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A Torino record negativo per il diabete nel Nord Italia

Fa tappa a Torino il programma Cities Changing Diabetes®, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo di Novo Nordisk, che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di evidenziare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire la malattia.

L’occasione è data dalla seconda edizione del Forum “Sustainable cities promoting urban health”, organizzato dall’Ambasciata di Danimarca in collaborazione con la Città di Torino e con il patrocinio di Istituto superiore di sanità, SDU-National Institute of Public Health di Danimarca, ANCI-Associazione nazionale comuni italiani, la corrispondente associazione danese KL, Health City Institute, Danish Healthy Cities network, Municipalità e Università di Aalborg.

Nell’anno in cui Roma, capitale d’Italia, è entrata a far parte del programma Cities Changing Diabetes® insieme alle metropoli già coinvolte dal 2014 ad oggi – Houston, Copenhagen, Tianjin, Shanghai, Vancouver, Johannesburg e Città del Messico – per costituire un laboratorio di ricerca real world, volto a comprendere come l’ambiente urbano favorisca l’insorgenza del diabete di tipo 2 e le sue complicanze, Torino, prima capitale dello Stato italiano, ospita quest’importante conferenza sul più che attuale tema della salute nelle città e del rapporto tra urbanizzazione e malattie croniche non trasmissibili, come appunto diabete e obesità.

La scelta del capoluogo piemontese non è frutto del caso. Infatti, nell’area della città metropolitana di Torino risiedono, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT, circa 121 mila persone con diabete. Torino occupa, in termini assoluti, la quarta piazza nella graduatoria della città metropolitane italiane per popolazione residente colpita dalla malattia – dopo Roma, Napoli e Milano. Tuttavia è di gran lunga al primo posto tra quelle del Nord Italia in termini percentuali. Paragonandola, ad esempio, alla vicina Milano, che la precede nella classifica con poco più di 144 mila residenti con diabete su oltre 3,2 milioni di abitanti – 4,5 per cento della popolazione -, le persone con diabete dell’area metropolitana torinese corrispondono al 5,3 per cento dei quasi 2,3 milioni di residenti.

Nel 1960 un terzo della popolazione mondiale viveva nelle città. Oggi si tratta di più della metà e nel 2050 sarà il 70 per cento. Allo stesso tempo, circa 400 milioni di persone soffrono di diabete e si prevede un aumento fino a 600 milioni nel 2035.  Il compito è chiaro: per combattere il diabete è necessario aumentare l’attenzione sulla salute e sullo sviluppo urbano in modo da creare ‘città vivibili’. In breve, dobbiamo creare un ambiente urbano che promuova la salute come una parte fondamentale dell’infrastruttura e delle funzioni delle città. In Danimarca abbiamo una grande esperienza nel rendere le città più vivibili, grazie a un approccio multidisciplinare che coinvolge molti stakeholder: la società civile, l’ente di edilizia residenziale pubblica, la scuola, le associazioni di pazienti e tanti altri” – ha detto Erik Vilstrup Lorenzen, Ambasciatore di Danimarca.

La nostra città è lieta di ospitare la seconda edizione di questo forum internazionale dedicato alla promozione della salute in contesto urbano. Quello della tutela della salute, insieme alla salvaguardia dell’ambiente, rappresenta una priorità anche per le politiche di chi è chiamato ad amministrare le città, soprattutto quando si tratta di centri a dimensione di metropoli. Come amministratori pubblici dobbiamo sempre tener conto che ogni scelta, ogni intervento in tema di urbanistica, di viabilità, di welfare o in altri ambiti, deve essere attuato facendo in modo che qualunque sia lo scopo del provvedimento, esso si integri con l’obiettivo di garantire maggiore benessere alla comunità cittadina, anche dal punto di vista della tutela della salute” – ha dichiarato la Sindaca di Torino, Chiara Appendino.

Per la Sindaca Appendino è anche “molto importante che i Comuni assicurino collaborazione e sostegno a enti e istituzioni che investono in ricerca e svolgono attività di informazione e sensibilizzazione su cure, modalità di prevenzione e sulla promozione di stili di vita corretti, che possano contribuire a ridurre la possibilità di ammalarsi”.

Oltre 3 miliardi di persone nel mondo vivono oggi in città metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni. 10 anni fa, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la popolazione mondiale residente in aree urbane ha superato la soglia del 50 per cento e questa percentuale è in crescita, come indicano le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2030, 6 persone su 10 vivranno nei grandi agglomerati urbani, nel 2050 7 su 10.

È una tendenza che, di fatto, in questi ultimi 50 anni sta cambiando il volto del nostro pianeta e che va valutata in tutta la sua complessità. Grandi masse di persone si concentrano nelle grandi città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente, e la popolazione urbana mondiale cresce anno dopo anno. Le città stesse ed il loro modello di sviluppo devono essere quindi oggi in prima linea nella lotta contro le criticità connesse al crescente inurbamento e, ovviamente, la salute pubblica occupa fra queste un posto di primaria importanza” – ha spiegato Roberto Pella, Vicepresidente vicario ANCI.

Un esempio concreto del ruolo attivo e positivo delle amministrazioni cittadine su questo versante viene dalla Danimarca.

“Gli sforzi destinati alla promozione della salute e della prevenzione delle malattie hanno subito un significativo miglioramento, se non altro dal punto di vista della professionalità, da quando sono diventate, a partire dal 2007, responsabilità delle municipalità. Oggi, gli interventi sono concentrati sui fattori di rischio che hanno il maggiore impatto sulla salute pubblica, come gli stili di vita, si basano sulle evidenze acquisite e sono implementati con grande qualità. Nelle nostre città, la salute pubblica costituisce una responsabilità condivisa da tutti e coinvolge la pianificazione urbana, ma anche gli asili nido, i programmi doposcuola e le aree sociali e dell’occupazione. Le politiche e le pianificazioni locali e nazionali su educazione, lavoro e ambiti residenziali, sono riconosciuti come elementi prioritari nella promozione della salute” – ha detto Tine Curtis, Direttore del centro di prevenzione di KL, l’associazione dei comuni danesi.

Un filo sottile ma evidente lega il fenomeno dell’inurbamento alla crescita di malattie come il diabete. Esiste infatti una suscettibilità genetica a sviluppare la malattia, cui si associano fattori ambientali legati allo stile di vita. Oggi, vive nelle città il 64 per cento delle persone con diabete, l’equivalente di circa 246 milioni di persone, ma il numero è destinato a crescere. La principale arma a disposizione per frenare questa avanzata è la prevenzione, attraverso la modifica di quei fattori ambientali, educativi e culturali che la favoriscono. Per questo motivo è nato Cities Changing Diabetes®.

Il programma non nasce con lo scopo di sostituirsi o di soppiantare il considerevole lavoro già in atto, in tutto il mondo, per affrontare il tema del diabete nelle città. Specialisti, accademici, istituzioni e comunità conoscono molto bene il problema. L’obiettivo è di dar vita a un movimento di collaborazione internazionale in grado di unire le forze per proporre e trovare attraverso l’analisi delle best practice soluzioni per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte sembra avere in questo fenomeno” – ha chiarito Steffen Nielsen, Director Cities Changing Diabetes, Novo Nordisk A/S.

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Italia leader nella lotta al diabete nelle città

Italia in cattedra a Houston, nell’ambito del secondo Summit internazionale del programma Cities Changing Diabetes.

Presentato dalla delegazione italiana il parere adottato a Bruxelles dal Comitato Europeo delle Regioni per richiamare l’attenzione della Commissione Europea e degli organismi internazionali sul tema della salute nelle città.

Il documento è stato approvato dall’assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’Unione Europea, su proposta del gruppo italiano, guidato da Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Sindaco di Catania.

Il parere, votato a larga maggioranza, si propone l’obiettivo di promuovere la salute nelle città per migliorare la qualità della vita dei cittadini dell’Unione europea e discende dalle numerose iniziative intraprese in Italia per affrontare il crescente fenomeno dell’urbanizzazione e delle relative problematiche di salute che lo stesso fenomeno comporta” – spiega Roberto Pella, Sindaco di Valdengo (Biella) e Vicepresidente vicario ANCI.

Per affrontare questa sfida a livello globale, nel 2014 è nato il programma Cities Changing Diabetes, promosso e sostenuto da University College London, Steno Diabetes Center di Copenaghen e Novo Nordisk. Attraverso il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, Università, mondo della ricerca e società civile, il programma, già attivo in otto metropoli mondiali – Città del Messico, Copenaghen, Houston, Johannesburg, Shangai, Tianjin, Vancouver e Roma – si propone di porre un freno alla crescita della malattia, che non può e non deve considerarsi né inevitabile né inarrestabile.

Nel 2010, per la prima volta nella storia, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana attestava il dato al 70 per cento. Se guardiamo al nostro Paese, notiamo che più di un italiano su 3 (il 37 per cento) vive oggi nelle 14 città metropolitane. Come corollario, riscontriamo una crescita delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, che sono fortemente legate ai profondi cambiamenti di stile di vita che tutto ciò comporta nelle popolazioni” – dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

In Europa si ha anche, in linea con l’aumento della aspettativa di vita, la tendenza a un incremento delle classi di età più anziane, e il combinato di invecchiamento della popolazione e impennata delle malattie croniche genera la parte più consistente dei costi dei sistemi di protezione sanitaria, e il problema della sempre più complessa sostenibilità dei sistemi di welfare e sanitari. Per queste ragioni, ci è parso di fondamentale rilevanza, e urgenza, accendere il dibattito politico europeo, che molta parte ha nella determinazione e nell’orientamento delle politiche pubbliche, sull’analisi dei contesti sociali e ambientali, dei bisogni emergenti, degli stili di vita e delle aspettative del cittadino” – riprende Roberto Pella, Sindaco di Valdengo (Biella) e Vicepresidente vicario ANCI.

Il parere del Comitato delle Regioni, dal titolo “La salute nelle città: bene comune”, formula una serie di raccomandazioni relative a settori di intervento politico prioritario quali la progettazione urbana, la mobilità, l’ambiente e un’alimentazione sana, l’istruzione, lo sport e la governance delle città.

Prende spunto dall’omonimo Manifesto che Health City Institute, un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, Università di Roma Tor Vergata, Istat e Censis, ha messo a punto in Italia nel 2016 e che delinea gli elementi chiave che possono guidare le città a studiare ed approfondire i determinanti della salute nei propri contesti e a fare leva su di essi per definire strategie tese a migliorare gli stili di vita e il benessere psico-fisico del cittadino”, dice Stefano da Empoli, presidente I-Com e vicepresidente Health City Institute.

Ogni punto del Manifesto – illustrato al consesso di Houston da Andrea Lenzi – contiene le azioni prioritarie per il raggiungimento di questo obiettivo, promuovendo partenariati pubblico–privato per l’attuazione di progetti di studio.

Alla base 10 principi-obiettivo, che danno un’idea della complessità delle sfide per le città e i loro amministratori, nella consapevolezza che possano essere vinte solo se si mettono al lavoro le migliori intelligenze disponibili a livello nazionale e locale nelle tante discipline interessate:

  1. Ogni cittadino ha diritto ad una vita sana ed integrata nel proprio contesto urbano. Bisogna rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane.
  2. Assicurare un alto livello di alfabetizzazione ed informazione sanitaria per tutti i cittadini, aumentando il grado di autoconsapevolezza.
  3. Inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici, con particolare riferimento ai rischi per la salute nel contesto urbano.
  4. Incoraggiare stili di vita sani nei luoghi di lavoro, nelle grandi comunità e nelle famiglie.
  5. Promuovere una cultura alimentare appropriata attraverso programmi dietetici mirati, prevenendo l’obesità.
  6. Ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive e motorie per tutti i cittadini incentivando la creazione e il pieno utilizzo di infrastrutture sportive e spazi verdi.
  7. Sviluppare politiche locali di trasporto urbano orientate alla sostenibilità ambientale e alla creazione di una vita salutare.
  8. Creare iniziative locali per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche, trasmissibili e non trasmissibili.
  9. Considerare la salute delle fasce più deboli e a rischio quale priorità per l’inclusione sociale nel contesto urbano.
  10. Studiare e monitorare a livello urbano i determinanti della salute dei cittadini, attraverso una forte alleanza tra Comuni, Università, Aziende sanitarie, Centri di ricerca, industria e professionisti.


Salute nelle Città: un appello per migliorarla

Si torna a parlare di salute nelle città e questa volta direttamente con i primi cittadini, in occasione della 34ma Assemblea nazionale ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani che si è svolta a Vicenza, con la presentazione della “Lettera aperta ai Sindaci italiani per promuovere la salute nelle città come bene comune”.

A loro infatti è rivolto l’invito ad attivarsi nel creare reti di collaborazione pubblico-privato, mettere in atto politiche urbane che abbiano come priorità la salute dei cittadini, impegnarsi nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, che costituiscono la “nuova epidemia urbana”, come sempre l’Oms definisce questo fenomeno.

La lettera – condivisa e firmata da Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, Roberto Pella, Vice presidente vicario ANCI, in rappresentanza del Gruppo di lavoro dell’associazione su “Urban health”, Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI, Antonio Decaro, Presidente ANCI, Simona Arletti, Presidente Rete italiana città sane dell’Oms, Angelo Lino Del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità, Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva, Giovanni Malagò, Presidente Coni e Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità – è stata illustrata nel corso della sessione “Promuovere la salute nelle città come bene comune” organizzato nell’ambito dell’Assemblea nazionale ANCI in collaborazione con Novo Nordisk, Cities Changing Diabetes, Health City Institute, Federsanità ANCI e Sport city 3.0.

Nell’occasione è stata anche presentata la rivista Urbes, il primo magazine europeo sostenuto da Health City Institute, che raccoglie idee, progetti e lavori socio-scientifici su come affrontare i problemi connessi al rapporto tra urbanizzazione e salute.

Cento anni fa solo il 20% della popolazione mondiale viveva in città. Per la metà del secolo arriveremo al 70% di residenti nelle aree urbane”, commenta Roberto Pella.

L’aumento è straordinario, al ritmo di 60 milioni di persone che ogni anno si spostano da ambienti rurali verso le città, soprattutto nei Paesi a medio reddito. Non solo, le proiezioni mostrano che nei prossimi 30 anni la crescita globale avverrà virtualmente soltanto nelle aree urbane. Ma se oggi circa il 10% della popolazione urbana vive in megalopoli, con oltre 10 milioni di abitanti, ormai presenti in ogni angolo del pianeta, saranno soprattutto le città più piccole a sostenere la quota maggiore di incremento”, continua Pella.

Nell’Unione europea, fatta eccezione per la Francia, le aree urbane tendono a registrare incrementi demografici più elevati a causa del saldo migratorio. In Italia, quasi 4 cittadini su 10 risiedono nelle 14 città metropolitane.

Lo spostamento verso le aree urbane è caratterizzato da cambiamenti sostanziali dello stile di vita rispetto al passato: cambiano le abitudini, i lavori sono sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce”, sostiene Andrea Lenzi.

Fattori sociali, questi, che rappresentano un potente volano per le cosiddette malattie della società del benessere: obesità e diabete”.

Ciò è sostanziato dai fatti, che vedono crescere in maniera esponenziale nel mondo il numero di persone obese o con diabete, vicino alla soglia del mezzo miliardo, con – già oggi – 250 milioni di persone con diabete, due terzi del totale, vivere nelle città, secondo Idf-International diabetes federation.

Per analizzare il contesto economico-sanitario, sociologico, clinico-epidemiologico e politico-sanitario e per studiare i determinanti della salute nelle città, nel 2015 è nato in Italia l’Health City Institute, un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, Università Tor Vergata di Roma, Istat e Censis

Health City Institute ha messo a punto, nel 2016, il manifesto “La Salute nelle città: bene comune”, che si propone di offrire alle istituzioni e alle amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio di questi determinanti nei propri contesti urbani e fare leva su di essi per mettere a punto strategie per migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino. Il documento venne presentato ad Anci, che volle condividerne lo spirito e le finalità, agendo consapevolmente.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha infatti modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione, presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione.

In conclusione, nella lettera ai primi cittadini viene rivolto questo appello:

Abbiamo bisogno di avere come obiettivo prioritario che la salute nelle città sia un bene comune. In caso contrario, la salute di milioni di abitanti delle nostre città è in gioco. Aiutateci a sostenere, promuovere e sottoscrivere il Manifesto della salute nelle Città, quale strumento per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini e in particolare delle generazioni future”.




Allarme degli esperti, crescono in parallelo popolazione urbana e malattie croniche non trasmissibili

Un allarme e un invito sulla “nuova epidemia urbana”, come è definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il fenomeno dell’aumento delle malattie croniche non trasmissibili nelle città,  sono stati contemporaneamente lanciati il 3 luglio scorso, ai quasi 8.000 Sindaci italiani, in occasione del 2nd Health City Forum organizzato a Roma da Health City Institute, Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Roma Capitale, in collaborazione con il programma Cities Changing Diabetes promosso da University College London (UCL) e Steno Diabetes Center, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk.

Con una “Lettera aperta ai Sindaci italiani per promuovere la salute nelle città come bene comune”, Antonio De Caro, Presidente ANCI e Sindaco di Bari, Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI e Sindaco di Catania, e Roberto Pella, Vice presidente vicario ANCI, in rappresentanza del Gruppo di lavoro dell’associazione su “Urban health”, hanno sollecitato i colleghi ad attivarsi nel creare reti di collaborazione pubblico-privato, mettere in atto politiche urbane che abbiano come priorità la salute dei cittadini, impegnarsi nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, per fronteggiare questa emergenza. La lettera aperta è stata condivisa e firmata anche da Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità, Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, Giovanni Malagò, Presidente Coni, e Simona Arletti, Presidente Rete italiana città sane dell’Oms.

Oggi 1 abitante del pianeta su 2 vive in ambiente urbano; il dato era 1 su 3 nel 1950 e sarà 2 su 3 nel 2050. Nel 1950 vivevano nelle città 746 milioni di persone, diventate oggi 3,9 miliardi, con una proiezione di crescita di ulteriori 2,5 miliardi da qui al 2050”, ha ricordato Roberto Pella, citando i dati del rapporto World Urbanization Prospects delle Nazioni unite.

Secondo lo stesso documento, è una percezione errata quella secondo cui il fenomeno dell’inurbamento, ossia la fuga dalla campagna verso la città, riguardi prevalentemente le megalopoli: i 28 agglomerati urbani con oltre 10 milioni di abitanti, guidati da Tokyo con 38 milioni, Nuova Delhi (25 milioni), Shangai (23 milioni), Città del Messico, Bombay e San Paolo (21 milioni). Oppure le 43 megacittà tra i 5 e i 10 milioni di abitanti o ancora le oltre 400 tra 1 e 5 milioni. Nelle 28 megalopoli, infatti, ha trovato casa solo il 12,5 per cento della popolazione urbana mondiale; più della metà vive in città con meno di 500mila abitanti: città come Bologna, Firenze, Bari, Verona.

I fenomeni del crescente inurbamento e della conseguente urbanizzazione sono legati a doppio filo con un altro accadimento: la crescita drammatica delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, provocata anche dalle modifiche agli stili di vita alimentari e fisici”, ha spiegato Andrea Lenzi, sottolineando come oggi sul pianeta vivano 415 milioni di persone con diabete, mentre erano solo 285 milioni nel 2010, e siano oltre 2,2 miliardi gli esseri umani sovrappeso od obesi, con la prevalenza – ossia la percentuale sulla popolazione – dell’obesità raddoppiata in oltre 70 Paesi a partire dal 1980.

Questi numeri fotografano una situazioneche riguarda anche il nostro Paese, come viene rilevato dai dati del Ministero della salute e dell’Istat. Per questo chiediamo di porre come priorità la salute e che la stessa sia nelle agende e nelle strategie del buon vivere nelle nostre cittàscrivono i firmatari della lettera resa pubblica nell’occasione.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione”, ha detto Enzo Bianco.

Abbiamo bisogno di avere come obiettivo prioritario che la salute nelle città sia un bene comune. In caso contrario, la salute di milioni di abitanti delle nostre città è in gioco. Aiutateci a sostenere, promuovere e sottoscrivere il Manifesto della salute nelle Città, quale strumento per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini e in particolare delle generazioni future”, si conclude l’invito ai primi cittadini d’Italia.  


Sindaci italiani presentano all’Europa manifesto per “CITTA’ SALUTARI”

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Dalle politiche sul trasporto pubblico all’accessibilità delle informazioni sanitarie; dall’educazione sanitaria nei programmi scolastici alla promozione dello sport e di una corretta alimentazione.

Il ruolo dei Comuni e dei Sindaci, anche in veste di autorità sanitarie locali, è al centro del Manifesto “La salute nelle Città: bene comune”, presentato a Roma il 16 febbraio scorso e la cui approvazione verrà proposta al Parlamento europeo da parte della delegazione italiana del Comitato delle Regioni.

Il Manifesto realizzato da Health city institute con il patrocinio di ANCI, Federsanità, Istituto superiore di sanità e Cities changing diabetes, delinea i punti chiave e le azioni da mettere in campo nelle Città per migliorare gli stili di vita e lo stato di salute dei cittadini, con l’obiettivo di realizzare ‘Health cities’, ovvero città consapevoli dell’importanza della salute come bene collettivo e che quindi mettono in atto politiche mirate e chiare, per tutelarla e migliorarla. Ogni punto del manifesto contiene le azioni prioritarie per il raggiungimento di questo obiettivo, partendo da dieci assunti di base: tra questi la volontà di “rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane”, che si concretizza innanzitutto assicurando “un alto livello di alfabetizzazione e di accessibilità all’informazione sanitaria per tutti i cittadini”.

Tra i propositi principali, quello di “inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici; incoraggiare stili di vita sani; promuovere una cultura alimentare appropriata; ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive; sviluppare politiche locali di trasporto urbano orientate alla sostenibilità ambientale”. Il Manifesto impegna inoltre le città nella creazione di iniziative “per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche” e considerando “la salute delle fasce più deboli e a rischio quale priorità per l’inclusione sociale nel contesto urbano”. Ulteriore proposito, infine, è quello di “studiare e monitorare a livello urbano i determinanti della salute dei cittadini, attraverso una forte alleanza tra Comuni, Università, Aziende sanitarie, Centri di ricerca, industria e professionisti”.

Bisogna acquisire la piena consapevolezza che nella materia della salute l’Italia vuole giocare una partita importante in Europa. Per questo è molto importante fare squadra con Stato, Regioni, Comuni ed aziende sanitarie: indipendentemente dalle loro specifiche competenze i Sindaci non possono non occuparsi di queste problematiche” – ha sottolineato il presidente del Consiglio nazionale dell’ANCI e sindaco di Catania Enzo Bianco, in qualità di presidente della delegazione italiana del Comitato delle Regioni.

Questo documento è un vero atto parlamentare in stile europeo che parte da proposte chiare e raggiungibili e che ha già suscitato notevole interesse a livello comunitario”, ha ricordato Roberto Pella, vice Presidente dell’ANCI e relatore per la Commissione Nat del parere.

Il tema della salute nelle città è argomento dalle mille sfaccettature tra cui quella medico-scientifica. Per questa ragione il documento interessa fortemente il campo medico che deve operare in sinergia con esperti e amministratori”, ha sottolineato nel suo intervento Andrea Lenzi, coordinatore dell’Health city institute e presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Alla presentazione dell’iniziativa hanno preso parte anche Maria Rizzotti, vicepresidente della commissione Igiene e Sanità del Senato e Daniela Sbrollini, vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera. Il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, ha inoltre inviato un messaggio.

Il Manifesto – ha sottolineato Rizzotticoincide con un atto europeo in discussione al Senato sulle linee programmatiche dell’UE riguardo salute e prevenzione”, mentre Sbrollini ha rivolto un plauso al lavoro di squadra su questi temi promosso anche dall’ANCI, garantendo la “massima attenzione del Parlamento anche in raccordo con il Governo: “Entro marzo – ha annunciato – metteremo in calendario una risoluzione per la quale stiamo lavorando insieme ai ministeri della Sanità e dell’Istruzione”.

Ufficio stampa | ANCI


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