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Il futuro delle ossa si costruisce da bambini

Muovere i primi passi, per poi camminare, correre e giocare: fin dalla nascita, il corretto sviluppo della struttura ossea è indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività. Risulta quindi fondamentale, fin da bambini, prendersi cura del sistema osteoarticolare.

È in occasione dell’incontro “Il futuro delle ossa si costruisce da bambini, svoltosi a Milano il 19 giugno scorso, che la SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) ha puntato i riflettori su alcune patologie che, se non curate nell’infanzia, rischiano di compromettere la salute futura dell’intero scheletro.

Dalla scoliosi alla lordosi, dalla lussazione congenita dell’anca al ginocchio valgo fino al piede piatto: sono solo alcune delle condizioni patologiche che richiedono un intervento tempestivo in età infantile.

È fondamentale, per qualsiasi disturbo interessi le ossa e le articolazioni, rivolgersi allo specialista, l’ortopedico che può curare le alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico causate da traumi o patologie, permettendo di mantenere o recuperare una buona qualità di vita ad ogni età. Fin dai primi passi è possibile incorrere in pericoli comuni che però possono arrecare traumi leggeri o invalidanti. Da non sottovalutare, inoltre, come alcuni di questi disturbi possano essere evitati grazie all’adozione di posture e comportamenti corretti fin dalla primissima infanzia” – ha commentato Francesco Falez, Presidente SIOT, Head Department Orthopaedic and Traumatology ASL RM 1 Chief Surgeon Ospedali Santo Spirito in Sassia & San Filippo Neri Roma Italy – SICOT National Delegate & Chairman Knee Arthroplasty Committee Member of the E.B “International Orthopedics Journal.

Posture scorrette, che possono degenerare con l’età, sono spesso associate all’eccessivo uso di dispositivi tecnologici. L’uso di tablet, pc, smartphone è, ad esempio, responsabile in moltissimi casi della cifosi, condizione che interessa la colonna vertebrale del bambino, maschio o femmina, che non riesce a mantenere la posizione eretta del tronco e delle spalle, sia seduto sia in piedi. È del 700% l’aumento di casi registrati nelle scuole medie inferiori negli ultimi dieci anni.

Una vera e propria ‘bomba sociale’ quella della cifosi. Il numero eccessivo di ore giornaliere che, fin dai 3-4 anni, i bambini trascorrono piegati in avanti sui ‘babysitter elettronici’ è causa di questo disturbo troppo spesso sottovalutato. Fondamentale, in questi casi, è una diagnosi precoce. Mentre in fase iniziale è possibile intervenire con rieducazione motoria e ginnastica appropriata, in fase avanzata è necessario far indossare al bambino il busto ortopedico. Nel caso in cui la diagnosi arrivi troppo tardi, poi, si deve ricorrere alla chirurgia” – ha commentato Carlo Ruosi, Professore di Ortopedia e Traumatologia, Università Federico II di Napoli – Responsabile Centro Scoliosi: Azienda Ospedaliera Università Federico II, Napoli – Responsabile C.d.A: Società Italiana Chirurgia Vertebrale e Gruppo Italiano Scoliosi srl – Past President SIGM (Società Italiana Ginnastica Medica e Rieducazione Motoria).

Se la ginnastica medica è il rimedio della cifosi diagnosticata in fase iniziale, non si può affermare lo stesso per la scoliosi, patologia causata da una predisposizione genetica caratterizzata da una deformità a ‘S’ della colonna vertebrale che di solito colpisce le bambine tra i 10 e i 14 anni di età. In questo caso, infatti, la SIOT sottolinea come l’unico trattamento appropriato consista nell’applicazione del busto ortopedico.

A dover indossare un tutore sono invece i bambini più piccoli colpiti da una displasia congenita dell’anca, patologia che si sviluppa durante la vita intra-uterina e che porta a un’alterazione progressiva dei rapporti tra la testa del femore e l’acetabolo. Con un’incidenza di 1 su 1000 nati, più frequentemente nel sesso femminile (rapporto 6 a 1) e nel 45% dei casi bilateralmente, la displasia o lussazione dell’anca è una delle patologie dello scheletro più frequenti. Se la diagnosi viene posta precocemente, il trattamento viene eseguito mediante l’utilizzo di un tutore, statico o dinamico, che mantiene le anche flesse (90-100°) ed abdotte (50-60°) e permette di mantenere centrata la testa del femore all’interno dell’acetabolo risolvendo in pochi mesi il quadro di displasia acetabolare e di instabilità articolare.

Si tratta di un disturbo che va diagnosticato alla nascita mediante l’esame clinico e con un’apposita ecografia da eseguire possibilmente intorno alla sesta settimana di vita e che va trattato immediatamente. Se la diagnosi è tardiva occorre ricorrere a trattamenti più invasivi in anestesia generale, fino alla chirurgia. In ogni caso, dopo i 3-5 anni di età il trattamento diviene estremamente complicato per le rigidità articolari che si instaurano. La complicazione più temibile è rappresentata dalla necrosi ischemica della testa del femore che si manifesta con un’incidenza maggiore nei casi più gravi, spesso indipendentemente dal trattamento, e che può condizionare il risultato finale. La persistenza di una displasia in età adulta comporta inevitabilmente una degenerazione artrosica dell’anca che spesso necessita di essere protesizzata” – ha evidenziato Pasquale Farsetti, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore, Università di Roma Tor Vergata – Direttore UOC Ortopedia, Policlinico di Tor Vergata e Presidente SITOP (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica).

Altro disturbo che interessa gli arti inferiori è il ginocchio valgo, molto frequente intorno ai 3 anni di età. Si tratta di una deviazione assiale degli arti inferiori che si manifesta con un aumento dell’angolo femoro-tibiale (fenomeno gambe a X). La causa è da attribuirsi ad uno squilibrio transitorio dell’attività delle cartilagini di accrescimento distale del femore e prossimale della tibia. Nel 98% dei casi tale condizione si risolve spontaneamente entro i 7-8 anni di età. La diagnosi differenziale deve essere posta con alcune malattie rare quali displasie scheletriche e affezioni endocrine o metaboliche. Rivolgersi ad un ortopedico è, dunque, fondamentale per porre una diagnosi corretta.

E ancora nel bambino può manifestarsi il piede piatto, condizione in cui l’arco longitudinale del piede, valutato sotto carico (in piedi), si presenta più basso della norma o addirittura assente. Generalmente è presente in forma transitoria nei primi anni di vita di numerosi bambini. Pertanto, quando il piede piatto si manifesta durante questo periodo, deve essere considerato fisiologico. Il piede piatto patologico si manifesta dopo i primi 6-7 anni di età, è spesso familiare e può essere associato ad una ipotonia muscolare. È generalmente asintomatico, mentre nei rari casi in cui si manifesta in forma dolorosa è necessario eseguire un trattamento specifico che può essere conservativo mediante l’utilizzo di plantari o chirurgico.

Infine, al contrario di quanto si possa pensare, le ossa dei bambini possono essere bersaglio di patologie con prognosi complessa: i tumori. L’osteosarcoma è il tumore maligno osseo più frequente in età pediatrica e si posiziona all’ottavo posto tra i tumori dell’infanzia per incidenza (2,4%). A seguire il sarcoma di Ewing con un’incidenza pari all’1,4%.

È opportuno però sottolineare come, negli ultimi anni, la prognosi per queste patologie sia migliorata in modo significativo, con una sopravvivenza che è passata dal 15% al 65-70%. Questo grazie ad una maggiore conoscenza scientifica e al netto miglioramento delle tecniche chirurgiche. Basti pensare che fino a trent’anni fa i pazienti con osteosarcoma erano quasi tutti soggetti ad amputazione, con gravi conseguenze sia funzionali sia psicologiche. Oggi, grazie ai moderni trattamenti combinati, assistiamo ad un notevole aumento degli interventi conservativi dell’arto, ma con ampia resezione ossea per la quale vengono utilizzate speciali protesi.

L’incontro è stata l’occasione per lanciare uno spot che la SIOT ha fortemente voluto realizzare per sensibilizzare l’opinione pubblica su una figura spesso sottovalutata, quella dell’ortopedico, l’unico in grado di curare gli organi di sostegno e di movimento. Un video emozionale che racconta i pericoli nei quali si può incorrere durante la vita, dai primi passi, all’adolescenza, fino alla maturità e che devono essere affidati alla cura dello specialista delle ossa.


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Per la Festa della Mamma, l’impegno di IVI per le donne che desiderano la maternità

Oggi 12 maggio si celebra in Italia la Festa della Mamma. Per molte donne che stanno affrontando le sfide dell’infertilità questa ricorrenza rappresenta molto di più rispetto ad una semplice domenica di primavera.

Da circa 30 anni in prima linea nella ricerca scientifica, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) rappresenta un punto di riferimento per le coppie con problemi di infertilità e da sempre è al fianco delle donne che desiderano provare la gioia della maternità. Grazie, soprattutto, a tecniche all’avanguardia e al supporto di specialisti della fertilità che possono vantare una grande competenza in diversi settori: dalla preservazione della fertilità alla ricerca sull’utero e sul trattamento delle cellule staminali fino al ringiovanimento ovarico e alla genetica.

La festa della mamma celebra una relazione unica e preziosa, per le madri che già lo sono e per quelle che lo saranno, anche grazie al nostro aiuto. IVI è un centro leader nella medicina riproduttiva, con più di 30 cliniche presenti in Spagna e oltre 65 in tutto il mondo. I nostri successi nel campo della fecondazione assistita sono testimoniati anche dalle 23.354 telefonate fatte nel 2018 per comunicare la positività dei test di gravidanza – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Secondo la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (Pma), in Italia nel 2016 sono state trattate 77.522 coppie sia con tecniche di I livello (inseminazione semplice) sia di II e III livello (fecondazione in vitro); 97.656 i cicli iniziati e 13.582 i bambini nati vivi, che rappresentano il 2,9% di tutti i nati vivi nel 2016 nel nostro Paese.

Le nostre cliniche offrono alle future madri trattamenti personalizzati come l’inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro e l’ovodonazione per tutelare la salute della donna e del bambino. Anche in un giorno così speciale come la festa della mamma vogliamo ribadire che siamo al fianco di quelle donne che lottano quotidianamente per diventare genitori e, allo stesso tempo, ottenere le migliori percentuali di gravidanza con bambini sani” – ha concluso Daniela Galliano.

 

“Napule è… Pediatria preventiva e sociale”

Dal 25 al 28 aprile scorso la SIPPS ha riunito presso l’Hotel Royal Continental di Napoli pediatri di famiglia ed esperti del settore provenienti da tutta Italia nel consueto appuntamento “Napule è…”.

Per l’occasione il capoluogo partenopeo è diventato la Capitale dell’Infanzia e della Pediatria preventiva e sociale.

Il convegno ha inaugurato i lavori nel pomeriggio di giovedì 25 aprile con la presentazione da parte di Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, a cui è seguito il saluto dei rappresentanti delle Istituzioni.

Nel corso della quattro giorni di incontri e dibattiti Napoli è stata teatro di confronto su temi di interesse generale della Pediatria, relativi a cinque macro aree: Prevenzione, Nutrizione, Allergologia, Dermatologia e Gastroenterologia.

Anche quest’anno abbiamo voluto costruire un’occasione di incontro preziosa per approfondire e fornire aggiornamenti adeguati con il supporto dei massimi esperti del settore. Affronteremo infatti tutti gli argomenti per fornire ai pediatri e alla comunità che gravita intorno alla SIPPS le migliori evidenze scientifiche per la cura ed il benessere dei nostri piccoli pazienti” – ha dichiarato Giuseppe Di Mauro.

A conclusione della prima giornata sono state previste tre importanti letture: la prima è un omaggio al “Centenario della nascita di Roberto Giuseppe Burgio”, figura fondamentale nel campo della pediatria; la seconda si è soffermata su “Il mistero del microchimerismo nel bambino” e l’ultima ha affrontato il tema “Diabete mellito di tipo 1: la dolcezza della prevenzione”.

Venerdì 26 aprile è stato dato spazio alla “Consensus sull’Alimentazione Complementare: strumento per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili e per la riduzione delle ineguaglianze sociali”. La tematica è stata sviluppata in due sessioni. La mattina sono stati affrontati diversi argomenti: dalla “Definizione di Alimentazione complementare e metodologia della Consensus” ai “Fabbisogni di micro e macronutrienti da 4 a 24 mesi” con Andrea Vania, fino agli interventi “Bambino alimentato al seno e il bambino alimentato con formula” e “Alimenti industriali e casalinghi”.

La sessione pomeridiana è stata incentrata sull’intervento di Vassilios Fanos dal titolo “Alimentazione ed epigenetica: sviluppo di malattie croniche non trasmissibili”.

Una corretta alimentazione equivale ad una corretta prevenzione primaria di malattie metaboliche e croniche nel bambino e, successivamente, nell’adulto. Nei primi anni di vita del bambino la sua alimentazione è fondamentale e sicuramente è uno dei più importanti determinanti di salute” – ha spiegato Di Mauro.

La seconda giornata si è conclusa con le “Relazioni affettive e strumenti di educazione parentali nell’attuazione dell’Alimentazione complementare” e con la sessione “Alimentazione complementare responsiva a richiesta/Autosvezzamento. Aspetti nutrizionali a breve termine, effetti a lungo termine, rischi e vantaggi”, a cura di Margherita Caroli.

La sessione mattutina di sabato 27 aprile è stata incentrata sulla “Guida pratica Oculistica in età evolutiva. Prevenzione, screening e principali patologie di interesse ambulatoriale”.

Gli oculisti pediatri hanno affrontato vari argomenti: dalla terapia farmacologica topica alla cataratta congenita (a cura di Adriano Magli); dai difetti refrattivi e ambliopia (sessione di Paolo Nucci), a blefariti, cheratiti, congiuntiviti, per finire all’occhio ed alle infezioni congenite e connatali.

Il nostro obiettivo è quello di realizzare il ‘passaporto per lo screening dell’ambliopia’ per i bambini che non hanno ancora iniziato la scuola elementare. In questo modo possiamo prevenire gravi problemi oculistici ed evitare che i bimbi siano condannati in futuro a non vedere nel migliore dei modi” – ha concluso il Presidente SIPPS.

A chiusura della mattinata presentata l’interessante lettura: “To be or not to be… “veg”: this is the question” a cura di Margherita Caroli.

Il messaggio della SIPPS, attraverso il proprio Position Paper, è stato chiaro: per un corretto sviluppo del bimbo, le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto se si prendono in esame l’ambito neurologico, psicologico e motorio. Gli esperti della SIPPS non escludono il vegetarianesimo a priori ma hanno effettuato un’attenta, rigorosa disamina delle evidenze scientifiche su queste diete in età evolutiva. Sulla tavola devono sempre essere presenti latte, uova ed alimenti ricchi di vitamina B12, senza dimenticare ferro e omega 3. Fin dai primi mesi di vita, dunque, la scelta migliore prevede il consumo di alimenti vegetali e quello limitato di prodotti animali.

La sessione pomeridiana ha affrontato il tema “Ginecologia in età evolutiva. Prevenzione, diagnosi e terapia”. Insieme a quelle sull’alimentazione e sull’oculistica, la ginecologia pediatrica è una delle tre macro aree sulle quali si concentrano le Guide pratiche della SIPPS 2018 – 2019.

Gli argomenti trattati da questo documento scientifico spaziano dalla “Pubertà precoce” alle “Problematiche ginecologiche nei bilanci di salute”, fino a temi come “Educazione alla sessualità”, con Metella Dei, e “Maltrattamento e abuso”.

L’ultimo giorno del Congresso, domenica 28 aprile, si è aperto con la sessione dedicata alla “Pediatria preventiva e sociale”.

E’ stato presentato un Summary document intersocietario su prevenzione e gestione del prurito nelle patologie dermatologiche; si è discusso poi della Consensus intersocietaria sull’uso dei corticosteroidi per via inalatoria realizzato con il contributo di 8 Società Scientifiche: SIPPS, SIP, FIMP, SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), SIMA (Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza), SIMEUP (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica), SIMRI (Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili) e SICuPP (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche).

Anche in questa penultima sessione sono stati numerosi gli argomenti trattati: dalla “Vitamina D e sistema Immunitario: perché è importante l’integrazione nella seconda e terza infanzia”, a come “Prevenire le infezioni respiratorie ricorrenti e possibili esiti: quale ruolo hanno i diversi lisati batterici?”, con i riflettori puntati sull’OM-85.

“Saranno famosi” è stato il titolo emblematico dell’ultima sessione, che unisce a doppio filo presente e futuro della Pediatria: un importante tributo che la SIPPS ha voluto dare a giovani medici e specializzandi che a Napoli hanno potuto dare spazio a comunicazioni, attività, progetti e casi clinici.

 


Utili consigli per le festività ‘a misura di bambino’

In occasione di queste vacanze insolitamente lunghe, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ha pensato di diffondere alcuni consigli per trascorrere le feste non solo all’insegna della meritata serenità ma anche con l’intento di stimolare nel bambino importanti messaggi educazionali in tema di alimentazione, organizzazione del tempo e sicurezza dentro e fuori le mura domestiche.

Il periodo pasquale è un’occasione di riposo, ritrovo e svago ma può e deve essere anche spunto di buoni propositi. È giusto, per esempio, che ci siano i momenti esuberanti, di gioco e distrazione, ma nel rispetto delle esigenze dei piccoli, che, per esempio, hanno il proprio bisogno fisiologico di sonno e non devono essere esposti a stimoli sonori dannosi” ­– ha dichiarato Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Qualche trasgressione dopo i 15-18 mesi può essere concessa, ma non dimentichiamo che l’organismo del bambino ha bisogno di regolarità. Al bando, quindi, la monotonia e gli eccessi di ogni genere: cerchiamo di trovare e mantenere sempre una giusta mediazione, evitando di lasciare a sua immediata disposizione cioccolato, colomba e altri dolciumi. Sulle tavole imbandite diamo un giusto risalto alla frutta, più ricca e variegata in primavera, che apporta sempre un tocco di colore e allegria, e, pur nel rispetto delle tradizioni regionali, cerchiamo di non far mancare ai bambini un giusto apporto di fibre, vitamine e sali minerali. Non dimentichiamo che molti bambini, ogni anno, giungono in pronto soccorso per pasticci e abbuffate o, se si preferisce, per la classica “indigestione” – ha proseguito Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Ricordiamo che l’influenza è in calo ma non è ancora del tutto passata e che sono in circolazione molti virus che danno luogo a sintomi simili, con i quali talvolta si possono embricare e confondere episodi allergici. L’instabilità meteorologica, con improvvisi sbalzi di temperatura, può rappresentare un’insidia e favorire l’insorgenza di irritazioni delle alte vie aeree” – ha aggiunto Piercarlo Salari, pediatra responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità della SIPPS.

 

Secondo gli esperti della SIPPS, per i bambini è fondamentale diversificare le attività.

Per quelli che vanno a scuola incombe sempre l’onere dei compiti: un giusto assetto delle giornate consente di sbrigare con gradualità anche gli impegni meno piacevoli, apprezzando così tutti i momenti ed evitando l’acquisizione di abitudini difficili e non meno faticose da correggere” – ha dichiarato Piercarlo Salari.

 

Questi gli altri suggerimenti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale:

  • Scegliere giocattoli a norma, e dunque certificati dal marchio CE, e prestare attenzione al loro corretto utilizzo, soprattutto nei più piccoli per quanto riguarda la “sorpresa” dell’uovo di cioccolato. La sicurezza riguarda poi anche la pratica di sport e attività all’aperto, che impone l’utilizzo di opportune dotazioni protettive.
  • I bambini si incantano davanti a cartoni animati, computer e videogiochi, senza poi contare quelli che ormai hanno sempre lo smartphone sotto le dita. Un paio d’ore trascorse ogni giorno all’aria aperta, se il tempo lo consente, e il ritrovo con i coetanei possono essere una semplice strategia perché non diventino schiavi del divano e del mondo virtuale.
  • Lo stato d’animo dei genitori influenza quello dell’intero nucleo familiare. Purtroppo le cronache dei giornali evidenziano come le vacanze diventino un pretesto di sfogo di conflitti e tensioni. È invece fondamentale che i genitori evitino di discutere di fronte ai propri bambini e colgano le vacanze come un momento di convivialità e di unione rispettosa di tutti i componenti della famiglia.

 


 

Stress in gravidanza ed effetti sul feto

Markers biologici di stress e di infiammazione nelle mamme durante il terzo trimestre di gravidanza sono associati ad outcomes alterati nel neonato: a rivelarlo uno studio italiano e britannico pubblicato su Psychoneuroendocrinology, che ha indagato le conseguenze sul feto dello stress e dell’umore materno in gravidanza.

Lo studio EDI (Effetti della Depressione sull’Infante), nato in collaborazione tra l’IRCCS Medea e il Research Department of Clinical Educational and Health Psychology dello University College di Londra, valuta gli effetti dello stress e dell’umore materno in gravidanza sullo sviluppo del bambino in un campione di 110 mamme e bambini sani reclutati negli ospedali Valduce di Como, Mandic di Merate, Fatebenefratelli di Erba e nel consultorio La Famiglia di Como e seguiti dalla gravidanza fino ai 3 anni di vita.

Negli ultimi anni un numero crescente di studi ha messo in luce un’associazione tra sintomi di stress, ansia e depressione in gravidanza e alterazioni a livello fisiologico e comportamentale nella prole sin dalla prima infanzia e più a lungo termine. Tuttavia i meccanismi attraverso i quali lo stress materno viene “comunicato” al feto, influenzandone lo sviluppo, sono ancora da chiarire.

Il cortisolo, il più noto ormone dello stress, è stato finora il mediatore più studiato delle influenze dello stress materno sul feto; tuttavia vi è ragione di credere che altri meccanismi legati alla risposta allo stress e alla risposta infiammatoria possano essere implicati. Il nostro studio ha valutato per la prima volta quanto avviene non solo a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, il cui principale marker è il cortisolo, ma anche nel sistema nervoso simpatico e nel sistema di risposta infiammatoria che si ritiene possano essere alterati in donne che sperimentano sintomi di stress e depressione in gravidanza” – sottolinea il primo autore Sarah Nazzari, ricercatrice nell’ambito della Psicopatologia dello Sviluppo del Polo di Bosisio Parini dell’IRCCS Medea.

Alle mamme, durante il 3° trimestre di gestazione, è stato chiesto di compilare due questionari per valutare la presenza di sintomi depressivi e ansiosi (Edinburgh Postnatal Depression Scale e State/Trait Anxiety Inventory) e di effettuare dei prelievi di sangue e di saliva al fine di misurare i livelli di alcuni markers infiammatori, come l’Interleuchina-6 e la proteina C reattiva, e di alcuni markers dei sistemi biologici di risposta allo stress, come il cortisolo e l’alfa amilasi salivari. I bambini sono stati valutati tra le 48 e 72 ore dopo la nascita misurando la loro risposta comportamentale e fisiologica al test di screening, un piccolo prelievo di sangue dal tallone che viene effettuato di routine in ospedale dopo la nascita.

I risultati dello studio

Lo studio ha evidenziato che alti livelli di cortisolo materno in gravidanza predicono un’alterata risposta allo stress nel neonato, ovvero una marcata reattività comportamentale e una ridotta reattività fisiologica al test di screening effettuato a poche ore dalla nascita.

Inoltre, l’esposizione prenatale a livelli più elevati di Interleuchina-6 materna, uno specifico marker infiammatorio, è risultata associata ad una minore circonferenza cranica nel neonato mentre i livelli di alfa amilasi sono risultati correlati al peso alla nascita.

La natura osservativa di questi dati non consente inferenze causali, tuttavia i risultati dello studio suggeriscono che alterazioni nei livelli fisiologici di stress durante la gravidanza possano influenzare la crescita e lo sviluppo del feto con potenziali rischi a lungo termine.

I prossimi step

Valutare i neonati a poche ore dalla nascita fornisce un’opportunità unica per noi ricercatori di studiare gli effetti dell’ambiente prenatale sullo sviluppo fetale indipendentemente dall’influenza dell’ambiente postnatale in cui il neonato nasce e cresce. Quello che vogliamo valutare ora è se le alterazioni riscontrate alla nascita si mantengano nel corso dei primi anni di vita e come l’ambiente nel quale il bambino si trova a crescere e, in particolare, la qualità della relazione che si instaura con la mamma, possa moderare l’impatto dei fattori di rischio prenatali. Il fine ultimo sarà quello di mettere a punto strategie di prevenzione e intervento tempestivi che aiutino mamme e bambini ad iniziare al meglio la loro vita insieme” – evidenzia la responsabile dello Studio EDI Alessandra Frigerio.


Nascono meno bimbi, madri iperprotettive

A Bari il Convegno “I pediatri e le sfide del nuovo millennio: denatalità e organizzazione sanitaria” organizzato dalla sezione regionale Puglia di SimpefSindacato Medici Pediatri di Famiglia, il 18 e 19 gennaio scorso.

Il convegno ha rappresentato un momento cruciale per conoscere i cambiamenti a cui sta andando incontro la professione del pediatra di famiglia alla luce dell’attuale politica sanitaria nazionale e del suo riflesso sulle realtà regionali” – ha spiegato Maria Domenica Ferri, Segretario Regionale Simpef Puglia.

Centrale è stato il tema della denatalità di cui hanno discusso pediatri di famiglia, clinici, decisori e politici della Regione Puglia, delle regioni del Centro e Sud Italia ed esperti nazionali. Questo fenomeno, che non si limita ad avere una rilevanza regionale, ma rappresenta un’emergenza sociale per il Paese, sta diventando anche emergenza sanitaria.

La riduzione delle nascite, oltre ad avere un risvolto sul sistema sanitario, basti pensare alla chiusura dei punti nascita, porta a cambiamenti anche nell’attività del pediatra di famiglia. Se da un lato, infatti, si assiste a una riduzione del numero di bambini assistiti negli ambulatori; dall’altro, si osserva una maggiore ‘ansia’ delle famiglie rispetto alla salute dei propri bambini, che richiede un impegno maggiore da parte del pediatra di famiglia: il superfluo diventa necessario. Tutto questo rischia di far perdere di vista i reali bisogni della popolazione pediatrica quali l’emergenza sociale ed educativa, che rappresentano alcune delle sfide del nuovo millennio cui il pediatra deve rispondere” – ha continuato Maria Domenica Ferri, Segretario Regionale Simpef Puglia.

Secondo il rapporto Istat presentato a fine novembre scorso, infatti, nel 2017 i bambini nati sono stati oltre 15 mila in meno rispetto al 2016 e quasi 120 mila in meno rispetto al 2008. Questa tendenza pare essere confermata anche nel 2018: i dati provvisori riferiti al primo semestre mostrano già 8.400 nascite in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Il calo della natalità in Italia sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali.

Le conseguenze sociali della denatalità sono certamente sottovalutate. Un primo aspetto è di nuovo strutturale: l’Italia è anche un paese in declino demografico, con la popolazione in calo per il terzo anno consecutivo. Nel 2017 la popolazione è diminuita di oltre 100 mila unità rispetto all’anno precedente e si tratta di una decrescita con problemi specifici legati alla riduzione della popolazione giovanile e della quota di attivi, che impattano fortemente sia in termini di sviluppo economico del Paese che di sostenibilità del welfare, già messi a dura prova dai lunghi anni della crisi. Inoltre, pur a fronte di una diffusa consapevolezza almeno dichiarata – l’88% degli Italiani ritiene che in Italia si facciano pochi figli – appare inalterato un contesto sociale difficile che sposta sempre più avanti nel tempo le possibilità per i giovani di rendersi autonomi e di fare scelte di procreazione. Infine, il 61% attribuisce un ruolo rilevante alle politiche familiari a sostegno della genitorialità, però al momento molto limitate e caratterizzate dalla atavica carenza di servizi per la prima infanzia” – ha commentato Ketty Vaccaro, responsabile Area Welfare e Salute CENSIS.

Indubbiamente l’insufficiente accessibilità agli asili nido e alle scuole materne in associazione all’assenza delle figure di sostegno extra-genitoriale parentale, in primis la figura dei nonni, hanno contribuito in questi anni alla riduzione del tasso di natalità delle famiglie italiane” – ha detto Rinaldo Missaglia, Segretario Nazionale Simpef.

Questo scenario vede i genitori colpiti da un crescente complesso di inadeguatezza, ansia, ma anche de-responsabilizzazione, con una conseguente maggior dipendenza dalla figura del pediatra, considerato il depositario dell’offerta delle prestazioni sanitarie specialistiche, qualificate, quasi immediate e a costo zero dal modello della nostra assistenza sanitaria. Per rispondere a questo fenomeno, è necessario introdurre misure che rafforzino la percezione di adeguatezza genitoriale, in particolare nel fornire le cure al proprio bambino, secondo il principio espresso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per cui ‘l’educazione terapeutica consiste nell’aiutare il paziente e la sua famiglia a comprendere la malattia e il trattamento e a collaborare alle cure’. Occorre, inoltre, riformare l’organizzazione sanitaria secondo i principi di presa in carico e continuità delle cure, fedeli al prevalente concetto di rapporto di fiducia pediatra – bambino – famiglia, valorizzando il ‘patto per la salute del bambino e dell’adolescente’ – ha proseguito Rinaldo Missaglia, Segretario Nazionale Simpef.

A queste due azioni potrebbe associarsi un’ulteriore misura concreta che contribuisca a creare – in maniera più attuale e moderna – una vera e propria rete della presa in carico del bambino, dalla nascita sino alla maggiore età.

Una misura che, a livello locale, crei una vera e propria rete tra pediatri di famiglia, centri ospedalieri e altri specialisti, in grado di contribuire, soprattutto nei casi di maggior necessità, a una gestione integrata del bambino, che diventa adulto solo al compimento del diciottesimo anno, come sempre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda. Esistono anche strumenti giuridici, nell’ambito della contrattazione pattizia, cui un sistema regionale potrebbe ricorrere per attuarla. Ciò sarebbe fondamentale anche per affrontare, con le più adeguate competenze del pediatra, le criticità sempre più emergenti della fase di vita adolescenziale, che sono imputabili all’assoggettamento a stili e condizioni di vita inappropriati. Mi riferisco a sedentarietà, errori alimentari, vere e proprie dipendenze dai passatempi elettronici, sino all’abuso di alcol e sostanze – è di questi giorni la notizia della nuova moda che sta prendendo piede tra i giovani di mixare gazzosa e sciroppo per la tosse, per uno ‘sballo’ a buon mercato – fenomeni anch’essi spesso conseguenti a inadeguatezza dovuta a scarsa conoscenza da parte degli adulti di riferimento, genitori compresi, talvolta loro malgrado” – ha aggiunto Rinaldo Missaglia, Segretario Nazionale Simpef..

Ciò che bisogna assolutamente evitare è un intervento non ponderato, che sull’onda del fenomeno denatalità vada a stravolgere un sistema che finora ha garantito risposte ai bisogni reali ritenute soddisfacenti dalla maggior parte della popolazione, come confermato da recenti indagini che vedono un ampio gradimento dei genitori circa l’operato e il ruolo di ‘consigliere’ del pediatra di famiglia” – ha concluso Rinaldo Missaglia, Segretario Nazionale Simpef.


Camminare in gravidanza? Utile per la salute e l’umore di mamma e bambino

Un’attività specifica di Fitwalking con l’ex campione olimpico Maurizio Damilano in qualità testimonial, in grado di aiutare le donne in gravidanza e le neo mamme a ritrovare il benessere sia in gravidanza sia nel post partum. Questa è stata la proposta di Natalben durante i Walking Day 2018 (Milano 21 ottobre), il primo evento italiano interamente dedicato al Walking.

Il Fitwalking è perfetto per le donne in gravidanza perché è fatto su misura di ogni persona e delle sue possibilità. È un’attività motorio-sportiva dove il benessere personale si fonde, attraverso “una tecnica precisa”, con l’attività sportiva raggiungendo importanti benefici fisici e psicologici. Il Fitwalking è lo sport ideale sia in gravidanza che dopo il parto perché non è traumatico, allena tutte le fasce muscolari, schiena compresa, è facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress provocate dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano nel dopo parto a prevenire e combattere i pericoli e problemi della depressione post partum” – ha spiegato Maurizio Damilano.

Più lo stile di vita dei genitori è sano, più si assicura al bambino un futuro migliore dal punto di vista della salute sia fisica sia psichica. Per questo oggi è giusto parlare di “progetto di salute” per mamma e bambino con dieta bilanciata e integrata, unita a sani stili di vita essenziali per ottimizzare la salute di entrambi durante e dopo la gravidanza. Il Fitwalking è sicuramente perfetto per la donna in gravidanza, ma non basta! Prima e durante il cammino per diventare genitori è indispensabile valutare le proprie condizioni fisiche e psichiche, fare un check up completo, integrare oligoelementi, vitamine, sali minerali, valutare le difficoltà del percorso, anche gestazionale, soprattutto se si hanno rischi particolari” – ha continuato Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia H. San Raffaele Resnati di Milano.

L’attività con il Fitwalking Italia è promossa da Natalben, l’integratore per la gravidanza di Italfarmaco, con le sue due specifiche formulazioni Natalben Supra e Natalben ORO, rispettivamente in capsule e bustine.

 



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