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Donne e dieta: se non riusciamo a stare a dieta, forse è colpa degli ormoni

Per mantenersi in forma bisogna capire bene come funzionano i nostri ormoni. Lo assicurano Ennio Avolio e Claudio Pecorella, ideatori del metodo Cyclicity Diet, una strategia alimentare che, assecondando le variazioni ormonali del ciclo ovarico, associa i cibi che non minano il peso, ma mirano al benessere generale della donna, in un’ottica di longevità.

Questo protocollo è stato sperimentato su un gruppo di pazienti presso la Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata (Prof. Antonino De Lorenzo) ed è attualmente in fase di sperimentazione la valutazione della sua efficacia clinica per una migliore gestione di  alcune patologie – quali ovaio policistico, endometriosi, patologie cardiovascolari – presso la Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata (Prof. Antonino De Lorenzo), il laboratorio di Fisiologia e Patologie Metaboliche della University of California (Prof. Sushil Kumar Mahata) e il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, Università della Calabria (Prof. Marcello Canonaco), con cui i due biologi collaborano.

È la prima dieta che permetterebbe alla donna di fare pace col cibo. Non ci sono cibi da demonizzare, ma cibi con effetti diversi: alcuni macronutrienti in un determinato istante possono incidere maggiormente sul bilancio energetico e quindi sul peso, per via delle condizioni fisiologiche legate alla danza degli ormoni, cui ogni donna è sottoposta dall’età fertile alla menopausa.

Ormoni, cervello e alimentazione sono quindi legati a doppio filo, proprio perché il meccanismo biologico degli ormoni1 coinvolti nel ciclo ovarico (estrogeni, progesterone e androgeni), correlato a diverse funzioni del cervello (asse ipotalamo-ipofisi-ovaio), influenza il comportamento alimentare della donna e quindi il suo conseguente equilibrio nel peso.

Estrogeni e progesterone la fanno da padrone. Gli estrogeni perché riducono l’appetito e l’intake (fabbisogno) energetico e il progesterone perché ha un effetto appetito-stimolante. Questo significa che ci si può mantenere in forma, migliorando aspettativa di vita e invecchiamento, anche assumendo un’alimentazione più ricca di grassi, come il cioccolato fondente, se si è nella fase premestruale – con più alti livelli di progesterone e più voglia di cibi grassi e dolci – ma riducendo i carboidrati raffinati e preferendo i cibi proteici per appagare la sensazione di fame, se si è in quella follicolare – con livelli di estrogeni più elevati, in cui dovremo optare per cibi dall’effetto più diuretico, per contrastare la ritenzione idrica, per fare un esempio.

 

Ad approfondire l’argomento in modo scientifico è il libro Cyclicity Diet di Ennio Avolio e Claudio Pecorella (disponibile su Amazon € 17,00), edito da Falco Editore.

Cyclicity Diet è, di fatto, il primo libro in Italia che racconta in modo chiaro e documentato il collegamento delle variazioni cicliche degli ormoni femminili e della dieta, con suggerimenti pragmatici da introdurre immediatamente nella vita quotidiana, con un piano alimentare scandito in 28 giorni e durante la menopausa, che contrasta l’infiammazione di origine metabolica al fine di ripristinare le normali vie biochimiche.

Grazie a mirati interventi su dieta, esercizio fisico e fattori modificabili dello stile di vita, assecondando gli sbalzi ormonali, la paziente potenzierà al contempo la massa magra e ridurrà quella grassa, contrastando gli effetti infiammatori correlati all’obesità, in un’ottica di longevità. Questo è l’approccio forse più innovativo della nostra prescrizione dietetica” – ha dichiarato uno degli autori, Ennio Avolio, Biologo nutrizionista, Dottore di ricerca in biologia animale e specialista in Patologia Clinica presso l’Università della Calabria.

Cyclicity Diet non è una lotta ai chili di troppo perché paradossalmente avere una parte di tessuto adiposo nella donna è fisiologicamente sano, per questo vuole essere un metodo per acquisire un’alimentazione più corretta, per mantenersi in forma più a lungo, associando ad ogni fase ovarica la più appropriata attività fisica” – prosegue Claudio Pecorella, biologo nutrizionista e co-autore del libro.

 

Perchè Cyclicity Diet. 

Si parte dall’assunto che durante le prime due settimane, cioè dal 1° giorno della mestruazione al 14-17° giorno, periodo di ovulazione, grazie agli estrogeni, il metabolismo è più attivo e anche l’equilibrio glicemico è migliore, infatti ci sentiamo più energiche, più scattanti, più toniche, per questa ragione è consigliabile iniziare la dieta il primo giorno di mestruazioni, per aumentare l’aderenza al piano dietetico e garantirne il successo. Durante le due settimane successive all’ovulazione, cioè dal 18° al 28° giorno (se il ciclo è regolare), si comincia a percepire una sorta di “frenata”, aumento del gonfiore e ritenzione idrica, oltre che voglia di dolci: colpa del calo di serotonina che provoca anche un calo dell’umore. È proprio in questa fase che il metabolismo e la gestione degli zuccheri da parte dell’insulina cambia e dovrebbe quindi cambiare l’alimentazione.

Vademecum dei super cibi anti-età.

Via libera, quindi, nelle diverse fasi del ciclo2 – nelle fasi di transizione alla menopausa e durante la menopausa – ai cibi, ricchi di proprietà antiossidanti come cioccolato fondente, olio extra vergine d’oliva, frutta secca, avocado, frutti di bosco, curcuma, perché contrastano l’infiammazione “silente” che è correlata alle disfunzioni metaboliche e cardiovascolari, oltre ad essere fonti di vitamine e minerali.

È importante assumere cibi ricchi di Omega 3 come pesce azzurro e olio di canapa, perché aiutano a prevenire malattie cardiovascolari, ischemie, tumori, in particolare al seno e al colon, patologie neurodegenerative in donne di tutte le età, ma soprattutto aiutano a ridurre le vampate di calore in menopausa.

Via con carboidrati a basso indice glicemico (frutta e verdura) e cibi ricchi di proteine altamente digeribili, come il pane di segale o integrale, la quinoa, i semi di zucca o di girasole.

Via libera anche ai cibi ricchi di ferro, da associare a cibi ricchi di vitamina C che ne facilitano l’assorbimento, per compensare le perdite ematiche della fase mestruale, ma anche calcio, limitando l’apporto di sodio, che ne ostacola l’assorbimento. Ecco perché, rucola a volontà, agretti, verdure a foglia verde (cicoria catalogna, cime di rapa, rucola e lattuga), broccoli, sedano da costa, finocchio, cavoli e porri.

Infine, serve attenzione a garantire il giusto apporto di vitamina D, contenuta in buone quantità nei legumi secchi, carciofi, cardi, indivia e spinaci. Questa vitamina, infatti, nell’età senile diminuisce, nel caso, va integrata secondo le linee guida, per la protezione della salute delle ossa, soprattutto in menopausa, dove si promuovono i benefici di fitoestrogeni, fibre solubili e altri componenti.

Via libera anche ai digiuni intermittenti di 16 ore (nella fase follicolare tardiva con assenza di colazione), perché l’azione antinfiammatoria è il fine ultimo di questa dieta. Il digiuno permette la formazione dei corpi chetonici che sono utilizzati come fonte energetica per il cervello3. Lo scopo del digiuno controllato nella donna ha l’effetto di favorire l’innalzamento dell’umore e combattere lo stress ossidativo e i livelli d’infiammazione insieme al mantenimento del peso e al rafforzamento del sistema immunitario. Una restrizione calorica controllata permette al corpo della donna di controllare l’infiammazione perché, l’infiammazione cronica, diventerebbe nel corso del tempo dannosa per il nostro organismo.

Menopausa.

La perdita di estrogeni dopo la menopausa, indipendentemente dall’invecchiamento, aumenta la sintesi del tessuto adiposo totale e ne modifica la distribuzione, portando la donna ad aumentare di peso anche mangiando quantità di cibo esigue. Il cambiamento nella concentrazione di questi ormoni ovarici nella menopausa tende ad alterare anche quello che è il bilancio energetico ed è per questo motivo che le donne in post-menopausa tendono ad aumentare velocemente il peso se non sottoposte a regimi alimentari controllati.

Esercizio fisico.

L’attività fisica consigliata oscilla in base alla capacità prestativa della donna: ridotta (1-4) e potenziata tra il 16° e il 28° giorno. Si parte quindi da walking streching, tecniche di rilassamento, yoga; passando da un allenamento [fase follicolare (5-11)]: gradualmente più intenso con circuiti specifici e allenamenti con i pesi 2 giorni alternati, attività cardio fitness 2-3 giorni (ad es. aerobico anaerobico alternato tipo circuito) visto il graduale miglioramento delle capacità prestative prevalentemente di tipo aerobico con la presenza di più acidi grassi circolanti e un minor catabolismo proteico; fase periovulatori (12-15) allenamento moderatamente pesante. Fase luteale (16-28) L’alta capacità prestativa si prolunga per una settimana circa in questa fase in cui si consiglia di proseguire con allenamenti di controresistenza moderatamente pesanti fino al giorno 21 circa. Il consiglio è di alternare allenamenti con i pesi con un allenamento cardiovascolare con l’obiettivo di ottimizzare il dispendio energetico già fisiologicamente più alto in questa fase soprattutto se finalizzato al dimagrimento. Dal giorno 22 inizia una graduale diminuzione delle capacità prestative no alla fase mestruale dove si consiglia la riduzione progressiva dei carichi di lavoro.

Gli Autori.

Ennio Avolio e Claudio Pecorella, entrambi biologi specializzati nelle migliori Università italiane ed estere ed autori di numerosi lavori scientifici su prestigiose riviste mediche internazionali, hanno dedicato negli ultimi anni le loro attività di studio sui meccanismi di controllo dietetico in risposta alle variazioni ormonali femminili. Sono gli ideatori della metodologia dietetica ciclica conosciuta come Cyclicity Diet e collaborano inoltre con Università italiane ed americane tra cui la University of California con la quale hanno attualmente in corso diversi progetti riguardanti la nutrizione e le patologie metaboliche.

1 Gli ormoni che regolano le fasi principali del ciclo sono il GnRH, l’FSH, l’LH, il progesterone e gli estrogeni. Gli ormoni sono secreti in vari siti e in particolare il GnRH viene secreto dall’ipotalamo, la gonadotropina FSH e l’LH sono secreti dalla ghiandola pituitaria anteriore, mentre gli estrogeni e il progesterone sono secreti dalle ovaie. Il GnRH stimola il rilascio di LH e di FSH da parte dell’ipofisi anteriore, che a sua volta stimola il rilascio di estrogeni e di progesterone dalle ovaie. Questi stimoli, naturalmente, hanno un effetto importante sul bilancio energetico della donna che porteranno ad aumentare o diminuire il dispendio energetico, a prescindere dall’attività fisica, nelle diverse fasi del ciclo ovarico.

2 follicolare (giorni 1-4), follicolare tardiva (giorni 5-11), fase periovulatoria (giorni 12-15), fase luteale (giorni 16-28)

3 Nel digiuno la chetonemia non è un fatto patologico ma un adattamento biochimico fondamentale per assicurare una lunga sopravvivenza.

Ufficio Stampa Be Public

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Obesità e gravidanza

L’obesità è ormai ufficialmente identificata come un’epidemia globale, considerata come uno dei più grandi problemi di salute del XXI secolo.

I recenti dati dell’OMS sono allarmanti: dal 1975 la prevalenza a livello mondiale dell’obesità è quasi triplicata e si è attestata al 13%, con un valore assoluto di 650 milioni di individui obesi al di sopra dei 18 anni; 41 milioni i bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso o obesi; più di 340 milioni i bambini e gli adolescenti tra i 5 e i 19 anni che convivono con l’obesità.

L’obesità può impattare sull’individuo fin dal suo concepimento: molto frequenti, infatti, i casi di donne incinte obese a causa di una pregressa obesità o di un eccessivo aumento di peso durante la gestazione.

L’obesità materna costituisce un serio problema che si associa ad esiti avversi sia materni sia perinatali: aumenta, infatti, i tassi di aborto e le complicanze ostetriche e neonatali con conseguente riduzione del tasso di nascita di bambini in buona salute1. Oltre alle conseguenze negative per la madre, l’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche durante la vita della prole, soprattutto in adolescenza ed età adulta, come le malattie cardiovascolari, la sindrome metabolica, il diabete di tipo 2, l’osteoporosi, il cancro e ritardo nel neurosviluppo1. Infine, la programmazione fetale della funzione metabolica indotta dall’obesità può avere effetto intergenerazionale e potrebbe, quindi, tramandare l’obesità nella generazione successiva1 – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Risulta quindi essenziale prevedere interventi medici, modifiche del comportamento alimentare e dello stile di vita con diete e aumento dell’esercizio fisico per ridurre il peso nelle donne prima del concepimento di un bambino e per rompere il circolo vizioso dell’obesità intergenerazionale.

Inoltre, sarebbe auspicabile che la ricerca scientifica si concentrasse sul periodo di sviluppo perinatale per individuare gli interventi adeguati che possono ridurre gli effetti per tutta la vita dell’obesità sulla salute della prole.

 

1 Daniela Galliano and José Bellver, “Female obesity: short- and long-term consequences on the offspring”, Ginecological Endocrinology 2013

 

 


“SIPPS & FIMPAGGIORNA 2018: Dalle Linee Guida alle Buone pratiche clinico-assistenziali”

Il 28 febbraio scorso, a Caserta, si è aperto lo storico Corso residenziale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) & FIMPAGGIORNA 2018.

Sede dell’evento, dal titolo SIPPS & FIMPAGGIORNA 2018: Dalle Linee Guida alle Buone pratiche clinico-assistenziali, l’Hotel Novotel di Caserta, dove si sono dati appuntamento medici chirurghi specialisti in allergologia e immunologia clinica, ematologia, endocrinologia, gastroenterologia, malattie dell’apparato respiratorio, patologie infettive, neonatologia, oncologia, chirurgia plastica e ricostruttiva. Nella città famosa in tutto il mondo per la Reggia, spazio anche all’oftalmologia, all’ortopedia e traumatologia, all’otorinolaringoiatria, ma senza dimenticare la medicina generale, la continuità assistenziale e la pediatria.

Organizzato dalla SIPPS e dalla Federazione Italiana Medici Pediatri, il Corso rientra nel programma di Educazione Continua in Medicina del Ministero della Salute.

Nel pomeriggio, dalle ore 18.00 alle ore 21.00, è iniziata la sessione “Diete vegetariane in gravidanza e in età evolutiva. Alimentazione in età pediatrica”.

La SIPPS, insieme alla FIMP e alla Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP), ha deciso di approfondire, attraverso una Position Paper, il problema dell’adeguatezza delle diete vegetariane relativamente alla crescita ed allo sviluppo neurocognitivo dei bambini, nonché dei loro effetti come fattori di esposizione (sia di rischio che di prevenzione) per le patologie trasmissibili e non trasmissibili e per i disturbi della condotta alimentare, sulla base della ricerca e della valutazione delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, condotte secondo criteri metodologici validati.

Anche in Italia, come nel resto del mondo il numero delle persone che abbracciano stili alimentari diversi, fra cui quelli vegetariani, declinati nelle varie forme, è in aumento. In alcuni casi intere famiglie, a volte con conoscenze nutrizionali insufficienti, abbracciano nuovi modelli alimentari, intraprendendo un percorso che necessita peraltro di assunzioni calibrate dei diversi alimenti. I bambini quindi, soprattutto in questi casi, potrebbero venir esposti a stili alimentari non ideali per la loro crescita” – ha spiegato Margherita Caroli, coordinatore della Position Paper sulle diete vegetariane in gravidanza e relatrice.

Per un corretto sviluppo del bimbo le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto considerando l’ambito neurologico, psicologico e quello motorio – ha affermato il relatore Andrea Vania, Professore di Nutrizione Pediatrica all’Università La Sapienza di Roma.

Non è da escludere a priori il vegetarianesimo ma latte, uova ed alimenti ricchi di vitamina B12, oltre a ferro e omega 3 devono trovare posto in tavola. Fin dai primi mesi di vita, precisano gli esperti, la scelta migliore è quella che prevede il consumo prevalente di alimenti vegetali l’uso limitato di prodotti animali.

La centralità del bambino è da sempre l’obiettivo primario per le diverse componenti dell’universo pediatrico. Questa condizione non può che basarsi sull’attenzione e l’impegno che ogni professionista deve mettere nello stare al passo con i tempi attraverso l’aggiornamento professionale, l’utilizzo delle linee guida ed il buon senso che deve sempre ispirarlo, senza dimenticarsi dell’interazione multidisciplinare, divenuta oramai necessaria ed indispensabile” – ha spiegato Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS e Coordinatore Scientifico.

Questi ingredienti costituiscono un sistema virtuoso, in cui il bambino è il protagonista assoluto. Questi i principi del “SIPPS & FIMPAGGIORNA 2018: Dalle Linee Guida alla Buone pratiche clinico-assistenziali” che hanno dato vita ad un programma scientifico articolato ed assolutamente originale, in grado di regalarci la certezza di un’indubbia crescita professionale, se insieme avremo tracciato questo percorso” – ha concluso Maria Carmen Verga, Segretario Nazionale SIPPS.

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Il 7 marzo, c’è stato il secondo appuntamento del Corso, e si è discusso su come “USARE INTERNET PER UNA CORRETTA COMUNICAZIONE SULLA SALUTE. CORSO DI ALFABETIZZAZIONE DIGITALE PER MEDICI”.

Il 14 marzo, il terzo appuntamento “USO APPROPRIATO DEI LATTI SPECIALI NEI DISORDINI FUNZIONALI GASTROINTESTINALI E NELLA APLV – MALFORMAZIONI E DISMORFISMI CRANICI”.

E domani 21 marzo il quarto appuntamento del Corso, dove si discuterà di “ADOLESCENZA E TRANSIZIONE: DAL PEDIATRA AL MEDICO DELL’ADULTO NOVITÀ NELLA GESTIONE DELLA FEBBRE”.

Per gli altri appuntamenti, a questo link il Programma del Corso che terminerà il 16 maggio p.v.

Quanto valgono le alternative a base vegetale rispetto al latte vaccino?

Latte vegetale o latte di soia? Questo è il problema. Quale potrebbe essere l’alternativa migliore al latte animale?

Per capire quale tra latte vegetale e latte di soia sia più equilibrato, un gruppo di ricercatori dell’Università McGill (Canada) ha analizzato il latte di mandorla e quelli di soia, riso e cocco. Dallo studio, pubblicato sul Journal of Food Science Technology, sembra aver vinto il latte di soia.

Ma andiamo con ordine. Gli studiosi canadesi hanno confrontato le “versioni” non zuccherate dei diversi tipi di latte su una porzione da 240 ml.

Il latte di soia si è rivelato essere quello dal profilo nutrizionale più equilibrato con notevoli proprietà anti-cancerogene fornite dagli isoflavoni. Tra i contro, però, il retrogusto di fagiolo e la presenza di sostanze che riducono l’assunzione di nutrienti e la digestione.

Il latte di riso ha un sapore dolce e pochi elementi nutritivi, può essere un’alternativa per i pazienti con problemi di allergia causati dai semi di soia o dalle mandorle. Di contro è ad elevato contenuto di carboidrati e un suo alto consumo può portare a malnutrizione.

Il latte di cocco, invece (ampiamente consumato in Asia e Sud America) non ha proteine e contiene poche calorie (la maggior parte di grassi). Può aiutare a ridurre i livelli del colesterolo cattivo, ma i suoi valori nutrizionali vengono ridotti se il prodotto viene conservato per più di due mesi.

Il latte di mandorla, invece, ha un alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi che consentono di ridurre e gestire il peso in eccesso.

How well do plant based alternatives fare nutritionally compared to cow’s milk? – Sai Kranthi Vanga, Vijaya Raghavan – Journal of Food Science and Technology, January 2018, Volume 55, Issue 1, pp 10–20

FONTE | http://www.nutrieprevieni.it

Abbuffate serali, come prevenirle

Perdere peso in eccesso, adottare un regime alimentare più sano e soprattutto evitare le “abbuffate”, ossia i pasti troppo abbondanti sono obiettivi non facili da raggiungere per chi ha difficoltà a controllare il proprio rapporto con il cibo.

La corretta distribuzione dei pasti durante l’arco della giornata è una delle chiavi per adottare un regime alimentare più sano. Uno dei momenti maggiormente a rischio per chi tende a esagerare con l’introito di calorie è la sera. Uno studio americano evidenzia che oltre alle motivazioni psicologiche, come stress e stanchezza, nelle ore serali si verificano processi ormonali che inducono a un desiderio eccessivo di cibo.

Lo studio, condotto da ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, MD, e dalla Mount Sinai Icahn School of Medicine di New York City, New York, è stato recentemente pubblicato sull’International Journal of Obesity.

I nostri risultati suggeriscono che la sera è un momento ad alto rischio di eccesso di cibo, soprattutto se sei stressato e già incline a mangiare troppo. La buona notizia è che con questa informazione, le persone potrebbero prendere provvedimenti per ridurre il rischio di eccesso di cibo mangiando in precedenza, o trovando modi alternativi per affrontare lo stress” – spiega Susan Carnell,  professore associato di psichiatria e scienze comportamentali presso la Johns Hopkins University e primo autore dello studio.

S. Carnell, C. Grillot, T. Ungredda, S. Ellis, N. Mehta, J. Holst & A. Geliebter – Morning and afternoon appetite and gut hormone responses to meal and stress challenges in obese individuals with and without binge eating disorder – International Journal of Obesity – doi:10.1038/ijo.2017.307

FONTE | https://medicoepaziente.it

La promozione di un corretto e sano stile di vita comincia a scuola

Promossi, ma non a pieni voti, gli alunni delle scuole secondarie di primo grado degli Istituti Comprensivi del Lazio che hanno partecipato al progetto Sano chi Sa, realizzato dalla Regione Lazio – Area Promozione e Prevenzione della Salute – Direzione Salute e Politiche Sociali, in collaborazione con la Fondazione Pfizer.

Sanochisa: stile di vita sano e attivo per migliaia di studenti del Lazio

Il progetto Sano chi Sa è parte del programma di Promozione della salute e del benessere nelle scuole del Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018 ed ha coinvolto, ad oggi, negli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017 circa 60 Istituti Comprensivi.

Nell’anno scolastico 2015/2016 ha coinvolto circa 120 classi e 2.450 alunni della scuola secondaria di primo grado e 90 classi e circa 1.650 alunni della scuola primaria; nell’anno scolastico 2016/2017 hanno partecipato 35 Istituti con circa 60 classi e 1.750 alunni della scuola secondaria di primo grado e circa 110 classi e 2.300 alunni della scuola primaria.

Un sano e corretto stile alimentare, l’attività fisica e la consapevolezza dell’influenza che i mass media possono avere sul proprio stile di vita sono i temi del progetto.

Negli Istituti Comprensivi partecipanti, i docenti, formati dal personale esperto delle ASL del Lazio hanno svolto le attività in classe, con circa 10 ore curricolari alla realizzazione dell’intervento sui temi del progetto.

Hanno partecipato al progetto anche gli alunni delle classi terze della scuola primaria, per i quali è stato realizzato uno specifico intervento volto alla promozione del consumo di frutta e verdura.

Sulla piattaforma web www.sanochisa.it sono presenti tutti i materiali e gli strumenti didattici realizzati sulla base delle principali evidenze scientifiche (aree tematiche, manuali, video) e sono state fornite copie cartacee dei materiali didattici a tutti i docenti ed agli alunni delle scuole secondarie di I grado partecipanti.

Sanochisa: attività fisica regolare per quasi la meta degli studenti medi del Lazio

Il 40% degli alunni delle scuole secondarie di I grado del Lazio svolge attività fisica 3-4 volte a settimana e più di 1 su 4 (29,3%) dichiara una sedentarietà superiore alle 4 ore al giorno: questi i dati emersi dalla rilevazione effettuata al termine della realizzazione delle attività in classe, mediante la somministrazione di un questionario, appositamente costruito, nell’ambito del progetto Sano chi Sa (A.S. 2016/2017).

Rispetto all’alimentazione, il 58,3% degli studenti coinvolti nel progetto durante l’anno scolastico 2016/2017 riferisce di fare regolarmente colazione nei giorni di scuola, principio fondamentale di una corretta alimentazione, mentre il 25,5% la salta.

Il 45,6% effettua spuntini tra i due pasti principali, sia a metà mattina che nel pomeriggio, mentre il 13,7% dichiara di non farli. Il 18,3% di essi mangia frutta più volte al giorno ed il 23,5% invece la mangia una volta al giorno, tutti i giorni. Il 12,9% mangia verdura più volte al giorno ed il 13,2% la mangia una volta al giorno, tutti giorni. Il 28,5% mangia verdura 2-4 giorni a settimana ed il 22,3% beve bibite gassate o zuccherate almeno una volta a settimana.

L’84,3% degli alunni riferisce di cenare tutti i giorni insieme ai genitori e solo il 23% riferisce di fare colazione con loro tutti i giorni. Poco più del 40% degli studenti svolge attività motoria 3-4 giorni a settimana, ma solo l’11% pratica ogni giorno i 60 minuti di attività motoria raccomandata. Più di uno studente su 4, il 29,3%, dichiara una sedentarietà superiore alle 4 ore al giorno, senza considerare le ore trascorse seduti a scuola.

Sanochisa: studenti del Lazio almeno 2 ore al giorno su PC, tablet e smartphone

Una considerevole percentuale (41,5%) di alunni delle scuole secondarie di primo grado del Lazio utilizza quotidianamente per più di due ore PC, tablet o smartphone per fare i compiti e per chattare, ed il 14,9% invece li utilizza per più di 4 ore al giorno. I ragazzi riferiscono di comunicare soprattutto attraverso Whatsapp e WeChat (il 74,3% li usa tutti i giorni) e non usare mai o quasi mai l’e-mail. Il 26,6% impiega almeno un’ora al giorno per vedere video, attraverso TV, DVD, YouTube.

Sanochisa riparte con la YouTube-star Lorenzo Baglioni e la campionessa Sonia Malavisi

Per l’anno scolastico 2017/2018 hanno aderito e parteciperanno al progetto Sano chi Sa 59 Istituti Comprensivi, con 247 classi e 5.300 alunni della scuola primaria e 226 classi e circa 5.000 alunni della scuola secondaria di primo grado distribuite su tutto il territorio regionale, con la totale copertura di tutte le province ed ASL.

È stato realizzato un aggiornamento del sito web www.sanochisa.it con l’aggiunta di altri materiali, quali il videoclip “Web Simulator” sull’uso consapevole del web con la YouTube-star Lorenzo Baglioni e i “videoconsigli” di Sonia Malavisi, campionessa italiana di salto con l’asta all’aperto e testimonial del progetto per l’attività fisica.

Per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, a conclusione delle attività, sarà organizzato un concorso per l’ideazione di un elaborato creativo.

Sanochisa premiato come progetto innovativo della sanità italiana

Sano chi Sa è stato premiato ad Innova Salute – S@lute 2016, Ambito educazione alla salute e al wellbeing, riservato alle eccellenze progettuali della Sanità Italiana ed ha ottenuto un riconoscimento come progetto innovativo, ben articolato e di rilevanza sociale.

I dati ottenuti dalle rilevazioni effettuate e la premiazione a livello nazionale del progetto mettono in luce quanto è importante continuare a trattare temi relativi ai corretti stili di vita dei ragazzi e a proseguire con il lavoro di promozione della salute in ambito scolastico.


I modi migliori per godersi i pasti di Natale durante la gravidanza

La celebrazione del Natale è legata a doppio filo alle riunioni familiari che prevedono innumerevoli e abbondanti pasti. E’ ormai consolidato che, arrivato questo momento, le donne incinte abbiano dubbi su cosa possano o non possano mangiare.

La prima raccomandazione di Paloma Ramos, nutrizionista dell’Instituto Valenciano di Infertilità (IVI), è “non cambiare eccessivamente la dieta e, soprattutto, non perdere di vista la massima di non mangiare per due”.

Qualsiasi alimento crudo fa parte della lista di quelli proibiti. All’interno di questo gruppo si trovano molluschi, crostacei, il foie, i pesci affumicati o quelli sotto sale. Il sushi può essere consumato solamente se è stato congelato previamente a meno 20º gradi per 24 – 48 ore. La carne va bene ma deve essere molto cotta. E’ importante evitare i formaggi non pastorizzati, bianchi o blu, perché potrebbero contenere listeria, mentre si raccomanda di non mangiare gli insaccati ed i salumi non cotti perché potrebbero essere portatori di toxoplasmosi.

Esistono studi recenti che affermano che il prosciutto stagionato da più di 20 mesi elimina la toxoplasmosi, “anche se è meglio non correre il rischio”, consiglia la nutrizionista.

D’altra parte è possibile mangiare carne, pesce e uova, sempre che questi alimenti siano ben cotti. “Sono eccellenti per lo sviluppo dell’embrione”, aggiunge la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma. Alle donne incinte vegetariane si raccomanda l’assunzione di legumi durante la gravidanza, poiché i livelli di ferro risultano notevolmente inferiori alla norma (senza dimenticare che lo stesso deve essere integrato con le pasticche). Per un migliore assorbimento del ferro, sia sotto forma di alimenti sia sotto forma di pasticche, si raccomanda di evitare di assumere latticini un’ora prima e un’ora dopo, poiché è meglio accompagnarlo con la vitamina C (arancia, limone, pepe, ad esempio).

Sono inoltre raccomandati l’olio d’oliva, i formaggi stagionati e tutti gli alimenti che contengano acido folico come i broccoli, gli asparagi e le nocciole.

Gli specialisti di IVI ricordano che è sconsigliato bere bevande stimolanti e mangiare fegato per il suo elevato contenuto di vitamina A che, nelle prime settimane, può influenzare negativamente lo sviluppo del feto. E non si dovrebbe abusare del consumo di luccio, pesce spada e tonno rosso (per l’alto contenuto di mercurio e di metalli pesanti). Si possono invece mangiare pesci bianchi e salmone.

L’attenzione deve essere molto alta con le insalate o con le verdure crude che devono essere lavate accuratamente. “C’è più rischio di toxoplasmosi per frutta e verdura lavate male che per il prosciutto”, precisa Paloma Ramos, che raccomanda di “non mangiare insalate fuori casa, poiché non si conosce come siano state preparate. E in casa, lavarle molto bene, comprese quelle nelle buste di plastica”.

Rispetto al consumo di alcol, questo “deve essere pari a zero”, afferma con forza la nutrizionista. Unica eccezione, è possibile bere birra 0,0 (quella “senza” non va bene, poiché contiene quantità anche minime di alcol), per il suo apporto di vitamine, antiossidanti e minerali. Da questo punto di vista bisogna considerare gli apporti di vitamine e minerali presenti nei dolci come il torrone, dei quali non conviene “abusare”.

Concludiamo che, seguendo questi semplici consigli, si può godere appieno delle feste di Natale e affrontare i pasti di questi giorni pur mantenendo le linee guida sull’alimentazione prefissate dagli specialisti”- spiega Paloma Ramos.

 



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