Posts Tagged 'anti infiammatori'

L’azione anti-infiammatoria del melograno come strategia nutrizionale preventiva nell’Alzheimer

melograna

Si chiama punicalagina ed è un polifenolo del melograno che potrebbe trovare posto un giorno nell’armamentario terapeutico del morbo di Alzheimer. E non solo.

La scoperta di Olumayokun Olajide, uno scienziato di origini nigeriane dell’Università di Huddersfield (UK), che dedica la sua vita allo studio delle proprietà anti-infiammatorie di prodotti naturali, è stata pubblicata su Molecular Nutrition & Food Research.

La punicalagina, secondo Olajide, potrebbe rallentare la progressione del morbo di Alzheimer, attenuando i sintomi legati alla neuro-infiammazione; ma potrebbe essere utile anche nel trattamento della sintomatologia dolorosa dell’artrite reumatoide e di altre patologie infiammatorie e neurodegenerative.

Sono i risultati preliminari ottenuti dopo due anni di sperimentazione, che rappresentano la base per una nuova fase di ricerca, volta ad esplorare la possibilità di rallentare lo sviluppo di demenze tipo Alzheimer attraverso la somministrazione di questo polifenolo.

La punicalagina, secondo gli sperimentatori inglesi, è in grado di inibire la risposta infiammatoria della microglia (i macrofagi residenti nel sistema nervoso centrale), responsabile a sua volta della distruzione di gruppi di neuroni che determina il peggioramento delle condizioni dei pazienti con Alzheimer.

L’antiossidante del melograno non viene presentato come una possibile cura per questa condizione ma, secondo i ricercatori inglesi, potrebbe comunque riuscire a rallentare la progressione della malattia.

QuotidianoSanità

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Diclofenac: ritiro dal Mercato?

DICLOFENAC

Il Diclofenac, antinfiammatorio e anti-dolorifico, è sul mercato da circa 40 anni. Nel 2004, sulla base di pluriennali esperienze terapeutiche positive il farmaco è stato dichiarato vendibile senza prescrizione medica, al dosaggio 12,5 mg. Dal 2007 è possibile acquistarlo, previa ricetta medica, anche in confezioni da 25 mg a pasticca, con un dosaggio massimo giornaliero pari a 75 mg, come farmaco di automedicazione per dolori lievi o moderati da usare per periodi brevi (non oltre 4 giorni). Adesso i ricercatori vogliono che venga ritirato dal mercato.

Com’è possibile?

Sin della sua autorizzazione sono stati condotti numerosi studi sul Diclofenac, il cui numero è andato incrementandosi ogni anno di più. Nel 1990 Pubmed registra 145 studi aventi come tema il Diclofenac, nel 2012 ce ne sono stati ben 538, quasi quattro volte di più. Negli ultimi anni il Diclofenac è stato sempre più spesso associato ad un rischio più elevato di infarto e ictus. Dagli studi risulta che con gli antiinfiammatori non steroidei (FANS) come Rofecoxib, Diclofenac od Etoricoxib si verificano più frequentemente effetti collaterali a carico del sistema cardiovascolare che con altri farmaci come, per esempio, il naprossene.

Uno studio pubblicato su PLOS Medicine nel febbraio 2013 ha analizzato se il profilo di rischio del diclofenac, di cui si è a conoscenza già da molto tempo, trovi effettivamente riscontro nella prassi medica. Sembra che ciò non avvenga: gli autori hanno analizzato i dati delle vendite dell’anno 2011 provenienti da 15 paesi industrializzati, di recente industrializzazione ed in via di sviluppo. Questi riflettono che il Diclofenac è di gran lunga il FANS più venduto a livello mondiale. In questi 15 paesi il Diclofenac rappresenta il 28 percento delle vendite dei farmaci di questa categoria – tanto quasi quanto i tre principi attivi che lo seguono nella classifica dei più venduti messi assieme (Ibuprofene 11 %, Naprossene 9 % e acido mefenamico 9%). La Germania non faceva parte dello studio, ma anche qui il Diclofenac viene prescritto spesso o venduto senza ricetta in larga misura.

Per quale motivo?

Ci sono dietro delle strategie di marketing molto aggressive delle compagnie farmaceutiche” suppone il Prof. Dr. Christoph Stein, direttore medico e primario della Clinica anestesiologica dello Charité del Campus Benjamin Franklin a Berlino.

Quando un medico prescrive un FANS dovrebbe tenere conto della storia clinica e del profilo di rischio individuale del paziente. Secondo le raccomandazioni dell’OMS, specialmente per quanto riguarda i pazienti con problemi cardiovascolari appurati, i medici dovrebbero o evitare i FANS o prescriverne uno a cui è associato un rischio cardiovascolare basso. Per farlo i medici – stando al piano originale – dovrebbero orientarsi alle liste dei farmaci essenziali pubblicate dall’OMS ma anche da diversi enti nazionali. Il che significa anche che i farmacisti devono fornire informazioni accurate riguardo ai probabili rischi ed effetti collaterali anche per il Diclofenac a basso dosaggio esente da prescrizione.
Nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS nella categoria FANS si trovano Ibuprofen ed acido acetilsalicilico, ASA, ma non il Diclofenac. Ciò nonostante il Diclofenac è presente nelle liste nazionali di ben 74 paesi su 86 – il Naprossene, l’alternativa probabilmente più sicura, compare solo in 27 liste nazionali.

Una farsa, sostengono i ricercatori autori dello studio, le raccomandazioni delle liste nazionali andrebbero redatte su dati sicuri ottenuti dal confronto dei rischi legati all’utilizzo del farmaco e si dovrebbero prediligere i farmaci più sicuri”.

Nella loro meta-analisi i ricercatori hanno analizzato il profilo di rischio di diversi FANS. Specialmente il Diclofenac e l’Eterobix sono risultati nettamente peggiori rispetto all’Ibuprofen ed in modo particolare al Naprossene. Non risulta che il Diclofenac, provochi maggiori disturbi al tratto gastrointestinale rispetto agli altri FANS ma può indurre più spesso infarto o ictus. Un motivo sufficiente per chiedere il ritiro del Diclofenac dal mercato mondiale.

Allora quali alternative?

Il principio attivo del Diclofenac offre però anche numerosi vantaggi rispetto agli altri FANS: secondo uno studio in vitro del 1988, l’effetto del Diclofenac è quello più potente rispetto ai FANS più diffusi. Studi clinici hanno poi dimostrato che 25 mg di Diclofenac agiscono come 400 mg di Ibuprofen o 1000 mg di ASA, acido acetilsalicilico. Dato che il Diclofenac si diffonde rapidamente nei tessuti infiammati il principio attivo raggiunge l’effetto massimo in circa 30 minuti. Per l’Ibuprofen e l’ASA sono necessarie 1 o 2 ore. Ed il Naprossene, l’alternativa a quanto pare più sicura, con un tempo di assorbimento tra le 2 e le 4 ore è all’ultimo posto di questa classifica. Anche per quanto riguarda il rischio di accumulo il Diclofenac sembra avere la meglio: la sostanza viene rapidamente smaltita dall’organismo. Mentre il tempo di eliminazione (fino al dimezzamento della concentrazione) del Diclofenac è di una o due ore quello del Naprossene varia tra le 12 e le 25 ore.
Eppure il Prof. Stein ritiene che sia possibile anche in pratica sostituire il Diclofenac con altri FANS:

i cosiddetti “svantaggi” farmacocinetici possono essere compensati da tempi di assunzione differenti. La “potenza d’azione” si basa principalmente su studi in vitro, che non consentono di trarre conclusioni riguardo alla reale efficacia clinica spiega ancora. I FANS sono pericolosi in generale, a loro è associato un rischio più elevato di eventi cardiovascolari”.

Secondo il Prof. Stein, quando si prescrive un FANS è importante tenere presente i fattori di rischio individuali del paziente.

Qual è l’opinione dell’autorità competente a proposito del ritiro dal mercato ? L’istituto federale tedesco per i farmaci ed i dispositivi medici (BfArM) ha risposto in questo modo alle domande poste riguardo alla valutazione dei rischi connessi con il Diclofenac:

I rischi legati al Diclofenac sono ben noti e per questo già da tempo esistono specifiche controindicazioni e avvertenze particolari per l’utilizzo del farmaco nei malati affetti da patologie cardiovascolari. Al momento attuale si sta effettuando una nuova valutazione del Diclofenac ad opera della BfArM e dell’ Agenzia europea per i medicinali EMA. Non siamo ancora in grado di affermare quali misure verranno attuate per garantire per la sicurezza dei malati”.

È ancora da vedere, quindi, se il FANS più venduto verrà effettivamente ritirato dal mercato.

DocCheck News

L’aspirina inibisce la diffusione dei tumori

Uno studio pubblicato su Cancer Cell prova come gli anti infiammatori non steroidei interagiscano con i vasi linfatici alla base della trasmissione di cellule cancerogene.

L’aspirina può essere di aiuto contro il cancro perché riesce a bloccare alcune vie di diffusione dei tumori. Lo affermano gli scienziati del Melourne Peter CacCallum Cancer Center su Cancer Cell. “Abbiamo dimostrato che molecole come l’aspirina potrebbero effettivamente funzionare in questo ambito, riducendo la dilatazione dei vasi linfatici e quindi la capacità dei tumori di diffondersi nell’organismo“, ha detto Steven Stacker, primo autore della ricerca.
Finora non si era riusciti a provare che gli anti infiammatori non steroidei come l’aspirina potessero inibire la diffusione del cancro.
I ricercatori hanno scoperto i meccanismi alla base delle “linee di alimentazione” dei tumori studiando le cellule nei vasi linfatici. “In un certo senso – ha detto Stacker – abbiamo trovato un cardine di giunzione biochimico tra tutti questi diversi fattori”. La scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci, “che potrebbero contribuire a contenere molti tumori solidi, compresi il tumore al seno e il cancro alla prostata” .


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