridurre gli attacchi di mal di testa, favorirebbe il controllo del peso e un ridotto rischio cardiovascolare.
Riza.it


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