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Campagna di Sensibilizzazione “La Crescita dei Bambini”

Il messaggio Buona crescita=Buona salute sintetizza molto bene l’obiettivo della Campagna di sensibilizzazione “La Crescita dei Bambini” che A.Fa.D.O.C. (Associazione Famiglie di Soggetti con deficit dell’ormone della crescita ed altre patologie) ha lanciato dal 17 al 22 settembre scorso.

In tutti i maggiori Centri di Endocrinologia Pediatrica è stato previsto un open day in cui le famiglie hanno potuto verificare gratuitamente la regolare crescita dei loro bambini.

Il 2018 è un anno molto speciale per tutti noi. Corre infatti l’anniversario dei 25 anni di attività di A.Fa.D.O.C. Un traguardo davvero importante che sarà festeggiato con tantissime iniziative. In particolare, come ogni anno a settembre, lanciamo questa importante campagna di sensibilizzazione per dare modo alle famiglie di avere una valutazione gratuita sulla crescita dei propri bambini, che è il principale indicatore di buona salute”  – ha sottolineato Cinzia Sacchetti, Presidente A.Fa.D.O.C.

Il mio consiglio è quello di non aspettare quando si ha un minimo dubbio che il proprio bambino stia crescendo poco o troppo lentamente. Una crescita irregolare potrebbe infatti nascondere problemi importanti che, se riscontrati precocemente e tempestivamente, possono essere affrontati nel modo migliore” – ha affermato Marco Cappa, Responsabile dell’Unità Complessa di Endocrinologia e Diabetologia del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero dell’Università Tor Vergata di Roma e dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e Palidoro e membro del Comitato Scientifico A.Fa.D.O.C. 

Tra le patologie croniche e rare legate al deficit dell’ormone della crescita che rientrano nell’ambito di azione di A.Fa.D.O.C.:

  • Deficit di GH (legato al cattivo funzionamento dell’ormone della crescita, in inglese GH, responsabile del controllo della crescita di ossa, muscoli ed organi),
  • Sindrome di Turner (si ha con l’assenza totale o parziale del secondo cromosoma X nel cariotipo femminile),
  • Panipopituitarismo (una condizione patologica determinata dalla carente secrezione di ormoni dell’ipofisi anteriore che crea una riduzione della normale funzionalità delle ghiandole endocrine periferiche),
  • SGA (nato piccolo per età gestazionale).

Sostenere moralmente e psicologicamente le famiglie e i pazienti, aiutandoli a superare l’impatto della diagnosi e i momenti di difficoltà durante tutto il percorso della terapia – che a volte dura tutta la vita – è la mission che A.Fa.D.O.C. Onlus persegue da 25 anni. Nelle varie attività svolte, A.Fa.D.O.C. si avvale della consulenza e della competenza di specialisti endocrinologi pediatri e dell’adulto, e di un team multidisciplinare di ginecologi, psicologi, neuropsichiatri infantili e altri professionisti.

La campagna promossa dall’associazione A.Fa.D.O.C. Onlus in Italia riprende la campagna internazionale di sensibilizzazione sulla crescita dei bambini promossa da ICOSEP (la Coalizione Internazionale che riunisce le Organizzazioni a supporto dei Pazienti Endocrinologici di tutto il Mondo) che si svolge generalmente nel mese di settembre e culmina nella giornata Children’s Growth Awareness Day il 20 settembre di ogni anno.

L’Associazione Famiglie di Soggetti con Deficit dell’Ormone della Crescita ed altre Patologie, da cui l’acronimo A.Fa.D.O.C., si è costituita il 26 ottobre 1993. A.Fa.D.O.C. onlus è l’unica associazione italiana non profit che si occupa di patologie il cui denominatore comune, in età pediatrica, è l’ormone della crescita. Dal 1995 A.Fa.D.O.C. è iscritta al Registro Associazioni di Volontariato della Regione Veneto con il codice di iscrizione VI0303 e dal 1997, in base al Decreto Legislativo 460, è riconosciuta di diritto come ONLUS, Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale. Dal 2000 è iscritta all’Albo delle Associazioni di Volontariato della Provincia di Vicenza.

 


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Dobbiamo vaccinare i nostri figli prima che si verifichino le malattie!

Un osservatore esterno che volesse cercare di comprendere le motivazioni che stanno spingendo la politica italiana a sostituire, a distanza di poco più di un anno dalla sua approvazione da parte del Parlamento, una legge che aveva aumentato il numero delle vaccinazioni obbligatorie da 4 a 10 ed esteso l’obbligo a vaccinazioni raccomandate già presenti in calendario dal 1999, con una nuova legge che potrebbe sancire la non obbligatorietà dei vaccini, non potrebbe non rimanere altamente sconcertato.

E’ quanto affermano in una nota gli esperti della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale).

Solo da pochi mesi, infatti, sono stati resi noti gli eccellenti risultati ottenuti con l’applicazione della nuova disciplina prevista dalla Legge 119 del 31 luglio 2017, dopo 4 anni che erano stati caratterizzati da un continuo decremento delle coperture vaccinali (causato in larga parte da una sfiducia che si era ingenerata in molte famiglie dopo un’assurda sentenza del Tribunale di Rimini che aveva decretato l’esistenza di una connessione fra la vaccinazione contro il morbillo e l’insorgenza dell’autismo): in una nota del 24 aprile 2018, in occasione della Settimana Europea delle vaccinazioni, il Ministero della Salute ha presentato i dati nazionali (anno 2017) sulle coperture vaccinali dell’età pediatrica e dell’adolescente, sottolineando che “il miglioramento delle coperture vaccinali è risultato significativo per tutte le fasce d’età oggetto della rilevazione, ad indicare che le misure straordinarie messe in atto nel corso del 2017, in particolare l’approvazione del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, … sono riuscite ad arrestare il trend in diminuzione delle coperture vaccinali” – ha precisato Luciano Pinto, vice Presidente SIPPS Campania.

L’incremento delle coperture si è verificato per le vaccinazioni storicamente obbligatorie (anti-difterite, tetano, polio ed epatite B), ed in misura ancora più rilevante per il vaccino contro il morbillo, ed ha riguardato sia i nuovi nati (coperture a 24 mesi) che i minori nati negli anni precedenti, a dimostrazione della efficacia del nuovo meccanismo nel recuperare i non vaccinati, ed indurre le famiglie a superare le proprie perplessità, quasi sempre scientificamente infondate” – ha proseguito Luciano Pinto.

La Legge 119 ha stabilito peraltro all’ art. 1, comma 1-ter, che “sulla base della verifica dei dati epidemiologici, delle eventuali reazioni avverse…, delle coperture vaccinali raggiunte nonché degli eventuali eventi avversi segnalati…” effettuata da una apposita Commissione operante presso il Ministero della Salute, “il Ministro della Salute, con decreto da adottare decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e successivamente con cadenza triennale…può disporre la cessazione dell’obbligatorietà per una o più delle vaccinazioni di cui al comma 1-bis (anti-morbillo, parotite, rosolia e varicella)“, che erano state quindi considerate come vaccinazioni “temporaneamente obbligatorie”.

Visti i risultati ottenuti, ed in un tempo così breve, è lecito domandarsi quali possano essere le motivazioni della opposizione al completamento del periodo di verifica previsto da questa legge, la cui legittimità è stata pienamente riconosciuta dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n°5 del 18 gennaio 2018. “A fronte di una copertura vaccinale insoddisfacente nel presente e incline alla criticità nel futuro, questa Corte ritiene che rientri nella discrezionalità e nella responsabilità politica degli organi di governo apprezzare la sopraggiunta urgenza di intervenire, alla luce dei nuovi dati …emersi, anche in nome del principio di precauzione che deve presidiare un ambito così delicato per la salute di ogni cittadino come è quello della prevenzione”. “La copertura vaccinale è strumento di prevenzione e richiede di essere messa in opera indipendentemente da una crisi epidemica in atto. Rientra nella discrezionalità del Governo e del Parlamento intervenire prima che si verifichino scenari di allarme e decidere – a fronte di una prolungata situazione di insoddisfacente copertura vaccinale – di non attendere oltre nel fronteggiarla con misure straordinarie”

Allo stato attuale – informa la SIPPS – non sembra che si possa affermare che l’epidemia di morbillo che imperversa da due anni nel nostro paese, e che aveva indotto il precedente governo ad intervenire con il DL decreto 7 giugno 2017 numero 73 convertito con modifiche nella Legge 119, sia stata debellata: dal 1 gennaio 2017 al 30 giugno 2018 sono stati segnalati in Italia 7.437 casi di morbillo, 8 decessi (4 adulti e 4 bambini: 1 lattante di 10 mesi, 3 bambini di 1, 6 e 9 anni) non vaccinati. Nel 2018 vi sono stati 393 casi di età inferiore a 5 anni, di cui 125 di età inferiore ad 1 anno. In 1 caso su 2 vi è stata almeno 1 complicanza, Il 59,5% dei casi è stato ricoverato e un ulteriore 16,4% si è rivolto ad un Pronto Soccorso.

Ma, indipendentemente da questi dati, che allarmano e preoccupano le Società Scientifiche, gli Operatori Sanitari ed in particolare i pediatri, che operano a stretto contatto con le famiglie, non appare percorribile la strada di una prevenzione che, come ipotizzato da alcuni disegni di legge recentemente resi noti, si attui solo quando siano visibili degli elementi di rischio. Per molti bambini ed adulti potrebbe essere troppo tardi, come è ampiamente dimostrato dalla epidemia di morbillo in atto, sia in Italia che in altre Nazioni europee….!

Viviamo in una Società caratterizzata da continui flussi fra una nazione e l’altra che espone il Cittadino a contatti ravvicinati con tantissime persone, che possono essere portatrici inconsapevoli di malattie prevenibili con le vaccinazioni. “Si vis pacem, para bellum”, dicevano i nostri antenati! Non bisogna aspettare che si verifichi un focolaio di epidemia per vaccinare i non vaccinati, o per garantire a scuola un ambiente “protetto”, costituito da soggetti vaccinati, ad un bambino o ad un adolescente che non può essere vaccinato! Non si può accettare che si sostituisca una certificazione medica di avvenuta vaccinazione con una autocertificazione redatta da un familiare!” – ha precisato Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Per questi motivi la SIPPS, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale:

– plaude ad iniziative che consentano di ottenere finalmente un’Anagrafe Vaccinale Nazionale attiva su tutto il territorio, che permetta di verificare le singole zone ed i singoli gruppi a bassa copertura vaccinale, su cui far convergere l’attenzione delle istituzioni locali, dei pediatri e dei medici di famiglia, per favorire un rapido innalzamento delle coperture vaccinali

– si associa alle altre Società Scientifiche nell’invitare il Ministro della Salute ed il Parlamento Italiano a valutare con attenzione queste problematica, tenendo conto primariamente che le vaccinazioni rientrano nell’interesse superiore del fanciullo, e che è nostro dovere rispettare e fare rispettare questo diritto!” – ha proseguito Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Negli anni precedenti, l’efficacia delle storiche vaccinazioni obbligatorie (anti-difterite, tetano, polio ed epatite B, contenute abitualmente in un vaccino esavalente insieme ai vaccini anti-pertosse attenuato ed anti-haemophilus influenzae di tipo B) era stata ampiamente dimostrata dalla scomparsa della polio e della difterite sul territorio nazionale, e dalla significativa riduzione dei casi sia di tetano che di epatite-B, ormai di pertinenza solo dell’anziano non vaccinato, ed era stata altamente apprezzata dalle famiglie, tanto è vero che i tassi di copertura di queste vaccinazioni sempre risultati superiori a quelli delle vaccinazioni non obbligatorie.

Da alcuni giorni è stato reso noto il progetto di legge destinato a sostituire il DL 119, che prevede l’abolizione della obbligatorietà per tutte le vaccinazioni. Qualora dal monitoraggio delle coperture vaccinali si rilevino significativi scostamenti dagli obiettivi fissati dal PNPV, sarebbero adottati piani straordinari di intervento che prevederebbero “ove necessario, l’obbligo di effettuare una o più vaccinazioni per determinate coorti di nascita o per gli esercenti le professioni sanitarie …subordinando in modo temporaneo, su base nazionale, regionale o locale, …la frequenza delle istituzioni scolastiche…all’avvenuta somministrazione di una o più vaccinazioni, e richiedendo, nel caso, “l’adozione di ogni misura idonea a tutelare la salute degli iscritti non vaccinabili”, compreso l’inserimento in classi nelle quali siano presenti solo minori vaccinati o immunizzati.

La fine dell’estate fa rima con l’inizio delle scuole

Ombrelloni chiusi, passeggiate in montagne terminate, niente più bagni nei fiumi o al mare, basta libertà e svago all’aria aperta e con gli strappi alla regole in tema alimentazione: anche per gli studenti italiani l’estate è definitivamente alle spalle. E la fine dell’estate fa rima con l’inizio delle scuole.

Per i piccoli, ma anche per i più grandi, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce utili consigli per affrontare al meglio il rientro sui banchi e le lezioni in classe.

Per far sì che i nostri figli abbiano un rientro graduale e piacevole a scuola è opportuno che i bambini comincino fin da subito ad avere una corretta alimentazione e a praticare regolare attività fisica durante il giorno: questo aiuta a scaricare lo stress, combattere in maniera naturale i malumori e a conciliare il sonno. E’ infatti fondamentale che bambini e adolescenti riposino in maniera corretta: i genitori, infatti, tendono a sottovalutare questo aspetto che riguarda i propri figli, che oggi più che mai si trovano ad affrontare troppi impegni e a vivere stimoli eccessivi che disturbano il riposo notturno” – spiega Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Ma quante ore dovrebbero dormire i bambini durante la notte?

In media un bambino di età compresa 3-5 anni dovrebbe dormire non meno di 10-13 ore; dai 6 ai 10 anni non meno di 9-11 ore e non meno di 8-9 ore per i bambini della fascia di età compresa tra gli 11 e i 13 anni”, secondo le recenti indicazioni della Sleep Foundation.

Sono infatti numerosi gli studi che confermano come i bimbi che non dormono a sufficienza difficilmente otterranno buoni risultati a scuola, poiché la privazione del sonno incide negativamente sulla memoria, sulla capacità di giudizio, sull’attenzione e sulla stabilità emotiva.

Secondo la SIPPS, inoltre, nelle ore serali bisognerebbe vietare videogiochi, tablet, computer o televisione, che possono provocare ansia e agitazione ed alterare i normali ritmi del sonno.

Per riprendere al meglio la ripresa del ritmo scolastico non dimentichiamo l’importanza della prima colazione, che deve offrire la giusta quantità di zuccheri, vitamine e grassi necessari per affrontare al meglio, e con energia, il resto della giornata” – aggiunge il Presidente SIPPS.

E’ poi importante far riprendere il ritmo giusto ai bambini, ritmo cadenzato dagli orari scolastici, quindi andare a letto presto la sera, per essere svegli e vigili al mattino, dal numero dei pasti (5 al giorno, suddivisi in due pasti principali, una colazione e due merendine a metà mattino e pomeriggio), dal gioco organizzato, dalla ripresa di incontri coi coetanei. Si deve sottolineare che l’organismo dei bambini, come del resto anche quello degli adulti, funziona sicuramente meglio se c’è regolarità quotidiana in orari e attività” – conclude Leo Venturelli, membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e Garante cittadino dell’Infanzia e dell’Adolescenza.


L’estate e le infezioni della pelle in età pediatrica

Estate ed infezioni pediatriche

La pelle dei bambini, si sa, è molto delicata e richiede, spesso, ai genitori uno sguardo attento e un intervento tempestivo.

Le infezioni cutanee in età pediatrica sono molto frequenti e, in particolare durante l’estate, complici il clima caldo-umido e i giochi al parco o in spiaggia, sono tra le cause più comuni che spingono mamme e papà, spesso in preda al panico, a rivolgersi al pediatra di famiglia.

Sebbene la pelle possa sembrare un organo così facilmente esplorabile dal punto di vista clinico, in realtà è una struttura molto complessa e l’aspetto delle lesioni cutanee può variare a seconda della localizzazione delle stesse nella parte più superficiale (epidermide) o nella parte più profonda (derma) della cute.

Quando si formano lesioni sulla pelle di un bambino, per esempio per una piccola ferita, un graffio o una puntura d’insetto – osserva la prof.ssa Susanna Esposito, Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – i batteri possono trovarvi un facile accesso per insediarsi all’interno e dare l’infezione che successivamente potrà diffondersi in altre zone della cute, anche sana, a causa del grattarsi del bambino stesso”.

Di fronte ad una lesione della pelle del bambino, bisognerebbe porsi alcune domande:

• Quando è insorta la lesione?

• Da quanto tempo è presente e come si è modificata?

• Ci sono sintomi associati, come per esempio febbre, dolore e prurito?

• Ci sono stati fattori predisponenti, quali l’assunzione di farmaci, l’esposizione alla luce solare, il contatto con allergeni o animali?

Le infezioni cutanee più comuni in età pediatrica sono:

L’impetigine

Cos’è: rappresenta circa il 10% di tutti i problemi cutanei pediatrici e, in estate, è favorita dai giochi sulla sabbia; esistono due forme di impetigine, la forma non bollosa e la forma bollosa.

I sintomi: La forma non bollosa, provocata da Staphylococcus aureus e, più raramente dallo Streptococcus beta-emolitico di gruppo A, esordisce sulla cute del volto o delle estremità, spesso in seguito a punture d’insetto, abrasioni, bruciature o infezioni come la varicella; presenta piccole vescicole o pustole che evolvono rapidamente in croste color miele. Tipicamente, tali lesioni non sono dolorose sebbene circondate da una zona di eritema; raramente provocano prurito e, più frequentemente, un aumento dimensionale dei linfonodi. La forma bollosa, invece, causata sempre da Staphylococcus aureus, è caratterizzata dalla comparsa di bolle flaccide e trasparenti, spesso localizzate nell’area del pannolino o sul volto; le bolle tendono poi, nel tempo, a rompersi.

Come si cura: nella forma non bollosa, le lesioni scompaiono spontaneamente nell’arco di due settimane, senza lasciare cicatrici residue; nei casi di forma bollosa, invece, il trattamento indicato può essere topico, con pomate antibiotiche (mupirocina) da spalmare sulle lesioni oppure con un antibiotico per via orale se la zona interessata è molto estesa o quando le creme verrebbero facilmente rimosse, come intorno alla bocca.

Le infezioni micotiche

Cosa sono: si tratta di infezioni cutanee causate dai miceti o, più banalmente, detti funghi.

I sintomi: i funghi possono diffondersi in molte zone del corpo quali il cuoio capelluto o la cute glabra. Nel primo caso (tinea capitis), la lesione è inizialmente costituita da piccole papule localizzate alla base del follicolo e, successivamente, si forma una placca circolare eritematosa e squamosa, al cui centro il capello diventa fragile e si spezza. Diventano così evidenti zone prive di capelli (alopecia) e il bambino può lamentare prurito. Nel secondo caso, le infezioni della cute (tinea corporis) si presentano come placche squamose, lievemente sopraelevate ed eritematose, che si diffondono in senso centrifugo lasciando una tipica lesione ad anello.

Come si curano: sia nelle infezioni del cuoio capelluto che in quelle della cute, le lesioni micotiche richiedono il trattamento con un farmaco antifungino e spariscono spontaneamente nel giro di qualche mese.

La Candidiasi orale o mughetto

Cos’è: è un’infezione che colpisce circa il 2-5% dei neonati, che contraggono tale infezione durante il passaggio attraverso il canale del parto. L’infezione si può riscontrare anche in bambini più grandi durante trattamenti antibiotici o immunodepressori.

I sintomi: si presenta con piccole chiazze biancastre distribuite sulla mucosa del cavo orale, in particolare sulla lingua, e la mucosa sottostante è lievemente arrossata.

Come si cura: il trattamento, generalmente, prevede l’utilizzo di sospensioni orali antimicotiche.

Le verruche cutanee

Cosa sono: sono le lesioni caratteristiche delle infezioni virali da Papillomavirus e riguardano il 5-10% dei bambini; la loro trasmissione è più frequente in quelli che frequentano piscine o docce pubbliche.

I sintomi: le verruche comuni (verruca vulgaris) si riscontrano più frequentemente sulle dita, sul dorso delle mani, sul volto, sulle ginocchia e sui gomiti. Si tratta di papule ben circoscritte, con superficie irregolare e rugosa. Le verruche piane (verruca plana) sono caratterizzate da papule lievemente rilevate, di dimensioni generalmente inferiori ai 3 mm e di colore variabile dal rosa al marrone. La distribuzione è simile a quella delle verruche comuni, in alcuni casi però possono essere multiple e distribuirsi lungo una linea di trauma cutaneo, per esempio dal margine dei capelli al cuoio capelluto a causa dell’utilizzo del pettine.

Come si curano: nel 50% dei casi le verruche scompaiono spontaneamente entro due anni; il mancato trattamento può, però, provocare la diffusione ad altre sedi del corpo. Le verruche sono lesioni che interessano la parte superficiale della cute, quindi non cicatrizzano a meno che vengano trattate in modo aggressivo; generalmente si consiglia l’applicazione di pomate all’acido salicilico, mentre più discusso è l’utilizzo dell’azoto liquido.

Tra le insidie estive per la salute dei bambini, infine, meritano un’attenzione particolare le reazioni da contatto causate dalle punture di meduse e tracine.

Cosa sono: la Pelagia Nucticola, è una medusa abbastanza velenosa ed è la più diffusa nel Mediterraneo; le tracine sono pesci che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva.

I sintomi: le punture da medusa provocano dolore bruciante e poi prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla; le punture da tracina causano un dolore intenso che può persistere per alcune ore e la sede dell’inoculazione del veleno si presenta arrossato e gonfio.

Come si curano: dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato, medicando, poi la parte con un gel a base di Cloruro Alluminio; nel caso di puntura da tracina, mettere subito il piedino del bambino sotto la sabbia calda o tamponare con acqua bollente, perché il calore lenisce il dolore provocato dalle tossine velenose.

La pelle del bambino è altamente sensibile e certamente più soggetta di quella di un adulto alle infezioni – conclude Susanna Esposito – per questo motivo raccomandiamo sempre ai genitori alcuni accorgimenti preventivi quali l’igiene, perché una pelle pulita e ben detersa, è anche una pelle ben difesa dai batteri e dai funghi; inoltre, una moderata esposizione al sole, importante nei primi anni di vita perché favorisce la sintesi della vitamina D, non dovrebbe mai avvenire nelle ore più calde né essere troppo prolungata durante la giornata.

Quando il bambino presenta un’infezione della pelle è necessario rivolgersi prima di tutto al pediatra, specialmente quando i bambini sono piccoli: a seconda del caso e della gravità, il pediatra consiglierà l’eventuale necessità di una visita dermatologica”.

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Buon Ferragosto 2012

Estate e corretta alimentazione durante le vacanze

L’estate è finalmente arrivata! Anzi, per molti ha già preso il via da alcuni giorni. Soprattutto per i bambini, che si sono messi alle spalle l’anno scolastico e si sono riversati nelle località di mare e di montagna di tutta Italia per godersi le vacanze.

Per i piccoli il menu dei mesi di luglio e agosto non prevede solo bagni e passeggiate nei boschi ma anche strappi alla regola sul fronte alimentare.

E così non sono pochi i bimbi che rischiano di tornare sui banchi di scuola con qualche chilo di troppo.

Cosa fare, dunque, per trascorrere i mesi estivi all’insegna della sana e corretta alimentazione? E quali, invece, i cibi da evitare?

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce ai genitori utili consigli su quali alimenti debbano trovare posto in tavola per un corretto sviluppo dei più piccoli. 

Questo il decalogo della SIPPS:

Acqua: Portatene tanta, soprattutto se con voi ci sono bambini, se avete deciso di passare molte ore in spiaggia o fuori casa e se la giornata si presenta calda e umida. L’acqua disseta anche più se in una bottiglia da un litro e mezzo si aggiunge il succo di mezzo limone poiché i sali minerali reintegrano quelli persi con il sudore. Il giorno prima potete mettere nel congelatore alcune bottigliette che serviranno a tenere fredde le bevande nel frigo portatile.

Bevande zuccherate: Meglio evitare l’aranciata o la bibita a base di cola, poiché poco dissetanti per la loro alta concentrazione di zucchero. Inoltre, la caffeina contenuta nelle bibite gusto cola, oltre a non essere indicata per i bambini, può provocare disidratazione, pericolosa per chi vuole trascorrere giornate sotto il sole.

The: ‘NO’ a quelli confezionati, troppo ricchi di zucchero e, quindi, di calorie. Il the è un’ottima bevanda che con i suoi flavonoidi ci protegge dai danni dei radicali liberi. Potete prepararlo voi addolcendolo con poco zucchero e tanto succo di limone. C’è anche il the verde, ricchissimo di antiossidanti e con un gusto così delicato che di solito non ha bisogno di essere zuccherato.

Succhi di frutta: Possono diventare un buono spuntino di emergenza, ma non sono comunque sostituti della frutta, unica con il suo contenuto in fibra e il suo alto potere saziante, o dell’acqua perché, pur contenendo vitamine, sono ricchi di zuccheri che rendono queste bevande poco dissetanti ma iperglicemizzanti. In ogni caso, se proprio dovete usarli, scegliete sempre quelli senza zuccheri aggiunti!

Frutta: Decisamente sì, ottima sia come spuntino che a fine pasto. L’estate ce ne offre moltissima: pesche, albicocche, melone, anguria, prugne, susine, pere, fichi, fichi d’india, ciliegie e uva. Ricca di acqua, vitamine, minerali, fibra e fitonutrienti, la frutta non ha controindicazioni.

Pranzo: Evitate piatti elaborati come pasta al forno o timballi, spesso ricchi di grassi che rallentano la digestione e creano sensazione di pesantezza. Un panino può diventare un buon pasto. Scegliete pane fresco e non condito e riempitelo di tanta verdura (pomodori, insalata, verdure grigliate) e qualche fetta di prosciutto o arrosto di tacchino o mozzarella o uovo sodo.

Riso: Un ottimo piatto può essere la classica insalata di riso. Il riso è ricco di amido, un tipo di carboidrato molto digeribile. Usate il riso parboiled che non scuoce e mantiene i chicchi ben separati. Questo vi eviterà di utilizzare molto l’olio. Potete usare i condimenti già pronti ma all’acqua, oppure verdure fresche come i pomodori.

Verdure: Non è comodo né igienico portarsi da casa verdure cotte o insalate. Una valida alternativa possono essere ortaggi come cetrioli, da sbucciare sul momento, o finocchi. Sono ricchi di acqua e di potassio con pochissime calorie. Ottimi come spuntino o da mangiare durante il pranzo.

Secondi: Se nelle vostre insalate di riso o di pasta avete aggiunto del tonno, o del prosciutto, o del formaggio, avete preparato dei piatti unici, che oltre ai carboidrati forniscono anche proteine. Un secondo sarebbe di troppo. Evitate carne panata fritta come può essere quella confezionata, ma anche quella fatta in casa, poiché troppo ricca di grassi. Anche le frittate sono sconsigliate in spiaggia. Pur essendo comode da portare fuori casa, le uova richiedono infatti una lunga digestione.

Divertimento: Giocate insieme ai vostri figli o fate sì che i vostri piccoli non si annoino. Oltre a nuotare, a fare castelli di sabbia ci sono tanti giochi che si possono fare in spiaggia ma anche in montagna. Dove è possibile si può giocare a pallone o a racchette e, perché no? Una bella partita a bocce non ha mai stancato nessuno!

La prima regola è mangiare sano, con attenzione soprattutto alla varietà nei tipi di verdure e di pesce, su cui le famiglie italiane sono un po’ carenti, e adottare alcuni accorgimenti, come quello di consumare i pasti in famiglia e coinvolgere i figli nella spesa e nella preparazione dei cibi. Il mio consiglio è quello di coinvolgere i bambini nella spesa, non tanto per consentire loro di comprare le merendine che preferiscono, ma perché siano loro a suggerire di provare un pesce o una verdura che non hanno mai provato. Coinvolgiamoli anche in cucina: questo è un punto importante, che spesso viene dato come indicazione comportamentale anche nel trattamento dell’obesità” – afferma Andrea Vania, Dirigente di I livello e Responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica del Dipartimento di Pediatria di Sapienza Università di Roma.

Gli esperti si soffermano sula piramide alimentare, modello di corretta distribuzione dei nutrienti nella dieta, anche e soprattutto nel periodo estivo.

Insieme ai cereali ed ad un’adeguata assunzione di acqua, la frutta e la verdura costituiscono le basi della piramide alimentare. Se ne devono assumere ogni giorno e 2-3 volte al giorno, scegliendo frutta e verdura fresca di stagione che vanno consumate con la buccia, che fornisce fibra, e a pezzi, a morsi perché ciò contribuisce ad aumentare il senso di sazietà. Ogni giorno bisogna introdurre una quota di calcio pari a quanto raccomandato per età del bambino, che si ottiene assumendo latte e latticini: dal latte parzialmente scremato allo yogurt naturale con l’aggiunta di frutta fresca, fino ai formaggi freschi” – informa Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.


Ringiovanimento ovarico: nascono tre bambini dalla collaborazione IVI – Ospedale La Fe di Valencia

Uno studio nato dalla stretta collaborazione tra IVI e l’Ospedale La Fe di Valencia sta rivoluzionando, ancora una volta, la Riproduzione Assistita. E sta dando speranza a tutte quelle donne, con bassa risposta e con insufficienza ovarica precoce, che non riescono a concepire a causa di problemi alle ovaie.

Attualmente IVI annovera già tre bambini nati grazie alla tecnica, della quale è pioniere mondiale, del ringiovanimento ovarico attraverso il trapianto di cellule staminali del midollo osseo (BMDSC, Bone Marrow-Derived Stem Cells) nella arteria ovarica – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Questo studio, diretto dal copresidente di IVI, il Prof. Antonio Pellicer, condotto dalle dottoresse Sonia Herraiz, IVI, e Monica Romeu, ospedale La Fe di Valencia, e che ha visto, inoltre, la collaborazione della Dott.ssa Nuria Pellicer, medico di questo nosocomio, è giunto alla sua terza fase e presenta risultati che fanno ben sperare.

Dopo la prima fase nel modello animale, attraverso la quale è stato impiantato tessuto umano nei topi per verificare l’efficacia del trattamento con cellule staminali, lo studio è giunto ad una seconda fase con 20 pazienti con bassa risposta ovarica. In quelle in cui abbiamo attivato le cellule staminali, sono state estratte nel sangue periferico e reintrodotte nell’ovaia per invertire il processo di invecchiamento e attivare, così, i follicoli dormienti.

Tutti questi passi avanti nella ricerca sono stati presentati in questi giorni nel corso della 34ª edizione del Congresso ESHRE, dalla Dottoressa Pellicer, che ha spiegato:

Nella seconda fase abbiamo visto che la tecnica aiutava a migliorare la risposta ovarica e aumentava la produzione di ovociti, ma essendo le pazienti con bassa risposta ovarica di età materna avanzata, una percentuale elevata degli embrioni era aneuploide, ossia, soffriva di alterazioni cromosomiche. Inoltre, nelle pazienti con bassa risposta abbiamo riscontrato molta variabilità e, a volte, la variabilità poteva mascherare i risultati. In seguito abbiamo scoperto che le pazienti in menopausa o in pre-menopausa, ossia, con insufficienza ovarica precoce, potevano rispondere meglio al trattamento e abbiamo deciso di progettare una nuova fase dello studio”.

La seconda fase dello studio (grazie alla collaborazione tra IVI e La Fe sono nati tre bambini) è già stata accettata dalla rivista “Fertility & Sterility”, e sarà pubblicata prossimamente. Per la terza fase attualmente si stanno reclutando donne di età inferiore ai 38 anni esclusivamente con insufficienza ovarica precoce. Quest’ultima fase prevede due stadi.

Da una parte, le cellule staminali saranno attivate, verranno estratte e saranno nuovamente introdotte nell’ovaia. D’altro canto si percorrerà una strada meno invasiva, attivando ugualmente le cellule per poi farle circolare intorno all’area interessata con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento e favorire l’attivazione dei follicoli dormienti.

Secondo quanto commenta Antonio Pellicer, direttore dello studio:

Con questo ultimo approccio speriamo di verificare se, per il solo fatto di aumentare il numero di cellule staminali e farle circolare nel sistema sanguigno, queste sono in grado di raggiungere l’ovaio e di agire su di esso. La nostra idea, quando avremo una risposta chiara delle cellule, è di sviluppare una tecnica il meno invasiva possibile e standardizzarla, per poterla applicare in qualsiasi clinica”.

Va notato che, a parte il ringiovanimento ovarico mediante l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica, esiste un’altra tecnica, anche questa per il ringiovanimento ovarico, in via di ricerca. Si tratta della frammentazione del tessuto ovarico (OFFA, Ovarian Fragmentation for Follicular Activation). Anche IVI, in collaborazione con l’Ospedale La Fe di Valencia, sta facendo continua ricerca per il ringiovanimento ovarico attraverso la frammentazione del tessuto ovarico, con risultati ugualmente pieni di speranza, che verranno presto resi noti.

 


Parlare di vaccini in modo nuovo, con il linguaggio delle emozioni: è nata Gemma!

I vaccini evocano spesso paure e dubbi. Tutti vogliono il meglio per i loro figli, sia chi vaccina che chi non lo fa: abbiamo in comune più di quanto ci divida. Per questo è nata Gemma.

www.gemmaeivaccini.it è un progetto di storytelling digitale che mira a comunicare emotivamente l’importanza dei vaccini, rispondendo alle paure di chi esita non con il tono neutro dei dati scientifici, ma con una storia in cui identificarsi.

La storia è costruita come un moderno racconto epistolare che ci fa seguire Gemma in due mondi diversi: uno in cui le persone continuano a vaccinarsi, l’altro in cui le persone smettono di farlo. Tutto ciò per raccontare che impatto avrebbe la fine dei vaccini, attraverso il microcosmo di una vita umana, semplice, riconoscibile, la vita di una persona che ama, soffre, ha sogni e paure.

Spesso i professionisti sanitari o i centri vaccinali non hanno il tempo per accogliere le paure e i dubbi. Per questo, il progetto Gemma e i Vaccini ha lo scopo di supportarli nel loro ruolo strategico di comunicazione, offrendo anche delle infografiche che possono essere scaricate dal sito, stampate e condivise sui social network.  Le infografiche illustrano i dati reali su cui la storia di Gemma è basata e servono a mostrare l’intenso lavoro scientifico dietro i vaccini.

Il nuovo sito web www.gemmaeivaccini.it è nato nell’ambito di “Valore in Prevenzione – un Programma a supporto delle decisioni informate in ambito di programmazione, organizzazione, gestione e comunicazione delle politiche vaccinali in Italia”, uno dei progetti di maggiori dimensioni e complessità realizzato negli ultimi anni da Fondazione Smith Kline, in collaborazione con VIHTALI, spin off dell’Università Cattolica di Milano, CERGAS SDA Bocconi e Center for Digital Health Humanities.

Valore in Prevenzione è stato presentato giovedì 7 giugno, a Roma in occasione dell’evento “Value Based Prevention”, presso l’Associazione della Stampa Estera.

FONTE | Center for Digital Health Humanities


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